É un uomo che cerca tra le pieghe del tempo,
che interroga il mondo con versi e domande,
che non si accontenta del primo barlume
ma scava nel profondo, dove il cuore si espande.
Il poeta è colui che dà voce al silenzio,
che osserva il presente con occhio severo,
diviso tra il peso di ciò che ci manca
e il desiderio costante del vero.
È un cercatore di radici e di senso,
che ama la terra e ne avverte il dolore,
che difende la storia, il rito, l’appartenenza,
con la ferma speranza di un uomo vissuto.
Non é solo un nome su un foglio di carta,
ma un’anima accesa che non vuol dormire,
che tesse poesie come fossero ponti
per aiutare ogni giorno, a capire.
Un figlio del dubbio che ama la luce,
che scrive per non veder l’umanità persa,
il poeta é il riflesso di ogni parola
che in questo viaggio, con fede, attraversa.
Poesia. "Aùri
a tutti li mammi", di Aristotele
Cuffaro
Auguri
“AURI A TUTTI LI MAMMI”
Nun su paroli
‘un è pi diri
si lu pettu
di la terra scoti
abbrazzannu
d’amuri l’abitati,
sunnu grazza
di cori abbunnati
senza diri
e vuliri nenti
ca duni sulu
e sulu tu
può dari.
Poesia. "Le cose di cui ci dovremmo
vergognare", di
Giorgio Infantino
Giorgio Infantino
Vergogna
“LE COSE DI CUI CI DOVREMMO VERGOGNARE”
Ci dovremmo vergognare del silenzio,
quando il rumore è un dovere del cuore,
delle parole chiuse nel cassetto
per non disturbare il nostro superiore.
Vergogna per il piatto troppo pieno
mentre l’ombra di un altro si assottiglia,
per lo sguardo che abbassiamo al suolo
davanti al pianto di una madre o figlia.
Ci appartiene il rossore dell’indifferenza,
quel muro alzato tra noi e il mondo,
il vuoto di una sterile sapienza
mentre l’umanità tocca il suo fondo.
Della terra ferita e poi tradita,
del mare che diventa un cimitero
di ogni volta che abbiamo preferito
un comodo inganno al volto del vero.
Eppure la vergogna é un seme buono
se brucia sulla pelle e poi ci sveglia,
perché solo chi sa di aver sbagliato
può finalmente tendere la maglia.