Riconoscimenti.
Il dott. Carmelo Morgante premiato in Australia per i suoi studi sui
processi di sostenibilità
Premiazione
Nuovi successi professionali e accademici
per l'ingegnere chimico Carmelo Morgante, ricercatore post-doc presso
il Dipartimento di Chimica e Bioscienze dell'Università di Aalborg, in
Danimarca. Nell'ultima settimana il dott. Morgante ha raggiunto due
importanti traguardi: è stato invitato a tenere un seminario presso la
Nanyang Technological University (NTU) di Singapore e ha vinto il
premio per la migliore presentazione orale nella categoria ricercatori a
inizio carriera durante la conferenza internazionale sul tema
dell'economia circolare per il clima e l'ambiente (#CECE 2026), svoltasi
presso la University of Technology di Sydney, in Australia.
(Premiazione)
In merito al riconoscimento ottenuto in
Australia, il dott. Morgante ha diffuso un messaggio: "Un saluto
dall’Australia! È stato un viaggio fantastico e ricco di soddisfazioni a
Sydney. Sono felice di condividere la vittoria del premio per la migliore
presentazione orale nella categoria giovani ricercatori alla Conferenza
Internazionale sull’Economia Circolare per il Clima e l’Ambiente (#CECE
2026), che si è svolta questa settimana alla University of Technology di
Sydney. I dibattiti e le presentazioni sono stati davvero stimolanti,
offrendo una panoramica completa sulle applicazioni dell'economia circolare
nei settori più svariati. Desidero ringraziare di cuore il professor H.K.
Shon e tutto il comitato organizzatore per il lavoro eccezionale:
l'organizzazione, la location e il programma sono stati semplicemente
perfetti. Un grazie speciale va ai coautori del mio lavoro - Samraj Mollick,
il prof. Vittorio Boffa e il prof. Morten Mattrup Smedskjaer - per il loro
fondamentale contributo e la preziosa collaborazione. È stata anche una
splendida occasione per fare rete con colleghi di tutto il mondo, con cui
spero di rimanere in contatto per avviare presto nuovi e appassionanti
progetti insieme!".
Il percorso di studi dell'ingegnere Morgante, originario di Grotte, parte
dall'Università degli Studi di Palermo, dove ha conseguito la laurea
triennale e la laurea magistrale in Ingegneria Chimica e dei Processi.
Successivamente ha completato il dottorato di ricerca in Ingegneria Chimica.
Il suo curriculum include periodi di studio e ricerca all'estero presso la
TU Delft nei Paesi Bassi, l'Università Politecnica della Catalogna a
Barcellona e l'Università di Aalborg in Danimarca, dove attualmente lavora.
Nel corso delle sue attività si occupa in prevalenza di processi di
desalinizzazione, sviluppo di tecnologie innovative a membrana per il
recupero di risorse da salamoie, ingegneria chimica e trattamento delle
acque reflue industriali.
Iniziative.
L'Associazione "Un sogno per domani" apre le iscrizioni per il Premio
"Una poesia per la pace"
Logo dell'Associazione
L’Associazione
culturale "Un sogno per domani", presieduta da Nicola Macaluso,
promuove la diciannovesima edizione del premio "Una poesia per la pace...".
Il tema del concorso prende spunto da una celebre riflessione di Santa
Teresa di Calcutta ("Sono una piccola matita nelle mani di un Dio
scrittore che sta mandando una lettera di amore al mondo..."),
proponendo il tema della Pace analizzato sotto molteplici aspetti, secondo
la sensibilità di ogni autore. Il premio si divide in cinque sezioni
distinte: la sezione A per le poesie inedite in lingua italiana; la sezione
B per le poesie inedite in lingua dialettale; la sezione C per il Premio
Speciale "Salvatore Sciortino"; la sezione D per le poesie del Premio
Speciale "Semplicità-Scuola"; infine la sezione E per le opere d'arte del
Premio Speciale "Semplicità-Scuola". La partecipazione è aperta a poeti, scrittori e studenti di ogni
ordine e grado, senza limiti di residenza, nazionalità, sesso o religione.
I concorrenti possono inviare opere singole in lingua italiana o dialettale.
Per ciascuna poesia inedita, con un limite massimo di tre testi a persona,
occorre spedire cinque copie non firmate, accompagnate dall'apposita scheda
identificativa. I materiali vanno spediti per posta a "Un Sogno per Domani" c/o N. Macaluso,
Via Gramsci 100, 92020 Racalmuto (AG), oppure inoltrati tramite email
all'indirizzo
assunsognoperdomani@hotmail.com.
Il termine ultimo per la ricezione degli elaborati e della scheda di
partecipazione (scarica
la scheda di partecipazione)
è fissato per il 21 febbraio 2027.
Per facilitare il lavoro organizzativo, la segreteria raccomanda di non
attendere gli ultimi giorni per la spedizione. L'adesione al concorso è interamente gratuita.
Per quanto riguarda i premi, i primi classificati delle sezioni A, B e C
riceveranno una targa con motivazione, mentre i secondi e terzi classificati
otterranno un attestato con motivazione.
Nelle sezioni D ed E, al primo posto verrà assegnato un buono scuola, mentre
agli altri premiati andranno attestati di conferimento.
I vincitori sono invitati a presenziare alla consegna dei premi. La cerimonia di premiazione si terrà il 2
aprile 2027.
Comune. Servizi anagrafici sospesi per 3 ore il
1° ottobre: informazioni e numero per le urgenze
Palazzo Municipale
Nella giornata di
domani, giovedì 1° ottobre 2026, i servizi dell'Anagrafe, dello
Stato Civile e dell'Ufficio Elettorale del Comune di Grotte subiranno
un'interruzione momentanea delle attività. A darne notizia, con una nota
ufficiale, è Responsabile di Elevata Qualificazione, il comandante del
Servizio di Polizia Locale dott. Paolo Calogero Alaimo.
Lo sportello non sarà aperto al pubblico nella fascia oraria che va dalle
ore 10.00 alle ore 13.00.
La sospensione del servizio si rende necessaria per permettere al personale
dipendente di seguire un corso di formazione dedicato alle procedure del
Censimento Permanente della Popolazione 2026.
I cittadini che avessero la necessità di inviare segnalazioni o di
effettuare comunicazioni di carattere urgente in quelle ore possono
contattare direttamente il Comune telefonando al numero 0922-947508.
Politica.
On. Marchetta (UDC):
"Operatori della Formazione: sbocco professionale agli operatori già
formati e riqualificati"
On. Rosellina Marchetta
L’on. Serafina
Marchetta: "La Regione valorizzi le competenze acquisite e verifichi
concrete opportunità occupazionali negli enti regionali e nelle società
partecipate". La situazione degli ex operatori della formazione professionale non può
più essere rinviata. A richiamare l’attenzione sulla necessità di
individuare una concreta prospettiva occupazionale per questi lavoratori è
l’on. Serafina Marchetta, deputato segretario dell'ARS, che sottolinea
l’importanza di valorizzare professionalità maturate in anni di esperienza
nei servizi di orientamento e formazione.
"Parliamo di lavoratori - afferma Marchetta - che hanno maturato
negli anni competenze, esperienza e professionalità nel settore dei servizi
di orientamento e che, dopo la chiusura degli sportelli, sono rimasti
inseriti in un elenco a esaurimento. La Regione - prosegue - ha
investito più volte sulla loro formazione e sulla loro riqualificazione
professionale. Nei mesi scorsi, inoltre, questi lavoratori hanno completato
un ulteriore importante percorso di riqualificazione attraverso il Formez. È
quindi necessario che questo investimento pubblico trovi finalmente una
concreta prospettiva occupazionale".
Per Marchetta, occorre ora avviare un percorso concreto e verificabile: "Sono
favorevole all’individuazione di una soluzione che consenta di valorizzare
queste professionalità, verificando concretamente le possibilità di impiego
all’interno degli enti regionali e delle società partecipate, naturalmente
nel pieno rispetto delle norme vigenti e del fabbisogno di personale. Non si
tratta soltanto - aggiunge l’Onorevole - di dare una risposta a una
legittima aspettativa occupazionale. Si tratta anche di evitare che vengano
disperse competenze e professionalità sulle quali la Regione ha già
investito risorse pubbliche. Il nostro obiettivo - conclude la Deputata
- deve essere quello di costruire un percorso serio, sostenibile e
trasparente, capace di mettere a disposizione della pubblica amministrazione
le competenze acquisite da questi lavoratori e di offrire loro, dopo anni di
incertezza, una concreta prospettiva professionale".
Cronaca.
La comunità scolastica di Grotte e Racalmuto in lutto per la morte della
maestra Enza Milioto; il ricordo del dirigente Farruggia
Enza Milioto
Necrologio
Un grave
lutto ha colpito il paese di Racalmuto e il mondo della scuola locale. La
maestra Vincenza Milioto, conosciuta da tutti come Enza, è
deceduta all'età di 59 anni a causa di un incidente stradale provocato
da un malore improvviso. La notizia ha gettato nello sconforto l'intera
comunità.
I fatti sono avvenuti nel primo pomeriggio di ieri, martedì 29 settembre
2026 in via Palma, una traversa del centro cittadino. L'insegnante si
trovava alla guida della sua minicar elettrica quando è stata colta dal
malore. Dopo aver perso il controllo del veicolo, il mezzo ha terminato la
sua corsa contro un muro. Sul posto sono giunti i sanitari del 118, i Vigili
del Fuoco di Canicattì ed è stato attivato anche l'elisoccorso, ma per la
donna non c'è stato nulla da fare: ogni tentativo di rianimazione si è
rivelato vano. I Carabinieri si sono occupati dei rilievi per chiarire la
dinamica del tragico percorso.
Vincenza Milioto era un punto di riferimento della scuola primaria locale,
apprezzata da colleghi e famiglie per la sua empatia e per la facilità con
cui riusciva a creare legami sinceri con le persone. Lascia il marito Pio
Martorana e tre figli. La donna era inoltre zia di Emilio Messana, ex
sindaco del paese.
La scomparsa della docente, che insegnava presso la scuola dell'infanzia, ha
suscitato grande cordoglio anche tra le istituzioni scolastiche. Il
dirigente dell'Istituto Comprensivo "Leonardo Sciascia" di Grotte e
Racalmuto, il dott. Giuseppe Farruggia, ha espresso il dolore di
tutto l'istituto affermando che l'intera comunità scolastica è profondamente
colpita da questo lutto prematuro. Il dirigente ha sottolineato come la
solarità della maestra Enza, la sua autentica passione per l'insegnamento e
la sua grande bontà d'animo rimarranno sempre vive nel ricordo di tutti,
rivolgendo una calorosa vicinanza alla famiglia, ai colleghi e a quanti
hanno lavorato con lei.
Chiesa.
Festa della Madonna delle Grazie 2026; santa Messa con don Sergio
Sanfilippo
Guarda il video
Domenica 27 settembre, alle ore 18.30, dinanzi alla chiesa Madonna
delle Grazie in Grotte, nell'ambito dei festeggiamenti in onore della
Madonna ricordata con lo stesso titolo, si è svolta una solenne
Concelebrazione eucaristica presieduta dal parroco don Sergio
Sanfilippo (guarda
il video).
Chiesa.
Immissione canonica per don Calogero Morgante: gli auguri del sindaco
Provvidenza e del presidente Carlisi
Foto di gruppo
Locandina
Lo scorso sabato 26 settembre 2026, alle ore 18.30, presso la
Chiesa Sacro Cuore alle Rocche, si è svolta la Celebrazione Eucaristica
presieduta da Sua Eccellenza monsignor Alessandro Damiano per l'immissione
canonica di don Calogero Morgante quale nuovo parroco dell'Unità Pastorale
"Sacro Cuore di Gesù - Santa Gemma" di Agrigento.
Nella stessa funzione è stata celebrata anche l'accoglienza di don Gerlando
Casula.
(Immissione canonica di don Calogero Morgante)
Alla cerimonia ha preso parte la comunità cittadina di Grotte attraverso i
suoi rappresentanti istituzionali, il sindaco Alfonso Provvidenza e
il presidente del Consiglio comunale Angelo Carlisi. La presenza
delle istituzioni locali ha sottolineato il legame profondo con il sacerdote
concittadino, esprimendo il valore e la vicinanza dell'intera comunità di
Grotte in un momento significativo del suo percorso pastorale. Il Sindaco e
il Presidente del Consiglio comunale hanno rivolto a don Calogero i più
calorosi auguri di buon lavoro per la nuova missione affidatagli ad
Agrigento, riaffermando la stima e l'affetto della sua terra d'origine.
L'ingresso ad Agrigento segue il saluto di don Calogero Morgante alla sua
precedente comunità. Domenica 20 settembre 2026 il Sacerdote ha concluso il
suo servizio durato 11 anni a Canicattì, dove ha svolto il ruolo di parroco
della chiesa Maria Ausiliatrice e di vicario foraneo, costruendo un forte
rapporto con i fedeli. Nel corso delle messe celebrate alle 11.00 e alle
19.00, don Calogero ha salutato la città promettendo di conservare ciascun
parrocchiano nel cuore e nelle preghiere. Durante il suo discorso ha
spiegato di aver cercato di essere un buon pastore e di affidarsi a Gesù
verso la nuova destinazione, portando con sé l'esperienza trascorsa insieme.
Ha espresso profonda gratitudine per gli anni vissuti a Canicattì,
sottolineando come il ricordo dei volti, delle storie e dell'affetto
ricevuto rimarrà parte del suo bagaglio personale.
Chiesa.
Programma delle celebrazioni dal 28 settembre al 1° ottobre in Chiesa
Madre
Programma
Il parroco don Salvatore Zammito ha reso noto il
calendario delle celebrazioni religiose previste presso la Chiesa
Madre di Grotte dal 28 settembre al 1° ottobre.
(Programma)
Le funzioni inizieranno lunedì 28 settembre: alle ore 09.30 si
terranno la Santa Messa e la Coroncina della Divina Misericordia presso la
famiglia di Gisella Battaglia.
Nel pomeriggio, alle ore 18.00, verrà celebrata la Santa Messa in chiesa. Martedì 29 settembre, in ricorrenza della Festa dei Santi
Arcangeli, l'appuntamento della mattina è alle ore 09.30 con la Santa
Messa e il Rosario insieme al gruppo di Santa Teresina presso la campagna
della famiglia Puglisi-Alaimo.
Alle ore 18.00 seguirà la Santa Messa in chiesa. Mercoledì 30 settembre, giorno del Transito di Santa Teresina,
alle ore 17.00 sono previste la Santa Messa e la preghiera presso la
famiglia di Carmelina Vizzini. Giovedì 1° ottobre, nella Memoria di Santa Teresa di Lisieux,
le celebrazioni cominceranno alle ore 09.30 con la Santa Messa e il Rosario
della Santa Famiglia di Nazareth presso la famiglia di Pino e Pina Licata.
Il programma proseguirà in chiesa nel pomeriggio e in serata: alle ore 17.30
si reciterà il Santo Rosario di Santa Teresina,
alle ore 18.00 ci sarà la Santa Messa
e infine, alle ore 21.00, un momento di preghiera di lode.
Lavori.
Chiesetta della Madonna delle Grazie: il bilancio dei restauri e i dati
dell'opera
Vincenzo Morreale
Anna Antonia Spoto
Chiesetta
Anni '70
Anni '90
Nel 2025
La campana
Oggi
Di notte
A Grotte si sono ufficialmente conclusi i lavori di manutenzione
ordinaria e straordinaria della Chiesetta della Madonna delle Grazie,
edificio di proprietà della Parrocchia Beata Maria Vergine del Monte
Carmelo, della quale costituisce canonicamente una "rettoria" sotto la guida
pastorale di don Sergio Sanfilippo.
Originariamente parte di un fabbricato privato, realizzato in aperta
campagna, per volontà della proprietaria
Anna Antonia Spoto - levatrice del paese - venne adibito a chiesetta
rurale dedicata alla Madonna delle Grazie e successivamente donato alla
parrocchia.
(La facciata della chiesetta, prima e dopo i lavori)
L'intervento è stato finanziato dall'Assessorato Regionale delle
Infrastrutture e della Mobilità, grazie alla mediazione dell'on.
Rosellina Marchetta. Ente attuatore dei lavori, il Comune di Grotte;
Responsabile Unico del Progetto, il geometra Diego Falco Abramo;
progettazione e coordinamento della sicurezza in fase di progettazione (CSP)
a cura dell'ing.
Gioacchino Settecasi. La progettazione in variante e la direzione dei
lavori sono state affidate all'ing. Vincenzo Morreale. L'impresa
esecutrice dei lavori è la M.G.A. EDIL srl, che ha ultimato
l'esecuzione degli interventi lo scorso 11 settembre 2026 (con la
partecipazione di Antonio Bellomo, Antonio Binnici, Elia Leo, Ignazio
Zaffuto e Mauro Presti, coordinati da Vincenzo Arnone).
(Negli anni '70)
Il racconto dell'intervento e dei dettagli tecnici ci perviene
principalmente dalle parole del direttore dei lavori, l'ing. Vincenzo
Morreale.
Riguardo al completamento delle attività, il Professionista ha evidenziato
che "dopo circa due mesi di intensa attività lavorativa viene consegnata
alla comunità di Grotte la Chiesetta della Madonna delle Grazie".
Illustrando il piano originario, l'Ingegnere ha specificato che i lavori
comprendevano "il rifacimento del manto di copertura, degli intonaci dei
prospetti esterni, delle pavimentazioni, degli impianti tecnologici e la
pitturazione interna".
(Negli anni '90)
Durante lo svolgimento delle opere sulla facciata principale, sono emerse
criticità e particolarità storiche impreviste. L'ingegner Morreale ha
spiegato che "durante l'esecuzione dei lavori nella facciata principale,
si sono rinvenute diverse stratificazioni d'intonaco che hanno totalmente
occultato l'originario impianto architettonico e gli elementi caratteristici
del paramento murario".
(Nel 2025)
Per affrontare questa scoperta, il Direttore dei lavori ha promosso una
modifica formale: "su proposta avanzata dal sottoscritto nella qualità di
direttore dei lavori, dietro approvazione da parte degli organi competenti,
si è provveduto alla presentazione di un progetto di variante in corso
d'opera".
(La chiesetta, dopo i recenti lavori)
Questa variante ha permesso di realizzare interventi mirati: "il recupero
della facciata principale, eliminando sia i vari strati d'intonaco che tutti
gli elementi in cemento armato quali basamenti, semicolonne e cornicioni,
l'aggiunta del torrino campanario, con l'installazione di un'antica
campana da tempo dismessa ed inutilizzata, ed altre opere minori tra le
quali la riconfigurazione della parete interna antistante l'altare".
(Illuminazione notturna della chiesetta)
In conclusione, l'ing. Vincenzo Morreale ha sottolineato il valore simbolico
e culturale dell'opera restituita alla cittadinanza, affermando che "si
restituisce così un edificio di culto, di particolare interesse religioso,
storico, architettonico e culturale, tanto caro ai grottesi".
Musica.
"Piano City 2026 Palermo": Beatrice Rinaldi in concerto al Museo
Etnografico "Giuseppe Pitrè"
Beatrice Rinaldi
Locandina
Domenica 27 settembre, alle ore 10.30, la pianista Beatrice Rinaldi
suonerà al Museo Etnografico Siciliano “Giuseppe Pitrè”, in Viale Duca
degli Abruzzi 1 a Palermo, nell'ambito della manifestazione Piano City
2026 Palermo.
(Beatrice
Rinaldi)
Il concerto di musica classica vedrà la collaborazione del Conservatorio
“Alessandro Scarlatti” di Palermo e proporrà al pubblico brani di Louis
Durey, Francis Poulenc, A. Tosto, Erik Satie e Aleksandr Skrjabin. Insieme a
Beatrice Rinaldi sarà presente l'artista Simone Palermo.
Beatrice Rinaldi è una pianista con un'attività divisa tra l'esecuzione
solistica e la musica da camera. Dopo aver conseguito il diploma con lode al
Liceo musicale “Empedocle” di Agrigento, ha proseguito la sua formazione al
Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo sotto la guida di Lorenzo
Pone. Nel corso degli anni ha suonato in diversi contesti istituzionali e
cameristici, esibendosi tra l'altro nella Sala “Eliodoro Sollima” del
Conservatorio di Palermo e a Palazzo Sant’Elia. Ha arricchito le sue
competenze con masterclass tenute da maestri come Enrico Pace, Arturo
Millán-Contreras, Christophe Giovannetti e Roberto Cappello, a cui si
aggiunge un'ulteriore masterclass svolta ad Ossiach, in Austria, con
Cordelia Höfer-Teutsch, docente al Mozarteum di Salisburgo. Il suo percorso
musicale include anche vari premi sia per il pianoforte sia per la musica da
camera, tra i quali figura il Secondo Premio ottenuto al Concorso “Benedetto
Albanese” nel 2025.
Al suo fianco si esibisce Simone Palermo, compositore e pianista siciliano
che affronta l'interpretazione e la scrittura musicale come strumenti per
esplorare la complessità dell'esperienza umana. Formatosi anch'egli al
Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo sotto la guida di Paolo
Scanabissi, ha affiancato allo studio classico la produzione musicale, il
songwriting e la musica elettronica. Ha approfondito il mix engineering e la
produzione con una masterclass di Mark Needham, l'arte del gesto pianistico
con Alice Di Piazza e l'estetica pianistica contemporanea con Anna D’Errico.
Autore di un album, un EP e due singoli, si è inoltre specializzato nella
composizione per cinema, televisione e videogiochi presso l'Accademia
Musicale Chigiana.
Monografie.
"Lo specchio o la scuola? Il cinema italiano degli anni Sessanta e la
perdita dei legami"; di Eugenio Agnello
Eugenio Agnello
Locandina
Lo specchio o la scuola?
Il cinema italiano degli anni Sessanta e la perdita dei legami
Introduzione
Nel 1960, nella prima scena de La dolce vita di Federico Fellini, una
statua di Cristo viene trasportata da un elicottero sopra Roma. È
un'immagine che riassume bene il tema di queste pagine: qualcosa che per
secoli aveva tenuto insieme la vita di un popolo se ne sta andando, e il
cinema lo mostra.
La domanda di fondo è questa: il cinema si limita a riflettere la società,
come uno specchio, oppure contribuisce a formarla, come una scuola? Questo
testo sostiene la seconda risposta. L'idea non è nuova. Già Platone, nella
Repubblica, osservava che l'anima tende a somigliare a ciò che guarda. Se si
vedono ripetutamente certi comportamenti presentati in modo attraente, si
finisce per considerarli normali.
Il percorso è diviso in quattro parti. La prima descrive il cinema italiano
dagli anni Trenta ai primi anni Cinquanta, quando trasmetteva i valori della
famiglia e della cooperazione. La seconda spiega come, con il boom
economico, cambiano i modelli proposti e chi li propone. La terza esamina
La dolce vita come il film che segna il punto di rottura. La quarta
riporta il discorso al presente.
1.
Il tempo dei legami (1930-1955)
Per capire questa fase serve una distinzione. Ogni forma di comunicazione di
massa educa, ma non tutte educano allo stesso modo. Si può chiamare
propaganda l'educazione che impone a un popolo desideri estranei, al
servizio di interessi esterni. Per l'educazione che invece conferma a un
popolo i valori che già vive è più corretto usare il termine greco
paideia, cioè la formazione della persona secondo i valori della sua
comunità.
I valori al centro di questa paideia sono la famiglia e la
cooperazione. Non sono una scelta arbitraria: corrispondono a come funziona
la vita stessa. La biologia ha mostrato che le nostre cellule sono nate da
un'alleanza: i mitocondri, che producono l'energia di ogni cellula, erano in
origine organismi indipendenti che si sono uniti ad altri e non se ne sono
più separati. Il naturalista russo Pëtr Kropotkin osservò che in natura
prosperano le specie che si aiutano, più di quelle che si combattono. Dalla
cellula alla famiglia umana, ciò che dura è fatto di legami.
Negli anni Trenta il cinema e la comunicazione del regime proponevano questi
valori: la famiglia, il lavoro, la terra, la comunità. Non erano valori
estranei agli italiani, ma gli stessi che si vivevano da secoli nelle case
contadine, nelle parrocchie e nelle botteghe. Lo Stato li sosteneva anche
con misure concrete: l'Opera nazionale per la maternità e l'infanzia, gli
assegni familiari, i prestiti matrimoniali, le colonie estive, le bonifiche
che diedero terra a migliaia di famiglie. Lo storico Renzo De Felice ha
definito la prima metà degli anni Trenta "gli anni del consenso".
Un esempio chiaro è Il signor Max (1937) di Mario Camerini, con
Vittorio De Sica. Un giornalaio romano si finge aristocratico per
frequentare l'alta società, ma alla fine torna al suo mondo e all'amore
sincero di una ragazza semplice. Il messaggio è che l'onestà e la fedeltà
alle proprie radici valgono più dell'apparenza e dell'arrivismo.
Caduto il regime, questi valori non scompaiono, perché appartenevano al
popolo e non al regime. Nel dopoguerra, segnato dalla miseria e dalla
ricostruzione, il cinema racconta comunità che si aiutano per sopravvivere.
L'esempio più riuscito è Don Camillo (1952), tratto dai racconti di
Giovannino Guareschi: il parroco e il sindaco comunista di un paese emiliano
si scontrano su tutto, ma quando il paese ha bisogno restano leali l'uno
all'altro e alla loro comunità.
In questa prima fase, dunque, il cinema insegna al popolo a restare fedele
ai propri legami.
2.
Il cambio dei maestri (1955-1970)
Alla fine degli anni Cinquanta la scuola cambia maestri, e con i maestri
cambia la lezione. I nuovi maestri sono principalmente due.
Il primo è Hollywood. Il cinema americano è nato come industria, guidata da
pochi grandi produttori che controllavano produzione, distribuzione e sale.
Un'industria di questo tipo non vende solo film: vende un modello di vita,
fondato su individualismo, successo personale e consumo. Nella Guerra fredda
questo ruolo diventa esplicito: le grandi case americane operano all'estero
attraverso la Motion Picture Export Association, soprannominata "il piccolo
Dipartimento di Stato". In Italia i film americani occupano gran parte del
mercato, e gli incassi che non possono essere esportati vengono reinvestiti
a Roma: nasce la "Hollywood sul Tevere", e il capitale americano entra
direttamente nella produzione italiana.
Il secondo maestro sono gli autori italiani. Gli sceneggiatori della
commedia all'italiana, come Age & Scarpelli, Ettore Scola, Ruggero Maccari e
Rodolfo Sonego, e molti registi appartenevano a un ambiente intellettuale
laico e di sinistra, ostile all'Italia cattolica e democristiana. Il loro
obiettivo dichiarato era mettere in discussione famiglia, Chiesa, patria e
autorità paterna.
Da questo incontro nasce un nuovo protagonista: il furbo simpatico. È il
personaggio tipico di Alberto Sordi e Vittorio Gassman, egoista,
opportunista, spesso infedele, ma sempre gradevole. Nel Sorpasso
(1962) Bruno Cortona, interpretato da Gassman, è cinico e irresponsabile,
eppure è lui ad affascinare lo spettatore, mentre il ragazzo serio e timido
che lo segue muore nel finale. Il meccanismo è semplice: si ride del vizio,
e ridendone lo si accetta come normale.
Questo cinema, inoltre, arriva prima della legge. Divorzio all'italiana
(1961) ridicolizza il matrimonio indissolubile e il delitto d'onore quando
il divorzio in Italia non esiste ancora: sarà introdotto nel 1970, e il
delitto d'onore sarà abolito nel 1981. Film come Il magnifico cornuto
e L'ape regina, con Ugo Tognazzi, mettono il tradimento al centro
della vita coniugale, mentre l'adulterio femminile è ancora reato e verrà
cancellato dalla Corte costituzionale solo nel 1968. Il cinema non registra
un costume già diffuso: lo rende prima pensabile, poi normale.
L'analisi più lucida di questo passaggio viene da Pier Paolo Pasolini, uomo
di sinistra. Negli Scritti corsari sostiene che il consumismo, diffuso da
cinema e televisione, abbia cambiato gli italiani più profondamente del
fascismo. Parla di "mutazione antropologica" e di "genocidio culturale" dei
valori contadini e popolari.
In pochi anni, quindi, la lezione cambia: dalla fedeltà ai legami alla
ricerca del vantaggio personale.
3.
La dolce vita: il punto di rottura La dolce vita esce nel 1960, esattamente nel passaggio tra le due
fasi. Per questo è il film più utile per capire che cosa si perde.
Il protagonista, Marcello, è un giornalista arrivato a Roma dalla provincia.
Nel corso del film perde, uno dopo l'altro, tutti i legami che potrebbero
sostenerlo. Il legame con il sacro: la fede compare solo come spettacolo,
nella scena di un falso miracolo trasformato in evento per fotografi e
televisioni. Il legame con il padre: il padre viene a trovarlo a Roma, ma
riparte all'alba senza che i due siano riusciti a parlarsi davvero. Il
legame con la donna: Marcello ha diverse relazioni, ma nessuna diventa un
legame stabile. Il legame con il maestro: Steiner, l'intellettuale che
ammira, uccide i figli e si toglie la vita. Il legame con la propria
vocazione: Marcello voleva scrivere un romanzo, e finisce a fare l'addetto
stampa.
Nel finale, all'alba, su una spiaggia, una ragazza di provincia conosciuta
tempo prima lo chiama da lontano. Rappresenta tutto ciò che Marcello ha
perso e la possibilità di tornare indietro. Lui non sente, fa un gesto di
rinuncia e se ne va.
Il film è quindi un giudizio severo sulla vita che racconta. Eppure il suo
effetto sul pubblico fu opposto. La Chiesa lo condannò, ma il pubblico ne
ricordò soprattutto la bellezza e il fascino: la scena di Anita Ekberg nella
Fontana di Trevi divenne un modello da imitare, e l'espressione "dolce vita"
entrò in tutte le lingue come sinonimo di vita desiderabile.
È la conferma più chiara della tesi: il cinema educa anche quando vuole
condannare, perché lo spettatore ricorda l'immagine che lo attrae, non la
lezione che la accompagna.
4.
Oggi
Negli anni Sessanta la scuola aveva un orario: si andava al cinema una sera,
poi si tornava a casa, alla famiglia, al paese. Oggi lo schermo è sempre in
tasca, e al posto del regista c'è un algoritmo che mostra a ciascuno ciò che
già desidera e lo rafforza continuamente. La lezione iniziata negli anni
Sessanta non si è fermata: è diventata continua e personale.
I risultati sono visibili nelle società occidentali: si fanno sempre meno
figli, cresce la solitudine, aumenta il disagio. Una società che mette al
centro l'individuo e i suoi diritti, staccato dai doveri verso la famiglia e
la comunità, va contro la legge dei legami descritta nella prima parte. E un
individuo solo è anche il consumatore ideale, perché senza legami che lo
trattengano desidera tutto ciò che gli viene mostrato. Pasolini lo aveva
previsto: il nuovo potere non ha bisogno di vietare, gli basta permettere.
La Russia di oggi offre un confronto utile. Negli anni Novanta, con Eltsin,
i russi hanno sperimentato il modello occidentale nella sua forma più dura:
privatizzazioni selvagge, ricchezza concentrata in poche mani, crollo dei
salari, delle nascite e perfino dell'aspettativa di vita. Hanno rifiutato
quel modello. Negli anni successivi sono tornati al centro la patria, la
famiglia e la fede ortodossa: sostegni economici alle madri, la famiglia tra
uomo e donna inserita nella Costituzione, la memoria della Grande guerra
patriottica come legame tra le generazioni. Il consenso che questa visione
raccoglie da oltre vent'anni si spiega con il fatto che quei valori
corrispondono al senso della vita di gran parte del popolo russo. È la
dimostrazione che un popolo può tornare ai propri legami.
Le conclusioni sono tre.
La prima: il cinema, e oggi gli schermi in generale, non riflettono la
società, la formano.
La seconda: un popolo viene sempre educato, e la scelta è tra una paideia
che lo mantiene fedele a se stesso e una propaganda che lo rende estraneo a
sé.
La terza: l'Italia, a partire dagli anni Sessanta, è passata dalla prima
alla seconda.
Il finale de La dolce vita lascia però aperta una possibilità: la
voce che chiama Marcello esiste ancora. Riconoscere di essere educati è il
primo passo per scegliere da chi farsi educare.
Spettacolo.
La "Daniele Guastella Band" in concerto per la festa della Madonna delle
Grazie
Locandina
La "Daniele Guastella Band", affiancata da Francesca Felentino, si
esibirà dal vivo a Grotte in occasione delle celebrazioni dedicate alla
Madonna delle Grazie. Il concerto musicale, promosso dal
Comune di Grotte con l'Assessorato alla Cultura, si terrà domenica 27
settembre alle ore 21.30 in Piazza Umberto I.
(Locandina)
La serata musicale rientra all'interno di un calendario di celebrazioni
religiose promosso dal Comitato "Madonna delle Grazie", dalla Parrocchia
B.M.V. del Monte Carmelo guidata dal parroco don Sergio Sanfilippo,
con il patrocinio del Comune di Grotte. Le celebrazioni sono già iniziate
lunedì 14 settembre. La giornata di domenica 27 settembre - data scelta per la ricorrenza della Festa
della Madonna delle Grazie 2026 - si aprirà alle ore 09.00 con la
Messa in parrocchia. Nel pomeriggio, alle ore 18.00,
dinanzi alla Chiesa Madonna delle Grazie si pregherà con il Santo
Rosario, seguito alle 18.30 dalla solenne Celebrazione
Eucaristica. Al termine della funzione sono previsti i giochi
pirotecnici e la processione lungo il percorso: Via Madonna delle
Grazie, Via Molise, Viale della Vittoria, Corso Garibaldi, Piazza Marconi,
Corso Garibaldi e Chiesa B.M.V. del Monte Carmelo.
Alle ore 21.30 ci sarà il momento musicale in Piazza Umberto I.
I festeggiamenti proseguiranno da lunedì 28 settembre a sabato 3 ottobre con
il Rosario alle ore 18.00, seguito dalla Messa nella Chiesa
B.M.V. del Monte Carmelo. Per domenica 4 ottobre sono in
programma, in parrocchia, le celebrazioni eucaristiche alle ore 09.00,
11.30 e 18.30, precedute dal Rosario delle 18.00, a cui seguirà la
processione con fiaccole - fiaccolata per la pace nel mondo -
attraverso Corso Garibaldi, Via Duca D'Aosta e Via Madonna delle Grazie; la
fiaccolata terminerà nella chiesa Madonna delle Grazie. La conclusione del
programma è prevista da lunedì 5 a venerdì 9 ottobre presso la Chiesa
Madonna delle Grazie, con il Santo Rosario e la Messa quotidiani fissati a
partire dalle ore 17.30.
Attualità. "Il paradosso di Maddalusa: quando il
purismo della legge calpesta i diritti umani"; di Armando
Caltagirone
Armando Caltagirone
Proteste
La chiusura dei rubinetti nel quartiere abusivo di Agrigento svela le
storiche ipocrisie delle istituzioni. Ma l'ordine pubblico urbanistico
non può trasformare l'acqua in uno strumento punitivo, specie mentre le reti
idriche reali sono un colabrodo.
La storia si ripete, almeno sul piano del simbolismo cinematografico. Nel
film “Il prefetto di ferro” si racconta del drastico ordine impartito da
Cesare Mori: chiudere i canali idrici che rifornivano il paese di Gangi per
costringere i latitanti alla resa. Quella cinematografica era la
ricostruzione di un assedio storico che avrebbe richiesto, per essere
perfetto, un acquedotto mai esistito all'epoca. Ciò che si verifica oggi in
contrada Maddalusa ad Agrigento, invece, è pura e drammatica realtà.
Il caso, recentemente sollevato anche dai riflettori della trasmissione
televisiva “Le Iene”, ha squarciato il velo su una verità scomoda: lo
sviluppo urbano di queste aree non è nato dal nulla, ma è stato generato e
alimentato negli anni dal silenzio complice della politica.
Una realtà che supera sistematicamente la fantasia. Parliamo di un
territorio in cui il viadotto Akragas (noto come ponte Morandi) è
stato costruito a ridosso di un’intera area archeologica e dove sorge
persino una chiesa totalmente abusiva.
Su quest'ultimo simbolo si consuma un paradosso istituzionale. Parliamo
della Chiesa di santa Rosalia Da Viterbo al Villaggio Mosè, eretta
formalmente con decreto vescovile l'8 gennaio 1968 edificata
strutturalmente proprio mentre i vincoli di inedificabilità assoluta del
Parco Archeologico della Valle dei Templi andavano a inghiottire l'intera
area.
Personalmente, per mia radicale formazione anticlericale, dubito fortemente
che questa struttura sia stata finanziata e realizzata esclusivamente
attingendo ai fondi propri della Curia o di altre autorità ecclesiastiche.
Se emergesse l'ombra di un finanziamento statale o regionale, ci troveremmo
davanti all'ennesima dimostrazione di una politica locale storicamente
sensibile alle istanze e alle pressioni del mondo ecclesiale. Una
convergenza di interessi che, per paradosso, sembra aver convinto i decisori
del tempo della necessità dell'opera sulla scorta di una sorta di moderno
"Dio lo vuole". Lo Stato finisce così per assecondare la costruzione di un
luogo di culto per ragioni di consenso, per poi accorgersi, a distanza di
decenni, che quel manufatto sacro calpesta le stesse leggi che oggi si
vorrebbero applicare rigidamente ai cittadini.
Ma le contraddizioni delle istituzioni vanno oltre.
Ad oggi, infatti, non è ancora stata fatta piena luce sull'abbandono
strutturale in cui versa la zona.
Le denunce e le recenti interrogazioni consiliari in merito alla mancata
manutenzione delle strade della fascia costiera dipingono un quadro di
profondo disagio.
Viene da chiedersi: le vie di questa contrada godono di una regolare
illuminazione pubblica o sono lasciate al buio? Sono asfaltate, o i
residenti devono convivere con il fango d'inverno e la polvere asfissiante
d'estate?
Persino sul fronte dei diritti anagrafici e della toponomastica i dubbi
rimangono. Come risultano registrati all'anagrafe comunale i cittadini che vi
dimorano stabilmente? In quale limbo burocratico sono confinati, considerando che l’assenza di
una toponomastica ufficiale e di numeri civici rende incerto persino il
regolare recapito della posta?
Al contempo, molti proprietari hanno pagato fior di quattrini per
sanatorie edilizie rimaste per decenni nei cassetti dei Comuni senza
alcun riscontro, ma i cui proventi finanziari sono stati regolarmente
incassati dall'ente pubblico.
Davanti a questo scenario, l’improvvisa fermezza giuridica e l’ossequio
formale alle leggi a cui oggi si ispirano i sindaci dell’Assemblea
Territoriale Idrica (ATI) fanno sorgere più di un ragionevole dubbio.
Non sono forse gli stessi primi cittadini che la Procura della Repubblica
incalza quotidianamente per l’inerzia sugli abbattimenti degli edifici
abusivi nei rispettivi territori?
L'aspetto più grottesco di questa dimostrazione di forza è il contesto
strutturale in cui si inserisce. Mentre le autorità decidono di negare l'acqua ai residenti di Maddalusa
in nome del rigore normativo, oltre il 50% dell'acqua potabile destinata
alle utenze agrigentine si disperde quotidianamente lungo le strade dei
centri abitati perché le reti idriche gestite dall'ente pubblico sono un
totale colabrodo.
Ci troviamo di fronte a un paradosso inaccettabile: lo Stato applica il
pugno di ferro razionando l'acqua alle persone per punire l'abusivismo, ma
tollera pacificamente lo spreco sistematico e milionario di metà della
risorsa idrica territoriale a causa della propria inefficienza
infrastrutturale.
Se oggi le istituzioni si trincerano dietro il paravento della norma che
vieta la somministrazione di servizi pubblici alle costruzioni abusive, chi
sovrintende dovrebbe avere l'onestà intellettuale di guardare l'insieme. La medesima legge, infatti, imporrebbe il divieto assoluto di erogare
qualsiasi altra fornitura, come luce e gas. Eppure, proprio in quelle
stesse strade marchiate dal sigillo dell'illegalità, assistiamo
paradossalmente ai lavori per la posa della fibra ottica.
La legge si applica a giorni alterni o a servizi alterni?
La domanda centrale, allora, diventa una sola: si può negare il diritto
all’acqua?
La tesi della totale chiusura della fornitura idrica presenta fortissimi
profili di illegittimità costituzionale e internazionale, ampiamente
sollevati dai legali dei residenti e dalle parti sociali.
L'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e la Corte Costituzionale
italiana tutelano l'accesso all'acqua potabile come un diritto
fondamentale e indisponibile, direttamente collegato al Diritto alla
Salute (Art. 32 della Costituzione) e alla dignità umana.
Persino nei casi di conclamata morosità, la normativa nazionale (D.P.C.M. 29
agosto 2016) impone il divieto di disconnessione totale per gli utenti
vulnerabili e garantisce a chiunque il quantitativo minimo vitale di 50
litri pro capite al giorno.
Un principio, peraltro, già recepito dallo stesso Consiglio Comunale di
Agrigento tramite una mozione. Negare completamente l'acqua a intere famiglie per una violazione di
natura amministrativo-urbanistica equivale a utilizzare un bene vitale come
"strumento punitivo", creando un potenziale pericolo sanitario pubblico.
Allora è proprio vero: la realtà dei novelli "prefetti di ferro" supera la
finzione della pellicola cinematografica.
Sebbene l'AICA e i sindaci applichino alla lettera il divieto di fornire
servizi pubblici agli immobili abusivi, la giurisprudenza prevalente e il
buon senso ricordano che l'ordine pubblico edilizio non può mai
calpestarne il diritto alla salute e alla sopravvivenza biologica.
Una chiusura totale e indiscriminata, priva di alternative per il
sostentamento minimo di tutti i residenti, è illegittima.
Non sarebbe piuttosto il caso di smettere di colpire l'anello più debole e
iniziare a cercare i veri responsabili civili e politici di questo scempio
urbanistico?
Perché l’illegalità della gestione passata dello Stato non può e non deve
governare la legittimità dei diritti umani.
Politica.
"Il silenzio degli onesti e la rabbia di chi sa solo odiare"; di
Enzo Napoli
Enzo Napoli
SS 115
La
strada statale 115 va da Trapani a Siracusa. Non l'ho mai percorsa per
intero e non vi è traccia, a memoria d'uomo, di qualcuno che abbia mai osato
farlo.
Se ne percorrono tratti, da Marsala a Castelvetrano, da Sciacca ad
Agrigento, da Gela a Licata, da Vittoria a Comiso, da Rosolini a Siracusa,
ma tutta, da Capo Lilibeo a Capo Passero, rimane impresa da avventurieri che
non temono l'ignoto.
È pur vero che non esiste alcun ragionevole motivo per il quale uno di
Trapani, sano di mente, debba andare a Siracusa e viceversa, e semmai
qualcuno avesse irrinunciabile necessità di farlo, sceglierebbe di fare il
giro da Palermo, Caltanissetta e Catania, prenderebbe un aereo da Comiso a
Roma e da Roma a Trapani o s'imbarcherebbe su un battello a vapore battente
bandiera panamense perché comunque arriverebbe prima.
La "Sud Occidentale Sicula", come viene altresì poeticamente definita dalle
mitologiche narrazioni dell'ANAS, sarebbe stata certamente considerata - dai
racconti omerici, al pari di Scilla e Cariddi - tra le peripezie di Ulisse,
e Kerouac sarebbe impallidito al confronto tra questa e la sua Strada.
Una volta esisteva anche una ferrovia che ne affiancava a lungo la tribolata
sorte, finché qualche dirigente romano decise che neanche le più vetuste
locomotive e le peggio logore carrozze assegnate alla Sicilia meritassero
cotanto strazio.
Eppure ho promesso a me stesso che un giorno o l'altro, per pura sfida,
munito di adeguati viveri e vettovaglie, compirò l'impresa.
Sfiderò i camion che viaggiano a rilento, i ciclisti suicidi, i semafori e i
cantieri, le circonvallazioni, le seimilaottocentoventiquattro curve e
altrettante scaffe, gli svincoli male illuminati e gli accessi
abusivi delle strade interpoderali, i ponti a rischio crollo e il fango
debordante delle cunette, per lasciare il mio nome inciso nella storia.
Comune.
Giuseppe Bonsignore eletto nuovo vicepresidente del Consiglio comunale
di Grotte
Giuseppe Bonsignore
Nel
corso della seduta del consiglio comunale di Grotte tenutasi
martedì 22 settembre 2026, si è svolta la votazione per l'elezione
del nuovo vicepresidente dell'aula. I lavori hanno preso atto delle
dimissioni formalizzate dalla precedente vicepresidente, la consigliera
Lucia Maria Lombardo.
Alla seduta erano presenti 7 componenti del gruppo di maggioranza "Grotte
nel cuore". Risultavano assenti la consigliera Annamaria Todaro e il
consigliere Desiderio Garufo. All'inizio della discussione, i consiglieri di
minoranza Paolo Pilato, Liliana Liotta e Salvatrice Morreale hanno scelto
di abbandonare l'aula in segno di protesta.
A seguito della votazione, il consigliere Giuseppe Bonsignore è stato
eletto nuovo vicepresidente del Consiglio comunale con l'unanimità dei
voti dei presenti, ottenendo 7 preferenze su 7.
Bonsignore è stato eletto in consiglio comunale durante le elezioni
amministrative del 28 e 29 maggio 2023, candidato nella lista di maggioranza
"Grotte nel Cuore" (in quota UDC) a sostegno del sindaco Alfonso
Provvidenza, ottenendo in quella consultazione 217 voti di preferenza.
Giuseppe Bonsignore, classe 1976, sposato e padre di tre bambini, già
titolare del “Bar Bonsignore”, gode della stima dei suoi concittadini e dei
colleghi consiglieri. Al nuovo Vicepresidente, nell’immediatezza
dell’elezione, sono state ufficialmente espresse le felicitazioni per la
nuova carica da parte del presidente del Consiglio comunale Angelo
Carlisi e del consigliere Giacomo Orlando.
Editoria.
"Il prezzo dell'abbandono": nel libro di Salvino Salvaggio analisi e
proposte contro lo spopolamento
Salvino Salvaggio
Copertina
L'esodo dalle aree interne dell'Italia, in particolare dal Meridione, non
rappresenta soltanto un fenomeno demografico o sociale ma costituisce una
reale voce di spesa passiva per le casse dello Stato. Nel mese di ottobre
2026 uscirà per
Ianieri Edizioni il volume (499 pagine) intitolato "Il prezzo
dell'abbandono. Come l'indebolimento delle aree interne frena il Paese",
scritto da Salvino A. Salvaggio e corredato dalla prefazione di
Nicola Ciarallo.
(Copertina)
Nel saggio, l'Autore analizza le ricadute economiche dello svuotamento dei
territori periferici, evidenziando come la perdita di abitanti generi un
costo annuo compreso tra i 25 e i 35 miliardi di euro. Si tratta di una
cifra non esplicitata nei bilanci statali ma destinata, secondo le stime
riportate nel testo, a superare i 50 miliardi all'anno entro il 2050,
accumulando un peso complessivo tra i 700 e i 900 miliardi di euro nell'arco
del prossimo quarto di secolo. Il fenomeno riguarda una porzione consistente della penisola.
Utilizzando i criteri della Strategia Nazionale per le Aree Interne, che
classificano i territori in base alla distanza dai servizi fondamentali come
sanità, istruzione e trasporti, il volume individua circa 3.800 comuni
intermedi, periferici e ultraperiferici. Questo insieme rappresenta il 59%
della superficie nazionale e ospita oltre 13 milioni di abitanti, pari a
circa un quarto della popolazione italiana, distribuendosi lungo le vallate
alpine, la fascia appenninica e le aree collinari di quasi tutte le regioni.
L'analisi mostra come le conseguenze economiche vadano oltre i confini dei
comuni interessati. La riduzione della popolazione non elimina i costi
fissi dei servizi pubblici essenziali, che continuano a gravare sul
bilancio dello Stato con una base contributiva ridotta. Allo stesso tempo, i
grandi centri urbani subiscono una pressione crescente a causa dell'afflusso
di nuovi residenti, con ricadute sul mercato immobiliare, sui trasporti,
sulle strutture sanitarie e sugli asili nido. Anche il settore privato
registra impatti diretti, legati alla contrazione del mercato di
riferimento, alla carenza di manodopera e alla perdita di valore
del patrimonio immobiliare.
Il testo affianca alla diagnosi del fenomeno una serie di proposte
d'intervento strutturate. Secondo i calcoli presentati nel volume, una
politica mirata richiederebbe un investimento compreso tra i 5 e i 7
miliardi di euro all'anno, consentendo di generare un saldo netto positivo
tra i 9 e gli 11 miliardi annui grazie al recupero delle perdite
complessive. L'autore individua come priorità i territori che mostrano
una perdita di popolazione superiore al 15% in dieci anni, considerata
una soglia critica oltre la quale i costi di recupero crescono in modo
significativo. Tra i fattori strategici proposti figurano la manutenzione
dei servizi essenziali, il sostegno alle attività d'impresa, il
riuso del patrimonio abitativo e la diffusione della connettività
digitale, affiancati da un modello di gestione basato su indicatori di
risultato misurabili.
Il lavoro di Salvino A. Salvaggio affronta la questione delle aree interne
attraverso una prospettiva rigorosamente economica, traducendo un dibattito
spesso confinato alla sociologia o alla geografia in un quadro di finanza
pubblica. La narrazione procede senza toni enfatici, basandosi su dati e
modelli di stima che quantificano l'impatto economico del declino
demografico.
L'elemento di novità del libro risiede nella sua struttura simile a un
piano d'investimento pubblico. La scomposizione delle categorie di
costo, lo sviluppo di tre scenari proiettati al 2050 e al 2070 e il
confronto con le politiche adottate in Spagna, Francia, Germania e nei paesi
nordici forniscono una visione pragmatica del problema. Il saggio si
rivolge ai decisori politici, agli amministratori locali e ai dirigenti
d'impresa che gestiscono reti di servizio sul territorio, proponendo
metriche e parametri utili per la programmazione e l'allocazione delle
risorse. La chiarezza dell'esposizione rende la complessa materia
finanziaria accessibile anche al lettore non specialista. Salvino A. Salvaggio, grottese, laureato con un dottorato di ricerca,
ha svolto la propria carriera come consulente di direzione per società
internazionali quali McKinsey e Accenture, lavorando tra Europa, Canada
e Medio Oriente sul risolvere problemi complessi mediante l'analisi
quantitativa e lo studio di scenari.
Per i suoi meriti professionali e il suo impegno è stato insignito
dell'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine della Stella d'Italia dal
Presidente della Repubblica. Ha lavorato in Qatar. Nel 2024 ha scelto di
trasferirsi in un piccolo comune dell'entroterra italiano, affiancando
all'esperienza tecnica di analisi la conoscenza diretta della vita
quotidiana nelle aree interne.
Iniziative.
"Ombre d'ombra" arriva a Grotte: cammino collettivo e momenti di ricordo
il 27 e 28 settembre
Locandina
Rosalba Castelli
Il progetto nazionale di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne
"Orme d’ombra", ideato da Rosalba Castelli, artista e
attivista che si definisce "Artivista viandante" e promosso
dall'associazione Artemixia APS, sta attraversando la Sicilia dal 14
settembre al 10 dicembre 2026.
(Locandina)
Attraverso percorsi a piedi, momenti collettivi e percorsi educativi nelle
scuole, la manifestazione itinerante percorre diversi Comuni siciliani, dopo
il primo percorso svolto in Sardegna, ponendosi l'obiettivo di trasformare
la memoria delle vittime in consapevolezza attiva e coinvolgere le comunità
locali nel contrasto all'indifferenza.
Tra i centri coinvolti dalla manifestazione non poteva mancare Grotte,
dove le iniziative prenderanno il via domenica 27 settembre 2026;
alle ore 07.00, con partenza da Piazza Marconi, i partecipanti
si incammineranno verso Sutera nella marcia intitolata "In cammino
contro la violenza", un cammino condiviso finalizzato a rompere il silenzio
e unire la cittadinanza su un tema cruciale.
Le attività proseguiranno il giorno successivo, lunedì 28 settembre
2026; presso la Biblioteca comunale "M. L. King", alle ore 17.30,
si terrà il dibattito "Memoria e parole contro la violenza", uno
spazio di dialogo per condividere esperienze, dare voce alle storie e
promuovere un'azione culturale condivisa. La presentazione dell'incontro
sarà affidata ad Angelo Palermo.
In seguito, alle ore 18.30, ci si sposterà nella Villetta comunale
"A. Cimino", situata dinanzi alla biblioteca, per la cerimonia "Nastri
di memoria". In questo spazio verrà deposto sulla panchina rossa il
nastro rosso di "Orme d'ombra" in ricordo di Lorena Isceri,
quarantacinquenne uccisa il 3 settembre 2026. Contestualmente, il nastro
verrà consegnato ai familiari di Lorena Quaranta, la ventisettenne
uccisa il 31 marzo 2020. A conclusione della giornata verrà scoperta la
targa ufficiale del progetto "Orme d'ombra".
A livello cittadino, l'iniziativa - coordinata dall'assessore Giusy
Minneci - si avvale del patrocinio e della collaborazione di: Comune
di Grotte, Pro Loco Herbessus Grotte, Consulta Giovanile
di Grotte, F.I.D.A.P.A. BPW Italy (Sezione di Racalmuto), A.P.S.
Mettiamoci il Cuore - C.A.V. (Centro Antiviolenza Telefono Aida
Agrigento), Chiesa Valdese (progetto sostenuto con i fondi
dell'8x1000), Grotte.info Quotidiano (partner d'informazione locale).
Ricorrenze.
"Prepariamoci a festeggiare i 500 anni dalla fondazione di Grotte"; del
dott. Salvatore Filippo Vitello
Salvatore Filippo Vitello
Sicilia 1761
Catasto borbonico
Non so quali siano le esperienze di altri
della mia età ed ancora quali siano quelle delle generazioni successive fino
ai giovani di oggi, ma noi ragazzi all’epocanon abbiamo avuto una
informazione scolastica o di altra natura, sulle origini del nostro
paese.
L’unica informazione ha riguardato l’origine della Petra (dove si andava a
fare le gitarella da ragazzini, perché aveva anche qualcosa di misterioso
che stimolava la curiosità), trasmessa a mo’ di racconto da un sentito dire
tralaticio. Questo grande massiccio roccioso alto circa 30 metri,
caratterizzato da numerose cavità, aperture e grotte scavate o modificate
dall'uomo nel corso dei secoli, conserva tracce di frequentazione molto
antiche che si raccontava risalissero agli arabi.
Questa era l’unica notizia che conoscevo sulla nascita del mio paese.
("Grutti"" nello Stato della Sicilia del 1761)
L’approdo storico-documentale sulla
nascita di Grotte, curatissimo sin nei minimi dettagli, si deve al
prof. Calogero Valenti (valente storico: nomen omen)dal titolo “GROTTE
ORIGINI E VICENDE STORICHE”, uscito nel 1996, su incarico
dell’Amministrazione comunale dell’epoca.
La copertina del libro contiene una riproduzione fotografica, curata da F.
Carlsi e G. Volpe, che contiene lo stemma di Grotte, che fu lo stemma dei
La Grua.
Ebbene questa premessa è utile per aprire il discorso sulla fondazione di
Grotte, di cui l’anno prossimo ricorrono i 500 anni.
Infatti la licentia populandi risale al 13 dicembre 1527. Essa
autorizzò la fondazione e il popolamento del nuovo centro abitato di Grotte;
il Comune come ente autonomo arriverà molti secoli dopo, nel XIX secolo.
Che cos'era la licentia populandi?
Nel Regno di Sicilia la licentia populandi era un privilegio concesso
dal sovrano a un feudatario che gli permetteva di popolare un feudo,
costruirvi abitazioni e organizzare un nuovo insediamento. Era quindi uno
strumento fondamentale della politica di colonizzazione interna della
Sicilia tra Cinquecento e Seicento.
Non si trattava semplicemente di un'autorizzazione edilizia: il feudatario
poteva attirare nuovi abitanti nel proprio territorio, favorendo la
coltivazione delle terre e lo sviluppo economico del feudo. In questo modo
aumentavano sia la produzione agricola sia le entrate del signore e della
Corona.
Per Grotte il protagonista dell’epoca fu Gaspare Montaperto, barone di
Grotte e figlio di Federico Montaperto.
Il territorio non era affatto disabitato prima del 1527. Le fonti
archivistiche ricordano infatti l'esistenza di un territorio chiamato
Grotticelle già nel XIV secolo, mentre nel Quattrocento il feudo dei
Montaperto aveva già conosciuto una fase di ripopolamento. Nel 1471 Federico
Montaperto aveva ottenuto dal sovrano l'autorizzazione a costruire una torre
di guardia nella terra di Grotte.
La vera svolta arrivò però con Gaspare. Il 13 dicembre 1527, Carlo V concesse a Gaspare Montaperto la licentia
populandi per il feudo di Grotte. L'obiettivo era trasformare il
territorio in un insediamento stabile e produttivo.
(Pianta del Comune di Grotte - Catasto borbonico)
Perché
proprio Grotte?
Un elemento particolarmente interessante è il rapporto con Girgenti.
Gaspare Montaperto ricopriva anche un ruolo importante nel caricatore di
Girgenti, cioè il porto attraverso il quale veniva imbarcato il grano
prodotto nell'entroterra. All'inizio del Cinquecento Girgenti era un
importante centro commerciale e cerealicolo.
La posizione di Grotte era quindi strategica: creare e popolare un centro
abitato vicino a un importante territorio agricolo e relativamente vicino al
caricatore di Girgenti significava avere manodopera, terre coltivate e
produzione cerealicola più facilmente organizzate e collegate ai traffici
del porto. È proprio questa la ragione economica che si individua dietro
l'iniziativa di Gaspare Montaperto.
Che cosa successe dopo la concessione?
Il nuovo insediamento si sviluppò progressivamente nel corso del XVI secolo.
Secondo la documentazione storica locale, il casale di Grotte assunse
inizialmente il carattere di una vera e propria colonia agricola,
sviluppatasi attorno a due poli religiosi: il convento di San Francesco e
quello di Santa Maria Annunziata dei Carmelitani.
La crescita fu abbastanza rapida. Una fonte riporta che nel 1595 Grotte
contava 1.041 abitanti, poco meno di settant'anni dopo la concessione della
licentia populandi.
Successivamente il feudo passò ad altre famiglie. Nel 1634 arrivarono i
Sanfilippo, sotto i quali Grotte assunse una posizione ancora più
importante: nel 1648 Filippo IV elevò la baronia a ducato. Più tardi
il ducato passò ai La Grua-Talamanca.
Ricordo da ragazzino che frequentando la chiesa Madre ebbi modo di
apprendere - ascoltando i discorsi dei grandi - qualche notizia sulla
fondazione di Grotte, perché all’ingresso della nostra Chiesa vi è un
monumento con una scritta in latino che riporta il nome del duca Sanfilippo.
Allora la chiesa era retta dall’arciprete Agrò che non nutriva particolare
interesse per queste cose. Vi furono però alcuni nostri concittadini
(ricordo tra i vari il prof. Gaetano Diliberto) che vollero rendere visibile
quel monumento ed in qualche modo permisero di decifrarne la scritta per
avere informazioni ulteriori su Grotte.
Venne quindi documentato che Tommaso ebbe un ruolo diretto nella vita
religiosa del paese, poiché fu lui il committente della parrocchia Matrice
di Grotte, che venne costituita formalmente nel 1688. Alla sua morte non
avendo un figlio maschio, il ducato passo ai La Grua-Talamanca, perché
Vincenzo La Grua sposò la figlia del Sanfilippo.
Era quindi normale che Tommaso Sanfilippo avesse un monumento nella chiesa
del paese, che è anche la sua tomba, a ricordo dell’ultimo grande esponente
della famiglia Sanfilippo a governare Grotte.
Questo ci permette di immaginare Grotte nel Cinquecento non ancora come il
paese che conosciamo oggi, ma come un abitato in formazione, fatto di ripari
precari, terre coltivate, strutture religiose e attività agricole. Bisogna aspettare il 1819 perché Grotte diventi un comune autonomo,
libero dalle baronie feudali, ma questo è un altro discorso.
Ora prepariamoci a festeggiare i 500 anni dalla fondazione di Grotte
e facciamolo in modo che i ragazzi di oggi abbiano quella conoscenza sulle
nostre origini che a noi, ragazzi di ieri, è totalmente mancata.
Comune.
Albo dei Presidenti di seggio elettorale; domande entro il 31 ottobre
Avviso
Il Comune di Grotte ha pubblicato l'avviso
per l'aggiornamento dell'albo delle persone idonee all'ufficio di
presidente di seggio elettorale istituito presso la cancelleria della
Corte d'Appello.
Il sindaco Alfonso Provvidenza invita i cittadini iscritti nelle
liste elettorali comunali che desiderano essere inseriti in questo elenco a
presentare la relativa domanda (scarica
il modulo) al Sindaco entro il 31 ottobre.
(Avviso)
Per inoltrare la richiesta (scarica
il modulo) è necessario possedere un titolo di studio non inferiore
al diploma di istruzione secondaria di secondo grado.
La domanda va compilata utilizzando gli appositi moduli messi a
disposizione presso l'Ufficio Elettorale Comunale (scarica
il modulo).
La normativa vigente stabilisce precise esclusioni per l'esercizio di questa
funzione; non possono presentare candidatura i dipendenti dei Ministeri
dell'Interno, delle Poste e delle Telecomunicazioni, i dipendenti delle
aziende di trasporto pubblico regionale e locale, gli appartenenti alle
forze armate in servizio, i medici provinciali, gli ufficiali sanitari e i
medici condotti.
Sono inoltre escluse le figure dei segretari comunali, i dipendenti del
Comune assegnati o comandati presso gli uffici elettorali e le persone che
hanno superato il settantacinquesimo anno di età.
Politica.
Il presidente Mattarella: "La scuola è chiamata a produrre coesione
sociale"
On. Mattarella
Pubblichiamo il testo dell'intervento
del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di
inaugurazione dell’anno scolastico 2026/2027 presso l’Istituto
Omnicomprensivo “Sergio Marchionne”, in occasione del decimo anniversario
del terremoto.
Amatrice, 21/09/2026 (II mandato)
"Rivolgo un saluto molto cordiale a tutti i presenti e a chi ci segue da
remoto.
Riparte la scuola. Inizia un nuovo anno scolastico. Come sempre. Ma non è
una replica sempre uguale.
È un tratto di strada nuovo quello che comincia. Sono nuove le classi, nuovi
gli studi che si affrontano, nuovi i ragazzi e le ragazze delle prime
classi, ma soprattutto è nuovo il mondo, che cambia velocemente.
Un percorso aperto, sempre nuovo. Da affrontare con la speranza di dare e
ricevere di più. Di crescere e di costruire. La scuola prepara il futuro, come ben sappiamo. Tessendo insieme
conoscenze e creatività, cultura e dialogo tra le persone.
Ricominciare da questa bella scuola ricostruita, da Amatrice, da Arquata del
Tronto, da Norcia, da tutti i luoghi colpiti dal terremoto di dieci anni fa,
dalle ferite profonde sofferte da queste comunità esprime il senso di quanto
sia importante questo nostro ripartire.
Amatrice, Arquata del Tronto, Norcia, nella giornata della scuola, sono
capitali d’Italia per sottolineare la centralità del percorso di
ricostruzione e il dovere e la volontà di condividerne attese e prospettive.
Ringrazio il ministro Valditara per le sue considerazioni. Ringrazio tutti
coloro che si sono adoperati per dar vita ai momenti che stiamo vivendo qui,
nella Scuola Sergio Marchionne; di cui saluto i ragazzi e le ragazze, i
docenti, i collaboratori.
Ringrazio chi ci ha condotto in maniera così brillante, gli artisti, i
campioni dello Sport, il personale del Ministero dell’Istruzione, le
istituzioni e i cittadini di Amatrice.
Viviamo un cambiamento d’epoca. Grandi e veloci trasformazioni stanno
mutando sia il contesto che la nostra quotidianità. La società, come
sempre, ha bisogno della scuola, e di una scuola all’altezza dei
tempi nuovi, per difendere la civiltà che è stata conquistata e per
progredire ancora.
Come sempre, anche nei nostri giorni si tende a concentrarsi sul presente. A
consumare nell’oggi le risorse. È invece necessario investire sul futuro.
Sarà più forte e resiliente un Paese che investe sulla scuola e sulla
conoscenza.
Del resto, macchine sempre più intelligenti, per essere governate a
vantaggio delle persone e delle comunità, hanno bisogno di persone sempre
più preparate, più responsabili; e più ricche di valori.
I compiti educativi e formativi sono sempre stati cruciali. Ma oggi, se
possibile, lo sono ancora di più.
Soprattutto oggi educare vuol dire, insieme a trasmettere conoscenze,
promuovere talento e partecipazione; vuol dire sviluppare le qualità
intellettuali e morali, vuol dire formare personalità libere e mature,
capaci di contribuire alla vita di comunità.
Abbiamo costruito nei decenni una buona scuola. Grazie al lavoro di tanti.
Dobbiamo farla diventare migliore, sapendo innovare.
Nell’universo digitale l’intelligenza artificiale e le reti social sono
motori di grande potenza che offrono opportunità fino a ieri inimmaginabili.
Dobbiamo peraltro saperne rimuovere i pericoli: di manipolazione
della realtà, di colonizzazione del pensiero e dei sentimenti,
di compressione - nascosta, invisibile, ma sostanziale - della
libertà personale, di impoverimento dell’originalità e della creatività.
Il progresso non va ostacolato, né temuto, né seguito con passività. Va
orientato e continuamente verificato quanto alla garanzia del primato della
persona. Per questo è necessario che le generazioni più giovani - e più
capaci di usare i nuovi strumenti - crescano, tenendo insieme conoscenza e
umanità, capacità tecnologiche e solidarietà.
Compito della scuola è formare ragazze e ragazzi che abbiano voglia di
adoperare le potenzialità dei loro cellulari per pensare in proprio,
liberamente, e non per consegnarsi a qualcuno che pensi al loro posto; per
cercare spazi nuovi e non per rassegnarsi a ciò che l’algoritmo decide di
proporci.
Custodire e allenare la nostra umanità e le nostre menti, senza farle
atrofizzare dallo strapotere computazionale: questa è missione della scuola.
Scoprire il proprio talento e contrastare l’omologazione sono anche chiavi
per combattere dipendenze e solitudini.
Oggi tutto ciò che accade ci sembra vicino. Siamo inondati di parole e di
immagini che provengono da ogni dove. Il paradosso è che nel mezzo di tante
comunicazioni incessanti si può soffrire di isolamento e di abbandono. La scuola deve includere, recuperare, ricostruire. I nostri bambini,
i nostri studenti sono avanti a noi per tante cose, ma sappiamo che hanno
bisogno di trovare fiducia, che il disagio può nascondersi nei loro
comportamenti. Può nascondersi persino ai genitori.
Serve padronanza degli strumenti tecnici, ma servono anzitutto valori
umani. Nella scuola la convivenza e il rispetto devono prevalere
mettendo al bando la violenza.
La violenza si manifesta in molte forme. Prepotenze esplicite, gruppi e
bande che si consolidano fuori dalle aule. Le violenze contro gli
insegnanti: l’ultimo grave episodio di pochi giorni addietro si aggiunge a
quelli già avvenuti in passato, non dimenticati. Talvolta da parte di
ragazzi, più di frequente di genitori, ben più colpevoli in questo
tradimento del loro compito educativo; sottraendosi alla indispensabile
alleanza con gli insegnanti.
Ci sono violenze più subdole che richiedono antenne sensibili: il bullismo
che infierisce sul più debole, la diversità e la debolezza che diventano
causa di umiliazione, il disinteresse di chi volta le spalle davanti ad
atti di viltà travestiti da bravate.
Sono intollerabili gli episodi di violenza e di sopraffazione ai danni di
ragazze e sono inaccettabili anche quelle forme più ovattate di oppressione
nei loro confronti, quelle pretese miserabili di supremazia e di
impossessamento.
Più che un codice di comportamento la scuola deve aiutare a riconoscere
un’etica condivisa. Gli insegnanti non devono, quindi, essere lasciati soli
dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità
in contesti difficili. Con un impegno rinnovato per sconfiggere la
dispersione scolastica. La scuola è la leva più efficace di integrazione per chi viene da altri
Paesi e per i giovani nati in Italia figli di emigrati. La scuola prepara tutti - “È aperta a tutti”: così dispone l’art. 34
della Costituzione. Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a
non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre
comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e
dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale.
li studenti non sono semplici utenti della scuola.
La società ha bisogno della loro voce.
Ragazze e ragazzi, rendetevi ancora più protagonisti della vita scolastica.
Con la vostra consapevolezza, con il vostro impegno.
Conoscenza e studio sono importanti per la vita. Non un sapere astratto o
soltanto astratto, teorico. Ma un sapere che si unisce all’amicizia, alla
premura per chi ci sta accanto, alla responsabilità verso gli altri.
Questa è la strada della libertà. La nostra libertà è autentica se la
libertà esiste per tutti.
Dobbiamo essere padroni dei nostri tempi. “C’è un legame stretto - sono
parole dello scrittore Milan Kundera - tra lentezza e memoria, tra velocità
e oblio”. Ciò che si acquisisce senza la fretta di correre resta impresso
nella memoria di una persona, ciò che si prende in velocità, spesso
distrattamente, viene facilmente dimenticato.
La rapidità sembra diventata una condizione esistenziale. La scuola deve
invece restare uno spazio di equilibrio dove si mira non alla lentezza ma
alla solidità e, quindi, a uno sviluppo integrale della persona.
Care ragazze e cari ragazzi, vi viene detto spesso che siete voi il futuro.
Lo siete già oggi.
Dovete, allo stesso tempo, voi, costruirlo e abitarlo.
Buona scuola a tutti!".
Il Presidente della Repubblica
On. Sergio Mattarella
Politica.
"A Grotte un vero e proprio mercato delle cariche"; di Gianni Russello
Gianni Russello
Da cittadino grottese sono profondamente indignato per il modo in cui, da
troppi anni, viene gestita la politica amministrativa del nostro paese.
Ad ogni tornata elettorale, assistiamo alle solite promesse e agli impegni
dichiarati per il bene della comunità.
Si va in giro tra parenti, amici e conoscenti a chiedere voti, per poi
assistere, una volta eletti, ad accordi e giochi di potere che sembrano
avere come unico obiettivo la sopravvivenza politica, spesso senza la
possibilità concreta di incidere sulle decisioni, soprattutto quando si è
ormai prossimi alla scadenza del mandato. Un sistema che a mio avviso, mortifica gli assessori, delude chi li
ha votati in buona fede e finisce per alimentare un vero e proprio
mercato delle cariche, a tutto vantaggio dei partiti e delle logiche
politiche di turno.
Credo che questo sistema debba finire. Servirebbero regole più chiare e
rigorose: alle prossime elezioni, chi si candida e viene eletto dovrebbe
assumersi la responsabilità di portare a termine il mandato ricevuto dagli
elettori.
Liberiamo il nostro paese da questo sistema. La politica dovrebbe essere
al servizio della comunità, non delle convenienze personali o di partito.
Quello che sta accadendo è, a mio avviso, una vergogna.
Ambiente.
"Regione Sicilia: cosa è stato fatto per agricoltori e allevatori negli
ultimi 10 anni?"; di Salvatore Morgante
Acque risorgive
Pubblichiamo un intervento del sig. Salvatore Morgante, in merito alla
gestione delle risorse idriche nella Regione Sicilia.
*****
Gent.mo
Direttore,
vorrei portare all’attenzione dei nostri Amministratori della Regione
Siciliana uno dei tanti
esempi di “politica” agricola, culturale e ambientale promosso e
finanziato dalla Regione Veneto.
La
scheda che presenta il finanziamento di un “Progetto Collettivo
Agroambientale Acque Risorgive” si spiega da sola.
O meglio, probabilmente si tratta di aspetti troppo complicati per i nostri
amministratori siciliani che non sono in grado di assicurare nemmeno le
strutture minime essenziali per la sopravvivenza delle nostre aziende
agricole.
Basta pensare alla mancanza di manutenzione degli invasi idrici e il loro
collegamento con le reti di irrigazione dei campi e di fornitura
dell’acqua agli allevamenti.
Cosa è stato fatto per gli agricoltori e allevatori siciliani negli ultimi
10 anni di gestione Musumeci/Schifani? Quali invasi idrici sono stati “sfangati” e collegati in rete al fine di
mitigare la scarsità di acqua per i prossimi anni?
Ci si avvicina alla scadenza della legislatura, invece dei soliti sermoni
delle forze di governo sarebbe molto utile leggere i resoconti dei progetti
e delle maggiori opere realizzate in questi anni e quelli programmati per il
futuro.
Gli investimenti della Regione Veneto sfruttano la normativa nazionale in
favore di tutte le regioni italiane.
Quasi tutti i governi regionali creano uffici appositi presso i vari
assessorati al fine di massimizzare l’utilizzo dei fondi messi a
disposizione dalla UE e dal governo centrale.
La percezione che se ne ricava è che la Regione Siciliana ignora l’esistenza
di queste norme e degli stanziamenti ad esse associati.
Comune.
La consigliera Lucia Lombardo si è dimessa da vicepresidente del
Consiglio comunale
Lucia Lombardo
Lo
scorso giovedì 3 settembre, con una semplice comunicazione formale, la
vicepresidente del Consiglio comunale di Grotte Lucia Lombardo ha rassegnato
le proprie dimissioni dalla seconda carica dell'Assise cittadina.
La lettera, indirizzata al Presidente del Consiglio comunale e al Segretario
comunale, riporta il seguente testo: "La sottoscritta Lombardo Lucia
Maria rassegna le proprie dimissioni dalla carica di Vicepresidente del
Consiglio comunale".
Lucia Maria Lombardo è un volto noto in paese; già segretaria
presso lo studio della dott.ssa La Rocca, e poi del dott. Stefano Maida, attualmente svolge lo stesso
ruolo presso lo studio medico della dott.ssa Caravello.
Impegnata in politica dal 2018, nelle amministrative di quell'anno
risultò 4^ eletta nella lista "Grotte nel cuore" con 286 voti di
preferenza, ed ha svolto per l'intero quinquennio il ruolo di
consigliere.
Nell'ultima elezione comunale del 28 e 29 maggio 2023, presentatasi
nella stessa lista - in quota Partito Democratico - e risultando ancora 4^
eletta, ha conseguito il risultato personale di 434 voti.
Nella seduta consiliare del 14 giugno 2023 è stata eletta vicepresidente
del Consiglio comunale con 8 voti a
favore (quelli della sua Maggioranza) e 4 schede bianche (i voti della
Minoranza). Successivamente ha lasciato il Partito Democratico per aderire
all'UDC, continuando a mantenere la carica di Vicepresidente del Consiglio
comunale.
Nella prossima seduta di Consiglio, fissata per martedì 22 settembre, al
quarto punto dell'odine del giorno è previsto: "Presa
d'atto dimissioni del Vicepresidente del Consiglio comunale e adempimenti
conseguenti".
Alla base delle dimissioni - secondo voci accreditate - ci sarebbe un
ricambio già programmato ad inizio mandato; nella carica dovrebbe
subentrare il consigliere comunale Giuseppe Bonsignore (componente del
gruppo di maggioranza "Grotte nel cuore" in quota UDC).
Comune.
Convocato il Consiglio comunale in seduta ordinaria per martedì 22
settembre alle ore 19.30
Aula consiliare
L'adunanza del prossimo
Consiglio comunale di Grotte, convocato in seduta
ordinaria
presso la sala consiliare del Comune di Grotte,
su determinazione del presidente Angelo Carlisi, è stata fissata
per
martedì 22 settembre, alle ore 19.30.
Sarà possibile seguire la diretta streaming sul sito ufficiale del Comune
(clicca
qui).
Verrà discusso il seguente ordine del giorno:
1) nomina scrutatori, lettura e approvazione verbali seduta precedente;
2)
proposta di deliberazione di Consiglio comunale: “Revisione biennale della
pianta organica delle farmacie del Comune di Grotte (biennio 2025/2026) -
conferma”;
3) riconoscimento della legittimità del debito fuori bilancio per
complessivi € 11.000,00. Decreto Ingiuntivo n. 385/2026 n. R.G.1092/2026
Tribunale di Agrigento. Approvazione accordo transattivo;
4)
presa d'atto dimissioni del Vicepresidente del Consiglio comunale e
adempimenti conseguenti.
Per quanto riguarda lo svolgimento dei lavori, se dovesse mancare il numero
legale, la seduta sarà sospesa per un'ora. Se la situazione dovesse
persistere anche alla ripresa, la riunione sarà rinviata al giorno
successivo, alla stessa ora e con lo stesso elenco di argomenti, senza
necessità di un nuovo avviso.
Tutti i documenti relativi alle proposte in discussione sono già stati
depositati presso la Segreteria Comunale a disposizione degli interessati.
Attualità.
"Il valore di una donna non si misura dalla sua gonna"; di Laura Cimino
On. Antonio Tajani
Quando il valore, la credibilità o l’affidabilità di una donna vengono
associati, anche solo implicitamente, alla lunghezza della sua gonna, al
numero delle relazioni che ha avuto, al modo in cui sceglie di mostrarsi o
alla sua capacità di aderire al modello della “brava madre di famiglia”,
non siamo più nel campo delle semplici opinioni personali.
(On. Antonio Tajani, vice presidente del Consiglio dei Ministri e ministro
degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale)
Stiamo
riproponendo un modello culturale antico, secondo cui la donna
rispettabile è quella che non occupa troppo spazio, non eccede, non provoca,
non mette in discussione le regole e i ruoli che la società le ha assegnato.
Al contrario, una donna che sceglie liberamente, che cambia, che ama, che
seduce, che lascia, che si espone e che vive pienamente la propria identità
viene ancora troppo spesso osservata attraverso la lente del giudizio e del
sospetto.
Ed è forse proprio questo l’aspetto più preoccupante: alcuni stereotipi
sono talmente radicati nella nostra cultura da emergere quasi spontaneamente,
persino nelle
parole di chi ricopre ruoli di massima responsabilità istituzionale. Il patriarcato, quindi, non è necessariamente qualcosa di evidente o
dichiarato. A volte è proprio la sua normalizzazione a renderlo più
difficile da riconoscere: diventa parte del linguaggio, delle aspettative
e dei giudizi quotidiani.
E se nel 2026 siamo ancora costretti a ricordare che il valore di una
donna non si misura dalla sua gonna, dal suo aspetto fisico, dal numero
delle sue relazioni passate o dalla sua disponibilità a interpretare il
ruolo dell’“angelo del focolare”, allora significa che il cambiamento
culturale di cui abbiamo bisogno è ancora tutt’altro che compiuto.
Medicina.
Premio alla carriera conferito al dott. Vincenzo Castelli, per il suo
impegno contro il dolore cronico
Premiazione
Pergamena
Il
dott. Vincenzo Castelli, di Grotte, ha ricevuto il Premio alla
Carriera nell'ambito della quindicesima edizione del Premio
internazionale "Otto Milioni".
Il riconoscimento gli è stato conferito ieri, venerdì 18 settembre 2026,
presso l'Università degli Studi di Salerno, all'interno della
sessione speciale intitolata "Scienza, Arte e Divulgazione per la
Longevità".
(Cerimonia di premiazione)
La
cerimonia di consegna ha inteso valorizzare le eccellenze nella ricerca,
nella divulgazione e nell'arte per la salute.
Il premio è stato promossa da DILA APS, dalla fondazione DD Clinic Research
Institute e dall'ateneo salernitano.
La motivazione riportata sull'attestato sottolinea il profondo
riconoscimento e la gratitudine per il lavoro svolto dal Medico nella
ricerca e nella cura del dolore.
In particolare, il testo evidenzia come il suo contributo abbia aiutato a
migliorare la qualità della vita di molti pazienti affetti da fibromialgia,
offrendo nuove possibilità di trattamento per chi soffre di dolore
cronico.
(Premio alla carriera)
Durante
il suo lungo e fecondo percorso professionale, il dott. Castelli ha dedicato
anni di studio e attività clinica alla gestione delle patologie dolorose
complesse. È noto per aver ideato e promosso la terapia McE.V.A., una
metodica terapeutica sviluppata per rispondere alle esigenze delle persone
colpite da dolori persistenti e da sindromi come la fibromialgia,
consentendo loro di trovare sollievo e riacquistare una migliore
funzionalità quotidiana.
Il riconoscimento ottenuto a Salerno si aggiunge alle testimonianze - e alla
sincera gratitudine - dei pazienti e ai risultati raccolti sul
campo nel corso degli anni, confermando l'importanza dell'approccio alla
terapia del dolore intrapreso dal dott. Castelli.
Chiesa.
Programma dei festeggiamenti in onore della Madonna delle Grazie
Locandina
È stato ufficialmente comunicato questa mattina il programma delle
celebrazioni religiose per l'annuale ricorrenza della Festa della
Madonna delle Grazie.
Il calendario delle manifestazioni è stato definito dal "Comitato Madonna
delle Grazie" presso la Parrocchia B. M. V. del Monte Carmelo,
in collaborazione con il Comune di
Grotte (Assessorati alla Cultura e al Turismo e Spettacolo). Dopo le
prime funzioni che si sono svolte nei giorni scorsi, da lunedì 14 a venerdì
18 settembre, presso la Chiesa della Madonna delle Grazie,
le attività liturgiche continueranno nei prossimi giorni secondo un
calendario ben definito.
(Locandina)
Oggi, sabato 19 settembre, e domani, domenica 20 settembre, la
preghiera del Santo Rosario seguita dalla Celebrazione Eucaristica si
terranno alle ore 18.00 presso la Chiesa B.M.V. del Monte Carmelo. Da lunedì 21 a venerdì 25 settembre, con inizio sempre alle ore
18.00, le stesse funzioni religiose torneranno a svolgersi nella Chiesa
della Madonna delle Grazie.
In aggiunta, nella serata di giovedì 24 settembre, tra le ore
21.00 e le ore 22.00, si svolgerà un momento di Adorazione
Eucaristica nella Chiesa della Madonna delle Grazie. Sabato 26 settembre, la celebrazione del Santo Rosario alle 18.00 e
la Messa alle ore 18.30 nella Chiesa B.M.V. del Monte Carmelo.
Per la giornata di domenica 27 settembre - giornata prescelta quale
Festa della Madonna delle Grazie 2026 - le attività inizieranno la
mattina alle ore 09.00 con una Messa alla Chiesa B.M.V. del Monte
Carmelo.
Nel pomeriggio, alla Chiesa della Madonna delle Grazie, si pregherà
con il Santo Rosario alle ore 18.00, seguito alle ore 18.30
da una Solenne Celebrazione Eucaristica.
Al termine della funzione si svolgerà la processione lungo Via
Madonna delle Grazie, Via Molise, Viale della Vittoria, Corso Garibaldi,
Piazza Marconi e di nuovo Corso Garibaldi, per concludersi alla Chiesa
B.M.V. del Monte Carmelo; qui il simulacro della Madonna delle Grazie
sosterà per tutta la settimana seguente.
Da lunedì 28 settembre a sabato 3 ottobre la preghiera del Rosario e la Messa delle ore 18.00 si terranno quotidianamente presso la Chiesa
B.M.V. del Monte Carmelo. Domenica 4 ottobre, nella Chiesa B.M.V. del Monte Carmelo,
verranno celebrate due Messe al mattino, rispettivamente alle ore
09.00 e alle ore 11.30 (con l'accoglienza dei bambini e ragazzi
del catechismo).
Nel pomeriggio ci saranno il Rosario alle ore 18.00 e una nuova funzione
religiosa alle ore 18.30, a cui farà seguito una processione con
fiaccole lungo Viale della Vittoria, Via Duca D'Aosta e Via Madonna
delle Grazie.
La conclusione del ciclo di preghiera si terrà da lunedì 5 a venerdì 9
ottobre presso la Chiesa della Madonna delle Grazie, dove ogni
giorno alle ore 17.30 avranno luogo il Santo Rosario e, alle ore 18.00,
la Messa.
Cinema.
"Naza: quello che Israele, con la complicità dell'Occidente, sta
compiendo"; di Sauro Sassi
Locandina
"NAZA"
di Yuval Abraham e Rachel Szor, Premio Speciale della Giuria all’83^
Mostra Internazionale di Arte Cinematografica La Biennale di Venezia 2026,
arriva nelle sale italiane il 28-29-30 settembre. Girato di notte sui
tetti di Tel Aviv, il documentario porta alla luce e analizza i sistemi alla
base dell'uccisione sistematica di civili palestinesi da parte di Israele
nella Striscia di Gaza attraverso interviste dirette a chi quei sistemi li
ha ideati e messi in pratica.
(Locandina)
Sono andato a vedere l’anteprima del film "Naza" avendo in mente i
venticinque minuti di applausi tributati ai registi Yuval Abraham e Rachel
Szor alla Biennale Cinema di Venezia e il premio speciale della giuria loro
conferito (direi un po’ poco per l’importanza e anche valore dell’opera).
Alla fine degli ottanta minuti di proiezione gli applausi sono stati pochi e
timidi. Nella sala, che aveva i posti esauriti, in gran parte di spettatori
giovani, era sceso il gelo, c’era un grande senso di disagio.
Non perché il film non fosse piaciuto ma per lo sgomento di fronte
alla narrazione di questi ventiquattro militari, evidentemente di ottima
istruzione e appartenenti a classi sociali medio alte o alte, politicamente
progressisti, che raccontano la loro partecipazione al genocidio di Gaza
(uno di loro ammette esplicitamente che di questo si tratta) come se
parlassero di un gioco, un passatempo, un lavoro.
Il film racconta di come, storicamente, dopo la guerra del ’67 e la
conquista di Cisgiordania e striscia di Gaza, Israele abbia esercitato uno
stretto controllo sui palestinesi, fornendo loro la propria rete di
comunicazione, prima di telefonia tradizionale poi con la rete mobile.
È stato con l’avvento dell’utilizzo degli smartphone che gli israeliani
hanno realizzato programmi (Pegasus, Graphite) in grado di infiltrarsi nei
telefonini e controllarne pienamente l’utilizzo, vedendo posta, video, foto,
ascoltando chiamate, determinando la posizione.
Associato a un software IA chiamato Lavender, i militari israeliani sono
in grado di programmare chi uccidere, dove, e quanti innocenti possono
essere sacrificati per, ad esempio, sopprimere un militante o un capo di
Hamas.
L’algoritmo valuta la vittima assegnando un punteggio in base al quale
stabilisce che venti, cento o più innocenti (famigliari, donne,
bambini) sono sacrificabili per raggiungere l’obiettivo.
Questi innocenti li chiamano "Naza", vittime collaterali, e gran
parte degli intervistati non si pone il problema della loro morte. Anche
perché, dicono, fin dall’inizio i capi dell’esercito hanno deciso di
privilegiare l’uccisione negli appartamenti, quindi, inevitabilmente, con la
presenza di figli piccoli, mogli, parenti, senza contare chi vive negli
appartamenti vicini, considerando che a volte per uccidere un membro di
Hamas si radeva al suolo un intero edificio.
Questo raccontano i soldati intervistati, con la tranquillità di chi
descrive una gita in campagna.
Dicono che gli ufficiali li invitavano a non porsi limiti morali, di
sentirsi parte del "sistema", e che le loro erano azioni di pulizia. I palestinesi vanno soppressi, non solo, ma cancellati. Le
loro case non solo devastate, ma rase al suolo, bruciate (sanno
anche come bruciare nel modo più efficace un edificio).
Disegnano molto tranquillamente una mappa con tutti gli edifici, la loro
altezza, suddivisi in celle dove effettuare i bombardamenti.
Ma poi la narrazione va in crescendo: non si uccidono più solo i palestinesi
per eliminare quelli di Hamas ma semplicemente perché sono palestinesi e
vanno cancellati dalle terre del grande Israele, che è solo loro, la biblica
terra promessa.
Così iniziano a uccidere le persone in fila per il cibo. Stabiliscono
delle linee immaginarie e chi le valica, fosse anche un bambino, viene
ammazzato.
Uno racconta appunto di un bambino a cui hanno sparato e poi hanno
lasciato agonizzare e che è stato divorato dai cani, mentre i
soldati stavano a guardare.
Certo, qualcuno di questi soldati ha qualche momento di ripensamento.
Uno dice di essersi dispiaciuto della morte di un bambino perché ne aveva
visto le foto, scene di comune vita famigliare.
Un altro dice che, per la sua educazione, ha sempre considerato il
nazismo il male assoluto, e arriva a chiedersi: "Ma ora io
che sono?".
Comunque questi soldati sono giovani, sicuramente cresciuto coi videogiochi,
ed eseguono queste uccisioni esattamente come se giocassero con una
playstation.
Addirittura uno afferma di divertirsi molto, e di sentirsi soddisfatto
quando realizza gli obiettivi. Manca completamente un senso morale.
Intanto che scorrono le interviste, prese sul terrazzo di Tel Aviv dove
vivono i registi, la videocamera mostra immagini di vita di questa città,
moderna, piena di grattacieli, dove la primitiva identità palestinese è
stata completamente cancellata: persone che guardano la televisione, che
puliscono un tavolo dopo una cena.
Fuori, nella notte piena di luci, scorre un traffico incessante.
A sessanta chilometri, di distanza, a Gaza, bagnata dallo stesso
mare, si consuma il massacro, come ogni notte.
Le autorità israeliane si sono scagliate contro il film, senza peraltro
averlo visto. I registi sono stati insultati, minacciati, tacciati di
tradimento. Il ministro della cultura vuol togliere loro la cittadinanza
israeliana.
Due cose mi sono venute in mente.
La poesia di Primo Levi "Se questo è un uomo", e che questi
israeliani che vivono indifferenti nelle loro tiepide case subiscano la
maledizione degli ultimi versi del poeta.
Che tra i produttori del film ci sia il regista britannico Jonathan Glazer,
ebreo, che ha realizzato "La zona d’interesse", Oscar per il miglio film
internazionale.
Là erano i nazisti che conducevano una vita tranquilla e felice mentre a
poche decine di metri gli ebrei passavano per i camini del campo di
concentramento.
Intanto sento alla televisione che a Gaza è crollato un edificio bombardato,
uccidendo decine di persone e tanti bambini. Che in Cisgiordania un
quindicenne è stato ucciso dall’esercito israeliano perché "terrorista",
dato che aveva lanciato sassi, dicono, contro i soldati. Contro il film "Naza" si scatenano perché rivela, con la forza della
parola e delle immagini, quello che Israele, con la complicità
dell’occidente, sta compiendo e hanno il terrore che, prima o poi,
l’opinione pubblica mondiale si rivolti contro i loro crimini, la loro
aberrazione morale.
Sono pronto a scommettere che nella democratica Israele questo film non
uscirà mai.
Volontariato.
Pietro Zucchetto: "25^ giornata di donazione: soddisfatti per il nostro
significativo contributo"
Avis Grotte
Sito ufficiale
Ieri pomeriggio, mercoledì 16 settembre, presso il nostro Punto di Raccolta
AVIS (NdR: in
via Francesco Ingrao 92/94) abbiamo dato vita alla venticinquesima
giornata di donazione del corrente anno, anche questa volte non è andata
poi così tanto male; infatti a fine serata i numeri hanno dato le seguenti
risultanze:
(Avis Comunale di Grotte OdV)
- 10 donazioni,
- 2 prime donazioni,
- 3 idoneità,
- 1 controllo annuale.
Noi siamo abbastanza soddisfatti per il nostro piccolo ma significativo
continuo contributo che sistematicamente diamo al Centro Trasfusionale di
Agrigento.
Le prossime giornate di donazione del 2026 saranno sempre tutte le
seconde e quarte domeniche di ogni mese, ed anche i seguenti
mercoledì: 28 ottobre, 18 novembre e 23 dicembre.
Vi aspettiamo sempre più numerosi!
Spettacolo.
"Il berretto a sonagli" di Pirandello in scena a Naro, sabato 19 settembre
Locandina
RamuliArte porterà in scena "Il berretto a sonagli" di
Luigi Pirandello, con l'adattamento e la regia di Simone Luglio. La
rappresentazione si terrà sabato 19 settembre 2026 alle ore 21.0
presso l'ex Pretura Comunale in Via Dante a Naro.
(Locandina)
L'iniziativa vede il patrocinio e la collaborazione del Libero Consorzio
Comunale di Agrigento e del Comune di Naro attraverso l'Assessorato a Sport,
Turismo e Spettacolo.
Sul palco reciteranno diversi attori nei rispettivi ruoli previsti dal testo
originario. Lillo Zarbo vestirà i panni di Ciampa, lo scrivano,
mentre Luisa Lo Verme interpreterà la signora Beatrice Fiorica. Serena
Bonsangue sosterrà un doppio ruolo, interpretando sia il delegato Spanò sia
la rigattiera Saracena. Claudia Cammilleri reciterà nei panni di Fana, la
serva della signora Beatrice, Angelo Castellano sarà Fifì La Bella, fratello
di Beatrice, e Nina Ciampa interpreterà la giovane moglie di Ciampa.
Il lavoro tecnico e organizzativo dietro le quinte vedrà Pietro Cipollina
nel ruolo di direttore di scena, Andrea Cipollina al controllo delle luci,
mentre le scene e i costumi saranno curati dal Laboratorio Tersicoreum.
Politica.
Decio Terrana: "A Ficarazzi Vincenzo Lo Cascio entro nel progetto
politico dell'UDC"
UDC a Ficarazzi
L'UDC Sicilia annuncia l'ingresso di Vincenzo Lo Cascio, consigliere
comunale di Ficarazzi: "Un innesto di grande valore, che porta in dote
esperienza amministrativa, competenza, consenso popolare e un profondo
attaccamento al territorio di Ficarazzi. La sua adesione rappresenta un
passaggio importante nel percorso di rafforzamento e radicamento del partito
nell'area metropolitana di Palermo e in tutta la Sicilia".
"L'ingresso di Vincenzo Lo Cascio - ha dichiarato Decio Terrana,
coordinatore regionale UDC Sicilia - è una notizia importante per il
nostro partito e per la comunità di Ficarazzi. Enzo è un amministratore
capace, stimato e profondamente legato al suo territorio. Il suo arrivo
conferma la bontà del lavoro che stiamo portando avanti: costruire una
squadra fatta di persone competenti, serie e con un forte senso del bene
comune. A lui va il mio benvenuto e l'augurio di buon lavoro. Insieme
continueremo a lavorare con determinazione per dare risposte concrete ai
cittadini".
Si rafforza la presenza del partito moderato di centro a Ficarazzi. "Con
l'ingresso di Vincenzo Lo Cascio - ha detto Maurizio Lo Galbo,
Responsabile delle Liste Regionali UDC Sicilia - la nostra squadra si
rafforza in termini di qualità e concretezza. È un profilo che unisce
esperienza sul campo e visione amministrativa. Avere con noi persone come
Enzo significa rendere ancora più solida e credibile la nostra proposta
politica per Ficarazzi e per l'intera Sicilia. Lavoreremo insieme, con
impegno e determinazione, per costruire un progetto all'altezza delle
aspettative dei cittadini".
Soddisfazione è stata espressa anche dal consigliere comunale Lo Cascio. "La
mia adesione all'UDC nasce da un profondo legame di stima e di affetto nei
confronti di Maurizio Lo Galbo - ha detto Vincenzo lo Cascio -, che
riconosco come una guida autorevole da seguire. In lui ho trovato serietà,
visione e capacità di ascolto. È per questo che ho scelto di condividere con
lui e con tutta la squadra dell'UDC un percorso nuovo, con l'obiettivo di
creare qualcosa di innovativo per la politica e per il nostro territorio,
mettendo al centro le persone e i bisogni reali dei siciliani".
L'UDC Sicilia rivolge a Vincenzo Lo Cascio un caloroso benvenuto, augurando
un proficuo lavoro nell'interesse della collettività.
Spettacolo.
Sant'Angelo Muxaro: "La
Corrida - Dilettanti allo sbaraglio",
il 19 settembre; aperte le iscrizioni
Locandina
Sabato 19 settembre 2026, in Piazza Umberto I a Sant'Angelo
Muxaro alle ore 21.30, si terrà “La Corrida - Dilettanti allo sbaraglio”. La
conduzione dell'iniziativa è affidata ad Aristotele Cuffaro, che ne
cura anche la direzione. La manifestazione è realizzata con il patrocinio
del Comune di Sant'Angelo Muxaro.
(Locandina)
I concorrenti in gara proporranno performance amatoriali di canto, ballo,
recitazione o semplici numeri stravaganti, mettendosi in gioco davanti alla
platea.
Il funzionamento dello spettacolo si baserà sul giudizio immediato della
piazza.
Gli spettatori presenti svolgeranno un ruolo attivo nella serata: al segnale
della regia o allo scattare del semaforo verde, il pubblico potrà
manifestare il proprio gradimento oppure il dissenso.
Chi apprezzerà il numero farà sentire il proprio consenso con lunghi
applausi. In caso contrario, le persone utilizzeranno strumenti rumorosi
come fischietti, campanacci e pentole per sottolineare l'insuccesso
dell'esibizione.
La scelta del vincitore finale avverrà proprio misurando il calore e
l'intensità delle reazioni popolari ricevute dai vari partecipanti.
Chi desidera iscriversi per esibirsi sul palco o richiedere
informazioni sull'organizzazione può contattare direttamente Aristotele
Cuffaro al numero di telefono 3887908838.
Nel corso dei mesi precedenti il format curato da Aristotele Cuffaro ha già
fatto tappa in altre località vicine. Con la data di sabato 19 settembre, la
carovana dei talenti amatoriali proseguirà il proprio percorso facendo tappa
a Sant'Angelo Muxaro.
Attualità.
Dai corsi di Alta Formazione ai vertici del MASAF: la dott.ssa Graziella
Romito alla guida della Direzione Pesca
Graziella Romito
G20
Convegno
Un
cambio di rotta netto da parte delle istituzioni dell'Unione Europea per
difendere il lavoro e il futuro delle marinerie italiane. È questa la ferma
richiesta - avanzata nell’ambito del convegno su “Governance europea e
sviluppo blu: le nuove rotte del Mediterraneo” tenutosi lo scorso
giovedì 10 settembre 2026 nella Sala consiliare del Comune di Mazara del
Vallo, alla presenza del Commissario europeo per la Pesca e gli Oceani
Costas Kadis - indirizzata a Bruxelles dalla dott.ssa Graziella
Romito, Direttrice Generale della
Direzione Pesca Marittima e Acquacoltura (PEMAC) del Ministero
dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, che
si pone come paladina dei diritti dei pescatori del nostro Paese in un
momento di forte difficoltà per l'intero comparto ittico.
(Dott.ssa Graziella Romito)
A fronte di numeri impietosi - tra il
calo drastico delle giornate di pesca consentite, la riduzione degli sbarchi
e la dismissione involontaria di centinaia di pescherecci - la linea
sostenuta con determinazione evidenzia l'urgenza di rivedere le politiche
comunitarie.
Tra le battaglie in primo piano figurano la revisione delle regole del Fondo
Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l'Acquacoltura (FEAMPA),
l'allentamento dei vincoli operativi sulle uscite in mare e l'imposizione di
un effettivo principio di reciprocità delle regole tra tutte le sponde del
bacino del Mediterraneo.
Questo impegno nasce da una profonda conoscenza dei meccanismi complessi
dell'amministrazione e della diplomazia.
Di Grotte, laureata in Giurisprudenza, la dott.ssa Graziella Romito
ha costruito nel tempo una solida ed esemplare
carriera all'interno delle
istituzioni statali.
Il suo percorso formativo include tappe fondamentali presso la Scuola
Superiore della Pubblica Amministrazione (SSPA) e la Scuola Nazionale
dell'Amministrazione (SNA) nelle sedi di Caserta e Roma, dove ha
perfezionato competenze strategiche su bilancio pubblico, processi
decisionali europei e tecniche di negoziazione.
Negli anni ha
seguito da vicino i principali dossier
europei, occupandosi di politiche agricole, rapporti con le istituzioni UE e
gestione di strutture amministrative complesse. Inoltre ha rappresentato
l’Italia in contesti comunitari e multilaterali, sviluppando competenze
riconosciute nei negoziati e nella governance delle politiche pubbliche,
forte delle sue esperienze nella gestione di strutture complesse, competenze
in materia di politiche agricole e della pesca e conoscenza del contesto
europeo e internazionale.
(Presidenza G20)
Anno dopo anno ha
ricoperto ruoli di rappresentanza istituzionale a livello internazionale.
Durante la Presidenza italiana del G20 nel 2021 ha guidato il G20
Agricultural Deputies Meeting e il G20 Meeting of Agricultural Chief
Scientists, occupandosi del coordinamento dei lavori tecnici e
dell'organizzazione del G20 Agricoltura.
Più di recente ha presieduto il gruppo G7 Agriculture Senior Officials
durante la Presidenza italiana del G7 del 2024.
Il suo profilo include inoltre l'elezione alla presidenza del Comitato
Agricoltura dell'OCSE a fine 2023, la partecipazione ai lavori FAO,
l'impegno nei negoziati dell'Organizzazione Mondiale del Commercio e
il coordinamento di progetti europei di gemellaggio con paesi terzi come
Israele, Egitto, Tunisia e Algeria.
(Convegno)
Una carriera brillante che ha trovato il
suo naturale coronamento con il
conferimento, lo scorso 9 gennaio,
dell'incarico di Direttrice Generale della Direzione Pesca Marittima e
Acquacoltura (PEMAC) del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità
Alimentare e delle Foreste (MASAF).
Questa Direzione Generale svolge un ruolo centrale nella definizione delle
politiche pubbliche del settore: dalla gestione delle risorse marine alla
regolamentazione dell’acquacoltura, sino al coordinamento con le istituzioni
europee e internazionali. In un contesto segnato da transizioni normative,
sfide ambientali e trasformazioni dei mercati, la stabilità della governance
amministrativa assume un rilievo strategico.
Dalla guida di questo dipartimento centrale, la dott.ssa Graziella Romito
mette la propria preparazione tecnica e la propria esperienza negoziale al
servizio della tutela dei pescatori e della salvaguardia di un settore
vitale per l'economia nazionale.
Iniziative.
Biblioteca di Grotte: riprendono gli incontri di "Il piacere di leggere
insieme" con "Il Turno" di Pirandello
Locandina
Il
gruppo di lettura “Il piacere di leggere insieme”, fondato da
Giusy Minneci, Pina Rivituso e Nella Agnello, riprende le
proprie attività a Grotte dopo la pausa estiva. Le organizzatrici rivolgono
un aperto e caloroso invito a partecipare a tutti i cittadini, sia
giovani che adulti, a chiunque ami la lettura. L'iniziativa rappresenta
una possibilità per confrontarsi, fare letture condivise, scambiare pareri e
opinioni, con l'intento di arricchirsi e crescere insieme attraverso la
cultura e la letteratura.
(Locandina)
Il nuovo appuntamento si terrà martedì
22 settembre 2026, alle ore 18.00, presso la biblioteca
comunale “M.L. King” di Grotte. Il libro scelto per questo incontro è “Il
turno” di Luigi Pirandello.
L'iniziativa ha preso il via nel mese di dicembre 2025 presso i locali della
biblioteca comunale, stabilendo una cadenza di incontri periodici per
discutere opere letterarie condivise. Nel corso dei mesi, tra i testi al
centro del dibattito - per citarne alcuni - “Il birraio di Preston” di
Camilleri, “Il profumo delle foglie di limone” di Clara Sánchez,
“Frankenstein” di Mary Shelley.
Durante la stagione estiva le attività si sono svolte all'aperto con
l'iniziativa “Lettura sotto le stelle”, tenutasi il 6 agosto 2026 presso la
Torre del Palo, dedicata a “Il Piccolo Principe”; incontro organizzato in
collaborazione con la Pro Loco Herbessus e la Consulta Giovanile.
Per informazioni è possibile contattare le organizzatrici ai numeri
telefonici di Pina (3395990162), Nella (3282703153) e Giusy (3454428430).
Amarcord.
Arte e fermento a Grotte negli anni Sessanta: la Prima Mostra d'Arte e
il cammino di Antonio Pilato
Antonio Pilato
Attestato
Un
foglio d’attestato dal bordo dorato e decorato, firmato dai componenti
del comitato e dal presidente Diego Gueli, riporta indietro la memoria ai
giorni compresi tra il 4 e l’11 dicembre del 1966. In quella
settimana di inizio inverno del secolo scorso la vita di Grotte batteva
al ritmo di una spontanea vivacità culturale, animata e promossa dalla
locale Associazione Amici della Cultura.
(Attestato)
Tra le
idee e iniziative di quel periodo, vi fu la 1ª Mostra d’Arte
Contemporanea "Premio Città di Grotte". Un’iniziativa impegnativa,
conclusasi di domenica pomeriggio alla presenza delle maggiori autorità del
paese e con l'intervento del direttore della galleria d'arte di Palermo, il
dott. Renzo Collura. Il primo premio fu assegnato ad Antonio Pilato, artista descritto dai
ritagli di stampa dell'epoca come giovane e sensibile. La consegna del
riconoscimento rappresentò l'epilogo di una mostra che offrì al pubblico le
sue composizioni più riuscite, nelle quali il pittore riuscì a riportare con
fedeltà sentimenti e articolate situazioni psicologiche.
La produzione di Antonio Pilato del 1966 si caratterizzava per la scelta di
dipingere su supporti lignei, utilizzando colori sbiancati; nelle sue figure
risaltava la ricerca interiore dei volti, volti dal tratto perduto capaci di
esprimere stati di abbandono, solitudine e malinconia, elementi che ne
costituivano l'ispirazione prevalente pur nel rispetto di limiti formali ben
definiti.
Nel corso della cerimonia conclusiva vennero attribuiti anche i premi per
gli altri nove concorrenti partecipanti, portando a compimento il lavoro
svolto dall'Associazione Amici della Cultura di Grotte con un riscontro di
pubblico e di critica favorevole.
Quel riconoscimento fu solo uno dei momenti centrali nel percorso umano e
artistico di Antonio Pilato. Negli anni successivi l'artista di Grotte
avrebbe affiancato alla pittura l'attività d'insegnante, come docente di
Filosofia, Pedagogia e Scienze dell'Educazione. Trasferitosi a Milano per
insegnare, ha proseguito lì la propria produzione pittorica e l'attività
didattica.
La sua maturazione artistica lo ha portato a partecipare a numerose
esposizioni in Italia e all'estero, esponendo le sue opere in mostre e
gallerie tra cui la Casa di Dante a Firenze e la Kunsthalle Gallery di
Praga, mantenendo costante l'interesse per la riflessione etica e per
l'indagine simbolica del dramma umano.
Iniziative.
La poesia "La cammara di l'ummira" di Gero Miceli sulla
rivista USA "Arba Sicula"
Arba Sicula
Gero Miceli
Una poesia di Gero Miceli è presente nelle pagine del nuovo numero
di "Arba Sicula", una rivista con cadenza annuale pubblicata
dall'omonima associazione internazionale senza scopo di lucro, fondata nel
1979 con sede a New York. L'organizzazione opera insieme al Dipartimento di
Lingue e Letterature della St. John’s University ed è attiva da oltre
quarant'anni per promuovere, diffondere e preservare la lingua e la cultura
della Sicilia nel mondo.
Attraverso i suoi progetti editoriali, l'associazione propone scritti
bilingui, in siciliano e in inglese, dedicati al folklore e alla letteratura
dell'isola; tra le sue uscite figura un volume annuale della rivista "Arba
Sicula", i cui contenuti spaziano tra poesie, saggi, studi approfonditi e
notizie che riguardano la Sicilia e la comunità siculo-americana.
Nel nuovo numero della rivista sono state raccolte le opere di dieci poeti
siciliani, la cui selezione è stata curata dal critico Marco Scalabrino, che
ha inserito nel volume la poesia di Miceli intitolata "La cammara di l’ummira".
La traduzione in inglese del testo è stata realizzata dal professor Gaetano
Cipolla, direttore editoriale della pubblicazione e presidente di "Arba
Sicula".
A seguito della pubblicazione, Miceli ha espresso la propria gratitudine
verso le persone coinvolte nella selezione e nel lavoro editoriale, ha
ringraziato Marco Scalabrino per la fiducia accordata alla sua opera e per
l'attenzione riservata alla curatela. Ha inoltre rivolto un ringraziamento
al professor Gaetano Cipolla per aver accolto e tradotto la sua poesia.
Agrigento.
Presentazione del libro "Verità e diritto", il 18 settembre alla
Biblioteca Lucchesiana
Locandina
Il prossimo venerdì 18 settembre 2026, alle ore 18.00, la
Biblioteca Lucchesiana di Agrigento sarà la sede della presentazione
del volume intitolato “Verità e diritto. Dialoghi su Costituzione, giustizia
e umanità”, scritto da Roberto Giovanni Conti e Antonio Ruggeri.
(Locandina)
I lavori si apriranno con i saluti istituzionali di don Angelo Chillura,
direttore della Biblioteca Lucchesiana, Vincenza Gaziano, presidente
dell’Ordine degli Avvocati del foro di Agrigento, Giuseppe Melisenda
Giambertoni, presidente del Tribunale di Agrigento, Giovanni Di Leo,
procuratore della Repubblica di Agrigento, e Michele Sodano, sindaco della
città.
Successivamente prenderanno la parola la dirigente scolastica Patrizia
Pilato, l'avvocato e scrittore Giovanni Tesè e il magistrato Stefano
Zammuto.
La conclusione dell'incontro sarà affidata a uno dei due autori della
pubblicazione, Roberto Giovanni Conti.
L'intero svolgimento del dibattito vedrà il coordinamento di Enzo Sardo,
scrittore e presidente del Movimento Cristiano Lavoratori (MCL) di
Agrigento.
La partecipazione consentirà agli avvocati presenti di ottenere tre crediti
formativi in materia ordinaria, riconosciuti direttamente dall'Ordine degli
Avvocati.
Comune. Contributi per libri di testo
scolastici: domande per l'anno 2026/2027 entro il 16 ottobre
Avviso
Il Comune di Grotte ha attivato le procedure per richiedere il
contributo destinato alla fornitura gratuita o semigratuita dei libri di
testo per l'anno scolastico 2026/2027
(scarica
il modulo). La misura si rivolge
alle famiglie degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo
grado, sia statali sia paritarie.
Per accedere al rimborso è necessario che il nucleo familiare abbia un
indicatore ISEE in corso di validità (con riferimento al periodo
compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026) pari o inferiore a
15.000,00 euro.
Le attestazioni ISEE devono essere prive di annotazioni, omissioni o
difformità, pena l'esclusione dal beneficio.
I genitori o i tutori legali degli studenti - oppure gli studenti stessi se
maggiorenni - devono compilare la domanda sull'apposito
modulo predisposto dal Comune.
La
richiesta deve essere consegnata esclusivamente alla segreteria
dell'istituto scolastico frequentato dall'alunno entro il termine
perentorio del 16 ottobre 2026.
Alla
domanda compilata occorre allegare la fotocopia del documento di
riconoscimento del richiedente in corso di validità, la fotocopia del codice
fiscale del richiedente e dell'alunno, e l'attestazione ISEE valida.
Nel modulo è inoltre possibile indicare l'IBAN del proprio conto corrente
bancario o postale per l'eventuale accredito diretto del rimborso.
Le scuole raccoglieranno le richieste e le trasmetteranno successivamente al
Comune secondo le scadenze regionali.
Benché non sia richiesto di allegare subito i documenti d'acquisto dei
libri, chi richiede il contributo ha l'obbligo di conservare le ricevute
e le fatture in originale per almeno cinque anni,
in quanto l'Amministrazione potrà effettuare controlli a campione.
Volontariato.
Avis Grotte: superata la quota di 20 donazioni nella 24^ giornata di
raccolta del 2026
Avis Grotte
Sito ufficiale
Nella mattinata di ieri, domenica 13 settembre, presso la sede dell'AVIS
Comunale di Grotte OdV
(vedi
il sito ufficiale) in via Francesco Ingrao 92/94, si è svolta la 24^
giornata dell'anno dedicata al prelievo di sangue.
(Avis Comunale di Grotte OdV)
Con la conclusione della stagione estiva, l'affluenza è tornata sui livelli
abituali dell'associazione.
Al termine della mattinata il bilancio ha registrato ventuno donazioni,
un nuovo donatore alla sua prima esperienza, una verifica di
idoneità e un controllo annuale. I responsabili dell’Associazione
hanno espresso soddisfazione per questo risultato, che permette di superare
la quota di venti prelievi in una singola giornata e di garantire un
sostegno continuativo al Centro Trasfusionale di Agrigento.
L'attività della sezione guidata dal presidente Pietro Zucchetto
proseguirà secondo il calendario stabilito per il 2026. Oltre agli
appuntamenti fissi previsti ogni seconda e quarta domenica del mese,
saranno effettuate aperture straordinarie nei mercoledì del 16
settembre, 28 ottobre, 18 novembre e 23 dicembre.
Il Consiglio Direttivo ha inoltre deciso di acquistare alcuni oggetti utili
da distribuire ai propri iscritti. Durante le prossime aperture i soci
potranno ritirare un disco orario per l'automobile, fornito di
personalizzazione con il marchio dell'associazione.
Per chi desidera prenotare la propria donazione, è possibile contattare i
numeri di telefono 377.0974739 (Avis Grotte) oppure 320.4434713 (Presidente
Pietro Zucchetto). Per ulteriori notizie e aggiornamenti sulle attività
locali è possibile consultare il sito ufficiale
www.avisgrotte.it
(vedi
il sito).
Politica.
"Il silenzio degli onesti e la rabbia di chi sa solo odiare"; di
Enzo Napoli
Enzo Napoli
Ogni
tanto bisogna poggiare l'orecchio a terra e ascoltare.
Lasciate perdere ciò che scrivono i giornali o la canea dei social,
quello che conta è il pensiero delle persone che incontri sui mezzi
pubblici o al supermercato, dei ragazzi che frequentano l'università, di
quelli che si alzano all'alba per andare al lavoro.
Non parlano di politica, non dispensano giudizi, non partecipano alle
manifestazioni di partito, molto spesso non vanno nemmeno a votare perché
non si fidano più di nessuno.
Eppure sono tantissimi e quelli che pensano di rappresentarli o di parlare a
loro nome, sbagliano.
Certo, hanno la stessa responsabilità di coloro che a votare ci vanno e
votano i peggiori lestofanti, ma non credo sia colpa loro. La politica che sceglie al posto loro chi deve andare in parlamento,
che promette e non mantiene, che costruisce intrighi e manovre nei palazzi e
nelle segreterie, che elargisce favori invece che garantire diritti merita
appieno il loro disprezzo.
In fondo per chi vive la politica come potere e non come servizio è meglio
così, ma piano piano il silenzio degli onesti e la rabbia di chi sa solo
odiare sta ammazzando la democrazia.
Se qualcuno prova a uscire dal coro, a rompere gli schemi, a non
rassegnarsi, a dire le verità di un sistema marcio dalle fondamenta, anche
coloro che dicono di voler cambiare sembrano infastiditi.
Nessuno è perfetto, per carità, ma per raggiungere un obiettivo mai
raggiunto bisogna fare qualcosa che non si è mai fatto.
A quelli che si appuntano medaglie che non sono loro, che gonfiano il petto
appellandosi alle messe cantate di un fronte progressista che ha consegnato
l'Italia alle destre ed in Sicilia rischia l'irrilevanza, consiglierei
prudenza e un po' di umiltà.
Il mito racconta del nodo gordiano che nessuno riusciva a districare, finché
con un colpo di spada, un ragazzo capì che era quello il solo modo di
scioglierlo.
Ogni tempo nuovo ha un nuovo linguaggio, nuovi protagonisti e vedere che
molti di quelli che fino a ieri non ci speravano più, oggi cominciano a
crederci, dovrebbe indurre a toglierci gli occhiali appannati e poggiare,
appunto, l'orecchio a terra.
Sentiremo qualcosa che magari non abbiamo mai sentito.
Scuola.
Una pergamena alla dirigente scolastica Carmen Campo: "Con gratitudine
per il lavoro svolto"
Lettura
Pergamena
Un commosso omaggio e un profondo
ringraziamento per otto anni dedicati alla guida dell'istituto: è questo il
cuore della pergamena consegnata,
lo scorso venerdì 11 settembre, dalla comunità scolastica dell’I.C.
“Leonardo Sciascia” di Racalmuto e Grotte alla Dirigente Scolastica,
prof.ssa Carmela Campo.
Di seguito riportiamo integralmente il testo della dedica.
(Lettura della pergamena)
Alla Dirigente Scolastica
Prof.ssa Carmela Campo
Otto anni di impegno, passione e dedizione
hanno lasciato un segno profondo nella comunità scolastica
dell’Istituto Comprensivo “Leonardo Sciascia”
di Racalmuto e Grotte.
Con gratitudine per il lavoro svolto,
per la professionalità e per l’attenzione sempre rivolta
alla crescita della nostra scuola,
Le rivolgiamo un sincero e affettuoso grazie.
Con stima e riconoscenza,
la comunità scolastica dell’I.C. “Leonardo Sciascia”
Racalmuto, 11 Settembre 2026.
Scuola.
Il dirigente scolastico Giuseppe Farruggia: "Hai lasciato tanto a questa
scuola"
Giuseppe Farruggia
In occasione del saluto alla dirigente scolastica uscente Carmen Campo,
lo scorso venerdì 11 settembre, il nuovo preside Giuseppe Farruggia
ha rivolto parole di profonda stima e gratitudine a colei che lo ha
preceduto. Più che un semplice passaggio di consegne amministrativo, il suo
discorso enunciato a braccio (che pubblichiamo di seguito) ha evidenzia il
valore etico, umano e relazionale della dirigenza scolastica. Attraverso il
ringraziamento per l'accoglienza ricevuta e un toccante richiamo alla poesia
"La quercia caduta" di Pascoli, il preside Farruggia ha celebrato l'eredità
formativa e l'impronta generosa lasciate dalla preside Campo, augurandosi
che il legame e il confronto con lei possano proseguire nel tempo.
(Dott. Giuseppe Farruggia)
Gentili
ospiti,
il mio benvenuto a tutti voi, in questa occasione speciale.
Stiamo vivendo una transizione.
Questa transizione, io ritengo che sia vista non superficialmente, perché è
un momento molto delicato per una comunità scolastica: il passaggio della
dirigenza.
La dirigenza non è - ce lo siamo detti l’altro giorno - soltanto un fatto
amministrativo; il dirigente non è soltanto quel capo d’istituto.
Il dirigente rappresenta veramente un punto di riferimento, anche emotivo e
relazionale, che influenza tanti aspetti dell’organizzazione scolastica; non
soltanto quella formale ma anche la qualità dei rapporti, ma anche
l’identità della scuola.
Perché il dirigente scolastico viene visto come punto di riferimento, anche
etico e non solo riferimento amministrativo.
Ed è stato facile percepire come tu, punto di riferimento dal punto di
vista etico, lo sei stata; per la scuola che io ho trovato, per lo staff
splendido - che io non mancherò mai di ringraziare, volta per volta -.
Ed evidenzia l’impronta che in questa scuola si è data nel corso di questi
anni. Peraltro sono otto anni. Io riflettevo su come otto anni sono gli
stessi anni di servizio di Leonardo Sciascia nella scuola elementare di
Racalmuto.
Una disponibilità nella transizione direi generosa, nel senso di
“subordinare” la nostra persona, la nostra figura.
E io ho visto, ho percepito, come un’attenzione, tanto nei confronti di
questo dirigente - al secondo anno della sua esperienza da dirigente, che
veniva da questa scuola di montagna in provincia di Palermo e si ritrova
questa scuola così immensa e complessa -, ma io l’ho vista ancor più come
una sensibilità, un’attenzione nei confronti della scuola e nei confronti di
questa scuola.
Di questa scuola proprio nel momento in cui la si lascia.
Quindi penso che questa sia l’espressione massima, sia di professionalità,
quanto anche di affetto nei confronti di una comunità scolastica.
Io alla comunità scolastica ci sono legato anche quando la lascio. E questo è uno dei primi atti formali che ho appena fatto al momento
dell’insediamento: quello di ringraziarti; ringraziarti come dirigente
di questa scuola, e a nome di questa scuola.
Ora concludo con un piccolo riferimento.
A me in queste occasioni sovviene una poesia di Pascoli: “La quercia
caduta”.
Molto spesso questa poesia viene ripresa per evidenziare il rammarico, una
lode, nei confronti di una persona nel momento in cui non c’è più, nel
momento in cui ha lasciato il suo ruolo.
Però io penso che ci sia un significato ancora più profondo, in questa
poesia.
C’è un passo in cui si dice: “Ognuno loda, ognuno taglia. A sera ognuno
col suo grave fascio va”.
Questo per dire che il significato di questa poesia – e penso che noi lo
stiamo vivendo in questo momento - è che la grandezza di una persona,
nel momento in cui si cambia posto, si lascia una comunità, sta nella
parte di sé che si è donata agli altri.
Per dire, anche evangelicamente, che “è donando che si riceve”.
E penso che tu, una personalità come la tua, hai lasciato tanto a
questa scuola, e ciascuno ha contribuito e continuerà e contribuire
anche in tua assenza; perché i segni che si seminano ovviamente danno frutto
anche a lungo termine. Quello che si è donato dà l’entità di quello che si è.
Di questo ti siamo grati, come scuola, e ti sono grato io per quello che
abbiamo fatto in questi in questi giorni intensissimi.
Sia prima del mio insediamento, sia dopo.
Per quello che io ho trovato, e i gesti di cortesia - e che non stiamo qua a
dirci, che non ce li siamo detti, ma che sono quelle cose che io ho trovato
già pronte - sono stati tantissimi.
Spero e mi auguro che il nostro legame permanga, sperando di averti come
“collega senior”, come punto di riferimento.
Noi ci sentiremo, ci confronteremo, e il nostro sarà sempre un rapporto di
crescita e di aiuto e supporto vicendevole.
Grazie!
Scuola.
Il saluto della dirigente scolastica Carmen Campo: "Questa scuola
rimarrà con me"
Carmen Campo
Ringraziamento
Lo scorso venerdì 11 settembre 2026, a Grotte nell'atrio del plesso
"V.E. Orlando" dell'Istituto Comprensivo "Leonardo Sciascia", la
dirigente scolastica uscente dott.ssa Carmen Campo ha incontrato il
personale scolastico, i rappresentanti delle famiglie, le Autorità locali e
i rappresentanti degli enti e associazioni sul territorio per rivolgere loro
un saluto e un ringraziamento al termine del suo incarico durato otto anni.
A fare gli onori di casa il nuovo dirigente scolastico, dott. Giuseppe
Farruggia. Presenti alla cerimonia, tra gli altri: il sindaco di Grotte
Alfonso Provvidenza, quello di Racalmuto Calogero Bongiorno,
il capitano Davide Di Campli (comandante della Compagnia Carabinieri
di Canicatti), il maresciallo ordinario Giuseppe Alletto Sanfilippo
(comandante della Stazione Carabinieri di Grotte), il
maresciallo Giuseppe Tirone
(comandante della Stazione Carabinieri di Racalmuto), insieme a diversi
Assessori dei due Comuni. Toccante e altamente significativo il discorso
di saluto della preside Campo - a tratti visibilmente commossa -, che
riportiamo di seguito.
(Dott.ssa Carmen Campo)
Carissimi docenti,
gentile personale amministrativo, tecnico e ausiliario, care famiglie, care
bambine, cari bambini, studentesse e studenti di Grotte e Racalmuto.
Cari Sindaci di Grotte e Racalmuto, cari Assessori, Dirigenti e Funzionari
dei due Comuni, Autorità e rappresentanti delle Istituzioni - in particolare
ringrazio il Capitano che ha tanti impegni ed è qui presente assieme ai
rappresentanti dell’Arma locale di Grotte e di Racalmuto -.
Carissimi Enti e Associazioni del territorio, care amiche e cari amici di
questa comunità.
Ci sono discorsi che si preparano con cura e altri che, per quanto si
possano scrivere e riscrivere, trovano la loro verità soltanto nel momento
in cui si pronunciano. E questo è il momento.
Dopo otto anni alla guida di questa scuola, oggi mi trovo a salutarvi.
In questi otto anni ho avuto l'onore e la responsabilità di dirigere questa
scuola, accompagnandola attraverso cambiamenti, difficoltà, trasformazioni e
nuove opportunità.
Ho sempre cercato di interpretare il ruolo di dirigente scolastico nella
consapevolezza che dirigere una scuola non significhi semplicemente
amministrare un'organizzazione complessa, ma assumere la responsabilità di
una comunità educante e contribuire a costruirne la visione, custodendone i
valori e sostenendone quotidianamente il cammino.
E devo confessarvi che non è facile salutarvi, perché otto anni non sono
semplicemente un periodo di tempo, sono una parte della mia vita.
Sono migliaia di giornate, incontri, riunioni, decisioni, preoccupazioni e
soddisfazioni (quindi, quelle che auguro al mio collega, escludendo tutte le
altre cose che ho detto prima: soddisfazioni e basta. Vi auguro solo
queste).
Sono volti che nel tempo sono diventati familiari, voci che ho imparato a
riconoscere, persone con le quali ho condiviso e abbiamo condiviso momenti
importanti.
E forse proprio pensando al tempo che passa, ahimè, giusto oggi, e il
collega che simpaticamente mi dice “dirigente senior”. Lo so, lo so,
dieci anni fa ero come te. Sappilo! Ero dirigente a Mussomeli dieci anni fa
ed ero più giovane, assolutamente.
E forse proprio pensando al tempo che passa e a ciò che rimane di ciò che
abbiamo vissuto, mi viene in mente una delle immagini più belle della nostra
poesia italiana, quella di Eugenio Montale: “Ho sceso, dandoti il
braccio, almeno un milione di scale”. È un verso che parla di cammino
condiviso, della strada percorsa insieme, e questi otto anni per me sono
stati proprio questo: un lungo tratto di strada percorso insieme a voi.
Siamo in sintonia.
Quando sono arrivata qui, otto anni fa, sapevo che avrei assunto un incarico
di grande responsabilità. Molti temevano che da docente di scuola secondaria
di secondo grado, già avvocato e dirigente sempre di una scuola secondaria,
dovessi incontrare delle difficoltà a dirigere un istituto comprensivo.
E ho un residuato bellico che dimostra che il pregiudizio c'era. Mi
hanno fatto la parodia di una canzone in cui mi sfidavano a dirigere un
comprensivo. È stato un incontro nell’ottobre del 2018, in cui mi dicevano:
"Guarda che non è facile". Lo dicevano le insegnanti che avevano parodiato
una canzone dei Cugini di Campagna. Comunque, ecco, il pregiudizio c'era.
Però con i pregiudizi non si va avanti. E di recente, a proposito di
pregiudizi, ho spesso citato una frase evangelica, anch'io attingo al
patrimonio con grande rispetto, ed è: “Può mai venire qualcosa di buono
da Nazareth?”.
È il pregiudizio che investe Gesù Cristo, figlio di Dio, il Signore.
Figuriamoci se non può investire anche me.
E mi ha investito: si pensava che non fossi capace. Ma nel video - forse
perché ho chiesto di mettere quell'immagine - c'è un'immagine in cui mi
inchino su un bimbo e parlo con lui, e parlo in modo diretto, e anzi dico
pubblicamente: io ho avuto un'amica in questo percorso - ecco le care amiche
- che dopo un capriccio fatto alla scuola dell'infanzia entrò in confidenza
con me e scoprii che facevamo il compleanno nello stesso giorno, la cara
Ludovica.
Ludovica aveva fatto un capriccio perché la maestra, in quel caso era la
maestra Carmela, aveva deciso che lo scoiattolo fosse marrone e bisognava
disegnare uno scoiattolo marrone. Ma Ludovica aveva deciso che era verde.
E ho cercato di mediare questa cosa e siamo diventate amiche, siamo arrivate
al punto in comune che siamo nate nello stesso giorno. Ecco, noi siamo
amiche perché siamo nate nello stesso giorno.
E ci siamo fatte gli auguri in tutti questi anni, da piccola è diventata
ormai una signorina.
Ma questo racconta che non è il background professionale e culturale
specifico su gli adolescenti, sui giovani adulti, che fa il discrimine tra
un buon dirigente e un cattivo dirigente, ma alla fine a scuola quello che
conta è l'attenzione alle persone.
(Grazie, Preside!)
E
nonostante i primi pregiudizi, sicuramente non potevo sapere quanto
profondamente questa scuola e questa comunità, queste due comunità, grottese
e racalmutese, sarebbero entrate nella mia vita.
Oggi guardandomi indietro mi rendo conto che non lascio soltanto un incarico
prestigioso, lascio dei luoghi nei quali ho vissuto una parte importante
della mia storia professionale, ma anche umana.
Ho completato dal punto di vista professionale quel mondo che mi mancava,
quello dei bambini, quello del primo ciclo.
Oggi guardandomi indietro mi rendo conto che lascio delle persone, e forse
questo è l'aspetto più difficile di ogni cambiamento, non lasciare un
ufficio, che ho cercato di arredare come potevo, di curare e di rendere
accogliente.
Non lascio edifici, neanche questo così bello che abbiamo lo scorso anno
inaugurato, ma saluto persone con le quali ho condiviso questo tratto di
strada.
In questi otto anni abbiamo camminato.
Non sempre il percorso è stato semplice, ci sono stati momenti nei quali
abbiamo dovuto affrontare difficoltà che sembravano grandi, più grandi di
noi.
Ci sono state decisioni difficili, giornate faticose, problemi ai quali
abbiamo dovuto trovare una soluzione senza avere la certezza che fosse
quella giusta.
Penso alla pandemia, all'improvvisa mancanza di quella condivisione gioiosa
e quotidiana dell'esperienza scolastica che i bambini e i ragazzi vivono
normalmente.
Ricordo le perplessità sul da farsi, ma anche la certezza che dovevamo
continuare a esserci nella vita dei nostri studenti, sia pure a distanza,
sia pure attraverso piattaforme digitali e linee telefoniche.
E poi il rientro: mascherine, tamponi, disinfettanti, sali quaternari di
ammonio e ipoclorito di sodio sono entrati nel nostro lessico scolastico,
chi l'avrebbe mai detto?
Non è stato facile, ma uniti ce l'abbiamo fatta senza contagi, senza gravi
conseguenze per la comunità professionale e soprattutto per i nostri
bambini.
Ma ci sono state anche tante soddisfazioni: successi in gare e competizioni.
La musica unisce la scuola dell'Indire, unica scuola del primo ciclo del Sud
Italia. Grazie professore Luigi Amico per aver condiviso questa
grande esperienza e a tutti gli altri docenti che hanno dato il loro
contributo.
La visita alle aule parlamentari nella ricorrenza degli ottant'anni della
Repubblica, le Giornate Sciasciane e tanto altro. E soprattutto ci sono
stati momenti nei quali ho avuto la certezza che questa fosse davvero una
comunità, una comunità fatta di persone diverse, di ruoli diversi, diverse
sensibilità e punti di vista, ma unite nella consapevolezza di avere una
responsabilità comune: prenderci cura della scuola e, attraverso la scuola,
delle generazioni future.
Ma proprio nei momenti più complessi ho avuto la conferma di quanto sia
importante il senso di appartenenza a una comunità.
Una scuola può affrontare le difficoltà quando sa fare squadra, può guardare
al futuro quando sa valorizzare le proprie risorse, può rinnovarsi senza
perdere la propria identità quando mantiene saldi i principi sui quali fonda
la propria missione educativa.
Sono convinta che questo sia uno dei patrimoni più importanti che lascio: la
consapevolezza che ogni risultato raggiunto è stato il frutto di un lavoro
collettivo, perché nessun dirigente, neanche il migliore, costruisce una
scuola da solo.
Vorrei allora ringraziare uno per uno tutti coloro che in questi anni hanno
condiviso con me questa responsabilità.
Ringrazio i docenti e in modo particolare coloro che hanno fatto parte dello
staff.
Elenco solo lo staff ristretto, ma che si è succeduto negli anni: Sergio
Scimè, Mariella Tirone, Carmela Figliola, Paola Sardo, Antonietta Zaffuto,
Giusy Palmeri, Patrizia Cino, Giusy Costanza, Carmela Cino, Gianluca Di
Marco, Emilia Carlisi, Valeria Iannuzzo, Rosi Spallitta, Accursia Vitello
e tanti altri. È con loro soprattutto che “ho sceso, dando loro il
braccio, almeno un milione di scale”.
Ho visto in questi anni la vostra fatica, la vostra passione, la vostra
capacità di ricominciare ogni giorno.
Il lavoro dell'insegnante è spesso fatto di gesti che non fanno rumore, che
forse non verranno mai ricordati, ma proprio per quei gesti ogni giorno, e
giorno dopo giorno, cambiamo la vita delle persone, dei bimbi che ci hanno
affidato.
E qui penso a Victor Hugo: “Chi apre la porta di una scuola, chiude una
prigione”.
Capitano, sono convinta che il lavoro fatto insieme aveva questa ispirazione
profonda. È una frase che restituisce alla scuola la sua funzione più alta:
aprire possibilità, allargare gli orizzonti, liberare il pensiero. È questo
che ogni giorno chiediamo alla scuola di fare.
Ringrazio il personale amministrativo, tecnico - per quel poco che c'è stato
- e ausiliario.
So bene quanto della vita quotidiana di una scuola dipenda dal vostro
lavoro, spesso discreto e lontano dagli occhi di chi osserva soltanto ciò
che accade nelle aule.
Grazie per esserci stati, per aver affrontato le difficoltà, per aver
contribuito ciascuno nel proprio ruolo a rendere possibile il funzionamento
di questa grande comunità.
In particolare ringrazio le donne della segreteria dalle quali mi sono
sentita supportata e compresa. Ed in particolare colei che dirige il
personale ATA: Ignazia Ciraolo, competente, professionale, laboriosa
e discreta. Grande sostegno nelle tempeste, lavoratrice indefessa, alleata
in ogni battaglia, fiduciosa nei momenti più duri. Grazie.
Ringrazio gli uomini della segreteria e i collaboratori scolastici per la
collaborazione e la stima che in tante occasioni mi avete manifestato.
Ringrazio le istituzioni e soprattutto i Comuni, con i loro sindaci e
amministratori, con il personale tecnico, amministrativo e dei servizi
sociali.
Grazie per aver con intelligenza compreso che divergenze di opinioni a volte
inevitabilmente emerse erano sempre animate dal profondo desiderio di dare
ai bambini e ai ragazzi di Grotte e Racalmuto ambienti sicuri e confortevoli
dove affrontare con impegno, ma anche con gioia e serenità, la meravigliosa
avventura dell'apprendimento.
Ringrazio gli enti e le associazioni per gli inviti, per i convegni e i
dibattiti ai quali ho partecipato, spesso - bontà loro - da relatrice, con
l'intento di essere comunità e di dare centralità alla scuola, non alla mia
persona.
Ringrazio le famiglie. Il rapporto con le famiglie è sempre piuttosto
complesso, ma abbiamo condiviso la cosa più importante: la responsabilità
verso i nostri alunni.
E poi ci sono loro: le bambine e i bambini, le studentesse e gli studenti.
C'è una foto, forse la vedremo, che mi ritrae con il piccolo Alfredo. E mi
piace ricordare i nomi: ho parlato di Ludovica, vi parlo di Alfredo, ma ce
ne sono tanti altri. Mi abbasso per capire il capriccio o il disagio in una
bella giornata di festa. È l'immagine che denota che ho superato la prova:
sono riuscita a trovare un modo per far capire anche a loro che il mio
scrupolo professionale è amore per loro e per la loro crescita.
Un paio di giorni fa ho incontrato nei pressi del Liceo Politi - e quindi
della mia nuova scuola - un bel gruppo di studenti di Grotte e Racalmuto.
Con emozione ho riconosciuto molti di loro, affrontavano rumorosi e felici
il loro primo giorno di scuola nella secondaria. Mi son detta: “Missione
compiuta! Sono diventati grandi. Possono andare”.
Agli alunni vorrei dedicare le parole più importanti.
In otto anni ho visto passare ragazzi e ragazze, alcuni li ho conosciuti, li
ho visti crescere, li ho affiancati.
Molti non ricorderanno il nome della dirigente che hanno incontrato durante
il percorso, ed è giusto così.
Spero però che possano ricordare almeno una cosa: di essere stati in una
scuola che ha creduto in loro; perché alla fine è questo che dà senso al
lavoro: credere nei nostri ragazzi.
Non i documenti, non le procedure, non le riunioni, non gli adempimenti cui
ho dedicato impegno zelante, sono la parte più importante, ma le persone.
I bambini entrano incerti in questa scuola, le maestre della scuola
dell’infanzia li accolgono quando sono così paurosi, quando vivono quel
distacco terribile dal nucleo familiare.
È per loro che abbiamo lavorato.
E ai bambini di Grotte e Racalmuto vorrei lasciare anche un pensiero che
viene dalla musica.
De Gregori canta “La storia siamo noi”; la storia infatti non è fatta
soltanto dai grandi eventi o dai nomi che rimangono nei libri, è fatta dalle
persone, dalle scelte quotidiane, dei piccoli gesti, dalle relazioni che
costruiamo.
Una scuola è prima di tutto una storia fatta di persone.
In questi otto anni ho imparato molto; ho imparato che spesso una parola
vale molto più di mille circolari, che accogliere un problema e condividerlo
è più importante che trovare la giusta soluzione nel momento giusto.
Un dirigente può dare una direzione, assume una responsabilità e cerca di
costruire una visione, ma la scuola diventa ciò che è grazie a coloro che la
fanno vivere, che quella visione condividono e che ci aiutano a realizzarla.
Questo tratto di strada si conclude, e non posso fare a meno di guardare
indietro.
Guardando indietro vedo tante immagini: le aule, i corridoi, le riunioni, i
momenti ufficiali, le giornate difficili, i sorrisi, le domande, le
preoccupazioni delle famiglie.
Vedo recite, esibizioni musicali, escursioni nel territorio, giornate della
sana merenda e Cittadelle del buon gusto, carnevale, SER, giocate
celebrative, mini olimpiadi. Vedo i volti dei colleghi, vedo persone con le
quali ho condiviso molto più che un lavoro.
Una scuola è una comunità umana, e questa scuola rimarrà con me, anche
quando ci saranno nuovi colleghi, nuove responsabilità, nuovi ragazzi.
Qui posso dire che alla fine di questi otto anni mi accorgo di quanto questa
scuola mi ha dato: occasioni di crescita, mi ha messo alla prova più di una
volta, mi hai regalato soddisfazioni, ma soprattutto mi ha regalato
incontri, è per questo che devo esprimere soprattutto gratitudine.
Grazie per la fiducia, grazie per il confronto, grazie per le volte in cui
siamo stati d'accordo ma grazie ancora di più per quando in disaccordo ci
siamo confrontati e mi avete fatto crescere.
Ora il cammino prosegue. Il compito l’ho condotto fin qui con impegno e
onestà. Ho avuto l’opportunità di servire questa comunità, mi accingo con lo
stesso spirito a servire la mia comunità, la mia città di Agrigento.
E qui, con un nuovo dirigente, il cammino prosegue. È all'inizio della sua
carriera dirigenziale, ma saprà condurvi, per la passione che lo anima e la
sua professionalità, verso nuove sfide.
Il senso più autentico di questa giornata è in un autore che ho citato tante
volte, Cesare Pavese, fa parte della mia formazione più profonda – perché il
mio prof., grottese, Nino Agnello, ha pubblicato tanto, ha studiato
tanto Cesare Pavese, e me lo ha fatto conoscere profondamente -.
“L’unica gioia al mondo è cominciare” dice Cesare Pavese. E allora
bando a questa nostalgia, a queste lacrime; ho la gioia di cominciare una
nuova sfida, e anche a voi dico: cominciamo con questo spirito una nuova
sfida.
Vi rivolgo soltanto un augurio sincero: abbiate cura di questa scuola,
abbiate cura dei vostri studenti, abbiate cura gli uni degli altri per
essere davvero comunità.
Continuate a credere che educare significa aprire possibilità, costruire
futuro, dare fiducia.
Io porto con me i volti, le voci, le esperienze.
Certamente nessuna scuola mi consentirà di avere un coinquilino così
illustre come quello che ho avuto negli anni, quello che simpaticamente
appello “lo zio Nanà”. Leonardo Sciascia - con la sua aula dedicata - era alle mie spalle, e
qualche volta rileggendo le Cronache scolastiche - le ho rilette
perché mi hanno invitato a parlare, a discutere, nel centenario, ho riletto
quelle Cronache - e quella frase “odio la scuola” era l'unico punto
di disaccordo totale con lo Zio Nanà, e quasi quasi, ogni tanto, quando
prendevo delle soddisfazioni, quando vedevo belle cose che sbocciavano, mi
veniva di andare in quell’aula a dirgli: “Zio Nanà, ma vedi che è bella
la scuola, ma vedi quanto dà opportunità; non solo a chi vi opera, perché
professionalmente deve farlo, ma in generale per chi dedica le sue energie
al futuro dai ragazzi”.
Grazie per aver fatto sì che questo non fosse solo un incarico
professionale.
Buon cammino a tutti, e questa scuola continuerà il suo cammino senza di me,
ma quella che è stata - con le relazioni che abbiamo instaurato - quella me
la porto con me, nel mio cuore.
Diritto.
"Fine vita: il quadro giuridico italiano tra autodeterminazione e tutela
della vita"; del
dott. Salvatore Filippo Vitello
Salvatore Filippo Vitello
Caro Direttore,
approfitto del vivace dibattito che si è sviluppato sul giornale sul tema
del fine vita per offrire un contributo di natura prettamente tecnica,
senza voler entrare in valutazioni di carattere etico o morale, che, come è
stato correttamente osservato, appartengono alla libertà di coscienza e alle
convinzioni di ciascuno.
Fine vita: il quadro giuridico italiano tra autodeterminazione e tutela
della vita.
Una premessa necessaria: non confondere concetti diversi.
Nel dibattito pubblico sul fine vita vengono spesso utilizzati come sinonimi
concetti che, dal punto di vista giuridico, non lo sono. Per eutanasia si intende, in termini generali, l'intervento
intenzionale di un terzo diretto a provocare la morte del paziente,
normalmente attraverso la somministrazione di un farmaco.
Nell'ordinamento italiano una condotta di questo tipo non è consentita e può
integrare, a seconda delle circostanze, la fattispecie dell'omicidio
del consenziente prevista dall'articolo 579 del codice penale. Diverso è il caso del rifiuto o dell'interruzione delle cure. Una
persona capace di intendere e di volere può infatti rifiutare un trattamento
sanitario, anche quando esso sia necessario alla sua sopravvivenza. In
questo caso la morte non viene direttamente provocata da un terzo: consegue
alla patologia, dopo che il paziente ha esercitato il proprio diritto di
non sottoporsi a un trattamento non voluto.
È proprio da questa distinzione che occorre partire per comprendere il
problema giuridico del fine vita. La questione centrale è allora stabilire se e in quali condizioni siano
lecite le condotte di terzi che consentano a una persona affetta da una
grave e irreversibile malattia di porre fine alle proprie sofferenze, e
quali siano i limiti entro i quali l'ordinamento possa riconoscere tale
possibilità.
Si tratta di una questione che in Italia è stata affrontata per lungo tempo
soprattutto dalla giurisprudenza, anche a causa della mancanza di una
disciplina legislativa organica.
Nel corso degli anni si sono susseguiti alcuni passaggi fondamentali.
Da Welby ed Englaro alla legge sul consenso informato.
Un primo momento decisivo è rappresentato dalle vicende di Piergiorgio Welby
ed Eluana Englaro.
Nel caso Welby, il medico Mario Riccio procedette al distacco del
ventilatore, su richiesta del paziente, accompagnando l'interruzione del
trattamento con la sedazione necessaria a evitare sofferenze. Il
procedimento penale nei suoi confronti si concluse con il proscioglimento,
riconoscendo la rilevanza della causa di non punibilità dell'adempimento
del dovere.
Ancora più importante fu la vicenda di Eluana Englaro. Con la sentenza della
Corte di cassazione, Sezione I civile, del 16 ottobre 2007, n. 21748, venne
riconosciuta la possibilità di autorizzare l'interruzione del trattamento di
sostegno vitale quando fossero presenti determinate condizioni.
In particolare, la Corte indicò la necessità di accertare:
- l'irreversibilità della condizione del paziente, sulla base di criteri
scientificamente riconosciuti;
- la volontà della persona interessata, ricostruita in maniera univoca
attraverso il suo vissuto, la sua personalità e le sue convinzioni etiche,
religiose, culturali e filosofiche.
Successivamente, la Corte d'Appello di Milano, con decreto del 25 giugno
2008, autorizzò l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione
artificiali nei confronti di Eluana Englaro.
Queste vicende contribuirono a consolidare un principio destinato a
diventare centrale: la persona capace di intendere e di volere ha il
diritto di rifiutare un trattamento sanitario, anche quando esso sia
necessario per mantenerla in vita.
Tale principio è stato poi espressamente disciplinato dalla legge n. 219 del
2017, sul consenso informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento
(DAT).
La legge ha riconosciuto il diritto del paziente di rifiutare o interrompere
qualsiasi trattamento sanitario, compresi quelli necessari alla
sopravvivenza e i trattamenti di nutrizione e idratazione artificiali.
Ha inoltre previsto che l'interruzione delle cure possa essere accompagnata
dalle necessarie cure palliative e dalla sedazione palliativa profonda
continua, quando ne ricorrano i presupposti.
Il principio di fondo è quello dell'autodeterminazione della persona nelle
scelte terapeutiche, inserito nel rapporto di fiducia tra medico e paziente.
La svolta della Corte costituzionale: la sentenza n. 242 del 2019.
Il passaggio più significativo nel rapporto tra autodeterminazione, diritto
alla vita e suicidio assistito è rappresentato dalla sentenza della Corte
costituzionale n. 242 del 2019, pronunciata nel caso Cappato.
Marco Cappato era stato imputato per avere accompagnato in Svizzera una
persona, Fabiano Antoniani (DJ Fabo), presso una struttura nella quale il
suicidio assistito era praticato legalmente a determinate condizioni.
L'imputazione riguardava sia il rafforzamento del proposito suicidario sia
l'agevolazione dell'esecuzione del suicidio, attraverso il trasporto in
Svizzera.
La questione arrivò davanti alla Corte costituzionale in relazione
all'articolo 580 del codice penale, che punisce l'istigazione o l'aiuto al
suicidio.
La Corte, già con l'ordinanza n. 207 del 2018, aveva evidenziato come il
divieto penale, pur perseguendo una finalità di tutela della vita e delle
persone vulnerabili, potesse risultare costituzionalmente problematico in
situazioni particolarmente specifiche.
Il punto di equilibrio individuato dalla Corte è estremamente importante.
La Corte ha escluso che dalla Costituzione possa ricavarsi, in via generale,
un diritto a morire o un diritto ad ottenere dallo Stato un aiuto a morire.
Ha tuttavia ritenuto costituzionalmente problematico punire indistintamente
l'aiuto al suicidio quando la persona si trovi in condizioni particolarmente
gravi. La non punibilità è stata quindi riconosciuta, entro precisi limiti,
quando la persona sia: - affetta da una patologia irreversibile;
- sottoposta a sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili;
- mantenuta in vita attraverso trattamenti di sostegno vitale;
- capace di prendere decisioni libere e consapevoli.
A queste condizioni devono aggiungersi le garanzie procedurali previste
dall'ordinamento e, in particolare, quelle collegate alla disciplina sul
consenso informato.
La Corte ha così introdotto una area circoscritta di non punibilità
dell'aiuto al suicidio, senza trasformarla in un generale diritto al
suicidio assistito.
Il rapporto con la legge n. 219 del 2017.
Per comprendere la decisione del 2019 è fondamentale considerare il rapporto
con la legge sul consenso informato.
La legge n. 219 del 2017 consente al paziente di rifiutare o interrompere
anche un trattamento necessario alla sopravvivenza. Il paziente può quindi scegliere di interrompere le terapie e, in questo
caso, deve essere garantito un adeguato accompagnamento medico, comprese le
cure palliative e, quando ne ricorrano i presupposti, la sedazione
palliativa.
È una distinzione fondamentale.
Interrompere una terapia non voluta non equivale, sul piano giuridico, a
somministrare un farmaco destinato a provocare direttamente la morte.
Nel primo caso la morte sopraggiunge per effetto della malattia dopo che il
paziente ha esercitato il proprio diritto di rifiutare le cure.
Nel secondo caso, invece, vi è un intervento direttamente finalizzato a
provocare la morte.
La Corte costituzionale ha dunque cercato di mantenere un equilibrio tra il
diritto all'autodeterminazione del paziente e il dovere dello Stato di
tutelare la vita, soprattutto delle persone più vulnerabili.
La sentenza n. 135 del 2024: che cosa significa "trattamento di sostegno
vitale"?
Un ulteriore passaggio importante è rappresentato dalla sentenza della Corte
costituzionale n. 135 del 2024.
La questione riguardava una persona affetta da una patologia gravemente
invalidante e irreversibile, ma che non risultava dipendente da un
trattamento di sostegno vitale nel senso tradizionalmente inteso.
Si è quindi posto il problema di stabilire che cosa debba intendersi per
"trattamento di sostegno vitale" ai fini dell'applicazione dei principi
stabiliti dalla sentenza del 2019.
La questione è tutt'altro che teorica.
In determinate situazioni, infatti, il mantenimento in vita può dipendere
non soltanto da apparecchiature o macchinari, ma anche da trattamenti
farmacologici o da specifiche forme di assistenza senza le quali la persona
potrebbe andare incontro alla morte.
La Corte ha però mantenuto ferma la distinzione tra due situazioni diverse.
Da un lato, vi è la persona che può rifiutare o interrompere un trattamento
sanitario dal quale dipende la sua sopravvivenza. In questo caso opera
pienamente il principio del consenso informato e dell'autodeterminazione
terapeutica.
Dall'altro lato, vi è la persona che, pur essendo affetta da una patologia
irreversibile e fonte di sofferenze, non dipende da un trattamento di
sostegno vitale.
Secondo la Corte, queste due situazioni non possono essere automaticamente
equiparate.
La ragione è che l'articolo 580 del codice penale non tutela la vita secondo
una concezione meramente pubblicistica, propria di una diversa epoca
storica, nella quale la vita individuale era considerata indisponibile anche
nell'interesse della collettività.
La funzione della norma è piuttosto quella di proteggere le persone,
soprattutto quelle che attraversano momenti di particolare fragilità e
sofferenza, dal rischio di decisioni irreversibili condizionate da
pressioni, vulnerabilità o interferenze esterne.
Da qui deriva la necessità di una particolare cautela nell'estendere l'area
di non punibilità dell'aiuto al suicidio.
La Corte ha quindi ribadito che ogni persona conserva il diritto di
rifiutare le cure, comprese quelle salvavita, ma ha rimesso al legislatore
la responsabilità di stabilire se e in che misura ampliare ulteriormente le
possibilità di accesso al suicidio medicalmente assistito.
La giurisprudenza europea.
Anche la Corte europea dei diritti dell'uomo è intervenuta più volte sul
tema, riconoscendo agli Stati un ampio margine nella ricerca di un
equilibrio tra diversi diritti e interessi.
La giurisprudenza europea, in sostanza, non impone agli Stati un unico
modello legislativo in materia di fine vita.
Anche sotto questo profilo emerge quindi un elemento comune: il problema non
può essere risolto attraverso l'affermazione assoluta di un solo principio,
ma richiede un bilanciamento tra autodeterminazione individuale, tutela
della vita, dignità della persona e protezione dei soggetti vulnerabili.
La sentenza n. 204 del 2025 e la legge della Toscana.
Un passaggio più recente è rappresentato dalla sentenza della Corte
costituzionale n. 204 del 2025, relativa al conflitto di attribuzione
promosso dallo Stato nei confronti della legge della Regione Toscana n. 16
del 2025, adottata per disciplinare le procedure relative al fine vita.
La questione riguardava, tra l'altro, la possibilità per una Regione di
intervenire sulla materia in assenza di una legge statale organica.
La Corte ha riconosciuto che le Regioni possono intervenire su aspetti
relativi all'organizzazione dei servizi e delle procedure sanitarie, purché
rimangano all'interno delle rispettive competenze.
Non possono invece modificare la disciplina penale, che appartiene alla
competenza esclusiva dello Stato, né introdurre autonomamente nuove cause di
non punibilità.
Per questo motivo alcune disposizioni della legge toscana sono state
dichiarate incostituzionali.
La Corte ha inoltre sottolineato l'esigenza di assicurare uniformità sul
territorio nazionale, soprattutto quando vengono in gioco diritti
fondamentali della persona e il delicato equilibrio tra autodeterminazione,
tutela della vita e diritto alla cura.
Un percorso ancora incompleto.
Il quadro che emerge è dunque quello di un ordinamento nel quale la
disciplina del fine vita non è ancora contenuta in un'unica legge organica,
ma si è progressivamente formata attraverso la Costituzione, la legge n. 219
del 2017, la giurisprudenza ordinaria e, soprattutto, gli interventi della
Corte costituzionale.
Oggi possiamo affermare alcuni punti con sufficiente chiarezza. La persona ha il diritto di rifiutare o interrompere qualsiasi
trattamento sanitario, anche quando sia necessario alla sopravvivenza. Ha diritto a essere accompagnata attraverso cure palliative adeguate, nel
rispetto della propria dignità e della propria volontà. L'eutanasia, intesa come somministrazione diretta di un farmaco
finalizzato a provocare la morte, non è ammessa dall'ordinamento italiano.
Il suicidio assistito rimane penalmente rilevante, ma, a seguito della
sentenza n. 242 del 2019 e delle successive pronunce, esiste una
ristretta area di non punibilità quando ricorrono precise condizioni
sostanziali e procedurali.
Al di fuori di tali condizioni, non esiste oggi nell'ordinamento italiano un
generale diritto al suicidio assistito.
Resta, infine, al legislatore il compito di dare una disciplina organica
alla materia, individuando un equilibrio tra valori tutti di rango
costituzionale.
Una conclusione necessariamente aperta.
Il percorso compiuto negli ultimi vent'anni dimostra quanto il tema del fine
vita sia complesso e delicato.
La giurisprudenza ha progressivamente riconosciuto un ruolo sempre maggiore
alla volontà della persona e al diritto all'autodeterminazione
terapeutica, ma nello stesso tempo ha ribadito che la tutela della
vita rimane un valore fondamentale dell'ordinamento e che le persone
fragili devono essere protette da condizionamenti e decisioni irreversibili
assunte in situazioni di particolare vulnerabilità.
È proprio questo il punto di equilibrio che emerge dalle più recenti
pronunce della Corte costituzionale: autodeterminazione e tutela della
vita non sono necessariamente valori contrapposti, ma devono essere
messi in relazione tra loro attraverso regole e garanzie adeguate.
Il cammino verso una disciplina legislativa completa del fine vita è dunque
ancora in corso. Ma, grazie anche all'evoluzione della giurisprudenza e agli
interventi della Corte costituzionale, l'ordinamento italiano ha certamente
maturato una maggiore consapevolezza della necessità di rispettare la
volontà del paziente, garantire cure palliative efficaci e
assicurare, nella fase finale dell'esistenza, il massimo rispetto della
dignità della persona.
Ed è probabilmente proprio dalla tutela della dignità, più che dalla
contrapposizione ideologica tra il "diritto alla vita" e il "diritto alla
morte", che dovrebbe partire il confronto civile e giuridico su una materia
così delicata.
Editoria.
"La promessa di Canepanova": la riscoperta degli affetti e delle
radici nell'ultimo libro di Carmelo Rotolo
Carmelo Rotolo
Torna
alla scrittura con un'opera intima e profonda il dott. Carmelo Rotolo,
medico chirurgo fisiatra originario di Grotte ma da anni residente e
operante in Lombardia, in provincia di Pavia. Il suo nuovo lavoro letterario
(che
avevamo già annunciato), dal titolo "La promessa di Canepanova.
Quando un padre ritrova la strada verso casa" (edizioni Print
Service Pavia), si inserisce nel solco di una narrazione delicata, capace
di toccare con grazia le corde più intime del senso di appartenenza e delle
fragilità umane.
(Carmelo Rotolo con il suo ultimo libro)
Sullo sfondo di una Pavia suggestiva,
disegnata tra la quiete dei suoi scorci antichi e il fermento della
quotidianità, si snoda la vicenda interiore del protagonista. Un uomo
travolto da incomprensioni, silenzi e dalle distanze accumulate nel tempo
con i propri cari, giunge a un punto di svolta esistenziale in cui tutto
sembra ormai perduto.
È proprio nell'ora del disorientamento che si innesca la svolta: un gesto
semplice, una voce, un ricordo o una presenza riaccendono in lui la spinta
al cambiamento. Al centro di questo percorso si staglia la figura del
santuario di Santa Maria di Canepanova, luogo simbolo di raccoglimento e di
fede. Presso questo spazio del cuore, l'uomo trova la forza di formulare
una promessa e intraprendere il cammino di riconciliazione: ritrovare il
proprio ruolo di padre e ripercorrere, con umiltà e speranza, la strada che
riporta verso casa e verso gli affetti familiari.
Il volume ha una forma essenziale (76 pagine): una scelta di brevità che
favorisce una lettura fluida e incisiva, capace di coinvolgere il lettore
senza perdersi in artifici retorici.
La prosa di Carmelo Rotolo si alimenta di uno stile garbato, misurato e
intriso di profonda empatia; qui l'esperienza professionale di medico si
riflette nell'attenzione quasi terapeutica verso le ferite dell'anima,
ponendo l'accento sulla possibilità, sempre aperta per ciascuno, di
rinascere anche a partire da un piccolo passo. "La promessa di Canepanova"
si rivela così una riflessione sul valore del perdono, del tempo ritrovato e
sull'importanza di non smarrire mai l'itinerario verso le proprie radici.
Politica.
Festa Nazionale UDC 2026: Decio
Terrana relatore sabato 12 settembre
Decio Terrana
Programma
L’Unione di Centro promuove la propria manifestazione politica
nazionale il 12 e il 13 settembre a Roma, presso il Centro
Congressi del Crowne Plaza Roma St. Peter’s. Il
programma prevede un intenso calendario di dibattiti che spaziano dalle
politiche sociali al fisco, passando per le riforme elettorali e il ruolo
della pubblica amministrazione. Tra gli interventi previsti, quello dell'on. Decio Terrana,
Responsabile Nazionale UDC Enti Locali, programmato per sabato 12
settembre alle ore 15.00. Terrana prenderà la parola all'interno della
sessione di discussione intitolata "L'Italia ha bisogno del Centro",
incentrata sullo scudo crociato, il voto cattolico e il confronto con i
populismi e i radicalismi. Insieme a lui interverranno Giuseppe Fioroni
(Vice Presidente della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli
IRCCS), Padre Franco Ciccimarra (Presidente Nazionale AGIDAE), Paolo Alli
(Presidente di Alternativa Popolare), Stefano Tunis (Consigliere Regionale
di Sardegna al Centro 20Venti), e Antonio Saccone (Presidente di Cinecittà),
con la moderazione del giornalista Gerardo Greco.
I lavori della prima giornata si apriranno sabato alle ore 10.00 con la
presentazione a cura di Metis Di Meo e i saluti introduttivi del sindaco di
Roma Roberto Gualtieri, del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca,
del coordinatore provinciale UDC Roberto Riccardi, del aoordinatore
regionale Regino Brachetti, della presidente del gruppo parlamentare
Michaela Biancofiore e del presidente del Consiglio Nazionale UDC Lorenzo
Cesa. Successivamente è in programma il collegamento con la
presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni.
La mattina proseguirà con un dibattito sulla protezione sociale, la natalità
e il sistema casa, a cui parteciperanno il vice ministro del Lavoro Maria
Teresa Bellucci, il presidente del gruppo UDC Regione Marche Luca Marconi,
il segretario generale del Censis Giorgio De Rita e la prof.ssa Marina
D'Amato, moderati da Danilo Paolini di Avvenire.
Dopo il pranzo curato dagli Alpini e dai volontari della Pro Loco di Pieve
di Soligo e l'intervento in collegamento del ministro degli Affari Esteri
Antonio Tajani alle 14.45, nel pomeriggio verranno affrontati i temi
istituzionali. Alle 17.00 la tavola rotonda sulla legge elettorale vedrà i
contributi di Giovanni Donzelli per Fratelli d'Italia, Claudio Durigon per
la Lega, Alessandro Battilocchio per Forza Italia, Alessandro Colucci per
Noi Moderati e Gianfranco Chiarelli, Vice Segretario Nazionale UDC,
coordinati da Giancarla Rondinelli del TG1.
A seguire, alle 18.00, un focus dedicato al ruolo delle donne vedrà la
partecipazione della presidente onoraria UDC Paola Binetti, del
sottosegretario Lucia Albano, di Simona Petrozzi, di Claudia Navarini, della
presidente del gruppo UDC Regione Sardegna Alice Aroni e di Martina
Semenzato, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul
femminicidio. La giornata del 12 settembre si chiuderà alle 18.45 con un
confronto tra i segretari e i dirigenti territoriali del partito e una cena
con specialità venete gestita dalla Pro Loco di Pieve di Soligo.
Domenica 13 settembre i lavori cominceranno alle 09.00 con la Santa Messa
celebrata da don Marco Malizia. Alle 09.45 è previsto un dibattito sulla
semplificazione fiscale e sul sostegno al ceto medio, con contributi del
ministro Giancarlo Giorgetti, del vice ministro Maurizio Leo, di
Enrico Costa, dei rappresentanti di Confartigianato e Confcommercio Eugenio
Massetti e Donatella Prampolini, del professor Giuseppe Melis, del sindaco
della Spezia Pierluigi Peracchini e del vice segretario UDC Paolo Greco
Lucchina.
Seguirà alle 10.30 l'intervento in collegamento del vice presidente
del Consiglio Matteo Salvini, mentre alle 10.45 si terrà la tavola
rotonda sull'innovazione nella pubblica amministrazione e l'intelligenza
artificiale. Tra i relatori figurano il ministro Paolo Zangrillo,
monsignor Renzo Pegoraro della Pontificia Accademia per la Vita, il
presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, la segretaria generale
UNADIS Barbara Casagrande, i sindaci Enrico Di Giuseppantonio e Mario
Baccini, Eric Pasqualon e il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi, con
il coordinamento di Roberto Inciocchi.
Le conclusioni della due giorni saranno affidate al segretario nazionale UDC
Antonio De Poli, con l'intervento di chiusura programmato per le ore
11.45.
Televisione.
Morsi della vita e tenerezza della tradizione: "Muzzicuna" di Aristotele
Cuffaro al TGR Sicilia
Guarda il video
Nella rubrica "Pagine al sole" del TGR Rai 3 Sicilia(guarda
il video),
andata in onda lo scorso lunedì 7 settembre 2026, a cura della giornalista
Tiziana Martorana, è stata presentata l'ultima fatica poetica di
Aristotele Cuffaro dal titolo "Muzzicuna", pubblicata dalla casa
editrice Medinova.
(Guarda
il video)
Nel servizio televisivo è lo stesso Autore a mostrare con orgoglio il volume
a copertina azzurra, illustrato e accompagnato da versi in lingua siciliana
con traduzione a fronte. L'opera racchiude la prefazione del prof.
Tommaso Romano e l'introduzione dell'attore Gianfranco Iannuzzo.
Come illustrato dall'Autore durante la sua intervista, la silloge poetica si
sviluppa attraverso tre grandi direttrici tematiche che abbracciano la
tradizione isolana, l'esaltazione dei sentimenti umani e una profonda vena
di denuncia sociale.
La particolarità dell'opera risiede nella scelta del titolo, il cui
significato viene spiegato direttamente da Cuffaro per mezzo di
un'articolata metafora popolare; il termine "Muzzicuna" esprime una doppia
valenza: da un lato richiama la tenerezza del tipico detto siciliano rivolto
all'affetto per i bambini piccoli, dall'altro simboleggia i morsi dolorosi
della vita, ovvero gli ostacoli e le sofferenze che ogni individuo si trova
ad affrontare lungo il proprio percorso esistenziale.
Tra le immagini mostrate (illustrazioni a cura di Sergio Criminisi)
spicca il disegno di una mano che accompagna la lirica "Li ita di 'na mani",
la raffigurazione drammatica di un volto dolente accostata al componimento
"Guerra", e il disegno di copertina in cui uno scrittore osserva la luna e
il paesaggio urbano notturno dalla propria finestra.
Il servizio giornalistico -
guarda il video
-
diventa un racconto visivo che alterna i primi piani del libro alle parole
dell'autore, e permette di cogliere la forte sinergia tra la parola poetica
in dialetto e il supporto grafico, offrendo una panoramica su un'opera
capace di coniugare radici culturali e riflessione esistenziale.
Riconoscimenti.
Alla dott.ssa Graziella Luparello il "Premio Europeo della Giustizia
Beato Rosario Livatino" edizione 2026
Graziella Luparello
La seconda edizione del "Premio Europeo della Giustizia Beato
Rosario Livatino" si terrà a Roma il 29 ottobre 2026,
presso la Sala delle Cerimonie del Palazzo Pontificio Maffei-Marescotti.
Il riconoscimento è dedicato alla memoria del Magistrato ucciso dalla mafia
nel 1990 e punta a valorizzare figure del mondo giudiziario e della società
civile che si distinguono per il costante impegno, il rigore e la dedizione
nella tutela della legalità e nel contrasto alla criminalità organizzata.
L'iniziativa è stata ideata da Claudio d'Alelio Marescotti, supervisore
generale Ofeact-Espace Schengen-Benelux e coordinatore del comitato
scientifico e della giuria, in collaborazione con Giuliano Crepaldi,
presidente della Società di San Vincenzo De Paoli del Consiglio Centrale di
Roma.
(Dott.ssa
Graziella Luparello)
Per questa nuova edizione sono stati designati tre magistrati. La
dott.ssa Graziella Luparello, in servizio presso il Tribunale di
Caltanissetta, è l'unico magistrato della funzione giudicante tra i
premiati. Nella comunicazione di assegnazione, la Commissione
Giudicatrice e il Comitato Scientifico hanno evidenziato il suo costante
impegno e i risultati di eccellenza raggiunti, definendo il suo lavoro
un modello di riferimento per la comunità a livello nazionale ed europeo.
La dott.ssa Luparello svolge le funzioni di Giudice presso il Tribunale di
Caltanissetta, incaricata quale Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) e
Giudice dell'Udienza Preliminare (GUP). Nel corso della sua attività
giudiziaria si è occupata in prevalenza di procedimenti penali di
criminalità organizzata e di misure di prevenzione patrimoniale. È stata
docente e relatrice presso la Scuola Superiore della Magistratura in
corsi di formazione specialistica destinati ai magistrati su temi quali la
confisca di prevenzione e le misure ablative allargate a contrasto dei
patrimoni illeciti. Ha partecipato come relatrice a convegni di studio
specialistici organizzati in collaborazione con enti e istituzioni pubbliche
(tra cui l'Agenzia Nazionale per l'Amministrazione e la Destinazione dei
Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata).
Insieme a lei riceveranno il riconoscimento altri due magistrati assegnatari
per le funzioni requirenti: l'italiana dott.ssa Federica La Chioma,
della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, e il francese dott.
Nicolas Bessone, procuratore a Marsiglia.
A introdurre e accompagnare le attività del Premio è la mostra d'arte
collettiva intitolata "Fede e Giustizia - Testimonianza di vita del Beato
Rosario Livatino", allestita a Roma dal 4 al 15 settembre 2026
presso la Galleria La Pigna del Palazzo Pontificio Maffei-Marescotti,
con orario di apertura dal lunedì al venerdì dalle 16.00 alle 19.00 e
ingresso libero. Diretta da Anna Maria Borsatti e curata da Claudio d'Alelio
Marescotti con il supporto dell'Archivio Paolo Salvati, l'esposizione
presenta le opere di ventiquattro artisti d\ell'UCAI Roma, associazione
guidata da Tullio Princigallo. Gli artisti propongono una riflessione sui
temi del sacrificio, della responsabilità pubblica e del rapporto tra fede e
vita contemporanea attraverso l'arte visiva.
Il riconoscimento trova le sue radici nella prima edizione del 29 ottobre
2025, svolta presso il Collegio Leoniano di Roma e sostenuta dal
patrocinio di Unesco Italia, dal supporto dell'Associazione Nazionale
Magistrati e dal patrocinio dell'Associazione Ossigeno per
l'informazione.
Attualità.
"La dignità del dolore al tempo dei social; l'amico Decio e il miracolo
di Facebook"; di Armando
Caltagirone
Armando Caltagirone
Eutanasia: replica di Armando Caltagirone alla
risposta dell'on. Decio Terrana.
*****
L'amico Decio ha frainteso: non intendevo dire "ripigliamo la cultura
spartana della rupe e non solo per gli infanti ma per tutti quelli che
stanno male".
Mi dispiace se per lui non sono stato chiaro.
Anche nel malinteso si trova il lato positivo. Il bilancio della sanità
miracolosamente andrebbe in attivo.
Comunque il discorso è abbastanza chiaro e lo intendo definitivamente chiuso.
Attualità.
Decio
Terrana: "Caro Armando, ti rispondo con franchezza, ma anche con
rispetto e affetto"
Decio Terrana
No all'eutanasia
Eutanasia: risposta dell'on. Decio Terrana all'articolo
pubblicato oggi, a firma di Armando Caltagirone.
*****
Caro Armando,
tu sai quanto ti stimi e quanto sia sincera la nostra amicizia.
Proprio per questo ti rispondo con franchezza, ma anche con rispetto e
affetto.
È vero: su questo tema siamo profondamente distanti. E rispetto la tua
posizione, così come chiedo a te di rispettare la mia.
La mia non è propaganda. Non è ricerca di consenso e non è la rincorsa a
qualche “cuoricino” sui social. Se cercassi applausi, sceglierei
semplicemente la posizione più conveniente.
Io, invece, scelgo di essere fedele alla mia coscienza e ai principi nei
quali credo.
(No all'eutanasia)
E c’è una cosa che voglio dirti con particolare chiarezza: io questo
dolore lo conosco. L’ho vissuto.
Mia madre ha cresciuto da sola dieci figli. Io sono il decimo. Mio padre è
morto quando avevo appena diciotto mesi e lei ha dedicato tutta la sua vita
alla nostra famiglia. A 88 anni è stata colpita dall’Alzheimer. Quella donna
forte, che aveva cresciuto dieci figli, è diventata progressivamente fragile
e dipendente dagli altri.
Eppure, poco prima di morire, ha avuto un ultimo momento di lucidità. Ha
guardato mia moglie e i miei figli e ha detto, riferendosi a me: “Anche
se sbagliasse, perdonatelo, perché io me ne sto andando e lui resta senza
padre e senza madre”.
Dimmi tu, Armando: come si può definire un gesto simile? Per me è amore.
Amore puro. Un amore capace di pensare agli altri persino nell’ultimo
istante della propria vita.
Per questo non accetto che si dica che non conosco la sofferenza, la
fragilità o la perdita della dignità e dell’autonomia.
Io quella sofferenza l’ho vista negli occhi di mia madre.
Sono cattolico, credente e praticante. La mia posizione nasce dalla mia
coscienza, dalla mia fede e dal Vangelo in cui credo. Non nasce da una
strategia politica. Credo nella vita, nella dignità inviolabile di ogni persona e nella
responsabilità che abbiamo verso chi è più fragile.
Non pretendo di avere la verità in tasca. Tu puoi pensarla diversamente, e
io difenderò sempre il tuo diritto a farlo.
Possiamo essere “distanti anni luce” su questo tema e continuare, nonostante
tutto, a stimarci e a volerci bene.
Ma ti chiedo una cosa, da amico: non chiamare propaganda ciò che per me è
coscienza, non chiamare ricerca di consenso ciò che per me è coerenza.
Dietro le mie parole non c’è un algoritmo, non c’è un selfie, non c’è una
bandierina politica.
C’è una storia. C’è una madre.
Ci sono dieci figli. C’è un ultimo gesto d’amore.
E c’è la mia coscienza di uomo e di cattolico.
A quella coscienza non voglio rinunciare, nemmeno quando sarebbe più facile
farlo.
Attualità.
"La dignità del dolore al tempo dei social; l'amico Decio e il miracolo
di Facebook"; di Armando
Caltagirone
Armando Caltagirone
Eutanasia
Caro
Direttore,
ho letto sul Suo giornale le altisonanti
dichiarazioni sul fine vita dell'onorevole Decio Terrana, coordinatore
regionale dell’UDC.
Il testo ricalca in modo fin troppo evidente quello che è a tutti gli
effetti un post pubblicato sul profilo Facebook dell'onorevole. È
confortante sapere che oggi i destini biologici e le agonie dei cittadini
siciliani si decidano tra un "mi piace", un commento e una condivisione, il
tutto per allinearsi devotamente al diktat del Segretario Nazionale.
(Eutanasia)
L’onorevole Decio è mio amico, sia chiaro, ma su questo tema siamo distanti
anni luce. È fantastico come, dall'alto del suo profilo Facebook, l'amico
mio riesca a risolvere i drammi dell'umanità con la solita melassa retorica:
"più cura, più assistenza, più dignità". Uno slogan perfetto,
che fa fare un figurone tra gli algoritmi.
Il sospetto, però, è che l'onorevole di certe tragedie abbia una conoscenza
puramente virtuale. Chi, come me, ha visto da vicino qualcuno soffrire
davvero, sa che chi vegeta da anni in un letto non aspetta i miracoli della
politica. La sua sofferenza non è solo il dolore fisico, ma lo strazio di
essere ridotti a un vegetale senza speranza, privati di ogni dignità.
Ma l’onorevole, tra un post e un selfie istituzionale, liquida tutto con
disinvolta leggerezza.
Con quale mostruosa autorità morale ci si arroga il diritto di torturare
gli altri in nome del politically correct?
Chi siamo noi per costringere un essere umano a prolungare un'agonia
infinita?
In nome di chi? Di quale santo protettore dei voti?
Imporre la tortura spacciandola per "vicinanza" non è amore: è puro sadismo
di Stato con il bollino del partito.
Pur di difendere una bandierina ideologica sulla propria bacheca, si
preferisce il buio della ragione. È la stessa ostinazione di chi vorrebbe
continuare ad accecare gli astrofisici colpevoli di aver smentito il detto
biblico "fermati, o sole".
Purtroppo per l'UDC, il sole gira, la scienza avanza e la sofferenza reale
non si cura con i filtri di Instagram.
Caro amico Decio, la vera compassione risiede nel rispetto della libertà
altrui, non nel collezionare cuoricini virtuali sulla pelle di chi soffre.
Innovazioni.
Quando la musica incontra la vinificazione: l'idea dell'ing. Vincenzo
Morreale
Vincenzo Morreale
Da più di vent’anni l'ing. Vincenzo Morreale, stimato libero
professionista di Grotte, coltiva una grande passione per la produzione
del vino di casa. Un percorso professionale e personale guidato da una
costante ricerca, in cui l'esattezza della tecnica si unisce
all'immaginazione e alla voglia di sperimentare.
(Vincenzo Morreale in cantina)
Per il professionista grottese, produrre vino significa far convivere due
anime apparentemente opposte.
Come spiega lo stesso Morreale: "La vinificazione è insieme arte e
scienza. Il processo che trasforma l’uva in una bottiglia di vino da gustare
è fatto di formule scientifiche e reazioni, ma richiede anche creatività e
la sensibilità di un artista".
In questo equilibrio, chi si dedica alla cantina deve saper cambiare veste a
seconda della fase di lavoro; Morreale sottolinea infatti che "i
produttori possono essere chimici, ingegneri, agricoltori, scienziati, ma
anche filosofi, creativi e maghi". Se da un lato ci sono passaggi che
impongono il massimo rigore analitico, dall'altro occorre sapersi affidare
all'intuito e alle sensazioni personali.
La creatività di Morreale ha trovato una nuova forma di espressione durante
l'ultima vendemmia; il professionista ha infatti deciso di esplorare
l'uso delle onde sonore all'interno della cantina, introducendo un
elemento del tutto originale nel processo produttivo.
"Quest'anno, in occasione della vendemmia, ho creduto al rapporto
mistico tra musica e vino. Si, ho pensato proprio di utilizzare la
musica come parte del processo di vinificazione".
L'iniziativa si basa sull'idea che le vibrazioni acustiche possano influire
positivamente sull'attività biologica dei lieviti durante la fermentazione,
rendendola più omogenea e completa. Per l'annata attualmente in lavorazione,
la scelta è caduta sui brani di Wolfgang Amadeus Mozart, diffusi in un
ambiente a sonorità controllata.
Il percorso si concluderà con l'imbottigliamento e il successivo assaggio,
che permetteranno di valutare l'effetto di questa sperimentazione armonica.
Conclude Morreale: "Chissà cosa ci riserverà il nuovo calice 'targato
2026'. Good Wine!".
Sport. Scuola calcio ASD "Pan Sagittarius",
aperte le iscrizioni per la stagione 2026/2027
Locandina
L'associazione sportiva dilettantistica "Pan Sagittarius" ha avviato
le iscrizioni per la scuola calcio "Peppe Castiglione" in vista della
stagione sportiva 2026-27. La società, fondata nel 1997, raggiunge così il
suo trentesimo anno consecutivo di attività, confermandosi come una delle
realtà più storiche della provincia di Agrigento.
(Locandina)
Le attività della scuola calcio si rivolgono ai bambini e ragazzi nati
tra il 2014 e il 2022. La filosofia della struttura si basa sul
rispetto delle regole e del prossimo, sulla promozione di una sana
pratica sportiva, sul divertimento e sulla condivisione;
tra gli aspetti curati figurano anche la crescita tecnica, la disciplina e
la passione, offrendo un ambiente equilibrato per stare insieme.
La priorità indicata dall'associazione non è quella di promettere la
formazione di campioni, ma quella di accompagnare i giovani verso la
crescita personale e l'assimilazione di valori morali fondamentali
per l'età evolutiva, senza escludere la soddisfazione per eventuali
successi futuri.
La guida tecnica è affidata al responsabile Mister Peppe Castiglione,
in possesso del patentino UEFA B. Lo staff tecnico comprende Luca Cirino,
Antonio Pillitteri e Salvatore Baldo. A partire da questa
stagione si aggiunge alla squadra degli allenatori anche Mister Rosario
"Rino" Vetro, figura stimata nell'ambito provinciale e anch'egli
qualificato con patentino UEFA B.
Per richiedere maggiori informazioni o completare la procedura d'iscrizione
è possibile fare riferimento ai contatti telefonici del responsabile Peppe
Castiglione al numero 3398771180 oppure di Luca Cirino al numero 3336145448.
Iniziative.
Dalla Sicilia all'Argentina: la poesia "Tampasiannu" di Gero Miceli
premiata al concorso "Capparelli"
Locandina
Gero Miceli
Gero Miceli ha ottenuto il primo posto nella sezione in lingua
siciliana della diciottesima edizione del concorso letterario "José
Carlos Capparelli" con la sua poesia intitolata "Tampasiannu".
(Locandina)
La cerimonia si è svolta sabato 5 settembre 2026 alle 16.30, ora di
Buenos Aires. Il concorso è promosso da alcune organizzazioni della
comunità italiana in Argentina, tra le quali l'Associazione Siciliana
Buenos Aires Nord, il Consiglio Regionale Metropolitano Nord di Associazioni
Italiane e il Consiglio Municipale degli Stranieri di San Isidro. Si tratta
di un'iniziativa culturale a carattere locale e comunitario, orientata alla
valorizzazione delle tradizioni e delle lingue locali, i cui premi per i
vincitori consistono nella consegna di un diploma, una medaglia e alcune
copie della raccolta dei testi.
Secondo le informazioni fornite dal presidente del comitato, Parisi, la
competizione di quest'anno ha registrato la partecipazione di oltre 630
persone provenienti da più di 15 paesi distribuiti tra America, Europa e
Africa. Come stabilito dal regolamento, il testo scritto da Gero Miceli
verrà inserito nel volume stampato che raccoglie le poesie e i racconti
scelti dalla giuria. L'autore ha preso parte alla proclamazione collegandosi in
videoconferenza dall'Italia, esprimendo gratitudine per il risultato
ottenuto con un testo nato direttamente nella lingua della propria terra.
Miceli ha evidenziato come questo tipo di riconoscimenti aiuti a mantenere
vivo il legame tra la Sicilia e le comunità di emigrati all'estero,
dedicando la vittoria a tutti i siciliani nel mondo.
Politica. Decio Terrana:
"No all'eutanasia: la risposta alla sofferenza deve essere la cura,
non la morte"
Decio Terrana
"Condivido
pienamente le parole espresse dal Segretario nazionale dell’UDC sul tema del
fine vita. La mia posizione è chiara: sono contrario all’eutanasia".
Lo dichiara l’on. Decio Terrana, che interviene nel dibattito sul
fine vita sottolineando come "una società che vuole dirsi civile non
possa rispondere alla sofferenza semplicemente anticipando la morte, ma
debba mettere al centro la persona, la sua dignità e il diritto a non essere
lasciata sola".
"Non è una questione di giudicare chi vive condizioni di sofferenza
estrema - prosegue Terrana - né di imporre le proprie convinzioni. È
una questione di valori e di responsabilità: di fronte alla fragilità
dobbiamo offrire più cura, più assistenza, più vicinanza e più dignità".
"Lo Stato - aggiunge - deve garantire il diritto alla
cura e deve fare molto di più per le cure palliative, per l’assistenza
domiciliare e per quelle strutture capaci di accompagnare la persona e
sostenere concretamente le famiglie nei momenti più difficili".
"Da cattolico e da uomo impegnato nelle istituzioni - conclude
Terrana - credo che la vita e la dignità della persona debbano rimanere
sempre al centro della nostra azione politica. La vera civiltà non consiste
nel trovare il modo di anticipare la morte di chi soffre, ma nel fare in
modo che nessuno, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità, si
senta solo o diventi un peso per la propria famiglia e per la società.
La risposta alla sofferenza deve essere la cura, l’accompagnamento e la
vicinanza: mai l’abbandono".
Racalmuto.
Premio Nazionale "Solidarietà - Mons. Cataldo Naro" 2026, XVII edizione;
venerdì 11 settembre
Locandina
Enzo Sardo
Il prossimo venerdì 11 settembre 2026, alle ore 18.00, a
Racalmuto, nella prestigiosa sede della Fondazione Leonardo Sciascia,
verrà celebrata la XVII edizione del Premio Nazionale "Solidarietà -
Mons. Cataldo Naro". I premi vengono conferiti a chi si distingue nel
mondo della solidarietà, nella cultura, nell’arte, nella scienza e nel mondo
del lavoro.
(Locandina)
A darne comunicazione ufficiale è il dott. Enzo Sardo, Presidente
Provinciale del Movimento Cristiano Lavoratori e Coordinatore nazionale del
Premio.
Per questa edizione il riconoscimento verrà conferito alle seguenti
personalità:
- S. E. R. mons. Corrado Lorefice: per aver saputo incarnare, fin dal
primo giorno del suo ministero pastorale, l’immagine di una “Chiesa in
uscita”, costantemente orientata verso le periferie geografiche ed
esistenziali di Palermo. Con uno stile semplice e fraterno, ha lavorato per
abbattere le distanze tra le istituzioni e i cittadini più vulnerabili,
portando conforto e voce a chi non ne ha. Ha dimostrato un elevato impegno
per l’inclusione e i diritti dei migranti: Per la sua coraggiosa e
instancabile difesa dei diritti dei migranti e dei rifugiati. Mons. Corrado
Lorefice ha saputo trasformare l’accoglienza da concetto astratto a pratica
quotidiana, ricordando alla comunità cittadina e internazionale che la
solidarietà non conosce confini e che la dignità umana è universale e
inviolabile. Ha saputo parlare ai giovani, indicando nella solidarietà,
nell’educazione e nel lavoro condiviso le uniche vere armi capaci di
sconfiggere ogni forma di violenza. Nella sua Missione non è mancato
l’incontro con Biagio Conte ed il riferimento al Beato Pino Puglisi.
Un faro di speranza ed un instancabile costruttore di ponti, capace di
tradurre il Vangelo della carità in gesti concreti di giustizia, accoglienza
e fraternità quotidiana, lasciando un segno profondo nel tessuto sociale e
civile della nostra comunità e nel variegato mondo dell’associazionismo
cattolico;
- don Antonio Loffredo: sacerdote affettuoso, consapevole di compiere
la sua missione con coraggio e dedizione. Ordinato nel 1984, dopo un periodo
come cappellano volontario nel carcere di Poggioreale, nel 2001 viene
assegnato, come parroco, presso la Basilica di Santa Maria della Sanità. In
quel rione ha trovato un territorio ricco di storia ma soffocato dalla
disoccupazione e dalla criminalità. La sua intuizione è stata semplice
quanto potente: ossia valorizzare il patrimonio artistico di quel luogo. Don
Loffredo sposa un’idea semplice ma rivoluzionaria: affidarsi ai giovani. Da
quella scelta nasce nel 2006 la cooperativa “La Paranza”, fondata insieme a
sei ragazzi del rione. Il gruppo si dà un obiettivo chiaro: restituire
dignità al proprio territorio partendo dal suo patrimonio nascosto: le
Catacombe di San Gennaro, dove oggi lavorano 70 ragazzi. Nel 2014 ha dato
vita alla “Fondazione di Comunità San Gennaro Onlus”. Nel 2018 ha dato vita
alla casa Editrice San Gennaro.
In 20 anni, in un quartiere difficile e pericoloso, ha creato un modello di
sviluppo sostenibile basato su cultura, bellezza, lavoro e solidarietà. Una
missione esemplare di dedizione alla formazione religiosa, alla promozione
socioculturale e alla solidarietà;
- Maria Rachele Aronica: donna raffinata, sapiente e cordiale.
Magistrata attenta e scrupolosa di grande esperienza (in servizio presso la
Corte dei conti dal 1995). Ha ricoperto ruoli apicali, tra cui quello di
Presidente Titolare dell’Ufficio di Procura generale presso la Sezione
giurisdizionale d’appello della Corte dei conti per la Regione Siciliana.Dal
novembre 2025, ricopre la prestigiosa carica di Presidente della Sezione di
controllo della Corte dei conti per la Regione Siciliana, che svolge
funzioni di controllo, preventivi di legittimità, sulla gestione e
finanziari sugli enti locali e sulla Regione Siciliana, incluso il giudizio
di parifica sul rendiconto generale della Regione; garantendo l’equilibrio
dei conti pubblici e la correttezza della spesa della Regione Siciliana. In
un periodo storico complesso e delicato, caratterizzato da diverse
difficoltà socio economiche e sociali, la sua lunga carriera nel campo della
giustizia contabile le conferisce una profonda competenza tecnica e
istituzionale, essenziale per affrontare le complesse sfide legate al
controllo della spesa pubblica regionale.
La sua completa dedizione al servizio pubblico ed il suo costante impegno
per la legalità ed imparzialità la rendono un esempio di solidarietà
istituzionale, utile per sviluppare una società più vivibile e solidale.
- Bartolomeo Romano: uomo sapiente e garbato. Accademico raffinato.
All’Università di Palermo dal 2000 è professore ordinario di diritto penale
nella Facoltà di Giurisprudenza. Svolge la sua missione di docente con
eleganza, sapienza, fermezza e la giusta professionalità, riuscendo a dare
prestigio all’insegnamento accademico e ad inculcare nei suoi allievi il
senso del dovere ed il valore della preparazione scientifica,caratteristiche
che hanno formato tanti professionisti preparati e moralmente corretti che
hanno impreziosito lo sviluppo giuridico e la crescita socio culturale della
nostra società. Dal luglio 2008 al giugno 2010 è stato Consigliere giuridico
del Ministro della Giustizia. Nel luglio 2010 è stato eletto dal Parlamento
in seduta comune Componente del Consiglio Superiore della Magistratura per
il quadriennio 2010-2014. È stato Direttore dell’Ufficio Studi e
Documentazione del CSM dal 2011 al 2013. È autore di parecchi volumi e
trattati e di circa 200 scritti scientifici pubblicati nelle più importanti
riviste giuridiche italiane ed estere. Dirige la Rivista italiana di
Medicina legale e del diritto in campo sanitario.
Una missione esemplare di dedizione alla formazione giuridica-culturale di
migliaia di allievi e alla diffusione del bene comune attraverso i principi
di legalità e giustizia;
- Giovanna Bruno: donna colta, gentile e determinata. Svolge la sua
professione di avvocato con sapienza e professionalità. Dal 2010, essendo
mediatore professionista, si occupa anche di mediazione familiare in enti
ecclesiastici e laici (Consultori Familiari). Ha svolto diverse attività di
volontariato (in collaborazione con enti ecclesiastici e culturali). Eletta
Sindaco di Andria nel 2020, nel 2021 ha istituito il Parco della Memoria in
onore delle vittime del Covid. Un bosco nel cuore del quartiere San
Valentino di Andria, composto da alberi che hanno un nome e un cognome:
quello delle 360 vittime del coronavirus registrate durante la pandemia
nella sua città.
Durante il periodo della sindacatura, nella sua città, ha organizzato il
Festival della Legalità con appuntamenti quotidiani insieme a testimoni di
legalità, mostre, film, dibattiti, spettacoli e tante altre attività, in
diversi luoghi della città, al fine di migliorare la coscienza civile dei
cittadini e dimostrare che esiste un metodo adeguato per creare una società
più sana e più vivibile.
Una missione esemplare di animatrice socio culturale e di amministratrice
attenta e appassionata dedita alla promozione umana e alla solidarietà;
- Daniele Lo Coco: uomo serio e cortese. Medico colto e raffinato
dotato di elevata professionalità e di profonda umanità. Direttore
dell’Unità Operativa Complessa di Neurologia e Stroke Unit dell’Ospedale
Villa Sofia di Palermo. Specializzato in neurologia, vanta un’esperienza
specifica nella ricerca neurologica, inclusa la sclerosi laterale
amiotrofica (SLA), nei disturbi del sonno e in patologie cerebrovascolari.
Si occupa, tra le altre cose, anche di malattie neurodegenerative come il
Parkinson. Nella sua attività professionale ha effettuato centinaia di
interventi diagnostici con risultati brillanti.
Ha svolto attività didattica presso la Scuola di Specializzazione in
Neurologia dell’Università di Palermo. Molto attivo nella ricerca, con circa
cinquanta pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e
partecipazione come ricercatore in ambito neurologico.
Una missione esemplare di assoluta dedizione alla ricerca scientifica e alla
cura della vita umana manifestata con elevata umanità e solidarietà;
- Antonino Savarino: medico chirurgo di alto profilo professionale,
con una solida specializzazione in oncologia e senologia. La sua attività
professionale si concentra principalmente presso l’Ospedale “San Giovanni di
Dio”, dove ricopre ruoli di grande responsabilità clinica e
gestionale.Attualmente è il Primario del reparto di Oncologia Medica, che
coordina i percorsi terapeutici per i pazienti neoplastici. Parallelamente,
riveste l’incarico di Direttore della Breast Unit, il centro
multidisciplinare dedicato integralmente alla diagnosi e alla cura del
tumore al seno.
Grazie alla sua duplice competenza, il dott. Savarino rappresenta un punto
di riferimento per l’integrazione tra chirurgia e trattamenti oncologici. Il
suo operato è volto a garantire un approccio personalizzato e d’avanguardia
per la salute femminile. La sua cordiale leadership nella Breast Unit
assicura alle pazienti un supporto completo, dalla prevenzione al follow-up
post-operatorio.
Una missione esemplare di assoluta dedizione alla scienza e alla cura della
vita umana manifestata con elevata umanità e solidarietà;
- Rosario Maria Gianluca Valastro: uomo cortese ed affabile, avvocato
cassazionista specializzato in diritto amministrativo, civile e del lavoro.
Riveste la carica di Presidente Nazionale della Croce Rossa Italiana (CRI),
dal 16 aprile 2023, data in cui è stato eletto con ampia maggioranza.
Il suo mandato è caratterizzato da una forte spinta verso la capillarità
territoriale dell’ente. Sotto la sua guida, la CRI ha gestito crisi
complesse come il conflitto in Ucraina e l’emergenza sbarchi. L’avvocato
Valastro pone al centro della sua agenda la tutela della dignità umana e il
supporto alle vulnerabilità. Promuove attivamente il coinvolgimento dei
giovani, considerandoli il motore del cambiamento sociale. Ha lavorato, con
coraggio e determinazione, per rafforzare la risposta della Croce Rossa
Italiana alle emergenze climatiche e ai disastri naturali. La sua presidenza
punta alla trasparenza amministrativa e alla modernizzazione della
struttura. Il Presidente Valastro incarna una visione che unisce i valori
storici del Movimento all’innovazione nei servizi di assistenza.
Una missione esemplare di assoluta dedizione alla cura e alla salvaguardia
della vita umana manifestata con elevata umanità e solidarietà.
- all’Associazione CalaPanama: un vivace collettivo artistico, nato a
Palermo nel 2014, che riunisce pittori professionisti, dilettanti e
appassionati sotto il segno della condivisione culturale. Il cuore della
loro attività è la pittura “en plein air”. Ogni sabato mattina il gruppo si
ritrova presso la Cala di Palermo per dipingere dal vivo, trasformando il
molo in un laboratorio a cielo aperto. Tale pratica non è solo un esercizio
estetico, ma un atto di riappropriazione urbana che mira a valorizzare le
bellezze storiche e marittime della città. Molte opere dei membri
dell’associazione sono dedicate a figure simbolo come Rocco Chinnici,
Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato e don Pino Puglisi con
l’obiettivo di umanizzare gli eroi della legalità, rendendoli parte del
paesaggio quotidiano di Palermo attraverso colori vibranti e stili
diversificati.
CalaPanama si distingue per un approccio inclusivo e democratico all’arte,
promuovendo il concetto di “bellezza diffusa” e collaborando spesso con
istituzioni locali per eventi di beneficenza o riqualificazione sociale. Una
missione esemplare di impegno artistico culturale per diffondere il concetto
di bellezza artistica del territorio e per la promozione solidale della
società;
- Alla memoria, conferito a Salvatrice Sardo Viscuglia: donna
coraggiosa e generosa, mamma attenta e premurosa. Nata nel 1929 a Racalmuto,
emigrò a Bath (Inghilterra) nel 1968.Il figlio Antonio in quella città, nel
1978, aprì un ristorante. Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli
anni Ottanta nei nostri territori iniziòuna curiosa tradizione; gli studenti
iscritti nella Facoltà di lingue per imparare bene l’inglese, nel periodo
estivo, si recavano a Bath da questa signora che li accoglieva amorevolmente
e li ospitava nella sua casa.
Tramite suo figlio gli dava l’opportunità di lavorare nel proprio ristorante
o in altre attività lavorative. Il figlio Antonio Puma è in possesso di un
elenco di circa cinquanta giovani ospitati tra il 1980 ed il 2016. (Tra i
primi ricordiamo Giovanna Romano e Roberta Di Gesù).
Una missione esemplare di immensa generosità al fine di accrescere la
fratellanza e la conoscenza delle lingue per facilitare il dialogo e la
solidarietà tra i popoli;
- Menzione speciale conferita a Massimo Marchese Ragona: uomo colto e
garbato. Presidente della Banca San Francesco Credito Cooperativo (ex Cassa
Rurale) di Canicattì per la sensibilità dimostrata nell’assegnare, in
comodato d’uso gratuito, di un intero stabile di proprietà dell’Istituto, a
numerose associazioni del territorio, dimostrando concreta testimonianza di
cosa significhi essere autentica banca di comunità: non solo presidio
economico, ma attore attivo nella promozione del bene comune. Tale gesto
rappresenta un segnale tangibile di vicinanza al territorio, capace di
tradurre in azione i principi di solidarietà, mutualità e cooperazione che
costituiscono il fondamento del credito cooperativo. Valori che, grazie a
tale iniziativa, trovano piena espressione nel sostegno alle realtà
associative che quotidianamente operano per il benessere collettivo e la
promozione umana.
Una missione esemplare di dedizione a compiere atti concreti utili per la
crescita socio culturale, per il bene comune della società e per la
solidarietà umana.
La manifestazione sarà presentata da Sandra Licata, con letture a
cura di Adele Troisi.
Politica.
L'on.
Marchetta: "Temperature ancora elevate; la Regione valuti rinvio
inizio anno scolastico"
On. Marchetta
"Le
persistenti temperature elevate e le difficoltà strutturali di numerosi
istituti scolastici siciliani impongono una seria riflessione sull’avvio
dell’anno scolastico. La Regione Siciliana valuti con urgenza la
possibilità di rinviare l’inizio delle lezioni, soprattutto alla luce delle
condizioni climatiche ancora particolarmente gravose e della mancanza, in
molte scuole, di adeguati sistemi per affrontare la calura".
È quanto dichiara l’on. Rosellina Marchetta, che ha rivolto un
appello al Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, e
all’Assessore Regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale,
Mimmo Turano, affinché venga valutata ogni possibile soluzione
nell’interesse degli studenti, del personale scolastico e delle famiglie.
"Non possiamo ignorare - sottolinea l’On. Rosellina Marchetta -
che numerosi edifici scolastici non sono adeguatamente attrezzati per
garantire condizioni ambientali accettabili in presenza di temperature
particolarmente elevate. In molte aule mancano sistemi di climatizzazione e,
in alcuni casi, le strutture presentano già criticità che rendono ancora più
difficile affrontare giornate caratterizzate da un caldo intenso".
Secondo l’on. Rosellina Marchetta, la priorità deve essere quella di
garantire la salute e il benessere degli studenti, degli insegnanti e di
tutto il personale scolastico.
"La scuola è un presidio fondamentale per la crescita e la formazione dei
nostri giovani e proprio per questo dobbiamo garantire che le attività
didattiche possano svolgersi in condizioni dignitose, sicure e adeguate. La
tutela della salute deve venire prima di ogni altra considerazione
organizzativa. Un breve rinvio dell’inizio dell’anno scolastico, qualora le
condizioni climatiche dovessero continuare a essere particolarmente gravose,
potrebbe rappresentare una scelta di responsabilità e di buon senso. Nel
frattempo, consentirebbe agli istituti che presentano maggiori difficoltà di
completare le necessarie attività organizzative e di predisporre, laddove
possibile, soluzioni adeguate per affrontare le alte temperature".
"Sono certa - conclude l’on. Rosellina Marchetta - che il
presidente della Regione Renato Schifani e l’assessore Mimmo Turano sapranno
valutare questa proposta con la necessaria attenzione. Dobbiamo ascoltare le
preoccupazioni delle famiglie e del mondo della scuola e mettere al centro,
sempre e comunque, il benessere dei nostri ragazzi".
Attività.
Aristotele Cuffaro torna in Belgio con il libro "Muzzicuna" e la serata
Italofolies
Locandina
Aristotele Cuffaro
Aristotele Cuffaro - attore, autore, regista - ha ricevuto un invito
ufficiale in Belgio per partecipare a due distinte iniziative
culturali organizzate dal Centre Culturel de Seraing, cittadina
situata nella provincia di Liegi.
(Locandina)
Il primo appuntamento di Aristotele Cuffaro è fissato per sabato 24
ottobre 2026 alle ore 20.00 nella Sala Grande del centro culturale, per
la serata intitolata "Italofolies", ideata e diretta da Tony
Castronovo. L'iniziativa, incentrata sulle varietà culturali e musicali
italiane, vedrà la partecipazione della compagnia di tarantella Italofolies,
della scuola di danza School Dance Liberty e degli artisti Nicola di Ganci e
Lillo Nicosia, con Aristotele Cuffaro presente nelle vesti di ospite
d'onore.
Il giorno seguente, domenica 25 ottobre alle ore 18.00, l'attenzione
si sposterà nella Piccola Sala dello stesso impianto culturale; in questa
sede si terrà la presentazione del suo libro di poesie intitolato "Muzzicuna".
Quest'ultima sua opera raccoglie un insieme di memorie, immagini e racconti
legati alla Sicilia. Scritto attraverso un linguaggio espressivo e diretto,
il volume adopera l'ironia e la sensibilità della lingua e dei modi
siciliani per narrare storie e frammenti di vita della propria terra.
La presenza di Cuffaro alle rassegne di Seraing si inserisce in un legame
consolidato con il territorio belga. L'artista siciliano ha preso parte a
diverse edizioni passate del festival "Tarantella qui", la rassegna di
cultura italiana organizzata a Seraing; tra le sue partecipazioni
documentate figurano quelle del 2013, del 2014, del 2018 e del 2019, anni in
cui si è esibito sul palco belga portando la propria ironia e l'uso del
dialetto siciliano.
Nel corso della sua carriera artistica Aristotele Cuffaro ha spaziato dal
teatro alla recitazione, lavorando come interprete e distinguendosi come
promotore di iniziative culturali radicate nelle tradizioni della sua terra
d'origine.
Iniziative.
"Fuoriclasse - Talenti in Comune"; il merito e il talento dei giovani
grottesi premiati
Guarda il video
Locandina
Domenica 30 agosto, in Piazza Umberto I a Grotte, è andata in scena la VI
edizione di "Fuoriclasse - Talenti in Comune" (guarda il video),
l'iniziativa ideata e organizzata da Sandra Licata per celebrare i
risultati scolastici e le capacità artistiche della gioventù locale;
la serata è stata condotta da Sandra Licata insieme a Carmelo Arnone.
Equitazione.
Vittoria di Silvia Miliziano a Segesta: qualificata con le compagne per
la semifinale di Cattolica
Premiazione
Silvia Miliziano
Ludovica Ferro
Gloria Russo
Silvia Miliziano ha vinto il titolo di campionessa regionale di
salto ostacoli e si è qualificata per la semifinale nazionale. L'atleta, in
sella alla cavalla Alinea, ha ottenuto il primo posto nella categoria
LB90, superando una concorrenza di oltre 70 partecipanti durante la gara
del 29 e 30 agosto svolta al maneggio "Pietra dei Fiori" di Segesta, in
provincia di Trapani.
(Premiazione)
Il risultato chiude una stagione di salto ostacoli iniziata a marzo,
all'interno del circuito Progetto Sport, che ha coinvolto diverse
giovani atlete del Centro Ippico "Herbessus a Cavallo" in un percorso
di confronto continuo con i principali binomi della Sicilia.
Oltre all'affermazione di Silvia Miliziano, la società ha registrato altri
riscontri positivi nella categoria LB80, disputata da più di 50 concorrenti:
Ludovica Ferro, insieme a Isairon, si è classificata al quarto
posto; subito dietro si è piazzata
Gloria Russo, quinta in sella a Rociera II.
I punteggi accumulati durante la stagione permettono alle tre portacolori di
Herbessus di accedere alla semifinale nazionale, in programma a
Cattolica nel mese di ottobre.
La Dirigenza della struttura ha espresso soddisfazione per il lavoro svolto
dal tecnico Sandro Ceccarelli, che ha seguito la preparazione tecnica
delle giovani atlete durante l'anno, sottolineando anche il supporto
logistico e organizzativo fornito dalle famiglie per garantire la
partecipazione a tutte le trasferte del calendario regionale.
Aragona.
In ricordo dei bambini uccisi a Gaza; per non rimanere in silenzio e non
dimenticare
Locandina
"Il
sudario di Gaza passa da Aragona": è questo il messaggio scelto per
accompagnare le iniziative promosse ad Aragona (AG), in memoria dei
bambini uccisi a Gaza e per richiamare l’attenzione sulla drammatica
situazione umanitaria nella Striscia. Si tratta di venticinque metri di
lenzuolo (sudario), largo otto, per non rimanere in silenzio e non
dimenticare gli oltre 18.000 bambini uccisi a Gaza fra ottobre 2023 e maggio
2025.
(Locandina)
Sabato 19 settembre il sudario, attraverserà le vie di Aragona, con
inizio alle ore 19.00; il corteo partirà dalla piazza antistante la Chiesa
di San Giuseppe e si concluderà in piazza Matrice. Sopra al telo bianco, i
volontari di Carnia per la pace, hanno scritto a mano i nomi di quei
18.457 bambine e bambini palestinesi che hanno perso la vita. A sostenere il
telo saranno decine di mani, simbolo "di un gesto collettivo di cura e
memoria".
L’iniziativa, nata a Udine per la partita Italia-Israele, è già stata il
altre città d'Italia, come Feltre, Bologna, Firenze, Tolmezzo, Bassano,
Trieste, Napoli.
Il programma prevede tre appuntamenti: corteo, mostra fotografica e
proiezione cinematografica; con l’obiettivo di unire testimonianza,
riflessione e partecipazione civile.
A promuovere la manifestazione sono: CARNIA per la pace, Gruppo Missionario
l’Unità Pastorale Santa Maria del Tre Re e l’associazione "AGRIGENTO per la
Palestina". Le iniziative si svolgono con la collaborazione delle
associazioni sportive, culturali, musicali, teatrali ed educative della
Città di Aragona, e con il patrocinio gratuito del Comune di Aragona.
L'appuntamento con il corteo è fissato per sabato 19 settembre 2026,
con partenza alle ore 19.00. La manifestazione intende rappresentare un
momento pubblico di solidarietà e di vicinanza alle vittime civili del
conflitto, in particolare ai bambini. La partecipazione vuole inoltre
riaffermare il valore della pace, della tutela della vita e del rispetto dei
diritti umani.
All’interno del programma è prevista anche la mostra fotografica "I grant
you refuge", ospitata presso l’atrio di Palazzo Principe, in piazza
Matrice.
L’esposizione sarà visitabile dal 12 al 19 settembre, dalle ore 17.00
alle 20.00, e raccoglierà immagini dedicate agli scatti dei fotoreporter
di guerra, offrendo ai visitatori uno sguardo diretto sulle conseguenze dei
conflitti e sulle condizioni delle popolazioni coinvolte. L’inaugurazione
è in programma per martedì 15 settembre alle ore 18.00. Durante
l’apertura interverrà Fatèh Hamdan, presidente dell’Associazione Di Amicizia
Sicilia Palestina (Al Quds-Palermo). L’ingresso alla mostra è libero.
Sempre martedì 15 settembre, alle ore 19.00, la Biblioteca
comunale di Aragona ospiterà la proiezione del film di animazione
"The Tower". La pellicola propone, attraverso il linguaggio
dell’animazione, una riflessione sulla memoria, sull’esilio e sulle
conseguenze della guerra, con particolare attenzione all’esperienza dei
bambini e delle famiglie costrette a vivere lontano dalla propria terra.
Anche la proiezione sarà a ingresso libero.
Le iniziative intendono trasformare il ricordo in un gesto concreto di
partecipazione e solidarietà.
Ambiente.
Venerdì ecologico il prossimo 11 settembre con la raccolta straordinaria
di abiti usati
Locandina
Il Comune di Grotte organizza una giornata straordinaria di raccolta dei
vestiti usati con l'iniziativa denominata "Venerdì ecologico". La
giornata scelta dall'amministrazione comunale è venerdì 11 settembre
2026, con un furgone che rimarrà fermo in Via Seminerio, nella zona del
campo sportivo, dalle ore 07.30 fino alle ore 12.00.
(Locandina)
L'iniziativa nasce per andare incontro alle esigenze dei cittadini e per
contrastare l'abbandono improprio dei rifiuti sul territorio, offrendo un
canale aggiuntivo per lo smaltimento degli indumenti dismessi. Durante le
ore del servizio, nel punto di raccolta sarà presente un operatore per
assistere chi consegna il materiale. Gli indumenti, gli abiti e le scarpe
portati devono essere in ottimo stato, puliti e chiusi all'interno di un
sacchetto. Il servizio si rivolge in modo esclusivo ai cittadini residenti a Grotte
che risultano in regola con il pagamento della TARI. Per poter
effettuare il conferimento è obbligatorio mostrare la carta d'identità
all'agente di Polizia Locale presente sul posto, che si occuperà di
verificare la reale residenza dei cittadini.
Agrigento.
"Piccoli Cantori di Santa Cecilia": audizioni a settembre e ottobre
nella chiesa di Santa Caterina
Locandina
Sono ufficialmente aperte le iscrizioni alla scuola dei "Piccoli Cantori
di Santa Cecilia" della Città di Agrigento per l'anno 2026-2027.
L'iniziativa si rivolge alle bambine e ai bambini di età compresa tra i 6
e i 13 anni che manifestano una naturale predisposizione per il canto.
(Locandina)
Il percorso propone ai partecipanti la possibilità di avvicinarsi alla
pratica corale all'interno di un ambiente sereno, affiancati da docenti
giovani e qualificati. Le attività del coro sono svolte sotto il patrocinio
del Comune di Agrigento, dell'Arcidiocesi di Agrigento e della Regione
Sicilia.
Per accedere alla scuola sono previste due date dedicate alle audizioni,
che si terranno nella Chiesa di Santa Caterina, situata in via
Garibaldi 134 ad Agrigento. La prima sessione si svolgerà venerdì 18
settembre alle ore 18.00, mentre la seconda si terrà venerdì 9
ottobre alla stessa ora.
L'organizzazione fa capo al direttore del coro Laura Gallo e al
presidente Giuseppe Montana Lampo. Per prenotare un'audizione o
ricevere maggiori informazioni è possibile contattare i riferimenti
telefonici di Annamaria Palumbo al numero 3474531168, Rosellina Montana al
numero 3394952538 oppure Gabriella Pagnotta al numero 335620 2133
(quest'ultima disponibile a partire dal mese di ottobre).