Agrigento.
Ha aperto la Fattoria Valle dei Templi; un nuovo spazio tra agricoltura
e archeologia
Panoramica
Venerdì
26 giugno ha aperto al pubblico la Fattoria Valle dei Templi (vedi
il sito ufficiale), un'azienda agricola biologica e agroecologica
che si trova all'interno del Parco Archeologico e Paesaggistico della
Valle dei Templi di Agrigento, area riconosciuta come patrimonio
mondiale UNESCO e iscritta, dal 2025, nel Registro Nazionale dei Paesaggi
Rurali di Interesse Storico.
(Panoramica
della Fattoria Valle dei Templi)
L'azienda si estende su oltre 20 ettari ed è stata realizzata dalla società
“Terre del Barone Srl”, con un progetto che ha reso nuovamente
accessibile al pubblico un territorio agricolo storico che per molti anni
era rimasto chiuso, creando un luogo in cui convivono le coltivazioni,
la ricerca scientifica, l'archeologia e la ristorazione. I visitatori
possono camminare all'interno di una terra coltivata da millenni,
scoprendone la storia e le attività produttive attuali.
Il progetto ha permesso di recuperare e valorizzare diverse strutture
dell'architettura rurale e beni archeologici diffusi sul territorio. Tra
questi ci sono antichi casolari e il baglio storico della
tenuta, un acquedotto greco tuttora visibile nei campi, una chiesa
rupestre bizantina e alcune tombe risalenti all'età del ferro. Il pubblico può accedere liberamente alla struttura e muoversi
attraverso cinque sentieri pedonali che attraversano i campi e le
aree naturali. Lungo i percorsi sono stati allestiti tredici punti di
interesse con pannelli che spiegano l'archeologia, la botanica, la
storia della campagna e le ricerche in corso.
Durante la visita si passa tra coltivazioni biologiche di olivi, mandorli,
agrumi, orti e seminativi. Per quanto riguarda la ristorazione, la struttura
dispone dell’Agrifast-Food, che offre due opzioni: un servizio al
tavolo con menù fisso all'interno del Baglio e un servizio self-service
sulla terrazza panoramica.
La Fattoria Valle dei Templi funziona anche come centro di sperimentazione
all'aperto: nei campi sono attivi programmi scientifici dedicati alla tutela
dell'agrobiodiversità del Mediterraneo e alla conservazione delle piante
tipiche siciliane, portati avanti insieme a università e istituti di
ricerca.
Il modello economico scelto collega la produzione alla tutela del luogo: una
parte dell'incasso delle consumazioni alimentari viene infatti utilizzata
per finanziare le attività scientifiche della tenuta, sostenendo così la
biodiversità e il paesaggio rurale.
La struttura è aperta tutti i giorni, con ingresso libero e gratuito. L'area è esclusivamente
pedonale; dal parcheggio è disponibile un servizio gratuito di trenino
elettrico per raggiungere la fattoria.
Per offrire ai visitatori un'esperienza ancora più piacevole durante le
calde giornate estive e permettere di vivere la magia della Fattoria nelle
ore più fresche della giornata, Fattoria Valle Dei Templi modifica i propri
orari di apertura. Dall'11 luglio al 31 agosto, la Fattoria sarà aperta tutti i giorni dalle
ore 18.00 alle ore 23.30.
L'ultima partenza del trenino è prevista alle ore 24.00, per consentire a
tutti di concludere la visita in un'atmosfera suggestiva.
Politica. Decio Terrana:
"Un milione di visitatori conferma che la cultura è il motore del
futuro della Sicilia"
Decio Terrana
"Il nuovo straordinario traguardo raggiunto dal Parco Archeologico
della Valle dei Templi di Agrigento, che per il quarto anno consecutivo
supera il milione di visitatori confermandosi tra i dieci luoghi
della cultura più visitati d'Italia, rappresenta un motivo di orgoglio per
tutti i siciliani e la dimostrazione concreta di quanto investire nella
cultura significhi investire nel futuro della nostra terra". Così
dichiara l'on. Decio Terrana, coordinatore regionale dell'Unione di
Centro in Sicilia.
"Agrigento non è soltanto una delle culle della civiltà mediterranea, ma
è oggi il simbolo di una Sicilia capace di trasformare la straordinaria
ricchezza del proprio patrimonio storico, artistico e archeologico in
sviluppo economico, turismo di qualità, occupazione e crescita dei territori
- prosegue l'Onorevole -. I risultati conseguiti in questi anni,
insieme agli importanti investimenti destinati alla tutela e alla
valorizzazione dei beni culturali dell'Isola, dimostrano che la cultura può
e deve rappresentare uno dei principali motori dello sviluppo della Sicilia".
"Come coordinatore regionale dell'Udc Sicilia ritengo sia necessario
proseguire con determinazione lungo questo percorso, sostenendo ogni
iniziativa finalizzata alla salvaguardia delle nostre bellezze, alla
promozione dei siti culturali e al rilancio delle comunità locali. La
Sicilia custodisce un patrimonio unico al mondo e ha il dovere di
valorizzarlo sempre di più, trasformandolo in una risorsa stabile e duratura
per le future generazioni. La Valle dei Templi è il simbolo della nostra
identità, della nostra storia e della nostra capacità di guardare al futuro.
Agrigento - conclude l'esponente politico - continua a dimostrare che
la cultura non rappresenta soltanto memoria, ma costituisce un autentico
volano di sviluppo, capace di rafforzare il prestigio internazionale della
Sicilia e di creare nuove opportunità di crescita per l'intera comunità".
Attività.
Premio "Scala dei Turchi - Dina Russiello": a Roma i primi
riconoscimenti; a luglio la seconda tappa a Realmonte
Partecipanti
La
quinta edizione del Premio Letterario "Scala dei Turchi - Dina Russiello"
ha preso il via lo scorso lunedì 23 giugno a Roma, nella Sala degli
atti parlamentari. L’iniziativa, nata per promuovere la cultura e la
letteratura legate alla Sicilia, quest'anno presenta una formula divisa in
due parti per far conoscere la zona di Realmonte e della Scala dei Turchi su
scala nazionale.
(Premio
"Scala dei Turchi - Dina Russiello" 2026 a Roma)
In apertura lo scrittore e fondatore del premio Pascal Schembri ha
ringraziato la Regione Siciliana per il patrocinio, con una menzione
all’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana guidato
dall’assessore Francesco Paolo Scarpinato e dal vicario Gilberto
Marchese Ragona.
Schembri ha spiegato lo scopo del progetto, strettamente legato alle sue
origini e alla volontà di aiutare la crescita culturale del proprio paese: "Il
premio nasce dall’idea che mi è stata suggerita quando due anni fa la
Fondazione 'Leonardo Sciascia' mi propose di donare i miei libri. Accettai
l’invito e durante la serata donai alla fondazione i miei primi 50 libri. Da
questo omaggio concretizzai l’idea di lasciare qualcosa al mio paese e così
nasce l’'Associazione Casa del Libro - Pascal Schembri' con il Premio
Letterario 'Scala dei Turchi - Dina Russiello'".
Il fondatore ha anche ricordato il valore affettivo della Scala dei Turchi,
luogo in cui ha conosciuto la moglie Dina Russiello, a cui il premio è
co-dedicato.
Grazie al supporto del senatore Raoul Russo, il programma del 2026 si
sviluppa in due momenti distinti. Il primo si è svolto a Roma,
presso la Biblioteca Giovanni Spadolini del Senato della Repubblica,
dove sono stati consegnati riconoscimenti a scrittori siciliani e figure
della cultura italiana. Tra questi, due premi alla memoria sono andati a
Pippo Baudo e Lando Buzzanca, volti noti dello spettacolo scomparsi
nell'ultimo anno. Un altro momento di forte commozione ha riguardato la
consegna del premio alla memoria di Felice Vaccaro, giovane presidente del
Consiglio Comunale di Realmonte prematuramente scomparso, ritirato dal padre
Salvatore Vaccaro.
La serata romana è stata introdotta dai saluti del senatore Russo e condotta
dalla giornalista e docente Stella Camelia Enescu, affiancata dall'attrice
Mariella Sapienza nel ruolo di madrina. Le due conduttrici hanno presentato
i premiati e letto le motivazioni dei vari riconoscimenti. Tra il pubblico e
i partecipanti erano presenti diverse personalità tra cui Anna Fendi, Conny
Caracciolo, Manuela Mari, Gianluigi Rossi, Bartolomeo Casu, la conduttrice
Rai Vira Carbone, il senatore Antonio Razzi, Maria Monsè, Eleonora Altamore,
Frank Amore e Zina Ben Salem.
I riconoscimenti per la scrittura sono stati assegnati a Carmelo Sardo,
Gaetano Savatteri, Irman Cusenza, Maria Malucelli e Alfonso Campisi. Premi
speciali sono andati al professor Gianfranco Lizza e alle professoresse
Katia Ranieri (che ha letto una sua poesia) e Lucia Russiello. A Barbara
Alberti è stato conferito il Premio d’Onore, mentre Laura Mazza e Maria
Vincenza Palmieri hanno ricevuto i Premi Speciali alla Carriera.
Dopo la cerimonia i circa cinquanta partecipanti si sono ritrovati per un
momento di condivisione e un apericena presso un ristorane locale, chiudendo
l'incontro con un brindisi all'attività organizzativa di Schembri e con
l'intenzione di rinnovare il progetto per la sesta edizione nel 2027. La seconda parte del programma si sposterà in Sicilia: l'incontro
successivo è previsto per il 23 luglio alle ore 19.30 al Teatro
Costabianca di Lido Rossello, in provincia di Agrigento, con uno spazio
dedicato in particolare ai poeti e agli scrittori emergenti.
Iniziative.
La sezione FIDAPA di Racalmuto celebra stasera la "Candle Night"
Invito
La
sezione di Racalmuto della FIDAPA - BPW Italy (Federazione Italiana
Donne Arti Professioni Affari) ha organizzato la tradizionale “Candle
Night”, conosciuta in Italia come “Cerimonia delle Candele”.
L'appuntamento per le socie è fissato per questa sera, sabato 27 giugno
2026, a Racalmuto presso il locale "U Jardinu".
(Invito)
L'invito è esteso alle destinatarie e ai loro gentili consorti da parte
della Presidente della sezione locale, Angela Maria Giglia. La
comunicazione ufficiale diffusa dalla sezione riporta una frase che
racchiude lo spirito dell'iniziativa: “La luce delle candele non è
solo splendore: è incontro, è ascolto, è bellezza che unisce”.
La FIDAPA BPW Italy è un'associazione italiana composta da circa diecimila
iscritte e divisa in circa trecento sezioni su tutto il territorio
nazionale. Rappresenta la componente italiana della IFBPW (International
Federation of Business and Professional Women), una rete internazionale
nata nel 1930 che unisce donne lavoratrici in tutto il mondo. La federazione
non ha scopi di lucro e persegue obiettivi legati alla valorizzazione delle
competenze femminili nelle arti, nelle professioni e nel settore degli
affari. Si propone inoltre di incoraggiare le donne a una partecipazione
attiva nella vita sociale, amministrativa e politica, lavorando per
rimuovere le discriminazioni e favorire la collaborazione globale.
La Cerimonia delle Candele, o Candle Night, è il momento ufficiale più
importante e simbolico della vita di questa associazione. Attraverso il
gesto di accendere progressivamente diverse candele, le socie celebrano
idealmente l'unione e la condivisione con tutte le donne della federazione
sparse nei cinque continenti. Ogni candela accesa rappresenta una nazione o
un gruppo specifico di professioniste e simboleggia l'ascolto reciproco, la
solidarietà e l'impegno comune per i diritti e l'emancipazione femminile nel
mondo.
Ricerca.
Il dott. Carmelo Morgante relatore alla conferenza internazionale
EUROMED 2026, in Marocco
Carmelo Morgante
In Marocco
Il dott. Carmelo Morgante ha tenuto una relazione sull'innovazione
tecnologica durante la conferenza internazionale EUROMED 2026,
organizzata dalla European Desalination Society a Marrakech - in
Marocco - dal 22 al 25 giugno 2026.
(Il dott. Carmelo Morgante ad EUROMED 2026)
“È stato un onore essere stato invitato dalla European Desalination
Society a tenere un discorso sull'innovazione alla conferenza EUROMED a
Marrakech, Marocco”, a dichiarato Morgante.
La relazione presentata a Marrakech, intitolata "Il mio percorso: dopo il
Premio per l'Innovazione", ha riassunto le tappe principali di
un'attività scientifica che si sta sviluppando all'estero; attualmente il
dott. Morgante lavora come assegnista di ricerca (Postdoc) presso il
dipartimento di Chimica e Bioscienze dell'Università di Aalborg, in
Danimarca.
Il suo percorso professionale è caratterizzato da diversi risultati
scientifici e riconoscimenti legati al settore della desalinizzazione
dell'acqua.
Ha ricevuto il premio "Young Water Professional Awards 2025", il
premio DWF promosso dalla sezione danese della International Water
Association (IWA) dedicata ai giovani professionisti. In merito a questo
traguardo, Morgante ha sottolineato come la dedizione per la
desalinizzazione lo spinga a voler contribuire al settore idrico danese,
auspicando che simili iniziative possano stimolare l'entusiasmo di altri
giovani talenti.
L'Università di Aalborg lo ha pubblicamente riconosciuto come una figura
emergente nel settore, conferendogli l'attestato di "Rising Star in
Desalination 2025" per il valore delle sue ricerche e per il loro
potenziale impatto sui futuri progressi del settore.
Il gruppo di ricerca di cui fa parte (composto anche da Vittorio Boffa, Samraj
Mollick e Morten Smedskjær) lavora al progetto MagNaGLASS, incentrato sul
recupero del magnesio dall'acqua di mare e dalle salamoie con l'obiettivo di
trasformare i materiali di scarto in risorse economiche. Per questo lavoro
il team ha ottenuto due importanti sussidi economici: la borsa di studio "AAU
Proof of Concept Grant" e il finanziamento "InnoExplorer Grant".
All'interno della presentazione sono stati evidenziati i contributi
editoriali di Morgante; tra questi, lo studio sul recupero selettivo di
minerali dall'acqua di mare tramite strutture vetrose speciali a scambio
ionico, pubblicato sul Journal of the American Chemical Society (JACS), e
una panoramica globale sulle tecnologie all'avanguardia per l'idratazione
dell'acqua pubblicata sulla rivista internazionale Desalination.
Il dott. Carmelo Morgante ha conseguito la laurea triennale e la
laurea magistrale in Ingegneria Chimica e dei Processi presso l'Università
degli Studi di Palermo. Presso lo stesso ateneo italiano ha completato
nel 2024 il dottorato di ricerca in Ingegneria Chimica, Ambientale,
Biomedica, Idraulica e dei Materiali, concentrandosi sul recupero di
risorse di valore dalle salamoie di desalinizzazione attraverso un approccio
basato sull'economia circolare.
Durante il suo percorso accademico ha svolto periodi di ricerca e
collaborazioni all'estero presso la TU Delft nei Paesi Bassi, l'Università
Politecnica della Catalogna a Barcellona e la stessa Università di
Aalborg. Da agosto 2025 si è trasferito stabilmente in Danimarca per
lavorare come Postdoc all'interno del Dipartimento di Chimica e
Bioscienze della Aalborg University, nello specifico nella sezione
dedicata ai materiali disordinati (Section of Disordered Materials). Le sue
competenze e i suoi filoni di ricerca attuali riguardano principalmente lo
sviluppo di tecnologie innovative a membrana, i processi di
desalinizzazione, l'ingegneria chimica e il trattamento delle acque reflue
industriali.
Scuola.
"L'esame di terza media lo si affrontava da soli"; di Olga Daina
Olga Daina
Esami
Premetto che sono cresciuta negli anni in cui l’esame di terza media lo
si affrontava da soli. Arrivavamo accompagnati solo dai compagni e,
finito tutto, si andava insieme a mangiare un gelato. Nessun papà,
nessuna mamma. Non perché fossero poco affettivi, ma perché era così,
almeno al mio paese era così.
E quando uscivano gli esiti finali, bastava una pacca sulla spalla. Finiva
lì. Senza commenti, senza altro. Era concluso il tuo percorso.
(Esami - Immagine di repertorio)
Oggi,
per carità, ben vengano i festeggiamenti: fiori, spumante, tutta la
parentela. Non posso obiettare, anche perché sono la prima a commuovermi
quando, dopo tre anni lunghi, devo lasciare i miei ragazzi e le mie ragazze.
Li ho visti crescere.
La cosa su cui vorrei mettere l’accento è il voto.
In queste ultime 48 ore stanno uscendo gli esiti finali degli esami,
pubblicati direttamente sul registro elettronico. E questo non ti permette
di vivere l’evento con tutta la classe.
Io ricordo ancora l’attesa dietro il cancello, mentre aspettavamo che il
bidello (sì, ai tempi si chiamava così) o un insegnante appendesse
fuori i famosi “quadri”. Tutti ci accalcavamo per sbirciare tra le
teste, cercare il nostro nome e capire se l’esito fosse positivo. Sì, perché
ai miei tempi si bocciava anche alla terza media. Oggi invece si attende a casa, seduti comodi. Nel momento in cui
escono i voti iniziano subito i commenti, i gruppi WhatsApp si intasano.
È raro vedere un alunno o un’alunna davvero contento, e non da meno i
genitori. Il voto è sempre più basso delle aspettative. Il valore che
si dà ai voti oggi non c’entra niente con quello che gli davamo noi ai
nostri tempi.
Ho visto 8 sottovalutati. Ho visto 9 commentati con un “dai, figlia mia,
tu non sei un numero”. Ho visto piangere per un 10 perché mancava la
lode.
E premetto anche questo: da anni alle scuole medie - oggi scuole
secondarie di primo grado - non si boccia più. I voti si sono alzati
parecchio.
Per questo consiglio a tutti i genitori: ascoltate bene durante i
ricevimenti, leggete con attenzione i voti durante l’anno. Ricordate che
prima del voto finale ci sono già 4 valutazioni: intermedio di novembre, I
quadrimestre, intermedio di marzo, II quadrimestre.
Rendetevi conto che dai vostri figli non potete aspettarvi cose
fantascientifiche rispetto al percorso dei tre anni. Dietro una valutazione ci sono 10/11 docenti che, tantissime volte,
arrotondano il voto sempre a favore dell’alunno o dell’alunna.
Il mio consiglio è un altro.
Non dite: “Tu non sei un voto, sappiamo quanto vali” ecc. Lasciate
stare.
Abbracciate forte vostro figlio o vostra figlia e… buone vacanze.
Università.
Auguri al dott. Gabriele Baldo, per la sua laurea magistrale
Dott. Gabriele Baldo
Con i genitori
Il polo
di Agrigento dell’Università degli Studi di Palermo ha registrato la
prima seduta di laurea per il Corso di laurea magistrale a ciclo unico in
Scienze della Formazione Primaria. Tra i primi studenti a conseguire il
titolo in questa sede c'è Gabriele Baldo, giovane residente a Grotte
da cinque anni insieme alla sua famiglia, composta dal padre Salvatore
e dalla madre Giovanna Morreale, mentre gli altri parenti risiedono
ad Aragona.
(Il dott. Gabriele Baldo con i genitori)
Nella giornata di martedì scorso, 23 giugno 2026, il candidato ha concluso
il proprio percorso accademico discutendo una tesi in Docimologia dal titolo
"Paura dell’errore, feedback ed uso della penna rossa. Un’indagine sulle
percezioni di insegnanti e alunni della Scuola Primaria", con la
supervisione della relatrice prof.ssa Leonarda Longo.
Accanto al lavoro di ricerca, il percorso ha previsto la presentazione della
relazione finale di tirocinio, un'attività quadriennale svolta presso
l’Istituto Comprensivo "A. Camilleri" di Favara e finalizzata a individuare
e strutturare le competenze professionali sviluppate sul campo. L'attività
di tirocinio è stata seguita dalla tutor coordinatrice, la prof.ssa
Vincenza Abramo Falco.
Gabriele Baldo si è presentato davanti alla commissione con una media
curriculare che lo collocava già a un punteggio di partenza di 110. A
conclusione della discussione, la commissione d'esame ha assegnato la
votazione finale di 110/110 e lode, aggiungendo formalmente i propri
complimenti per la qualità del percorso di studi effettuato.
A Gabriele Baldo e ai suoi genitori Salvatore e Giovanna vanno le
congratulazioni e i migliori auguri per il futuro professionale da parte
della redazione di Grotte.info Quotidiano.
Editoria. Aristotele Cuffaro a Valderice, per la
rassegna letteraria "Al calar della sera - Libri e Autori"
Locandina
A
Valderice (in provincia di Trapani) prenderà il via la rassegna
letteraria intitolata "Al calar della sera - Libri e Autori". Gli
incontri, curati da Nino Barone, inizieranno il 25 giugno e proseguiranno
sino al 6 agosto 2026, sempre alle ore 19.00, presso il Giardino
Urbano "Le Terrazze di Mezzogiorno", situato a San Marco - Valderice.
(Locandina)
La prima giornata, in calendario per giovedì 25 giugno, vedrà la
presentazione del libro "Muzzicuna" - Poesie in siciliano, scritto da
Aristotele Cuffaro e pubblicato da Edizioni Medinova. Il volume
consiste in una raccolta di poesie in lingua siciliana provviste di testo
italiano a fronte, una scelta editoriale finalizzata a mantenere intatta
l'espressività del dialetto garantendone al contempo la piena comprensione.
L'opera raccoglie riflessioni nate da esperienze vissute, alternando
sentimenti di gioia, tristezza, amore e solitudine, e si arricchisce della
prefazione di Tommaso Romano, dell'introduzione dell'attore
Gianfranco Jannuzzo e dei disegni di Sergio Criminisi.
L'autore, Aristotele Cuffaro, è un operatore culturale, commediografo e
attore nato ad Agrigento e residente a Grotte. Nel corso della sua attività
ha fondato la compagnia teatrale e il premio intitolati a "Nino Martoglio".
Ha scritto e interpretato diversi testi per il teatro, collaborando
stabilmente con il Teatro della Posta Vecchia in produzioni come "Giufà, una
vita da fiaba". Tra i suoi progetti si conta anche la realizzazione del
telegiornale satirico "U Tiggì", oltre alla stesura di testi poetici che
hanno ricevuto numerosi riconoscimenti.
Iniziative.
I bambini e le "Letture d'Estate", alla biblioteca comunale di Grotte
In biblioteca
Nei
locali della Biblioteca comunale "M.L. King" di Grotte, nel
pomeriggio di lunedì 22 giugno 2026, i bambini dai 6 ai 10 anni hanno
preso parte a un'iniziativa culturale intitolata "Letture d'Estate".
(Attività in biblioteca)
Durante la prima parte del pomeriggio, tra le ore 17.00 e le ore 18.30, i
piccoli partecipanti hanno ascoltato la lettura del libro "L'onda", un testo
incentrato sui temi del mare e della natura. Successivamente i bambini sono
stati coinvolti in un laboratorio creativo incentrato sul lavoro di fantasia
e sulla manualità.
L'attività, organizzata dall'Assessorato alle Politiche giovanili e alla
Famiglia del Comune di Grotte, prevedeva l'accesso a numero chiuso per
un massimo di venti partecipanti, previa prenotazione.
L'assessore Giusy Minneci ha espresso un ringraziamento ai bambini
per la partecipazione e agli adulti presenti che hanno supportato lo
svolgimento delle attività, definendo la biblioteca comunale come un punto
di riferimento per lo sviluppo, l'apprendimento e la collaborazione sul
territorio.
Finanziamenti. Bando regionale per le
associazioni giovanili: stanziati 2,8 milioni di euro; istanze entro l'8
luglio
Il
Comune di Grotte rende noto che la Regione Siciliana ha pubblicato un
avviso pubblico intitolato "Iniziative Territoriali e Reti di
Collaborazione", incentrato sul sostegno e sullo sviluppo delle nuove
generazioni. L'obiettivo della misura è la creazione e il consolidamento di
legami sul territorio in grado di inserire i giovani nelle scelte pubbliche
e nella crescita delle realtà locali, rendendoli soggetti attivi del proprio
domani.
La possibilità di presentare le proposte è indirizzata alle associazioni
giovanili senza scopo di lucro che risultino costituite da almeno 36
mesi e che abbiano all'interno del proprio organico oltre il 50% di membri
con meno di 36 anni. Le realtà interessate possono avanzare la propria
candidatura anche unendosi in un gruppo che comprenda Comuni, Consulte
giovanili, istituti scolastici ed enti del Terzo settore. I progetti proposti devono rivolgersi a una platea di giovani tra i 14 e
i 35 anni (ovvero che non abbiano ancora compiuto i 36 anni) residenti,
impegnati nello studio o occupati in Sicilia. Ciascun piano di lavoro dovrà
svilupparsi lungo un arco di tempo compreso tra i 6 e i 12 mesi.
Il bilancio complessivo messo a disposizione a livello regionale è pari a
2.819.269,00 euro. Per ogni singola proposta che riceverà
l'approvazione, è prevista l'assegnazione di un contributo economico che
non potrà essere inferiore a 50.000,00 euro e non potrà superare il
tetto massimo di 70.000,00 euro.
Le associazioni che desiderano aderire devono inviare tutta la
documentazione necessaria tramite posta elettronica certificata
all'indirizzo
dipartimento.famiglia@certmail.regione.sicilia.it. Il termine ultimo
per l'invio è stabilito per l'8 luglio, seguendo i passaggi indicati nel
testo del bando.
I chiarimenti sull'avviso, l'elenco completo dei criteri richiesti e i
modelli ufficiali da compilare sono reperibili sulla pagina internet della
Regione Siciliana:
https://www.regione.sicilia.it/la-regione-informa/politiche-giovanili-oltre-28-milioni-promuovere-iniziative-territoriali-sociali.
L'Amministrazione comunale, rappresentata dal sindaco Alfonso Provvidenza
e dall'assessore alla Famiglia e alle Politiche giovanili Giusy Minneci,
esorta le associazioni attive sul territorio a collaborare tra loro e a
presentare le proprie proposte per la crescita della comunità locale.
Ambiente.
Venerdì ecologico per la raccolta straordinaria di indumenti; il 3
luglio
Locandina
Prosegue
a Grotte l’iniziativa legata alla gestione dei rifiuti e alla tutela del
decoro urbano. Venerdì 3 luglio 2026 i residenti del Comune di
Grotte avranno a disposizione un servizio straordinario per lo
smaltimento dei vecchi indumenti. L'Amministrazione comunale ha
programmato questa attività per andare incontro alle esigenze pratiche della
cittadinanza e per contrastare in modo diretto l'abbandono dei rifiuti sul
territorio locale.
(Locandina)
Per consentire il corretto conferimento dei materiali, un furgone dedicato
alla raccolta rimarrà fermo in un punto fisso del paese, in Via Seminerio
(nei pressi del Campo Sportivo), dalle ore 09.30 alle 11.30.
Sul posto sarà presente un operatore per coordinare le operazioni di
consegna.
Per usufruire del servizio i cittadini dovranno rispettare alcune regole
precise e obbligatorie per motivi organizzativi e di controllo:
- il servizio è riservato esclusivamente ai residenti nel Comune di
Grotte;
- gli abiti dovranno essere inseriti unicamente in sacchi trasparenti;
- non saranno accettati in alcun modo indumenti confezionati
all'interno di sacchi neri.
Attualità.
"L'Europa precipita all'indietro prima dell'Illuminismo"; di
Raniero
La Valle
Raniero La Valle
Raniero La
Valle, giornalista e intellettuale, è stato direttore de «L’Avvenire
d’Italia» e più volte parlamentare.
*****
Paradossalmente la telefonata con cui Trump ha buttato fuori dal
campo la Meloni, è quella in cui maggiormente si manifesta
l’affinità tra i due e la somiglianza tra l’idea della politica quale
oggi è praticata in America e quella prevalente in Italia, se non la
cifra comune tra l’una e l’altra delle politiche che tutte insieme
stanno portando il mondo alla rovina.
Come ha detto il celebre prof. Jeffrey Sachs nel suo recente discorso al
Parlamento europeo sulla “Geopolitica della pace”, “il sistema
politico americano è un sistema di immagini. È un sistema di
manipolazione dei media ogni giorno. È un sistema di pubbliche
relazioni. Si potrebbe avere un presidente che fondamentalmente non
funziona e avere quella persona al potere per due anni che anche si
candidi per la rielezione”, e continuare così, come era successo con
Biden quando era già “fuori di testa”.
È quello che fotografa il siparietto tra Trump e Giorgia Meloni.
Questa pensa che un’istantanea con Trump da piazzare sul circuito
mediatico la mostrerebbe come protagonista, Trump vorrebbe, per stare al
suo linguaggio, che non gli rompesse le scatole, lei insiste e lui
concede. Per Trump è solo una smorfia in più, per la presidente del Consiglio
è il G7, è il successo della politica estera italiana, il proclama della
riconciliazione tra Unione Europea e Stati Uniti.
Con un buffetto sulla guancia tutto è passato: la guerra sui dazi, la
diserzione europea nella guerra d’ordinanza contro l’Iran, fino al “fuck
Europa” di Ucraina memoria (parola di Victoria Nuland). Peccato che
dietro ci sia la sostanza di politiche perverse.
Nello stesso giorno il Parlamento europeo ha pensato bene di
approvare, con una maggioranza scandalosa che comprende perfino i
“popolari europei”, un editto sulla pulizia etnica, in volgo detta oggi
“remigrazione”, che consiste nell’istituzionalizzazione europea
dell’idea che ci siano esseri umani, ivi compresi i bambini, che
possono essere arrestati senza aver commesso alcun reato e deportati in
celle di Paesi che non conoscono nemmeno, che non sono scelti da
loro né sono i loro Paesi d’origine, una specie di pattumiera
d’Europa in cui scaricare quelli che nel lessico della nuova
politica italiana sono stati chiamati “carichi residui”.
Così la rassomiglianza tra Europa e Stati Uniti torna ad essere
perfetta: nell’America di nuovo “grande” del MAGA vige la
deportazione di massa, tanto che come racconta Marco Damilano nel
bellissimo libro che ha scritto andando a indagare sulle origini
americane di papa Leone, a san Bernardino, in California, le porte della
cattedrale sono chiuse, si entra solo da una porticina secondaria, per
salvare gli immigrati ispanici dalle irruzioni della polizia, la
famigerata ICE trumpiana; in Europa si decide che gli stranieri
colpiti da una decisione di rimpatrio, se non se ne vanno subito (o
“immediatamente”) possono essere arrestati, così da prevenirne la
fuga o il rischio per la sicurezza e potranno restare imprigionati
fino a 24 e anche 30 mesi, per essere deportati in un Paese
“terzo” che, per soldi, accetti di essere trasformato in prigione.
In alternativa al “trattenimento”, gli intrusi non europei potranno
eventualmente essere sottoposti a misure quali una garanzia finanziaria
o il monitoraggio elettronico, ormai d’uso nella “società della
sorveglianza”.
Per attuare queste procedure le autorità potranno ricorrere a
perquisizioni delle persone, delle abitazioni o di altri locali
pertinenti, nonché al sequestro di effetti personali e dispositivi
elettronici.
Anche questo pare sia un successo della politica estera meloniana, il
nuovo “modello Italia”.
Che vergogna.
Per l’Europa è come arrivare nuda alla meta: spogliarsi della sua
civiltà e della sua storia, così esaltata dai volenterosi che la armano
per la prossima guerra con la Russia, prenotata per il 2030 (“ReArm
Europe”).
Vuol dire tornare a quella “hybris” delle origini, quando l’Europa si
accorse di non essere la sola al mondo, e “scoprì” l’America, e quello
che ancora non si chiamava “genocidio” lo fece con gli Indios,
persuasa che non avessero un’anima: fu Francisco De Vitoria,
dall’Università di Salamanca. che dovette spiegarle che l’anima ce
l’avevano. Anche delle donne si dubitava, e forse lo si dubita ancora, se
viene revocato il delitto di femminicidio, che alla lettera
significa che uccidere una donna non è più un reato; potrebbe essere
infatti un danno collaterale del diritto all’onore (Codice Rocco).
Non sono solo fantasmi del passato, se in quell’America latina
finalmente scoperta, all’età dei generali e della teologia della
liberazione, vigeva il principio che “matar a un cura non es reato”,
uccidere un prete non è reato, come si è visto con mons. Romero, i
gesuiti dell’Università di san Salvador e innumerevoli altri. In Europa tornare ai tempi precedenti all’illuminismo,
significa abrogare tutto un processo antropologico e giuridico che
va dall’”habeas corpus”, che non si sa nemmeno cos’è, tanto è latino, al
Cesare Beccaria “dei delitti e delle pene”, alle Costituzioni
postbelliche delle Repubbliche democratiche, al “diritto penale minimo”
di Luigi Ferrajoli, alla civilissima riforma delle carceri del nostro
Mario Gozzini ai tempi della Sinistra indipendente.
Torna la domanda di papa Francesco al Parlamento europeo: “Dove
vai Europa?”.
Ed ora la Commissione che rappresenta i vescovi europei ricorda
che "la migrazione non è semplicemente una questione di
procedure, statistiche o gestione delle frontiere. Riguarda esseri
umani: donne, uomini e bambini, ognuno dei quali possiede una dignità
inviolabile che deve rimanere al centro di ogni decisione politica".
Fortuna che a presentarsi oggi così è l’Unione Europea, non è ancora
tutta l’Europa. Ci manca l’Ucraina, l’impero del bene. Ed anche la
Russia, l’impero del male.
Politica.
"Vuoi farti fare una foto?"; di
Giuseppe
Castronovo
Meloni e Trump
Una riflessione del dott. Giuseppe Castronovo sulla diatriba
Trump/Meloni.
Vuoi farti
fare una foto?
Dott.
ssa Elly
salvi l’Italia dall’ira funesta
dell’american trumpista
che sull’Italia si abbatte già.
Dì loro di far pace
di mettersi in posa e di cantar:
“Ho comprato una Kodak
che non appena la tocco… tac
gira la molla, fa uno scatto,
e ti tira fuori un ritratto.
Vuoi farti fare una foto?
Vuoi farti fare una foto?
Io metto a fuoco é già venuta.
Vuoi farti far una foto?
L’Italia tutta è in festa”.
Politica.
"L'incidente diplomatico tra Meloni e Trump racconta qualcosa di
più profondo"; di Enzo Napoli
Enzo Napoli
Trump e Meloni
L'incidente diplomatico tra Meloni e Trump racconta qualcosa di più profondo
e preoccupante sulla situazione del nostro Paese.
È fin troppo scontato prendere atto dell'errore della Presidente del
Consiglio nel fidarsi di un personaggio inquietante come il tycoon americano
o indignarsi per come l'ha trattata.
Pochissimi sottolineano il fatto che da decenni, eccezion fatta per Mario
Draghi, i leader italiani, di destra e di sinistra, hanno cercato
legittimazione vantandosi dei rapporti personali con questo o quel leader
internazionale, come se la politica estera italiana potesse essere più o
meno autorevole in ragione della simpatia o dell'amicizia con i potenti
della terra.
(Trump e Meloni)
La
personalizzazione e la leaderizzazione della politica, nascondono l'insidia
assai pericolosa della fragilità umana ed evidenziano la marginalità e
l'inconsistenza del nostro Paese nello scenario globale.
La pagliacciate di Berlusconi ai vertici internazionali e le sue ospitate
nelle ville in Sardegna, le foto ricordo di Renzi, Conte, Salvini e le
battute sulla Meloni ci dicono quanto scarsa sia la considerazione di cui
godono i nostri governi all'estero.
Qualcuno ricorderà l'aneddoto che riguarda la risposta di Giulio Andreotti
ad un diplomatico statunitense che lamentava i continui cambiamenti delle
compagini di governo in Italia: "Non dovete preoccuparvi di quello che
succede sulla nostra scena politica. I governi in Italia cambiano ogni anno,
ma i treni per Bruxelles e per Washington partono sempre dallo stesso
binario e con gli stessi macchinisti".
È questo il punto: oggi non c'è più una classe dirigente degna di chiamarsi
tale. È un affollarsi di personaggetti di basso livello, capitati sul
palcoscenico della politica nazionale in virtù degli umori e delle
circostanze del momento, ma privi delle fondamenta che derivavano da partiti
strutturati e solidi.
Per quanto umiliante possa essere il trattamento ricevuto dalla nostra
Presidente del Consiglio, la situazione non sarebbe cambiata di molto se, al
suo posto ci fosse stato Conte o peggio ancora la Schlein.
Per ricostruire il Paese, bisognerebbe ricostruire la politica, ritrovare
classi dirigenti con la schiena dritta, disposte a non vendersi per una
manciata di likes o un posto di governo, che dicano la verità senza
ricorrere a slogan e copioni scritti da altri, di circondarsi di persone
capaci e non mediocri adulatori e servi.
Iniziative.
Arte diffusa nel centro storico: pittura e musica nei vicoli con la Casa
d'Arte Pina Mazzara
Locandina
La Casa d'Arte Pina Mazzara APS (Via
Santa Rita n. 7, Grotte)
organizza una manifestazione di pittura estemporanea e arte diffusa
all'interno del centro storico di Grotte. L'iniziativa, a ingresso
libero e aperta a tutti i cittadini, si sviluppa come un'attività collettiva
priva di finalità competitive, pensata per chi desidera esprimersi
attraverso il disegno e la pittura. Sabato 4 luglio 2026, dalle
ore 18.00, le strade e gli spazi del quartiere antico si trasformeranno
in un laboratorio a cielo aperto.
(Locandina)
I partecipanti
possono scegliere autonomamente una postazione o un angolo
caratteristico del centro per avviare la propria produzione artistica,
lavorando dal vivo a diretto contatto con l'ambiente circostante. L'invito è esteso sia ai pittori e disegnatori, sia ai visitatori che
desiderano passeggiare per osservare le persone all'opera.
L'organizzazione lascia ai partecipanti la libertà di utilizzare le proprie
tecniche preferite. Chi intende prendere parte attiva alla giornata deve
presentarsi con la strumentazione personale necessaria alla realizzazione
dei propri elaborati.
È richiesto di portare con sé supporti cartacei o tele (come ad esempio
blocchi per acquerello o sketchbook), unitamente a colori, matite,
carboncini e ai relativi cavalletti da terra o da tavolo.
Per agevolare lo svolgimento delle attività, l'associazione mette a
disposizione alcuni cavalletti di supporto; la prenotazione di questi
strumenti è possibile contattando i numeri telefonici della segreteria:
338.1477137 oppure 328.6229355.
In alternativa è attivo l'indirizzo di posta elettronica ufficiale
info@casadartepinamazzara.it.
L'iniziativa prevede inoltre una dimensione interattiva e multidisciplinare:
tramite la scansione del codice QR presente sulla
locandina ufficiale e sui materiali informativi della Casa d'Arte, il
pubblico può consultare una mappa dettagliata (clicca
qui) per seguire l'itinerario e rintracciare la dislocazione
delle persone sul territorio.
Lungo le vie e all'interno dei cortili lo spazio rimane aperto anche alla
partecipazione spontanea di musicisti, invitati a suonare i propri strumenti
per accompagnare lo svolgimento della manifestazione, favorendo così lo
scambio culturale, il brindisi e la conversazione tra i presenti.
Volontariato.
Avis Grotte: il bilancio della 16^ giornata e le date delle prossime
donazioni
AVIS Grotte
Nel pomeriggio dello scorso mercoledì 17 giugno 2026, si sono svolte le
attività di raccolta sangue presso il Punto di Raccolta dell’Avis
Comunale di Grotte OdV
(vedi
il sito ufficiale),
nella sede di Via Francesco Ingrao n. 92/94. Si è trattato della 16^
giornata di donazione dall’inizio dell’anno, programmata per dare un
supporto continuativo al Centro Trasfusionale di Agrigento.
(Avis Comunale di Grotte OdV, sito
ufficiale)
Al termine della sessione pomeridiana i responsabili dell’associazione hanno
reso noti i dati definitivi relativi all’affluenza e alle procedure
eseguite. Nel dettaglio, le verifiche e i prelievi effettuati dal personale
sanitario hanno registrato i seguenti risultati: 10 donazioni effettive
di sangue; 1 prima donazione in assoluto; 5 accertamenti di
idoneità e pre-donazioni; 2 controlli medici annuali per i
donatori periodici.
Il Presidente dell’Avis Comunale di Grotte, Pietro Zucchetto, ha
espresso una valutazione positiva sullo svolgimento dei lavori, definendo
gli esiti della giornata conformi alle necessità e manifestando piena
soddisfazione per l’apporto costante garantito alla struttura ospedaliera
provinciale. L’attività di raccolta proseguirà nei mesi successivi secondo la
programmazione stabilita per l'anno 2026.
L'apertura della sede per i prelievi è fissata in modo regolare durante
tutte le seconde e le quarte domeniche di ogni mese. A queste date
domenicali si aggiungono alcuni turni pomeridiani infrasettimanali,
previsti nelle seguenti giornate di mercoledì: 22 luglio, 19 agosto, 16
settembre, 28 ottobre, 18 novembre e 23 dicembre 2026.
È sempre possibile ricevere maggiori informazioni o prenotare la donazione
chiamando i numeri 320.4434713 oppure 377.0974739.
L'associazione rammenta che la partecipazione dei cittadini è fondamentale
per mantenere i livelli di approvvigionamento ematico necessari e invita la
cittadinanza a presentarsi per le prossime scadenze. Ulteriori dettagli
sono disponibili sul sito ufficiale dell'AVIS Comunale di Grotte
(vedi
il sito ufficiale).
Comune.
Convocato il Consiglio comunale in seduta ordinaria per lunedì 22 giugno
alle ore 18.30
Aula consiliare
L'adunanza del prossimo
Consiglio comunale di Grotte, convocato in seduta
ordinaria
presso la sala consiliare del Comune di Grotte,
su determinazione del presidente Angelo Carlisi, è stata fissata
per
lunedì 22
giugno, alle ore 18.30.
Sarà possibile seguire la diretta streaming sul sito ufficiale del Comune
(clicca
qui).
Verrà discusso il seguente ordine del giorno:
1) nomina scrutatori, lettura e approvazione verbali seduta precedente;
2)
presa
d’atto della Relazione annuale del Sindaco sullo stato di attuazione del
programma ai sensi dell’art.17 L.R. n.7 del 26/08/92 come modificato dalla
L.R. n.3 del 31/01/2023;
3)
approvazione del "Regolamento per la disciplina della diretta streaming e
riprese audiovisive del Consiglio Comunale";
4) ratifica ai sensi dell'art. 175 - comma 4 - del TUEL, della deliberazione
di Giunta Comunale n. 41 del 12/05/2026 "Variazione di bilancio ex art.175
d.lgs. 267/2000 e s.m.i.";
5) ratifica ai sensi dell'art. 175 - comma 4 - del TUEL, della deliberazione
di Giunta Comunale n. 43 del 21/05/2026 "Variazione di bilancio ex art.175
d.lgs. 267/2000 e s.m.i.";
6) ratifica ai sensi dell'art. 175- comma 4- del TUEL, della deliberazione
di Giunta Comunale n. 45 del 04/06/2026 "Variazione di bilancio ex art.175
d.lgs. 267/2000 e s.m.i.";
7) variazione di bilancio di previsione 2026/2028, ex art. 175 del D. Lgs.
n.267/2000 - Applicazione avanzo di amministrazione 2025.
Per quanto riguarda lo svolgimento dei lavori, se dovesse mancare il numero
legale, la seduta sarà sospesa per un'ora. Se la situazione dovesse
persistere anche alla ripresa, la riunione sarà rinviata al giorno
successivo, alla stessa ora e con lo stesso elenco di argomenti, senza
necessità di un nuovo avviso.
Tutti i documenti relativi alle proposte in discussione sono già stati
depositati presso la Segreteria Comunale a disposizione degli interessati.
Attualità.
"Maturità: il monito di Saragat, un insegnamento straordinariamente
attuale"; di Salvatore Filippo Vitello
Salvatore Filippo Vitello
Giuseppe Saragat
Del
mio esame di maturità non ricordo assolutamente nulla. Del resto sono
passati ben cinquantuno anni e, benché la memoria sembri ancora conservare
una discreta efficienza, il tempo rappresenta un oggettivo fattore di
logoramento dei ricordi. Alcuni resistono tenacemente, altri svaniscono; e
ancora oggi non siamo in grado di spiegare pienamente quelle misteriose
alchimie che consentono a certe immagini, emozioni o episodi di attraversare
indenni decenni di vita. Forse è inutile rincorrere ciò che non riaffiora
più. Meglio cercare di recuperare da quel profondo pozzo della memoria i
ricordi che ancora resistono.
(Giuseppe Saragat)
Del
periodo della mia maturità ricordo soprattutto il contesto sociale e
politico. Erano anni attraversati da forti tensioni ideali e da una
diffusa spinta alla partecipazione e alla protesta.
Anche noi giovani di estrazione cattolica, generalmente più moderati,
vivevamo quella stagione con coinvolgimento e passione civile.
Esisteva una certa contrapposizione nei confronti dei ragazzi orientati a
destra, che naturalmente ricambiavano nei nostri confronti gli stessi
sentimenti.
Erano divisioni spesso nette, ma alimentate dalla convinzione, comune a
molti, che la politica fosse qualcosa di importante e capace di incidere sul
futuro del Paese.
Noi che ci riconoscevamo nell'arco costituzionale vivevamo con
particolare partecipazione i valori della Costituzione e il significato
della Festa della Liberazione.
Probabilmente è anche per questa ragione, quasi genetica per la mia
generazione, che ho provato una sincera emozione leggendo l'estratto del
discorso pronunciato da Giuseppe Saragat all'insediamento dell'Assemblea
Costituente nel 1946, proposto quest'anno tra le tracce della maturità.
Ne riporto un breve passaggio: "Fate che il volto di questa Repubblica
sia un volto umano. Ricordatevi che la democrazia non è soltanto un rapporto
fra maggioranza e minoranza, non è soltanto un armonico equilibrio di poteri
sotto il presidio di quello sovrano della Nazione, ma è soprattutto un
problema di rapporti fra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la
democrazia esiste; dove sono inumani, essa non è che la maschera di una
nuova tirannide. ... Ma, oltre all'elaborazione delle leggi fondamentali
dello Stato repubblicano, altri doveri vi sovrastano. In primo luogo quello
di offrire al Paese, pur nelle necessarie e feconde divergenze, l'esempio
della concordia e del più alto civismo. Poiché, più che dalle leggi scritte
nei testi fondamentali, la democrazia diviene una realtà vivente ad opera
del costume che si stabilisce fra gli uomini. ... Per diradare la grigia
penombra da cui siamo circondati, leviamo sempre più alta la fiamma della
libertà e della giustizia".
Sono parole che non conoscevo e che mi hanno profondamente emozionato. Al
tempo stesso mi hanno suscitato una certa amarezza nel confronto con il
presente.
Viene spontaneo chiedersi cosa eravamo e cosa non siamo riusciti a essere,
quanto delle speranze e dell'impegno morale di quella generazione sia andato
disperso lungo il cammino della Repubblica.
Quando osservo certa politica, nazionale e ancor più quella isolana, non
posso fare a meno di percepire una distanza enorme rispetto al livello etico
e ideale che emerge da quei discorsi.
Talvolta il confronto pubblico appare dominato da polemiche sterili,
personalismi e linguaggi che poco hanno a che vedere con il senso delle
istituzioni e con il servizio alla comunità.
Tuttavia questa constatazione non mi conduce al pessimismo né mi induce a
ritenere che la politica, così come fu interpretata dai Padri Costituenti,
sia definitivamente morta.
Non condivido le descrizioni apocalittiche di un declino senza rimedio.
Abbiamo un Presidente della Repubblica che continua a garantire, con
sobrietà e rigore, il necessario equilibrio tra i poteri dello Stato.
Abbiamo istituzioni che, pur tra tensioni e contrapposizioni spesso aspre,
continuano a rappresentare le diverse sensibilità espresse dagli elettori.
Abbiamo una magistratura che, nonostante evidenti problemi organizzativi e
criticità non trascurabili, esercita la propria funzione in condizioni di
autonomia e indipendenza.
Credo però che il messaggio più attuale del discorso di Saragat non riguardi
soltanto l'architettura delle istituzioni democratiche. Il suo richiamo
più profondo è quello all'umanità dei rapporti tra le persone.
Egli ci ricorda che la democrazia non vive esclusivamente nelle leggi,
nelle procedure o negli equilibri costituzionali; vive anzitutto nel modo
in cui gli esseri umani si guardano, si ascoltano e si rispettano
reciprocamente.
È un insegnamento che appare straordinariamente attuale.
Viviamo in una società in cui la comunicazione è continua e immediata, ma
non sempre favorisce la comprensione reciproca. I social network amplificano
spesso il conflitto, la semplificazione e l'insulto.
La contrapposizione tende a prevalere sul dialogo e l'avversario viene
troppo frequentemente considerato un nemico da delegittimare piuttosto che
una persona con cui confrontarsi.
Lo stesso discorso vale nei rapporti tra gli Stati. In un tempo segnato da
guerre, tensioni geopolitiche e crescenti rivalità economiche, il
richiamo all'umanità conserva una forza sorprendente.
Nessuna pace duratura può essere costruita esclusivamente attraverso
l'equilibrio delle forze o la deterrenza.
Ogni autentico percorso di pace richiede il riconoscimento della dignità
dell'altro, la capacità di comprendere le ragioni altrui senza
rinunciare ai propri principi e la volontà di mantenere aperti gli spazi
del dialogo anche nei momenti più difficili.
Forse è proprio questo il monito che Saragat continua a rivolgerci a
distanza di ottant'anni: la qualità della democrazia si misura prima di
tutto dalla qualità delle relazioni umane.
Se sapremo custodire il rispetto, il senso della comunità,
la solidarietà e la capacità di riconoscere nell'altro una persona e non
un avversario da abbattere, allora la fiamma della libertà e della giustizia
di cui parlava potrà continuare a illuminare il nostro cammino.
Ed è forse questa la ragione per cui quelle parole, oggi, non appartengono
soltanto alla storia: parlano ancora al nostro presente e, soprattutto, al
nostro futuro.
Iniziative.
Convegno della Fidapa presso la Fondazione "Sciascia" su Artigianato e
innovazione femminile
Locandina
Sabato 27 giugno 2026, alle ore 10.00, presso la Fondazione
"Leonardo Sciascia" di Racalmuto, si terrà un convegno distrettuale
intitolato "Mani che custodiscono, donne che innovano". L'incontro
è organizzato dalle Past Presidenti delle sezioni Fidapa della provincia di
Agrigento e si svilupperà a partire dal tema internazionale della
F.I.D.A.P.A. BPW Italy - Distretto Sicilia per il biennio 2025-2027, guidato
dalla presidente Ina Di Figlia: "Ispirare, Innovare, Trasformare:
Insieme Plasmiamo un futuro sostenibile".
(Locandina)
I lavori si apriranno con i saluti delle autorità della Fidapa, tra cui la
stessa presidente distrettuale Ina Di Figlia, Letizia Bonanno (Past
Presidente Distretto Sicilia e Segretaria Nazionale Fidapa BPW Italy),
Cettina Corallo (Past Presidente Nazionale) e Cettina Oliveri (Past
Presidente Nazionale).
Seguiranno i contributi dei rappresentanti istituzionali e di categoria:
Calogero Bongiorno (Sindaco del Comune di Racalmuto), Cinzia Leone
(Assessore alla Pubblica Istruzione e Servizi Sociali del Comune di
Racalmuto) e Maria Grazia Bonsignore (Presidente Nazionale Donna
Impresa Confartigianato).
L'introduzione della giornata è affidata a Letizia Bonanno, mentre il ruolo
di moderatrice sarà svolto da Angela Giglia, presidente della
sezione Fidapa di Racalmuto.
Il programma prevede una serie di interventi specialistici volti ad
analizzare il connubio tra tradizioni esecutive, impresa e riscatto sociale:
- Maria Rita Bonetta (Past Presidente della Sezione di Ravanusa -
Campobello di Licata) affronterà il tema "Il ricamo tra arte e diritti";
- Rosalia Tatano (Referente Impresa e Innovazione del Distretto
Sicilia e Past Presidente della Sezione di Cammarata - San Giovanni Gemini)
analizzerà il comparto delle "Imprese femminili e Artigianato di qualità";
- Vincenza Scala (Presidente Donna Impresa Confartigianato Sicilia)
interverrà spiegando come "In Sicilia il merletto è un’impresa possibile";
- Marisa Gagliano (Past Presidente della Sezione di Menfi) si
concentrerà sulla dimensione psicologica e di reinserimento con una
relazione su "Il valore terapeutico del cucito in Casa Accoglienza Donne
Vittima di Violenza".
Una parte dei lavori sarà dedicata a interviste condotte da Lavinia
Napoli (Past Presidente della Sezione di Canicattì), che metterà a
confronto diverse esperienze produttive e associative della provincia:
- Maria Anna Bonaffini illustrerà l'attività dell'Associazione Ponkia,
in un segmento curato da Valeria Fiaccabrino (Past Presidente della
Sezione di Palma di Montechiaro);
- Wilma Greco Polito presenterà l'Associazione Bibliofilando, a cura
di Linda Bottaro (Past Presidente della Sezione di Licata);
- Laura Nocito esporrà l'esperienza dell'omonima Azienda Nocito, a
cura di Rosa Balsamo (Past Presidente della Sezione di Sciacca);
- Valerio Landri descriverà il progetto "Trame: L'officina dei
Tessuti Viventi", a cura di Cettina Sala (Past Presidente della
Sezione di Agrigento);
- Marisa Corsitto interverrà in uno spazio curato da Pia Giardina
(Presidente della Sezione di Canicattì).
A integrazione dei lavori del convegno, all'interno degli stessi spazi della
Fondazione "Leonardo Sciascia" si troverà un percorso espositivo interamente
dedicato all'artigianato di qualità della provincia di Agrigento.
Riconoscimenti.
Il Premio Navicella d'Oro 2026 alla rivista "Gente di Fotografia"
Cerimonia
Locandina
La rivista "Gente di
Fotografia" ha ricevuto il Premio Navicella d’Oro a Roma, nella cornice
di Villa Celimontana; il riconoscimento è stato consegnato domenica 14
giugno, all'interno del Festival della Letteratura di Viaggio. Il
direttore editoriale Franco Carlisi ha ritirato il premio esprimendo
il proprio ringraziamento alla Società Geografica Italiana, a
Cultura del Viaggio e al direttore artistico Antonio Politano per la
scelta di premiare la testata.
(Cerimonia di conferimento)
Carlisi ha
definito il riconoscimento come il risultato di un percorso culturale basato
su indipendenza, rigore e passione, condividendo il merito con i lettori e
con tutti i collaboratori che negli anni hanno sostenuto la crescita della
rivista. Il tema centrale del Festival della Letteratura di Viaggio di quest'anno
è il "Sud". Per "Gente di Fotografia", nata trent'anni fa in Sicilia,
questa parola non rappresenta un'identità geografica o un insieme di
stereotipi consolidati - come la lentezza o il fatalismo -, ma una vera e
propria prospettiva culturale.
Secondo la visione della rivista, posizionarsi idealmente al Sud significa
osservare i centri del sistema culturale da una distanza utile a evitare
l'omologazione e i linguaggi visivi globali. Questo approccio, definito
"sguardo meridiano", non dipende dalle origini geografiche dell'autore: un
fotografo può adottarlo sia che operi a Milano o Berlino, sia che lavori a
Palermo o Ragusa.
(Locandina)
Da tre decenni la
rivista propone la fotografia come uno strumento di conoscenza. Per questa
ragione il comitato editoriale affianca al lavoro dei fotografi il
contributo di figure come filosofi, sociologi, antropologi e studiosi, con
l'obiettivo di arricchire il significato delle immagini e stimolare la
riflessione del lettore.
In un contesto attuale caratterizzato da una produzione e da un consumo di
immagini estremamente rapidi, "Gente di Fotografia" mantiene una linea
orientata a valorizzare scatti complessi, che mettono in discussione le
certezze e le narrazioni stereotipate.
In questo quadro si inserisce anche la decisione di continuare la
pubblicazione su supporto cartaceo, considerata una scelta precisa per
ridare tempo, memoria e stabilità alle immagini.
Franco Carlisi all'attività di fotografo affianca quella di regista e
operatore culturale; direttore della rivista Gente di Fotografia, ha
incentrato gran parte della sua ricerca visiva sulla realtà siciliana e
mediterranea, indagando temi legati all'identità, alla memoria e alla
condizione umana. La sua attività si distingue per la costante integrazione
tra i diversi linguaggi della visione. Tra i suoi pregevoli lavori
fotografici più noti ricordiamo il volume "Il valzer di un giorno", un
viaggio documentario e antropologico nei matrimoni in Sicilia, che ha
ricevuto numerosi riconoscimenti critici.
Servizi. Carte d'identità cartacee: salta la
scadenza del 3 agosto; restano valide sino alla scadenza naturale, ma
non per l'espatrio
Carte d'identità
Le
vecchie carte d'identità cartacee restano valide sino al giorno della loro
scadenza naturale, quella stampata sul documento stesso. Il Governo
ha modificato la precedente scadenza del 3 agosto 2026, stabilendo che i
cittadini non devono correre con urgenza all'anagrafe del proprio Comune nei
prossimi mesi per richiedere la Carta d'Identità Elettronica (CIE).
La decisione è stata presa durante l'ultimo Consiglio dei Ministri. La nota
ufficiale specifica che i documenti cartacei non ancora scaduti mantengono
il loro valore per scopi precisi, in particolare nei rapporti con la
Pubblica Amministrazione e con i gestori di servizi pubblici.
La proroga non è però totale. Simone Billi, deputato della Lega e presidente
del Comitato per gli italiani nel mondo, ha precisato che la validità
estesa dal Governo riguarda solo il territorio nazionale e i servizi
pubblici, mentre non è valida per l'espatrio.
La progressiva eliminazione dei documenti cartacei deriva da un Regolamento
europeo del 2019, che impone standard di sicurezza elevati contro le
falsificazioni per tutti i cittadini dell'Unione. La vecchia tessera di
carta non ha la zona di lettura ottica (la cosiddetta fascia MRZ, formata da
tre righe di caratteri leggibili dai computer), un elemento ormai
obbligatorio per i controlli e presente invece sulla CIE e sui permessi di
soggiorno. Per questo motivo il passaggio al formato elettronico resta
necessario.
In questi mesi gli uffici anagrafici di molte città hanno registrato lunghe
code e attese, tanto che diversi municipi hanno dovuto attivare turni
straordinari. Molti cittadini possiedono infatti documenti cartacei validi
fino al 2028 o al 2030 e temevano di doverli sostituire subito.
Con questa decisione il Governo concede più tempo; chi possiede un
documento cartaceo dovrà comunque richiedere la nuova CIE, ma potrà
farlo senza la fretta della scadenza dell'agosto 2026. Nei casi in cui i
Comuni si trovino in difficoltà nel rilasciare subito la tessera elettronica
a chi ha il documento già scaduto, gli uffici comunali potranno rilasciare
un documento di identità provvisorio.
Ambiente.
Raccolta differenziata: al via i controlli e la verifica sui sacchetti
Controllo
A
Grotte sono partiti i controlli per verificare che i rifiuti vengano
differenziati nel modo corretto. L'Amministrazione comunale ha deciso di
avviare queste verifiche mirate per assicurare la pulizia delle strade, il
decoro del paese e il rispetto delle leggi sull'ambiente, a beneficio di
tutti i residenti.
Con una nota firmata dall'assessore Leonardo Cutaia e dal sindaco
Alfonso Provvidenza, l'Amministrazione fa sapere che chi non rispetta le
regole sulla separazione dell'immondizia rischia di ricevere sanzioni e
multe. Per questo motivo il Comune invita i cittadini a fare attenzione
quando dividono i materiali, seguendo i giorni indicati dal calendario e le
linee guida attuali.
La collaborazione da parte di tutti è fondamentale per mantenere il
territorio pulito e, allo stesso tempo, per evitare di incorrere in verbali
e sanzioni economiche.
Il comunicato si chiude con il ringraziamento ai cittadini per l'impegno di
ogni giorno e con la certezza che la comunità dimostrerà massima
collaborazione.
Iniziative.
Letture estive per bambini alla biblioteca comunale; lunedì 22 giugno
Locandina
L'Assessorato
alle Politiche giovanili e alla Famiglia del Comune di Grotte organizza
un pomeriggio dedicato alla lettura per i più piccoli. L'iniziativa si
rivolge ai bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni. Le attività
si svolgeranno lunedì 22 giugno 2026, dalle ore 17.00 alle ore
18.30, presso i locali della Biblioteca comunale "M.L. King".
(Locandina)
I gruppi di lettura prevedono un numero massimo di 20 partecipanti;
per questa ragione è necessario effettuare una prenotazione
anticipata.
I genitori interessati a far partecipare i propri figli possono richiedere
informazioni e riservare un posto inviando un messaggio tramite WhatsApp
all'assessore Giusy Minneci, al numero di telefono 3454428430.
All'interno del messaggio è obbligatorio specificare i seguenti dati: nome e
cognome del genitore; nome, cognome ed età del bambino o della bambina; un
recapito telefonico di riferimento.
Economia.
Generali Investments lancia i nuovi Etf attivi sotto la guida del dott.
Renato Zaffuto
Renato Zaffuto
Generali Investments fa il suo ingresso nel mercato dei fondi indicizzati
quotati (Etf), estendendo la propria offerta finanziaria in un periodo
storico caratterizzato da forti mutamenti macroeconomici e tensioni
internazionali.
La holding del gruppo assicurativo del Leone alato, che coordina 13 società
specializzate nella gestione patrimoniale e controlla una massa totale di
investimenti pari a 736,1 miliardi di euro, quoterà in Europa i suoi primi
strumenti finanziari di questo tipo tra i mesi di ottobre e novembre del
2026. L'operazione avverrà tramite una struttura societaria di diritto
irlandese creata per questo scopo, la Generali Investments Etf, mentre
l'effettiva gestione operativa dei portafogli sarà affidata alle diverse
società specializzate del gruppo. La novità principale risiede nel fatto che
si tratterà di strumenti a gestione attiva. A differenza dei tradizionali
prodotti passivi, che si limitano a replicare l'andamento di un intero
mercato o di un indice azionario, questi fondi uniscono la flessibilità
tipica degli Etf (Exchange Traded Fund - fondi di investimento
quotati in borsa) con la capacità dei gestori di selezionare accuratamente i
singoli titoli. Ciò consente di modificare la composizione dei portafogli
per proteggere il capitale o cogliere opportunità specifiche, pur mantenendo
i vantaggi fiscali, la liquidità quotidiana e la trasparenza informativa che
il pubblico ha imparato ad apprezzare in questo tipo di strumenti.
(Renato Zaffuto)
La complessa operazione e lo sviluppo di
questa nuova offerta fanno capo alla direzione del dott. Renato Zaffuto,
responsabile della divisione Etf Solutions di Generali Investments.
Professionista di altissimo profilo ed eccellente esperienza nel settore,
Zaffuto ricopre un ruolo di grande prestigio all'interno delle dinamiche
aziendali del gruppo. La sua figura si pone come punto di riferimento
essenziale per unire la solidità organizzativa della holding alla
flessibilità dei nuovi strumenti, garantendo un'applicazione rigorosa e
trasparente delle strategie di investimento ad alta convinzione della
società.
Secondo l'analisi del dottor Zaffuto, il mercato sta mostrando un trend di
crescita estremamente solido in tutta Europa e in particolare in Italia, con
una domanda sempre maggiore rivolta proprio alle soluzioni a gestione
attiva. Questa tendenza è alimentata dal perfetto compromesso che questi
strumenti offrono: preservano le qualità strutturali classiche dell'Etf,
come il prezzo aggiornato in tempo reale e la facilità di negoziazione, ma
lasciano spazio alla discrezionalità di professionisti qualificati nella
costruzione quotidiana del portafoglio, risultando al contempo meno costosi
rispetto ai tradizionali fondi comuni di investimento.
L'offerta iniziale si comporrà di quattro prodotti distinti per coprire sia
il comparto azionario che quello obbligazionario. Nel dettaglio, il piano
prevede l'introduzione di fondi obbligazionari concentrati sui mercati
emergenti e di frontiera gestiti da Global Evolution, un fondo
obbligazionario globale multi-strategia curato da Plenisfer, strategie
azionarie tematiche focalizzate sull'innovazione ideate da Sycomore e,
infine, strategie sistematiche sull'azionario europeo elaborate da Generali
Asset Management attraverso modelli quantitativi capaci di tenere conto
delle metriche dell'inflazione. Nel corso del 2027 sono già pianificate
ulteriori emissioni in collaborazione con altre boutique finanziarie della
holding, con quotazioni che interesseranno i principali listini europei.
I vertici di Generali Investments spiegano che questa mossa strategica
risponde a uno scenario globale divenuto decisamente più articolato rispetto
al passato, caratterizzato da una forte oscillazione dei prezzi e da una
marcata frammentazione tra le varie categorie di investimento.
Solidarietà.
Volontariato estivo: la Caritas Cittadina cerca giovani per l'Emporio
Solidale
Locandina
Con la
chiusura delle scuole e l'inizio delle vacanze estive le attività della
Caritas Cittadina di Grotte non si fermano. L'associazione si impegna a
mantenere attivi i propri servizi di assistenza per le persone in difficoltà
anche durante i mesi caldi, un periodo in cui spesso si registra un calo di
personale a causa delle ferie.
(Locandina)
Per garantire la continuità del servizio, i volontari hanno deciso di
rivolgersi direttamente ai ragazzi e alle ragazze del paese, proponendo
loro di dedicare una piccola parte del proprio tempo libero a un'attività
di utilità sociale. La richiesta è molto pratica e non richiede
competenze specifiche, se non la volontà di dare una mano e un atteggiamento
positivo. L'impegno richiesto è di tre ore a settimana e si svolgerà
presso l'Emporio Solidale (nei pressi del Belvedere).
Questo è il testo dell'appello diffuso dall'associazione:
"Cari ragazzi e ragazze , la scuola è finita ed una lunga estate vi
aspetta per il meritato riposo. Nel frattempo, se tra una partitella ed un
bagno, vi andrebbe di fare una esperienza, preziosa dal punto di vista umano
e socialmente utile, venite a dare una mano alla Caritas Cittadina perché
anche nei mesi estivi si possa garantire la continuità dei servizi verso chi
ha più bisogno. Fatevi avanti senza riserve e senza paure, con curiosità e
generosità. Vi chiediamo soltanto tre ore di disponibilità alla settimana
presso l'Emporio Solidale e due soli requisiti: mani che vogliano lavorare e
un sorriso che sappia accogliere.
Perché la solidarietà non va mai in vacanza! Vi aspettiamo fiduciosi.
I volontari della Caritas Cittadina di Grotte".
Se avete tra le mani qualche mese di libertà e volete impiegare una minima
parte del vostro tempo in modo costruttivo, questa proposta merita
attenzione.
Tre ore alla settimana sono un impegno ridotto, che si organizza facilmente
tra i vari impegni delle vacanze, ma che per la comunità di Grotte e per
l'Emporio Solidale può fare una grande differenza.
È un modo diretto per rendersi utili, per comprendere meglio la realtà del
proprio territorio e per dare un aiuto concreto a chi si trova in una
situazione di vulnerabilità.
Se siete interessati, contattate i volontari della Caritas (tramite
il referente Stefano Maida al 3883492117) e proponete la vostra
disponibilità.
Storie.
Anna Antonia Spoto, la "mammana" che fondò e donò alla parrocchia la
chiesetta Madonna delle Grazie
Spoto Anna Antonia
Chiesetta
C’era
una volta a Grotte una donna che tutti chiamavano affettuosamente "la ’za
Ntunietta mammana". All’anagrafe il suo nome era Anna Antonia Spoto,
nata in una calda giornata d’estate, il 12 luglio 1893. In paese la sua
figura era sinonimo di vita e di speranza: Anna Antonia di professione
faceva la levatrice, la "mammana" in dialetto, e con straordinaria
generosità metteva le sue mani e il suo cuore al servizio delle mamme che
dovevano partorire e dei neonati che venivano al mondo.
(Chiesetta Madonna delle Grazie)
Oltre al suo lavoro, che per lei era una vera missione, Anna Antonia
custodiva una fede profonda, un legame speciale con la Madonna delle
Grazie. Questa devozione era così forte che, nel corso della sua vita,
decise di fare qualcosa di duraturo: a proprie spese realizzò una piccola
chiesetta privata in campagna. A quei tempi la strada in cui sorse
l'edificio non era che una vecchia e piccola trazzera polverosa.
Quel dammuso - in origine adibito a ricovero per carretti, paglia e
attrezzi per l'agricoltura - trasformato in chiesetta, divenne un luogo
vivo, un punto di riferimento che non ha mai smesso di accogliere i fedeli e
che ancora oggi è custodito e reso fruibile dalla comunità parrocchiale
guidata da don Sergio Sanfilippo.
I cittadini più anziani della comunità ricordano ancora con affetto i giorni
in cui Anna Antonia partecipava ai festeggiamenti per la Vergine. Era una
festa che radunava tutto il paese la seconda domenica di settembre,
preceduta da tre giorni di preghiera, il triduo. In quegli anni ormai
lontani la statua originale della Madonna delle grazie (tradizionalmente
raffigurata nell'allattare il Bambino) restava protetta e stabile sopra
l’altare; per la processione lungo le vie principali del paese veniva
utilizzato un simulacro a grandezza naturale - acquisito dal parroco - che
veniva issato con cura sulla "vara", un camioncino addobbato - con
fiori e teli - a forma di barca.
I tempi cambiano e oggi su un piedistallo ligneo semovente viene portata in
mezzo alla gente la statua originale, più piccola e antica; ma lo spirito di
quella tradizione è rimasto identico.
Il 29 ottobre 1974 la signora Anna Antonia si spense, lasciando però
un'ultima precisa volontà: voleva che la sua amata chiesetta venisse ceduta
alla comunità religiosa del paese, affinché quel luogo di preghiera non
andasse perduto.
Passò qualche anno e le sue quattro eredi si impegnarono a realizzare quel
desiderio; così il 10 novembre 1988, Annita, Giuseppina Concetta Amalia,
Graziella e Anna Vittoria Polizzotto firmarono l'atto ufficiale di donazione
del fabbricato rurale. Ad accettare quel dono prezioso a nome della
parrocchia Beata Maria Vergine del Monte Carmelo di Grotte fu il parroco, il
sacerdote Giovanni Castronovo.
Pochi mesi dopo, il 13 gennaio 1989, arrivò anche il definitivo via libera
dalla curia vescovile di Agrigento, con il nulla osta firmato dal vescovo
Carmelo Ferraro.
Fu così che il sogno di Anna Antonia si compì del tutto, affidando la
chiesetta alla parrocchia e assicurando che la sua storia di fede e
generosità continuasse a vivere nel quartiere e nell'intero paese, di
generazione in generazione.
Cronaca.
L'ASP di Agrigento condannata a pagare un risarcimento di quasi 2
milioni di euro per un errore medico
Tribunale
Il
Tribunale di Agrigento ha condannato l'Azienda Sanitaria Provinciale (Asp)
al pagamento di oltre 1.960.000 euro, più le spese legali, in favore
dei familiari di una donna deceduta nell'ottobre del 2020 all'ospedale San
Giovanni di Dio. La sentenza (la numero 912/2026, pubblicata l'11 giugno
2026) accoglie le istanze dell'avv. Giuseppe Zucchetto, legale dei
parenti della vittima.
(Tribunale di Agrigento)
Secondo quanto stabilito dal giudice, la morte della paziente è stata
causata da uno shock settico che si sarebbe potuto evitare. La donna era
stata ricoverata al pronto soccorso a causa di un forte dolore al fianco.
Gli esami effettuati avevano evidenziato un probabile volvolo, ovvero una
torsione anomala di un tratto dell'intestino che causava un'occlusione.
Il tribunale, basandosi anche sulla relazione di due consulenti tecnici
d'ufficio, ha confermato che il personale medico-sanitario ha agito con
imperizia, imprudenza e negligenza. Nello specifico, i medici: non hanno
formulato la diagnosi corretta nonostante le evidenze cliniche; hanno scelto
di applicare una terapia conservativa invece di procedere subito con
l'operazione chirurgica necessaria per rimuovere l'ostruzione; hanno
eseguito l'intervento in forte ritardo, quando ormai le condizioni della
paziente erano irrimediabilmente compromesse.
I periti nominati dal giudice hanno concluso che se la donna fosse stata
curata tempestivamente sarebbe sopravvissuta.
L'azienda sanitaria agrigentina è già stata coinvolta in passato in
contenziosi simili; nel 2017 lo stesso Tribunale di Agrigento aveva
condannato l'Asp (leggi
la notizia) a risarcire una famiglia assistita dagli avvocati
Giuseppe Zucchetto e Luciano Schillaci. La vicenda riguardava un neonato
che aveva riportato gravi e irreversibili danni cerebrali durante il parto.
È attualmente in corso un altro procedimento giudiziario contro l'Asp,
avviato dagli avvocati Giuseppe Zucchetto e Federico Ares per conto dei
parenti di un'altra paziente: in questo caso la donna è deceduta pochi
giorni dopo essere caduta da una barella mentre si trovava in attesa al
pronto soccorso di Agrigento
(leggi
la notizia).
I familiari hanno chiesto un risarcimento superiore a 1,3 milioni di euro,
sostenendo la tesi della negligenza del personale. L'Asp di Agrigento
respinge le accuse, ritenendo la domanda infondata, e ha nominato un proprio
legale. Il tribunale ha incaricato due consulenti esperti per verificare le
responsabilità, e la loro relazione è in fase di stesura.
Solidarietà.
Caritas diocesana: spesa solidale a sostegno delle famiglie del
territorio; sabato 13 giugno
Locandina
Domani,
sabato 13 giugno 2026, si svolgerà una raccolta straordinaria
diocesana di generi alimentari, pensata e organizzata dalla Caritas
Diocesana di Agrigento. L'attività si basa sulla collaborazione tra
cittadini e volontari per offrire un aiuto concreto a chi si trova in una
condizione di temporanea difficoltà economica.
(Locandina)
L'iniziativa viene realizzata grazie al lavoro di 17 Caritas parrocchiali
distribuite in nove città della diocesi: Agrigento, Canicattì,
Casteltermini, Favara, Grotte, Porto Empedocle, Racalmuto, San Biagio
Platani e Sciacca. Lo scopo principale è raccogliere prodotti alimentari a
lunga conservazione e beni di prima necessità da destinare alle persone
assistite sul territorio.
Un aspetto centrale di questa giornata riguarda il criterio di
distribuzione: tutto ciò che i cittadini donano rimane all'interno della
propria comunità.
Nel comune di Grotte, i punti vendita in cui è possibile effettuare la
donazione e trovare i volontari della Caritas sono l'Ard Discount, la
Coop e il Decò.
Per partecipare è sufficiente recarsi nei supermercati aderenti, che
espongono la locandina informativa, e inserire nel proprio carrello alcuni
beni di prima necessità da consegnare ai banchetti della raccolta.
L'elenco completo di tutte le strutture coinvolte nei vari comuni è
consultabile sul sito internet ufficiale all'indirizzo
www.caritasagrigento.it.
Nelle scorse edizioni, il lavoro di rete tra le parrocchie, le attività
commerciali e i residenti ha consentito di fornire scorte alimentari
essenziali a numerosi nuclei familiari.
Al di là dei volumi di merce distribuiti, l'iniziativa rappresenta una
testimonianza pratica di carità e un modo per rendere la cittadinanza più
consapevole nei confronti delle forme di povertà che i Centri di Ascolto
della Caritas incontrano quotidianamente nelle varie realtà locali.
Politica.
"Analisi seria, gratuita e maledettamente lunga sull'esito del voto
delle amministrative in Sicilia"; di Enzo Napoli
Enzo Napoli
Analisi
seria, gratuita e maledettamente lunga sull'esito del voto delle
amministrative in Sicilia.
Siccome la politica non è calcio e capire cos'è successo è altrettanto
importante dell'esultare, proverò a diradare la nebbia dei fumogeni da
stadio.
Il centrodestra è allo sbando perché il Presidente della Regione non
governa, non ha visione e autorevolezza e di fronte agli scossoni continui
che la magistratura sta imprimendo, indagando e arrestando decine tra
assessori e deputati, fa come quel nonno che toglie l'apparecchio acustico
per non sentire il casino che i parenti stanno combinando e continuare a
dormicchiare.
È allo sbando perché i suoi caporioni continuano a litigare, mentre la casa
crolla, per accaparrarsi un'altra fetta di torta in una folle bulimia di
potere, preoccupati solo di piazzare i propri referenti territoriali nei
consigli comunali, nelle giunte, negli enti della Regione, nelle aziende
sanitarie e ospedaliere, per consolidare il loro peso elettorale.
Il caso Agrigento è emblematico perché lì hanno consumato il più incredibile
suicidio politico.
Il problema principale non era per loro assicurarsi il governo della città,
buono o cattivo che fosse, quanto quello di non rafforzare i competitori
interni alla coalizione in vista delle prossime regionali.
Il risultato è che si sono scannati a vicenda al primo turno e spianato la
strada a Michele Sodano.
Non hanno tenuto conto del fatto che, a differenza che nel passato, è
scattata la molla dell'insofferenza anche in quella parte di elettorato
abituata, fin qui, a sopportare ogni sorta di abuso e prepotenza.
Ciò non significa affatto che la fitta rete di clientele, patronati,
detentori di pacchetti di voti sia stata smantellata, tant'è che il
centrodestra ha eletto una preponderante quantità di consiglieri comunali, i
quali, evidentemente, hanno colto i prodromi della sconfitta, rotto le righe
e pensato a mettere in salvo sé stessi, più che eleggere a Sindaco il pupo
scelto dai loro capi.
Michele Sodano è un ragazzo splendido, animato da un incontenibile
entusiasmo e dalle migliori intenzioni, a cui non si può non volere bene, ma
da oggi deve fare i conti con le incrostazioni, le trappole, le insidie di
una città dannatamente difficile.
La sfida vera comincia adesso.
La parte difficile per Michele Sodano, nuovo sindaco di Agrigento, così come
per tutti i sindaci neoeletti, comincia adesso e non perché attorno non
abbia un gruppo di giovani professionisti capaci e competenti, portatori di
idee nuove ed entusiasmo, quanto perché starci dentro, nei meccanismi lenti,
farraginosi ed estenuanti della pubblica amministrazione è cosa assai
diversa rispetto al vederne da fuori i limiti e le inadempienze.
A ciò si aggiunga un contesto politico, sociale ed economico che, se a
parole è stato pronto ad augurargli buon lavoro, non è affatto scontato che
sia pronto ad accompagnare e aiutare i cambiamenti di sistema necessari a
scuotere dal torpore atavico una città ferma da troppo tempo.
Alte sono le aspettative e in troppi si sono piazzati al varco per poter
finalmente dimostrare che il vecchio, per quanto marcio, era meglio del
nuovo, autoassolvendosi per la propria incapacità.
Per quel po' di esperienza accumulata in questi anni, so quali siano le
carenze finanziarie e di organico dei comuni siciliani, so quanto rari e
preziosi siano i funzionari capaci di rispondere prontamente agli input che
i sindaci danno, di tradurre in fatti concreti le buone intenzioni.
So anche per certo che la Regione Siciliana tutto fa tranne che rendere le
cose semplici alle città e ai comuni dell'Isola, persino quando vuole
davvero aiutarli, figuriamoci se qualche assessore o deputato regionale si
sentisse spodestato da quello che ha considerato sino a ieri suo feudo.
Il tema, quindi, ad Agrigento come nel resto della Sicilia è smantellare un
sistema di potere e innestare nella cultura, nella politica e nelle
istituzioni, una diversa, radicalmente diversa governance.
Scriverlo è facile, ma tradurlo nella pratica richiede una grande capacità
di analisi, di pianificazione, di innovazione, di coinvolgimento della
società civile, di radicamento anche nelle periferie, che non è ancora, per
ragioni oggettive, maturata.
È impresa assai complicata, se non impossibile, anche perché, tranne rare
eccezioni, la sinistra non solo non è riuscita a farlo, ma ha finito
talvolta per adeguarsi semplicemente, mutandone un po' il linguaggio e la
forma, all'esistente.
È accaduto con il governo Crocetta, per il pesantissimo condizionamento del
cosiddetto "sistema Montante" su cui non abbiamo mai riflettuto abbastanza,
come non si può negare che logiche di potere e di notabilato pervadano pezzi
consistenti del centrosinistra.
E su questo bisogna ragionare per capire come sono andate veramente le
amministrative per il campo largo.
Quello che più preoccupa, dalla lettura dei commenti che taluni dirigenti
del centrosinistra fanno del voto amministrativo, non è tanto la narrazione
forzata di successi che non esistono o non appartengono loro nel tentativo
di rafforzare posizioni assai precarie, quanto la conferma di una totale
inadeguatezza nel comprendere e porre rimedio ai propri limiti.
È assolutamente vero e anche banale affermare che il campo largo quando è
unito riesce a competere meglio e spesso vincere, ma nessuno spiega il
perché delle divisioni laddove si è malamente perso, nessuno spiega perché
in molte realtà ci si è alleati con pezzi del centrodestra talvolta anche in
condizioni di evidente subalternità, nessuno spiega perché in altre realtà
si è scelto semplicemente di non comparire come se fosse normale che una
forza politica decidesse di nascondersi in una competizione elettorale.
Tutto ciò è disarmante perché il primo dovere di un dirigente è quello di
spiegare le scelte sbagliate, non quello di rivendicare quelle fortunate.
Quello che emerge, in modo inequivocabile, è la conquista di uno spazio
sempre più consistente da parte di Ismaele La Vardera e Cateno De Luca.
Che ci sia una parte molto ampia di elettorato che è scontenta del Governo
Schifani è assodato. Perché questa parte non si riconosca nelle forze
politiche tradizionali del centrosinistra, invece, è l'interrogativo a cui
non io, ma chi dirige e milita in questi partiti o movimenti dovrebbe porsi.
La risposta più ovvia ancorché scomoda è che PD, Cinque Stelle e AVS non
sono sufficientemente credibili come alternativa al centrodestra.
È da Enna, da Agrigento, da Termini Imerese, da Marsala, da Lentini che si
potrebbe invece ripartire, traendo insegnamento su cosa fare e su cosa non
fare perché se rinnovare è necessario, è altrettanto necessario fare tesoro
dell'esperienza e delle competenze tecniche, ma anche e soprattutto di
quelle politiche.
Certo non si può ripartire da Trecastagni, da Ribera o da Randazzo.
La Sicilia ha l'urgenza di un cambiamento profondo di sistema, oltre a
risolvere la questione morale che, come sosteneva Berlinguer, riguarda il
rapporto tra società, politica e istituzioni.
Riguarda il funzionamento dei partiti e movimenti, la selezione delle classi
dirigenti, il rapporto tra eletti ed elettori.
Su questo c'è ancora molto da lavorare perché non è la magistratura che può
risolvere la questione, finché la selezione del personale politico,
amministrativo e burocratico avverrà non in base al merito o alle capacità,
ma alla fedeltà e all'utilità per qualche notabile o qualche capo partito.
Vale per la destra, per il centro e diciamolo con chiarezza, vale anche per
la sinistra.
C'è sufficiente consapevolezza di questo?
Non credo, ed è per questo che ho sentito il bisogno di tediarvi così a
lungo nella speranza di aver dato un piccolo contributo ad aprire una
riflessione vera, più attenta e profonda delle tante sciocchezze lette in
questi giorni.
Attualità.
"La sopraffazione del potere e la forza della non violenza"; di
Salvatore Ciccotto
Flotilla
L’ultima
missione della Global Sumud Flotilla si è conclusa il 26 maggio 2026. Le
navi degli attivisti sono state intercettate dall'esercito e dalla marina
israeliana in acque internazionali al largo di Cipro e Creta e tutti quanti
sono stati condotti nel carcere di Ketziot. Le immagini di quell’arresto
hanno fatto il giro del mondo.
(Global Sumud Flotilla)
Uomini e
donne in ginocchio con le mani legati con il Ministro della Sicurezza
Nazionale Ben Gviz che con spavalderia sventola la bandiera israeliana
continuando a ripetere: Benvenuti in Israele, qui i padroni siamo noi.
Quelle immagini stranamente mi hanno riportato indietro nel tempo,
precisamente al 1975: anno di uscita di un film che sin dalle prime
proiezioni ha generato scandalo e scalpore.
Sto parlando di “Salò, o le 120 giornate di Sodoma” un film scritto e
diretto da Pier Paolo Pasolini presentato la prima volta al Festival
cinematografico di Parigi il 22 novembre del 1975, tre settimane dopo il
barbaro assassinio del regista.
Quel film è ispirato sia al testo del Marchese De Sade che all’inferno
dantesco e racconta l’uso strumentale del corpo da parte del potere.
Quattro fascisti sequestrano giovani di ambo i sessi e li sfruttano per
soddisfare il loro piacere perverso.
Il contesto è la repubblica di Salò con tutte le sue nefandezze.
In questo ultimo film, considerato da tutti il suo testamento poetico, Pier
Paolo Pasolini - trasgredendo ogni convenzione cinematografica - mette in
scena l’orrore della storia.
Da sempre gli abusi e gli stupri in tempi di guerra sono stati utilizzati
come strumento di dominio e di prevaricazione dell’uomo sull’uomo.
Un atto che tende all’annullamento della dignità della persona.
Secondo l’ultimo rapporto di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU
sui territori palestinesi, nelle carceri israeliane l’abuso sessuale viene
perpetrato sistematicamente come strumento di tortura e di intimidazione.
Trecento testimonianze raccolte descrivono stupri, violenze di massa,
aggressioni con manganelli e cani e violenze mirate agli organi genitali.
La violenza sessuale nelle carceri israeliane è utilizzata sia come mezzo di
tortura fisica che per infliggere un’umiliazione psicologica.
Il merito degli attivisti della flotilla è stato quello di aver fatto
parlare di tutto ciò; di aver fatto conoscere, seppure in minima parte,
quello che succede nelle carcere israeliane e di come il potere di Netanyahu
tende ad annullare la vita e la dignità del popolo palestinese con continue
violazioni del diritto internazionale.
Non è vero che queste missioni non servono a niente, come dice qualcuno che
nel nostro paese rappresenta la seconda carica dello Stato.
Da sempre gli strumenti della non violenza servono a smuovere le coscienze e
a far emergere gli abusi e le contraddizioni di un potere che semina solo
morte e distruzione.
Politica.
Decio Terrana:
"Gli ultimi eventi ed i risultati conseguiti impongono una riflessione
seria e responsabile"
Decio Terrana
Dopo le recenti vicende politiche e i risultati delle elezioni
amministrative appena trascorse, l'on. Decio Terrana, coordinatore politico
dell'Udc in Sicilia, invita tutti alla riflessione.
"Gli ultimi eventi ed i risultati conseguiti impongono a tutti
noi una riflessione seria e responsabile. Nessuno può ignorare le
difficoltà che si sono manifestate all’interno del centrodestra,
troppo spesso alimentate da egoismi, personalismi e da un’eccessiva
ricerca di affermazioni individuali, che finiscono inevitabilmente per
indebolire l’intera coalizione. Una comunità politica non può vivere di
sospetti reciproci, veti incrociati e continue
contrapposizioni. Quando prevale il gioco al massacro e ciascuno
pensa esclusivamente a sé stesso, si smarrisce inevitabilmente il senso di
appartenenza e viene meno quello spirito di squadra che, in passato, ha
consentito al centrodestra di essere forte, credibile e vincente".
Il Coordinatore dell'Unione di Centro in Sicilia continua invitando alla
coesione: "Lo affermo con serenità e senza alcuno spirito polemico,
nella mia qualità di Coordinatore regionale dell’Udc. In questi anni ho
personalmente sperimentato atteggiamenti di chiusura e una non sempre
adeguata sensibilità politica. È noto, infatti, che l’Udc non sia mai
stata coinvolta negli incontri della maggioranza regionale, quasi come
se la presenza del nostro partito potesse risultare scomoda a qualcuno.
Nonostante ciò, abbiamo sempre mantenuto un atteggiamento responsabile e
leale, anteponendo gli interessi della coalizione a quelli di parte. La
politica, tuttavia, non può essere condizionata da gelosie,
convenienze contingenti o logiche di esclusione. È necessario
recuperare il rispetto reciproco, valorizzare tutte le forze che
compongono la coalizione e ricostruire un clima di autentica collaborazione.
L’Udc continuerà a offrire il proprio contributo con lealtà, equilibrio e
spirito costruttivo - conclude Terrana -, nella convinzione che
soltanto attraverso una vera cultura di squadra, fondata sul rispetto, sulla
condivisione e sul senso di appartenenza, si possa restituire forza e
credibilità al centrodestra e offrire ai cittadini una proposta politica
all’altezza delle sfide che ci attendono".
Chiesa.
Giuseppe La Mendola tra i 6 seminaristi ammessi agli Ordini sacri;
cerimonia lunedì 29 giugno in Cattedrale
Locandina
Lunedì 29 giugno 2026, alle ore 18.00, presso la Basilica
Cattedrale di San Gerlando ad Agrigento, avrà luogo un momento
significativo nella vita della Chiesa locale: in coincidenza con la
ricorrenza liturgica della Solennità dei Santi Pietro e Paolo, l’Arcivescovo
della diocesi di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano, insieme
alla comunità del Seminario arcivescovile, presiederà il rito
dell’Ammissione tra i candidati agli Ordini Sacri di sei giovani
studenti di teologia.
(Locandina)
I seminaristi chiamati a compiere questo passo ufficiale verso il sacerdozio
sono: Paolo Casimiro della comunità ecclesiale di Ribera, Giuseppe Ferrante
di San Biagio Platani, Salvatore Mortillaro di Lucca Sicula, Pasquale Sciara
di Siculiana, Emanuele Salemi di Bivona e Giuseppe La Mendola della
comunità ecclesiale di Grotte.
Il rito inserirà i sei giovani nel novero dei candidati al diaconato e al
presbiterato. Tra i futuri diaconi e sacerdoti anche Giuseppe La Mendola,
che giunge a questo traguardo dopo aver già ricevuto il ministero del
Lettorato. Per il giovane di Grotte questo passaggio ufficiale consolida un
lungo e approfondito percorso di formazione teologica, spirituale e
comunitaria vissuto all'interno del Seminario di Agrigento, assistito
dall'intera comunità della parrocchia Madonna del Carmelo di Grotte
guidata da don Sergio Sanfilippo.
Accanto allo studio accademico delle discipline teologiche, Giuseppe La
Mendola ha affiancato in questi anni una costante attività pastorale sul
territorio diocesano, un'esperienza pratica a contatto con le parrocchie e
le realtà sociali che gli ha permesso di maturare le competenze e la
sensibilità necessarie per il futuro servizio ministeriale a favore dei
fedeli.
L'ammissione rappresenterà la dichiarazione pubblica, da parte dei
seminaristi, della propria intenzione di offrirsi a Dio e alla Chiesa per il
ministero sacro, e l'accettazione formale da parte del vescovo a nome della
comunità. I sei giovani continueranno il loro cammino di studi e di servizio
spirituale in vista delle future ordinazioni.
Sport.
Torneo di calcio a 5 "World Cup 2026 - Muoviti Grotte Edition"; da
lunedì 8 giugno
Locandina
Calendario
Prenderà il via lunedì prossimo, 8 giugno, la "World Cup
2026 - Muoviti Grotte Edition", un torneo di calcio a 5 che vedrà
la partecipazione di 12 squadre, ciascuna associata al nome di una nazionale
calcistica. Le partite si giocheranno presso il campo comunale di
calcetto di Grotte e termineranno con la finale di mercoledì 8
luglio.
(Locandina)
L’attività sportiva è organizzata dall'associazione "Muoviti Grotte",
con il patrocinio del Comune di Grotte - che ha concesso l'uso della
struttura comunale -, e si svolgerà in collaborazione con il Centro
Nazionale Libertas.
Le dodici formazioni iscritte sono state suddivise in tre fasce di merito
prima del sorteggio, utile a comporre i due gironi iniziali da sei squadre
ciascuno (Girone A e Girone B). In ogni raggruppamento sono state inserite
due squadre per ogni fascia.
Le nazionali rappresentate sono:
- 1ª Fascia, con Argentina, Francia, Portogallo, Olanda;
- 2ª Fascia, con Brasile, Uruguay, Germania, Spagna;
- 3ª Fascia, con Norvegia, Belgio, Inghilterra, Messico.
(Calendario)
Nella prima fase del torneo ogni squadra disputerà cinque partite. Al
termine delle gare del girone, le prime quattro classificate di ciascun
gruppo otterranno il pass per la fase successiva a eliminazione diretta,
mentre le ultime due verranno eliminate.
Il programma orario delle sfide prevede tre turni di gioco a sera,
fissati alle ore 20.00, alle 21.00 e alle 22.00, salvo diverse
indicazioni specifiche.
Di seguito la struttura dettagliata delle quattro settimane di gara. Fase a gironi:
- nella settimana 1 si giocherà lunedì 8 giugno (Girone A),
mercoledì 10 giugno (Girone B) e venerdì 12 giugno (Girone A);
- nella settimana 2 le partite cadranno martedì 16 giugno (Girone B),
mercoledì 17 giugno (Girone A) e venerdì 19 giugno (Girone B);
- nella settimana 3, incontri fissati per lunedì 22 giugno (Girone
A), mercoledì 24 giugno (Girone B) e venerdì 26 giugno (Girone
A);
- nella settimana 4, gli ultimi match dei gironi si disputeranno lunedì
29 giugno (Girone B). Fase a eliminazione diretta: nei quarti di finale si metteranno di
fronte le qualificate dei due gironi secondo uno schema incrociato (la prima
del Girone A contro la quarta del Girone B, la seconda del Girone B contro
la terza del Girone A, e così via); gli orari di questa fase cambiano
leggermente, con le gare programmate alle 20.30 e alle 21.30. I quarti di finale si svolgeranno mercoledì 1 luglio (primi
due quarti) e venerdì 3 luglio (terzo e quarto quarto). Le semifinali saranno disputate lunedì 6 luglio alle ore 20.30 e
alle ore 21.30 tra le quattro vincenti. Le finali si terranno mercoledì 8 luglio. La serata conclusiva
prevede alle ore 20.00 la finale per il terzo e quarto posto tra le
due squadre sconfitte in semifinale e, a seguire, alle ore 21.00 la
finalissima che decreterà la squadra vincitrice del torneo.
Politica.
Decio Terrana: "L'UDC
cresce in Sicilia. Consigliera comunale di Santa Flavia aderisce
al partito"
Decio Terrana
La consigliera comunale Adelaide Giuseppa Maggiore, di Santa Flavia, ha
aderito ufficialmente al progetto dell'Unione di Centro, seguendo il
percorso intrapreso da Maurizio Lo Galbo, da mesi punto di riferimento in
Sicilia e in provincia di Palermo per l’UDC.
“Per me è motivo di profonda gioia e orgoglio continuare a seguire, anche
in questa nuova fase, il caro amico Maurizio Lo Galbo, al quale ripongo
fiducia e stima. Sono convinta che, insieme a tanti altri amministratori,
possiamo davvero aprire una nuova stagione politica per il bene comune della
collettività siciliana”, sono queste le prime dichiarazioni della
Consigliera comunale di Santa Flavia.
Commenta soddisfatto il Coordinatore della Provincia di Palermo dell'UDC,
Paolo Franzella: "L'UDC sta crescendo in maniera capillare in tutto il
territorio palermitano; siamo felici e soddisfatti della presenza che
aumenta ogni giorno sui territori grazie al continuo lavoro dei coordinatori
e dirigenti dell'UDC".
L’on. Decio Terrana, coordinatore politico dell'Unione di Centro in
Sicilia, dichiara: “Il passaggio di Adelaide Giuseppa Maggiore
rappresenta un segnale politico chiaro e significativo della costante
crescita dell’Unione di Centro in Sicilia. Un’adesione che conferma la
credibilità del nostro progetto politico, fondato sui valori del
popolarismo, della responsabilità istituzionale e della centralità dei
territori. L’UDC continua ad attrarre amministratori e personalità che
scelgono un percorso serio, coerente e orientato al bene comune, lontano da
improvvisazioni e logiche di mera propaganda. Il nostro obiettivo resta
quello di rafforzare una presenza politica solida e radicata, capace di
offrire risposte concrete ai bisogni dei cittadini siciliani”.
Ricorrenze.
Monologo di Paola Cortellesi per il 2 Giugno, Festa della Repubblica
Paola Cortellesi
Proponiamo il memorabile monologo di Paola Cortellesi al Quirinale per il
2 giugno e gli 80 anni della Repubblica.
(Paola Cortellesi)
"Ottant'anni fa nasceva la Repubblica Italiana.
Nacque dalla lotta partigiana degli uomini e delle donne della resistenza.
Nacque da una scheda piegata in una cabina elettorale, un gesto semplice e
insieme rivoluzionario.
Dal voto di un popolo che usciva stremato dalla guerra, dalla dittatura,
dalla fame e dal lutto.
E nacque, per la prima volta, anche dal voto delle donne.
Dopo aver potuto esprimere la loro preferenza nelle elezioni amministrative
di marzo, il 2 e il 3 giugno del 1946 le italiane entrarono nei seggi per
partecipare a pieno titolo alla scelta tra monarchia e repubblica e
all'elezione dell'assemblea costituente.
Finalmente, almeno lì dentro, la loro voce aveva lo stesso peso di quella di
chiunque altro. Prima di quel momento la maggior parte delle donne italiane
era cresciuta dentro un'idea precisa di subordinazione e obbedienza. Sotto il regime fascista le donne non erano soltanto escluse dalla vita
pubblica ma furono progressivamente ricondotte anche per legge a un unico
ruolo considerato naturale: moglie, madre, custode del focolare.
La propaganda fascista celebrava la maternità come missione patriottica:
dare figli alla nazione. Ma dietro quella retorica c'era un progetto di
limitazione dell'autonomia femminile. Alle donne fu proibito di dirigere
scuole medie e superiori, di insegnare materie considerate di alto profilo,
come filosofia e storia nei licei.
L'istruzione di bambini e ragazze fu orientata verso lavori donneschi,
ovvero mansioni domestiche. Gli studi superiori e le professioni
intellettuali venivano altamente sconsigliati. E nel caso in cui una
studentessa avesse avuto l'arroganza di proseguire gli studi, avrebbe
comunque trovato tasse universitarie raddoppiate rispetto a quelle degli
studenti.
Accanto alle norme, anche gli scritti ideologici del tempo teorizzavano la
subordinazione femminile.
In questi passaggi del volume ‘Politica della famiglia’ del 1938, scritto
dall'economista fascista Ferdinando Loffredo, affiora, a voler pensar
male, un certo pregiudizio misogino, seppur velatamente accennato tra le
righe: ‘La indiscutibile minor intelligenza della donna ha
impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa
provata solo nella famiglia’.
E ancora: ‘Il lavoro femminile crea nel contempo due danni: la
mascolinizzazione della donna e l'aumento della disoccupazione maschile’.
In sintesi è: ‘Vengono a rubarci il lavoro’. Questo concetto, devo
dire, va ancora fortissimo. È un jolly da giocarsi a seconda delle
categorie. Allora erano le donne.
Eppure, in questo oscuro scenario di disuguaglianza, ci furono ragazze
giovanissime che decisero di ribellarsi. In un momento storico in cui
dissentire non consisteva nel pubblicare una storia su Instagram, ma voleva
dire mettere a rischio la propria vita.
Adottarono un nome di battaglia, come misura di sicurezza per sé e per i
compagni, e si unirono alle circa 300.000 persone impegnate nella
resistenza contro il nazifascismo. Teresa Vergalli, nome di battaglia Annuska, staffetta, a 16 anni
andava in bicicletta con i messaggi nascosti nelle trecce e una piccola
rivoltella nel reggipetto per uccidersi qualora fosse caduta nelle mani dei
nazisti. Non ne ebbe bisogno e dopo la guerra girò per le campagne con il
facsimile della scheda elettorale per mostrare alle braccianti come apporre
il proprio voto su questo misterioso ma importantissimo documento. Tina Anselmi aveva 17 anni quando fu costretta ad assistere
all'impiccagione di 31 prigionieri in piazza. Decise di unirsi alla
resistenza. Dedicò poi tutta la sua vita alla tutela dei diritti civili e
sociali delle donne. Irma Bandiera venne catturata da una squadra fascista e seviziata in
ogni modo possibile per giorni affinché rivelasse informazioni sui propri
compagni. Non lo fece. Venne accecata e uccisa da una raffica di mitra e il
suo corpo fu esposto pubblicamente perché tutti vedessero qual era la fine
che toccava ai nemici del regime. Aveva 29 anni.
Molte di quelle ragazze erano adolescenti. Molte di quelle ragazze
erano adolescenti, non avevano ancora il diritto di lavoro, ma stavano
già scegliendo il futuro dell'Italia. E quella scelta aveva un prezzo
reale. Il carcere, la tortura, la morte.
Alcune partigiane, finita la guerra, entrarono persino nell'assemblea
costituente. Nilde Iotti, che aveva partecipato alla resistenza nei
gruppi di difesa della donna, divenne una delle 21 donne costituenti
e anni dopo la prima presidente della Camera. Teresa Mattei, partigiana a 20 anni, contribuì alla scrittura
dell'articolo 3 della Costituzione, quello che sancisce l'uguaglianza di
tutti i cittadini davanti alla legge.
Ma accanto a queste figure straordinarie c'era la moltitudine silenziosa
delle donne comuni, quelle piegate dal lavoro fin dall'infanzia,
indottrinate alla sottomissione, destinate nei casi migliori a una vita di
obbedienza e nei peggiori a subire ogni sopruso, che avevano allevato i
figli nella fame, sotto i bombardamenti, lavorato nei campi, fatto code
interminabili per un pezzo di pane e poi contribuito a ricostruire un paese
devastato dalla guerra.
Insomma: quelle che non sarebbero finite nei libri di storia e che raramente
sono state ringraziate.
Proviamo a immaginare cosa abbia significato per quei milioni di donne
essere finalmente considerate cittadine, non più soltanto madri o mogli,
ma persone. Titolari di una volontà politica e di diritti, essere
convocate attraverso il voto a partecipare alle decisioni che riguardavano
il futuro collettivo.
Si saranno percepite come gocce nel mare o come parte attiva di qualcosa di
più grande?
Con quale emozione avranno vissuto quel momento?
La giornalista Anna Garofalo raccontò così quei giorni: "Le schede
che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere hanno
un'autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano
più preziose della tessera del pane. Abbiamo tutti nel petto un vuoto da
giorni d'esame. Ripassiamo mentalmente la lezione, quel simbolo, quel segno,
una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti
d'amore. Le conversazioni che nascono tra uomini e donne hanno un tono
diverso, da pari".
Da pari. Con quel gesto nasceva la promessa di una repubblica fondata
sulla dignità e sull'uguaglianza.
La promessa di un paese in cui si potesse parlare liberamente, di
sentire, scegliere chi governa, partecipare alla vita pubblica senza
paura.
Una nazione in cui le donne potessero finalmente studiare, lavorare, votare,
candidarsi, amministrare i propri beni, costruire il proprio destino fuori
dall'obbedienza imposta.
L'effettiva parità salariale, la libertà di camminare sole la sera
o di separarsi da un compagno violento senza temere per la propria
incolumità. Ecco, queste ultime promesse non sono state ancora mantenute.
Dobbiamo lavorarci.
Dico ‘dobbiamo’ perché se è vero che la sovranità appartiene al
popolo, allora ogni cittadino può e deve fare la sua parte.
Molto è cambiato da allora.
Ma la storia recente ci mostra con brutale chiarezza quanto velocemente il
mondo possa cambiare. E quel diritto conquistato 80 anni fa continua a
ricordarci che la democrazia non è qualcosa di scontato e che ogni
libertà esiste perché qualcuno ha avuto il coraggio di pretenderla.
Oggi, festeggiare gli 80 anni della Repubblica serve a tenere bene a mente
quanto sia prezioso vivere in democrazia, che nessun tiranno
decida per noi.
Serve a ricordare da dove veniamo, a onorare il coraggio di uomini e
donne che hanno combattuto per la nostra libertà e a impegnarci ogni
giorno a meritarla.
Irma Bandiera, prima di essere fucilata a 29 anni, fece in tempo a scrivere
una lettera indirizzata a sua madre: "Ditele che sono caduta perché
quelli che verranno dopo di me possano vivere liberi come l'ho tanto voluto
io stessa".
Quelli dopo di lei siamo noi".
Racconto.
"Oltre lo schermo della 4^ C"; di Salvatore Ciccotto
Salvatore Ciccotto
Rispetto
"Oltre lo schermo della 4^ C"
di Salvatore Ciccotto
(Rispetto)
La vita
in quella piccola scuola di provincia scorreva come al solito, niente di
eclatante.
Gli insegnanti si avvicendavano nelle varie classi fra un suono e l’altro
della campanella, le solite riunioni, e poi gli alunni che a volte erano
tranquilli e altre volte rumorosi.
Tutto questo sino a quando non successero i fatti che sto per narrarvi.
Quell’anno nell’aula in fondo al corridoio c’era la “4^ C Imp.”, una classe
che non godeva di buona fama; spesso era stata richiamata per comportamenti
poco corretti.
Erano i primi giorni di aprile, gli alberi del giardino della scuola si
erano vestiti di un verde lussureggiante e l’aria cominciava ad essere
tiepida.
Alla quarta ora del giovedì il professore di Italiano entrò in classe.
Era un uomo di mezza età, alto, slanciato, con una folta barba grigia, il
suo nome era Antonino Aricò.
Durante la sua lunga carriera, con gli alunni era sempre riuscito a entrare
in sintonia.
Lo studio della letteratura lo considerava uno strumento per fare questo.
Dai vari autori che si studiavano lui riusciva sempre a far emergere
aspetti, argomenti, curiosità che potessero stimolare l’interesse degli
alunni.
Era sempre riuscito a fare questo ma con la “4^ C Imp.” quell’anno non c’era
verso.
Quella mattina Aricò chiamò l’appello e poi esordì: “Viviamo al tempo dei
social e ognuno di noi, più che essere sé stesso, vuole apparire. Agli occhi
degli altri tutti noi, e mi ci metto pure io, dobbiamo per forza essere i
migliori, quelli che stupiscono, quelli che pubblicano nei social le cose
più originali, insolite. La vita di tutti giorni, quella fatta di fatica, di
sacrificio, di relazioni con gli altri, é come se non esistesse. Il virtuale
ha preso il posto del reale, la finzione il posto della verità”.
Poi rivolto agli alunni chiese: “Che ne pensate voi?”.
Nessuno rispose.
“Oggi parliamo di Giacomo Leopardi” disse il prof.; dal fondo della
classe si senti una voce: “Prufissù, cu è, chiddru sfigatu, chiddru ca
avia a ù ìmmu?”.
Aricòsi si chiuse in un lungo silenzio, aprì il libro e con tono energico
cominciò a leggere “L’infinito”.
Durante la lettura della poesia tutti stettero zitti ad ascoltare, poi,
rivolto a chi era seduto in fondo, disse: “Ditemi voi, voi che sorridete.
Chi ha l’ardire di chiamare sfigato un ragazzo così? Un ragazzo che è stato
capace di trasformare le sue sfortune in trampolino per aprire la testa e il
cuore delle persone. Ditemi, chi di voi è capace di affrontare la vita come
ha fatto lui con questo coraggio, e di creare così tanta bellezza?”.
Poi, rivolto al resto della classe, aggiunse: “Ragazzi miei, la genialità
di Leopardi sta proprio in questo, nell’aver trasformato la sua fragilità in
risorsa”.
Fece appena in tempo a dire queste cose che la campanella suonò, ed era ora
di andare via.
Quel pomeriggio Aricò si mise in tenuta da corsa e si diresse verso la
spiaggia della Ciammarita.
Per lui la corsa rappresentava un momento di svago, un momento in cui tutti
i pensieri volavano via, ma quella volta non fu così.
Mentre i suoi piedi affondavano nella sabbia, la sua mente continuava a
pensare a quello che succedeva in quella classe, la “4^ C Imp.”.
Negli ultimi tempi aveva notato strani movimenti.
Al centro di tutto c’erano sempre loro: il trio, come lo chiamava lui.
Era un gruppo formato da tre alunni: Giuseppe Munacò detto Tatù per i
tanti tatuaggi che aveva su tutto il corpo, Enzuccio Scalambrino denominato
U chiovu per la sua eccessiva magrezza, e infine Peppino Pellerito
che tutto il giorno scorrazzava per il paese con una moto di grossa
cilindrata.
Ultimamente i tre avevano preso di mira Andrea Briguglio, un alunno di
quella classe, obeso, impacciato, che non aveva amici.
Quel ragazzo lo si vedeva ogni giorno girare per la scuola sempre da solo.
Aveva perso la madre quando era ancora bambino e ora viveva col padre,
insieme ad un altro fratello più piccolo.
Aricò accelerò il passo, respirando profondamente. In lontananza si vedeva
il golfo di Castellammare.
Stava quasi per arrivare ad Alcamo Marina quando fece un inversione a u e
tornò indietro.
Il pensiero gli andò a quella volta quando, dopo aver letto il tema, ebbe la
conferma che Andrea stava vivendo una situazione di disagio.
Un giorno lo andò a trovare durante la ricreazione. Era seduto su una
panchina mentre mangiava il panino.
Gli disse: “Leggendo il tuo ultimo tema, c’è qualcosa che non capisco.
Posso chiederti una cosa?”.
Il viso del ragazzo diventò paonazzo, poi balbettando rispose: “Sì prof.,
mi dica”.
“Da quello che hai scritto mi sembra di
intuire che c’è qualcosa che ti impedisce di essere veramente te stesso. Ho
capito bene?”.
“Professore no, tranquillo! Io dicevo così, tanto per dire…”.
“Andrea, che con me puoi parlare, lo sai..
Forse ci sono compagni che ti danno fastidio?”.
“No prof., tutto a posto”.
Quella volta una cosa era saltata agli occhi di Antonino Aricò: mentre
l’alunno parlava con lui, il suo smartphone era tempestato da continue
notifiche.
Il sole stava tramontando. Da ponente soffiava una leggera brezza. Il prof.
aveva finito la sua corsa.
Passò circa una settimana da quando Aricò ebbe quell’ultima discussione con
Andrea.
Un giorno, mentre camminava nel corridoio, improvvisamente si vide investire
da un ragazzo che correva all’impazzata.
“Prufissù, le devo dire na cosa”.
Era Briguglio.
“Dimmi, che è successo, perché sei così stravolto?”.
“Su Istagram stamattina ho trovato questo. Guardi che mi hanno fatto”.
Il ragazzo accese lo smartphone e lo diede al professore.
“Stai calmo, non ti agitare, ora vediamo cosa possiamo fare”.
Mentre Aricò guardava lo smartphone dell’alunno, dal suo viso non trapelava
niente, anche se dentro di sé la rabbia esplodeva forte.
Del fatto successo fu informata subito la Dirigenza che segnalò il tutto
alla polizia postale.
Dopo indagini accurate furono trovati e condannati i responsabili per
diffamazione aggravata (art. 595 c.p.), trattamento illecito di dati
personali (art. 167 Codice Privacy), sostituzione di persona (art. 494
c.p.).
E tutto finì così.
Perché la scuola è… luogo protetto dove si cresce insieme agli altri;
palestra di vita, nella quale ci si allena per affrontare il mondo; insieme
di persone che democraticamente condividono esperienze individuali e
collettive; laboratorio dove ci si confronta e si impara a relazionarsi con
gli altri; posto formidabile dove il rispetto per chi ci sta accanto è al
primo posto.
Storie. "Racconto d'inverno. Con il sorriso e il
pianto di tutta una vita"; di Ghost Writer
Addio
"Racconto d'inverno"
Con il sorriso e il pianto di tutta una vita
di Ghost Writer
(Addio)
I
«Maledetti
il cielo e la terra»
disse lui, con tono sommesso.
«Maledetti noi»
rispose lei, con il cuore in tumulto. «E maledetto
l'amore che ci ha condotti a questo punto», sospirò
lui, mentre lei aggiunse sottovoce: «Con l’illusione
che potesse durare».
Un velo di malinconia sfiorava il viso di Paola che, per trattenere il
pianto, si mordeva il labbro, mentre lui, guardando l’orizzonte tra i fiori
dei mandorli appena sbocciati al primo raggio di sole, chiosò: «E
maledetto il rimpianto che ci tormenta».
Con queste parole sconsolate stava per chiudersi l’incontro di due giovani,
preparato in fretta e pensato per trascorrere alcune ore insieme, e forse
per non lasciarsi più. Si guardavano muti, il capo appena inclinato sotto il
peso di una trepidazione nuova. Le mani si cercavano e si intrecciavano
tremanti, desiderose di quel tepore che li aveva riavvicinati dopo tempo, ma
che ora sembrava già in procinto di dissolversi.
In quella tiepida giornata d’inverno, il quattordici febbraio, si erano dati
appuntamento in un campo appena fuori città per un frugale pic-nic
all’aperto, romantico e singolare, perfetto per brindare alla festa degli
innamorati, lontani da sguardi indiscreti. L’attesa era stata quasi
frenetica, ma il solo pensiero di un incontro così speciale non riusciva a
contenere l’apprensione per ciò che sarebbe stato.
Nel vano bagagli della macchina, allestito per l’occasione in un curioso
étagère, avevano riposto la teglia con il pesce preparato da uno chef
del posto e un fresco e invitante “Colomba platino”, da poco
imbottigliato. Dall'autoradio risuonavano intanto le note di “Without
you” impreziosite dalla voce di Mariah Carey, diffondendo una
straziante malinconia.
Erano giovani, erano belli, si piacevano e si amavano, ma non bastava.
Sommersi dalla passione, non si accorgevano della tempesta che minacciava di
spazzarli via, né del pericolo che aleggiava intorno a loro. Si scoprivano
forti nell’amore che li univa, incuranti ancora degli ostacoli che lo
avrebbero sottoposto a dura prova.
Eppure decisero di non fermarsi, di scostare la preoccupazione del domani e
di godere di quegli istanti rubati di serenità. Del resto, il destino spesso
pretende una spinta per cambiare rotta. E quella spinta arrivò, ma non dal
coraggio, bensì dalla stanchezza: erano stanchi di amarsi a bocca chiusa, di
fingere di ignorarsi, di ripetersi che i battiti uditi all’unisono fossero
normali. Così, vollero interrogarsi per capire finalmente cosa fosse
accaduto tra loro di così emotivamente magnetico.
«Non so più come fare a
non dirtelo - esordì Ninì -
ma devo ammetterlo: ecco, di fronte a te c’è un uomo vinto, debole e
indifeso, come chi si innamora follemente, ma non sa spiegarselo».
Si chinò sulle ginocchia, le prese la mano, le chiese di chiudere gli
occhi e sussurrò: «Io ti amo, ti amo da sempre, di un
amore infinito, ti amo con la devozione di chi non teme il tempo, con la
fedeltà di chi non chiede nulla in cambio se non il privilegio di pensare a
te e di guardarti ogni giorno. Ebbene, io mi domando e ti domando se i palpiti che mi si affollano dentro
mi faranno ritrovare il conforto perduto o se invece dovrò soccombere al primo cenno di disillusione».Le sue palpebre tremarono, ma non le aprì. Restò così, come se
volesse prolungare l’insolito monologo facendolo riecheggiare ancora una
volta per coprire il silenzio che appannava l’unicità del momento. Il calore
della mano di lei lo teneva ancorato a terra, aspettando una reazione.
Quando riaprì gli occhi, ancora sospeso tra la speranza e l’incertezza,
incrociò il sorriso consolante di Paola, il sorriso di chi sa già tutto,
ancor prima di te. Lei socchiuse gli occhi, come se volesse focalizzare
qualcosa di incredibile, il viso si illuminò e una minuscola ruga le
comparve a lato delle labbra, quella che sembrava scoprire le sue vere
intenzioni: «Ti ho sgamato; ecco perché mi stai addosso
da mesi!». Poi il sorriso si distese, finché non
divenne un liberatorio e sottinteso «L’avevo
sospettato! Ma volevo sentirtelo dire». Nient’altro.
Non servirono solenni proclami: gli accarezzò il capo, lo fece alzare e lo
scrutò.
Lui trattenne il respiro, incredulo e disorientato, come se il tesoro
custodito non fosse mai stato del tutto suo. Il naso di Paola si increspò e
un lampo di ammiccante malizia si fece largo sul suo profilo roseo:
«Adesso però voglio sapere di più: voglio assecondare l’audacia
di quest’uomo che è riuscito a suscitarmi una simile combinazione di
diffidenza e fascino. Voglio scoprire cosa nasconde la sua mente e sin dove
arriva la sua sincerità. Attento a te, però - gli intimò silente, con
piglio deciso - non è un invito, ma un avvertimento: non mortificare i
miei sentimenti!». Poi, quasi spaventata della sua
stessa indulgenza, ricompose i lineamenti del viso e, recuperata
un’intonazione calma e distaccata, lo affrontò: «Bene,
e quindi?».
L’eco di quella sfida gli raggelò il sangue. Ninì ripensò alla strategia
dialettica studiata davanti allo specchio, alle espressioni accuratamente
preparate per l’occasione; invece tutto sfumò in quell’unico, implacabile
interrogativo. Impietrito di fronte a lei, non trovò più cos’altro dire:
pronunciava discorsi sconnessi, si interrompeva, gesticolava nervosamente,
privato di ogni difesa, una catastrofe. Riuscì a riprendersi dopo un po’
favorito da un lungo ma faticoso sospiro, e a continuare: «È
stato quando ti ho rivista dopo anni, che mi sono accorto di essere stato
profondamente travolto da un’emozione che mi toglieva forza e sicurezza. Ma
non mi spiegavo perché. Tutt’intorno si svuotava, io restavo immobile e ti
guardavo mentre parlavi o sorridevi con quella stessa identica inclinazione
delle labbra che hai adesso. Inizialmente provavo l’effetto di un passato
che credevo sepolto e che invece mi crollava addosso con la severità di
un’accusa. Cercavo di dissimulare quell'ansito improvviso. Per anni mi ero
raccontato la bugia di averti dimenticato, ma la verità, vera e spietata,
era scritta nel ritmo accelerato del mio respiro: bastava un tuo solo
sguardo per privarmi di ogni riparo e lasciarmi, ancora una volta, fragile e
senza sollievo».
Lei ascoltava, lo guardava fisso, sembrava si fosse aperta una voragine da
cui stare a distanza per non precipitare. Sulle prime, le sue sembianze si
irrigidirono, congelate nel tentativo di arginare quel flusso emotivo così
spiazzante. La sua espressione non lasciava trasparire nulla: nessuna
sorpresa, ma anche nessuna irritazione, solo un timido, flebile battito di
ciglia, un discreto atto di resa che sciolse la tensione iniziale e diede
alla confessione di Ninì un cenno di intesa e la sensazione che la sua
preghiera d'amore non sarebbe rimasta inascoltata.
In quel momento scorse che anche Paola sentiva la stessa necessità di nuove
certezze, ora che le altre sembravano smarrite. E, perché no? Di qualcuno
che l’ascoltasse senza giudicarla o correggerla, qualcuno capace di
esaltarne il valore e le qualità, di stimolarla a esplorare altre mete. Ninì
sperava di essere quel qualcuno. Avrebbe voluto respingere quell’idea - in
fondo che diritto aveva di infiltrarsi nella sua vita? - ma quell’impulso
rischiava di soffocarlo; perciò, raccolto l’ultimo briciolo di coraggio
rimastogli, decise di farne finalmente un segreto condiviso a fior di
labbra.
«Allora, perché quella domanda così secca e tassativa?» ripeteva a
se stesso. Era sicuro di non esserle stato indifferente, di aver attirato la
sua attenzione, anche se con piccoli espedienti - apparentemente casuali e
privi di significato - solo per cogliere un accenno di interesse. Forse
dietro quella barriera c’era solo timore. Fece un passo indietro per non
sembrare troppo importuno, affermò imbarazzato e deluso: «E allora
niente. Ora lo sai. Non c'è un dopo, un progetto, non c’è un “quindi”, c'è
solo questa novità, ammesso che lo sia. Tutto qui».
II
Sembrava che tutto
fosse finito lì, ma l’amore non poteva essere del tutto tacitato: Paola era
bella, brillante, colta, sempre elegante e lui ne era orgoglioso. Lei era la
sua libertà di essere, il silenzio che gli parlava, la scintilla che lo
infiammava, il suo alito vitale; esprimeva sguardi e gesti che in un attimo
lui riusciva a trasformare in poesia.
Era tutto cominciato tra le pieghe del mattino: un amore clandestino,
custodito così bene da non sembrare reale, che si alimentava di sguardi
rubati e di frasi non dette e cresceva sempre di più, senza che se ne
potesse descrivere il modo, il perché o il quando: poteva solo essere
vissuto con l’anima.
Era piacevolmente istintivo conversare con lei di romanzi o di film recenti,
condividere testi di canzoni, versi di poesie, oppure semplicemente
confrontarsi sulle definizioni delle parole crociate. Davvero originale, ma
in quel miscuglio di questioni così in apparenza distanti tra loro non
c’erano strappi o forzature, né il bisogno di inventare frivole
conversazioni o riempire i vuoti con luoghi comuni. Ogni scambio verbale
avveniva con la spontaneità del respiro che alimentava il loro generoso
slancio, come se le loro menti avessero sempre parlato la stessa lingua,
senza rendersene conto. La versatilità degli argomenti, che poteva oscillare
con naturalezza da un libro a un cruciverba, svelava un modo genuino di
appartenersi. Misurarsi per risolvere la definizione complessa di un
cruciverba diventava il loro modo intimo di toccarsi senza sfiorarsi, una
complicità mentale che valeva più di un abbraccio.
Entrambi si muovevano l'uno verso l’altro senza fatica, completandosi con la
semplicità dell'acqua che trova il suo alveo e scoprendo che la parte più
difficile per loro diventava d’un tratto la più facile da abitare. Lei era
il giorno quando tutto torna a brillare, la risposta a un interrogativo
rimasto a lungo inascoltato, l'eco vibrante di un suono che lui non credeva
potesse esistere.
Non era ancora esclusa una reazione, che fosse negativa o indulgente; temeva
tuttavia che, nell’uno e nell’altro caso, lei si sarebbe allontanata. Ninì
era in lotta contro lo sgomento di essere rifiutato, convinto che avere
svelato la propria fragilità l'avrebbe reso ridicolo agli occhi della donna
che amava. Invece lei gli prese la mano e disse: «Io
sono qui e se sono qui è perché ho capito. Tu piuttosto dove sei stato
finora? Ti ho tanto aspettato!». Quella
rivelazione gli accese uno sconfinato entusiasmo e un senso di gratitudine
indicibile, perché comprese di non essere mai stato solo: Paola era lì, con
lui, per lui, sbocciata sin da prima nella stessa identica emozione. Allora
pensò: «Non la perderò, non oggi; non adesso che l’ho
trovata, anzi, mai più». La strinse forte a sé e così
qualsiasi spiegazione divenne superflua; gli aneliti densi di promesse
disciolsero i conflitti e i timori residui.
Non era più un desiderio, né semplice attrazione fisica: era il miraggio che
prendeva forma e sostanza. La guardava ridere e lui si estasiava; catturava
i suoi ragionamenti e se li scolpiva dentro. Era amore senza diritto di
replica, nascosto anche a se stesso, un fuoco ancora vivo sotto la cenere
per anni che ora divampava in un baleno, intenso e coinvolgente.
Come naufraghi si aggrapparono l'uno all'altra, cercando di ignorare il
dubbio perfido e assillante che torturava la coscienza doppiamente ferita
dal peso del rimpianto e dalla gravità del proibito. Si sentivano in colpa
verso il mondo, eppure quell’apprensione non alterava la felicità di
quell’istante; era il paradosso di un amore pulito e sincero vissuto
all'ombra del riserbo. Si domandarono se resistere o cedere alla seduzione
della ritrovata complicità, pronti tuttavia ad affrontarne le conseguenze.
Ebbero un istantaneo scatto di lucida follia e videro con chiarezza che
stavano per realizzare un sogno custodito da un’eternità, mai più
ripetibile.
«Se vuoi risalire in
superficie devi prima toccare il fondo»,
affermò Paola. «E
con te il fondo non mi fa paura. Lì sotto non c’è il buio: ci sei tu che mi
aspetti da tanto e risaliremo insieme». Con quella
riflessione volle testimoniare che anche una donna come lei, forte e
determinata, poteva accettare una sfida così difficile, ma solo perché era
sicura che ad accoglierla ci sarebbero state le braccia di Ninì. In un
attimo svanirono le esitazioni. Scese la quiete, l’uno si perse negli occhi
dell’altra, lievemente si sfiorarono e scoprirono che il loro amore era
ancora lì, tenace e cristallino, che invocava solo di essere assolto e
liberato.
Ninì le prese il volto tra le mani, accarezzò le sue guance, la guardò con
tenera e devota ammirazione, incantato dalla sua bellezza superba, sintesi
perfetta di grinta e dolcezza, di turbamento e pace. Non era solo armonia
esteriore, ma una presenza irresistibile che colpiva senza preavviso, una
vitalità che s’imponeva e dominava su ogni cosa. Eppure lei era una donna
reale e starle accanto significava trovarsi nel posto giusto. Il suo
contatto infondeva un senso di equilibrio capace di schiarire le oscure
vicende del passato.
Il suo intimo splendore si nascondeva nei dettagli che nessuno avrebbe
notato: il modo in cui le si increspava il naso o gli occhi che si
stringevano quando rideva di gusto erano frecce ipnotiche. La linea
vellutata del viso non mostrava alcuna tensione. La bassa attaccatura dei
capelli sulla fronte era un invito a baciarla e quel richiamo divenne
l'unica ragione di tutto. Si abbracciarono, si baciarono con dolcezza, poi
con ardore, con passione. Rimasero estranei a tutto il resto, staccati da
chiunque altro, e convinti che il loro amore fosse la sola scelta che
contasse veramente. In quel bacio si schiuse il loro universo, dove nulla e
nessuno avrebbero potuto raggiungerli. Fu il cedimento delle ultime
resistenze e il riscatto di un’occasione ormai sfumata che riemergeva dal
passato più potente che mai.
Le loro labbra si trovarono finalmente unite dopo un lungo esilio. Ma non
era un bacio da amanti; era la scoperta di un’affinità ideale, negata anni
prima davanti al negozio di famiglia, la fiamma ardente che cancellava dalla
memoria la delusione di un pomeriggio sbagliato. Rimaneva solo il sapore di
un’eclissi totale che oscurava un’intera esistenza di silenzi, di freni
asfissianti e vincoli routinari. In quel respiro le ore di
sofferenza erano ben ripagate, le lacrime versate trovavano la loro sintesi:
il compenso - benché tardivo - di un errore che chiedeva o perdono o
castigo. Non esistevano soluzioni diverse: solo quel bacio, per provare a
riscrivere le leggi del destino.
Ma la tempesta non dava tregua. Impetuosi flutti minacciavano la loro barca
ormai prossima alla deriva e sotto quei marosi anche la fiducia prese a
vacillare. Si chiesero allora quanta energia rimanesse per duellare contro
l’abisso o se non fosse più prudente invocare l’approdo in terraferma.
Ridestandosi in quel campo di mandorli, Ninì spezzò l'indugio: «Ci
penseremo domani» disse con un tono rassicurante, ma
che non ammetteva obiezioni. «Per intanto gustiamoci il
dentice, finché è ancora caldo». Era il suo modo per
scacciare la paura del domani, un tentativo disperato di fermare il tempo
dentro il perimetro di quel picnic.
Tornò il sorriso, la voglia di scherzare, l’appetito e la curiosità di
assaggiare quel piatto che prometteva di essere saporito. E così si
adagiarono per rendere onore a quel pesce che, pur avendo un aspetto
invitante, cominciava a diventare quasi invadente. Mangiarono di gusto e,
brindando tra un tintinnio e l'altro, erano come sperduti in una dimensione
magica, in un angolo di cielo variopinto, tra nuvole stinte e fulminei
bagliori, e non smisero di guardarsi.
I raggi ancora obliqui del sole si riflettevano sull’erba e illuminavano il
volto di Paola, esaltandone la bellezza. E come un proiettore da teatro che,
focalizzato sulla figura del protagonista, ne magnifica ogni minimo
movimento espressivo, ma lascia il resto del palco sprofondato nel buio,
così lei rappresentava l'unica verità abbagliante sull’infelice ribalta
della vita.
Assorbito da quella visione, Ninì riusciva a enfatizzarne ogni sfumatura: il
riflesso acceso sui suoi capelli, la curva calda e leggera delle sue labbra
morbidamente dischiuse e persino quel moto d'ansia che a volte le incupiva
la fronte. Tutto attorno sbiadiva, mentre persino la platea precipitava
nell'oscurità, ingoiata completamente. Non esisteva che Paola, nitida e
bellissima, sotto quel fascio di luce solare così assoluto da scatenare in
lui perfino una fitta di incolpevole gelosia.
III
«Credo
che avremo un’estate stupenda, -
osservò lei - il clima promette bene», quasi a
voler sviare il vero motivo dell'incontro, pur sapendo che non era
evitabile.
La guardò rapito e pensò: «Per me oggi è estate, è
autunno, inverno, primavera. Dentro di me oggi si sono scatenate le potenze
della natura e niente potrà più piegarmi. Sono più forte di prima; con lei
ho tutto e non ho bisogno d’altro». Ma non rispose.
«Ninì!
- cercò di scuoterlo - non pensi che questo inverno sia più tiepido che
in passato?».
«Sì, gioia mia, è vero!
- sussultò lui - Quest’anno
sembra che la primavera si sia svegliata in anticipo. Il tepore, i fiori,
gli insetti di campagna, la natura stessa appare più rigogliosa del solito,
come se volesse celebrare il miracolo del nostro amore. L'aria è così densa
di profumi e colori da stordire anche i sensi».
L’emozione vissuta insieme e quel sentimento saldo e puro, mai provati
prima, li accompagnarono come un'eco lontana, immaginando come sarebbe stata
diversa la loro vita se solo il fato fosse stato meno crudele. Un sottile
sussulto del vento riempiva i loro cuori di attese e di sogni, mentre le
mani continuavano a cercarsi furtivamente, quasi per caso.
Si coglievano ancora il rancore e il rimpianto di quell’occasione persa e la
volontà di rimediarvi, magari tornando indietro nel tempo, agli anni in cui
avevano avuto l’unica possibilità di conoscersi e di amarsi liberamente. Non
era stata la distanza, né lo sguardo amabile, ma severo, di Paola;
l’indifferenza - più alta di qualsiasi muro - li aveva tenuti separati per
lungo tempo. «La sorte avversa era
dietro l’angolo: ha voluto punire duramente la mia stupida superbia
tracciando per noi sentieri opposti»,mormorò Ninì sottovoce.
«Sono cosciente dell’errore commesso. Ma un dio invisibile mi
ha rovinato addosso una condanna talmente pesante da negarmi anche il
diritto di rimediare e riscattarmi». Guardando i
mandorli in fiore ribadì: «Maledetti ricordi.
E maledetta la presunzione che mi ha fatto credere di poter fare a meno di
te. Avremmo potuto...».
«Avremmo potuto
- lo interruppe lei - costruire un futuro tutto nostro, essere tanto
felici insieme; sarebbe stato meraviglioso smettere di cercarsi per iniziare
a ritrovarsi, per sempre. Pensa come sarebbe stato davvero divertente anche
invecchiare l’uno accanto all’altra», sorrise
sardonica. «Adesso cosa ci resta? Un dentice
freddo e una canzone che non ci apparterrà mai, anche se, quando
l’ascolteremo, ci strapperà l’anima. Eccodove ci ha
portato il tuo orgoglio».
Lui non replicò. Abbassò il capo e il pensiero scivolò a un pomeriggio di
anni prima, quando la vide per la prima volta, vicino al negozio di
famiglia: gli era passata davanti, sul marciapiede antistante. Lei lo guardò
soltanto un istante, forse si accorse del suo disinteresse. La sua piccola
mano era ben stretta e protetta da quella grande del padre. Tra i flutti dei
lunghi capelli nero corvino, che le sfioravano appena le spalle, emerse un
segno di tenue chiusura, un’espressione accigliata, di impercettibile
distacco.
Rammentò che, appoggiato allo stipite, credeva essere il ras del
quartiere; conduceva un'adolescenza agiata, fatta di arrogante spavalderia e
di facili conquiste femminili. Guardandola, azzardò una riflessione da
stupido e presuntuoso adolescente qual era: «Quanto è
antipatica quella ragazza; non le farei mai la dichiarazione».
Ma la seguì per un po’ con gli occhi, distrattamente, fino a quando lei non
sparì in fondo alla strada senza voltarsi, attenuando appena il suo orgoglio
offeso. Quale fosse il motivo di questa incomprensibile e ingiustificata
antipatia, che ancora lo tormentava, non l’avrebbe mai saputo. Avvertiva
però una penosa afflizione per quell’immagine disciolta nella memoria, il
frammento di un’eco sospesa nel nulla. Forse lei avrebbe potuto strapparlo
al gelido sconforto, guidandone i passi su un sentiero meno impervio e più
luminoso. L’insofferenza - soprattutto per una persona che non si conosce -
non era altro che un’assurda difesa, una inutile barricata. In quel caso, si
ergeva contro una misteriosa e giovane donna che, con il suo candido
portamento, lo aveva tanto intimidito. Avrebbe dovuto scendere dal suo
“piedistallo”, avvicinarsi e dirle anche solo "Ciao". Forse sarebbe
bastato per vederle fiorire un sorriso. Ma era stato un breve attimo e il
cervello di Ninì ancora più lento: non si era salvato che il rimpianto di
quel soffocato scambio di sottintesi, di una dolce armonia emotiva, incapace
di esprimersi. Chissà cosa avrebbe potuto germinare … forse … e se ...? «Avevi un atteggiamento
da gradasso - lo riprese lei -
che mi fece arrabbiare». Un fugace indizio di
genuino malumore le attraversò il viso. «Arrabbiare! -
ribadì - Non tanto perché mi aspettassi qualcosa da te, quanto
perché avrei voluto che mi spiegassi il motivo di quello strano
risentimento. E invece...». «Invece restai impassibile, simulando
di guardare altrove», rispose impietosamente lui. Forse aveva
esagerato, ma volle comunque il suo perdono. Per camuffare il suo puerile
imbarazzo, con lo slancio e la devozione di chi nutre un grande amore,
l’abbracciò ancora, con la promessa che non l’avrebbe mai più ferita. Paola
si lasciò andare e appoggiò la testa sul suo petto, colta dal sottile
fremito di quei ricordi che il loro passato non riusciva a esprimere, ma
neanche a dimenticare. Il tempo trascorso si era assunto il ruolo di custode
di segreti e di rimpianti, troppo scottanti per essere rivelati.
IV
I lamentosi rintocchi
di una campana lontana scandivano gli ultimi minuti rimasti. L’ineluttabile
ritorno a casa li attendeva al varco, come un verdetto definitivo. Si
stringevano ancora più forte, con rinnovata passione, mentre lui aspettava
un cenno, un gesto, qualcosa che potesse cambiare ciò che sembrava ormai
scritto; ma vide solo delle lacrime appena trattenute. Lei si staccò
lentamente e una malinconica quiete, più eloquente di mille discorsi,
s’impadronì dei suoi pensieri. Sembrava smarrita, ripensava a quel suo mondo
che aveva costruito pezzo dopo pezzo come un solido mosaico, consapevole
però che era incompleto. Non riusciva più a dire nulla: capiva che evitando
di parlare ancora forse avrebbe impedito il crollo di quei tasselli ben
incastonati nel tempo.
Ninì avvertiva l’addensarsi della rassegnazione, che lentamente offuscava la
trepida speranza. Era il timore che qualsiasi altra ostinata supplica
sarebbe stata vana - se non persino nociva - dinanzi alla sofferenza della
sua amata. Eppure una parte di sé credeva ancora che un alito di vento
potesse dileguare quella triste caligine, svelando finalmente la verità
autentica e lacerante che entrambi cercavano di domare.
All’improvviso l’esasperazione di Paola esplose: il disincanto soffocato
fino ad allora squarciò il silenzio, per poi spegnersi in una resa. «Insomma,
ora cosa vuoi da me?» chiese perentoria. «Io non me la sento di
gestire due vite in contemporanea!», sbottò, scaricandosi di dosso quel
macigno che le opprimeva il respiro. «Una è già un casino, figuriamoci
due. E poi, che ne sarebbe di noi? Di quello che abbiamo costruito? Non
posso mettere tutto in “stand-by” e vivere in una bolla».
Le sue parole erano un fiume in piena. Ninì le si avvicinò, la strinse a sé
e, rincuorandola, le disse risoluto: «Ma no, amor mio, non due, ma una
sola vita condurremo: la nostra, solo la nostra, fantastica e straordinaria,
alla luce del sole. Il resto non conta più. Io sono qui, con te e, ti giuro,
ci sarò sempre. Andremo avanti uniti, io e te, contro tutto e tutti. Sarà
una vita favolosa, credimi, niente e nessuno potrà dividerci», le
ripeté stringendola a sé in un abbraccio avvolgente.
Nel suono caldo e deciso del suo giuramento d'amore eterno, così intenso e
sincero, mai conosciuto prima, Paola si sentì smarrire: c’era così tanto
ardore tra le sue braccia da sopportare persino quel freddo scoramento che
le serrava il petto. Eppure, quella sensazione inebriante non le impedì di
avvertire la vertigine dell'incompiuto: una dolcezza così assoluta che
rischiava di incrinare il precario equilibrio delle sue certezze. Fu un
attimo di lacerante e luminosa chiarezza: si abbandonò all’abbraccio,
desiderando di cristallizzare quella promessa prima di esserne travolta. Poi
intuì quanto avrebbe potuto soffrire per difenderla nel tempo.
Trattenne il fiato, indecisa e combattuta tra la voglia irrefrenabile di
cedere a quella stretta e la coscienza che le raccomandava di resistere; non
voleva vedere franare l’universo dei suoi giorni, anche se il cuore
l’avrebbe condotta altrove. Si ritrasse però quasi subito, come per timore
che quell’emozione potesse diventare così indispensabile da non riuscire più
a privarsene. «No, non può essere, è
pura follia, - urlò sconvolta
- un dono celeste che ci è negato; dobbiamo rassegnarci, prima che sia
troppo tardi». «Dunque ho fallito, ho perso»
- sbigottì incredulo Ninì. «Avevo poggiato la mia anima vivida e
pulsante nelle tue mani, ma è spirata nel vuoto della tua indifferenza. Ti
avevo offerto la promessa di un amore assoluto e tu rispondi con il fatuo
riflesso di un’effimera avventura senza futuro». «No, ti prego, non
ferirmi più di quanto io non lo sia già. Non hai fallito, Ninì; non pensare
di essere stato sconfitto. Sappi che sei riuscito ad aprire in profondità il
mio cuore e lì, in un angolo nascosto che resterà per sempre soltanto tuo,
potrai ascoltarne i battiti ogni volta che ti penserò. Devi renderti conto
che non stiamo discutendo di un gioco di fuochi che all’alba svanisce, ma di
una svolta radicale che d’un tratto ci proietterebbe in una dimensione
ignota. Che fine faranno i sentimenti, le fatiche e le sicurezze che ci
hanno sostenuto finora? Resteranno lì, immobili, apparentemente
consenzienti, ma pronti a insidiare tra noi l’incubo di avere imboccato la
strada sbagliata».
In un istante la realtà le apparve più chiara: non poteva seguire Ninì.
Rinunciare a tutto quanto aveva costruito era un azzardo che la sua
razionalità le impediva di compiere. Il senso di responsabilità di cui si
nutriva senza sosta era per lei un fattore condizionante irrinunciabile.
Aiutata da un sorriso timido e dimesso, abbandonò la sua mano e lentamente
si allontanò. Lui avrebbe voluto trattenerla, ma la lasciò andare, sapendo
che quello sarebbe stato l'ultimo incontro. Un sospiro di cocente
rassegnazione li separò senza pietà, ma non smisero di scambiarsi uno
sguardo disperato, a suggellare la consapevolezza che nessun’altra soluzione
era praticabile. Intanto, come una feroce ironia, risuonava tutt’intorno
"I can't live, if living is without you". Corse senza fermarsi, le lacrime a rigarle il viso. Giunta a casa,
rimase a lungo in preda a mille interrogativi, fino a quando non si persuase
che l’unica scelta logica era di riprendere la vita normale, più stabile e
meno turbolenta; ma senza le emozioni vissute in quelle ore indimenticabili,
non avrebbe mai provato cos’era amarsi anche solo con l’anima.
La notte, gelida e impenetrabile, unico testimone di un sogno impossibile,
l’avvolse nel suo manto stellato per custodirne l’immagine.
FINE
Ghost Writer
Nota della Redazione: Ghost Writer è lo pseudonimo di un nostro affezionato
lettore. Il cuore del racconto è autentico (cantava Mina: "non
so spiegarti che il nostro amore appena nato è già finito");
tutto il resto, compresi i nomi dei personaggi, è solo colore e fantasia. Il
contesto ambientale, l’incontro, lo scambio dei sentimenti e la separazione
sono intessuti di libere ricostruzioni e suggestioni narrative.
Comune.
"Un'estate a colori" per i bambini: aperte le iscrizioni in biblioteca
Locandina
L'Amministrazione comunale
di Grotte ha programmato "Un'estate a colori": diverse attività per
il periodo estivo; una serie di iniziative rivolte specificamente ai
bambini di età compresa tra 6 e 11 anni, con l'obiettivo di
offrire percorsi ricreativi e formativi durante i mesi di vacanza scolastica.
(Locandina)
Il piano delle attività prevede quattro aree tematiche principali: i
laboratori creativi per sviluppare la manualità, le attività di gioco e
sport per favorire il movimento, i laboratori di musica e teatro, e infine
percorsi dedicati a colori e fantasia.
Tutti questi laboratori si svolgeranno presso la sede della Biblioteca
comunale.
Le iscrizioni sono possibili dal 3 al 10 giugno 2026. Per
partecipare, è necessario effettuare l'iscrizione presso la Biblioteca
comunale.
La raccolta preventiva delle adesioni serve per conoscere in anticipo il
numero esatto dei partecipanti e consentire una gestione logistica adeguata
di tutte le attività in calendario.
Iniziative.
Il 500° della fondazione di Grotte: Joseph Anthony Tulumello e la
genealogia nel villaggio globale
Guarda il video
In vista del 2027, anno in cui la comunità di Grotte celebrerà il
500° anniversario della sua fondazione, l'Amministrazione comunale e
diversi studiosi sono già al lavoro per onorare questo storico traguardo.
Presso la biblioteca comunale del paese il giornalista Carmelo Arnone
ha coordinato un'intervista con due figure chiave di questo percorso di
riscoperta: l'esperto e appassionato di genealogia Joseph Anthony
Tulumello e il prof. Pietro Cipolla(guarda il video).
Al centro del colloquio il "Progetto Famiglia Ancestrale di Grotte" e il
valore del recupero delle radici storiche per i migliaia di grottesi sparsi
nel mondo.
Università.
Auguri alla dott.ssa Caterina Bellavia, per la sua laurea
Dott.ssa Bellavia
Con i genitori
Lo scorso giovedì 28
maggio 2026 la dott.ssa Caterina Bellavia ha concluso il proprio
percorso di studi universitari conseguendo la laurea in Scienze
dell'Educazione e della Formazione (classe L-19) presso l'Università
Pegaso, ottenendo la votazione massima di 110/110 con lode. La
Dottoressa ha discusso un project work incentrato sul tema
dell'educazione e dello sviluppo nella prima infanzia, con un'attenzione
specifica alla fascia di età compresa tra i zero e i sei anni.
(La dott.ssa Caterina Bellavia con i genitori)
L'elaborato,
che ha avuto come relatrice la prof.ssa Elisabetta Lucia De Marco
nell'ambito dell'insegnamento di Letteratura per l'infanzia, si è sviluppato
a partire da una traccia precisa: "Il ruolo della lettura per l'infanzia
nello sviluppo sensoriale e relazionale del bambino: un percorso di scoperta
ed inclusione". Da questo quadro teorico prende forma il titolo del
project work (denominazione che sostituisce la tesi): "Mani in gioco,
occhi in storia: estetica e didattica dei mediatori non verbali per
un'infanzia inclusiva".
Il lavoro analizza e rivaluta l'impiego della letteratura nei primi anni di
vita, proponendo un superamento della concezione tradizionale che riduce il
libro a mero intrattenimento o a semplice supporto per l'apprendimento del
linguaggio parlato. Nello studio condotto per il corso di laurea, la
dottoressa Bellavia ha esaminato l'oggetto-libro come una frontiera
metodologica fondamentale per i servizi educativi, soffermandosi sulle
potenzialità dei libri tattili, dei silent book (i libri senza
parole) e degli albi illustrati d'autore. In questo modo il volume viene
analizzato come un mediatore non verbale e sensoriale in cui il racconto non
passa solo attraverso l'ascolto, ma richiede di essere toccato, manipolato
ed esplorato con lo sguardo e con le dita. L'esperienza estetica e artistica
si trasforma nel canale principale con cui i bambini decodificano la realtà
circostante e strutturano il proprio pensiero.
La scelta di questo specifico ambito di indagine risponde a una precisa
necessità pedagogica riscontrata nei servizi per la prima infanzia: la
definizione di una progettazione che sia realmente accessibile a tutti.
Strumenti come i libri sensoriali e gli albi illustrati permettono di
superare le barriere linguistiche e comunicative, poiché l'accesso alla
narrazione non dipende dalla conoscenza della parola o della lingua. Questo
approccio si rivolge in modo uniforme all'intero gruppo, includendo i
bambini con disabilità sensoriali, coloro che presentano bisogni educativi
speciali e i minori di origine straniera che stanno ancora apprendendo i
codici della lingua locale. La metodologia proposta evita la creazione di
percorsi separati, offrendo invece lo stesso oggetto-libro a tutta la classe
e consentendo a ciascuno la lettura secondo le proprie personali abilità.
In questa fase della crescita, il corpo costituisce lo strumento primario
per la conoscenza del mondo. Come si legge nelle conclusioni dell'elaborato
scritto dalla neo-laureata: "Attraverso la grammatica dei sensi e la
poesia della materia, il libro-oggetto cessa di essere un manufatto per
divenire uno spazio di incontro e di libertà, dove ogni mano che sfoglia ed
ogni occhio che esplora partecipano attivamente alla costruzione di una
cittadinanza consapevole, capace di leggere non solo le pagine, ma la
complessità del mondo intero".
Al termine di questo importante percorso formativo e accademico, la nostra
Redazione formula i migliori auguri alla neo-dottoressa Caterina Bellavia
per il raggiungimento di questo traguardo, con l'auspicio di un futuro
professionale ricco di soddisfazioni e di scoperte nel settore educativo. Le
più vive congratulazioni anche ai genitori, Enzo e Giovanna, che
hanno sostenuto Caterina in questa esperienza di studi.