Poesia.
"Lascito di una guerra", di Linda
Di Stefano
Linda Di Stefano
Distruzione
La profonda sensibilità della compiantaLinda Di Stefano nella descrizione di ciò che resta dopo un
conflitto, quando la poesia si fa interprete della tragica realtà che
accomuna ogni tempo: non ci sono vincitori, rimane solo un mondo ferito.
L'autrice si esprime intenzionalmente con parole semplici, ma molto forti,
per spiegare che la guerra non distrugge solo gli edifici, ma "spegne" la
natura e, soprattutto, ruba il futuro ai bambini, privandoli della gioia e
della fantasia. È una riflessione amara sulla tristezza e sulla vergogna che
l'umanità prova - o dovrebbe provare - di fronte alla violenza.
Carmelo Arnone
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“LASCITO DI UNA GUERRA”
Il cielo non ha più lacrime,
la terra non dà più frutti,
è secca e arida,
il suo volto scurito
da ignobili resti e lutti.
Bimbi senza più sogni,
occhi vuoti,
perduta l’innocenza,
libri senza favole,
senza storie.
Le montagne si piegano,
non cercano più il cielo,
il mare urla di dolore.
Il cuore è trafitto
da tanta efferata follia e
l’umanità dal disonore.
La preghiera laica di Trilussa contro l'ipocrisia della guerra.
“NINNA NANNA DELLA GUERRA”
Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vò la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello.
Farfarello e Gujermone
che se mette a pecorone, Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co le zeppe, co le zeppe d'un impero
mezzo giallo e mezzo nero.
Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili.
Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo ar Sovrano macellaro.
Chè quer covo d'assassini
che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse pe li ladri de le Borse.
Fa la ninna, cocco bello, finchè dura sto macello:
fa la ninna, chè domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima boni amichi come prima.
So cuggini e fra parenti nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.
E riuniti fra de loro
senza l'ombra d'un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe quer popolo cojone
risparmiato dar cannone.