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Giugno 2026

 

28/06/2026

Agrigento. Ha aperto la Fattoria Valle dei Templi; un nuovo spazio tra agricoltura e archeologia

 

Panoramica della Fattoria Valle dei Templi
Panoramica

Venerdì 26 giugno ha aperto al pubblico la Fattoria Valle dei Templi (vedi il sito ufficiale), un'azienda agricola biologica e agroecologica che si trova all'interno del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, area riconosciuta come patrimonio mondiale UNESCO e iscritta, dal 2025, nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico.

Panoramica della Fattoria Valle dei Templi
(Panoramica della Fattoria Valle dei Templi)

L'azienda si estende su oltre 20 ettari ed è stata realizzata dalla società “Terre del Barone Srl”, con un progetto che ha reso nuovamente accessibile al pubblico un territorio agricolo storico che per molti anni era rimasto chiuso, creando un luogo in cui convivono le coltivazioni, la ricerca scientifica, l'archeologia e la ristorazione. I visitatori possono camminare all'interno di una terra coltivata da millenni, scoprendone la storia e le attività produttive attuali.
Il progetto ha permesso di recuperare e valorizzare diverse strutture dell'architettura rurale e beni archeologici diffusi sul territorio. Tra questi ci sono antichi casolari e il baglio storico della tenuta, un acquedotto greco tuttora visibile nei campi, una chiesa rupestre bizantina e alcune tombe risalenti all'età del ferro.
Il pubblico può accedere liberamente alla struttura e muoversi attraverso cinque sentieri pedonali che attraversano i campi e le aree naturali. Lungo i percorsi sono stati allestiti tredici punti di interesse con pannelli che spiegano l'archeologia, la botanica, la storia della campagna e le ricerche in corso.
Durante la visita si passa tra coltivazioni biologiche di olivi, mandorli, agrumi, orti e seminativi. Per quanto riguarda la ristorazione, la struttura dispone dell’Agrifast-Food, che offre due opzioni: un servizio al tavolo con menù fisso all'interno del Baglio e un servizio self-service sulla terrazza panoramica.
La Fattoria Valle dei Templi funziona anche come centro di sperimentazione all'aperto: nei campi sono attivi programmi scientifici dedicati alla tutela dell'agrobiodiversità del Mediterraneo e alla conservazione delle piante tipiche siciliane, portati avanti insieme a università e istituti di ricerca.
Il modello economico scelto collega la produzione alla tutela del luogo: una parte dell'incasso delle consumazioni alimentari viene infatti utilizzata per finanziare le attività scientifiche della tenuta, sostenendo così la biodiversità e il paesaggio rurale.
La struttura è aperta tutti i giorni, con ingresso libero e gratuito. L'area è esclusivamente pedonale; dal parcheggio è disponibile un servizio gratuito di trenino elettrico per raggiungere la fattoria
. Per offrire ai visitatori un'esperienza ancora più piacevole durante le calde giornate estive e permettere di vivere la magia della Fattoria nelle ore più fresche della giornata, Fattoria Valle Dei Templi modifica i propri orari di apertura.
Dall'11 luglio al 31 agosto, la Fattoria sarà aperta tutti i giorni dalle ore 18.00 alle ore 23.30.
L'ultima partenza del trenino è prevista alle ore 24.00, per consentire a tutti di concludere la visita in un'atmosfera suggestiva
. 
  
Redazione
28 giugno 2026 
  


 

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28/06/2026

Politica. Decio Terrana: "Un milione di visitatori conferma che la cultura è il motore del futuro della Sicilia"

 

Decio Terrana
Decio Terrana

"Il nuovo straordinario traguardo raggiunto dal Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, che per il quarto anno consecutivo supera il milione di visitatori confermandosi tra i dieci luoghi della cultura più visitati d'Italia, rappresenta un motivo di orgoglio per tutti i siciliani e la dimostrazione concreta di quanto investire nella cultura significhi investire nel futuro della nostra terra". Così dichiara l'on. Decio Terrana, coordinatore regionale dell'Unione di Centro in Sicilia.
"Agrigento non è soltanto una delle culle della civiltà mediterranea, ma è oggi il simbolo di una Sicilia capace di trasformare la straordinaria ricchezza del proprio patrimonio storico, artistico e archeologico in sviluppo economico, turismo di qualità, occupazione e crescita dei territori - prosegue l'Onorevole -. I risultati conseguiti in questi anni, insieme agli importanti investimenti destinati alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali dell'Isola, dimostrano che la cultura può e deve rappresentare uno dei principali motori dello sviluppo della Sicilia".
"Come coordinatore regionale dell'Udc Sicilia ritengo sia necessario proseguire con determinazione lungo questo percorso, sostenendo ogni iniziativa finalizzata alla salvaguardia delle nostre bellezze, alla promozione dei siti culturali e al rilancio delle comunità locali. La Sicilia custodisce un patrimonio unico al mondo e ha il dovere di valorizzarlo sempre di più, trasformandolo in una risorsa stabile e duratura per le future generazioni. La Valle dei Templi è il simbolo della nostra identità, della nostra storia e della nostra capacità di guardare al futuro. Agrigento - conclude l'esponente politico - continua a dimostrare che la cultura non rappresenta soltanto memoria, ma costituisce un autentico volano di sviluppo, capace di rafforzare il prestigio internazionale della Sicilia e di creare nuove opportunità di crescita per l'intera comunità"
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Redazione
28 giugno 2026
  


 

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27/06/2026

Attività. Premio "Scala dei Turchi - Dina Russiello": a Roma i primi riconoscimenti; a luglio la seconda tappa a Realmonte

 

Premio "Scala dei Turchi - Dina Russiello": a Roma i primi riconoscimenti; a luglio la seconda tappa a Realmonte
Partecipanti

La quinta edizione del Premio Letterario "Scala dei Turchi - Dina Russiello" ha preso il via lo scorso lunedì 23 giugno a Roma, nella Sala degli atti parlamentari. L’iniziativa, nata per promuovere la cultura e la letteratura legate alla Sicilia, quest'anno presenta una formula divisa in due parti per far conoscere la zona di Realmonte e della Scala dei Turchi su scala nazionale.

Premio "Scala dei Turchi - Dina Russiello": a Roma i primi riconoscimenti; a luglio la seconda tappa a Realmonte
(Premio "Scala dei Turchi - Dina Russiello" 2026 a Roma)

In apertura lo scrittore e fondatore del premio Pascal Schembri ha ringraziato la Regione Siciliana per il patrocinio, con una menzione all’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana guidato dall’assessore Francesco Paolo Scarpinato e dal vicario Gilberto Marchese Ragona.
Schembri ha spiegato lo scopo del progetto, strettamente legato alle sue origini e alla volontà di aiutare la crescita culturale del proprio paese: "Il premio nasce dall’idea che mi è stata suggerita quando due anni fa la Fondazione 'Leonardo Sciascia' mi propose di donare i miei libri. Accettai l’invito e durante la serata donai alla fondazione i miei primi 50 libri. Da questo omaggio concretizzai l’idea di lasciare qualcosa al mio paese e così nasce l’'Associazione Casa del Libro - Pascal Schembri' con il Premio Letterario 'Scala dei Turchi - Dina Russiello'".
Il fondatore ha anche ricordato il valore affettivo della Scala dei Turchi, luogo in cui ha conosciuto la moglie Dina Russiello, a cui il premio è co-dedicato.
Grazie al supporto del senatore Raoul Russo, il programma del 2026 si sviluppa in due momenti distinti. Il primo si è svolto a Roma, presso la Biblioteca Giovanni Spadolini del Senato della Repubblica, dove sono stati consegnati riconoscimenti a scrittori siciliani e figure della cultura italiana. Tra questi, due premi alla memoria sono andati a Pippo Baudo e Lando Buzzanca, volti noti dello spettacolo scomparsi nell'ultimo anno. Un altro momento di forte commozione ha riguardato la consegna del premio alla memoria di Felice Vaccaro, giovane presidente del Consiglio Comunale di Realmonte prematuramente scomparso, ritirato dal padre Salvatore Vaccaro.
La serata romana è stata introdotta dai saluti del senatore Russo e condotta dalla giornalista e docente Stella Camelia Enescu, affiancata dall'attrice Mariella Sapienza nel ruolo di madrina. Le due conduttrici hanno presentato i premiati e letto le motivazioni dei vari riconoscimenti. Tra il pubblico e i partecipanti erano presenti diverse personalità tra cui Anna Fendi, Conny Caracciolo, Manuela Mari, Gianluigi Rossi, Bartolomeo Casu, la conduttrice Rai Vira Carbone, il senatore Antonio Razzi, Maria Monsè, Eleonora Altamore, Frank Amore e Zina Ben Salem.
I riconoscimenti per la scrittura sono stati assegnati a Carmelo Sardo, Gaetano Savatteri, Irman Cusenza, Maria Malucelli e Alfonso Campisi. Premi speciali sono andati al professor Gianfranco Lizza e alle professoresse Katia Ranieri (che ha letto una sua poesia) e Lucia Russiello. A Barbara Alberti è stato conferito il Premio d’Onore, mentre Laura Mazza e Maria Vincenza Palmieri hanno ricevuto i Premi Speciali alla Carriera.
Dopo la cerimonia i circa cinquanta partecipanti si sono ritrovati per un momento di condivisione e un apericena presso un ristorane locale, chiudendo l'incontro con un brindisi all'attività organizzativa di Schembri e con l'intenzione di rinnovare il progetto per la sesta edizione nel 2027.
La seconda parte del programma si sposterà in Sicilia: l'incontro successivo è previsto per il 23 luglio alle ore 19.30 al Teatro Costabianca di Lido Rossello, in provincia di Agrigento, con uno spazio dedicato in particolare ai poeti e agli scrittori emergenti
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Redazione
27 giugno 2026 
  


 

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27/06/2026

Iniziative. La sezione FIDAPA di Racalmuto celebra stasera la "Candle Night"

 

La sezione FIDAPA di Racalmuto celebra stasera la "Candle Night"
Invito

La sezione di Racalmuto della FIDAPA - BPW Italy (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari) ha organizzato la tradizionale “Candle Night”, conosciuta in Italia come “Cerimonia delle Candele”. L'appuntamento per le socie è fissato per questa sera, sabato 27 giugno 2026, a Racalmuto presso il locale "U Jardinu".

La sezione FIDAPA di Racalmuto celebra stasera la "Candle Night"
(Invito)

L'invito è esteso alle destinatarie e ai loro gentili consorti da parte della Presidente della sezione locale, Angela Maria Giglia. La comunicazione ufficiale diffusa dalla sezione riporta una frase che racchiude lo spirito dell'iniziativa: “La luce delle candele non è solo splendore: è incontro, è ascolto, è bellezza che unisce”.
La FIDAPA BPW Italy è un'associazione italiana composta da circa diecimila iscritte e divisa in circa trecento sezioni su tutto il territorio nazionale. Rappresenta la componente italiana della IFBPW (International Federation of Business and Professional Women), una rete internazionale nata nel 1930 che unisce donne lavoratrici in tutto il mondo. La federazione non ha scopi di lucro e persegue obiettivi legati alla valorizzazione delle competenze femminili nelle arti, nelle professioni e nel settore degli affari. Si propone inoltre di incoraggiare le donne a una partecipazione attiva nella vita sociale, amministrativa e politica, lavorando per rimuovere le discriminazioni e favorire la collaborazione globale.
La Cerimonia delle Candele, o Candle Night, è il momento ufficiale più importante e simbolico della vita di questa associazione. Attraverso il gesto di accendere progressivamente diverse candele, le socie celebrano idealmente l'unione e la condivisione con tutte le donne della federazione sparse nei cinque continenti. Ogni candela accesa rappresenta una nazione o un gruppo specifico di professioniste e simboleggia l'ascolto reciproco, la solidarietà e l'impegno comune per i diritti e l'emancipazione femminile nel mondo
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Carmelo Arnone
27 giugno 2026 
  


 

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26/06/2026

Ricerca. Il dott. Carmelo Morgante relatore alla conferenza internazionale EUROMED 2026, in Marocco

 

Carmelo Morgante
Carmelo Morgante

Il dott. Carmelo Morgante ad EUROMED 2026
In Marocco

Il dott. Carmelo Morgante ha tenuto una relazione sull'innovazione tecnologica durante la conferenza internazionale EUROMED 2026, organizzata dalla European Desalination Society a Marrakech - in Marocco - dal 22 al 25 giugno 2026.

Il dott. Carmelo Morgante ad EUROMED 2026
(Il dott. Carmelo Morgante ad EUROMED 2026)

È stato un onore essere stato invitato dalla European Desalination Society a tenere un discorso sull'innovazione alla conferenza EUROMED a Marrakech, Marocco”, a dichiarato Morgante.
La relazione presentata a Marrakech, intitolata "Il mio percorso: dopo il Premio per l'Innovazione", ha riassunto le tappe principali di un'attività scientifica che si sta sviluppando all'estero; attualmente il dott. Morgante lavora come assegnista di ricerca (Postdoc) presso il dipartimento di Chimica e Bioscienze dell'Università di Aalborg, in Danimarca.
Il suo percorso professionale è caratterizzato da diversi risultati scientifici e riconoscimenti legati al settore della desalinizzazione dell'acqua.
Ha ricevuto il premio "Young Water Professional Awards 2025", il premio DWF promosso dalla sezione danese della International Water Association (IWA) dedicata ai giovani professionisti. In merito a questo traguardo, Morgante ha sottolineato come la dedizione per la desalinizzazione lo spinga a voler contribuire al settore idrico danese, auspicando che simili iniziative possano stimolare l'entusiasmo di altri giovani talenti.
L'Università di Aalborg lo ha pubblicamente riconosciuto come una figura emergente nel settore, conferendogli l'attestato di "Rising Star in Desalination 2025" per il valore delle sue ricerche e per il loro potenziale impatto sui futuri progressi del settore.
Il gruppo di ricerca di cui fa parte (composto anche da Vittorio Boffa, ⁠Samraj Mollick e Morten Smedskjær) lavora al progetto MagNaGLASS, incentrato sul recupero del magnesio dall'acqua di mare e dalle salamoie con l'obiettivo di trasformare i materiali di scarto in risorse economiche. Per questo lavoro il team ha ottenuto due importanti sussidi economici: la borsa di studio "AAU Proof of Concept Grant" e il finanziamento "InnoExplorer Grant".
All'interno della presentazione sono stati evidenziati i contributi editoriali di Morgante; tra questi, lo studio sul recupero selettivo di minerali dall'acqua di mare tramite strutture vetrose speciali a scambio ionico, pubblicato sul Journal of the American Chemical Society (JACS), e una panoramica globale sulle tecnologie all'avanguardia per l'idratazione dell'acqua pubblicata sulla rivista internazionale Desalination.
Il dott. Carmelo Morgante ha conseguito la laurea triennale e la laurea magistrale in Ingegneria Chimica e dei Processi presso l'Università degli Studi di Palermo. Presso lo stesso ateneo italiano ha completato nel 2024 il dottorato di ricerca in Ingegneria Chimica, Ambientale, Biomedica, Idraulica e dei Materiali, concentrandosi sul recupero di risorse di valore dalle salamoie di desalinizzazione attraverso un approccio basato sull'economia circolare.
Durante il suo percorso accademico ha svolto periodi di ricerca e collaborazioni all'estero presso la TU Delft nei Paesi Bassi, l'Università Politecnica della Catalogna a Barcellona e la stessa Università di Aalborg. Da agosto 2025 si è trasferito stabilmente in Danimarca per lavorare come Postdoc all'interno del Dipartimento di Chimica e Bioscienze della Aalborg University, nello specifico nella sezione dedicata ai materiali disordinati (Section of Disordered Materials). Le sue competenze e i suoi filoni di ricerca attuali riguardano principalmente lo sviluppo di tecnologie innovative a membrana, i processi di desalinizzazione, l'ingegneria chimica e il trattamento delle acque reflue industriali
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Carmelo Arnone
26 giugno 2026 
© Riproduzione riservata.
  


 

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26/06/2026

Scuola. "L'esame di terza media lo si affrontava da soli"; di Olga Daina

 

Olga Daina
Olga Daina

Esami di 3^ media
Esami

Premetto che sono cresciuta negli anni in cui l’esame di terza media lo si affrontava da soli. Arrivavamo accompagnati solo dai compagni e, finito tutto, si andava insieme a mangiare un gelato. Nessun papà, nessuna mamma. Non perché fossero poco affettivi, ma perché era così, almeno al mio paese era così.
E quando uscivano gli esiti finali, bastava una pacca sulla spalla. Finiva lì. Senza commenti, senza altro. Era concluso il tuo percorso
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Esami di 3^ media
(Esami - Immagine di repertorio)

Oggi, per carità, ben vengano i festeggiamenti: fiori, spumante, tutta la parentela. Non posso obiettare, anche perché sono la prima a commuovermi quando, dopo tre anni lunghi, devo lasciare i miei ragazzi e le mie ragazze. Li ho visti crescere.
La cosa su cui vorrei mettere l’accento è il voto.
In queste ultime 48 ore stanno uscendo gli esiti finali degli esami, pubblicati direttamente sul registro elettronico. E questo non ti permette di vivere l’evento con tutta la classe.
Io ricordo ancora l’attesa dietro il cancello, mentre aspettavamo che il bidello (sì, ai tempi si chiamava così) o un insegnante appendesse fuori i famosi “quadri”. Tutti ci accalcavamo per sbirciare tra le teste, cercare il nostro nome e capire se l’esito fosse positivo. Sì, perché ai miei tempi si bocciava anche alla terza media.
Oggi invece si attende a casa, seduti comodi. Nel momento in cui escono i voti iniziano subito i commenti, i gruppi WhatsApp si intasano.
È raro vedere un alunno o un’alunna davvero contento, e non da meno i genitori. Il voto è sempre più basso delle aspettative. Il valore che si dà ai voti oggi non c’entra niente con quello che gli davamo noi ai nostri tempi.
Ho visto 8 sottovalutati. Ho visto 9 commentati con un “dai, figlia mia, tu non sei un numero”. Ho visto piangere per un 10 perché mancava la lode.
E premetto anche questo: da anni alle scuole medie - oggi scuole secondarie di primo grado - non si boccia più. I voti si sono alzati parecchio.
Per questo consiglio a tutti i genitori: ascoltate bene durante i ricevimenti, leggete con attenzione i voti durante l’anno. Ricordate che prima del voto finale ci sono già 4 valutazioni: intermedio di novembre, I quadrimestre, intermedio di marzo, II quadrimestre.
Rendetevi conto che dai vostri figli non potete aspettarvi cose fantascientifiche rispetto al percorso dei tre anni.
Dietro una valutazione ci sono 10/11 docenti che, tantissime volte, arrotondano il voto sempre a favore dell’alunno o dell’alunna.
Il mio consiglio è un altro.
Non dite: “Tu non sei un voto, sappiamo quanto vali” ecc. Lasciate stare.
Abbracciate forte vostro figlio o vostra figlia e… buone vacanze
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Olga Daina
26 giugno 2026 
© Riproduzione riservata.
  


 

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25/06/2026

Università. Auguri al dott. Gabriele Baldo, per la sua laurea magistrale

 

Auguri al dott. Gabriele Baldo, per la sua laurea magistrale
Dott. Gabriele Baldo

Auguri al dott. Gabriele Baldo, per la sua laurea magistrale
Con i genitori

Il polo di Agrigento dell’Università degli Studi di Palermo ha registrato la prima seduta di laurea per il Corso di laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria. Tra i primi studenti a conseguire il titolo in questa sede c'è Gabriele Baldo, giovane residente a Grotte da cinque anni insieme alla sua famiglia, composta dal padre Salvatore e dalla madre Giovanna Morreale, mentre gli altri parenti risiedono ad Aragona.

Auguri al dott. Gabriele Baldo, per la sua laurea magistrale
(Il dott. Gabriele Baldo con i genitori)

Nella giornata di martedì scorso, 23 giugno 2026, il candidato ha concluso il proprio percorso accademico discutendo una tesi in Docimologia dal titolo "Paura dell’errore, feedback ed uso della penna rossa. Un’indagine sulle percezioni di insegnanti e alunni della Scuola Primaria", con la supervisione della relatrice prof.ssa Leonarda Longo.
Accanto al lavoro di ricerca, il percorso ha previsto la presentazione della relazione finale di tirocinio, un'attività quadriennale svolta presso l’Istituto Comprensivo "A. Camilleri" di Favara e finalizzata a individuare e strutturare le competenze professionali sviluppate sul campo. L'attività di tirocinio è stata seguita dalla tutor coordinatrice, la prof.ssa Vincenza Abramo Falco.
Gabriele Baldo si è presentato davanti alla commissione con una media curriculare che lo collocava già a un punteggio di partenza di 110. A conclusione della discussione, la commissione d'esame ha assegnato la votazione finale di 110/110 e lode, aggiungendo formalmente i propri complimenti per la qualità del percorso di studi effettuato.
A Gabriele Baldo e ai suoi genitori Salvatore e Giovanna vanno le congratulazioni e i migliori auguri per il futuro professionale da parte della redazione di Grotte.info Quotidiano
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Redazione
25 giugno 2026 
  


 

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23/06/2026

Editoria. Aristotele Cuffaro a Valderice, per la rassegna letteraria "Al calar della sera - Libri e Autori"

 

Aristotele Cuffaro a Valderice, per la rassegna letteraria "Al calar della sera - Libri e Autori"
Locandina

A Valderice (in provincia di Trapani) prenderà il via la rassegna letteraria intitolata "Al calar della sera - Libri e Autori". Gli incontri, curati da Nino Barone, inizieranno il 25 giugno e proseguiranno sino al 6 agosto 2026, sempre alle ore 19.00, presso il Giardino Urbano "Le Terrazze di Mezzogiorno", situato a San Marco - Valderice.

Aristotele Cuffaro a Valderice, per la rassegna letteraria "Al calar della sera - Libri e Autori"
(Locandina)

La prima giornata, in calendario per giovedì 25 giugno, vedrà la presentazione del libro "Muzzicuna" - Poesie in siciliano, scritto da Aristotele Cuffaro e pubblicato da Edizioni Medinova. Il volume consiste in una raccolta di poesie in lingua siciliana provviste di testo italiano a fronte, una scelta editoriale finalizzata a mantenere intatta l'espressività del dialetto garantendone al contempo la piena comprensione. L'opera raccoglie riflessioni nate da esperienze vissute, alternando sentimenti di gioia, tristezza, amore e solitudine, e si arricchisce della prefazione di Tommaso Romano, dell'introduzione dell'attore Gianfranco Jannuzzo e dei disegni di Sergio Criminisi.
L'autore, Aristotele Cuffaro, è un operatore culturale, commediografo e attore nato ad Agrigento e residente a Grotte. Nel corso della sua attività ha fondato la compagnia teatrale e il premio intitolati a "Nino Martoglio". Ha scritto e interpretato diversi testi per il teatro, collaborando stabilmente con il Teatro della Posta Vecchia in produzioni come "Giufà, una vita da fiaba". Tra i suoi progetti si conta anche la realizzazione del telegiornale satirico "U Tiggì", oltre alla stesura di testi poetici che hanno ricevuto numerosi riconoscimenti
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Redazione
23 giugno 2026 
  


 

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23/06/2026

Iniziative. I bambini e le "Letture d'Estate", alla biblioteca comunale di Grotte

 

I bambini e le "Letture d'Estate", alla biblioteca comunale di Grotte
In biblioteca

Nei locali della Biblioteca comunale "M.L. King" di Grotte, nel pomeriggio di lunedì 22 giugno 2026, i bambini dai 6 ai 10 anni hanno preso parte a un'iniziativa culturale intitolata "Letture d'Estate".

I bambini e le "Letture d'Estate", alla biblioteca comunale di Grotte
(Attività in biblioteca)

Durante la prima parte del pomeriggio, tra le ore 17.00 e le ore 18.30, i piccoli partecipanti hanno ascoltato la lettura del libro "L'onda", un testo incentrato sui temi del mare e della natura. Successivamente i bambini sono stati coinvolti in un laboratorio creativo incentrato sul lavoro di fantasia e sulla manualità.
L'attività, organizzata dall'Assessorato alle Politiche giovanili e alla Famiglia del Comune di Grotte, prevedeva l'accesso a numero chiuso per un massimo di venti partecipanti, previa prenotazione.
L'assessore Giusy Minneci ha espresso un ringraziamento ai bambini per la partecipazione e agli adulti presenti che hanno supportato lo svolgimento delle attività, definendo la biblioteca comunale come un punto di riferimento per lo sviluppo, l'apprendimento e la collaborazione sul territorio
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Redazione
23 giugno 2026 
  


 

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23/06/2026

Finanziamenti. Bando regionale per le associazioni giovanili: stanziati 2,8 milioni di euro; istanze entro l'8 luglio

 

Bando regionale per le associazioni giovanili

Il Comune di Grotte rende noto che la Regione Siciliana ha pubblicato un avviso pubblico intitolato "Iniziative Territoriali e Reti di Collaborazione", incentrato sul sostegno e sullo sviluppo delle nuove generazioni. L'obiettivo della misura è la creazione e il consolidamento di legami sul territorio in grado di inserire i giovani nelle scelte pubbliche e nella crescita delle realtà locali, rendendoli soggetti attivi del proprio domani.

Bando regionale per le associazioni giovanili

La possibilità di presentare le proposte è indirizzata alle associazioni giovanili senza scopo di lucro che risultino costituite da almeno 36 mesi e che abbiano all'interno del proprio organico oltre il 50% di membri con meno di 36 anni. Le realtà interessate possono avanzare la propria candidatura anche unendosi in un gruppo che comprenda Comuni, Consulte giovanili, istituti scolastici ed enti del Terzo settore.
I progetti proposti devono rivolgersi a una platea di giovani tra i 14 e i 35 anni (ovvero che non abbiano ancora compiuto i 36 anni) residenti, impegnati nello studio o occupati in Sicilia. Ciascun piano di lavoro dovrà svilupparsi lungo un arco di tempo compreso tra i 6 e i 12 mesi.
Il bilancio complessivo messo a disposizione a livello regionale è pari a 2.819.269,00 euro. Per ogni singola proposta che riceverà l'approvazione, è prevista l'assegnazione di un contributo economico che non potrà essere inferiore a 50.000,00 euro e non potrà superare il tetto massimo di 70.000,00 euro.
Le associazioni che desiderano aderire devono inviare tutta la documentazione necessaria tramite posta elettronica certificata all'indirizzo dipartimento.famiglia@certmail.regione.sicilia.it. Il termine ultimo per l'invio è stabilito per l'8 luglio, seguendo i passaggi indicati nel testo del bando.
I chiarimenti sull'avviso, l'elenco completo dei criteri richiesti e i modelli ufficiali da compilare sono reperibili sulla pagina internet della Regione Siciliana: https://www.regione.sicilia.it/la-regione-informa/politiche-giovanili-oltre-28-milioni-promuovere-iniziative-territoriali-sociali.
L'Amministrazione comunale, rappresentata dal sindaco Alfonso Provvidenza e dall'assessore alla Famiglia e alle Politiche giovanili Giusy Minneci, esorta le associazioni attive sul territorio a collaborare tra loro e a presentare le proprie proposte per la crescita della comunità locale
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Redazione
23 giugno 2026 
  


 

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22/06/2026

Ambiente. Venerdì ecologico per la raccolta straordinaria di indumenti; il 3 luglio

 

Venerdì ecologico per la raccolta straordinaria di indumenti
Locandina

Prosegue a Grotte l’iniziativa legata alla gestione dei rifiuti e alla tutela del decoro urbano. Venerdì 3 luglio 2026 i residenti del Comune di Grotte avranno a disposizione un servizio straordinario per lo smaltimento dei vecchi indumenti. L'Amministrazione comunale ha programmato questa attività per andare incontro alle esigenze pratiche della cittadinanza e per contrastare in modo diretto l'abbandono dei rifiuti sul territorio locale.

Venerdì ecologico per la raccolta straordinaria di indumenti
(Locandina)

Per consentire il corretto conferimento dei materiali, un furgone dedicato alla raccolta rimarrà fermo in un punto fisso del paese, in Via Seminerio (nei pressi del Campo Sportivo), dalle ore 09.30 alle 11.30. Sul posto sarà presente un operatore per coordinare le operazioni di consegna.
Per usufruire del servizio i cittadini dovranno rispettare alcune regole precise e obbligatorie per motivi organizzativi e di controllo:
- il servizio è riservato esclusivamente ai residenti nel Comune di Grotte;
- gli abiti dovranno essere inseriti unicamente in sacchi trasparenti;
- non saranno accettati in alcun modo indumenti confezionati all'interno di sacchi neri
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Redazione
22 giugno 2026 
  


 

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22/06/2026

Attualità. "L'Europa precipita all'indietro prima dell'Illuminismo"; di Raniero La Valle

 

Raniero La Valle
Raniero La Valle

Raniero La Valle, giornalista e intellettuale, è stato direttore de «L’Avvenire d’Italia» e più volte parlamentare.

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Paradossalmente la telefonata con cui Trump ha buttato fuori dal campo la Meloni, è quella in cui maggiormente si manifesta l’affinità tra i due e la somiglianza tra l’idea della politica quale oggi è praticata in America e quella prevalente in Italia, se non la cifra comune tra l’una e l’altra delle politiche che tutte insieme stanno portando il mondo alla rovina.
Come ha detto il celebre prof. Jeffrey Sachs nel suo recente discorso al Parlamento europeo sulla “Geopolitica della pace”, “il sistema politico americano è un sistema di immagini. È un sistema di manipolazione dei media ogni giorno. È un sistema di pubbliche relazioni. Si potrebbe avere un presidente che fondamentalmente non funziona e avere quella persona al potere per due anni che anche si candidi per la rielezione”, e continuare così, come era successo con Biden quando era già “fuori di testa”.
È quello che fotografa il siparietto tra Trump e Giorgia Meloni. Questa pensa che un’istantanea con Trump da piazzare sul circuito mediatico la mostrerebbe come protagonista, Trump vorrebbe, per stare al suo linguaggio, che non gli rompesse le scatole, lei insiste e lui concede.
Per Trump è solo una smorfia in più, per la presidente del Consiglio è il G7, è il successo della politica estera italiana, il proclama della riconciliazione tra Unione Europea e Stati Uniti.
Con un buffetto sulla guancia tutto è passato: la guerra sui dazi, la diserzione europea nella guerra d’ordinanza contro l’Iran, fino al “fuck Europa” di Ucraina memoria (parola di Victoria Nuland). Peccato che dietro ci sia la sostanza di politiche perverse.
Nello stesso giorno il Parlamento europeo ha pensato bene di approvare, con una maggioranza scandalosa che comprende perfino i “popolari europei”, un editto sulla pulizia etnica, in volgo detta oggi “remigrazione”, che consiste nell’istituzionalizzazione europea dell’idea che ci siano esseri umani, ivi compresi i bambini, che possono essere arrestati senza aver commesso alcun reato e deportati in celle di Paesi che non conoscono nemmeno, che non sono scelti da loro né sono i loro Paesi d’origine, una specie di pattumiera d’Europa in cui scaricare quelli che nel lessico della nuova politica italiana sono stati chiamati “carichi residui”.
Così la rassomiglianza tra Europa e Stati Uniti torna ad essere perfetta: nell’America di nuovo “grande” del MAGA vige la deportazione di massa, tanto che come racconta Marco Damilano nel bellissimo libro che ha scritto andando a indagare sulle origini americane di papa Leone, a san Bernardino, in California, le porte della cattedrale sono chiuse, si entra solo da una porticina secondaria, per salvare gli immigrati ispanici dalle irruzioni della polizia, la famigerata ICE trumpiana; in Europa si decide che gli stranieri colpiti da una decisione di rimpatrio, se non se ne vanno subito (o “immediatamente”) possono essere arrestati, così da prevenirne la fuga o il rischio per la sicurezza e potranno restare imprigionati fino a 24 e anche 30 mesi, per essere deportati in un Paese “terzo” che, per soldi, accetti di essere trasformato in prigione.
In alternativa al “trattenimento”, gli intrusi non europei potranno eventualmente essere sottoposti a misure quali una garanzia finanziaria o il monitoraggio elettronico, ormai d’uso nella “società della sorveglianza”.
Per attuare queste procedure le autorità potranno ricorrere a perquisizioni delle persone, delle abitazioni o di altri locali pertinenti, nonché al sequestro di effetti personali e dispositivi elettronici.
Anche questo pare sia un successo della politica estera meloniana, il nuovo “modello Italia”.
Che vergogna
.
Per l’Europa è come arrivare nuda alla meta: spogliarsi della sua civiltà e della sua storia, così esaltata dai volenterosi che la armano per la prossima guerra con la Russia, prenotata per il 2030 (“ReArm Europe”).
Vuol dire tornare a quella “hybris” delle origini, quando l’Europa si accorse di non essere la sola al mondo, e “scoprì” l’America, e quello che ancora non si chiamava “genocidio” lo fece con gli Indios, persuasa che non avessero un’anima: fu Francisco De Vitoria, dall’Università di Salamanca. che dovette spiegarle che l’anima ce l’avevano.
Anche delle donne si dubitava, e forse lo si dubita ancora, se viene revocato il delitto di femminicidio, che alla lettera significa che uccidere una donna non è più un reato; potrebbe essere infatti un danno collaterale del diritto all’onore (Codice Rocco).
Non sono solo fantasmi del passato, se in quell’America latina finalmente scoperta, all’età dei generali e della teologia della liberazione, vigeva il principio che “matar a un cura non es reato”, uccidere un prete non è reato, come si è visto con mons. Romero, i gesuiti dell’Università di san Salvador e innumerevoli altri.
In Europa tornare ai tempi precedenti all’illuminismo, significa abrogare tutto un processo antropologico e giuridico che va dall’”habeas corpus”, che non si sa nemmeno cos’è, tanto è latino, al Cesare Beccaria “dei delitti e delle pene”, alle Costituzioni postbelliche delle Repubbliche democratiche, al “diritto penale minimo” di Luigi Ferrajoli, alla civilissima riforma delle carceri del nostro Mario Gozzini ai tempi della Sinistra indipendente.
Torna la domanda di papa Francesco al Parlamento europeo: “Dove vai Europa?.
Ed ora la Commissione che rappresenta i vescovi europei ricorda che "la migrazione non è semplicemente una questione di procedure, statistiche o gestione delle frontiere. Riguarda esseri umani: donne, uomini e bambini, ognuno dei quali possiede una dignità inviolabile che deve rimanere al centro di ogni decisione politica".
Fortuna che a presentarsi oggi così è l’Unione Europea, non è ancora tutta l’Europa. Ci manca l’Ucraina, l’impero del bene. Ed anche la Russia, l’impero del male.
  
  
Raniero La Valle
22
giugno 2026
  

 

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22/06/2026

Politica. "Vuoi farti fare una foto?"; di Giuseppe Castronovo

 


Meloni e Trump

Una riflessione del dott. Giuseppe Castronovo sulla diatriba Trump/Meloni.

Meloni e Trump

Vuoi farti fare una foto?

 Dott. ssa Elly
salvi l’Italia dall’ira funesta
dell’american trumpista
che sull’Italia si abbatte già.
Dì loro di far pace
di mettersi in posa e di cantar:
“Ho comprato una Kodak
che non appena la tocco… tac
gira la molla, fa uno scatto,
e ti tira fuori un ritratto.
Vuoi farti fare una foto?
Vuoi farti fare una foto?
Io metto a fuoco é già venuta.
Vuoi farti far una foto?
L’Italia tutta è in festa”
.
     

 

   

Giuseppe Castronovo
(gcastronovo.blogspot.it)
  

 

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20/06/2026

Politica. "L'incidente diplomatico tra Meloni e Trump racconta qualcosa di più profondo"; di Enzo Napoli

 

Enzo Napoli
Enzo Napoli

Trump e Meloni
Trump e Meloni

L'incidente diplomatico tra Meloni e Trump racconta qualcosa di più profondo e preoccupante sulla situazione del nostro Paese.
È fin troppo scontato prendere atto dell'errore della Presidente del Consiglio nel fidarsi di un personaggio inquietante come il tycoon americano o indignarsi per come l'ha trattata.
Pochissimi sottolineano il fatto che da decenni, eccezion fatta per Mario Draghi, i leader italiani, di destra e di sinistra, hanno cercato legittimazione vantandosi dei rapporti personali con questo o quel leader internazionale, come se la politica estera italiana potesse essere più o meno autorevole in ragione della simpatia o dell'amicizia con i potenti della terra
.

Trump e Meloni
(Trump e Meloni)

La personalizzazione e la leaderizzazione della politica, nascondono l'insidia assai pericolosa della fragilità umana ed evidenziano la marginalità e l'inconsistenza del nostro Paese nello scenario globale.
La pagliacciate di Berlusconi ai vertici internazionali e le sue ospitate nelle ville in Sardegna, le foto ricordo di Renzi, Conte, Salvini e le battute sulla Meloni ci dicono quanto scarsa sia la considerazione di cui godono i nostri governi all'estero.
Qualcuno ricorderà l'aneddoto che riguarda la risposta di Giulio Andreotti ad un diplomatico statunitense che lamentava i continui cambiamenti delle compagini di governo in Italia: "Non dovete preoccuparvi di quello che succede sulla nostra scena politica. I governi in Italia cambiano ogni anno, ma i treni per Bruxelles e per Washington partono sempre dallo stesso binario e con gli stessi macchinisti".
È questo il punto: oggi non c'è più una classe dirigente degna di chiamarsi tale. È un affollarsi di personaggetti di basso livello, capitati sul palcoscenico della politica nazionale in virtù degli umori e delle circostanze del momento, ma privi delle fondamenta che derivavano da partiti strutturati e solidi.
Per quanto umiliante possa essere il trattamento ricevuto dalla nostra Presidente del Consiglio, la situazione non sarebbe cambiata di molto se, al suo posto ci fosse stato Conte o peggio ancora la Schlein.
Per ricostruire il Paese, bisognerebbe ricostruire la politica, ritrovare classi dirigenti con la schiena dritta, disposte a non vendersi per una manciata di likes o un posto di governo, che dicano la verità senza ricorrere a slogan e copioni scritti da altri, di circondarsi di persone capaci e non mediocri adulatori e servi
. 
  
Enzo Napoli
20 giugno 2026 
© Riproduzione riservata.
  


 

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20/06/2026

Iniziative. Arte diffusa nel centro storico: pittura e musica nei vicoli con la Casa d'Arte Pina Mazzara

 

Arte diffusa nel centro storico: pittura e musica nei vicoli con la Casa d'Arte Pina Mazzara
Locandina

La Casa d'Arte Pina Mazzara APS (Via Santa Rita n. 7, Grotte) organizza una manifestazione di pittura estemporanea e arte diffusa all'interno del centro storico di Grotte. L'iniziativa, a ingresso libero e aperta a tutti i cittadini, si sviluppa come un'attività collettiva priva di finalità competitive, pensata per chi desidera esprimersi attraverso il disegno e la pittura. Sabato 4 luglio 2026, dalle ore 18.00, le strade e gli spazi del quartiere antico si trasformeranno in un laboratorio a cielo aperto.

Arte diffusa nel centro storico: pittura e musica nei vicoli con la Casa d'Arte Pina MazzaraArte diffusa nel centro storico: pittura e musica nei vicoli con la Casa d'Arte Pina Mazzara
(Locandina)

I partecipanti possono scegliere autonomamente una postazione o un angolo caratteristico del centro per avviare la propria produzione artistica, lavorando dal vivo a diretto contatto con l'ambiente circostante.
L'invito è esteso sia ai pittori e disegnatori, sia ai visitatori che desiderano passeggiare per osservare le persone all'opera.
L'organizzazione lascia ai partecipanti la libertà di utilizzare le proprie tecniche preferite. Chi intende prendere parte attiva alla giornata deve presentarsi con la strumentazione personale necessaria alla realizzazione dei propri elaborati.
È richiesto di portare con sé supporti cartacei o tele (come ad esempio blocchi per acquerello o sketchbook), unitamente a colori, matite, carboncini e ai relativi cavalletti da terra o da tavolo.
Per agevolare lo svolgimento delle attività, l'associazione mette a disposizione alcuni cavalletti di supporto; la prenotazione di questi strumenti è possibile contattando i numeri telefonici della segreteria: 338.1477137 oppure 328.6229355.
In alternativa è attivo l'indirizzo di posta elettronica ufficiale info@casadartepinamazzara.it.
L'iniziativa prevede inoltre una dimensione interattiva e multidisciplinare: tramite la scansione del codice QR presente sulla locandina ufficiale e sui materiali informativi della Casa d'Arte, il pubblico può consultare una mappa dettagliata (clicca qui) per seguire l'itinerario e rintracciare la dislocazione delle persone sul territorio.
Lungo le vie e all'interno dei cortili lo spazio rimane aperto anche alla partecipazione spontanea di musicisti, invitati a suonare i propri strumenti per accompagnare lo svolgimento della manifestazione, favorendo così lo scambio culturale, il brindisi e la conversazione tra i presenti
.     
  

Carmelo Arnone

20 giugno 2026
© Riproduzione riservata.
                 


 

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20/06/2026

Volontariato. Avis Grotte: il bilancio della 16^ giornata e le date delle prossime donazioni

 

Avis Comunale di Grotte OdV
AVIS Grotte

Nel pomeriggio dello scorso mercoledì 17 giugno 2026, si sono svolte le attività di raccolta sangue presso il Punto di Raccolta dell’Avis Comunale di Grotte OdV (vedi il sito ufficiale), nella sede di Via Francesco Ingrao n. 92/94. Si è trattato della 16^ giornata di donazione dall’inizio dell’anno, programmata per dare un supporto continuativo al Centro Trasfusionale di Agrigento.

Avis Comunale di Grotte OdV
(Avis Comunale di Grotte OdV, sito ufficiale)

Al termine della sessione pomeridiana i responsabili dell’associazione hanno reso noti i dati definitivi relativi all’affluenza e alle procedure eseguite. Nel dettaglio, le verifiche e i prelievi effettuati dal personale sanitario hanno registrato i seguenti risultati: 10 donazioni effettive di sangue; 1 prima donazione in assoluto; 5 accertamenti di idoneità e pre-donazioni; 2 controlli medici annuali per i donatori periodici.
Il Presidente dell’Avis Comunale di Grotte, Pietro Zucchetto, ha espresso una valutazione positiva sullo svolgimento dei lavori, definendo gli esiti della giornata conformi alle necessità e manifestando piena soddisfazione per l’apporto costante garantito alla struttura ospedaliera provinciale.
L’attività di raccolta proseguirà nei mesi successivi secondo la programmazione stabilita per l'anno 2026.
L'apertura della sede per i prelievi è fissata in modo regolare durante tutte le seconde e le quarte domeniche di ogni mese. A queste date domenicali si aggiungono alcuni turni pomeridiani infrasettimanali, previsti nelle seguenti giornate di mercoledì: 22 luglio, 19 agosto, 16 settembre, 28 ottobre, 18 novembre e 23 dicembre 2026.
È sempre possibile ricevere maggiori informazioni o prenotare la donazione chiamando i numeri 320.4434713 oppure 377.0974739.
L'associazione rammenta che la partecipazione dei cittadini è fondamentale per mantenere i livelli di approvvigionamento ematico necessari e invita la cittadinanza a presentarsi per le prossime scadenze. Ulteriori dettagli sono disponibili sul sito ufficiale dell'AVIS Comunale di Grotte
(vedi il sito ufficiale).     
  

Carmelo Arnone

20 giugno 2026
© Riproduzione riservata.
                 


 

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19/06/2026

Comune. Convocato il Consiglio comunale in seduta ordinaria per lunedì 22 giugno alle ore 18.30

 

Aula consiliare "Antonio Lauricella"
Aula consiliare

L'adunanza del prossimo Consiglio comunale di Grotte, convocato in seduta ordinaria presso la sala consiliare del Comune di Grotte, su determinazione del presidente Angelo Carlisi, è stata fissata per lunedì 22 giugno, alle ore 18.30.
Sarà possibile seguire la diretta streaming sul sito ufficiale del Comune (clicca qui).

Verrà discusso il seguente ordine del giorno:

1) nomina scrutatori, lettura e approvazione verbali seduta precedente;

2) presa d’atto della Relazione annuale del Sindaco sullo stato di attuazione del programma ai sensi dell’art.17 L.R. n.7 del 26/08/92 come modificato dalla L.R. n.3 del 31/01/2023;

3)
approvazione del "Regolamento per la disciplina della diretta streaming e riprese audiovisive del Consiglio Comunale";

4) ratifica ai sensi dell'art. 175 - comma 4 - del TUEL, della deliberazione di Giunta Comunale n. 41 del 12/05/2026 "Variazione di bilancio ex art.175 d.lgs. 267/2000 e s.m.i.";

5) ratifica ai sensi dell'art. 175 - comma 4 - del TUEL, della deliberazione di Giunta Comunale n. 43 del 21/05/2026 "Variazione di bilancio ex art.175 d.lgs. 267/2000 e s.m.i.";

6) ratifica ai sensi dell'art. 175- comma 4- del TUEL, della deliberazione di Giunta Comunale n. 45 del 04/06/2026 "Variazione di bilancio ex art.175 d.lgs. 267/2000 e s.m.i.";

7) variazione di bilancio di previsione 2026/2028, ex art. 175 del D. Lgs. n.267/2000 - Applicazione avanzo di amministrazione 2025
.

Per quanto riguarda lo svolgimento dei lavori, se dovesse mancare il numero legale, la seduta sarà sospesa per un'ora. Se la situazione dovesse persistere anche alla ripresa, la riunione sarà rinviata al giorno successivo, alla stessa ora e con lo stesso elenco di argomenti, senza necessità di un nuovo avviso.
Tutti i documenti relativi alle proposte in discussione sono già stati depositati presso la Segreteria Comunale a disposizione degli interessati
. 
  

Redazione
19 giugno 2026 
  

 

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19/06/2026

Attualità. "Maturità: il monito di Saragat, un insegnamento straordinariamente attuale"; di Salvatore Filippo Vitello

 

Dott. Salvatore Filippo Vitello
Salvatore Filippo Vitello

Giuseppe Saragat
Giuseppe Saragat

Del mio esame di maturità non ricordo assolutamente nulla. Del resto sono passati ben cinquantuno anni e, benché la memoria sembri ancora conservare una discreta efficienza, il tempo rappresenta un oggettivo fattore di logoramento dei ricordi. Alcuni resistono tenacemente, altri svaniscono; e ancora oggi non siamo in grado di spiegare pienamente quelle misteriose alchimie che consentono a certe immagini, emozioni o episodi di attraversare indenni decenni di vita. Forse è inutile rincorrere ciò che non riaffiora più. Meglio cercare di recuperare da quel profondo pozzo della memoria i ricordi che ancora resistono.

Giuseppe Saragat
(Giuseppe Saragat)

Del periodo della mia maturità ricordo soprattutto il contesto sociale e politico. Erano anni attraversati da forti tensioni ideali e da una diffusa spinta alla partecipazione e alla protesta.
Anche noi giovani di estrazione cattolica, generalmente più moderati, vivevamo quella stagione con coinvolgimento e passione civile.
Esisteva una certa contrapposizione nei confronti dei ragazzi orientati a destra, che naturalmente ricambiavano nei nostri confronti gli stessi sentimenti.
Erano divisioni spesso nette, ma alimentate dalla convinzione, comune a molti, che la politica fosse qualcosa di importante e capace di incidere sul futuro del Paese.
Noi che ci riconoscevamo nell'arco costituzionale vivevamo con particolare partecipazione i valori della Costituzione e il significato della Festa della Liberazione.
Probabilmente è anche per questa ragione, quasi genetica per la mia generazione, che ho provato una sincera emozione leggendo l'estratto del discorso pronunciato da Giuseppe Saragat all'insediamento dell'Assemblea Costituente nel 1946, proposto quest'anno tra le tracce della maturità.
Ne riporto un breve passaggio: "Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano. Ricordatevi che la democrazia non è soltanto un rapporto fra maggioranza e minoranza, non è soltanto un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della Nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste; dove sono inumani, essa non è che la maschera di una nuova tirannide. ... Ma, oltre all'elaborazione delle leggi fondamentali dello Stato repubblicano, altri doveri vi sovrastano. In primo luogo quello di offrire al Paese, pur nelle necessarie e feconde divergenze, l'esempio della concordia e del più alto civismo. Poiché, più che dalle leggi scritte nei testi fondamentali, la democrazia diviene una realtà vivente ad opera del costume che si stabilisce fra gli uomini. ... Per diradare la grigia penombra da cui siamo circondati, leviamo sempre più alta la fiamma della libertà e della giustizia".
Sono parole che non conoscevo e che mi hanno profondamente emozionato. Al tempo stesso mi hanno suscitato una certa amarezza nel confronto con il presente.
Viene spontaneo chiedersi cosa eravamo e cosa non siamo riusciti a essere, quanto delle speranze e dell'impegno morale di quella generazione sia andato disperso lungo il cammino della Repubblica.
Quando osservo certa politica, nazionale e ancor più quella isolana, non posso fare a meno di percepire una distanza enorme rispetto al livello etico e ideale che emerge da quei discorsi.
Talvolta il confronto pubblico appare dominato da polemiche sterili, personalismi e linguaggi che poco hanno a che vedere con il senso delle istituzioni e con il servizio alla comunità.
Tuttavia questa constatazione non mi conduce al pessimismo né mi induce a ritenere che la politica, così come fu interpretata dai Padri Costituenti, sia definitivamente morta.
Non condivido le descrizioni apocalittiche di un declino senza rimedio.
Abbiamo un Presidente della Repubblica che continua a garantire, con sobrietà e rigore, il necessario equilibrio tra i poteri dello Stato.
Abbiamo istituzioni che, pur tra tensioni e contrapposizioni spesso aspre, continuano a rappresentare le diverse sensibilità espresse dagli elettori.
Abbiamo una magistratura che, nonostante evidenti problemi organizzativi e criticità non trascurabili, esercita la propria funzione in condizioni di autonomia e indipendenza.
Credo però che il messaggio più attuale del discorso di Saragat non riguardi soltanto l'architettura delle istituzioni democratiche. Il suo richiamo più profondo è quello all'umanità dei rapporti tra le persone.
Egli ci ricorda che la democrazia non vive esclusivamente nelle leggi, nelle procedure o negli equilibri costituzionali; vive anzitutto nel modo in cui gli esseri umani si guardano, si ascoltano e si rispettano reciprocamente.
È un insegnamento che appare straordinariamente attuale.
Viviamo in una società in cui la comunicazione è continua e immediata, ma non sempre favorisce la comprensione reciproca. I social network amplificano spesso il conflitto, la semplificazione e l'insulto.
La contrapposizione tende a prevalere sul dialogo e l'avversario viene troppo frequentemente considerato un nemico da delegittimare piuttosto che una persona con cui confrontarsi.
Lo stesso discorso vale nei rapporti tra gli Stati. In un tempo segnato da guerre, tensioni geopolitiche e crescenti rivalità economiche, il richiamo all'umanità conserva una forza sorprendente.
Nessuna pace duratura può essere costruita esclusivamente attraverso l'equilibrio delle forze o la deterrenza.
Ogni autentico percorso di pace richiede il riconoscimento della dignità dell'altro, la capacità di comprendere le ragioni altrui senza rinunciare ai propri principi e la volontà di mantenere aperti gli spazi del dialogo anche nei momenti più difficili.
Forse è proprio questo il monito che Saragat continua a rivolgerci a distanza di ottant'anni: la qualità della democrazia si misura prima di tutto dalla qualità delle relazioni umane.
Se sapremo custodire il rispetto, il senso della comunità, la solidarietà e la capacità di riconoscere nell'altro una persona e non un avversario da abbattere, allora la fiamma della libertà e della giustizia di cui parlava potrà continuare a illuminare il nostro cammino.
Ed è forse questa la ragione per cui quelle parole, oggi, non appartengono soltanto alla storia: parlano ancora al nostro presente e, soprattutto, al nostro futuro

  

Salvatore Filippo Vitello
19 giugno 2026
© Riproduzione riservata.
     

 

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19/06/2026

Iniziative. Convegno della Fidapa presso la Fondazione "Sciascia" su Artigianato e innovazione femminile

 

Convegno della Fidapa presso la Fondazione "Sciascia" su Artigianato e innovazione femminile
Locandina

Sabato 27 giugno 2026, alle ore 10.00, presso la Fondazione "Leonardo Sciascia" di Racalmuto, si terrà un convegno distrettuale intitolato "Mani che custodiscono, donne che innovano". L'incontro è organizzato dalle Past Presidenti delle sezioni Fidapa della provincia di Agrigento e si svilupperà a partire dal tema internazionale della F.I.D.A.P.A. BPW Italy - Distretto Sicilia per il biennio 2025-2027, guidato dalla presidente Ina Di Figlia: "Ispirare, Innovare, Trasformare: Insieme Plasmiamo un futuro sostenibile".

Convegno della Fidapa presso la Fondazione "Sciascia" su Artigianato e innovazione femminile
(Locandina)

I lavori si apriranno con i saluti delle autorità della Fidapa, tra cui la stessa presidente distrettuale Ina Di Figlia, Letizia Bonanno (Past Presidente Distretto Sicilia e Segretaria Nazionale Fidapa BPW Italy), Cettina Corallo (Past Presidente Nazionale) e Cettina Oliveri (Past Presidente Nazionale).
Seguiranno i contributi dei rappresentanti istituzionali e di categoria: Calogero Bongiorno (Sindaco del Comune di Racalmuto), Cinzia Leone (Assessore alla Pubblica Istruzione e Servizi Sociali del Comune di Racalmuto) e Maria Grazia Bonsignore (Presidente Nazionale Donna Impresa Confartigianato).
L'introduzione della giornata è affidata a Letizia Bonanno, mentre il ruolo di moderatrice sarà svolto da Angela Giglia, presidente della sezione Fidapa di Racalmuto.
Il programma prevede una serie di interventi specialistici volti ad analizzare il connubio tra tradizioni esecutive, impresa e riscatto sociale:
- Maria Rita Bonetta (Past Presidente della Sezione di Ravanusa - Campobello di Licata) affronterà il tema "Il ricamo tra arte e diritti";
- Rosalia Tatano (Referente Impresa e Innovazione del Distretto Sicilia e Past Presidente della Sezione di Cammarata - San Giovanni Gemini) analizzerà il comparto delle "Imprese femminili e Artigianato di qualità";
- Vincenza Scala (Presidente Donna Impresa Confartigianato Sicilia) interverrà spiegando come "In Sicilia il merletto è un’impresa possibile";
- Marisa Gagliano (Past Presidente della Sezione di Menfi) si concentrerà sulla dimensione psicologica e di reinserimento con una relazione su "Il valore terapeutico del cucito in Casa Accoglienza Donne Vittima di Violenza".
Una parte dei lavori sarà dedicata a interviste condotte da Lavinia Napoli (Past Presidente della Sezione di Canicattì), che metterà a confronto diverse esperienze produttive e associative della provincia:
- Maria Anna Bonaffini illustrerà l'attività dell'Associazione Ponkia, in un segmento curato da Valeria Fiaccabrino (Past Presidente della Sezione di Palma di Montechiaro);
- Wilma Greco Polito presenterà l'Associazione Bibliofilando, a cura di Linda Bottaro (Past Presidente della Sezione di Licata);
- Laura Nocito esporrà l'esperienza dell'omonima Azienda Nocito, a cura di Rosa Balsamo (Past Presidente della Sezione di Sciacca);
- Valerio Landri descriverà il progetto "Trame: L'officina dei Tessuti Viventi", a cura di Cettina Sala (Past Presidente della Sezione di Agrigento);
- Marisa Corsitto interverrà in uno spazio curato da Pia Giardina (Presidente della Sezione di Canicattì).
A integrazione dei lavori del convegno, all'interno degli stessi spazi della Fondazione "Leonardo Sciascia" si troverà un percorso espositivo interamente dedicato all'artigianato di qualità della provincia di Agrigento
. 
  
Redazione
19 giugno 2026 
  


 

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18/06/2026

Riconoscimenti. Il Premio Navicella d'Oro 2026 alla rivista "Gente di Fotografia"

 

Il Premio Navicella d'Oro 2026 alla rivista "Gente di Fotografia"
Cerimonia

Il Premio Navicella d'Oro 2026 alla rivista "Gente di Fotografia"
Locandina

La rivista "Gente di Fotografia" ha ricevuto il Premio Navicella d’Oro a Roma, nella cornice di Villa Celimontana; il riconoscimento è stato consegnato domenica 14 giugno, all'interno del Festival della Letteratura di Viaggio. Il direttore editoriale Franco Carlisi ha ritirato il premio esprimendo il proprio ringraziamento alla Società Geografica Italiana, a Cultura del Viaggio e al direttore artistico Antonio Politano per la scelta di premiare la testata.

Il Premio Navicella d'Oro 2026 alla rivista "Gente di Fotografia"
(Cerimonia di conferimento)

Carlisi ha definito il riconoscimento come il risultato di un percorso culturale basato su indipendenza, rigore e passione, condividendo il merito con i lettori e con tutti i collaboratori che negli anni hanno sostenuto la crescita della rivista.
Il tema centrale del Festival della Letteratura di Viaggio di quest'anno è il "Sud". Per "Gente di Fotografia", nata trent'anni fa in Sicilia, questa parola non rappresenta un'identità geografica o un insieme di stereotipi consolidati - come la lentezza o il fatalismo -, ma una vera e propria prospettiva culturale.
Secondo la visione della rivista, posizionarsi idealmente al Sud significa osservare i centri del sistema culturale da una distanza utile a evitare l'omologazione e i linguaggi visivi globali. Questo approccio, definito "sguardo meridiano", non dipende dalle origini geografiche dell'autore: un fotografo può adottarlo sia che operi a Milano o Berlino, sia che lavori a Palermo o Ragusa
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Il Premio Navicella d'Oro 2026 alla rivista "Gente di Fotografia"
(Locandina)

Da tre decenni la rivista propone la fotografia come uno strumento di conoscenza. Per questa ragione il comitato editoriale affianca al lavoro dei fotografi il contributo di figure come filosofi, sociologi, antropologi e studiosi, con l'obiettivo di arricchire il significato delle immagini e stimolare la riflessione del lettore.
In un contesto attuale caratterizzato da una produzione e da un consumo di immagini estremamente rapidi, "Gente di Fotografia" mantiene una linea orientata a valorizzare scatti complessi, che mettono in discussione le certezze e le narrazioni stereotipate.
In questo quadro si inserisce anche la decisione di continuare la pubblicazione su supporto cartaceo, considerata una scelta precisa per ridare tempo, memoria e stabilità alle immagini.
Franco Carlisi all'attività di fotografo affianca quella di regista e operatore culturale; direttore della rivista Gente di Fotografia, ha incentrato gran parte della sua ricerca visiva sulla realtà siciliana e mediterranea, indagando temi legati all'identità, alla memoria e alla condizione umana. La sua attività si distingue per la costante integrazione tra i diversi linguaggi della visione. Tra i suoi pregevoli lavori fotografici più noti ricordiamo il volume "Il valzer di un giorno", un viaggio documentario e antropologico nei matrimoni in Sicilia, che ha ricevuto numerosi riconoscimenti critici
.     
  

Carmelo Arnone

18 giugno 2026
© Riproduzione riservata.
                 

 

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17/06/2026

Servizi. Carte d'identità cartacee: salta la scadenza del 3 agosto; restano valide sino alla scadenza naturale, ma non per l'espatrio

 

Carte d'identità cartacee: salta la scadenza del 3 agosto
Carte d'identità

Le vecchie carte d'identità cartacee restano valide sino al giorno della loro scadenza naturale, quella stampata sul documento stesso. Il Governo ha modificato la precedente scadenza del 3 agosto 2026, stabilendo che i cittadini non devono correre con urgenza all'anagrafe del proprio Comune nei prossimi mesi per richiedere la Carta d'Identità Elettronica (CIE).

Carte d'identità cartacee: salta la scadenza del 3 agosto

La decisione è stata presa durante l'ultimo Consiglio dei Ministri. La nota ufficiale specifica che i documenti cartacei non ancora scaduti mantengono il loro valore per scopi precisi, in particolare nei rapporti con la Pubblica Amministrazione e con i gestori di servizi pubblici.
La proroga non è però totale. Simone Billi, deputato della Lega e presidente del Comitato per gli italiani nel mondo, ha precisato che la validità estesa dal Governo riguarda solo il territorio nazionale e i servizi pubblici, mentre non è valida per l'espatrio.
La progressiva eliminazione dei documenti cartacei deriva da un Regolamento europeo del 2019, che impone standard di sicurezza elevati contro le falsificazioni per tutti i cittadini dell'Unione. La vecchia tessera di carta non ha la zona di lettura ottica (la cosiddetta fascia MRZ, formata da tre righe di caratteri leggibili dai computer), un elemento ormai obbligatorio per i controlli e presente invece sulla CIE e sui permessi di soggiorno. Per questo motivo il passaggio al formato elettronico resta necessario.
In questi mesi gli uffici anagrafici di molte città hanno registrato lunghe code e attese, tanto che diversi municipi hanno dovuto attivare turni straordinari. Molti cittadini possiedono infatti documenti cartacei validi fino al 2028 o al 2030 e temevano di doverli sostituire subito.

Con questa decisione il Governo concede più tempo; chi possiede un documento cartaceo dovrà comunque richiedere la nuova CIE, ma potrà farlo senza la fretta della scadenza dell'agosto 2026. Nei casi in cui i Comuni si trovino in difficoltà nel rilasciare subito la tessera elettronica a chi ha il documento già scaduto, gli uffici comunali potranno rilasciare un documento di identità provvisorio
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Redazione
17 giugno 2026 
  


 

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17/06/2026

Ambiente. Raccolta differenziata: al via i controlli e la verifica sui sacchetti

 

Raccolta differenziata: al via i controlli e la verifica sui sacchetti
Controllo

A Grotte sono partiti i controlli per verificare che i rifiuti vengano differenziati nel modo corretto. L'Amministrazione comunale ha deciso di avviare queste verifiche mirate per assicurare la pulizia delle strade, il decoro del paese e il rispetto delle leggi sull'ambiente, a beneficio di tutti i residenti.

Raccolta differenziata: al via i controlli e la verifica sui sacchetti

Con una nota firmata dall'assessore Leonardo Cutaia e dal sindaco Alfonso Provvidenza, l'Amministrazione fa sapere che chi non rispetta le regole sulla separazione dell'immondizia rischia di ricevere sanzioni e multe. Per questo motivo il Comune invita i cittadini a fare attenzione quando dividono i materiali, seguendo i giorni indicati dal calendario e le linee guida attuali.
La collaborazione da parte di tutti è fondamentale per mantenere il territorio pulito e, allo stesso tempo, per evitare di incorrere in verbali e sanzioni economiche.

Il comunicato si chiude con il ringraziamento ai cittadini per l'impegno di ogni giorno e con la certezza che la comunità dimostrerà massima collaborazione
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Redazione
17 giugno 2026 
  


 

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16/06/2026

Iniziative. Letture estive per bambini alla biblioteca comunale; lunedì 22 giugno

 

Letture estive per bambini alla biblioteca comunale
Locandina

L'Assessorato alle Politiche giovanili e alla Famiglia del Comune di Grotte organizza un pomeriggio dedicato alla lettura per i più piccoli. L'iniziativa si rivolge ai bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni. Le attività si svolgeranno lunedì 22 giugno 2026, dalle ore 17.00 alle ore 18.30, presso i locali della Biblioteca comunale "M.L. King".

Letture estive per bambini alla biblioteca comunale
(Locandina)

I gruppi di lettura prevedono un numero massimo di 20 partecipanti; per questa ragione è necessario effettuare una prenotazione anticipata.
I genitori interessati a far partecipare i propri figli possono richiedere informazioni e riservare un posto inviando un messaggio tramite WhatsApp all'assessore Giusy Minneci, al numero di telefono 3454428430.
All'interno del messaggio è obbligatorio specificare i seguenti dati: nome e cognome del genitore; nome, cognome ed età del bambino o della bambina; un recapito telefonico di riferimento
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Redazione
16 giugno 2026 
  


 

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16/06/2026

Economia. Generali Investments lancia i nuovi Etf attivi sotto la guida del dott. Renato Zaffuto

 

Renato Zaffuto
Renato Zaffuto

Generali Investments fa il suo ingresso nel mercato dei fondi indicizzati quotati (Etf), estendendo la propria offerta finanziaria in un periodo storico caratterizzato da forti mutamenti macroeconomici e tensioni internazionali. La holding del gruppo assicurativo del Leone alato, che coordina 13 società specializzate nella gestione patrimoniale e controlla una massa totale di investimenti pari a 736,1 miliardi di euro, quoterà in Europa i suoi primi strumenti finanziari di questo tipo tra i mesi di ottobre e novembre del 2026. L'operazione avverrà tramite una struttura societaria di diritto irlandese creata per questo scopo, la Generali Investments Etf, mentre l'effettiva gestione operativa dei portafogli sarà affidata alle diverse società specializzate del gruppo. La novità principale risiede nel fatto che si tratterà di strumenti a gestione attiva. A differenza dei tradizionali prodotti passivi, che si limitano a replicare l'andamento di un intero mercato o di un indice azionario, questi fondi uniscono la flessibilità tipica degli Etf (Exchange Traded Fund - fondi di investimento quotati in borsa) con la capacità dei gestori di selezionare accuratamente i singoli titoli. Ciò consente di modificare la composizione dei portafogli per proteggere il capitale o cogliere opportunità specifiche, pur mantenendo i vantaggi fiscali, la liquidità quotidiana e la trasparenza informativa che il pubblico ha imparato ad apprezzare in questo tipo di strumenti.

Renato Zaffuto
(Renato Zaffuto)

La complessa operazione e lo sviluppo di questa nuova offerta fanno capo alla direzione del dott. Renato Zaffuto, responsabile della divisione Etf Solutions di Generali Investments. Professionista di altissimo profilo ed eccellente esperienza nel settore, Zaffuto ricopre un ruolo di grande prestigio all'interno delle dinamiche aziendali del gruppo. La sua figura si pone come punto di riferimento essenziale per unire la solidità organizzativa della holding alla flessibilità dei nuovi strumenti, garantendo un'applicazione rigorosa e trasparente delle strategie di investimento ad alta convinzione della società.
Secondo l'analisi del dottor Zaffuto, il mercato sta mostrando un trend di crescita estremamente solido in tutta Europa e in particolare in Italia, con una domanda sempre maggiore rivolta proprio alle soluzioni a gestione attiva. Questa tendenza è alimentata dal perfetto compromesso che questi strumenti offrono: preservano le qualità strutturali classiche dell'Etf, come il prezzo aggiornato in tempo reale e la facilità di negoziazione, ma lasciano spazio alla discrezionalità di professionisti qualificati nella costruzione quotidiana del portafoglio, risultando al contempo meno costosi rispetto ai tradizionali fondi comuni di investimento.
L'offerta iniziale si comporrà di quattro prodotti distinti per coprire sia il comparto azionario che quello obbligazionario. Nel dettaglio, il piano prevede l'introduzione di fondi obbligazionari concentrati sui mercati emergenti e di frontiera gestiti da Global Evolution, un fondo obbligazionario globale multi-strategia curato da Plenisfer, strategie azionarie tematiche focalizzate sull'innovazione ideate da Sycomore e, infine, strategie sistematiche sull'azionario europeo elaborate da Generali Asset Management attraverso modelli quantitativi capaci di tenere conto delle metriche dell'inflazione. Nel corso del 2027 sono già pianificate ulteriori emissioni in collaborazione con altre boutique finanziarie della holding, con quotazioni che interesseranno i principali listini europei.

I vertici di Generali Investments spiegano che questa mossa strategica risponde a uno scenario globale divenuto decisamente più articolato rispetto al passato, caratterizzato da una forte oscillazione dei prezzi e da una marcata frammentazione tra le varie categorie di investimento
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Carmelo Arnone

16 giugno 2026
© Riproduzione riservata.
                 

 

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16/06/2026

Solidarietà. Volontariato estivo: la Caritas Cittadina cerca giovani per l'Emporio Solidale

 

Volontariato estivo: la Caritas Cittadina cerca giovani per l'Emporio Solidale
Locandina

Con la chiusura delle scuole e l'inizio delle vacanze estive le attività della Caritas Cittadina di Grotte non si fermano. L'associazione si impegna a mantenere attivi i propri servizi di assistenza per le persone in difficoltà anche durante i mesi caldi, un periodo in cui spesso si registra un calo di personale a causa delle ferie.

Volontariato estivo: la Caritas Cittadina cerca giovani per l'Emporio Solidale
(Locandina)

Per garantire la continuità del servizio, i volontari hanno deciso di rivolgersi direttamente ai ragazzi e alle ragazze del paese, proponendo loro di dedicare una piccola parte del proprio tempo libero a un'attività di utilità sociale. La richiesta è molto pratica e non richiede competenze specifiche, se non la volontà di dare una mano e un atteggiamento positivo. L'impegno richiesto è di tre ore a settimana e si svolgerà presso l'Emporio Solidale (nei pressi del Belvedere).
Questo è il testo dell'appello diffuso dall'associazione:

"Cari ragazzi e ragazze , la scuola è finita ed una lunga estate vi aspetta per il meritato riposo. Nel frattempo, se tra una partitella ed un bagno, vi andrebbe di fare una esperienza, preziosa dal punto di vista umano e socialmente utile, venite a dare una mano alla Caritas Cittadina perché anche nei mesi estivi si possa garantire la continuità dei servizi verso chi ha più bisogno. Fatevi avanti senza riserve e senza paure, con curiosità e generosità. Vi chiediamo soltanto tre ore di disponibilità alla settimana presso l'Emporio Solidale e due soli requisiti: mani che vogliano lavorare e un sorriso che sappia accogliere.
Perché la solidarietà non va mai in vacanza! Vi aspettiamo fiduciosi.
I volontari della Caritas Cittadina di Grotte
".

Se avete tra le mani qualche mese di libertà e volete impiegare una minima parte del vostro tempo in modo costruttivo, questa proposta merita attenzione.
Tre ore alla settimana sono un impegno ridotto, che si organizza facilmente tra i vari impegni delle vacanze, ma che per la comunità di Grotte e per l'Emporio Solidale può fare una grande differenza.
È un modo diretto per rendersi utili, per comprendere meglio la realtà del proprio territorio e per dare un aiuto concreto a chi si trova in una situazione di vulnerabilità.
Se siete interessati, contattate i volontari della Caritas (tramite il referente Stefano Maida al 3883492117) e proponete la vostra disponibilità
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Redazione
16 giugno 2026 
  


 

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15/06/2026

Storie. Anna Antonia Spoto, la "mammana" che fondò e donò alla parrocchia la chiesetta Madonna delle Grazie

 

Spoto Anna Antonia
Spoto Anna Antonia

Chiesetta Madonna delle Grazie
Chiesetta

C’era una volta a Grotte una donna che tutti chiamavano affettuosamente "la ’za Ntunietta mammana". All’anagrafe il suo nome era Anna Antonia Spoto, nata in una calda giornata d’estate, il 12 luglio 1893. In paese la sua figura era sinonimo di vita e di speranza: Anna Antonia di professione faceva la levatrice, la "mammana" in dialetto, e con straordinaria generosità metteva le sue mani e il suo cuore al servizio delle mamme che dovevano partorire e dei neonati che venivano al mondo.

Chiesetta Madonna delle Grazie
(Chiesetta Madonna delle Grazie)

Oltre al suo lavoro, che per lei era una vera missione, Anna Antonia custodiva una fede profonda, un legame speciale con la Madonna delle Grazie. Questa devozione era così forte che, nel corso della sua vita, decise di fare qualcosa di duraturo: a proprie spese realizzò una piccola chiesetta privata in campagna. A quei tempi la strada in cui sorse l'edificio non era che una vecchia e piccola trazzera polverosa.
Quel dammuso - in origine adibito a ricovero per carretti, paglia e attrezzi per l'agricoltura - trasformato in chiesetta, divenne un luogo vivo, un punto di riferimento che non ha mai smesso di accogliere i fedeli e che ancora oggi è custodito e reso fruibile dalla comunità parrocchiale guidata da don Sergio Sanfilippo.
I cittadini più anziani della comunità ricordano ancora con affetto i giorni in cui Anna Antonia partecipava ai festeggiamenti per la Vergine. Era una festa che radunava tutto il paese la seconda domenica di settembre, preceduta da tre giorni di preghiera, il triduo. In quegli anni ormai lontani la statua originale della Madonna delle grazie (tradizionalmente raffigurata nell'allattare il Bambino) restava protetta e stabile sopra l’altare; per la processione lungo le vie principali del paese veniva utilizzato un simulacro a grandezza naturale - acquisito dal parroco - che veniva issato con cura sulla "vara", un camioncino addobbato - con fiori e teli - a forma di barca.
I tempi cambiano e oggi su un piedistallo ligneo semovente viene portata in mezzo alla gente la statua originale, più piccola e antica; ma lo spirito di quella tradizione è rimasto identico.
Il 29 ottobre 1974 la signora Anna Antonia si spense, lasciando però un'ultima precisa volontà: voleva che la sua amata chiesetta venisse ceduta alla comunità religiosa del paese, affinché quel luogo di preghiera non andasse perduto.
Passò qualche anno e le sue quattro eredi si impegnarono a realizzare quel desiderio; così il 10 novembre 1988, Annita, Giuseppina Concetta Amalia, Graziella e Anna Vittoria Polizzotto firmarono l'atto ufficiale di donazione del fabbricato rurale. Ad accettare quel dono prezioso a nome della parrocchia Beata Maria Vergine del Monte Carmelo di Grotte fu il parroco, il sacerdote Giovanni Castronovo.
Pochi mesi dopo, il 13 gennaio 1989, arrivò anche il definitivo via libera dalla curia vescovile di Agrigento, con il nulla osta firmato dal vescovo Carmelo Ferraro.
Fu così che il sogno di Anna Antonia si compì del tutto, affidando la chiesetta alla parrocchia e assicurando che la sua storia di fede e generosità continuasse a vivere nel quartiere e nell'intero paese, di generazione in generazione
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Carmelo Arnone
15 giugno 2026  
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15/06/2026

Cronaca. L'ASP di Agrigento condannata a pagare un risarcimento di quasi 2 milioni di euro per un errore medico

 

Tribunale di Agrigento
Tribunale

Il Tribunale di Agrigento ha condannato l'Azienda Sanitaria Provinciale (Asp) al pagamento di oltre 1.960.000 euro, più le spese legali, in favore dei familiari di una donna deceduta nell'ottobre del 2020 all'ospedale San Giovanni di Dio. La sentenza (la numero 912/2026, pubblicata l'11 giugno 2026) accoglie le istanze dell'avv. Giuseppe Zucchetto, legale dei parenti della vittima.

Tribunale di Agrigento
(Tribunale di Agrigento)

Secondo quanto stabilito dal giudice, la morte della paziente è stata causata da uno shock settico che si sarebbe potuto evitare. La donna era stata ricoverata al pronto soccorso a causa di un forte dolore al fianco. Gli esami effettuati avevano evidenziato un probabile volvolo, ovvero una torsione anomala di un tratto dell'intestino che causava un'occlusione.
Il tribunale, basandosi anche sulla relazione di due consulenti tecnici d'ufficio, ha confermato che il personale medico-sanitario ha agito con imperizia, imprudenza e negligenza. Nello specifico, i medici: non hanno formulato la diagnosi corretta nonostante le evidenze cliniche; hanno scelto di applicare una terapia conservativa invece di procedere subito con l'operazione chirurgica necessaria per rimuovere l'ostruzione; hanno eseguito l'intervento in forte ritardo, quando ormai le condizioni della paziente erano irrimediabilmente compromesse.
I periti nominati dal giudice hanno concluso che se la donna fosse stata curata tempestivamente sarebbe sopravvissuta.
L'azienda sanitaria agrigentina è già stata coinvolta in passato in contenziosi simili; nel 2017 lo stesso Tribunale di Agrigento aveva condannato l'Asp (leggi la notizia) a risarcire una famiglia assistita dagli avvocati Giuseppe Zucchetto e Luciano Schillaci. La vicenda riguardava un neonato che aveva riportato gravi e irreversibili danni cerebrali durante il parto.

È attualmente in corso un altro procedimento giudiziario contro l'Asp, avviato dagli avvocati Giuseppe Zucchetto e Federico Ares per conto dei parenti di un'altra paziente: in questo caso la donna è deceduta pochi giorni dopo essere caduta da una barella mentre si trovava in attesa al pronto soccorso di Agrigento
(leggi la notizia). I familiari hanno chiesto un risarcimento superiore a 1,3 milioni di euro, sostenendo la tesi della negligenza del personale. L'Asp di Agrigento respinge le accuse, ritenendo la domanda infondata, e ha nominato un proprio legale. Il tribunale ha incaricato due consulenti esperti per verificare le responsabilità, e la loro relazione è in fase di stesura. 
  
Carmelo Arnone
15 giugno 2026 
  


 

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12/06/2026

Solidarietà. Caritas diocesana: spesa solidale a sostegno delle famiglie del territorio; sabato 13 giugno

 

Caritas diocesana: spesa solidale a sostegno delle famiglie del territorio
Locandina

Domani, sabato 13 giugno 2026, si svolgerà una raccolta straordinaria diocesana di generi alimentari, pensata e organizzata dalla Caritas Diocesana di Agrigento. L'attività si basa sulla collaborazione tra cittadini e volontari per offrire un aiuto concreto a chi si trova in una condizione di temporanea difficoltà economica.

Caritas diocesana: spesa solidale a sostegno delle famiglie del territorio
(Locandina)

L'iniziativa viene realizzata grazie al lavoro di 17 Caritas parrocchiali distribuite in nove città della diocesi: Agrigento, Canicattì, Casteltermini, Favara, Grotte, Porto Empedocle, Racalmuto, San Biagio Platani e Sciacca. Lo scopo principale è raccogliere prodotti alimentari a lunga conservazione e beni di prima necessità da destinare alle persone assistite sul territorio.
Un aspetto centrale di questa giornata riguarda il criterio di distribuzione: tutto ciò che i cittadini donano rimane all'interno della propria comunità.
Nel comune di Grotte, i punti vendita in cui è possibile effettuare la donazione e trovare i volontari della Caritas sono l'Ard Discount, la Coop e il Decò.
Per partecipare è sufficiente recarsi nei supermercati aderenti, che espongono la locandina informativa, e inserire nel proprio carrello alcuni beni di prima necessità da consegnare ai banchetti della raccolta.
L'elenco completo di tutte le strutture coinvolte nei vari comuni è consultabile sul sito internet ufficiale all'indirizzo www.caritasagrigento.it.
Nelle scorse edizioni, il lavoro di rete tra le parrocchie, le attività commerciali e i residenti ha consentito di fornire scorte alimentari essenziali a numerosi nuclei familiari.
Al di là dei volumi di merce distribuiti, l'iniziativa rappresenta una testimonianza pratica di carità e un modo per rendere la cittadinanza più consapevole nei confronti delle forme di povertà che i Centri di Ascolto della Caritas incontrano quotidianamente nelle varie realtà locali
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Redazione
12 giugno 2026 
  


 

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11/06/2026

Politica. "Analisi seria, gratuita e maledettamente lunga sull'esito del voto delle amministrative in Sicilia"; di Enzo Napoli

 

Enzo Napoli
Enzo Napoli

Analisi seria, gratuita e maledettamente lunga sull'esito del voto delle amministrative in Sicilia.

Siccome la politica non è calcio e capire cos'è successo è altrettanto importante dell'esultare, proverò a diradare la nebbia dei fumogeni da stadio.
Il centrodestra è allo sbando perché il Presidente della Regione non governa, non ha visione e autorevolezza e di fronte agli scossoni continui che la magistratura sta imprimendo, indagando e arrestando decine tra assessori e deputati, fa come quel nonno che toglie l'apparecchio acustico per non sentire il casino che i parenti stanno combinando e continuare a dormicchiare.
È allo sbando perché i suoi caporioni continuano a litigare, mentre la casa crolla, per accaparrarsi un'altra fetta di torta in una folle bulimia di potere, preoccupati solo di piazzare i propri referenti territoriali nei consigli comunali, nelle giunte, negli enti della Regione, nelle aziende sanitarie e ospedaliere, per consolidare il loro peso elettorale.
Il caso Agrigento è emblematico perché lì hanno consumato il più incredibile suicidio politico.
Il problema principale non era per loro assicurarsi il governo della città, buono o cattivo che fosse, quanto quello di non rafforzare i competitori interni alla coalizione in vista delle prossime regionali.
Il risultato è che si sono scannati a vicenda al primo turno e spianato la strada a Michele Sodano.
Non hanno tenuto conto del fatto che, a differenza che nel passato, è scattata la molla dell'insofferenza anche in quella parte di elettorato abituata, fin qui, a sopportare ogni sorta di abuso e prepotenza.
Ciò non significa affatto che la fitta rete di clientele, patronati, detentori di pacchetti di voti sia stata smantellata, tant'è che il centrodestra ha eletto una preponderante quantità di consiglieri comunali, i quali, evidentemente, hanno colto i prodromi della sconfitta, rotto le righe e pensato a mettere in salvo sé stessi, più che eleggere a Sindaco il pupo scelto dai loro capi.
Michele Sodano è un ragazzo splendido, animato da un incontenibile entusiasmo e dalle migliori intenzioni, a cui non si può non volere bene, ma da oggi deve fare i conti con le incrostazioni, le trappole, le insidie di una città dannatamente difficile.
La sfida vera comincia adesso.
La parte difficile per Michele Sodano, nuovo sindaco di Agrigento, così come per tutti i sindaci neoeletti, comincia adesso e non perché attorno non abbia un gruppo di giovani professionisti capaci e competenti, portatori di idee nuove ed entusiasmo, quanto perché starci dentro, nei meccanismi lenti, farraginosi ed estenuanti della pubblica amministrazione è cosa assai diversa rispetto al vederne da fuori i limiti e le inadempienze.
A ciò si aggiunga un contesto politico, sociale ed economico che, se a parole è stato pronto ad augurargli buon lavoro, non è affatto scontato che sia pronto ad accompagnare e aiutare i cambiamenti di sistema necessari a scuotere dal torpore atavico una città ferma da troppo tempo.
Alte sono le aspettative e in troppi si sono piazzati al varco per poter finalmente dimostrare che il vecchio, per quanto marcio, era meglio del nuovo, autoassolvendosi per la propria incapacità.
Per quel po' di esperienza accumulata in questi anni, so quali siano le carenze finanziarie e di organico dei comuni siciliani, so quanto rari e preziosi siano i funzionari capaci di rispondere prontamente agli input che i sindaci danno, di tradurre in fatti concreti le buone intenzioni.
So anche per certo che la Regione Siciliana tutto fa tranne che rendere le cose semplici alle città e ai comuni dell'Isola, persino quando vuole davvero aiutarli, figuriamoci se qualche assessore o deputato regionale si sentisse spodestato da quello che ha considerato sino a ieri suo feudo.
Il tema, quindi, ad Agrigento come nel resto della Sicilia è smantellare un sistema di potere e innestare nella cultura, nella politica e nelle istituzioni, una diversa, radicalmente diversa governance.
Scriverlo è facile, ma tradurlo nella pratica richiede una grande capacità di analisi, di pianificazione, di innovazione, di coinvolgimento della società civile, di radicamento anche nelle periferie, che non è ancora, per ragioni oggettive, maturata.
È impresa assai complicata, se non impossibile, anche perché, tranne rare eccezioni, la sinistra non solo non è riuscita a farlo, ma ha finito talvolta per adeguarsi semplicemente, mutandone un po' il linguaggio e la forma, all'esistente.
È accaduto con il governo Crocetta, per il pesantissimo condizionamento del cosiddetto "sistema Montante" su cui non abbiamo mai riflettuto abbastanza, come non si può negare che logiche di potere e di notabilato pervadano pezzi consistenti del centrosinistra.
E su questo bisogna ragionare per capire come sono andate veramente le amministrative per il campo largo.
Quello che più preoccupa, dalla lettura dei commenti che taluni dirigenti del centrosinistra fanno del voto amministrativo, non è tanto la narrazione forzata di successi che non esistono o non appartengono loro nel tentativo di rafforzare posizioni assai precarie, quanto la conferma di una totale inadeguatezza nel comprendere e porre rimedio ai propri limiti.
È assolutamente vero e anche banale affermare che il campo largo quando è unito riesce a competere meglio e spesso vincere, ma nessuno spiega il perché delle divisioni laddove si è malamente perso, nessuno spiega perché in molte realtà ci si è alleati con pezzi del centrodestra talvolta anche in condizioni di evidente subalternità, nessuno spiega perché in altre realtà si è scelto semplicemente di non comparire come se fosse normale che una forza politica decidesse di nascondersi in una competizione elettorale.
Tutto ciò è disarmante perché il primo dovere di un dirigente è quello di spiegare le scelte sbagliate, non quello di rivendicare quelle fortunate.
Quello che emerge, in modo inequivocabile, è la conquista di uno spazio sempre più consistente da parte di Ismaele La Vardera e Cateno De Luca.
Che ci sia una parte molto ampia di elettorato che è scontenta del Governo Schifani è assodato. Perché questa parte non si riconosca nelle forze politiche tradizionali del centrosinistra, invece, è l'interrogativo a cui non io, ma chi dirige e milita in questi partiti o movimenti dovrebbe porsi.
La risposta più ovvia ancorché scomoda è che PD, Cinque Stelle e AVS non sono sufficientemente credibili come alternativa al centrodestra.
È da Enna, da Agrigento, da Termini Imerese, da Marsala, da Lentini che si potrebbe invece ripartire, traendo insegnamento su cosa fare e su cosa non fare perché se rinnovare è necessario, è altrettanto necessario fare tesoro dell'esperienza e delle competenze tecniche, ma anche e soprattutto di quelle politiche.
Certo non si può ripartire da Trecastagni, da Ribera o da Randazzo.
La Sicilia ha l'urgenza di un cambiamento profondo di sistema, oltre a risolvere la questione morale che, come sosteneva Berlinguer, riguarda il rapporto tra società, politica e istituzioni.
Riguarda il funzionamento dei partiti e movimenti, la selezione delle classi dirigenti, il rapporto tra eletti ed elettori.
Su questo c'è ancora molto da lavorare perché non è la magistratura che può risolvere la questione, finché la selezione del personale politico, amministrativo e burocratico avverrà non in base al merito o alle capacità, ma alla fedeltà e all'utilità per qualche notabile o qualche capo partito.
Vale per la destra, per il centro e diciamolo con chiarezza, vale anche per la sinistra.
C'è sufficiente consapevolezza di questo?
Non credo, ed è per questo che ho sentito il bisogno di tediarvi così a lungo nella speranza di aver dato un piccolo contributo ad aprire una riflessione vera, più attenta e profonda delle tante sciocchezze lette in questi giorni
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Enzo Napoli
11 giugno 2026 
© Riproduzione riservata.
  


 

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10/06/2026

Attualità. "La sopraffazione del potere e la forza della non violenza"; di Salvatore Ciccotto

 

Global Sumud Flotilla
Flotilla

L’ultima missione della Global Sumud Flotilla si è conclusa il 26 maggio 2026. Le navi degli attivisti sono  state intercettate dall'esercito e dalla marina israeliana in acque internazionali al largo di Cipro e Creta e tutti quanti sono stati condotti nel carcere di Ketziot. Le immagini di quell’arresto hanno fatto il giro del mondo.

Global Sumud Flotilla
(Global Sumud Flotilla)

Uomini e donne in ginocchio con le mani legati con il Ministro della Sicurezza Nazionale Ben Gviz che con spavalderia sventola la bandiera israeliana continuando a ripetere: Benvenuti in Israele, qui i padroni siamo noi.
Quelle immagini stranamente mi hanno riportato indietro nel tempo, precisamente al 1975: anno di uscita di un film che sin dalle prime proiezioni ha generato scandalo e scalpore.
Sto parlando di “Salò, o le 120 giornate di Sodoma” un film scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini presentato la prima volta al Festival cinematografico di Parigi il 22 novembre del 1975, tre settimane dopo il barbaro assassinio del regista.
Quel film è ispirato sia al testo del Marchese De Sade che all’inferno dantesco e racconta l’uso strumentale del corpo da parte del potere.
Quattro fascisti sequestrano giovani di ambo i sessi e li sfruttano per soddisfare il loro piacere perverso.
Il contesto è la repubblica di Salò con tutte le sue nefandezze.
In questo ultimo film, considerato da tutti il suo testamento poetico, Pier Paolo Pasolini - trasgredendo ogni convenzione cinematografica - mette in scena l’orrore della storia.
Da sempre gli abusi e gli stupri in tempi di guerra sono stati utilizzati come strumento di dominio e di prevaricazione dell’uomo sull’uomo.
Un atto che tende all’annullamento della dignità della persona.
Secondo l’ultimo rapporto di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sui territori palestinesi, nelle carceri israeliane l’abuso sessuale viene perpetrato sistematicamente come strumento di tortura e di intimidazione.
Trecento testimonianze raccolte descrivono stupri, violenze di massa, aggressioni con manganelli e cani e violenze mirate agli organi genitali.
La violenza sessuale nelle carceri israeliane è utilizzata sia come mezzo di tortura fisica che per infliggere un’umiliazione psicologica.
Il merito degli attivisti della flotilla è stato quello di aver fatto parlare di tutto ciò; di aver fatto conoscere, seppure in minima parte, quello che succede nelle carcere israeliane e di come il potere di Netanyahu tende ad annullare la vita e la dignità del popolo palestinese con continue violazioni del diritto internazionale.
Non è vero che queste missioni non servono a niente, come dice qualcuno che nel nostro paese rappresenta la seconda carica dello Stato.
Da sempre gli strumenti della non violenza servono a smuovere le coscienze e a far emergere gli abusi e le contraddizioni di un potere che semina solo morte e distruzione
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Salvatore Ciccotto
10 giugno 2026 
© Riproduzione riservata.
  


 

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09/06/2026

Politica. Decio Terrana: "Gli ultimi eventi ed i risultati conseguiti impongono una riflessione seria e responsabile"

 

Decio Terrana
Decio Terrana

Dopo le recenti vicende politiche e i risultati delle elezioni amministrative appena trascorse, l'on. Decio Terrana, coordinatore politico dell'Udc in Sicilia, invita tutti alla riflessione.
"Gli ultimi eventi ed i risultati conseguiti impongono a tutti noi una riflessione seria e responsabile. Nessuno può ignorare le difficoltà che si sono manifestate all’interno del centrodestra, troppo spesso alimentate da egoismi, personalismi e da un’eccessiva ricerca di affermazioni individuali, che finiscono inevitabilmente per indebolire l’intera coalizione. Una comunità politica non può vivere di sospetti reciproci, veti incrociati e continue contrapposizioni. Quando prevale il gioco al massacro e ciascuno pensa esclusivamente a sé stesso, si smarrisce inevitabilmente il senso di appartenenza e viene meno quello spirito di squadra che, in passato, ha consentito al centrodestra di essere forte, credibile e vincente".
Il Coordinatore dell'Unione di Centro in Sicilia continua invitando alla coesione: "Lo affermo con serenità e senza alcuno spirito polemico, nella mia qualità di Coordinatore regionale dell’Udc. In questi anni ho personalmente sperimentato atteggiamenti di chiusura e una non sempre adeguata sensibilità politica. È noto, infatti, che l’Udc non sia mai stata coinvolta negli incontri della maggioranza regionale, quasi come se la presenza del nostro partito potesse risultare scomoda a qualcuno. Nonostante ciò, abbiamo sempre mantenuto un atteggiamento responsabile e leale, anteponendo gli interessi della coalizione a quelli di parte. La politica, tuttavia, non può essere condizionata da gelosie, convenienze contingenti o logiche di esclusione. È necessario recuperare il rispetto reciproco, valorizzare tutte le forze che compongono la coalizione e ricostruire un clima di autentica collaborazione. L’Udc continuerà a offrire il proprio contributo con lealtà, equilibrio e spirito costruttivo - conclude Terrana -, nella convinzione che soltanto attraverso una vera cultura di squadra, fondata sul rispetto, sulla condivisione e sul senso di appartenenza, si possa restituire forza e credibilità al centrodestra e offrire ai cittadini una proposta politica all’altezza delle sfide che ci attendono"
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Redazione
9 giugno 2026
  


 

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08/06/2026

Chiesa. Giuseppe La Mendola tra i 6 seminaristi ammessi agli Ordini sacri; cerimonia lunedì 29 giugno in Cattedrale

 

Giuseppe La Mendola tra i 6 seminaristi ammessi agli Ordini sacri
Locandina

Lunedì 29 giugno 2026, alle ore 18.00, presso la Basilica Cattedrale di San Gerlando ad Agrigento, avrà luogo un momento significativo nella vita della Chiesa locale: in coincidenza con la ricorrenza liturgica della Solennità dei Santi Pietro e Paolo, l’Arcivescovo della diocesi di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano, insieme alla comunità del Seminario arcivescovile, presiederà il rito dell’Ammissione tra i candidati agli Ordini Sacri di sei giovani studenti di teologia.

Giuseppe La Mendola tra i 6 seminaristi ammessi agli Ordini sacri
(Locandina)

I seminaristi chiamati a compiere questo passo ufficiale verso il sacerdozio sono: Paolo Casimiro della comunità ecclesiale di Ribera, Giuseppe Ferrante di San Biagio Platani, Salvatore Mortillaro di Lucca Sicula, Pasquale Sciara di Siculiana, Emanuele Salemi di Bivona e Giuseppe La Mendola della comunità ecclesiale di Grotte.
Il rito inserirà i sei giovani nel novero dei candidati al diaconato e al presbiterato. Tra i futuri diaconi e sacerdoti anche Giuseppe La Mendola, che giunge a questo traguardo dopo aver già ricevuto il ministero del Lettorato. Per il giovane di Grotte questo passaggio ufficiale consolida un lungo e approfondito percorso di formazione teologica, spirituale e comunitaria vissuto all'interno del Seminario di Agrigento, assistito dall'intera comunità della parrocchia Madonna del Carmelo di Grotte guidata da don Sergio Sanfilippo.
Accanto allo studio accademico delle discipline teologiche, Giuseppe La Mendola ha affiancato in questi anni una costante attività pastorale sul territorio diocesano, un'esperienza pratica a contatto con le parrocchie e le realtà sociali che gli ha permesso di maturare le competenze e la sensibilità necessarie per il futuro servizio ministeriale a favore dei fedeli.
L'ammissione rappresenterà la dichiarazione pubblica, da parte dei seminaristi, della propria intenzione di offrirsi a Dio e alla Chiesa per il ministero sacro, e l'accettazione formale da parte del vescovo a nome della comunità. I sei giovani continueranno il loro cammino di studi e di servizio spirituale in vista delle future ordinazioni
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Carmelo Arnone
8 giugno 2026 
© Riproduzione riservata.
  


 

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06/06/2026

Sport. Torneo di calcio a 5 "World Cup 2026 - Muoviti Grotte Edition"; da lunedì 8 giugno

 

Torneo di calcio a 5 "World Cup 2026 - Muoviti Grotte Edition"
Locandina

Torneo di calcio a 5 "World Cup 2026 - Muoviti Grotte Edition"
Calendario

Prenderà il via lunedì prossimo, 8 giugno, la "World Cup 2026 - Muoviti Grotte Edition", un torneo di calcio a 5 che vedrà la partecipazione di 12 squadre, ciascuna associata al nome di una nazionale calcistica. Le partite si giocheranno presso il campo comunale di calcetto di Grotte e termineranno con la finale di mercoledì 8 luglio.

Torneo di calcio a 5 "World Cup 2026 - Muoviti Grotte Edition"
(Locandina)

L’attività sportiva è organizzata dall'associazione "Muoviti Grotte", con il patrocinio del Comune di Grotte - che ha concesso l'uso della struttura comunale -, e si svolgerà in collaborazione con il Centro Nazionale Libertas.
Le dodici formazioni iscritte sono state suddivise in tre fasce di merito prima del sorteggio, utile a comporre i due gironi iniziali da sei squadre ciascuno (Girone A e Girone B). In ogni raggruppamento sono state inserite due squadre per ogni fascia.
Le nazionali rappresentate sono:
- 1ª Fascia, con Argentina, Francia, Portogallo, Olanda;
- 2ª Fascia, con Brasile, Uruguay, Germania, Spagna;
- 3ª Fascia, con Norvegia, Belgio, Inghilterra, Messico.

Torneo di calcio a 5 "World Cup 2026 - Muoviti Grotte Edition"
(Calendario)

Nella prima fase del torneo ogni squadra disputerà cinque partite. Al termine delle gare del girone, le prime quattro classificate di ciascun gruppo otterranno il pass per la fase successiva a eliminazione diretta, mentre le ultime due verranno eliminate.
Il programma orario delle sfide prevede tre turni di gioco a sera, fissati alle ore 20.00, alle 21.00 e alle 22.00, salvo diverse indicazioni specifiche.
Di seguito la struttura dettagliata delle quattro settimane di gara.
Fase a gironi:
- nella settimana 1 si giocherà lunedì 8 giugno (Girone A), mercoledì 10 giugno (Girone B) e venerdì 12 giugno (Girone A);
- nella settimana 2 le partite cadranno martedì 16 giugno (Girone B), mercoledì 17 giugno (Girone A) e venerdì 19 giugno (Girone B);
- nella settimana 3, incontri fissati per lunedì 22 giugno (Girone A), mercoledì 24 giugno (Girone B) e venerdì 26 giugno (Girone A);
- nella settimana 4, gli ultimi match dei gironi si disputeranno lunedì 29 giugno (Girone B).
Fase a eliminazione diretta: nei quarti di finale si metteranno di fronte le qualificate dei due gironi secondo uno schema incrociato (la prima del Girone A contro la quarta del Girone B, la seconda del Girone B contro la terza del Girone A, e così via); gli orari di questa fase cambiano leggermente, con le gare programmate alle 20.30 e alle 21.30.
I quarti di finale si svolgeranno mercoledì 1 luglio (primi due quarti) e venerdì 3 luglio (terzo e quarto quarto).
Le semifinali saranno disputate lunedì 6 luglio alle ore 20.30 e alle ore 21.30 tra le quattro vincenti.
Le finali si terranno mercoledì 8 luglio. La serata conclusiva prevede alle ore 20.00 la finale per il terzo e quarto posto tra le due squadre sconfitte in semifinale e, a seguire, alle ore 21.00 la finalissima che decreterà la squadra vincitrice del torneo
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Carmelo Arnone
6 giugno 2026 
© Riproduzione riservata.
  


 

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05/06/2026

Politica. Decio Terrana: "L'UDC cresce in Sicilia. Consigliera comunale di Santa Flavia aderisce al partito"

 

Decio Terrana
Decio Terrana

La consigliera comunale Adelaide Giuseppa Maggiore, di Santa Flavia, ha aderito ufficialmente al progetto dell'Unione di Centro, seguendo il percorso intrapreso da Maurizio Lo Galbo, da mesi punto di riferimento in Sicilia e in provincia di Palermo per l’UDC.
Per me è motivo di profonda gioia e orgoglio continuare a seguire, anche in questa nuova fase, il caro amico Maurizio Lo Galbo, al quale ripongo fiducia e stima. Sono convinta che, insieme a tanti altri amministratori, possiamo davvero aprire una nuova stagione politica per il bene comune della collettività siciliana”, sono queste le prime dichiarazioni della Consigliera comunale di Santa Flavia.
Commenta soddisfatto il Coordinatore della Provincia di Palermo dell'UDC, Paolo Franzella: "L'UDC sta crescendo in maniera capillare in tutto il territorio palermitano; siamo felici e soddisfatti della presenza che aumenta ogni giorno sui territori grazie al continuo lavoro dei coordinatori e dirigenti dell'UDC".
L’on. Decio Terrana, coordinatore politico dell'Unione di Centro in Sicilia, dichiara: “Il passaggio di Adelaide Giuseppa Maggiore rappresenta un segnale politico chiaro e significativo della costante crescita dell’Unione di Centro in Sicilia. Un’adesione che conferma la credibilità del nostro progetto politico, fondato sui valori del popolarismo, della responsabilità istituzionale e della centralità dei territori. L’UDC continua ad attrarre amministratori e personalità che scelgono un percorso serio, coerente e orientato al bene comune, lontano da improvvisazioni e logiche di mera propaganda. Il nostro obiettivo resta quello di rafforzare una presenza politica solida e radicata, capace di offrire risposte concrete ai bisogni dei cittadini siciliani
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Redazione
5 giugno 2026
  


 

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04/06/2026

Ricorrenze. Monologo di Paola Cortellesi per il 2 Giugno, Festa della Repubblica

 

Paola Cortellesi
Paola Cortellesi
 

Proponiamo il memorabile monologo di Paola Cortellesi al Quirinale per il 2 giugno e gli 80 anni della Repubblica.

Paola Cortellesi
(Paola Cortellesi)

"Ottant'anni fa nasceva la Repubblica Italiana.
Nacque dalla lotta partigiana degli uomini e delle donne della resistenza.
Nacque da una scheda piegata in una cabina elettorale, un gesto semplice e insieme rivoluzionario.
Dal voto di un popolo che usciva stremato dalla guerra, dalla dittatura, dalla fame e dal lutto.
E nacque, per la prima volta, anche dal voto delle donne.
Dopo aver potuto esprimere la loro preferenza nelle elezioni amministrative di marzo, il 2 e il 3 giugno del 1946 le italiane entrarono nei seggi per partecipare a pieno titolo alla scelta tra monarchia e repubblica e all'elezione dell'assemblea costituente.
Finalmente, almeno lì dentro, la loro voce aveva lo stesso peso di quella di chiunque altro. Prima di quel momento la maggior parte delle donne italiane era cresciuta dentro un'idea precisa di subordinazione e obbedienza.
Sotto il regime fascista le donne non erano soltanto escluse dalla vita pubblica ma furono progressivamente ricondotte anche per legge a un unico ruolo considerato naturale: moglie, madre, custode del focolare.
La propaganda fascista celebrava la maternità come missione patriottica: dare figli alla nazione. Ma dietro quella retorica c'era un progetto di limitazione dell'autonomia femminile. Alle donne fu proibito di dirigere scuole medie e superiori, di insegnare materie considerate di alto profilo, come filosofia e storia nei licei.
L'istruzione di bambini e ragazze fu orientata verso lavori donneschi, ovvero mansioni domestiche. Gli studi superiori e le professioni intellettuali venivano altamente sconsigliati. E nel caso in cui una studentessa avesse avuto l'arroganza di proseguire gli studi, avrebbe comunque trovato tasse universitarie raddoppiate rispetto a quelle degli studenti.
Accanto alle norme, anche gli scritti ideologici del tempo teorizzavano la subordinazione femminile.
In questi passaggi del volume ‘Politica della famiglia’ del 1938, scritto dall'economista fascista Ferdinando Loffredo, affiora, a voler pensar male, un certo pregiudizio misogino, seppur velatamente accennato tra le righe: ‘La indiscutibile minor intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa provata solo nella famiglia’.
E ancora: ‘Il lavoro femminile crea nel contempo due danni: la mascolinizzazione della donna e l'aumento della disoccupazione maschile’.
In sintesi è: ‘Vengono a rubarci il lavoro’. Questo concetto, devo dire, va ancora fortissimo. È un jolly da giocarsi a seconda delle categorie. Allora erano le donne.
Eppure, in questo oscuro scenario di disuguaglianza, ci furono ragazze giovanissime che decisero di ribellarsi. In un momento storico in cui dissentire non consisteva nel pubblicare una storia su Instagram, ma voleva dire mettere a rischio la propria vita.
Adottarono un nome di battaglia, come misura di sicurezza per sé e per i compagni, e si unirono alle circa 300.000 persone impegnate nella resistenza contro il nazifascismo.
Teresa Vergalli, nome di battaglia Annuska, staffetta, a 16 anni andava in bicicletta con i messaggi nascosti nelle trecce e una piccola rivoltella nel reggipetto per uccidersi qualora fosse caduta nelle mani dei nazisti. Non ne ebbe bisogno e dopo la guerra girò per le campagne con il facsimile della scheda elettorale per mostrare alle braccianti come apporre il proprio voto su questo misterioso ma importantissimo documento.
Tina Anselmi aveva 17 anni quando fu costretta ad assistere all'impiccagione di 31 prigionieri in piazza. Decise di unirsi alla resistenza. Dedicò poi tutta la sua vita alla tutela dei diritti civili e sociali delle donne.
Irma Bandiera venne catturata da una squadra fascista e seviziata in ogni modo possibile per giorni affinché rivelasse informazioni sui propri compagni. Non lo fece. Venne accecata e uccisa da una raffica di mitra e il suo corpo fu esposto pubblicamente perché tutti vedessero qual era la fine che toccava ai nemici del regime. Aveva 29 anni.
Molte di quelle ragazze erano adolescenti. Molte di quelle ragazze erano adolescenti, non avevano ancora il diritto di lavoro, ma stavano già scegliendo il futuro dell'Italia. E quella scelta aveva un prezzo reale. Il carcere, la tortura, la morte.
Alcune partigiane, finita la guerra, entrarono persino nell'assemblea costituente. Nilde Iotti, che aveva partecipato alla resistenza nei gruppi di difesa della donna, divenne una delle 21 donne costituenti e anni dopo la prima presidente della Camera.
Teresa Mattei, partigiana a 20 anni, contribuì alla scrittura dell'articolo 3 della Costituzione, quello che sancisce l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.
Ma accanto a queste figure straordinarie c'era la moltitudine silenziosa delle donne comuni, quelle piegate dal lavoro fin dall'infanzia, indottrinate alla sottomissione, destinate nei casi migliori a una vita di obbedienza e nei peggiori a subire ogni sopruso, che avevano allevato i figli nella fame, sotto i bombardamenti, lavorato nei campi, fatto code interminabili per un pezzo di pane e poi contribuito a ricostruire un paese devastato dalla guerra.
Insomma: quelle che non sarebbero finite nei libri di storia e che raramente sono state ringraziate.
Proviamo a immaginare cosa abbia significato per quei milioni di donne essere finalmente considerate cittadine, non più soltanto madri o mogli, ma persone. Titolari di una volontà politica e di diritti, essere convocate attraverso il voto a partecipare alle decisioni che riguardavano il futuro collettivo.
Si saranno percepite come gocce nel mare o come parte attiva di qualcosa di più grande?
Con quale emozione avranno vissuto quel momento?
La giornalista Anna Garofalo raccontò così quei giorni: "Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere hanno un'autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane. Abbiamo tutti nel petto un vuoto da giorni d'esame. Ripassiamo mentalmente la lezione, quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d'amore. Le conversazioni che nascono tra uomini e donne hanno un tono diverso, da pari".
Da pari. Con quel gesto nasceva la promessa di una repubblica fondata sulla dignità e sull'uguaglianza.
La promessa di un paese in cui si potesse parlare liberamente, di sentire, scegliere chi governa, partecipare alla vita pubblica senza paura.
Una nazione in cui le donne potessero finalmente studiare, lavorare, votare, candidarsi, amministrare i propri beni, costruire il proprio destino fuori dall'obbedienza imposta.
L'effettiva parità salariale, la libertà di camminare sole la sera o di separarsi da un compagno violento senza temere per la propria incolumità. Ecco, queste ultime promesse non sono state ancora mantenute.
Dobbiamo lavorarci.
Dico ‘dobbiamo’ perché se è vero che la sovranità appartiene al popolo, allora ogni cittadino può e deve fare la sua parte.
Molto è cambiato da allora.
Ma la storia recente ci mostra con brutale chiarezza quanto velocemente il mondo possa cambiare. E quel diritto conquistato 80 anni fa continua a ricordarci che la democrazia non è qualcosa di scontato e che ogni libertà esiste perché qualcuno ha avuto il coraggio di pretenderla.
Oggi, festeggiare gli 80 anni della Repubblica serve a tenere bene a mente quanto sia prezioso vivere in democrazia, che nessun tiranno decida per noi.
Serve a ricordare da dove veniamo, a onorare il coraggio di uomini e donne che hanno combattuto per la nostra libertà e a impegnarci ogni giorno a meritarla.
Irma Bandiera, prima di essere fucilata a 29 anni, fece in tempo a scrivere una lettera indirizzata a sua madre: "Ditele che sono caduta perché quelli che verranno dopo di me possano vivere liberi come l'ho tanto voluto io stessa".

Quelli dopo di lei siamo noi"
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Paola Cortellesi
2 giugno 2026
  


 

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04/06/2026

Racconto. "Oltre lo schermo della 4^ C"; di Salvatore Ciccotto

 

Salvatore Ciccotto
Salvatore Ciccotto


Oltre lo schermo della 4^ C
Rispetto


"Oltre lo schermo della 4^ C"
di Salvatore Ciccotto

Oltre lo schermo della 4^ C
(Rispetto)

La vita in quella piccola scuola di provincia scorreva come al solito, niente di eclatante.
Gli insegnanti si avvicendavano nelle varie classi fra un suono e l’altro della campanella, le solite riunioni, e poi gli alunni che a volte erano tranquilli e altre volte rumorosi.
Tutto questo sino a quando non successero i fatti che sto per narrarvi.
Quell’anno nell’aula in fondo al corridoio c’era la “4^ C Imp.”, una classe che non godeva di buona fama; spesso era stata richiamata per comportamenti poco corretti.
Erano i primi giorni di aprile, gli alberi del giardino della scuola si erano vestiti di un verde lussureggiante e l’aria cominciava ad essere tiepida.
Alla quarta ora del giovedì il professore di Italiano entrò in classe.
Era un uomo di mezza età, alto, slanciato, con una folta barba grigia, il suo nome era Antonino Aricò.
Durante la sua lunga carriera, con gli alunni era sempre riuscito a entrare in sintonia.
Lo studio della letteratura lo considerava uno strumento per fare questo.
Dai vari autori che si studiavano lui riusciva sempre a far emergere aspetti, argomenti, curiosità che potessero stimolare l’interesse degli alunni.
Era sempre riuscito a fare questo ma con la “4^ C Imp.” quell’anno non c’era verso.
Quella mattina Aricò chiamò l’appello e poi esordì: “Viviamo al tempo dei social e ognuno di noi, più che essere sé stesso, vuole apparire. Agli occhi degli altri tutti noi, e mi ci metto pure io, dobbiamo per forza essere i migliori, quelli che stupiscono, quelli che pubblicano nei social le cose più originali, insolite. La vita di tutti giorni, quella fatta di fatica, di sacrificio, di relazioni con gli altri, é come se non esistesse. Il virtuale ha preso il posto del reale, la finzione il posto della verità”.
Poi rivolto agli alunni chiese: “Che ne pensate voi?”.
Nessuno rispose.
Oggi parliamo di Giacomo Leopardi” disse il prof.; dal fondo della classe si senti una voce: “Prufissù, cu è, chiddru sfigatu, chiddru ca avia a ù ìmmu?”.
Aricòsi si chiuse in un lungo silenzio, aprì il libro e con tono energico cominciò a leggere “L’infinito”.
Durante la lettura della poesia tutti stettero zitti ad ascoltare, poi, rivolto a chi era seduto in fondo, disse: “Ditemi voi, voi che sorridete. Chi ha l’ardire di chiamare sfigato un ragazzo così? Un ragazzo che è stato capace di trasformare le sue sfortune in trampolino per aprire la testa e il cuore delle persone. Ditemi, chi di voi è capace di affrontare la vita come ha fatto lui con questo coraggio, e di creare così tanta bellezza?”.
Poi, rivolto al resto della classe, aggiunse: “Ragazzi miei, la genialità di Leopardi sta proprio in questo, nell’aver trasformato la sua fragilità in risorsa”.
Fece appena in tempo a dire queste cose che la campanella suonò, ed era ora di andare via.
Quel pomeriggio Aricò si mise in tenuta da corsa e si diresse verso la spiaggia della Ciammarita.
Per lui la corsa rappresentava un momento di svago, un momento in cui tutti i pensieri volavano via, ma quella volta non fu così.
Mentre i suoi piedi affondavano nella sabbia, la sua mente continuava a pensare a quello che succedeva in quella classe, la “4^ C Imp.”.
Negli ultimi tempi aveva notato strani movimenti.
Al centro di tutto c’erano sempre loro: il trio, come lo chiamava lui.
Era un gruppo formato da tre alunni: Giuseppe Munacò detto Tatù per i tanti tatuaggi  che aveva su tutto il corpo, Enzuccio Scalambrino denominato U chiovu per la sua eccessiva magrezza, e infine Peppino Pellerito che tutto il giorno scorrazzava per il paese con una moto di grossa cilindrata.
Ultimamente i tre avevano preso di mira Andrea Briguglio, un alunno di quella classe, obeso, impacciato, che non aveva amici.
Quel ragazzo lo si vedeva ogni giorno girare per la scuola sempre da solo.
Aveva perso la madre quando era ancora bambino e ora viveva col padre, insieme ad un altro fratello più piccolo.
Aricò accelerò il passo, respirando profondamente. In lontananza si vedeva il golfo di Castellammare.
Stava quasi per arrivare ad Alcamo Marina quando fece un inversione a u e tornò indietro.
Il pensiero gli andò a quella volta quando, dopo aver letto il tema, ebbe la conferma che Andrea stava vivendo una situazione di disagio.
Un giorno lo andò a trovare durante la ricreazione. Era seduto su una panchina mentre mangiava il panino.
Gli disse: “Leggendo il tuo ultimo tema, c’è qualcosa che non capisco. Posso chiederti una cosa?”.
Il viso del ragazzo diventò paonazzo, poi balbettando rispose: “Sì prof., mi dica”.

Da quello che hai scritto mi sembra di intuire che c’è qualcosa che ti impedisce di essere veramente te stesso. Ho capito bene?”.

Professore no, tranquillo! Io dicevo così, tanto per dire…”.

Andrea, che con me puoi parlare, lo sai.. Forse ci sono compagni che ti danno fastidio?”.

No prof., tutto a posto”.
Quella volta una cosa era saltata agli occhi di Antonino Aricò: mentre l’alunno parlava con lui, il suo smartphone era tempestato da continue notifiche.
Il sole stava tramontando. Da ponente soffiava una leggera brezza. Il prof. aveva finito la sua corsa.
Passò circa una settimana da quando Aricò ebbe quell’ultima discussione con Andrea.
Un giorno, mentre camminava nel corridoio, improvvisamente si vide investire da un ragazzo che correva all’impazzata.

Prufissù, le devo dire na cosa”.

Era Briguglio.
Dimmi, che è successo, perché sei così stravolto?”.

Su Istagram stamattina ho trovato questo. Guardi che mi hanno fatto”.

Il ragazzo accese lo smartphone e lo diede al professore.
Stai calmo, non ti agitare, ora vediamo cosa possiamo fare”.
Mentre Aricò guardava lo smartphone dell’alunno, dal suo viso non trapelava niente, anche se dentro di sé la rabbia esplodeva forte.
Del fatto successo fu informata subito la Dirigenza che segnalò il tutto alla polizia postale.

Dopo indagini accurate furono trovati e condannati i responsabili per diffamazione aggravata (art. 595 c.p.), trattamento illecito di dati personali (art. 167 Codice Privacy), sostituzione di persona (art. 494 c.p.).

E tutto finì così.
Perché la scuola è… luogo protetto dove si cresce insieme agli altri; palestra di vita, nella quale ci si allena per affrontare il mondo; insieme di persone che democraticamente condividono esperienze individuali e collettive; laboratorio dove ci si confronta e si impara a relazionarsi con gli altri; posto formidabile dove il rispetto per chi ci sta accanto è al primo posto.

Salvatore Ciccotto

Pubblicato dalla testata giornalistica
Grotte.info Quotidiano
su www.grotte.info il 4 giugno 2026.
Per gentile concessione dell'Autore.

© Riproduzione riservata.
  

 

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03/06/2026

Storie. "Racconto d'inverno. Con il sorriso e il pianto di tutta una vita"; di Ghost Writer

 

Racconto d'inverno. Con il sorriso e il pianto di tutta una vita
Addio


"Racconto d'inverno"
Con il sorriso e il pianto di tutta una vita
di Ghost Writer

Racconto d'inverno. Con il sorriso e il pianto di tutta una vita
(Addio)

I

«Maledetti il cielo e la terra» disse lui, con tono sommesso.
«
Maledetti noi» rispose lei, con il cuore in tumulto. «E maledetto l'amore che ci ha condotti a questo punto», sospirò lui, mentre lei aggiunse sottovoce: «Con l’illusione che potesse durare».
Un velo di malinconia sfiorava il viso di Paola che, per trattenere il pianto, si mordeva il labbro, mentre lui, guardando l’orizzonte tra i fiori dei mandorli appena sbocciati al primo raggio di sole, chiosò: «E maledetto il rimpianto che ci tormenta».
Con queste parole sconsolate stava per chiudersi l’incontro di due giovani, preparato in fretta e pensato per trascorrere alcune ore insieme, e forse per non lasciarsi più. Si guardavano muti, il capo appena inclinato sotto il peso di una trepidazione nuova. Le mani si cercavano e si intrecciavano tremanti, desiderose di quel tepore che li aveva riavvicinati dopo tempo, ma che ora sembrava già in procinto di dissolversi.
In quella tiepida giornata d’inverno, il quattordici febbraio, si erano dati appuntamento in un campo appena fuori città per un frugale pic-nic all’aperto, romantico e singolare, perfetto per brindare alla festa degli innamorati, lontani da sguardi indiscreti. L’attesa era stata quasi frenetica, ma il solo pensiero di un incontro così speciale non riusciva a contenere l’apprensione per ciò che sarebbe stato.
Nel vano bagagli della macchina, allestito per l’occasione in un curioso étagère, avevano riposto la teglia con il pesce preparato da uno chef del posto e un fresco e invitante “Colomba platino”, da poco imbottigliato. Dall'autoradio risuonavano intanto le note di “Without you” impreziosite dalla voce di Mariah Carey, diffondendo una straziante malinconia.
Erano giovani, erano belli, si piacevano e si amavano, ma non bastava. Sommersi dalla passione, non si accorgevano della tempesta che minacciava di spazzarli via, né del pericolo che aleggiava intorno a loro. Si scoprivano forti nell’amore che li univa, incuranti ancora degli ostacoli che lo avrebbero sottoposto a dura prova.
Eppure decisero di non fermarsi, di scostare la preoccupazione del domani e di godere di quegli istanti rubati di serenità. Del resto, il destino spesso pretende una spinta per cambiare rotta. E quella spinta arrivò, ma non dal coraggio, bensì dalla stanchezza: erano stanchi di amarsi a bocca chiusa, di fingere di ignorarsi, di ripetersi che i battiti uditi all’unisono fossero normali. Così, vollero interrogarsi per capire finalmente cosa fosse accaduto tra loro di così emotivamente magnetico.

«
Non so più come fare a non dirtelo - esordì Ninì - ma devo ammetterlo: ecco, di fronte a te c’è un uomo vinto, debole e indifeso, come chi si innamora follemente, ma non sa spiegarselo». Si chinò sulle ginocchia, le prese la mano, le chiese di chiudere gli occhi e sussurrò: «Io ti amo, ti amo da sempre, di un amore infinito, ti amo con la devozione di chi non teme il tempo, con la fedeltà di chi non chiede nulla in cambio se non il privilegio di pensare a te e di guardarti ogni giorno. Ebbene, io mi domando e ti domando se i palpiti che mi si affollano dentro mi faranno ritrovare il conforto perduto o se invece dovrò soccombere al primo cenno di disillusione». Le sue palpebre tremarono, ma non le aprì. Restò così, come se volesse prolungare l’insolito monologo facendolo riecheggiare ancora una volta per coprire il silenzio che appannava l’unicità del momento. Il calore della mano di lei lo teneva ancorato a terra, aspettando una reazione.
Quando riaprì gli occhi, ancora sospeso tra la speranza e l’incertezza, incrociò il sorriso consolante di Paola, il sorriso di chi sa già tutto, ancor prima di te. Lei socchiuse gli occhi, come se volesse focalizzare qualcosa di incredibile, il viso si illuminò e una minuscola ruga le comparve a lato delle labbra, quella che sembrava scoprire le sue vere intenzioni: «Ti ho sgamato; ecco perché mi stai addosso da mesi!». Poi il sorriso si distese, finché non divenne un liberatorio e sottinteso «L’avevo sospettato! Ma volevo sentirtelo dire». Nient’altro. Non servirono solenni proclami: gli accarezzò il capo, lo fece alzare e lo scrutò.
Lui trattenne il respiro, incredulo e disorientato, come se il tesoro custodito non fosse mai stato del tutto suo. Il naso di Paola si increspò e un lampo di ammiccante malizia si fece largo sul suo profilo roseo: «Adesso però voglio sapere di più: voglio assecondare l’audacia di quest’uomo che è riuscito a suscitarmi una simile combinazione di diffidenza e fascino. Voglio scoprire cosa nasconde la sua mente e sin dove arriva la sua sincerità. Attento a te, però - gli intimò silente, con piglio deciso - non è un invito, ma un avvertimento: non mortificare i miei sentimenti!». Poi, quasi spaventata della sua stessa indulgenza, ricompose i lineamenti del viso e, recuperata un’intonazione calma e distaccata, lo affrontò: «Bene, e quindi?».
L’eco di quella sfida gli raggelò il sangue. Ninì ripensò alla strategia dialettica studiata davanti allo specchio, alle espressioni accuratamente preparate per l’occasione; invece tutto sfumò in quell’unico, implacabile interrogativo. Impietrito di fronte a lei, non trovò più cos’altro dire: pronunciava discorsi sconnessi, si interrompeva, gesticolava nervosamente, privato di ogni difesa, una catastrofe. Riuscì a riprendersi dopo un po’ favorito da un lungo ma faticoso sospiro, e a continuare: «È stato quando ti ho rivista dopo anni, che mi sono accorto di essere stato profondamente travolto da un’emozione che mi toglieva forza e sicurezza. Ma non mi spiegavo perché. Tutt’intorno si svuotava, io restavo immobile e ti guardavo mentre parlavi o sorridevi con quella stessa identica inclinazione delle labbra che hai adesso. Inizialmente provavo l’effetto di un passato che credevo sepolto e che invece mi crollava addosso con la severità di un’accusa. Cercavo di dissimulare quell'ansito improvviso. Per anni mi ero raccontato la bugia di averti dimenticato, ma la verità, vera e spietata, era scritta nel ritmo accelerato del mio respiro: bastava un tuo solo sguardo per privarmi di ogni riparo e lasciarmi, ancora una volta, fragile e senza sollievo».
Lei ascoltava, lo guardava fisso, sembrava si fosse aperta una voragine da cui stare a distanza per non precipitare. Sulle prime, le sue sembianze si irrigidirono, congelate nel tentativo di arginare quel flusso emotivo così spiazzante. La sua espressione non lasciava trasparire nulla: nessuna sorpresa, ma anche nessuna irritazione, solo un timido, flebile battito di ciglia, un discreto atto di resa che sciolse la tensione iniziale e diede alla confessione di Ninì un cenno di intesa e la sensazione che la sua preghiera d'amore non sarebbe rimasta inascoltata.
In quel momento scorse che anche Paola sentiva la stessa necessità di nuove certezze, ora che le altre sembravano smarrite. E, perché no? Di qualcuno che l’ascoltasse senza giudicarla o correggerla, qualcuno capace di esaltarne il valore e le qualità, di stimolarla a esplorare altre mete. Ninì sperava di essere quel qualcuno. Avrebbe voluto respingere quell’idea - in fondo che diritto aveva di infiltrarsi nella sua vita? - ma quell’impulso rischiava di soffocarlo; perciò, raccolto l’ultimo briciolo di coraggio rimastogli, decise di farne finalmente un segreto condiviso a fior di labbra.
«Allora, perché quella domanda così secca e tassativa?» ripeteva a se stesso. Era sicuro di non esserle stato indifferente, di aver attirato la sua attenzione, anche se con piccoli espedienti - apparentemente casuali e privi di significato - solo per cogliere un accenno di interesse. Forse dietro quella barriera c’era solo timore. Fece un passo indietro per non sembrare troppo importuno, affermò imbarazzato e deluso: «E allora niente. Ora lo sai. Non c'è un dopo, un progetto, non c’è un “quindi”, c'è solo questa novità, ammesso che lo sia. Tutto qui».

II

Sembrava che tutto fosse finito lì, ma l’amore non poteva essere del tutto tacitato: Paola era bella, brillante, colta, sempre elegante e lui ne era orgoglioso. Lei era la sua libertà di essere, il silenzio che gli parlava, la scintilla che lo infiammava, il suo alito vitale; esprimeva sguardi e gesti che in un attimo lui riusciva a trasformare in poesia.
Era tutto cominciato tra le pieghe del mattino: un amore clandestino, custodito così bene da non sembrare reale, che si alimentava di sguardi rubati e di frasi non dette e cresceva sempre di più, senza che se ne potesse descrivere il modo, il perché o il quando: poteva solo essere vissuto con l’anima.
Era piacevolmente istintivo conversare con lei di romanzi o di film recenti, condividere testi di canzoni, versi di poesie, oppure semplicemente confrontarsi sulle definizioni delle parole crociate. Davvero originale, ma in quel miscuglio di questioni così in apparenza distanti tra loro non c’erano strappi o forzature, né il bisogno di inventare frivole conversazioni o riempire i vuoti con luoghi comuni. Ogni scambio verbale avveniva con la spontaneità del respiro che alimentava il loro generoso slancio, come se le loro menti avessero sempre parlato la stessa lingua, senza rendersene conto. La versatilità degli argomenti, che poteva oscillare con naturalezza da un libro a un cruciverba, svelava un modo genuino di appartenersi. Misurarsi per risolvere la definizione complessa di un cruciverba diventava il loro modo intimo di toccarsi senza sfiorarsi, una complicità mentale che valeva più di un abbraccio.
Entrambi si muovevano l'uno verso l’altro senza fatica, completandosi con la semplicità dell'acqua che trova il suo alveo e scoprendo che la parte più difficile per loro diventava d’un tratto la più facile da abitare. Lei era il giorno quando tutto torna a brillare, la risposta a un interrogativo rimasto a lungo inascoltato, l'eco vibrante di un suono che lui non credeva potesse esistere.
Non era ancora esclusa una reazione, che fosse negativa o indulgente; temeva tuttavia che, nell’uno e nell’altro caso, lei si sarebbe allontanata. Ninì era in lotta contro lo sgomento di essere rifiutato, convinto che avere svelato la propria fragilità l'avrebbe reso ridicolo agli occhi della donna che amava. Invece lei gli prese la mano e disse: «Io sono qui e se sono qui è perché ho capito. Tu piuttosto dove sei stato finora? Ti ho tanto aspettato!». Quella rivelazione gli accese uno sconfinato entusiasmo e un senso di gratitudine indicibile, perché comprese di non essere mai stato solo: Paola era lì, con lui, per lui, sbocciata sin da prima nella stessa identica emozione. Allora pensò: «Non la perderò, non oggi; non adesso che l’ho trovata, anzi, mai più». La strinse forte a sé e così qualsiasi spiegazione divenne superflua; gli aneliti densi di promesse disciolsero i conflitti e i timori residui.
Non era più un desiderio, né semplice attrazione fisica: era il miraggio che prendeva forma e sostanza. La guardava ridere e lui si estasiava; catturava i suoi ragionamenti e se li scolpiva dentro. Era amore senza diritto di replica, nascosto anche a se stesso, un fuoco ancora vivo sotto la cenere per anni che ora divampava in un baleno, intenso e coinvolgente.
Come naufraghi si aggrapparono l'uno all'altra, cercando di ignorare il dubbio perfido e assillante che torturava la coscienza doppiamente ferita dal peso del rimpianto e dalla gravità del proibito. Si sentivano in colpa verso il mondo, eppure quell’apprensione non alterava la felicità di quell’istante; era il paradosso di un amore pulito e sincero vissuto all'ombra del riserbo. Si domandarono se resistere o cedere alla seduzione della ritrovata complicità, pronti tuttavia ad affrontarne le conseguenze. Ebbero un istantaneo scatto di lucida follia e videro con chiarezza che stavano per realizzare un sogno custodito da un’eternità, mai più ripetibile.

«
Se vuoi risalire in superficie devi prima toccare il fondo», affermò Paola. «E con te il fondo non mi fa paura. Lì sotto non c’è il buio: ci sei tu che mi aspetti da tanto e risaliremo insieme». Con quella riflessione volle testimoniare che anche una donna come lei, forte e determinata, poteva accettare una sfida così difficile, ma solo perché era sicura che ad accoglierla ci sarebbero state le braccia di Ninì. In un attimo svanirono le esitazioni. Scese la quiete, l’uno si perse negli occhi dell’altra, lievemente si sfiorarono e scoprirono che il loro amore era ancora lì, tenace e cristallino, che invocava solo di essere assolto e liberato.
Ninì le prese il volto tra le mani, accarezzò le sue guance, la guardò con tenera e devota ammirazione, incantato dalla sua bellezza superba, sintesi perfetta di grinta e dolcezza, di turbamento e pace. Non era solo armonia esteriore, ma una presenza irresistibile che colpiva senza preavviso, una vitalità che s’imponeva e dominava su ogni cosa. Eppure lei era una donna reale e starle accanto significava trovarsi nel posto giusto. Il suo contatto infondeva un senso di equilibrio capace di schiarire le oscure vicende del passato.
Il suo intimo splendore si nascondeva nei dettagli che nessuno avrebbe notato: il modo in cui le si increspava il naso o gli occhi che si stringevano quando rideva di gusto erano frecce ipnotiche. La linea vellutata del viso non mostrava alcuna tensione. La bassa attaccatura dei capelli sulla fronte era un invito a baciarla e quel richiamo divenne l'unica ragione di tutto. Si abbracciarono, si baciarono con dolcezza, poi con ardore, con passione. Rimasero estranei a tutto il resto, staccati da chiunque altro, e convinti che il loro amore fosse la sola scelta che contasse veramente. In quel bacio si schiuse il loro universo, dove nulla e nessuno avrebbero potuto raggiungerli.  Fu il cedimento delle ultime resistenze e il riscatto di un’occasione ormai sfumata che riemergeva dal passato più potente che mai.
Le loro labbra si trovarono finalmente unite dopo un lungo esilio. Ma non era un bacio da amanti; era la scoperta di un’affinità ideale, negata anni prima davanti al negozio di famiglia, la fiamma ardente che cancellava dalla memoria la delusione di un pomeriggio sbagliato. Rimaneva solo il sapore di un’eclissi totale che oscurava un’intera esistenza di silenzi, di freni asfissianti e vincoli routinari. In quel respiro le ore di sofferenza erano ben ripagate, le lacrime versate trovavano la loro sintesi: il compenso - benché tardivo - di un errore che chiedeva o perdono o castigo. Non esistevano soluzioni diverse: solo quel bacio, per provare a riscrivere le leggi del destino.
Ma la tempesta non dava tregua. Impetuosi flutti minacciavano la loro barca ormai prossima alla deriva e sotto quei marosi anche la fiducia prese a vacillare. Si chiesero allora quanta energia rimanesse per duellare contro l’abisso o se non fosse più prudente invocare l’approdo in terraferma.
Ridestandosi in quel campo di mandorli, Ninì spezzò l'indugio: «Ci penseremo domani» disse con un tono rassicurante, ma che non ammetteva obiezioni. «Per intanto gustiamoci il dentice, finché è ancora caldo». Era il suo modo per scacciare la paura del domani, un tentativo disperato di fermare il tempo dentro il perimetro di quel picnic.
Tornò il sorriso, la voglia di scherzare, l’appetito e la curiosità di assaggiare quel piatto che prometteva di essere saporito. E così si adagiarono per rendere onore a quel pesce che, pur avendo un aspetto invitante, cominciava a diventare quasi invadente. Mangiarono di gusto e, brindando tra un tintinnio e l'altro, erano come sperduti in una dimensione magica, in un angolo di cielo variopinto, tra nuvole stinte e fulminei bagliori, e non smisero di guardarsi.
I raggi ancora obliqui del sole si riflettevano sull’erba e illuminavano il volto di Paola, esaltandone la bellezza. E come un proiettore da teatro che, focalizzato sulla figura del protagonista, ne magnifica ogni minimo movimento espressivo, ma lascia il resto del palco sprofondato nel buio, così lei rappresentava l'unica verità abbagliante sull’infelice ribalta della vita.
Assorbito da quella visione, Ninì riusciva a enfatizzarne ogni sfumatura: il riflesso acceso sui suoi capelli, la curva calda e leggera delle sue labbra morbidamente dischiuse e persino quel moto d'ansia che a volte le incupiva la fronte. Tutto attorno sbiadiva, mentre persino la platea precipitava nell'oscurità, ingoiata completamente. Non esisteva che Paola, nitida e bellissima, sotto quel fascio di luce solare così assoluto da scatenare in lui perfino una fitta di incolpevole gelosia.

III

«Credo che avremo un’estate stupenda, - osservò lei - il clima promette bene», quasi a voler sviare il vero motivo dell'incontro, pur sapendo che non era evitabile.
La guardò rapito e pensò: «Per me oggi è estate, è autunno, inverno, primavera. Dentro di me oggi si sono scatenate le potenze della natura e niente potrà più piegarmi. Sono più forte di prima; con lei ho tutto e non ho bisogno d’altro». Ma non rispose.

«
Ninì! - cercò di scuoterlo - non pensi che questo inverno sia più tiepido che in passato?».
«
Sì, gioia mia, è vero! - sussultò lui - Quest’anno sembra che la primavera si sia svegliata in anticipo. Il tepore, i fiori, gli insetti di campagna, la natura stessa appare più rigogliosa del solito, come se volesse celebrare il miracolo del nostro amore. L'aria è così densa di profumi e colori da stordire anche i sensi».
L’emozione vissuta insieme e quel sentimento saldo e puro, mai provati prima, li accompagnarono come un'eco lontana, immaginando come sarebbe stata diversa la loro vita se solo il fato fosse stato meno crudele. Un sottile sussulto del vento riempiva i loro cuori di attese e di sogni, mentre le mani continuavano a cercarsi furtivamente, quasi per caso.
Si coglievano ancora il rancore e il rimpianto di quell’occasione persa e la volontà di rimediarvi, magari tornando indietro nel tempo, agli anni in cui avevano avuto l’unica possibilità di conoscersi e di amarsi liberamente. Non era stata la distanza, né lo sguardo amabile, ma severo, di Paola; l’indifferenza - più alta di qualsiasi muro - li aveva tenuti separati per lungo tempo.

«
La sorte avversa era dietro l’angolo: ha voluto punire duramente la mia stupida superbia tracciando per noi sentieri opposti», mormorò Ninì sottovoce. «Sono cosciente dell’errore commesso. Ma un dio invisibile mi ha rovinato addosso una condanna talmente pesante da negarmi anche il diritto di rimediare e riscattarmi». Guardando i mandorli in fiore ribadì: «Maledetti ricordi. E maledetta la presunzione che mi ha fatto credere di poter fare a meno di te. Avremmo potuto...».
«
Avremmo potuto - lo interruppe lei - costruire un futuro tutto nostro, essere tanto felici insieme; sarebbe stato meraviglioso smettere di cercarsi per iniziare a ritrovarsi, per sempre. Pensa come sarebbe stato davvero divertente anche invecchiare l’uno accanto all’altra», sorrise sardonica. «Adesso cosa ci resta? Un dentice freddo e una canzone che non ci apparterrà mai, anche se, quando l’ascolteremo, ci strapperà l’anima. Ecco dove ci ha portato il tuo orgoglio».
Lui non replicò. Abbassò il capo e il pensiero scivolò a un pomeriggio di anni prima, quando la vide per la prima volta, vicino al negozio di famiglia: gli era passata davanti, sul marciapiede antistante. Lei lo guardò soltanto un istante, forse si accorse del suo disinteresse. La sua piccola mano era ben stretta e protetta da quella grande del padre. Tra i flutti dei lunghi capelli nero corvino, che le sfioravano appena le spalle, emerse un segno di tenue chiusura, un’espressione accigliata, di impercettibile distacco.
Rammentò che, appoggiato allo stipite, credeva essere il ras del quartiere; conduceva un'adolescenza agiata, fatta di arrogante spavalderia e di facili conquiste femminili. Guardandola, azzardò una riflessione da stupido e presuntuoso adolescente qual era: «Quanto è antipatica quella ragazza; non le farei mai la dichiarazione». Ma la seguì per un po’ con gli occhi, distrattamente, fino a quando lei non sparì in fondo alla strada senza voltarsi, attenuando appena il suo orgoglio offeso. Quale fosse il motivo di questa incomprensibile e ingiustificata antipatia, che ancora lo tormentava, non l’avrebbe mai saputo. Avvertiva però una penosa afflizione per quell’immagine disciolta nella memoria, il frammento di un’eco sospesa nel nulla. Forse lei avrebbe potuto strapparlo al gelido sconforto, guidandone i passi su un sentiero meno impervio e più luminoso. L’insofferenza - soprattutto per una persona che non si conosce -  non era altro che un’assurda difesa, una inutile barricata. In quel caso, si ergeva contro una misteriosa e giovane donna che, con il suo candido portamento, lo aveva tanto intimidito. Avrebbe dovuto scendere dal suo “piedistallo”, avvicinarsi e dirle anche solo "Ciao". Forse sarebbe bastato per vederle fiorire un sorriso. Ma era stato un breve attimo e il cervello di Ninì ancora più lento: non si era salvato che il rimpianto di quel soffocato scambio di sottintesi, di una dolce armonia emotiva, incapace di esprimersi. Chissà cosa avrebbe potuto germinare … forse … e se ...?

«
Avevi un atteggiamento da gradasso - lo riprese lei - che mi fece arrabbiare». Un fugace indizio di genuino malumore le attraversò il viso. «Arrabbiare! - ribadì - Non tanto perché mi aspettassi qualcosa da te, quanto perché avrei voluto che mi spiegassi il motivo di quello strano risentimento. E invece...». «Invece restai impassibile, simulando di guardare altrove», rispose impietosamente lui. Forse aveva esagerato, ma volle comunque il suo perdono. Per camuffare il suo puerile imbarazzo, con lo slancio e la devozione di chi nutre un grande amore, l’abbracciò ancora, con la promessa che non l’avrebbe mai più ferita. Paola si lasciò andare e appoggiò la testa sul suo petto, colta dal sottile fremito di quei ricordi che il loro passato non riusciva a esprimere, ma neanche a dimenticare. Il tempo trascorso si era assunto il ruolo di custode di segreti e di rimpianti, troppo scottanti per essere rivelati.

IV

I lamentosi rintocchi di una campana lontana scandivano gli ultimi minuti rimasti. L’ineluttabile ritorno a casa li attendeva al varco, come un verdetto definitivo. Si stringevano ancora più forte, con rinnovata passione, mentre lui aspettava un cenno, un gesto, qualcosa che potesse cambiare ciò che sembrava ormai scritto; ma vide solo delle lacrime appena trattenute. Lei si staccò lentamente e una malinconica quiete, più eloquente di mille discorsi, s’impadronì dei suoi pensieri. Sembrava smarrita, ripensava a quel suo mondo che aveva costruito pezzo dopo pezzo come un solido mosaico, consapevole però che era incompleto. Non riusciva più a dire nulla: capiva che evitando di parlare ancora forse avrebbe impedito il crollo di quei tasselli ben incastonati nel tempo.
Ninì avvertiva l’addensarsi della rassegnazione, che lentamente offuscava la trepida speranza. Era il timore che qualsiasi altra ostinata supplica sarebbe stata vana - se non persino nociva - dinanzi alla sofferenza della sua amata. Eppure una parte di sé credeva ancora che un alito di vento potesse dileguare quella triste caligine, svelando finalmente la verità autentica e lacerante che entrambi cercavano di domare.
All’improvviso l’esasperazione di Paola esplose: il disincanto soffocato fino ad allora squarciò il silenzio, per poi spegnersi in una resa. «Insomma, ora cosa vuoi da me?» chiese perentoria. «Io non me la sento di gestire due vite in contemporanea!», sbottò, scaricandosi di dosso quel macigno che le opprimeva il respiro. «Una è già un casino, figuriamoci due. E poi, che ne sarebbe di noi? Di quello che abbiamo costruito? Non posso mettere tutto in “stand-by” e vivere in una bolla».
Le sue parole erano un fiume in piena. Ninì le si avvicinò, la strinse a sé e, rincuorandola, le disse risoluto: «Ma no, amor mio, non due, ma una sola vita condurremo: la nostra, solo la nostra, fantastica e straordinaria, alla luce del sole. Il resto non conta più. Io sono qui, con te e, ti giuro, ci sarò sempre. Andremo avanti uniti, io e te, contro tutto e tutti. Sarà una vita favolosa, credimi, niente e nessuno potrà dividerci», le ripeté stringendola a sé in un abbraccio avvolgente.
Nel suono caldo e deciso del suo giuramento d'amore eterno, così intenso e sincero, mai conosciuto prima, Paola si sentì smarrire: c’era così tanto ardore tra le sue braccia da sopportare persino quel freddo scoramento che le serrava il petto. Eppure, quella sensazione inebriante non le impedì di avvertire la vertigine dell'incompiuto: una dolcezza così assoluta che rischiava di incrinare il precario equilibrio delle sue certezze. Fu un attimo di lacerante e luminosa chiarezza: si abbandonò all’abbraccio, desiderando di cristallizzare quella promessa prima di esserne travolta. Poi intuì quanto avrebbe potuto soffrire per difenderla nel tempo.
Trattenne il fiato, indecisa e combattuta tra la voglia irrefrenabile di cedere a quella stretta e la coscienza che le raccomandava di resistere; non voleva vedere franare l’universo dei suoi giorni, anche se il cuore l’avrebbe condotta altrove. Si ritrasse però quasi subito, come per timore che quell’emozione potesse diventare così indispensabile da non riuscire più a privarsene.

«
No, non può essere, è pura follia, - urlò sconvolta - un dono celeste che ci è negato; dobbiamo rassegnarci, prima che sia troppo tardi».
«
Dunque ho fallito, ho perso» - sbigottì incredulo Ninì. «Avevo poggiato la mia anima vivida e pulsante nelle tue mani, ma è spirata nel vuoto della tua indifferenza. Ti avevo offerto la promessa di un amore assoluto e tu rispondi con il fatuo riflesso di un’effimera avventura senza futuro».
«
No, ti prego, non ferirmi più di quanto io non lo sia già. Non hai fallito, Ninì; non pensare di essere stato sconfitto. Sappi che sei riuscito ad aprire in profondità il mio cuore e lì, in un angolo nascosto che resterà per sempre soltanto tuo, potrai ascoltarne i battiti ogni volta che ti penserò. Devi renderti conto che non stiamo discutendo di un gioco di fuochi che all’alba svanisce, ma di una svolta radicale che d’un tratto ci proietterebbe in una dimensione ignota. Che fine faranno i sentimenti, le fatiche e le sicurezze che ci hanno sostenuto finora? Resteranno lì, immobili, apparentemente consenzienti, ma pronti a insidiare tra noi l’incubo di avere imboccato la strada sbagliata».
In un istante la realtà le apparve più chiara: non poteva seguire Ninì. Rinunciare a tutto quanto aveva costruito era un azzardo che la sua razionalità le impediva di compiere. Il senso di responsabilità di cui si nutriva senza sosta era per lei un fattore condizionante irrinunciabile. Aiutata da un sorriso timido e dimesso, abbandonò la sua mano e lentamente si allontanò. Lui avrebbe voluto trattenerla, ma la lasciò andare, sapendo che quello sarebbe stato l'ultimo incontro. Un sospiro di cocente rassegnazione li separò senza pietà, ma non smisero di scambiarsi uno sguardo disperato, a suggellare la consapevolezza che nessun’altra soluzione era praticabile. Intanto, come una feroce ironia, risuonava tutt’intorno "I can't live, if living is without you".
Corse senza fermarsi, le lacrime a rigarle il viso. Giunta a casa, rimase a lungo in preda a mille interrogativi, fino a quando non si persuase che l’unica scelta logica era di riprendere la vita normale, più stabile e meno turbolenta; ma senza le emozioni vissute in quelle ore indimenticabili, non avrebbe mai provato cos’era amarsi anche solo con l’anima.
La notte, gelida e impenetrabile, unico testimone di un sogno impossibile, l’avvolse nel suo manto stellato per custodirne l’immagine.

FINE

Ghost Writer

Nota della Redazione: Ghost Writer è lo pseudonimo di un nostro affezionato lettore. Il cuore del racconto è autentico (cantava Mina: "non so spiegarti che il nostro amore appena nato è già finito"); tutto il resto, compresi i nomi dei personaggi, è solo colore e fantasia. Il contesto ambientale, l’incontro, lo scambio dei sentimenti e la separazione sono intessuti di libere ricostruzioni e suggestioni narrative.

Pubblicato dalla testata giornalistica
Grotte.info Quotidiano
su www.grotte.info il 3 giugno 2026.
Per gentile concessione dell'Autore.

© Riproduzione riservata.
  

 

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02/06/2026

Comune. "Un'estate a colori" per i bambini: aperte le iscrizioni in biblioteca

 

"Un'estate a colori" per i bambini: aperte le iscrizioni in biblioteca
Locandina
 

L'Amministrazione comunale di Grotte ha programmato "Un'estate a colori": diverse attività per il periodo estivo; una serie di iniziative rivolte specificamente ai bambini di età compresa tra 6 e 11 anni, con l'obiettivo di offrire percorsi ricreativi e formativi durante i mesi di vacanza scolastica.

"Un'estate a colori" per i bambini: aperte le iscrizioni in biblioteca
(Locandina)

Il piano delle attività prevede quattro aree tematiche principali: i laboratori creativi per sviluppare la manualità, le attività di gioco e sport per favorire il movimento, i laboratori di musica e teatro, e infine percorsi dedicati a colori e fantasia.
Tutti questi laboratori si svolgeranno presso la sede della Biblioteca comunale.
Le iscrizioni sono possibili dal 3 al 10 giugno 2026. Per partecipare, è necessario effettuare l'iscrizione presso la Biblioteca comunale.
La raccolta preventiva delle adesioni serve per conoscere in anticipo il numero esatto dei partecipanti e consentire una gestione logistica adeguata di tutte le attività in calendario
. 
  
Redazione
2 giugno 2026 
© Riproduzione riservata.
  


 

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01/06/2026

Iniziative. Il 500° della fondazione di Grotte: Joseph Anthony Tulumello e la genealogia nel villaggio globale

 

Il 500° della fondazione di Grotte: Joseph Anthony Tulumello e la genealogia nel villaggio globale
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In vista del 2027, anno in cui la comunità di Grotte celebrerà il 500° anniversario della sua fondazione, l'Amministrazione comunale e diversi studiosi sono già al lavoro per onorare questo storico traguardo. Presso la biblioteca comunale del paese il giornalista Carmelo Arnone ha coordinato un'intervista con due figure chiave di questo percorso di riscoperta: l'esperto e appassionato di genealogia Joseph Anthony Tulumello e il prof. Pietro Cipolla (guarda il video). Al centro del colloquio il "Progetto Famiglia Ancestrale di Grotte" e il valore del recupero delle radici storiche per i migliaia di grottesi sparsi nel mondo.

Il 500° della fondazione di Grotte: Joseph Anthony Tulumello e la genealogia nel villaggio globale
(
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L'incontro si è aperto con l'introduzione di Joseph Anthony Tulumello, cittadino canadese di origini grottesi che ha trasformato una profonda necessità personale in un immenso servizio alla comunità. Tulumello ha spiegato come la sua passione sia nata dal desiderio di scoprire le proprie radici siciliane e ricollegarsi ai cugini rimasti in Italia, dato che suo nonno (emigrato inizialmente in Pennsylvania e poi stabilitosi a Detroit per lavorare nelle fabbriche Ford) era stato l'unico di otto figli a lasciare la Sicilia.
Attraverso anni di ricerche Tulumello ha fondato un gruppo Facebook dedicato alla genealogia grottese che oggi conta oltre 1.000 membri. Questo spazio digitale si è trasformato in un punto di riferimento per i discendenti residenti in America, Brasile, Uruguay, Argentina e in vari paesi d'Europa (come Francia e Belgio). Tra i suoi successi più significativi spicca la ricostruzione dell'intero albero genealogico della famiglia di Francesco Ingrao, rivoluzionario e antenato dell'ex presidente della Camera Pietro Ingrao, lavoro presentato lo scorso anno proprio nella biblioteca cittadina.
Il prof. Pietro Cipolla ha arricchito la discussione analizzando la complessità tecnica e documentale di questa impresa; ha precisato che i registri dello stato civile del Comune di Grotte sono stati istituiti nel 1820 e coprono le nascite fino al 1912 e i matrimoni e i decessi fino agli anni 1940-1942. Per i periodi precedenti, la ricerca si sposta sui registri parrocchiali che risalgono fino al 1680, restaurati e resi disponibili online grazie a un progetto curato da Don Lentini dell'Arcidiocesi di Agrigento. Il Professore ha sottolineato la difficoltà estrema nell'interpretare questi documenti del XVII secolo, ostici persino per un italiano a causa della grafia antica, delle frequenti abbreviazioni e dei latinismi. Tulumello, tuttavia, è riuscito a codificare e decifrare questi segni ripetitivi, diventando un esperto nel colmare il "vuoto" temporale tra i documenti civili e quelli religiosi.
In vista delle celebrazioni del 500° anniversario, Tulumello ha lanciato un appello per il "Progetto Famiglia Ancestrale di Grotte", invitando residenti ed emigrati a condividere i propri dati familiari per creare una risorsa d'informazione universale che mostri come, da vicino o da lontano, i grottesi siano tutti legati da vincoli di parentela. L'obiettivo ultimo è presentare questi alberi genealogici completi nel 2027, partendo proprio dai nobili fondatori del paese fino ai personaggi storici illustri (come Padre Vinti, di cui Tulumello ha già iniziato a ricostruire la storia familiare).
L'intervista si chiude con l'invito da parte del giornalista Carmelo Arnone a cercare Joseph Anthony Tulumello su Facebook per chiunque desideri ricevere un aiuto gratuito nel ricostruire il proprio albero genealogico e ritrovare il legame profondo con la terra d'origine
.
Nel video, l'intervista - guarda il video - (riprese © a cura dell'Associazione Culturale "Punto Info"). 
  
Redazione
1 giugno 2026 
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01/06/2026

Università. Auguri alla dott.ssa Caterina Bellavia, per la sua laurea

 

Caterina Bellavia
Dott.ssa Bellavia

La dott.ssa Caterina Bellavia con i genitori
Con i genitori

Lo scorso giovedì 28 maggio 2026 la dott.ssa Caterina Bellavia ha concluso il proprio percorso di studi universitari conseguendo la laurea in Scienze dell'Educazione e della Formazione (classe L-19) presso l'Università Pegaso, ottenendo la votazione massima di 110/110 con lode. La Dottoressa ha discusso un project work incentrato sul tema dell'educazione e dello sviluppo nella prima infanzia, con un'attenzione specifica alla fascia di età compresa tra i zero e i sei anni.

La dott.ssa Caterina Bellavia con i genitori
(La dott.ssa Caterina Bellavia con i genitori)

L'elaborato, che ha avuto come relatrice la prof.ssa Elisabetta Lucia De Marco nell'ambito dell'insegnamento di Letteratura per l'infanzia, si è sviluppato a partire da una traccia precisa: "Il ruolo della lettura per l'infanzia nello sviluppo sensoriale e relazionale del bambino: un percorso di scoperta ed inclusione". Da questo quadro teorico prende forma il titolo del project work (denominazione che sostituisce la tesi): "Mani in gioco, occhi in storia: estetica e didattica dei mediatori non verbali per un'infanzia inclusiva".
Il lavoro analizza e rivaluta l'impiego della letteratura nei primi anni di vita, proponendo un superamento della concezione tradizionale che riduce il libro a mero intrattenimento o a semplice supporto per l'apprendimento del linguaggio parlato. Nello studio condotto per il corso di laurea, la dottoressa Bellavia ha esaminato l'oggetto-libro come una frontiera metodologica fondamentale per i servizi educativi, soffermandosi sulle potenzialità dei libri tattili, dei silent book (i libri senza parole) e degli albi illustrati d'autore. In questo modo il volume viene analizzato come un mediatore non verbale e sensoriale in cui il racconto non passa solo attraverso l'ascolto, ma richiede di essere toccato, manipolato ed esplorato con lo sguardo e con le dita. L'esperienza estetica e artistica si trasforma nel canale principale con cui i bambini decodificano la realtà circostante e strutturano il proprio pensiero.
La scelta di questo specifico ambito di indagine risponde a una precisa necessità pedagogica riscontrata nei servizi per la prima infanzia: la definizione di una progettazione che sia realmente accessibile a tutti. Strumenti come i libri sensoriali e gli albi illustrati permettono di superare le barriere linguistiche e comunicative, poiché l'accesso alla narrazione non dipende dalla conoscenza della parola o della lingua. Questo approccio si rivolge in modo uniforme all'intero gruppo, includendo i bambini con disabilità sensoriali, coloro che presentano bisogni educativi speciali e i minori di origine straniera che stanno ancora apprendendo i codici della lingua locale. La metodologia proposta evita la creazione di percorsi separati, offrendo invece lo stesso oggetto-libro a tutta la classe e consentendo a ciascuno la lettura secondo le proprie personali abilità.
In questa fase della crescita, il corpo costituisce lo strumento primario per la conoscenza del mondo. Come si legge nelle conclusioni dell'elaborato scritto dalla neo-laureata: "Attraverso la grammatica dei sensi e la poesia della materia, il libro-oggetto cessa di essere un manufatto per divenire uno spazio di incontro e di libertà, dove ogni mano che sfoglia ed ogni occhio che esplora partecipano attivamente alla costruzione di una cittadinanza consapevole, capace di leggere non solo le pagine, ma la complessità del mondo intero".
Al termine di questo importante percorso formativo e accademico, la nostra Redazione formula i migliori auguri alla neo-dottoressa Caterina Bellavia per il raggiungimento di questo traguardo, con l'auspicio di un futuro professionale ricco di soddisfazioni e di scoperte nel settore educativo. Le più vive congratulazioni anche ai genitori, Enzo e Giovanna, che hanno sostenuto Caterina in questa esperienza di studi.

  
Redazione
1 giugno 2026 
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01/06/2026

Curiosità. "I mesi dell'anno in filastrocca - Giugno"; di Giuseppe Castronovo

 

I mesi dell'anno in filastrocca
Filastrocca dei mesi


"
I MESI DELL'ANNO IN FILASTROCCA"

GIUGNO

In giugno non aver nessuna cura,
se non pei campi e la mietitura.


Giugno arso
contadino sazio.


Quando a giugno cantano le cicale,
vattene a lavorare con il boccale
.
     

 

   

Giuseppe Castronovo
(gcastronovo.blogspot.it)
  

 

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