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Gennaio 2026

 

26/01/2026

Chiesa. Lettore nella chiesa di Agrigento; il cammino di Giuseppe La Mendola verso il sacerdozio

 

Lettore nella chiesa di Agrigento; il cammino di Giuseppe La Mendola verso il sacerdozio
Dopo la cerimonia

Giuseppe La Mendola e Alfonso Provvidenza
La Mendola e Provvidenza

Giuseppe La Mendola
Giuseppe La Mendola

Conferimento del Lettorato al seminarista Giuseppe La Mendola
Locandina

Nella giornata di ieri, domenica 25 gennaio 2026, la comunità del Seminario Arcivescovile di Agrigento ha vissuto un momento importante: tre giovani seminaristi - Giuseppe La Mendola, Salvatore Mortillaro ed Emanuele Salemi - hanno ricevuto ufficialmente il ministero del Lettorato.

Lettore nella chiesa di Agrigento; il cammino di Giuseppe La Mendola verso il sacerdozio
(Dopo la cerimonia)

La cerimonia si è tenuta alle ore 18.00 presso la chiesa di San Gregorio, in località Cannatello, alla presenza dell’Arcivescovo di Agrigento, Mons. Alessandro Damiano. I tre giovani provengono da diverse realtà del territorio: Giuseppe è di Grotte, Salvatore di Lucca Sicula ed Emanuele di Bivona.
Per chi si prepara a diventare sacerdote, diventare "lettore" è il primo passo. Non si tratta solo di leggere i testi sacri durante la messa, ma di assumere l’incarico di proclamare la Parola di Dio e di aiutare le altre persone a comprenderla meglio. Come spiegato dallo stesso Giuseppe La Mendola, seminarista grottese, è un compito che la Chiesa affida per diffondere il messaggio delle Scritture.
La scelta di svolgere la cerimonia il 25 gennaio è legata al calendario liturgico. In questo giorno, infatti, la Chiesa celebra la Domenica della Parola di Dio e ricorda la Conversione di San Paolo. È un giorno dedicato interamente alla valorizzazione del testo sacro, proprio quello che i tre giovani dovranno d’ora in avanti annunciare ufficialmente
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Giuseppe La Mendola e Alfonso Provvidenza
(Giuseppe La Mendola e Alfonso Provvidenza)

Già lo scorso giovedì 22 gennaio la comunità parrocchiale, alla presenza del parroco don Sergio Sanfilippo, si era stretta attorno a Giuseppe La Mendola per un momento di adorazione nella sua chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo in Grotte.
"Carissimo Giuseppe, che il Signore ti protegga sempre" è l’augurio che il sindaco Alfonso Provvidenza - presente alla cerimonia insieme a una folta rappresentanza della comunità cittadina - ha rivolto al giovane seminarista
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Carmelo Arnone

26 gennaio 2026
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26/01/2026

Comune. Rubrica della Memoria (5): "I 'NO' che fecero la storia. Gli internati militari"

 

Rubrica della Memoria
Locandina

Rubrica della Memoria (5): "I 'NO' che fecero la storia. Gli internati militari"
Guarda il video

Il percorso curato dai giovani del Servizio Civile di Grotte prosegue con un approfondimento dedicato ai soldati italiani che, dopo l'8 settembre 1943, scelsero la prigionia piuttosto che la collaborazione con il regime nazista (guarda il video).

Rubrica della Memoria (5): "I 'NO' che fecero la storia. Gli internati militari"
(Guarda il video)

In seguito all'armistizio, migliaia di militari furono catturati dai tedeschi e messi davanti a un bivio: continuare a combattere a fianco della Germania o essere deportati nei campi di lavoro. Oltre 600.000 di loro si rifiutarono di collaborare, preferendo affrontare la fame e il gelo dei lager pur di non tradire la propria dignità. Questi uomini vennero definiti IMI (Internati Militari Italiani).
Tra questi soldati c'erano moltissimi giovani nati nella provincia di Agrigento. Nonostante le sofferenze e le fatiche del lavoro forzato, la loro ferma opposizione rappresentò uno dei primi grandi atti della Resistenza italiana.
Anche se spesso questa parte di storia viene poco citata, il video mette in luce come queste figure siano l'esempio di una forza morale capace di prevalere sulla violenza. Rendere omaggio a questi padri e nonni siciliani è un modo per ricordare che la libertà di cui godiamo oggi nasce anche dai loro sacrifici.
Pubblichiamo il quinto video della "Rubrica della Memoria" - guarda il video - (riprese © a cura dei volontari del Servizio Civile Universale di Grotte)
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Carmelo Arnone

26 gennaio 2026
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26/01/2026

Volontariato. Avis Grotte: 2^ giornata di donazione del 2026

 


Avis Grotte

Ieri, domenica 25 gennaio 2026, è stata la seconda giornata di donazione dell'anno per il Punto di Raccolta AVIS Comunale di Grotte OdV (vedi il sito ufficiale).
Anche se la giornata si è presentata abbastanza frizzantina, piovigginosa e con il cielo coperto, i nostri soci donatori, all'apertura della sede, come sempre, erano dietro il portoncino ad aspettare l'apertura.
A fine mattinata abbiamo registrato i seguenti numeri:
- 1 controllo annuale;
- 20 donazioni;
- 2 prime donazioni;
- 2 idoneità/pre-donazione.
Noi tutti ci auguriamo che le prossime giornate di donazione possano portare sempre più donatori al nostro Punto di Raccolta AVIS e Piccolo Presidio Sanitario di Grotte, per potere dare un significativo contributo di sacche di sangue al Centro Trasfusionale di Agrigento.
A metà mattina abbiamo avuto il piacere di ricevere la gradita visita del sindaco dott. Alfonso Provvidenza e dell'assessora al Volontariato e all'Associazionismo ins. Giusy Minneci.
Per le prossime giornate di donazione del 2026 saranno sempre: tutte le seconde e quarte domeniche di ogni mese.
Vi aspettiamo sempre più numerosi
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Pietro Zucchetto
26 gennaio 2026 
  


 

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25/01/2026

Comune. Rubrica della Memoria (4): "L'infanzia negata. I bambini della Shoah"

 

Rubrica della Memoria
Locandina

Rubrica della Memoria (4): "L'infanzia negata. I bambini della Shoah"
Guarda il video

Il nuovo contenuto pubblicato dai giovani del Servizio Civile di Grotte affronta un tema particolarmente difficile: quello del milione e mezzo di bambini e adolescenti che furono vittime del sistema nazista. Il video invita a riflettere sul fatto che si trattava di giovanissimi con sogni e giochi preferiti, proprio come i figli o i nipoti di ognuno di noi (guarda il video).

Rubrica della Memoria (4): "L'infanzia negata. I bambini della Shoah"
(Guarda il video)

Tra le tante vicende drammatiche, il racconto si sofferma su quella delle sorelle Andra e Tati Bucci. Deportate ad Auschwitz quando erano ancora piccolissime, riuscirono a sopravvivere perché scambiate per gemelle. Questa somiglianza le portò a essere destinate a terribili esperimenti medici, ma permise loro di restare in vita e diventare, in seguito, testimoni dirette di quanto accaduto.
La loro storia serve a ricordare che l'odio finisce spesso per colpire le persone più vulnerabili. Attraverso questo filmato, la comunità di Grotte vuole ribadire l'importanza di proteggere l'infanzia per salvaguardare il futuro del mondo, impegnandosi a costruire una società libera dai pregiudizi.
I prossimi temi in programma:
- i "NO" che fecero la storia: sugli internati militari;
- la cultura contro l'indifferenza;
- oltre il filo spinato: la pace come dovere attuale.
Pubblichiamo il quarto video della "Rubrica della Memoria" - guarda il video - (riprese © a cura dei volontari del Servizio Civile Universale di Grotte)
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Carmelo Arnone

25 gennaio 2026
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25/01/2026

Comune. Rubrica della Memoria (3): "Gino Bartali. Il campione silenzioso"

 

Rubrica della Memoria
Locandina

Rubrica della Memoria (3): "Gino Bartali. Il campione silenzioso"
Guarda il video

Il racconto dei giovani del Servizio Civile di Grotte continua con un nuovo filmato dedicato a un uomo conosciuto da tutti per le sue imprese sportive, ma che ha saputo nascondere per anni un segreto fondamentale: Gino Bartali (guarda il video).

Rubrica della Memoria (3): "Gino Bartali. Il campione silenzioso"
(Guarda il video)

Molti ricordano Bartali come il "Ginettaccio" del ciclismo, capace di scalare le salite più difficili e di vincere tre Giri d’Italia e due Tour de France. Tuttavia il video curato dai volontari sottolinea che la sua vittoria più significativa non si trova negli albi d’oro dello sport, ma nel suo riconoscimento come Giusto tra le Nazioni.
Durante gli anni dell'occupazione nazista in Italia, Bartali scelse di intraprendere una missione molto rischiosa diventando un corriere per la Resistenza. Usando come scusa i suoi allenamenti, percorreva centinaia di chilometri tra Firenze e Assisi.
Nascosti dentro i tubi della sua bicicletta trasportava documenti d'identità falsi, che servirono a evitare la deportazione di centinaia di ebrei. Quando veniva fermato dai soldati per i controlli, chiedeva loro con fermezza di non toccare la bicicletta, spiegando che era regolata in modo preciso per la gara. In questo modo, ogni chilometro percorso diventava un calcolo preciso per salvare delle vite.
L'aspetto più profondo della storia di Bartali è il suo silenzio. Non raccontò mai a nessuno quello che aveva fatto, nemmeno alla propria moglie. Era solito dire: "Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all'anima, non alla giacca".
Questa narrazione invita i cittadini di Grotte a riflettere su come si possa fare la differenza anche senza cercare la luce dei riflettori.
Pubblichiamo il terzo video della "Rubrica della Memoria" - guarda il video - (riprese © a cura dei volontari del Servizio Civile Universale di Grotte)
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Carmelo Arnone

25 gennaio 2026
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25/01/2026

Chiesa. Incontri di catechesi del Cammino Neocatecumenale nella parrocchia Madonna del Carmelo

 

Incontri di catechesi del Cammino Neocatecumenale nella parrocchia Madonna del Carmelo
Locandina

Leone XIV ha ricevuto in udienza circa un migliaio di responsabili del Cammino Neocatecumenale
Udienza

La parrocchia B.M.V. del Monte Carmelo di Grotte apre a un'equipe dei catechisti che inizierà le catechesi del Cammino Neocatecumenale.
Il tema scelto per questo ciclo di incontri, "Dio ti ama e ti vuole incontrare", punta a offrire un momento di dialogo e approfondimento spirituale per chiunque sia interessato
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Incontri di catechesi del Cammino Neocatecumenale nella parrocchia Madonna del Carmelo


(Locandina)

Le attività avranno inizio il prossimo martedì 27 gennaio, due volte a settimana direttamente nei locali della parrocchia: ogni martedì e venerdì dalle ore 20.00. Per venire incontro alle esigenze dei genitori che desiderano partecipare, la parrocchia ha organizzato un servizio gratuito di baby sitter. L’iniziativa è aperta a tutti i cittadini, giovani e adulti, che vogliano accostarsi a questo tipo di esperienza o semplicemente ascoltare le tematiche proposte dal Cammino Neocatecumenale.

Lo scorso lunedì 19 gennaio, nell’Aula della Benedizione, papa Leone XIV ha ricevuto in udienza circa un migliaio di responsabili del Cammino Neocatecumenale. Ecco il discorso del Papa.

Leone XIV ha ricevuto in udienza circa un migliaio di responsabili del Cammino Neocatecumenale
(Responsabili ricevuti in udienza)

"Nel nome del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo.
La pace sia con voi!
Queridos hermanos y hermanas,
cari fratelli e sorelle,
buongiorno e benvenuti!
Sono lieto di incontrarvi così numerosi. Saluto i membri dell’Équipe internazionale del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, María Ascensión Romero e don Mario Pezzi, come pure i Vescovi e i sacerdoti che vi accompagnano.
Un pensiero speciale va alle famiglie qui presenti, espressione del vostro anelito missionario e di quel desiderio che deve sempre animare tutta la Chiesa: annunciare il Vangelo al mondo intero, perché tutti possano conoscere Cristo.
Proprio questo desiderio ha sempre animato e continua ad alimentare la vita del Cammino Neocatecumenale, il suo carisma e le opere di evangelizzazione e catechesi che rappresentano un prezioso contributo per la vita della Chiesa. A tutti, specialmente a quanti si sono allontanati o a coloro la cui fede si è affievolita, voi offrite la possibilità di un itinerario spirituale attraverso il quale riscoprire il significato del Battesimo, perché possano riconoscere il dono di grazia ricevuto e, perciò, la chiamata ad essere discepoli del Signore e suoi testimoni nel mondo.
Animati da questo spirito, avete acceso il fuoco del Vangelo laddove sembrava spegnersi e avete accompagnato molte persone e comunità cristiane, risvegliandole alla gioia della fede, aiutandole a riscoprire la bellezza di conoscere Gesù e favorendo la loro crescita spirituale e il loro impegno di testimonianza.
In particolare, oltre che ai formatori e ai catechisti, vorrei esprimere la mia gratitudine alle famiglie, che, accogliendo l’impulso interiore dello Spirito, lasciano le sicurezze della vita ordinaria e partono in missione, anche in territori lontani e difficili, con l’unico desiderio di annunciare il Vangelo ed essere testimoni dell’amore di Dio. In questo modo, le équipe itineranti composte da famiglie, catechisti e sacerdoti, partecipano alla missione evangelizzatrice di tutta la Chiesa e, come affermava Papa Francesco, contribuiscono a “svegliare” la fede dei «non cristiani che non hanno mai sentito parlare di Gesù Cristo», ma anche di tanti battezzati che, pur essendo cristiani, «hanno dimenticato […] chi è Gesù Cristo» (Discorso agli aderenti al Cammino Neocatecumenale, 6 marzo 2015).
Vivere l’esperienza del Cammino Neocatecumenale e portare avanti la missione esige anche, da parte vostra, una vigilanza interiore e una sapiente capacità critica, per discernere alcuni rischi che sono sempre in agguato nella vita spirituale ed ecclesiale.
Voi proponete a tutti un percorso di riscoperta del Battesimo, e questo Sacramento, come sappiamo, unendoci a Cristo, ci fa diventare membra vive del suo corpo, unico suo popolo, unica sua famiglia. Dobbiamo sempre ricordarci che siamo Chiesa e che, se lo Spirito concede a ciascuno una manifestazione particolare, essa è data — come ci ricorda l’Apostolo Paolo — «per il bene comune» (1 Cor 12, 7) e quindi per la missione stessa della Chiesa. I carismi devono essere sempre posti al servizio del regno di Dio e dell’unica Chiesa di Cristo, nella quale nessun dono di Dio è più importante di altrise non la carità, che tutti li perfeziona e li armonizza — e nessun ministero deve diventare motivo per sentirsi migliori dei fratelli ed escludere chi la pensa diversamente.
Perciò invito anche voi, che avete incontrato il Signore e vivete la sua sequela nel Cammino Neocatecumenale, ad essere testimoni di questa unità. La vostra missione è particolare, ma non esclusiva; il vostro carisma è specifico, ma porta frutto nella comunione con gli altri doni presenti nella vita della Chiesa; il bene che fate è tanto, ma il suo fine è permettere alle persone di conoscere Cristo, sempre rispettando il percorso di vita e la coscienza di ciascuno.
Come custodi di questa unità nello Spirito, vi esorto a vivere la vostra spiritualità senza mai separarvi dal resto del corpo ecclesiale, come parte viva della pastorale ordinaria delle parrocchie e delle sue diverse realtà, in piena comunione con i fratelli e in particolare con i presbiteri e i Vescovi. Andate avanti nella gioia e con umiltà, senza chiusure, come costruttori e testimoni di comunione.
La Chiesa vi accompagna, vi sostiene, vi è grata per ciò che fate. Allo stesso tempo, essa ricorda a tutti che «dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà» (2 Cor 3, 17). Perciò l’annuncio del Vangelo, la catechesi e le varie forme dell’agire pastorale devono essere sempre liberi da forme di costrizione, rigidità e moralismi, perché non accada che essi possano suscitare sensi di colpa e timori invece che liberazione interiore.
Carissimi, vi ringrazio per il vostro impegno, per la vostra gioiosa testimonianza, per il servizio che svolgete nella Chiesa e nel mondo. Vi incoraggio a proseguire con entusiasmo e vi benedico, mentre invoco su di voi l’intercessione della Vergine Maria perché vi accompagni e vi custodisca. Grazie!"
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Redazione
25 gennaio 2026
  

 

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24/01/2026

Comune. Rubrica della Memoria (2): "Calogero Marrone, il Giusto tra le Nazioni"

 

Rubrica della Memoria
Locandina

Rubrica della Memoria (2): "Calogero Marrone, il Giusto tra le Nazioni"
Guarda il video

Il percorso digitale curato dai ragazzi del Servizio Civile di Grotte, chiamato “Rubrica della Memoria”, prosegue con un nuovo filmato pubblicato sui canali social del Comune. Questa volta l'attenzione si sposta su una figura legata al territorio siciliano: Calogero Marrone (guarda il video).

Rubrica della Memoria (2): "Calogero Marrone, il Giusto tra le Nazioni"
(Guarda il video)

Nato nella vicina Favara, Marrone è stato riconosciuto come "Giusto tra le Nazioni". Il video mette in luce un aspetto importante della sua vita: l'eroismo non è un concetto distante o riservato a pochi, ma nasce dalle scelte giuste che ognuno può compiere quotidianamente. La sua storia dimostra che si può agire con coraggio anche svolgendo il proprio lavoro di ogni giorno dietro una scrivania.
Il racconto proposto oggi mostra come la difesa della dignità umana abbia avuto protagonisti proprio a pochi passi da casa nostra. Ricordare figure come quella di Marrone serve a ricordarci che la responsabilità di opporsi all'odio riguarda tutti e si manifesta nelle decisioni che prendiamo ogni giorno all'interno della nostra comunità.
Pubblichiamo il secondo video della "Rubrica della Memoria" - guarda il video - (riprese © a cura dei volontari del Servizio Civile Universale di Grotte)
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Carmelo Arnone

24 gennaio 2026
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24/01/2026

Comune. "Rubrica della Memoria": il ricordo della Shoah con i giovani del Servizio Civile Universale

 

Rubrica della Memoria
Locandina

Rubrica della Memoria
Guarda il video

A Grotte il ricordo della Shoah prende forma attraverso un programma di attività che coinvolge i giovani, la biblioteca e i canali digitali della comunità. Dal 24 al 27 gennaio 2026, il Comune propone una serie di iniziative per riflettere su quanto accaduto durante lo sterminio del popolo ebraico.

Rubrica della Memoria
(Locandina)

I giovani del Servizio Civile Universale hanno realizzato la “Rubrica della Memoria”: una serie di filmati che vengono pubblicati quotidianamente sulle pagine social ufficiali e sui siti istituzionali del Comune. Il primo contenuto si concentra sul significato del 27 gennaio 1945, giorno in cui furono aperti i cancelli di Auschwitz (guarda il video).

Rubrica della Memoria
(Guarda il video)

Il video spiega che la parola Shoah descrive il tentativo preciso di cancellare un intero popolo e la sua dignità. Non si trattò di un fatto accidentale, ma del risultato di calcoli freddi e dell'indifferenza di molti. Attraverso questa narrazione, i volontari invitano i cittadini a trasformare il dolore in memoria attiva, conoscendo la storia per evitare che certe radici di odio possano tornare a crescere.
Nei giorni successivi, i video approfondiranno diversi temi: le figure di Calogero Marrone e Gino Bartali; la condizione dei bambini e degli internati militari; il ruolo della cultura contro l'indifferenza e il valore della pace oggi.
Oltre ai contenuti digitali, la Biblioteca comunale M. L. King ospita per tutta la settimana "L'Angolo della Memoria", dove adulti e bambini possono trovare una selezione di libri per approfondire l'argomento.
Sono inoltre previsti due momenti specifici:
- lunedì 26 gennaio alle ore 18.00, presso la biblioteca si terrà una lettura ad alta voce per bambini del libro "La città che sussurrò";
- martedì 27 gennaio, il Palazzo Municipale si illuminerà di giallo. Questo gesto, chiamato "Segno di Luce", è stato scelto per simboleggiare il ricordo e la speranza in un futuro di pace.
L'iniziativa, sostenuta dal sindaco Alfonso Provvidenza, dall'assessore Giusy Minneci e da tutta l’Amministrazione comunale, punta a rendere il ricordo un esercizio quotidiano di cittadinanza.
Pubblichiamo il primo video della "Rubrica della Memoria" - guarda il video - (riprese © a cura dei volontari del Servizio Civile Universale di Grotte)
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Carmelo Arnone

24 gennaio 2026
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24/01/2026

Politica. L'on. Decio Terrana: "Crescita costante dell'Unione di Centro in Sicilia"

 

L'on. Decio Terrana: "Crescita costante dell'Unione di Centro in Sicilia"
UDC Sicilia

Nuovi ingressi nell'Unione di Centro in Sicilia: il già Assessore all'agricoltura del Comune di Godrano, Ciro Pomara, ed il già consigliere Comunale di Bagheria, Arturo Chiello, seguono la scelta di Maurizio Lo Galbo, da giorni nominato dal partito responsabile per la formazione delle liste elettorali in Sicilia e responsabile degli enti locali in provincia di Palermo per l'UDC.
Costituisce per noi motivo di profonda gioia ed orgoglio, continuare a seguire, anche in questo progetto politico, il caro amico Maurizio Lo Galbo, al quale riponiamo fiducia e stima, consapevoli che insieme a tanti altri amministratori possiamo davvero costruire una nuova stagione politica per il bene comune della collettività siciliana”; sono queste le prime dichiarazioni dei rappresentanti di Godrano e Bagheria.
Continuiamo con nuove adesioni sulla scia dei nostri valori: legalità, solidarietà, democrazia, famiglia, onestà, coerenza e responsabilità - commenta il coordinatore provinciale Paolo Franzella -. Ringrazio di cuore Maurizio per il grande impegno ed il grande lavoro che sta facendo”.
Anche l’on. Decio Terrana, coordinatore politico dell'Unione di Centro in Sicilia, commenta i nuovi ingressi: “Il passaggio di due autorevoli rappresentanti del territorio così importanti è un segnale politico chiaro e significativo della crescita costante dell’Unione di Centro in Sicilia. Queste adesioni confermano la credibilità del nostro progetto politico, fondato sui valori del popolarismo, della responsabilità istituzionale e della centralità dei territori. L’UDC continua ad attrarre amministratori e personalità che scelgono un percorso serio, coerente e orientato al bene comune, lontano da improvvisazioni e logiche di mera propaganda. Il nostro obiettivo resta quello di rafforzare una presenza politica solida e radicata, capace di offrire risposte concrete ai bisogni dei cittadini siciliani
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Redazione
24 gennaio 2026
  

 

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24/01/2026

Ricorrenze. "Ricordare la Shoah"; di Salvatore Ciccotto

 

"Ricordare la Shoah"; di Salvatore Ciccotto
Shoah 2026

Fra qualche giorno ricorre la Giornata della Shoah. Un giorno importante in cui si ricorda l’apertura dei cancelli dei campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau da parte dei soldati dell’armata rossa e la liberazione di migliaia di uomini, donne e bambini.
Era il 27 gennaio del 1945
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"Ricordare la Shoah"; di Salvatore Ciccotto
(Shoah 2026: la memoria vive)

Una data importante da ricordare, una data che segnò la fine dell’oppressione nazifascista.
In quei campi, oltre agli ebrei, venivano rinchiusi tutti coloro che la pensavano diversamente. Alla fine del secondo conflitto mondiale, vincitori e vinti si sedettero attorno a un tavolo per fissare regole e principi per una serena convivenza.
Era il 24 ottobre del 1945 quando fu fondata l’ONU. L’obiettivo fondamentale di questo organismo internazionale è stato quello di mantenere la pace fra le nazioni. Durante tutti questi anni, grazie alla diplomazia, e alla cooperazione, molti conflitti sono evitati.
Mai come quest’anno la giornata della Shoah è stata al centro di discussioni e polemiche alimentate da coloro che ritengono che l’invasione e il massacro di civili inermi nella striscia di Gaza da parte dell’esercito di Israele costituisce un grave atto di violazione del diritto internazionale.
Tutto questo è avvenuto con il beneplacito dello sceriffo di Washington Donald Trump che proprio nei giorni scorsi a Davos ha firmato, insieme a 22 capi di Stato come Milei, Orban, Nethanyahu, un accordo per la trasformazione di Gaza in una specie di resort per facoltosi miliardari.
Viviamo tempi difficili in cui anziché rafforzare gli equilibri internazionali, si tende a sgretolare e a mortificare le relazioni fra i popoli necessarie per vivere in pace.
Troppo spesso sentiamo parlare di guerra. È come se ci fossimo assuefatti a questa brutta parola. Putin minaccia di utilizzare armi tattiche nucleari, Trump "conquista" il Venezuela e minaccia di prendere la Groenlandia.
Per non parlare di quello che succede negli Stati Uniti D’America in cui l’ICE, questa agenzia federale statunitense del Dipartimento per la Sicurezza Interna, alle dipendenze di Trump deporta e uccide tutti coloro che per un motivo o per un altro la pensano diversamente.
In fondo non vedo grande differenza fra quello che fanno questi uomini dell’ICE rispetto a quello che faceva la Gestapo ai tempi del Terzo Reich. Uomini entrambi che hanno il compito di rastrellare e anche uccidere chi per un motivo o per un altro va contro il pensiero unico dominante.
E allora alla luce di tutto questo, è  giusto ricordare la Shoah ma è ancora più giusto fare in modo che queste cose non accadano più nel rispetto di tutte le persone e del diritto internazionale
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Salvatore Ciccotto

24 gennaio 2026
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23/01/2026

Attività. Oggi "Il Piacere di Leggere Insieme" con Camilleri e "Il birraio di Preston"; alle 18.00 in biblioteca

 


Locandina

Il gruppo di lettura "Il Piacere di leggere insieme" si riunirà oggi pomeriggio, venerdì 23 gennaio alle ore 18.00. Il punto di ritrovo rimane la biblioteca comunale "M.L. King" di Grotte. Non cambiano le modalità: l'iniziativa è aperta a chiunque abbia voglia di leggere e scambiare quattro chiacchiere con altri lettori.


(Locandina)

Il testo scelto per questo momento di condivisione è "Il Birraio di Preston", uno dei romanzi più noti dello scrittore Andrea Camilleri. I partecipanti avranno il modo di confrontare i propri pensieri e le proprie riflessioni sulle pagine del libro.
Per partecipare non sono richiesti requisiti particolari, se non il piacere di stare in compagnia e condividere la passione per i libri.
Per chi avesse bisogno di ulteriori dettagli o volesse ricevere informazioni aggiuntive, è possibile chiamare i seguenti numeri: Pina 3395990162, Nella 3282703153, Giusy 3454428430
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Carmelo Arnone

23 gennaio 2026
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23/01/2026

Sport. Lo United Sciacca Calcio, con Garufo e Brucculeri, vince la Coppa Italia di Eccellenza

 

Unitas Sciacca Calcio
Sciacca Calcio

Si è conclusa con la vittoria dell'Unitas Sciacca Calcio la finale siciliana della Coppa Italia Eccellenza 2025/2026. La partita si è disputata ieri, giovedì 22 gennaio, nello stadio Luigi Gurrera di Sciacca, dove la squadra di casa ha affrontato il Modica Calcio.

Unitas Sciacca Calcio
(Unitas Sciacca Calcio)

È stata una gara molto combattuta e rimasta in equilibrio fino alla fine. I tempi regolamentari si sono infatti chiusi sul punteggio di 2 a 2. Per decidere chi dovesse sollevare il trofeo è stato quindi necessario ricorrere ai calci di rigore: la sfida dal dischetto ha premiato lo Sciacca, che si è imposto per 8 a 7.
Tra i protagonisti della squadra vincitrice, guidata in panchina dall'allenatore Totò Brucculeri, non poteva mancare Derio Garufo; la sua presenza nella formazione titolare ha rappresentato un valore aggiunto per lo Sciacca, confermando le qualità del calciatore grottese.
Il successo sportivo ha superato i confini di Sciacca, arrivando fino a Grotte, paese sia di Garufo che del tecnico Brucculeri. I rappresentanti delle istituzioni locali hanno voluto manifestare pubblicamente la propria soddisfazione.
Il sindaco Alfonso Provvidenza e il presidente del Consiglio comunale Angelo Carlisi hanno firmato una nota ufficiale per congratularsi con i vincitori:
"A nome dell'Amministrazione comunale e di tutta la cittadinanza, esprimiamo i più sentiti auguri all'Unitas Sciacca Calcio per la vittoria della Coppa Italia di Eccellenza. Siamo orgogliosi dei nostri concittadini Totò Brucculeri e Desiderio Garufo, splendidi protagonisti di questa meritata e radiosa affermazione sportiva".
Il trofeo arricchisce così il palmarès dello Sciacca e porta gratificazione anche alla comunità di Grotte, che vede due suoi cittadini ai vertici del calcio regionale
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Carmelo Arnone

23 gennaio 2026
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23/01/2026

Iniziative. Il film "Occhi novi" di Gero Miceli proiettato a Seraing (Belgio); sabato 24 gennaio

 

Il film "Occhi novi" di Gero Miceli proiettato a Seraing (Belgio)
Locandina

Sabato 24 gennaio alle ore 16.00, a Seraing (Belgio), presso il Centro “Leonardo Da Vinci”, verrà proiettato il film “Occhi novi”, del poeta e regista grottese Gero Miceli. Si tratta di un film interamente scritto e recitato in lingua siciliana, realizzato con il patrocinio gratuito dell’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Sicilia.

Il film "Occhi novi" di Gero Miceli proiettato a Seraing (Belgio)
(Locandina)

La proiezione è rivolta in modo particolare alla comunità siciliana che vive in Belgio, ma è aperta a tutto il pubblico interessato. L’iniziativa è curata da diverse realtà locali: l’USEF Saint Nicolas, il Com.It.Es. di Liegi, l’Associazione Culturale Italo Belga “Leonardo da Vinci” e l’Associazione “Alfonso Castronovo”.
Lo stesso regista Gero Miceli - che interverrà in video -, ha spiegato il senso della tappa a Seraing: “Sono contento di poter mostrare questo lavoro ai tanti nostri concittadini emigrati. Per molti di loro, ‘Occhi novi’ rappresenta un legame con la terra d’origine, un modo per ritrovare i suoni e i volti autentici della propria isola”.
Il film non segue i canoni classici della narrativa commerciale, ma si presenta come un racconto poetico. Attraverso quindici testi inediti scritti da Miceli, la pellicola narra la Natività e immagina alcuni momenti dell’infanzia di Gesù. Il racconto si sviluppa tra dialoghi essenziali e immagini cariche di simbolismo, con l'obiettivo di usare la lingua siciliana non per folklore, ma come strumento moderno e profondo, capace di unire il tema del sacro alla realtà umana
.  
  

Redazione

23 gennaio 2026
        

 

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22/01/2026

Sport. La nuova divisa della Pan Sagittarius, con gli storici colori del "Grotte"

 


Pan Sagittarius

Durante il mese di dicembre 2025 l'Asd Pan Sagittarius ha consegnato a tutti i tesserati la nuova divisa, che richiama i colori storici del Grotte: giallonera. Ogni tesserato ha scelto un numero di maglia che è stato apposto alla sua maglia insieme al proprio cognome.

Asd Pan Sagittarius
(Asd Pan Sagittarius)

Tutto ciò è stato possibile grazie alla preziosa collaborazione di diverse realtà locali, oltre che alla preziosa collaborazione dei genitori, sempre disponibili per ogni tipo di iniziativa; tutti hanno calorosamente supportato l'impegno dei dirigenti Antonio Pillitteri e Salvatore Baldo, e degli allenatori Peppe Castiglione e Luca Cirino.
Durante il torneo di Natale, a cui la scuola calcio ha partecipato con tutte le categorie, confrontandosi con diverse scuole calcio della provincia di Agrigento, sono stati consegnati i calendari a tutti i bambini e alle famiglie.
L'Asd Pan Sagittarius rinnova a tutti gli auguri di un buon 2026
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Redazione

22 gennaio 2026
        

 

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22/01/2026

Attualità. "Errata corrige: non suicidio ma omicidio"; di Armando Caltagirone

 

Armando Caltagirone
Armando Caltagirone

"Errata corrige: non suicidio ma omicidio"
Errata corrige

Nell’articolo pubblicato il 07/01/2026 dal titolo “Diritto e giustizia”, parlando della clamorosa svolta sul caso David Rossi, per un refuso è stato scritto: “Oggi, con altrettanta certezza, si parla di suicidio” mentre correttamente il termine doveva essere “OMICIDIO” e non suicidio.

"Errata corrige: non suicidio ma omicidio"
(Errata corrige)

L’errore in parola svilisce le stesse dichiarazioni del Presidente della Commissione d’inchiesta che ha confermato, tra l’altro, l’audizione della vigilessa di Siena di riconoscimento del soggetto che appare nel filmato.
In ordine a tale ultimo aspetto ci si domanda: possibile che tale riconoscimento, in una piccola cittadina come Siena dove tutti si conoscono, avvenga dopo tanto tempo?
Non sarà per caso che i fatti di cronaca di una certa gravità che investono alte sfere, vivono, come per i mafiosi, di segreta popolarità?
In buona sostanza tutti sanno e nessuno parla.
Provate a immaginare un mafioso che vive nell’anonimato. Sarebbe uno come tanti a cui non risulterebbe dovuto quel famoso rispetto.
Che mafioso sarebbe?
Certo non deve essere stato incoraggiante per poter parlare, ritornando al caso Rossi, sapere che tutte le richieste di riapertura del caso, avanzate dalla famiglia, sono state puntualmente archiviate e che gli unici indagati, ancor oggi, sono i giornalisti delle “Iene”.
Tanto si doveva per amore di verità e per il giusto senso dello scritto.
 
  
Armando Caltagirone
22 gennaio 2026 
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21/01/2026

Spettacolo. Per il Carnevale 2026 "Il Circo" arriva a Grotte

 

Spettacolo. Per il Carnevale 2026 "Il Circo" arriva a Grotte
Locandina

Domenica 15 febbraio 2026, il paese di Grotte si colora con i festeggiamenti del Carnevale Grottese. L'iniziativa, curata dall'associazione Muoviti Grotte con il patrocinio del Comune di Grotte e dell’ARS, è interamente dedicata al tema del circo.

Spettacolo. Per il Carnevale 2026 "Il Circo" arriva a Grotte
(Locandina)

Le attività inizieranno alle ore 18.00. Il punto di ritrovo è la zona di Portobello, da dove partirà la sfilata del carro allegorico. Il corteo percorrerà tutto il Viale della Vittoria per poi giungere in Piazza Municipio. Una volta arrivato a destinazione, il carro resterà nella piazza per tutta la serata, trasformandola in un'area dedicata alla musica e al ballo.
Ad accompagnare i presenti ci sarà un DJ set che vedrà protagonisti Dario Giammusso, Ausilio Polifemo e Salvatore Morreale. È inoltre prevista la collaborazione con Animazione Cartoonmania (di Filippo La Mendola e Monica Bellavia), che contribuirà a intrattenere i partecipanti con diverse sorprese durante la serata.
Gli organizzatori invitano i cittadini a partecipare attivamente creando dei gruppi mascherati ispirati al mondo del circo. Ci si potrà vestire da clown, domatori, acrobati, giocolieri o qualsiasi altro personaggio legato a questo tema. Per rendere la sfilata più coinvolgente, è previsto un premio speciale per il gruppo giudicato più simpatico, tenendo conto dell'originalità e dell'energia mostrata durante la parata.
Per permettere la riuscita di questa festa dedicata a tutta la comunità, l'organizzazione invita le attività commerciali locali che lo desiderano a sostenere l'iniziativa attraverso un contributo economico.
L'invito finale è rivolto a tutti gli abitanti e ai visitatori: preparate i costumi e la fantasia per partecipare a questa domenica di festa a Grotte
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Redazione

21 gennaio 2026
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21/01/2026

Attualità. "Qualcuno ci aiuti a sistemare questo paese"; di Gianni Russello

 

"Qualcuno ci aiuti a sistemare questo paese"; di Gianni Russello
Guarda il video

In redazione è stato recapitato un video di Gianni Russello, nel quale mostra - lamentandosene - le condizioni di alcune zone del paese.
Buongiorno Direttore - esordisce Russello -, ti mando alcuni spezzoni di video che abbiamo girato nel paese, con la speranza che qualcuno al Nord veda questi disastri (…) e qualcuno - Bruxelles, Nord, qualche Premio Nobel - ci aiuti a sistemare questo paese
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"Qualcuno ci aiuti a sistemare questo paese"; di Gianni Russello
(Guarda il video)

Si va dalle condizioni di un’area verde attrezzata, ai marciapiedi del Viale della Vittoria, ai limitatori di velocità (dossi artificiali), per poi proseguire lungo il corso principale con i prospetti di numerosi edifici lasciati all’abbandono.
Carmelo Arnone, se mi dai qualche risposta…”, chiede Russello.
I problemi sollevati sono chiaramente diversi, ciascuno dei quali richiede un'articolata disamina delle effettive condizioni dei luoghi, dell'opportunità e delle possibili modalità di intervento, dei costi relativi ai lavori da effettuare, della perizia sull'eventuale pericolosità degli edifici, dell'iter per l'accertamento dei titolari del diritto di proprietà.
Intanto pubblichiamo il video, in attesa di poterne discutere con chi di competenza.

Il
video si conclude con le arcaiche note di una nenia espresse dalla potente e cristallina voce dell’ambulante Salvatore Zaffuto (uno degli ultimi fruttivendoli-cantori rimasti in Sicilia).  
  

Redazione
21 gennaio 2026
  

 

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21/01/2026

Confronti. "Fede e dolore"; dialogo tra Gaspare Agnello e Salvatore Filippo Vitello

 

"Fede e dolore"; dialogo tra Gaspare Agnello e Salvatore Filippo Vitello
Fede e dolore

Sulla recensione del dott. Salvatore Filippo Vitello sul film "La Grazia" di Sorrentino, pubblicata lo scorso lunedì 19 gennaio, è intervenuto Gaspare Agnello. Di seguito il suo intervento e la risposta del dott. Vitello.

"Fede e dolore"; dialogo tra Gaspare Agnello e Salvatore Filippo Vitello

Caro Filippo,
rispondere a te è molto difficile perché tu sei un pozzo di scienza e un uomo che ha trovato la verità nella fede.
Io ti dico che chi sostiene l'eutanasia vuole sopprimere la non vita, ma tu mi rispondi che il dolore è una roba che redime e santifica.
Come vedi non ci possiamo incontrare... se non a tavola.

Gaspare Agnello

Caro Gaspare,
voglio chiarirti alcuni concetti che riguardano il significato del mio vivere.
La fede non elimina il dubbio, che, per quanto mi riguarda, affronto quotidianamente con grande difficoltà.
Nel cristianesimo la fede non è una certezza matematica né una rinuncia al pensiero critico. Al contrario, nasce spesso dentro le domande. E di domande io ne ho tantissime, forse molto di più di chi si non si riconosce in essa.
Il dubbio non è l’opposto della fede; lo è piuttosto l’indifferenza.
Chi dubita, infatti, prende sul serio la verità e la cerca con onestà. La fede cristiana non chiede di spegnere la ragione, ma di metterla in dialogo con l’esperienza e la coscienza. Credere significa fidarsi senza possedere tutto, camminare senza vedere ogni passo, non smettere di interrogarsi.
Anche Gesù, sulla croce, grida: «Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Questo mostra che il dubbio e l’angoscia non escludono la relazione con Dio: ne fanno parte.
Io non sacralizzo il dolore. Mi piace la vita e voglio viverla pienamente.
Pensare che il cristiano debba accettare il dolore come se fosse voluto da Dio o necessario per guadagnarsi l’eternità, non è la mia idea.
Il cristianesimo non insegna che la sofferenza sia un bene in sé. Gesù non glorifica il dolore: lo combatte, guarisce i malati, consola, piange davanti alla morte di Lazzaro. Il Regno di Dio annunciato da Gesù è liberazione, non rassegnazione.
La croce non significa che il dolore salva; significa che Dio entra nel dolore umano per non lasciare l’uomo solo dentro di esso. La sofferenza non è cercata, ma quando è inevitabile può essere attraversata con senso, trasformata dall’amore, non subita passivamente.
Essere cristiani non significa vivere in funzione della morte o dell’aldilà disprezzando la vita presente. Al contrario, l’eternità cristiana inizia già ora, nella qualità dell’amore, della giustizia, della libertà che si vive nel presente.
E su questo Gaspare sei tu il vero maestro, per come ti ho sempre conosciuto, fin da ragazzino.
La fede cristiana afferma che la vita è un dono da custodire, difendere, rendere piena. Non chiede di accettare il male, ma di resistergli, di trasformare la realtà con responsabilità e compassione.
Caro Gaspare, come vedi abbiamo più punti in comune di quanto appaia.
La fede (intesa come atto di fiducia) non cancella il dubbio: lo assume come parte del cammino verso la verità.
Il cristianesimo non esalta la sofferenza: la prende sul serio e la affronta, senza giustificarla.
Ti confesso che non sempre ci riesco e questo spesso mi causa frustrazione e un grande malessere.

Mi piace l'idea di stare insieme a tavola, ma senza parlare di queste cose.
Ti abbraccio con affetto.
Salvatore Filippo Vitello
.  
  

Redazione
21 gennaio 2026
  

 

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21/01/2026

Politica. L'on. Rosellina Marchetta: "Ciclone Harry: verso il riconoscimento dello stato di calamità naturale"

 

On. Rosellina Marchetta
On. Rosellina Marchetta

Desidero esprimere la mia più sentita vicinanza a tutte le comunità siciliane duramente colpite dal ciclone Harry e a quanti, in queste ore, stanno facendo i conti con gravi danni economici, alle abitazioni, alle attività produttive e alle infrastrutture”; così dichiara l’on. Rosellina Marchetta, deputato segretario dell’Assemblea Regionale Siciliana, commentando l’ondata di maltempo che ha interessato vaste aree dell’Isola.
La Sicilia sta affrontando ancora una volta gli effetti devastanti di eventi climatici estremi che mettono a dura prova il nostro territorio e la tenuta del tessuto economico e sociale - prosegue Marchetta -. È necessario garantire risposte rapide e concrete ai cittadini, agli imprenditori e agli agricoltori che hanno subito perdite ingenti. Per questo mi attiverò nelle sedi istituzionali competenti affinché venga riconosciuto lo stato di calamità naturale, condizione indispensabile per consentire l’attivazione degli strumenti di sostegno e ristoro a favore delle popolazioni colpite e per avviare un percorso di messa in sicurezza e prevenzione del territorio
.  
  

Redazione
21 gennaio 2026
  

 

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20/01/2026

Comune. Maltempo: anche per domani, mercoledì 21 gennaio, scuole chiuse e misure di sicurezza per l'allerta meteo

 

Maltempo: anche per domani, mercoledì 21 gennaio, scuole chiuse e misure di sicurezza per l'allerta meteo
Allerta meteo

Secondo le previsioni meteorologiche avverse, la giornata di domani, mercoledì 21 gennaio, sarà caratterizzata da condizioni critiche nel territorio di Grotte. Già dalla serata di oggi sono attesi venti molto forti provenienti da est, con raffiche intense e mareggiate lungo le coste. Il bollettino indica inoltre piogge diffuse, temporali, frequenti fulmini e possibili grandinate, specialmente nei settori nord-orientali.

Maltempo: anche per domani, mercoledì 21 gennaio, scuole chiuse e misure di sicurezza per l'allerta meteo
(Allerta meteo)

Per garantire l’incolumità dei cittadini e permettere le verifiche di sicurezza negli edifici, il sindaco Alfonso Provvidenza ha firmato un’ordinanza che stabilisce diverse restrizioni.
La decisione principale riguarda la sospensione delle lezioni: domani tutte le scuole di ogni ordine e grado rimarranno chiuse. Allo stesso modo, non saranno accessibili al pubblico l’asilo nido e la biblioteca comunale.
Per prevenire rischi legati al vento e alle piogge, è vietato l'accesso a giardini pubblici, impianti sportivi all'aperto e aree giochi esterne.
Anche il cimitero comunale resterà chiuso per l'intera giornata. Sono inoltre sospese tutte le attività commerciali su strada, i mercati e le manifestazioni previste all'aperto.
L'ordinanza vieta l'uso di locali interrati o seminterrati, che potrebbero allagarsi in caso di forti piogge.
Per quanto riguarda la viabilità, si raccomanda ai cittadini di non attraversare - né a piedi né in auto - i sottopassi e le zone che in passato hanno subito allagamenti. In caso di estrema necessità, è bene utilizzare percorsi alternativi per evitare le aree più pericolose.

Con la stessa ordinanza è stata disposta la prosecuzione dell’apertura del Centro Operativo Comunale (COC), incaricando il Responsabile del Servizio Protezione Civile di assicurarsi della reperibilità dei componenti.
Il Comune invita la popolazione alla massima prudenza durante tutta la durata dell'allerta meteo
.  
  

Carmelo Arnone

20 gennaio 2026
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20/01/2026

Servizi. Guasti elettrici agli impianti: possibili disagi nell'erogazione dell'acqua

 

Azienda Idrica Comuni Agrigentini

L’AICA (Azienda Idrica Comuni Agrigentini) ha comunicato che, tra la giornata di ieri e quella di oggi, martedì 20 gennaio 2026, si sono verificati alcuni problemi tecnici che stanno influenzando la normale distribuzione dell'acqua in buona parte della provincia.

Azienda Idrica Comuni Agrigentini
(AICA)

A causa di alcune micro-interruzioni nell’erogazione dell’energia elettrica da parte di E-Distribuzione, si sono verificati dei malfunzionamenti presso il potabilizzatore di Santo Stefano Quisquina e l’impianto di sollevamento “Castello” di Bivona.
Per evitare che questi sbalzi di corrente potessero danneggiare i macchinari e le apparecchiature elettriche, i tecnici hanno deciso di spegnere temporaneamente gli impianti come misura precauzionale.
Questa scelta ha comportato una riduzione della quantità d’acqua che scorre negli acquedotti Voltano e Tre Sorgenti, portando di conseguenza a una minore disponibilità idrica per molti centri abitati.
I ridotti flussi d'acqua riguardano i seguenti Comuni e zone: Agrigento (limitatamente alle frazioni di Montaperto e Giardina Gallotti), Comitini, Aragona, Raffadali, Joppolo Giancaxio, Santa Elisabetta e Favara, Porto Empedocle, Grotte, Naro, Racalmuto, Castrofilippo, Canicattì, Campobello di Licata e Ravanusa.
In queste località, la distribuzione dell’acqua potrà subire limitazioni, ritardi o altri tipi di disservizi per gli utenti.
L’azienda ha rassicurato che i tecnici sono pronti a riattivare completamente il potabilizzatore e la stazione di sollevamento non appena la fornitura elettrica tornerà a essere stabile e regolare. Tuttavia viene specificato che, anche dopo il riavvio delle macchine, sarà necessario attendere i normali tempi tecnici affinché la pressione e il servizio di distribuzione tornino alla piena normalità
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Carmelo Arnone

20 gennaio 2026
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19/01/2026

Comune. Maltempo: scuole chiuse e misure di sicurezza per l'allerta meteo di martedì 20 gennaio

 

Maltempo: scuole chiuse e misure di sicurezza per l'allerta meteo di martedì 20 gennaio
Allerta meteo

Il Comune di Grotte ha disposto una serie di precauzioni per la giornata di martedì 20 gennaio 2026. Il sindaco Alfonso Provvidenza ha firmato un'ordinanza in risposta all'avviso della Protezione Civile regionale, che ha classificato la situazione con un codice di allerta arancione per rischio meteo-idrogeologico e idraulico. Le previsioni indicano che una perturbazione interesserà la Sicilia portando piogge diffuse e persistenti, con un peggioramento delle condizioni proprio martedì 20 gennaio.

Maltempo: scuole chiuse e misure di sicurezza per l'allerta meteo di martedì 20 gennaio
(Allerta meteo)

Per garantire l'incolumità pubblica, il provvedimento stabilisce quanto segue:
- scuole e uffici: rimarranno chiuse le scuole di ogni ordine e grado, l'asilo nido e la biblioteca comunale;
-
aree pubbliche: è vietato l'accesso a giardini pubblici, impianti sportivi all'aperto, aree giochi esterne e sottopassi;
- altre strutture: resterà chiuso il cimitero comunale;
- attività: sono sospese le manifestazioni all'aperto e tutte le attività commerciali su strada o in aree pubbliche;
- locali privati: viene vietato l'uso temporaneo di locali interrati, seminterrati e piani bassi.
L'ordinanza contiene un elenco di norme da seguire per limitare i pericoli:
- evitare di circolare a piedi o in auto nelle zone già note per allagamenti o esondazioni, non attraversare mai sottopassi o passaggi a guado durante la pioggia;
- non sostare su ponti, argini o vicino a fiumi e zone soggette ad allagamenti;
- se l'acqua dovesse entrare negli edifici, non bisogna tentare di arginarla ma è necessario spostarsi ai piani superiori;
- allontanarsi se si sentono rumori sospetti provenienti dall'edificio (scricchiolii o tonfi) o se si notano crepe nel terreno;
- se si deve lasciare la propria abitazione, occorre chiudere gas ed elettricità, ricordandosi di portare con sé eventuali animali domestici;
- stare lontani da pendici rocciose, coste, spiagge e moli, non andare a curiosare nelle aree colpite da frane o alluvioni per non intralciare i soccorsi;
- è importante avvisare il Comune e le autorità di ogni rischio di cui si viene a conoscenza.
Per gestire al meglio la situazione, è stato aperto il Centro Operativo Comunale (COC). La Polizia Locale e le Forze dell'Ordine hanno la facoltà di chiudere strade o ponti e, se necessario, procedere allo sgombero di edifici in caso di gravi criticità meteorologiche
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Carmelo Arnone

19 gennaio 2026
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19/01/2026

Comune. Attivato il COC (Centro Operativo Comunale), per l'allerta meteo

 

 Attivato il COC (Centro Operativo Comunale)
COC

A seguito delle previsioni meteorologiche comunicate dalla Protezione Civile Regionale, il Comune di Grotte ha attivato ufficialmente la propria struttura di emergenza. Il sindaco Alfonso Provvidenza ha firmato il decreto che dispone l'apertura del Centro Operativo Comunale (COC) per gestire le possibili criticità legate al maltempo.

 Attivato il COC (Centro Operativo Comunale)
(Centro Operativo Comunale - immagine esemplificativa)

La decisione è stata presa dopo la segnalazione di una forte perturbazione di origine extratropicale che sta interessando la Sicilia, portando piogge e condizioni meteorologiche avverse diffuse. Per questo motivo, il COC è operativo dalle ore 00.00 del 19 gennaio 2026 e rimarrà attivo fino a quando la situazione non tornerà alla normalità, con una particolare attenzione inizialmente prevista per le giornate del 19 e del 20 gennaio.
Il Centro Operativo Comunale ha sede presso gli uffici della Polizia Municipale in Piazza Umberto I.
Il coordinamento generale è affidato all'ing. Gioacchino Settecasi, responsabile comunale della Protezione Civile.
La struttura è organizzata in diversi settori, ognuno con compiti specifici per assistere la popolazione:
- l’ing. Settecasi si occupa di analizzare i rischi sul territorio e di verificare eventuali danni a persone o edifici dopo le piogge;
- la dott.ssa Giovanna Provenzano è la responsabile per l'assistenza sociale, mentre per gli aspetti sanitari e veterinari il Comune collabora con i servizi dell'ASP di Canicattì:
- la gestione dei mezzi, dei materiali e il coordinamento dei volontari sono seguiti direttamente dall'Area Tecnica;
- il comandante Paolo Alaimo coordina gli interventi sulla rete dei servizi essenziali e monitora la situazione degli edifici scolastici;
- il personale della Polizia Locale, con gli ispettori Paola Tirone e Filippo Morgante, si occupa di gestire il traffico e di inibire l'accesso alle zone eventualmente pericolose;
- un gruppo di operai comunali, coordinati da Giovanni Miceli, è pronto a intervenire fisicamente sul territorio per le emergenze.
Il COC ha il compito di monitorare costantemente la situazione e raccordare tra loro i vari uffici.
Tra le attività principali rientrano la verifica dei dati provenienti dalle reti di monitoraggio, l'organizzazione dei soccorsi in caso di necessità e la gestione delle comunicazioni con la Prefettura e gli altri organi regionali
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Carmelo Arnone

19 gennaio 2026
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19/01/2026

Cinema. "La Grazia: di chi sono i giorni della vita?"; di Salvatore Filippo Vitello

 

Dott. Salvatore Filippo Vitello
Salvatore Filippo Vitello

La Grazia: di chi sono i giorni della vita?
La Grazia

Nel film "La Grazia" di Paolo Sorrentino, che consiglio vivamente di vedere, sono molto studiati e significativi i dialoghi, che costituiscono l'ossatura del film.
Il film racconta la storia di un Presidente della Repubblica (Toni Servillo), alla fine del suo mandato. Nel semestre bianco si trova sul tavolo tre provvedimenti che aspettano la sua firma: la legge sull’eutanasia e due domande di grazia
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La Grazia: di chi sono i giorni della vita?
(Una scena del film)

Nel finale de "La Grazia", Paolo Sorrentino concentra il senso dell’intero film in una domanda, che la figlia, fine giurista, rivolge al padre Presidente cattolico e maestro del diritto penale. Una domanda apparentemente semplice, ma filosoficamente vertiginosa: "Di chi sono i giorni della vita?".
È una domanda che non cerca una risposta giuridica o politica, bensì ontologica e spirituale. In essa si incrociano due orizzonti che il film tiene costantemente in tensione: quello esistenzialista e quello religioso.
L’orizzonte esistenzialista: la vita come responsabilità radicale.
Dal punto di vista esistenzialista, la conclusione del film sembra avvicinarsi a una posizione chiara: i giorni appartengono a chi li vive.
Questa affermazione richiama direttamente il cuore dell’esistenzialismo novecentesco, da Sartre a Camus, secondo cui l’essere umano non è definito da un’essenza data, ma dalle proprie scelte. Vivere significa decidere, e decidere significa assumersi la responsabilità del proprio tempo, del proprio corpo, della propria fine.
Il Presidente interpretato da Toni Servillo incarna il dramma dell’uomo che, pur detenendo il più importante potere istituzionale, scopre il limite radicale dell’autorità. Può firmare leggi, concedere grazie, ma non può sottrarsi alla domanda sul senso ultimo della vita e della morte. La figlia Dorotea, con la sua posizione netta a favore dell’eutanasia, rappresenta una visione esistenzialista coerente: se la vita è mia, allora anche la mia morte deve poterlo essere.
In questo senso, la frase "i giorni sono di chi li vive" appare come un’evidenza innegabile. Non è una provocazione ideologica, ma il riconoscimento di un dato fondamentale dell’esperienza umana: nessuno può vivere al posto di un altro, né soffrire, né morire. L’esistenzialismo del film non è gridato, ma sofferto, silenzioso, incarnato nei dubbi, nelle pause, nei dialoghi scarni ma densissimi.
La dimensione religiosa: la vita come dono e mistero.
Tuttavia, "La Grazia" non si chiude in una prospettiva puramente laica o individualista. Il titolo stesso introduce una categoria decisiva: la grazia. Grazia è un termine profondamente religioso, che rimanda a qualcosa che non si possiede, ma si riceve. Nella tradizione cristiana, la vita non è una proprietà, bensì un dono; e ciò che è dono non può essere amministrato come un bene qualsiasi.
Qui emerge la frattura interiore del Presidente. Se da un lato riconosce la forza dell’argomento esistenzialista, dall’altro avverte il peso di una visione in cui i giorni della vita non sono "nostri", ma affidati. Non a caso, il film non offre una risposta definitiva e pacificata: la fede non è mai certezza, ma inquietudine, attesa, talvolta muta resistenza al riduzionismo.
In questa prospettiva, la domanda "di chi sono i giorni della vita?" può ricevere una risposta alternativa: i giorni non sono di nessuno, o meglio, non sono interamente nostri. Appartengono a un ordine più grande, a un mistero che precede e supera l’individuo.
Quel mistero nel film evocato nel dialogo tra un Papa rappresentato in modo eccentrico (capelli rasta ed orecchino) ed un Presidente incerto e a tratti timoroso, sta a dimostrare il dramma del contrasto tra le due visioni.
La sofferenza, allora, non è solo un problema da risolvere, ma anche un luogo tragico di senso, per quanto insopportabile.
La grazia come sospensione del giudizio.
Il film non risolve il conflitto tra queste due visioni, e proprio in questo sta la sua profondità. La "grazia" non è la vittoria di una tesi sull’altra, ma la sospensione del giudizio assoluto. È il riconoscimento che nessuna legge, nessuna convinzione, nessuna fede può esaurire la complessità dell’esperienza umana davanti alla morte.
Il Presidente, alla fine del suo mandato, comprende forse che il vero atto di grazia non è decidere al posto degli altri, ma prendere sul serio la loro domanda, senza ridurla a ideologia. L’esistenzialismo del film afferma la libertà; la religione ricorda il limite. Tra queste due polarità si colloca l’uomo, fragile, pensante, responsabile.
La Grazia non dice semplicemente che i giorni della vita appartengono a chi li vive. Dice qualcosa di più inquietante e più vero: che questa domanda non può essere elusa, e che ogni risposta, anche la più evidente, porta con sé un peso morale e spirituale enorme.
Sorrentino ci lascia in quello spazio di tensione in cui l’uomo è insieme libero e finito, sovrano di sé e debitore di un mistero più grande.
È lì, in quel vuoto carico di senso, che il film trova la sua conclusione più autenticamente esistenzialista e, al tempo stesso, profondamente religiosa
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Salvatore Filippo Vitello

19 gennaio 2026
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18/01/2026

Comune. Grotte: domani, lunedì 19 gennaio, scuole chiuse per allerta meteo

 

Grotte: domani, lunedì 19 gennaio, scuole chiuse per allerta meteo
Allerta meteo

Il sindaco di Grotte, Alfonso Provvidenza, ha disposto per la giornata di domani, lunedì 19 gennaio 2026, una serie di misure precauzionali per far fronte alle previsioni meteo che indicano raffiche di vento molto intense, con picchi fino a 54 nodi, previste soprattutto durante l'orario di uscita degli studenti.

Grotte: domani, lunedì 19 gennaio, scuole chiuse per allerta meteo
(Allerta meteo)

Per garantire la sicurezza dei cittadini e prevenire situazioni di pericolo, il Comune ha stabilito quanto segue:
- rimarranno chiuse tutte le scuole di ogni ordine e grado presenti nel territorio comunale, compreso l'asilo nido;
- è vietato l'accesso ai giardini pubblici, agli impianti sportivi all'aperto, alle aree giochi esterne e ai sottopassi, considerati luoghi a rischio;
- il cimitero comunale resterà chiuso al pubblico per l’intera giornata;
- disposto il divieto di utilizzo temporaneo di locali interrati, seminterrati e piani terra particolarmente bassi;
- sono sospese tutte le attività commerciali su strada o in aree pubbliche, così come ogni tipo di manifestazione programmata all'aperto.
L'Amministrazione raccomanda inoltre di evitare il transito a piedi o in auto nelle zone che in passato hanno subito allagamenti o esondazioni, specialmente se dovessero verificarsi piogge intense. In caso di necessità urgenti di spostamento, si invita a utilizzare percorsi alternativi più sicuri
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Carmelo Arnone

18 gennaio 2026
© Riproduzione riservata.
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17/01/2026

Pittura. Antonio Pilato a Roma con l'opera "Slancio Vitale", per il Premio Leonardo

 

Antonio Pilato
Antonio Pilato

"Slancio vitale" di Antonio Pilato
Slancio vitale

L’artista Antonio Pilato, pittore e già docente di Filosofia e Pedagogia, ha preso parte al Premio d’Arte Visiva "Leonardo", una rassegna dal titolo "Roma, Contemporanei a Confronto" che ha portato nella Capitale diverse testimonianze della pittura attuale.

"Slancio vitale" di Antonio Pilato
("Slancio vitale" di Antonio Pilato)

Il Pittore grottese ha presentato un’opera intitolata "Slancio Vitale", un dipinto realizzato con tecnica acrilica delle dimensioni di 100x80 centimetri. Il quadro si caratterizza per un uso dinamico del colore e per pennellate rapide e oblique che danno un senso di movimento costante alla superficie della tela.
Secondo quanto riportato nella nota critica, il lavoro dell'artista non cerca di rappresentare una scena precisa, ma punta a trasmettere una sensazione immediata. Nonostante l'apparente spontaneità dei gesti, il dipinto mostra una precisa attenzione alla disposizione dei colori, cercando un equilibrio tra l'istinto del momento e la composizione finale.
L’iniziativa si è sviluppata in diverse fasi e luoghi della città di Roma durante il 2025. Una prima parte della mostra si è tenuta dal 29 novembre al 4 dicembre presso gli spazi di Palazzo Velli. Successivamente, il 12 dicembre, l'iniziativa si è spostata presso il Centro Congressi Fontana di Trevi.
L'organizzazione è stata curata da Sandro Serradifalco, responsabile di Art Now e direttore artistico della Fondazione Effetto Arte ETS. Al progetto hanno collaborato diverse realtà, tra cui Expo Palazzo Velli e Roma Eventi
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Carmelo Arnone

17 gennaio 2026
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17/01/2026

Iniziative. A Grotte "Letture d'inverno" per i bambini, in Biblioteca; lunedì 26 gennaio

 

"Letture d'inverno" per i bambini, in Biblioteca
Locandina

La biblioteca comunale "M.L. King" di Grotte apre le porte ai più piccoli per un’iniziativa dedicata ai libri e alla narrazione: il prossimo 26 gennaio, lunedì, i locali del Viale della Vittoria ospiteranno le "Letture d’inverno", un’attività pensata specificamente per i bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni.

"Letture d'inverno" per i bambini, in Biblioteca
(Locandina)

Il progetto, nato dalla collaborazione tra il nuovo gruppo di lettura "Il Piacere di Leggere Insieme" e il Comune di Grotte, si propone di accogliere in biblioteca i giovanissimi, per stare insieme e scoprire nuove storie. L’incontro inizierà alle ore 18.00 e si concluderà verso le 19.30.
Per permettere un corretto svolgimento delle attività e garantire a tutti lo spazio necessario, i gruppi di lettura saranno formati da un massimo di 20 bambini. La partecipazione non prevede costi, ma la prenotazione è obbligatoria per poter gestire l'affluenza entro i limiti previsti.
I genitori interessati a iscrivere i propri figli possono farlo inviando un messaggio tramite WhatsApp all'Assessore
alle Politiche giovanili e della Famiglia, dott.ssa Giusy Minneci, al numero 345.4428430. Per completare correttamente la richiesta è necessario specificare nel messaggio i seguenti dati: nome e cognome del genitore, nome e cognome del bambino o della bambina, l’età del partecipante e un recapito telefonico.  
  

Carmelo Arnone

17 gennaio 2026
© Riproduzione riservata.
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16/01/2026

Cronaca. Calogero Conti lascia il carcere e passa ai domiciliari

 

Tribunale di Agrigento
Tribunale di Agrigento

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, dott. Giuseppe Miceli, ha disposto la sostituzione della misura cautelare per Calogero Conti, 38 anni, di Grotte. Conti, che si trovava in custodia cautelare in carcere dallo scorso settembre per reati legati al traffico di sostanze stupefacenti, potrà ora tornare presso la propria abitazione.
La scelta di concedere gli arresti domiciliari nasce da una richiesta presentata dalla difesa dell'indagato, rappresentata dagli avvocati Giuseppe Zucchetto e Giuseppe Barba. Il giudice ha valutato positivamente alcuni elementi recenti, tra cui la volontà espressa da Conti di definire il procedimento attraverso un patteggiamento, segno di una "rivisitazione critica" del proprio passato.
Nonostante la gravità dei fatti contestati rimanga invariata, il tribunale ha ritenuto che il periodo già trascorso in cella e il contesto familiare in cui l'uomo andrà a vivere siano sufficienti a garantire le esigenze di sicurezza, riducendo il rischio che possano essere commessi nuovi reati.
Il passaggio dal carcere alla detenzione domestica non è però privo di vincoli stringenti; il provvedimento stabilisce che: Conti dovrà indossare il dispositivo di controllo a distanza (braccialetto elettronico), e qualora l'imputato dovesse rifiutarlo o se dovessero sorgere problemi tecnici insormontabili per la sua installazione, l'uomo tornerebbe immediatamente in carcere; all'indagato è vietato incontrare o comunicare con persone diverse dai familiari conviventi, dal proprio medico e dai legali (divieto di comunicazione), un divieto che si estende a ogni mezzo: telefono, social network, computer o applicazioni di messaggistica; l'uomo non potrà lasciare la propria abitazione di Grotte per nessun motivo (obbligo di permanenza) senza la preventiva autorizzazione del giudice.
Il pubblico ministero aveva già espresso parere favorevole alla richiesta dei legali Giuseppe Zucchetto e Giuseppe Barba. Il giudice ha quindi delegato i Carabinieri della Stazione di Grotte per i controlli necessari e per l'attivazione del sistema elettronico di sorveglianza nel più breve tempo possibile.
L'ordinanza specifica infine che Conti ha ricevuto l'autorizzazione a recarsi presso il proprio domicilio senza scorta, seguendo il percorso più breve e comunicando preventivamente alle autorità l'orario di partenza e quello di arrivo. Ogni violazione di queste prescrizioni comporterebbe l'immediato ripristino della custodia in carcere
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Redazione
16 gennaio 2026     
  

 

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16/01/2026

Iniziative. Premio letterario "Antonio Veneziano" V edizione 2026; partecipazione entro il 31 marzo

 

Premio letterario "Antonio Veneziano" V edizione 2026
Regolamento

Il blog TonyPoet ha dato il via alla quinta edizione del Premio letterario "Antonio Veneziano" 2026 (vedi Regolamento e modulo di partecipazione). L'iniziativa conta sulla collaborazione del Comune di Palermo, del Laboratorio Culturale L’Albero d’oro, dell’Accademia di Sicilia, dell’Hotel Jolì, di Spazio Cultura edizioni e di Arte e Cultura Tv. Il Presidente del concorso e della giuria è il dott. Antonino Causi.
Gli interessati possono partecipare scegliendo tra cinque diverse categorie:
- sezione A (poesia in lingua italiana): si possono inviare al massimo due poesie a tema libero, lunghe non più di 40 versi. Le opere non devono essere mai state premiate tra i primi tre posti in altri concorsi:
- sezione B (poesia in vernacolo): valgono le stesse regole della sezione A, ma è obbligatorio allegare la traduzione in italiano;
- sezione C (libro edito di poesia): riguarda volumi pubblicati tra il 2020 e il dicembre 2025, provvisti di codice ISBN;
- sezione D (libro edito di narrativa): per romanzi o raccolte di racconti pubblicati tra il 2020 e il dicembre 2025 con codice ISBN;
- sezione E (romanzo inedito di narrativa): dedicata a opere mai pubblicate prima.
Il concorso è aperto a tutte le persone maggiorenni, sia italiane che straniere.
Per le sezioni di poesia (A e B), i testi vanno inviati solo via e-mail all'indirizzo premioveneziano22@gmail.com in formato Word.
È necessario inviare due copie: una con i dati dell'autore e una anonima.
Per i libri e i romanzi inediti (C, D, E), bisogna spedire il file PDF via e-mail e due copie cartacee tramite posta (raccomandata piego libri) a: Dott. Antonino CAUSI, Fondo Trapani n. 21, 90146 Palermo. Sul pacco va scritta la dicitura: "5° Premio Letterario Antonio Veneziano 2026".
Tutti i partecipanti devono allegare la scheda di partecipazione compilata, una dichiarazione di autorialità firmata e la ricevuta del pagamento della quota. Il termine ultimo per l'invio è martedì 31 marzo 2026.
È richiesto un contributo per le spese organizzative:
- 20 € per una sezione;
- 35 € per due sezioni;
- 45 € per tre sezioni;
- 50 € per quattro o cinque sezioni.
Il versamento può essere effettuato tramite Postepay (n. 4023601045790193) o bonifico bancario (IBAN: IT63S0100504604000000006806) intestati ad Antonino Causi.
I primi classificati di ogni sezione riceveranno una targa e un buono libro. Per chi vince la Sezione E (inediti), è previsto un contratto editoriale gratuito con la casa editrice Spazio Cultura, che si occuperà anche dell'editing. Se i vincitori del primo premio risiedono fuori dalla Sicilia, l'organizzazione offre il pernottamento per una persona per un giorno.
Sono previste targhe anche per i secondi e terzi classificati delle sezioni A, B, C e D. La giuria potrà assegnare ulteriori premi speciali, come il Premio alla Carriera o Menzioni d'onore.
I risultati verranno resi noti a luglio 2026, mentre la cerimonia finale si terrà a Palermo nel mese di ottobre 2026. I libri inviati per il concorso non saranno restituiti, ma verranno donati a diverse biblioteche.
Per ulteriori chiarimenti è possibile scrivere a premioveneziano22@gmail.com
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Redazione
16 gennaio 2026     
  

 

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16/01/2026

Attualità. "Sinistra o Sinistro?"; di Armando Caltagirone

 

Armando Caltagirone
Armando Caltagirone

Con un destro ho fatto un sinistro
Destro-Sinistro

Oggi si parla di sinistra sol perché avanza la destra.
I progressi elettorali della destra liberale non sono dovuti a meriti guadagnati sul campo, quanto a demeriti di una opposizione che di sinistra non ha nulla, mentre di “sinistro”, cioè disgrazia, ha tanto.
Per dirla con il comico Tino Scotti: “Con un destro ho fatto un sinistro”.

Con un destro ho fatto un sinistro
(Con un destro ho fatto un sinistro)

Quale sarebbe il partito che incarna i valori del socialismo dal volto umano? Forse il Partito Democratico? Sicuramente no, neppure dal punto di vista teorico in quanto non si conosce la sua teorica ideologia.
Non è certo di sinistra condividere, con il silenzio, il finanziamento pubblico a privati che gestiscono, in concorrenza, (concorrenti finanziati dallo Stato) settori strategici garantiti dalla Costituzione come l’istruzione, la sanità e perfino le telecomunicazioni; per non parlare dei sistemi di tassazione che favoriscono solo i ricchi.
Non è certo di sinistra realizzare ciò che la destra teorizza (art. 18 statuto lavoratori, Part time, lavoro interinale etc.).
Il Partito Democratico si può solo definire un ritrovo di ex democristiani che non sono riusciti a riciclarsi altrove e di ex comunisti che non sono mai stati comunisti.
Esagerato? No!
Basta fare alcuni nomi: D’Alema, Minniti ottimi consulenti dei governi di tutti i colori (i soldi non hanno colore), pagati a peso d’oro, che arrotondano la misera pensione di parlamentari; Casini che aspira a diventare Presidente della Repubblica e che con il PD spartisce solo la sua elezione; Prodi, Gentiloni, Veltroni, De Luca, Schlein etc, etc.
Infine il capolavoro che racchiude un po’ tutti, l’ex senatore PD Tommaso Cerno che da rappresentante teorico delle classi più deboli è diventato direttore del “Il Giornale” quindi alle dipendenze dell’editorialista Vittorio Feltri, trasformandosi nel più accanito nemico di Landini e delle sue battaglie sindacali. Per quale stranezza l’omofobo Feltri accetta come direttore del suo giornale l’omosessuale Cerno?
Tutti questi galantuomini etichettati di sinistra che ne sanno della miseria, della sofferenza, dei diritti negati?
Una volta definirsi di sinistra faceva tendenza, qualcuno perfino si autodefiniva maoista sol per quanto qualche volta aveva mangiato una ciotola di riso su uno yacht di 36 metri.
Poi c’erano i rivoluzionari, interpreti delle teorie marxiste sulla proprietà: “la proprietà, degli altri, è un furto”; Infine, ma di questi non è il caso di perdere tempo, quelli che per vari motivi usciti dai ranghi hanno incarnato perfettamente il detto siculo: “quannu lu gattu ‘nu pò arrivari a la saimi dici ca è agra” (quando il gatto non può arrivare alla sugna dice che acida).
Così, per ricordare, si dice, a me stesso, che nel lontano 1997 ero consigliere comunale e capogruppo di minoranza. Ricordo un fatto sicuramente unico nella storia del nostro comune: il mio solitario voto contrario, preceduto da ampia motivazione tecnica e politica, al bilancio di previsione.
Intelligenti pauca
. Dico unico perché oggi il bilancio si vota all’unanimità.
È la vecchiaia che mi porta a ricordare, soprattutto quando le battaglie politiche erano all’insegna, almeno in periferia, dell’ideologia.
Con l’uragano “mani pulite” sembrava che tutto dovesse rinascere in maniera diversa, invece sono stati cancellati i partiti e con essi le relative ideologie, mentre il marcio non solo è rimasto ma è cresciuto più rigoglioso di prima.
Eppure si avverte la necessità di un partito di vera sinistra democratica, prova ne sia la stragrande maggioranza di elettori che in attesa del messia politico ha deciso di aderire al partito degli astensionisti.
Se così non fosse non si spiegherebbe il successo elettorale di Renzi, arrivato a sfiorare il 40%, che con i suoi proclami di rottamazione sembrava voler fare piazza pulita del miscuglio di ex.
Una grande delusione; nel breve periodo si è rivelato politicamente figlio legittimo di Berlusconi.
Anche in questo periodo buio per la democrazia a livello mondiale con il ritorno al colonialismo, dove i potenti cercano di dividersi il globo, qualcuno che parla in maniera diversa c’è.
Non sono tutti come lo sceriffo americano che vorrebbe far credere all’operazione militare speciale di cattura del Presidente venezuelano, quando probabilmente il concorso dei così detti cospiratori è stato determinante; forse hanno perfino indicato, con segnali luminosi, alle forze speciali americane, il luogo dove catturare la vittima predestinata.
Un po' come avrebbe voluto fare Putin, solo che ha incontrato Zelensky.
Anche noi italiani potremmo approfittare del momento e riprenderci la Cirenaica, la Tripolitania, l’Abissinia e cantare: faccetta nera. Governatori delle nuove colonie italiane Cochis, Geronimo e Apache.
Un po’ di ironia non guasta anche perché nella drammaticità, la comicità.
Ritornando alle cose serie.
Basta saper parlare alla gente e proporre soluzioni realistiche come ha fatto il sindaco di New Yorck Zohran Momdani che con il suo linguaggio semplice ha sfidato e vinto lo strapotere di Trump; così dicasi per il premier spagnolo Sanchez.
In Italia? Buio! In lontananza forse una fioca luce, il Sindaco di Genova Salis.
Speriamo non sia un altro “sinistro” Renzi.
 
  
Armando Caltagirone
16 gennaio 2026 
© Riproduzione riservata.
  


 

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15/01/2026

Politica. Congresso provinciale di "Unità Socialista"; domenica 18 gennaio a San Leone

 

Congresso provinciale di "Unità Socialista"
Locandina

Domenica 18 gennaio 2026, ad Agrigento, avrà luogo una giornata di confronto politico promossa da Unità Socialista. L’incontro, che si terrà presso il Lab 80 in Via Pergusa a San Leone, rappresenta sia il congresso provinciale sia una convention regionale per i partecipanti.

Congresso provinciale di "Unità Socialista"
(Locandina)

Il nome scelto per questo progetto, "Unità Socialista", ha un’origine che risale al 4 ottobre 1990. In quella data, Bettino Craxi propose di cambiare la dicitura nel simbolo del garofano, preferendo "Unità" alla parola "Partito". L'intenzione era quella di superare la forma tradizionale del partito politico, che già allora appariva superata, per abbracciare una prospettiva più ampia. L’obiettivo era ricollegarsi alla tradizione riformista nata prima del 1917, quella che aveva dato vita alle prime cooperative, ai sindacati e a una classe di amministratori locali attenti ai diritti dei lavoratori.
La giornata di domenica punta a riunire persone provenienti da diverse esperienze: non solo i vari esponenti della galassia socialista, ma anche chi si riconosce nella dottrina sociale della Chiesa o nel laicismo repubblicano. Al centro del dibattito ci sarà anche un tema d’attualità: il prossimo referendum istituzionale, giudicato un passaggio fondamentale per il futuro del Paese.
La scelta della data e del luogo non è casuale: il 18 gennaio cade a 26 anni dalla scomparsa di Bettino Craxi. Si è scelto di ricordarlo proprio in Sicilia, una terra a cui era molto legato. Agrigento, in particolare, è un luogo simbolico: qui, il 20 giugno 1986, Craxi tenne un importante discorso sulla giustizia. Lo fece da Presidente del Consiglio mentre si trovava alla "Noce", la casa del suo amico scrittore Leonardo Sciascia, che si trova a pochi chilometri dal luogo in cui si svolgerà l'incontro di questa domenica
.
  
Redazione
15 gennaio 2026
        

 

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14/01/2026

Racconti. "Nonno Ciccio. Storia di un uomo di terra e di guerra"; di Carmelo Rotolo

 

Carmelo Rotolo
Carmelo Rotolo


Nonno Ciccio

Ripercorre la vita di Francesco Rotolo, un uomo che ha vissuto in prima persona i passaggi più difficili del secolo scorso, questo racconto di Carmelo Rotolo intitolato "Nonno Ciccio. Storia di un uomo di terra e di guerra". La narrazione inizia con Cicciu, giovane di Grotte, che viene mandato al fronte tra il 1915 e il 1918. Il testo mostra la realtà delle trincee sul Carso e sull'Isonzo, fatta di fango, freddo, tifo e fame. Al termine del conflitto, il ritorno a casa con un lungo viaggio in treno. Ad aspettarlo a Grotte, nel quartiere "Beddramatri Catina", ci sono la moglie Carmela e la cognata Fofa. Per mantenere la famiglia, Cicciu fa il minatore nella miniera di zolfo di Stretto Covello; un lavoro faticoso e rischioso, svolto in condizioni di oscurità e calore. A causa dell'esplosione anticipata di una mina Francesco perde l'udito, ma nonostante la sordità continua a lavorare e a crescere i suoi cinque figli: Lullu, Turiddu, Angelo, Filippo e Lilla. Alla fine degli anni Sessanta Francesco Rotolo riceve un riconoscimento formale dal Comune di Grotte, che gli consegna la Croce di Ferro e il titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto. L'Autore, suo nipote, ha voluto di mettere per iscritto queste memorie per evitare che il tempo ne cancelli le tracce. Il libro si chiude con una riflessione sul valore della gratitudine verso le proprie radici e riporta una poesia, "Le mani della Terra", dedicata alla fatica e alla dignità di chi ha lavorato la terra e vissuto la miniera.
Carmelo Arnone

"Nonno Ciccio. Storia di un uomo di terra e di guerra"
di Carmelo Rotolo

Così si fanno memoria,
ombre che attraversano i giorni,
tracce di ciò che fu,
che ancora ci trattengono
.
(Dalla poesia “Ciò che fu, ciò che sarà”)

Ogni famiglia custodisce un nome che pesa come una pietra buona.
Il nostro è quello di Ciccio, mio nonno: soldato nella Grande Guerra, minatore nelle viscere di Sicilia, Cavaliere per merito e per destino.
La sua vita è fatta di terra, sudore, fame, risate di bambini e silenzi che parlano più delle parole.
Questo è il suo cammino, raccolto come si raccoglie un’eredità: con rispetto, con amore, con la paura di dimenticare.
Mio nonno si chiamava Cicciu e abitava in un quartiere di Grotte chiamato “La Beddramatri Catina”.

Aveva partecipato alla Grande Guerra, mio nonno.
Era partito come tanti giovani siciliani tra il 1915 e il 1918, quando l’Italia mandò al fronte più di quattro milioni di uomini, molti dei quali provenivano dal Sud e non avevano mai lasciato il proprio paese.
E nelle trincee aveva conosciuto ciò che nessun cristiano dovrebbe vedere: il fango fino alle ginocchia, il freddo che tagliava la pelle, la fame che stringeva lo stomaco come una mano chiusa.
Le trincee del Carso e dell’Isonzo erano profonde ferite nella terra, scavate nella roccia viva, dove i soldati vivevano per settimane senza potersi lavare, dormendo seduti, con i pidocchi addosso e l’odore acre della polvere da sparo che non andava più via.
Le malattie erano compagne quotidiane dei soldati: la dissenteria, il tifo, la scabbia, la febbre da trincea. Bastava un sorso d’acqua sporca o una ferita non curata per rischiare la vita.
I pidocchi erano ovunque, annidati nelle cuciture delle divise, e provocavano febbri altissime.
Molti soldati, come mio nonno, ricordavano più il tormento del ventre e il bruciore della pelle che non il nemico dall’altra parte del filo spinato.
La vita quotidiana nelle trincee era fatta di attese interminabili, di turni di guardia nel fango, di notti passate seduti perché non c’era spazio per sdraiarsi.
Si mangiava quando arrivavano le razioni, spesso fredde, spesso scarse.
Il pane diventava duro come pietra, la carne in scatola aveva un odore metallico, e l’acqua sapeva di ruggine.
Eppure, in mezzo a tutto questo, i soldati trovavano il modo di scherzare, di cantare, di raccontarsi storie per non impazzire.
La paura era una presenza costante, silenziosa. Non era solo la paura della morte, ma quella - più sottile - di non sapere quando sarebbe arrivato il prossimo bombardamento, o se la notte sarebbe stata abbastanza lunga da far perdere la ragione.
Il rumore dei cannoni era un tuono continuo, e ogni colpo faceva tremare la terra come se volesse inghiottire tutto.
Molti soldati dormivano con gli scarponi ai piedi, pronti a scappare, pronti a morire.
E poi c’era la posta dal fronte, l’unico filo che li teneva legati alla vita di prima.
Le lettere arrivavano sporche, stropicciate, a volte bagnate dalla pioggia. Bastavano poche righe della madre, della moglie, di un fratello, per far piangere anche i più duri.
Conservavano ogni lettera come un tesoro, piegata e ripiegata mille volte, letta alla luce tremolante della candela. E quando riuscivano a scrivere, lo facevano con mani gelate, raccontando poco, quasi nulla, per non far preoccupare chi li aspettava a casa.
La posta era speranza, era respiro, era vita.
Lì, nelle trincee, aveva mangiato il pane spalmato con il lucido di scarpe fatto di grasso animale; aveva avuto la dissenteria ed era stato male, molto male. Poi era guarito.

Quando la guerra finì, il ritorno non fu immediato.
I treni dei reduci erano lenti, sovraccarichi, pieni di uomini che non avevano più la stessa età con cui erano partiti.
Mio nonno Cicciu salì su uno di quei convogli che attraversavano l’Italia come ferite aperte: vagoni di legno, panche dure, finestre rotte da cui entrava il vento gelido.
Il viaggio durò giorni interi, tra soste improvvise, binari interrotti, ponti crollati e stazioni dove non arrivava più nemmeno il pane.
Molti soldati scendevano lungo il percorso, ognuno verso il proprio paese, e ogni discesa era un misto di gioia e paura: gioia per la fine dell’incubo, paura per ciò che avrebbero trovato a casa.
Mio nonno raccontava che, durante il viaggio, nessuno parlava molto. Si guardavano le mani, le scarpe consumate. Qualcuno piangeva in silenzio. Qualcuno stringeva una lettera ormai ingiallita. Qualcuno teneva in tasca un sasso raccolto al fronte, come se fosse un talismano.
Quando finalmente il treno arrivò in Sicilia, l’aria cambiò. L’odore del mare, della terra scura, del vento caldo che veniva dalle campagne.
Ma il viaggio non era finito: da Palermo a Grotte c’erano ancora strade dissestate, carretti da prendere, chilometri da fare a piedi.
Cicciu camminò con la sua sacca sulle spalle, con le gambe che tremavano non per la fatica, ma per l’emozione.
L’arrivo a Grotte fu un miscuglio di voci, di abbracci, di mani tese.
I paesani lo riconobbero subito: "Tornò Cicciu! Tornò Cicciu di la Beddramatri Catina!".
Le donne uscivano dalle case con il grembiule ancora sporco di farina, gli uomini lasciavano il lavoro nei campi, i bambini correvano scalzi per la strada.
Era come se tutto il paese avesse trattenuto il fiato per anni, aspettando quel momento.
Ma l’incontro più importante fu quello con lei, con nonna Carmela.
Nonna era magra, alta, con quegli occhi scuri che sembravano sempre guardare un po’ più in là, come se vedessero cose che gli altri non vedevano.
Era una donna taciturna, non perché non avesse nulla da dire, ma perché le parole, per lei, erano preziose: le usava solo quando servivano davvero.
Viveva insieme alla sorella Alfonzina, che tutti chiamavano Za Fofa: più bassa, più rotonda, più chiacchierona, sempre con un fazzoletto in testa e le mani che sapevano di farina e basilico.
Le due sorelle erano diverse, come il giorno e la notte.
La nonna sposata, la Zia Fofa signorina, ma insieme formavano una casa, un rifugio, un mondo.
Quando nonna Carmela vide nonno Cicciu arrivare da lontano, con la giubba lisa e il passo incerto, non corse verso di lui. Rimase ferma davanti alla porta, alta e immobile come un cipresso.
Era il suo modo di proteggersi: temeva che fosse un miraggio, un’ombra della guerra, un sogno destinato a svanire.
Fu lui ad avvicinarsi piano, come si fa con le cose preziose.
E quando le fu davanti, nonna Carmela gli toccò il viso con le dita sottili, quasi trasparenti, come se volesse leggere sulla sua pelle tutto ciò che lui non avrebbe mai raccontato.
Non parlò subito. Non serviva. Il silenzio era il suo linguaggio, e in quel silenzio c’erano anni di attesa, di paura, di preghiere sussurrate la notte.
Dietro di lei, Zia Fofa sbucò sulla soglia, asciugandosi le mani nel grembiule: "Carmè… è iddu! È Cicciu! Tornò Cicciu!".
E fu la prima a piangere, lei che piangeva per tutto, anche per le cipolle.
Nonna Carmela invece no. Nonna non pianse. Gli prese la mano e disse soltanto: "Veni, Cicciu… a casa".
E in quelle poche parole c’era tutto: il perdono, la gioia, la paura, la promessa di una vita nuova.
Era ritornato a Grotte, in via Ugo Bassi, proprio alla “Beddramatri Catina”.

Era giovane allora, mio nonno Cicciu, e la guerra era solamente un ricordo relativamente digerito; a mantenerlo ancora vivo erano la fame niura e lu friddu, quel freddo che nelle trincee gelava le mani e le ossa, e che ancora non era riuscito a levarselo da dentro.
E sì, povero nonno Cicciu: se voleva mangiare, e se voleva riscaldare le quattro ossa che la Grande Guerra gli aveva lasciato addosso, doveva andare a lavorare alla miniera di zolfo di Stretto Covello.
Si diceva, nei paesi attorno a Grotte, che la miniera avesse un respiro suo. Un respiro lento, profondo, che si sentiva solo quando si scendeva giù, dove la luce non arrivava.
I vecchi raccontavano che, se stavi in silenzio, potevi sentire la terra parlare: un mugghio basso, come di bestia addormentata.
"La miniera è viva", dicevano i minatori più anziani, "e bisogna rispettarla, comu si rispetta ‘na cristiana".
Ogni mattina, prima di entrare, qualcuno si faceva il segno della croce, qualcuno baciava un santino, qualcuno toccava la pietra della galleria come fosse una porta di casa.
E c’era sempre uno che mormorava: "Signuri, fammi risalire".
I carusi, piccoli e magri, correvano avanti e indietro con le balate sulle spalle, e ridevano pure, perché a quell’età la fatica non fa paura.
Ma i grandi no. I grandi conoscevano il buio, il caldo, il fiato corto, il rumore delle mine che tremava nelle ossa.
E quando la giornata finiva, e risalivano alla luce, qualcuno diceva sempre la stessa frase, come una preghiera antica: "La terra ci ha lasciati vivi puru oggi".
Era così, nelle miniere di tutta Sicilia, di Stretto Covello, di tutto il mondo.
La vita e la morte stavano vicine, come due sorelle che non si lasciano mai.
È come se la terra stessa volesse parlare, e allora…

Le mani della Terra
Sento il pianto della terra,
trafitta dalla vanga fredda.
Sento l’odore acre del sudore
scorrere sulle tempie annerite.
Sento il duro delle mani crepate
dal sole arroventato.
Sento il vento piegare la stoppia,
e un bimbo moccoloso che ride.
Sento una madre, curva, che spigola,
mentre un cane rinsecchito
abbaia alla fame del suo stomaco
.

E lì, volente o nolente, per il bene suo e della famiglia, andò. E lì lavorò, e lì perse l’udito, e da lì ne uscì sano e salvo.
E lì, nella miniera di zolfo di Stretto Covello, accadde l’incidente che gli cambiò per sempre la vita.
Era una giornata come tante, soffocante, con l’aria pesante di fumo e polvere.
I pirriatura avevano appena finito di scavare la vena, e toccava a loro piazzare le cariche.
Le mine, allora, erano capricciose: bastava un filo d’umidità, un granello fuori posto, un attimo di distrazione.
Mio nonno Cicciu era poco distante, intento a controllare lo stirraturi e a dare una mano ai carusi che caricavano le balate.
Sentì il fischio, quel suono sottile e maledetto che precede l’esplosione. Ebbe appena il tempo di voltarsi.
La mina scoppiò troppo presto. Un lampo bianco, un boato che sembrò spaccare la terra.
La galleria tremò come un animale ferito. La polvere si sollevò in una nuvola densa, nera, acre, che bruciava gli occhi e la gola.
I carusi urlarono, qualcuno cadde a terra, altri scapparono verso l’uscita. Lui no. Lui rimase lì, travolto dall’onda d’urto.
Quando si rialzò, barcollando, non sentiva più nulla. Il mondo era diventato muto.
Le labbra degli altri si muovevano, ma non arrivava nessun suono. Solo un ronzio lontano, come un vento che non esiste.
Cercò di parlare, ma la sua voce gli sembrò quella di un altro. Cercò di capire se fosse vivo, se avesse ancora le braccia, le gambe. Le aveva.
Ma l’udito no. Quello era rimasto lì, sotto la polvere, sotto la pietra, sotto il boato.
Lo portarono fuori sorreggendolo, mentre lui guardava il cielo come se lo vedesse per la prima volta.
Il sole gli sembrò troppo forte, troppo vivo. E in quel silenzio assoluto, che gli sarebbe rimasto addosso per tutta la vita, capì che la miniera gli aveva preso qualcosa che nessuno gli avrebbe mai restituito.
Da quel giorno diventò sordo. Sordo, non muto, non cieco. Semplicemente sordo.
Eppure continuò a lavorare, a vivere, a raccontare.
Perché la vita, per lui, era sempre stata più forte del dolore.
Poi si sposò e mise su famiglia, ebbe dei figli: Lullu mio padre, Turiddu, Angelo, Filippo, e Lilla i quali si sposarono ed ebbero dei figli, e lui tanti nipoti…
E a questi nipoti raccontò dello zolfo, dei pirriatura, degli spisarola, degli acquarola, degli scarcaratura.
Raccontò di li balata, dei carusi, di lu stirraturi. Raccontò loro della cofana, della citalena e del fumo nero e acre che la lumera produceva quando il moccolo di cotone, alimentato dall’olio di oliva, bruciava.
Raccontò dell’ogliu, cioè dello zolfo liquefatto che, bollente, usciva dai calcheroni per essere raccolto nelle gàviti e poi successivamente stipato in balate.
Ah, povero nonno Cicciu… Lui sì che sapeva raccontare le storie: mai una lacrima, mai un turbamento di voce, mai un’ummira niura ad oscurare quel viso incartapecorito dal sole e dalla dura vita.
Poi quella maledetta mina che gli fece perdere l’udito e diventò sordo. Sordo, non muto, non cieco: semplicemente sordo e con le orecchie a sventola.
Grandi orecchie a sventola, come se con la loro concavità volessero captare ogni rumore del mondo esterno, convogliandoli direttamente all’interno del cervello.

Sul finire degli anni Sessanta, quando i capelli di mio nonno erano ormai bianchi come la polvere delle balate e la sua schiena portava il peso di una vita intera, arrivò un giorno che nessuno in famiglia ha mai dimenticato.
Il Comune di Grotte organizzò una cerimonia per consegnare ai reduci la Croce di Ferro e la Medaglia d’Oro di Cavaliere di Vittorio Veneto.
Era un riconoscimento tardivo, forse, ma sincero. Un modo per dire grazie a chi aveva dato tutto senza mai chiedere nulla.
Nonno Cicciu si vestì con la sua giacca migliore, quella che nonna teneva piegata nell’armadio "pi li jorna importanti". Lei lo aiutò a sistemare il colletto, lisciandogli la stoffa con quelle sue mani sottili e silenziose.
Zia Fofa, invece, girava per casa come una trottola, emozionata più di tutti, ripetendo: "Oggi Cicciu è ‘na cosa seria… è ‘n cavaliere!".
Quando arrivarono davanti al Municipio, la piazza era piena.
C’erano vecchi compagni di miniera, paesani, bambini curiosi, e noi nipoti, nonché un gruppo di reduci che si riconoscevano tra loro senza bisogno di parole.
Bastava uno sguardo. Bastava una cicatrice. Bastava il modo in cui tenevano le mani, come se ancora stringessero un fucile o una pala.
Il sindaco prof. Diliberto, con la fascia tricolore, chiamò mio nonno per nome: "Francesco Rotolo… Cavaliere di Vittorio Veneto".
Nonno avanzò piano, con il passo un po’ incerto ma con la dignità di chi ha attraversato il fuoco e ne è uscito vivo.
Non sentì il discorso del sindaco - la sordità era ormai parte di lui - ma vide le labbra muoversi, vide gli occhi della gente brillare, vide nonna Carmela che lo guardava con un orgoglio muto, profondo, che valeva più di mille parole.
Quando gli appuntarono la medaglia sul petto, lui si irrigidì un istante, come se quel gesto gli riportasse alla mente tutto: il Carso, il fango, la fame, la mina in miniera, il ritorno a casa, la vita ricostruita pezzo dopo pezzo.
Poi sorrise. Un sorriso piccolo, appena accennato, ma vero.
Zia Fofa, naturalmente, pianse. Nonna no. Lo guardò soltanto, alta e ferma, con quegli occhi che parlavano per lei, ma era emozionata.
Quel giorno, per la prima volta, mio nonno non era solo un minatore, un reduce, un uomo segnato dalla vita. Era un Cavaliere. E tutto il paese lo vide.
Ma per noi nipoti nonno Cicciu era l’eroe della Grande Guerra, il Cavaliere di Vittorio Veneto, l’eroe a cavallo che scendeva nella miniera e ne risaliva sporco di fuliggine, vivo e vitale più che mai, pronto a raccontare le sue battaglie per la vita, sicuro che un giorno i suoi ricordi e le sue storie sarebbero state raccontate ai nipoti dei nipoti dei nipoti…
A noi carusi lasciò le sue storie, perché nulla andasse perduto.
E noi lo ascoltavamo, mentre lui ricordava il canto dei minatori durante la discesa nei pozzi: "Dieci li vaju a pigliari cu furtuna, e ottu mi nni restanu di pena".

Epilogo

A volte mi chiedo perché continuare a tornare a queste storie, come si torna a una casa che non c’è più.
Forse perché, nel raccontare la vita di nonno Ciccio, cerco di capire anche la mia e quella della mia famiglia.
Forse perché ogni suo passo nella terra scura, ogni suo silenzio, ogni sua ferita, è diventata una parte di ciò che siamo.
Raccontarlo è stato come scendere anch’io in una miniera: ho sentito il peso della memoria sulle spalle, il buio delle cose non dette, il calore delle mani che hanno lavorato per noi.
E risalendo, ho capito che non si racconta per nostalgia, ma per gratitudine.
Ora so che la sua vita non è solo un ricordo di famiglia: è una radice. Una radice che tiene, che nutre, che non si spezza.
E mentre chiudo queste pagine, sento che non sto salutando il passato, ma lo sto consegnando al futuro, perché chi verrà dopo di me possa dire, un giorno: "Questo eravamo. Questo siamo ancora".

Nota dell’autore

Questo racconto nasce da un bisogno profondo: quello di restituire. Restituire a mio nonno Ciccio la voce che la miniera gli ha tolto, restituire alla mia famiglia la memoria che il tempo rischia di sfilacciare, restituire a me stesso il senso di appartenenza a una storia più grande.
Nonno Ciccio non era un uomo di parole. Era un uomo di terra, di guerra, di silenzio. Ma nei suoi gesti, nei suoi occhi, nei suoi racconti asciutti, c’era tutto: il Carso, la fame, la miniera, la paura, la dignità.
Raccontarlo è stato come scendere anch’io in una galleria: ho sentito il peso della memoria sulle spalle, il buio delle cose non dette, il calore delle mani che hanno lavorato per noi.
E lì, nel cuore del racconto, è nata questa poesia.
Non l’ho scritta: l’ho ascoltata.
È la voce della terra, delle madri, dei figli, dei cani, dei carusi.
È la voce che mio nonno non poteva più sentire, ma che ha lasciato dentro di me.

Le mani della Terra
Sento il pianto della terra,
trafitta dalla vanga fredda.
Sento l’odore acre del sudore
scorrere sulle tempie annerite.
Sento il duro delle mani crepate
dal sole arroventato.
Sento il vento piegare la stoppia,
e un bimbo moccoloso che ride.
Sento una madre, curva, che spigola,
mentre un cane rinsecchito
abbaia alla fame del suo stomaco
.

Questa storia è per lui.
Per chi ha vissuto senza chiedere, per chi ha resistito senza rumore, per chi ha lasciato tracce nella polvere e nel cuore.
Grazie nonno Ciccio.

Carmelo Rotolo

Riscontri bibliografici:
- Giuseppe Pitrè: "Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano" Vol V;
- Rotolo Carmelo: "Le mani della Terra". Inedito del 29/07/2025;
- Rotolo Carmelo: "Ciò che fu, ciò che sarà". Inedito del 06/12/2025.
Racconto intimo, personale e veritiero in tutte le sue parti. Nulla ho taciuto sui miei sentimenti, e di questo voglio ringraziare tutti i protagonisti del racconto ancora potentemente impressi nella mia memoria e del mio cuore.

Pubblicato dalla testata giornalistica
Grotte.info Quotidiano
su www.grotte.info il 14 gennaio 2026.
Per gentile concessione dell'Autore.

© Riproduzione riservata.
  

 

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13/01/2026

Editoria. Presentazione del libro "Rosario va in pensione", di Gianni Caria; giovedì 22 gennaio

 

Presentazione del libro "Rosario va in pensione", di Gianni Caria
Locandina

Presso il Tribunale di Agrigento, giovedì 22 gennaio, alle ore 16.30, si terrà un momento di riflessione sulla figura di Rosario Livatino: nell’aula che porta il nome del magistrato ucciso dalla mafia verrà presentato il libro "Rosario va in pensione", scritto da Gianni Caria.

Presentazione del libro "Rosario va in pensione", di Gianni Caria
(Locandina)

Il dott. Gianni Caria, autore del volume, ha prestato servizio come magistrato presso la Procura della Repubblica di Sassari, ma il suo legame con la terra siciliana è profondo. Tra il marzo del 1990 e il marzo del 1992 Caria ha lavorato come Sostituto Procuratore ad Agrigento. In quegli anni ha avuto modo di conoscere e frequentare Rosario Livatino per motivi di lavoro. Caria fu testimone diretto dei tragici fatti del 21 settembre 1990: si recò in contrada Gasena subito dopo l'omicidio, vide il corpo del collega sul luogo del delitto e poi all'obitorio. Durante i funerali, partecipò al picchetto d'onore in toga e portò a spalla la bara del giudice.
Il libro nasce da un'idea narrativa particolare. Gianni Caria sceglie di non ripercorrere solo la cronaca che già conosciamo, ma preferisce immaginare un destino differente per il "giudice ragazzino". Nel testo si ipotizza che Rosario Livatino sia riuscito a scampare all'attentato mafioso e che abbia potuto proseguire la sua carriera e la sua vita, arrivando serenamente al traguardo della pensione.
L’incontro sarà aperto dai saluti del dott. Giuseppe Melisenda Giambertoni, Presidente del Tribunale di Agrigento. Il coordinamento del dibattito sarà affidato al dott. Salvatore Cardinale, già Presidente di Sezione della Corte d’Appello di Caltanissetta.
Sarà presente l’autore per dialogare con i partecipanti e condividere i propri ricordi e le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere questa storia.
La partecipazione è libera e aperta a tutti i cittadini, nel ricordo del motto che ha guidato Livatino: "Sub Tutela Dei"
.  
  

Carmelo Arnone

13 gennaio 2026
© Riproduzione riservata.
Vietato l'utilizzo dell'articolo tramite copiatura o modifica attraverso programmi di intelligenza artificiale.

        

 

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12/01/2026

Musica. Antonio Cipolla e la sua canzone sulla Storia che non insegna

 

Antonio Cipolla
Antonio Cipolla

Antonio Cipolla e la sua canzone sulla Storia che non insegna
Ascolta il brano

Antonio Cipolla, appassionato cantautore amatoriale di Grotte, ha scritto qualche mese fa - esattamente ad ottobre 2025 - fa un brano intitolato "La Storia insegna" (vedi e ascolta); una riflessione in musica che, col passare del tempo, sembra diventare sempre più attuale.

Antonio Cipolla e la sua canzone sulla Storia che non insegna
(Ascolta il brano)

Nel testo della canzone l'Autore scrive che "la parola guerra non fa più paura". Questa frase richiama da vicino quanto detto recentemente da Papa Leone XIV. Il 9 gennaio 2026, durante il suo primo discorso ai diplomatici, il Pontefice ha infatti usato parole molto simili, lamentando che la guerra è tornata "di moda". Il Papa, parlando in lingua inglese - una scelta interpretata come un modo per farsi capire chiaramente dall'amministrazione Trump - ha espresso il timore che la voglia di combattere si stia diffondendo e che la collaborazione tra le nazioni sia sempre più debole.
Il punto centrale del brano di Cipolla si trova nel ritornello: "La Storia insegna ma non ha scolari; la democrazia è un dono da non gettar via". In queste righe l'Autore riprende una famosa frase di Antonio Gramsci per descrivere la tendenza degli esseri umani a ripetere gli errori del passato senza imparare dai propri sbagli.
Cipolla, nel suo brano, parla anche del mondo attuale, descrivendolo come capovolto: cita la crescita dei partiti di estrema destra e il rischio che il populismo porti a situazioni difficili da gestire; descrive inoltre l'autocrazia come una possibile scusa per far tornare forme di tirannia.
In un momento in cui i valori del passato sembrano messi in discussione, la canzone di questo autore di Grotte vuole essere un richiamo semplice ma diretto. Il suo messaggio principale è un invito a dare valore alla democrazia e a non dimenticare quello che è già successo in precedenza, cercando di essere, finalmente, dei buoni scolari della Storia.

Questo è il testo del brano.

"Non ce la faccio più, il mondo s'è capovolto.
Quello in cui si credeva oramai è stravolto.
I buoni di allora diventano i cattivi.
La parola guerra non fa più intimorire.

La storia insegna ma non ha scolari.
La democrazia è un dono da non gettar via
.

Crescono i partiti di estrema destra.
Il vento populista seminerà tempesta.
Ora è di moda l'autocrazia che non è altro che pretesto per la tirannia.

La storia insegna ma non ha scolari.
La democrazia è un dono da non gettar via
.

Non ce la faccio più, il mondo s'è capovolto.
Quello in cui si credeva oramai è stravolto.
I buoni di allora diventano i cattivi.
La parola guerra non fa più intimorire.

La storia insegna ma non ha scolari.
La democrazia è un dono da non gettar via
".

Il brano di Antonio Cipolla è su Youtube (vedi e ascolta). 
 

Carmelo Arnone
12 gennaio 2026  
© Riproduzione riservata
  

 

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11/01/2026

Volontariato. Avis Grotte: 1^ giornata di donazione del 2026

 

Avis Grotte: 1^ giornata di donazione del 2026
Avis Grotte

Oggi, domenica 11 gennaio 2026, è stata la prima giornata di donazione dell'anno per il Punto di Raccolta AVIS Comunale di Grotte OdV (vedi il sito ufficiale) e, onestamente, abbiamo tanto risentito dei mali di stagione, infatti ben 10 nostri abituali donatori hanno dovuto dare forfait.

Avis Grotte: 1^ giornata di donazione del 2026
(1^ giornata di donazione)

Pur tuttavia abbiamo iniziato ad accumulare con gratitudine quei mattoncini utili a raggiungeŕe  quell'eccellente traguardo dell'anno appena passato con le sue 554 sacche di sangue finali.
A fine mattinata abbiamo registrato i seguenti numeri: 2 controlli annuali, 13 donazioni, 1 prima donazione, 2 idoneità/pre-donazioni.
Augurandoci sempre che le prossime giornate di donazione possano portare sempre più donatori al nostro Punto di Raccolta AVIS e Piccolo Presidio Sanitario di Grotte, per potere sempre più dare un significativo contributo di sacche di sangue al Centro Trasfusionale di Agrigento.
Nota bene: le prossime giornate di donazione del 2026 saranno sempre tutte le seconde e quarte domeniche di ogni mese.
Vi aspettiamo sempre più numerosi
. 
 

Pietro Zucchetto
11 gennaio 2026 
  


 

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11/01/2026

Politica. On. Decio Terrana (UDC): "Tutela delle pensioni degli ex precari"

 

Cesa e Terrana
Cesa e Terrana

Il Coordinatore politico regionale dell’UDC, on. Decio Terrana, esprime soddisfazione per l’avvio dell’iter normativo promosso dal oresidente oazionale del oartito, on. Lorenzo Cesa, volto alla salvaguardia delle pensioni degli ex lavoratori precari del pubblico impiego.
La proposta di legge n. 2749, presentata il 19 dicembre 2025, è una proposta di legge ordinaria di iniziativa parlamentare e si trova attualmente in fase di assegnazione alle Commissioni competenti. Il testo prevede il riscatto e la valorizzazione, ai fini della determinazione dei trattamenti pensionistici, dei periodi di lavoro svolti con contratti atipici, LSU, LPU e altre forme analoghe, tra cui i lavoratori ex art. 23 della legge 67/1988, precedenti all’immissione nei ruoli.
"Ringrazio pubblicamente il presidente Cesa - sottolinea Terrana - per aver portato all’attenzione del Parlamento una problematica che riguarda migliaia di lavoratori, in particolare nel Mezzogiorno, penalizzati da assegni pensionistici non proporzionati agli anni di servizio effettivamente prestati. Avevamo sollevato questa questione all’interno del nostro gruppo dirigente e sono particolarmente soddisfatto che un’esigenza sentita anche dalla Sicilia sia oggi approdata a Roma per essere discussa ed esaminata nelle sedi istituzionali competenti".
L’UDC Sicilia auspica che l’iter parlamentare possa procedere in tempi brevi, così da giungere all’approvazione di una norma "capace di restituire equità e dignità a tanti ex lavoratori precari che rischiano oggi di vedere compromessa la propria sicurezza economica in una fase delicata della vita"
.
  
Redazione
11 gennaio 2026
        

 

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10/01/2026

Iniziative. A Grotte festeggiati i 90 anni di Francesco Daina; una vita tra lavoro e sport

 

A Grotte festeggiati i 90 anni di Francesco Daina
Foto di famiglia

A Grotte festeggiati i 90 anni di Francesco Daina
Con ex dipendenti

A Grotte festeggiati i 90 anni di Francesco Daina
Targa

Oggi, sabato 10 gennaio 2026, una calorosa comitiva raccolta attorno al signor Francesco Daina si è riunita per festeggiarne il novantesimo compleanno. Sebbene il traguardo anagrafico sia stato raggiunto ufficialmente giovedì 8 gennaio, si è scelto questo fine settimana per permettere ai familiari e ai tanti ex dipendenti di trovarsi insieme.

A Grotte festeggiati i 90 anni di Francesco Daina
(Il sig. Francesco Daina con i familiari)

Il signor Daina, che i suoi lavoratori hanno sempre chiamato affettuosamente "Don Ciccio", è una figura molto conosciuta per la sua attività imprenditoriale. È stato alla guida della "C.P.T. - Centro Presagomatura Tondo - per c.a. DAINA S.p.A.", un’azienda che negli anni '70 contava 38 operai. La ditta si occupava della lavorazione e della sagomatura del ferro, oltre che del commercio all'ingrosso di attrezzature e profilati per l'edilizia. Grazie a questa attività, molte famiglie del territorio hanno potuto contare su un impiego stabile per lungo tempo.

A Grotte festeggiati i 90 anni di Francesco Daina
(Il sig. Francesco Daina con gli ex dipendenti)

Oltre al suo impegno nel lavoro Francesco Daina è ricordato anche per il suo contributo allo sport locale. Tra il 1986 e il 1988 è stato presidente del "Grotte Calcio". Sotto la sua direzione, nel 1988, la squadra riuscì a ottenere la promozione dalla seconda alla prima categoria, un risultato che ancora oggi viene ricordato con piacere dagli sportivi. I pronipoti, da Brescia, hanno voluto rendergli omaggio regalandogli una magia giallonera con lo stemma di Grotte.
Durante i festeggiamenti di oggi, il signor Daina si è mostrato in ottima salute e molto sereno, circondato dall'affetto della moglie, del fratello, dei figli e dei numerosi nipoti. Particolarmente toccante è stata la partecipazione dei suoi ex dipendenti; gli uomini e le donne che hanno lavorato con lui hanno voluto ringraziarlo per gli anni passati insieme consegnandogli una targa ricordo. Sulla targa gli ex collaboratori hanno inciso parole di stima e gratitudine, riconoscendo a "Don Ciccio" la tenacia e la capacità di aver saputo unire le proprie ambizioni alle competenze di chi, con il proprio lavoro quotidiano, lo ha aiutato a far crescere l'azienda.
Dinanzi ai presenti, con la voce carica di emozione, la figlia Olga ha pronunciato questo discorso: "Mio padre è nato nel 1936 a Grotte e la sua vita attraversa la storia. Ha conosciuto la guerra, la fame, le rinunce. La sua è stata un'infanzia dura, fatta di privazioni e responsabilità troppo grandi per un bambino, quando portare il pane a tavola era una conquista e il lavoro iniziava presto, senza giochi e carezze. Eppure non si è mai arreso. Con forza, dignità e sacrificio ha costruito il suo futuro, garantendo ai suoi cari serenità e sicurezza, al prezzo di una vita interamente dedicata al lavoro. Non ha avuto la possibilità di studiare, ma ha trasformato questo limite in un dono per i suoi figli, permettendo loro di realizzare ciò che a lui era stato negato. Ha conosciuto la mancanza, e proprio per questo ha saputo donarci il benessere. Ha lavorato senza sosta, insegnandoci che il denaro va rispettato, guadagnato e mai sprecato. Non ha ricevuto carezze da bambino, ma ci ha regalato un'infanzia serena, piena di valori autentici"
.  
  

Carmelo Arnone

10 gennaio 2026
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09/01/2026

Editoria. Presentazione del libro "Medici della terra agrigentina", di Paolo Cilona; il 28 gennaio al Palacongressi

 

Presentazione del libro "Medici della terra agrigentina", di Paolo Cilona
Invito

Paolo Cilona
Paolo Cilona

Mercoledì 28 gennaio 2026, alle ore 17.00, la Sala Zeus del Palacongressi di Agrigento ospiterà la presentazione dell'ultimo lavoro editoriale di Paolo Cilona intitolato "Medici della Terra Agrigentina". Il volume si propone di ripercorrere le figure e le storie dei professionisti della medicina che hanno operato nel territorio di Agrigento, offrendo uno spaccato storico e sociale della professione medica locale.

Presentazione del libro "Medici della terra agrigentina", di Paolo Cilona
(Invito)

La serata sarà introdotta dai saluti istituzionali dell'on. Rosellina Marchetta, deputata segretario dell’ARS, e dell'arch. Roberto Sciarratta, direttore del Parco Archeologico della Valle dei Templi.
Seguiranno gli interventi tecnici e di approfondimento curati dal dott. Santo Pitruzzella, presidente dell’Ordine dei Medici di Agrigento, e dal dott. Michele Bajo.
Per rendere la narrazione più viva, sono previste delle letture affidate a Liliana Arrigo, Tania Cutugno e Giuseppina Mira. Il coordinamento dell'intera presentazione sarà gestito da Margherita Trupiano.
Sarà presente in sala l’autore, Paolo Cilona, disponibile a dialogare con i presenti sui contenuti della sua ricerca. L’iniziativa gode del supporto del Centro Programmazione Azione Sociale (CEPASA), dell'Assemblea Regionale Siciliana, del Parco Valle dei Templi e dell'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Agrigento.
Paolo Cilona è una figura centrale della vita culturale di Agrigento. Giornalista e scrittore, è insignito del titolo di Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, un riconoscimento che premia il suo lungo impegno sociale e civile. È conosciuto soprattutto come fondatore e presidente del CEPASA e ideatore del Premio Internazionale Telamone, che dal 1977 valorizza le eccellenze siciliane. Autore di numerose pubblicazioni, ha scritto libri dedicati a grandi figure come Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri, oltre a volumi dedicati alla storia locale e alla sicurezza dei cittadini. Le sue opere spaziano dalla saggistica storica alla biografia, con un'attenzione particolare ai temi della legalità, della medicina e dell'identità siciliana. Con questo nuovo libro, aggiunge un altro tassello alla memoria storica della sua città, documentando il contributo umano e scientifico dei medici locali
.  
  

Carmelo Arnone

9 gennaio 2026
© Riproduzione riservata.
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09/01/2026

Professioni. Cinzia Volpe entra nel "Les Clefs d'Or"; un riconoscimento nel segno del Villa Athena

 

Cinzia Volpe entra nel "Les Clefs d'Or"
Staff Villa Athena

Roberto Principato, Direttore Generale dell’hotel agrigentino Villa Athena Resort, ha recentemente disposto l’ingresso di tutto il personale addetto alla reception all’interno della storica associazione "Les Clefs d’Or" (Le Chiavi d’Oro). L’Associazione rappresenta a livello internazionale un punto di riferimento per chi lavora nel front office degli alberghi. Farne parte significa condividere standard di lavoro basati sulla professionalità, sull'etica e sulla capacità di rispondere con efficacia alle necessità di chi viaggia.

Cinzia Volpe entra nel "Les Clefs d'Or"
(Cinzia Volpe e lo staff della reception del Villa Athena)

L'obiettivo dichiarato dalla Direzione è quello di valorizzare il gruppo di lavoro, considerato il vero "cuore" del soggiorno, poiché i collaboratori della reception sono le prime persone con cui il cliente interagisce al suo arrivo. Grazie a questa iscrizione, il personale potrà partecipare a percorsi formativi specifici e confrontarsi con una rete di colleghi di alto livello, acquisendo strumenti utili per rendere il servizio sempre più preciso e attento ai dettagli.
In questo percorso di crescita professionale è stata compresa la figura della dottoressa Cinzia Volpe. Grottese, la dottoressa Volpe è da diversi anni un volto familiare e una guida sicura per chi sceglie di soggiornare presso la struttura. La sua entrata ufficiale tra i membri de "Les Clefs d’Or" conferma una carriera costruita sulla competenza tecnica e su una naturale predisposizione all’accoglienza. Chi l'ha incontrata ne sottolinea costantemente l’estremo garbo e la capacità di assistere l'ospite in ogni fase della permanenza. Non si tratta solo di fornire informazioni, ma di saper consigliare e guidare chi arriva in hotel con una padronanza e una professionalità che rendono il soggiorno più fluido e piacevole.
La scelta del Villa Athena Resort punta su un’accoglienza che sia il più possibile su misura e attenta alle esigenze e necessità del viaggiatore
.  
  

Carmelo Arnone

9 gennaio 2026
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09/01/2026

Politica. "I nazionalismi e i sovranismi di casa nostra sono patetici"; di Enzo Napoli

 

Enzo Napoli
Enzo Napoli

Giudichiamo ciò che sta accadendo nel mondo come se negli ultimi trent'anni non fosse invece cambiato tutto.
La democrazia, i diritti civili, la libertà, l'uguaglianza sono principi fondamentali che il cosiddetto "occidente" ha ritenuto fondamentali e replicabili in tutto il mondo.
Per grande parte del resto del globo così non è stato e così non è ancora di più oggi. La concentrazione della ricchezza in pochissime mani ha aumentato le diseguaglianze, anziché ridurle.
L'unico principio che si è affermato è un capitalismo senza confini e senza regole che comincia a considerare la democrazia come un orpello, una vuota pantomima di cui può fare a meno e la guerra come uno strumento necessario.
La sconfitta storica della sinistra è irreversibile perché il socialismo o è globale o semplicemente non è.
L'Europa, l'Italia e il sud Italia in modo particolare sono destinati a diventare progressivamente periferie e colonie anche se ancora non ci rassegniamo all'idea e crediamo di essere il centro del mondo.
Per questo la nostra indignazione, le nostre proteste, il nostro sconcerto servono praticamente a nulla e non spostano di una virgola gli equilibri planetari per come si stanno ridefinendo.
I nazionalismi e i sovranismi di casa nostra sono patetici e la colpa più grande delle classi dirigenti è non usare il linguaggio della sincerità perché raccontare la realtà significherebbe riconoscere la loro quasi totale inutilità e la loro impotenza.
È altrettanto patetica una sinistra che s'illude di cambiare le cose restando prigioniera di personaggi, schemi e linguaggio in colpevole ritardo sull'attualità perché assolutamente omologati nel sistema dei privilegi che dicono di voler smontare
.
  
Enzo Napoli
9 gennaio 2026
  

 

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08/01/2026

Attualità. "Stragi del '92: ci sono supposizioni e fatti"; dichiarazione di Roberto Scarpinato

 

Roberto Scarpinato
Roberto Scarpinato

La pista nera
La pista nera

Riportiamo una dichiarazione del senatore Roberto Scarpinato, ex magistrato, a seguito del servizio "La banalità del nero" trasmesso all'interno della puntata di Report andata in onda il 4 gennaio 2026 , nella quale si è parlato della pista nera (guarda qui) legata alla strage di Via d’Amelio.

La pista nera
(La pista nera)

"Sforzandomi di non essere prevenuto nei confronti di "elementi" come Gasparri & friends non riesco a capire quale sarebbe il loro problema nella vicenda.
Ci sono supposizioni e fatti.
Uno può supporre come non casuale, anzi con nesso casuale, che alle stragi del 92, con indagini e indizi portate nella tomba, sia scaturito l'ascesa al potere della classe politica che ci governa oggi.
E queste sono supposizioni, poi ci sono i fatti.
Un fatto è che un carabiniere dà la valigia di Borsellino, con dentro l'agenda, ad una persona non precisata e non in divisa su input del magistrato Ayala (testimonianza del carabiniere) e dopo 33 anni non è dato da sapersi che fine abbia fatto l'agenda rossa di Borsellino.
Un altro fatto è che nell'immediatezza della strage di Capaci due persone identificate confermavano la presenza di un estremista di destra (Delle Chiaie) nei mesi precedenti sul posto della strage, di questa testimonianza soltanto adesso ne siamo al corrente e siamo pure al corrente che a questa testimonianza non è stato dato seguito.
Un altro fatto è che il partito di Gasparri e tutti i suoi componenti hanno preso ufficialmente le distanze da forze, movimenti, di estrema destra (e meno male).
Allora quale sarebbe il problema se una testata giornalistica appura e documenta questi fatti nuovi che inducono a ritenere che dietro le stragi di Capaci e via D'Amelio ci siano omissioni, prove taciute, depistaggi da parte di esponenti dello Stato, dei Servizi Segreti e indizi non approfonditi a carico di attivisti di estrema destra?".

  
Roberto Scarpinato
8 gennaio 2026 
  


 

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08/01/2026

Comune. Convocata per l'insediamento la Consulta "De.co. Terre di Alta Collina di Grotte"

 

De.co. Terre di Alta Collina di Grotte
Denominazione comunale

Il Comune di Grotte si avvia a compiere un nuovo passo verso la tutela delle proprie tradizioni agro-alimentari. Il sindaco Alfonso Provvidenza ha convocato ufficialmente i componenti della Consulta comunale della "De.co. Terre di Alta Collina di Grotte" per dare inizio ai lavori dell’organismo.

De.co. Terre di Alta Collina di Grotte
(Logo della De.co. Terre di Alta Collina di Grotte)

L'incontro si terrà martedì 13 gennaio alle ore 16.00, presso l’ufficio del Sindaco. Durante la seduta si procederà con l’insediamento ufficiale della Consulta e si discuterà di vari argomenti legati alle attività future. La creazione di questo organismo segue un percorso amministrativo iniziato nel 2024, volto a istituire la Denominazione Comunale di Origine (De.co.) per i prodotti del territorio, su richiesta del gruppo consiliare di minoranza "X Grotte". Le tappe principali sono state: il 20 maggio 2024, con l'approvazione del Regolamento (leggi il Regolamento) per la tutela e la valorizzazione delle attività agro-alimentari tradizionali locali; il 30 luglio 2024, con la nomina dei quattro componenti della Consulta; il 30 settembre 2024, con l'approvazione del logo ufficiale della "De.co.".
Quali membri di questo organismo tecnico sono stati nominati, con apposita delibera del Consiglio comunale, i signori Angelo Puglisi, Vincenzo Ciranni, Salvatore Baldo e Antonio Provvidenza.
Della convocazione sono stati informati anche il presidente del Consiglio comunale Angelo Carlisi, i Consiglieri e la Giunta comunale.
La "De.co." è un marchio di qualità comunale che identifica prodotti tipici del territorio, al fine di valorizzarne le tradizioni; il logo è l'elemento grafico distintivo di questo marchio, e la sua approvazione è un atto formale del Comune che ne decreta l'ufficialità
.  
  

Carmelo Arnone

8 gennaio 2026
© Riproduzione riservata.
Vietato l'utilizzo dell'articolo tramite copiatura o modifica attraverso programmi di intelligenza artificiale.

        

 

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07/01/2026

Comune. Il Tricolore compie 229 anni; stasera il Palazzo municipale di Grotte s'illumina

 

Giusy Minneci
Giusy Minneci

Oggi, mercoledì 7 gennaio 2026, la nostra bandiera nazionale raggiunge il traguardo dei 229 anni. La storia del Tricolore è iniziata a Reggio Emilia nel 1797 e, da quel momento, quei tre colori sono diventati il simbolo che unisce tutti gli italiani.
Non si tratta solo di un pezzo di stoffa ma di un racconto visivo della nostra terra e dei nostri valori.
Per tradizione, i colori hanno un significato preciso: il verde richiama i prati e il sentimento della speranza; il bianco rappresenta le nevi delle Alpi e l’idea di purezza; il rosso ricorda il sangue versato da chi ha lottato per ottenere l’indipendenza e la libertà del Paese.
Per ricordare questa ricorrenza e il senso di appartenenza a una storia comune, stasera il Palazzo municipale di Grotte cambierà aspetto: la facciata sarà infatti illuminata con il verde, il bianco e il rosso.
L’assessore Giusy Minneci ha espresso il piacere di condividere con tutta la cittadinanza questo modo di rendere omaggio alla bandiera, trasformando il municipio in un segno luminoso che parla della nostra identità nazionale
.  
  

Redazione
7 gennaio 2026
© Riproduzione riservata
  
 

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07/01/2026

Attualità. "Diritto e giustizia"; di Armando Caltagirone

 

Armando Caltagirone
Armando Caltagirone

La pista nera
La pista nera

Nella puntata di Report andata in onda il 4 gennaio 2026 si è parlato di processi e di giustizia, in particolare del caso Eternit (guarda qui) e della presunta pista nera (guarda qui) legata alla strage di Via d’Amelio.
In entrambi i casi sembra che la giustizia abbia incontrato dei limiti dettati dal diritto. Infatti, il primo caso, Eternit, nonostante le migliaia di morti si è definitivamente concluso con una sentenza che dichiara l’intervenuta prescrizione, mentre nel secondo caso sembra che il diritto abbia calpestato la giustizia.

La pista nera
(La pista nera)

Entrando nel dettaglio dei singoli casi vengono alla luce alcune anomalie che con il diritto hanno ben poco da spartire.
Su Eternit/Schmidheiny l’interessamento, per non dire l’ingerenza, dei servizi segreti israeliani con la figura chiave di Barak ex primo ministro israeliano.
A supporto dell’interessamento o ingerenza lo scambio di e-mail tra la consorteria Schmidheiny per il successo raggiunto con la sentenza che dichiara l’intervenuta prescrizione.
Relatore di questa sentenza il ben noto sostituto procuratore generale Iacoviello, ritenuto un filosofo del diritto e conosciuto, soprattutto al grande pubblico, per altra sentenza riguardante il processo Andreotti dove anche lì fu dichiarata la prescrizione.
Ai cronisti che chiedevano al giudice filosofo della mancata giustizia per i familiari delle migliaia di vittime dell’amianto rispose che il diritto deve sempre prevalere sulla giustizia (concetto la cui primogenitura si appartiene ad Aristotele).
Visto che sulla morte innocente di migliaia di vittime si sta a filosofeggiare è lecito chiedersi che cosa sia il diritto e cosa sia la giustizia.
In termini molto semplici, lasciando le dotte complicazioni di certi contorsionismi mentali, il diritto sono le regole che rispondono al sentire comune della collettività in cui le stesse andranno ad applicarsi, mentre la giustizia, in termini molto volgari ma realistici è vendetta che tenta di colmare il vuoto creato dal dolore.
Un esempio per tutti sul mutare del diritto cioè delle regole: fino al 1981 esisteva il così detto delitto d’onore prevedendo una pena da tre a sette anni di reclusione. Tale regola è stata abrogata perché è cambiata la morale, il sentire comune.
In ogni caso se la vendetta è operata in nome e per conto della collettività si chiama giustizia, se operata dal singolo diventa delitto.
Singola o collettiva che sia si tratta pur sempre di un rimedio umano mal riuscito; la vera soluzione sarebbe il perdono, ma quella è un’altra storia.
Ben diversa l’opinione degli americani, negli Stati ove esiste la pena di morte, dove il concetto di vendetta ben si concilia con il diritto. Infatti, i familiari della vittima possono assistere all’esecuzione capitale del reo.
Per farla breve, il diritto, cioè le regole devono prevalere sulla giustizia se esse stesse “regole” vengono rispettate. Il mancato rispetto si traduce in sopraffazione e mortificazione della giustizia.
La prescrizione non è un incidente di percorso ma una regola a tutela dell’imputato il cui mancato rispetto, in senso positivo o negativo (per l’imputato o per le vittime), si traduce sempre in insulto alla giustizia.
Restando sempre sul caso Eternit (guarda qui) a giugno di quest’anno si prescrive il reato per cui in appello il sig. Schmidheiny è stato nuovamente condannato a nove anni di reclusione e sui pende ricorso in cassazione. Non sarebbe buona regola, cioè diritto, arrivare a sentenza prima che scada il termine di prescrizione? Vedremo se questa volta i familiari delle migliaia di vittime di amianto avranno vendetta!
Certo, giudicando dall’esterno, l’opinione viene influenzata dalle notizie che vengono presentate. Prendiamo ad esempio l’ultima clamorosa svolta sul caso David Rossi. In un primo momento si è parlato, con assoluta certezza scientifica, solo di suicidio, seppur il quadro probatorio molto lacunoso e talvolta contraddittorio. Tutte le richieste avanzate dalla famiglia di riapertura del caso, puntualmente archiviate. Gli unici indagati i giornalisti delle “Iene”.
Oggi, con altrettanta certezza, si parla di suicidio e la famiglia spera solo che il caso non venga riaperto a Siena.
Il Presidente della prima commissione d’inchiesta si sente tradito da istituzioni come i ROS che si sono prestati a una ricostruzione dell’accaduto priva di scientificità.
Dove sta la verità? Dove sta il diritto e la giustizia?
Passando a l’altro caso trattato da Report, cioè la pista nera (guarda qui) collegata alla strage di via d’Amelio emerge in tutta evidenza l’ostilità della procura nissena alle richieste del GIP Luparello che per ben due volte ha respinto la richiesta di archiviazione.
Sul collegamento tra mafia ed eversione di estrema destra il generale Mori, nominato casualmente da Berlusconi capo dei servizi segreti nel 2001, ha sempre negato ogni tipo di esistenza.
Oggi interviene pure Gasparri, che taccia di terrorismo di sinistra la trasmissione Report.
Vuoi vedere che alla fine gli unici indagati saranno i giornalisti di Report?
Il procuratore De Luca ha sostenuto con forza in audizione presso la commissione parlamentare antimafia, che gli elementi su cui indagare, indicati nell’ordinanza del GIP, ai fini investigativi hanno valore zero tagliato.
Il termine utilizzato “zero tagliato” sicuramente antigiuridico è di tipo agreste.
Nella seconda ordinanza con cui viene respinta anche la seconda richiesta di archiviazione si parla di elementi a sorpresa; vanificati dal ricorso per cassazione proposto dalla procura contro l’ordinanza del GIP.
In questo caso si può parlare di prevalenza del diritto sulla giustizia?
Qualunque sarà la decisione della Corte l’elemento sorpresa è già stato neutralizzato. Lo scenario non è certo edificante.
Non resta che chiedersi: ma sarà così importante il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati?
Il timore prospettato dal fronte del “NO” è l’assoggettamento all’esecutivo del PM.
I pochi esempi sopra rappresentati, su una gamma di difficile elencazione, lasciano supporre che di fatto l’assoggettamento esisterebbe, si tratterebbe semplicemente di legalizzarlo.
La tentazione è forte, ma vogliamo ancora credere che la legge è uguale per tutti.
 
  
Armando Caltagirone
7 gennaio 2026 
© Riproduzione riservata.
  


 

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06/01/2026

Racconti. "Epifania: oggi come allora"; di Salvatore Ciccotto

 

Salvatore Ciccotto
Salvatore Ciccotto


Epifania
Epifania


Epifania

"Epifania: oggi come allora"
di Salvatore Ciccotto

Da qualche tempo sullo schermo del suo smartphone tra le notifiche compariva uno strano link.
Inizialmente Tamar non lo aveva considerato ma poi, vista la frequenza con cui questo si presentava, in una sera ventosa, incuriosito, lo aprì.
Era uno strano messaggio: invitava tutti alla scoperta di un tesoro nascosto in una parte ignota del pianeta.
Tamar Sagfani era un ingegnere informatico, e sicuramente non gli mancavano le competenze per comprendere se dietro a quel messaggio potesse nascondersi qualcosa di losco.
Aveva 30 anni, era alto con una folta barba e dei capelli lunghi neri che per comodità teneva sempre raccolti dietro la nuca. Viveva a Tel Aviv dove lavorava come programmatore per conto in una grossa multinazionale.
Il giorno dopo aver cliccato su quel link, ne comparve un altro dal contenuto ancor più strano: lo invitava di andare in un posto remoto della Palestina.
Passarono parecchi giorni e di tutta quella storia Sagfani non si ricordava quasi più. Dopo capodanno però gli arrivò un terzo messaggio. L’invito, questa volta, era quello di recarsi il 6 gennaio a Emmebetle, un villaggio sulla costa orientale del Mediterraneo.
Tamar non aveva mai sentito parlare di quel posto.
Era molto combattuto, temeva fosse una bufala ma al tempo stesso era fortemente incuriosito.
Voleva andare fino in fondo, capire cosa e chi si nascondeva dietro tutto questo.
Faceva molto freddo, la temperatura era scesa di parecchio e tanta pioggia era venuta giù.
La mattina del 6 gennaio, Tamar uscì di casa molto presto, salì in macchina e percorse a velocità moderata tutta l’autostrada che costeggiava il mare.
C’era forte vento, il mare era agitato e le onde si infrangevano sui grossi scogli che costeggiavano la spiaggia.
Aveva percorso una cinquantina di kilometri quando improvvisamente sul suo smartphone comparve una mappa con tutte le indicazioni per arrivare a Emmebetle.
A guardare quella cartina il giovane si convinse che quel posto era molto distante dal centro abitato; con la macchina sarebbe potuto arrivare fino ad un certo punto, poi avrebbe dovuto continuare a piedi.
Lasciò la vettura in un ampio parcheggio all’uscita dall’autostrada, prese uno zaino e si incamminò lungo una strada secondaria. Alla fine della strada trovò davanti a sé una ripida salita. La percorse tutta e arrivò in un punto da cui era possibile scorgere tutta la città. Guardando a settentrione si accorse che la città non esisteva.
Eppure nel percorso indicato da Google Maps proprio lì sorgeva la città, con tutte le sue abitazioni, scuole,ospedali. Lui però non vedeva nulla se non un grande ammasso di calcinacci. Era la città di Gaza.
Tamar era sbigottito, non credeva ai suoi occhi. Camminando in mezzo alle macerie gli capitò di incespicare su oggetti che una volta erano stati di persone che abitavano lì. Si sentì come colui che, senza volerlo, si ritrova a profanare un mondo che non gli appartiene.
Quando era a Tel Aviv, aveva sentito i continui boati di bombe e missili ma gli organi di stampa dicevano che nelle operazioni militari in corso venivano colpiti soltantogli edifici dell’associazione terroristica di Hamas.
"Propaganda… tutta propaganda filogovernativa" - pensò Tamar mentre percorreva a fatica quella strada piena di fango.
La realtà era un'altra e lui ora la vedeva.
Camminò fino a spingersi oltre quell’ammasso di detriti.
Il sole era quasi del tutto andato via quando una leggera pioggia cominciò a scendere. Tamar tirò fuori dal suo zaino un ombrello, lo aprì e si riparò, mentre a piccoli passi si dirigeva verso il luogo indicato da GoogleMaps.
Andò avanti ancora per una buona mezz’ora quando si accorse che di fronte a lui c’era un immenso accampamento di tende.
Fu allora che dal cellulare si senti: "Destinazione raggiunta".
Non era possibile!
Aveva sbagliato tutto. Avrebbe dovuto capire sin dal principio che si trattava di un imbroglio. C’era cascato come un salame.
La ricerca di un tesoro! Ma quale tesoro poteva esserci in una realtà povera come quella?
Stava quasi per tornare indietro quando si accorse che davanti a lui c’era una marea di gente che si dirigeva tutta nella stessa direzione.
C’erano uomini, donne, bambini e ciascuno di loro portava con se qualcosa: bottiglie d’acqua, latte, pezzi di pane, coperte.
Dall’interno delle tende giungevano voci di bambini, rumori di cucina, donne parlare.
Dopo un po' Tamar capì dove si dirigeva tutta quella fiumana di gente: verso una tenda che si trovava all’estremità opposta del villaggio, lì dove il terreno cominciava a inerpicarsi. Era una tenda un po' più grande rispetto alle altre, con una lampada che brillava all’altezza della porta di ingresso. Tutti entravano, lasciavano il loro dono e uscivano.
Quando arrivò il suo turno, entrò anche lui.
C’era una donna vestita di bianco e accanto a lei un giaciglio su cui era adagiato un bambino appena nato. Lo sguardo di quel bambino era pieno di luce. Tamar tirò fuori dal suo zaino un vasetto di miele e lo pose davanti alla culla. Stava quasi per andarsene quando si accorse che qualcuno lo stava osservando.
Erano due uomini. Uno dei due, dai tratti orientali si avvicinò alla culla e posò un cofanetto con erbe mediche, mentre l’altro uomo poggiò uno scrigno pieno di gioielli.
I due uomini venivano da lontano e avevano risposto come Tamar a quel messaggio. Tao Ming veniva dalla Cina, era ricercatore e lavorava nel settore dell’intelligenza artificiale mentre Jimmy Taupin era americano e lavorava come progettista presso un’azienda di satelliti.
I tre stavano per uscire dalla tenda quando un uomo di mezza età si avvicinò loro e a bassa voce li prego di seguirlo.

"Mi chiamo Andrea Bergamini" - disse quell’uomo. "Sono un medico di un’associazione non governativa e sono qui a Gaza da due anni".
Poi aggiunse: "Voi avete risposto alla ricerca di un tesoro.
Ma quale tesoro più grande di quello di una vita che nasce in mezzo a tutta questa distruzione? La vita è il tesoro più grande!".
Fu in quel preciso istante che Tamar si rese conto di quanta verità ci fosse nelle parole di quell’uomo.

"Quante volte nella vita inseguiamo mete lontane ed effimere e non diamo il giusto valore alle cose che contano", pensò Tamar.
Poi il medico aggiunse con tono pacato: "Quando andate via non parlate con nessuno di quello che avete visto qua".
Poi guardandosi intorno, suggerì loro di percorrere altre strade per fare ritorno poiché i soldati del tiranno BiBi controllavano ogni parte del paese.
Mentre stava andando via Tamar alzò lo sguardo e vide che il cielo era pieno di stelle ma sopra quella tenda, dove giaceva il bambino, una stella brillava più di tutte. La guardò, mentre in cuor suo pensava che anche in quella sera tutto si era manifestato come allora.

Nel buio della sera riprese il cammino per ritornare a casa mentre una gioia grande gli esplodeva dentro
.

Salvatore Ciccotto

Pubblicato dalla testata giornalistica
Grotte.info Quotidiano
su www.grotte.info il 6 gennaio 2026.
Per gentile concessione dell'Autore.

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05/01/2026

Spiritualità. "La clessidra e la luce: dialogo cristiano sulla fine del tempo"; di Salvatore Filippo Vitello

 

Dott. Salvatore Filippo Vitello
Salvatore Filippo Vitello

La clessidra e la luce: dialogo cristiano sulla fine del tempo
Clessidra e luce

Gaspare Agnello, che con grande lucidità ha oltrepassato la soglia dei 90 anni, ha postato sulla sua pagina di Facebook un pensiero di Vittorio Sgarbi - che di seguito riporto - affermando di condividerlo. Conosco Gaspare sin da bambino e mi permetto di dire che dubito della sua condivisione del testo di Sgarbi, perché al di là del suo proclamarsi agnostico, ho sempre avvertito in Gaspare un forte sentimento religioso legato alle tradizioni delle nostre comunità ed alle sue battaglie per una giustizia sociale improntata alla difesa della dignità umana.

La clessidra e la luce: dialogo cristiano sulla fine del tempo
(Clessidra e luce)

Gaspare e Antonio Carlisi detto Ardicasi, a Grotte, sono stati i paladini delle lotte sociali a favore delle classi sociali più deboli. Proprio per queste ragioni mi sembra ragionevole partire dal pensiero di Sgarbi non per confutare (chi sono io per non considerare il dolore di una persona così sensibile), ma per collocarlo in una diversa prospettiva.
Il pensiero che Sgarbi ha reso pubblico è il seguente.

"C’è un momento in cui la vita smette di essere un accumulo e diventa, inevitabilmente, una sottrazione. A 71 anni, il calcolo è matematicamente spietato: ho già consumato la parte più grande della mia clessidra. Oggi non abito più nel tempo dei progetti, ma nel tempo della perdita. Ogni giorno che arriva non è un regalo, è un altro pezzo di strada che si accorcia verso quel muro d’ombra. Mi dicono: 'Goditi il presente'. Ma come si fa a godere del panorama quando sai che il treno corre verso un binario morto? Mi sento in un tunnel dove la luce alle spalle si affievolisce e quella davanti non esiste. E la solitudine più grande non è l'assenza di persone, ma l'impossibilità di essere compresi. Chi mi sta intorno sorride, minimizza, sposta lo sguardo. Non capiscono che il mio non è pessimismo: è la lucida visione di chi vede il traguardo e non ha nessuna voglia di tagliarlo. Guardo avanti e vedo l'inverno. E questa consapevolezza, nuda e ferina, è un peso che porto da solo".
Vittorio Sgarbi

Il testo di Sgarbi è attraversato da una lucidità dolorosa: non c’è compiacimento, ma uno sguardo nudo sul tempo che passa e sul restringersi dell’orizzonte. Proprio per questo può essere letto, in chiave cristiano-filosofica, non come negazione della speranza, ma come luogo estremo in cui la speranza può cambiare forma.

1. La sottrazione non è l’ultima parola.
Il cristianesimo non nega che la vita biologica sia "sottrazione". Anzi, lo assume fino in fondo. Sant’Agostino descrive il tempo come una distensio animi, una tensione che ci consuma: "Il tempo è una distensione dell’anima" (Confessioni XI). Ma proprio perché il tempo consuma, esso non può essere il senso ultimo. La clessidra che si svuota non è la verità definitiva dell’uomo: è solo la verità della sua condizione terrena.

2. Il “binario morto” non è la fine del viaggio.
L’immagine del treno che corre verso un binario morto è potentissima. La fede cristiana non la corregge con ottimismo facile, ma la rovescia: ciò che appare come fine è soglia. San Paolo lo dice con disarmante semplicità: "Se la nostra speranza fosse limitata a questa vita soltanto, saremmo i più miserabili di tutti" (1Cor 15,19). Il problema, da questa prospettiva, non è vedere il traguardo, ma scambiarlo per un muro. La filosofia cristiana insiste: la morte non è il contrario della vita, ma il contrario della nascita; la vita, invece, non finisce.  La vita non "finisce", si trasforma. Mancuso insiste molto su un’idea chiave: la vita è trasformazione, non conservazione. Nulla di vivo resta identico a sé; tutto cambia forma.

3. Morte come atto di restituzione.
Nel pensiero di Mancuso la morte può essere pensata come una restituzione al tutto. L’individuo non viene "tolto", ma riconsegnato. Qui la filosofia cristiana incontra una visione cosmica: la vita non è proprietà privata, ma partecipazione. Da questo punto di vista, la morte non è una punizione né un assurdo, ma il momento in cui la vita cessa di essere concentrata in un io.

4. Una speranza non ingenua.
Mancuso rifiuta sia il nichilismo ("tutto finisce") sia una fede ingenua nell’aldilà come semplice prosecuzione dell’esistenza terrena. La sua posizione è più scomoda: la vita non finisce, ma non sappiamo in che modo continui. Ed è proprio questa ignoranza a rendere la speranza non evasione, ma atto di fiducia razionale: fiducia che il fondamento della vita non sia il nulla, ma un principio di senso.

5. Il ribaltamento decisivo del pessimismo di Sgarbi.
La nascita introduce nel tempo, la morte sottrae dal tempo la vita; però, non coincide con il tempo. Per Mancuso la vita non è una parentesi tra due nulla, ma un movimento che attraversa le forme. In questo senso, la morte non nega la vita: ne rivela il carattere non possedibile, non trattenibile, non finito.

6. La solitudine dell’incompreso.
Qui il testo tocca un punto profondamente evangelico. L’incomprensione non è segno di errore, ma spesso di verità vissuta fino in fondo. Anche Cristo è "minimizzato", frainteso, consolato male. Blaise Pascal scrive: "Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo: non bisogna dormire durante questo tempo". C’è una agonia dell’anima lucida, che vede ciò che altri rimuovono. Non è pessimismo: è veglia.

7. L’inverno come stagione spirituale.
"Guardo avanti e vedo l’inverno". Nella simbologia cristiana, l’inverno non è sterile: è tempo di attesa nascosta. Romano Guardini (con parole sobrie) osserva che la vecchiaia non è il tempo del fare, ma del consegnare. Non si accumula più senso: lo si lascia andare, perché non ci appartiene.

8. La speranza contro ogni evidenza.
Søren Kierkegaard, forse il più radicale dei pensatori cristiani moderni, scrive: "La fede è credere contro l’intelletto". Non contro la ragione, ma contro l’evidenza immediata. La fede non dice che il tunnel è illuminato; dice che la luce non dipende dal tunnel.

Da una prospettiva cristiana, la nota di Sgarbi, condivisa da Gaspare Agnello, non è una resa, ma una confessione di frontiera. Dice la verità sul tempo, sulla perdita, sulla solitudine. E proprio per questo si colloca nel punto esatto in cui il cristianesimo inizia a parlare: non per negare l’inverno, ma per affermare che l’inverno non ha l’ultima parola
.  
  

Salvatore Filippo Vitello

5 gennaio 2026
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05/01/2026

Iniziative. Corteo dei Magi, nel giorno dell'Epifania; a cura del "Gruppo dei Giudei"

 

Corteo dei Magi, nel giorno dell'Epifania; a cura del "Gruppo dei Giudei"
Locandina

Le festività natalizie e di fine anno si concluderanno a Grotte con una manifestazione intitolata "Epifania - Un viaggio lungo una promessa", in programma per domani, martedì 6 gennaio 2026. L’attività, che prevede una sfilata dei Re Magi, è curata dall'Associazione Culturale Gruppo dei Giudei "A. Infantino" e gode del patrocinio del Comune di Grotte e dell'Assemblea Regionale Siciliana grazie all'impegno dell'on. Rosellina Marchetta.

Corteo dei Magi, nel giorno dell'Epifania; a cura del "Gruppo dei Giudei"
(Locandina)

La partenza del corteo è fissata alle ore 17.30 da Piazza Umberto I (piazza Municipio). Da qui, i figuranti si muoveranno lungo le vie cittadine per raggiungere la Chiesa Madre. Il sindaco Alfonso Provvidenza e il presidente dell'associazione organizzatrice, Antonio Aquilina, hanno rivolto un invito a tutti i cittadini affinché partecipino a questo momento di condivisione.
Sul piano amministrativo, l'ente comunale ha stanziato un contributo economico di 1.500 euro per sostenere l'associazione, che ha la propria sede in via E. di Montenegro n. 34.
Secondo quanto riportato nella determinazione dirigenziale del Comune, il supporto a questa iniziativa rientra nelle linee strategiche per la crescita culturale e sociale della comunità. L'Amministrazione comunale ha sottolineato come tali attività siano utili per mantenere vive le tradizioni locali, favorire l'aggregazione tra le persone e creare un risvolto positivo per il turismo e il commercio del territorio.  
  

Carmelo Arnone

5 gennaio 2026
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04/01/2026

Chiesa. Invito al conferimento del Lettorato al seminarista Giuseppe La Mendola; domenica 25 gennaio

 

Giuseppe La Mendola
Giuseppe La Mendola

Conferimento del Lettorato al seminarista Giuseppe La Mendola
Locandina

La comunità ecclesiale di Grotte e quella del Seminario Arcivescovile di Agrigento sono in preghiera e vigile attesa per un passaggio significativo nel percorso di formazione di tre giovani. Domenica 25 gennaio 2026 Giuseppe La Mendola, Salvatore Mortillaro ed Emanuele Salemi riceveranno ufficialmente il ministero del Lettorato.

Conferimento del Lettorato al seminarista Giuseppe La Mendola
(Locandina)

La celebrazione si terrà alle ore 18.00 presso la chiesa di San Gregorio, ad Agrigento (località Cannatello). Sarà l’Arcivescovo, mons. Alessandro Damiano, a conferire questo incarico ai tre seminaristi, che provengono rispettivamente dalle comunità ecclesiali di Grotte, Lucca Sicula e Bivona.
Il lettorato rappresenta una tappa fondamentale per chi si prepara al sacerdozio: si tratta del compito specifico di proclamare la Parola di Dio durante le celebrazioni liturgiche e di guidare i fedeli nella comprensione delle Scritture.
Giuseppe La Mendola ha voluto condividere il senso di questo passo spiegando che si tratta de "il ministero che la Chiesa affida per l’annuncio della Parola di Dio". Per Giuseppe, questo rito è un modo per rendere partecipi le persone che hanno seguito la sua crescita: "Con tanta gioia desidero condividere con te una notizia importante del mio cammino", ha scritto nel suo invito.
La scelta del 25 gennaio non è casuale; in quel giorno la Chiesa celebra la memoria della Conversione di San Paolo e la "Domenica della Parola", una ricorrenza che mette al centro il testo sacro che i tre giovani saranno chiamati a diffondere.
Giuseppe, esprimendo il desiderio di sentire la vicinanza della sua comunità, ha aggiunto: "Sarebbe davvero bello averti presente, per condividere insieme questo momento di grazia e di festa". Ha poi concluso chiedendo un sostegno spirituale per sé e per i suoi compagni: "Vi chiedo, se potete, di accompagnarmi con la vostra preghiera in questa tappa del mio cammino".
La comunità diocesana è dunque invitata a partecipare a questa solenne celebrazione religiosa per sostenere Giuseppe, Salvatore ed Emanuele in una delle fasi più importanti della loro scelta di vita
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Carmelo Arnone

4 gennaio 2026
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04/01/2026

Volontariato. Avis Comunale di Grotte OdV: i numeri della raccolta di sangue nel 2025

 


Avis Grotte

L’attività dell’Avis Comunale di Grotte ha fatto registrare una crescita costante durante tutto il 2025. Il presidente dell'associazione, Pietro Zucchetto, ha diffuso il riepilogo annuale che descrive il lavoro fatto sul territorio e i risultati raggiunti grazie alla partecipazione dei donatori.

Avis Comunale di Grotte OdV
(AVIS Comunale di Grotte)

Nel corso dell'anno appena trascorso 2025 sono state organizzate in totale 34 giornate di raccolta presso il punto di prelievo di Grotte. Queste attività hanno permesso di raccogliere 489 sacche di sangue in sede, a cui si aggiungono altre 25 donazioni effettuate direttamente presso l’ospedale di Agrigento. Il totale complessivo di sangue consegnato al Centro Trasfusionale di Agrigento è stato quindi di 554 sacche.
Un dato significativo riguarda i nuovi volontari: sono state infatti 40 le persone che hanno donato per la prima volta. Oltre alla raccolta vera e propria, l'associazione si è occupata della prevenzione e della salute dei cittadini attraverso: 84 visite per l'idoneità alla donazione (predonazioni) e 70 controlli medici, tra analisi annuali e verifiche estemporanee.
Il report mette in luce un aumento progressivo dell'attività negli ultimi quattro anni. Se si guarda al recente passato, la crescita è evidente sia per quanto riguarda il numero di giornate dedicate alla donazione, sia per il quantitativo di sangue raccolto.
I numeri confermano un impegno che si è intensificato nel tempo: nel giro di tre anni, le sacche raccolte sono più che raddoppiate, passando dalle 210 del 2022 alle attuali 554. Questo incremento è stato reso possibile grazie a un calendario più fitto di aperture del centro e alla risposta dei donatori di Grotte e dei paesi limitrofi.
La prossima giornata di donazione del sangue, nella sede di Via Francesco Ingrao n° 92/94, è programmata per domenica 11 gennaio (è possibile prenotare contattando il 320.4434713 oppure il 377.0974739); per l'anno 2026 le giornate di donazione sono sempre tutte le  seconde e quarte domeniche di ogni  mese.  
  

Redazione
4 gennaio 2026
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03/01/2026

Servizi. Tassa Rifiuti (TARI): nel 2026 sconto del 25% per le famiglie con redditi bassi

 

Bonus TARI
Bonus TARI

Nel 2026 la tassa per i rifiuti diventerà un po’ meno pesante per circa quattro milioni di nuclei familiari italiani. L’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA) ha approvato una nuova misura che prevede una riduzione della TARI, la tassa sui rifiuti, destinata a chi si trova in una situazione di difficoltà economica.
Il beneficio sarà pari a un taglio del 25% sulla somma totale dovuta per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti; un aiuto che si aggiunge ai bonus già attivi per le bollette di luce, gas e acqua, con l’obiettivo di alleggerire le spese per i servizi essenziali delle famiglie più bisognose.
Per ottenere l’agevolazione non servirà presentare alcuna domanda specifica. Lo sconto verrà applicato automaticamente a chi possiede determinati requisiti economici.
Nello specifico, potranno beneficiarne:
- le famiglie con un ISEE non superiore a 9.530 euro;
- le famiglie numerose (con almeno 4 figli a carico) con un ISEE entro i 20.000 euro.
Basta presentare all’INPS la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per ottenere l'attestazione ISEE, come già accade per molti altri servizi. Una volta verificato il possesso dei requisiti, lo sconto sarà calcolato senza che il cittadino debba fare altro. Per quanto riguarda i tempi, i dati verranno elaborati con un anno di scarto: per avere lo sconto sulle bollette del 2026, si terrà conto dell'ISEE presentato nel corso del 2025.
L'attuazione di questa misura, stabilita con la delibera 355/2025/R/rif, è il risultato di una collaborazione tra diversi enti, tra cui INPS, Acquirente Unico e i comuni (tramite ANCI). Questo coordinamento serve a garantire che lo scambio dei dati tra le varie amministrazioni avvenga nel pieno rispetto della privacy, garantendo allo stesso tempo che il bonus arrivi correttamente a chi ne ha diritto
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Redazione
3 gennaio 2026
        

 

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03/01/2026

Politica. On. Decio Terrana (UDC): "Doppio incarico per Maurizio Lo Galbo"

 

Lo Galbo e Terrana
Lo Galbo e Terrana

Il Coordinatore politico regionale dell’UDC, on. Decio Terrana, sentito il parere favorevole del segretario nazionale sen. Antonio De Poli e del presidente del partito on. Lorenzo Cesa, ha conferito a Maurizio Lo Galbo il doppio incarico di Responsabile regionale per la formazione e la verifica delle liste elettorali dell’UDC Sicilia e di Responsabile agli Enti Locali per la provincia di Palermo.

Lo Galbo e Terrana
(Lo Galbo e Terrana)

La nomina si inserisce nel percorso di consolidamento del partito nei territori e riconosce l’esperienza politica e amministrativa maturata da Lo Galbo, in passato già coordinatore cittadino e provinciale dei Giovani UDC, ruolo nel quale si è distinto per impegno e capacità organizzativa.
Soddisfazione viene espressa dal coordinatore provinciale dell’UDC di Palermo, Paolo Franzella, che sottolinea come “Maurizio rappresenti una risorsa importante per il partito: conosce il territorio, la struttura dell’UDC e incarna una generazione cresciuta nel segno della serietà, del dialogo e del rispetto delle istituzioni”.
Il dott. Maurizio Lo Galbo ha ringraziato la dirigenza nazionale e regionale per la fiducia accordatagli: “Per me è un onore tornare a un impegno attivo nel partito che mi ha formato politicamente. Metterò a disposizione tutta la mia esperienza ed energia, convinto che solo attraverso un lavoro serio e condiviso si possa costruire un progetto politico credibile e vicino ai cittadini”.
Il coordinatore regionale Decio Terrana evidenzia inoltre il valore strategico della nomina, ricordando il profilo istituzionale di Lo Galbo: più volte consigliere comunale, vicepresidente del Consiglio e assessore del Comune di Bagheria con deleghe alla Pubblica Istruzione, Legalità, Sport, Spettacolo e Beni culturali. Nel suo percorso anche incarichi di rilievo a livello nazionale e nell’area metropolitana di Palermo, tra cui presidente Anci Under 36, componente della Commissione nazionale Anci Sicurezza e Legalità, capo della segreteria dell’Assessorato regionale Territorio e Ambiente, capo di Gabinetto della Città Metropolitana di Palermo e capo della segreteria del Sindaco metropolitano.
Con questa scelta - conclude l’on. Terrana - rafforziamo la squadra e la nostra presenza amministrativa, puntando su competenze, radicamento sul territorio ed una classe dirigente preparata. Con la nomina di Maurizio, l’Unione di Centro in Sicilia conferma la propria linea politica orientata al rafforzamento nei territori e alla costruzione di una presenza moderata, responsabile e concreta nel panorama politico regionale
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Redazione
3 gennaio 2026
        

 

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03/01/2026

Iniziative. Proiezione a Licata del film "Occhi novi" di Gero Miceli; domenica 4 gennaio

 

Proiezione a Licata del film "Occhi novi" di Gero Miceli
Locandina

Domenica 4 gennaio, alle ore 18.00, la "Casa di Rosa" a Licata ospita la presentazione e la visione del film "Occhi novi", un'opera scritta e diretta da Gero Miceli. L'iniziativa ha il patrocinio gratuito deall'Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana, ed è realizzata in collaborazione con il Centro Studi Cultura Siciliana e Mediterranea e la "Putia du Cuntastorie".

Proiezione a Licata del film "Occhi novi" di Gero Miceli
(Locandina)

La serata comincerà con il saluto del dott. Nicolò La Perna, presidente del Centro Studi, a cui seguirà l’introduzione di Mel Vizzi, "cuntastorie". Sarà presente anche l'autore, Gero Miceli, per spiegare al pubblico come è nato il suo lavoro cinematografico.
Il film vede la partecipazione di diversi interpreti, tra cui Giuseppe Grizzanti, Loyde Puma e Isabella Villani. Alla realizzazione tecnica hanno contribuito, tra i vari professionisti, Daniel Carlisi per le riprese e Michele Morreale come aiuto regia.
Dopo la proiezione del film, la serata continuerà con un momento dedicato alle tradizioni popolari. Mel Vizzi e il Gruppo Putia metteranno in scena "U cuntu ca spacca la storia", una narrazione siciliana eseguita con la tecnica del "cunto a bacchetta" davanti a un cartellone illustrato. Lo spettacolo ripercorrerà, tra racconti e canti della tradizione, la storia della nascita di Gesù Bambino.
L'ingresso in sala è gratuito sino all'esaurimento dei posti disponibili
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Redazione

3 gennaio 2026 
        

 

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02/01/2026

Musica. 2^ rassegna "Natale in Coro" a Sant'Angelo Muxaro, con la Corale "Jobel"

 

2^ rassegna "Natale in Coro" a Sant'Angelo Muxaro, con la Corale "Jobel"
Locandina

S’intitola “Natale in Coro” la 2^ rassegna in programma, presso la Parrocchia Sant’Angelo Martire di Sant’Angelo Muxaro, per domenica 4 gennaio 2026, alle ore 19.30. L'iniziativa, promossa dal Coro Sant’Angelo Martire e sostenuta dal parroco don Giovanni Fregapane, vedrà la partecipazione di diverse realtà musicali del territorio, impegnate nel condividere i brani della tradizione religiosa e natalizia.

2^ rassegna "Natale in Coro" a Sant'Angelo Muxaro, con la Corale "Jobel"
(Locandina)

Quattro gruppi corali che si esibiranno nel corso della serata:
- il Coro Parrocchiale SS. Trinità di Cianciana, diretto dal M° Salvatore Restivo;
- la Corale liturgico-musicale "Jobel" di Grotte, sotto la direzione della M^ Valentina Morgante;
- il Coro San Gregorio Agrigentino di Cannatello, guidato dal Maestro Alfonso Lupo;
- il Coro Sant’Angelo Martire di Sant’Angelo Muxaro, diretto dai Maestri Antonino Moribondo e Mimmo Zambuto.
La Corale "Jobel" di Grotte vanta un percorso consolidato nell'animazione delle celebrazioni e nella diffusione della musica sacra. Nata con l'intento di unire l'aspetto spirituale a quello artistico, la Corale "Jobel" si è distinta negli anni per la cura dell'armonia vocale, portando avanti un repertorio che spazia dai canti liturgici classici a composizioni più moderne, sempre con l'obiettivo di coinvolgere la comunità attraverso il canto.
A guidare il pubblico durante lo svolgimento della manifestazione sarà il prof. Vincenzo Caci, che presenterà i vari gruppi e i brani scelti per questa seconda edizione della rassegna
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Redazione

2 gennaio 2026 
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02/01/2026

Musica. Concerto del Coro "Terzo Millennio" a Grotte in Chiesa Madre; domenica 4 gennaio

 

Concerto del Coro "Terzo Millennio" a Grotte in Chiesa Madre
Locandina

Domenica 4 gennaio 2026, nella Chiesa Madre di Grotte, si terrà il Concerto di Capodanno a cura del Coro Terzo Millennio di Racalmuto, con il patrocinio del Comune di Grotte. L’inizio dell'esibizione è fissato per le ore 19.00.

Concerto del Coro "Terzo Millennio" a Grotte in Chiesa Madre
(Locandina)

Il programma prevede la partecipazione di diversi artisti che si alterneranno durante la serata. I solisti del coro che prenderanno parte all'iniziativa sono: Antonio Cipolla, Tiziana Messina, Giacomo Orlando ed Enza Giangreco. Insieme a loro, si esibiranno il soprano Julia Parshina e il mezzosoprano Melania Marchese.
L'accompagnamento musicale sarà affidato a una piccola formazione strumentale composta da Elena Mattina al violino e Aurora Pilato al flauto. A coordinare l'intero gruppo, nella doppia veste di pianista e direttore, sarà il M° Domenico Mannella. La conduzione e la presentazione dei brani saranno curate dalle professoresse Tiziana Messina e Adele Troisi.
Lo stesso concerto sarà eseguito il giorno successivo, lunedì 5 gennaio alle ore 19.30, presso il Teatro Regina Margherita di Racalmuto
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Redazione

2 gennaio 2026 
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02/01/2026

Prevenzione. Sicurezza idrogeologica a Grotte; 275.000 euro per la manutenzione del vallone Ipsas

 

Via delle Rose
Via delle Rose

L'inizio del 2026 segna un nuovo passo in avanti per la protezione del territorio di Grotte, con la firma della convenzione tra l’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia e il Comune di Grotte per il finanziamento di nuovi lavori di manutenzione idraulica. L’Amministrazione comunale aveva segnalato diverse criticità lungo il vallone Ipsas. Un sopralluogo tecnico effettuato nei mesi scorsi ha confermato la presenza di una fitta vegetazione, composta principalmente da canne e ramaglie, che ostacola il normale deflusso dell’acqua nel tratto tra Via delle Rose e la confluenza con il torrente Ipsas.

Via delle Rose
(Via delle Rose)

Oltre all'ostruzione causata dai detriti, è stata riscontrata l'erosione di alcune sponde: in diversi punti l’acqua ha iniziato a intaccare i terreni privati confinanti, rendendo urgente un’operazione di consolidamento.
Il finanziamento, pari a 275.000 euro, permetterà di estendere il piano di sistemazione idraulica già previsto dal Comune; nello specifico, i fondi saranno utilizzati per:
- il taglio della vegetazione che blocca il corso d’acqua;
- la rimozione dei detriti nel tratto compreso tra Via delle Rose e la strada provinciale SP51;
- l’allungamento dei lavori sino alla confluenza del vallone Racalmare con il vallone Ipsas.
Questi interventi si aggiungono a quelli già programmati e finanziati dal Ministero dell'Interno, che riguardano un altro settore del vallone.
Secondo l'accordo siglato dal Segretario Generale dell’AdB, l'ingegnere Leonardo Santoro, e dal Sindaco di Grotte, Alfonso Provvidenza, l’Autorità di Bacino si occuperà di trasferire le somme necessarie, che copriranno sia i costi dei lavori e della manodopera, sia gli oneri per la sicurezza. Il Comune di Grotte ha collaborato alla fase di accertamento tecnico e continuerà a seguire l’evolversi dei lavori per garantire la tenuta del suolo e la tranquillità dei residenti nelle zone limitrofe
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Redazione

2 gennaio 2026 
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01/01/2026

Curiosità. "I mesi dell'anno in filastrocca - Gennaio"; di Giuseppe Castronovo

 

I mesi dell'anno in filastrocca
Filastrocca dei mesi


"
I MESI DELL'ANNO IN FILASTROCCA"

GENNAIO


Se l’ape gira di gennaio
tieni da conto il granaio.

Primavera di gennaio
reca sempre qualche guaio.

Gennaio acquaio
poco granaio
.
     

 

   

Giuseppe Castronovo
(gcastronovo.blogspot.it)
  

 

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01/01/2026

Racconti. "Tre mandarini e un mondo intero"; di Carmelo Rotolo

 

Carmelo Rotolo
Carmelo Rotolo

Tre mandarini
Tre mandarini

 

"Tre mandarini e un mondo intero"
di Carmelo Rotolo

Introduzione
Ci sono ricordi che non hanno bisogno di grandi eventi per restare impressi: bastano un gesto semplice, un profumo, una tradizione che si ripete ogni anno. Le feste di una volta erano fatte così: povere di cose, ma ricche di significato. In un tempo in cui le lire erano poche e i desideri tanti, un mandarino poteva valere più di una moneta, perché portava con sé il calore di una mano che lo offriva e l’affetto di chi, pur avendo poco, trovava sempre qualcosa da donare.
Questo racconto nasce da quella ricchezza nascosta nelle piccole cose, da quel mondo intero racchiuso in tre mandarini.

Ora accadde che tanti anni fa - ma tanti, tanti anni fa - vi era l’usanza, nei giorni di festa, da parte di noi bambini, di fare visita ai parenti per scambiare gli auguri di rito: auguri di buon Natale, zio; auguri di buon Anno, zia; auguri di buona Pasqua, nonna.
In verità, per noi bambini lo scambio di auguri era un pretesto per arrotondare quella che era già una misera paghetta; termine alquanto moderno, considerando che negli anni Sessanta la “paghetta”, almeno a casa mia, non era un termine usuale, anzi oserei dire sconosciuto.
Quella era la vera festa, e uno dei modi per onorarla era il giro dei parenti: un vero e proprio rito che iniziava subito dopo la fine della Santa Messa.
Finita la Santa Messa, quando ancora nelle orecchie risuonavano le ultime note dell’organo e nel cuore restava il calore della benedizione, si avvertiva quel senso di festa che nasce prima di tutto dallo spirito: la consapevolezza che il giorno santo non è solo un appuntamento sul calendario, ma un dono, un tempo diverso, in cui ci si sente più uniti a Dio e agli altri.
Il giro si protraeva sino a mezzogiorno inoltrato.
Si sa che nei giorni di festa il cuore è predisposto ad aprirsi, perché la memoria dei gesti antichi, delle tradizioni e degli affetti lo rende più permeabile alla tenerezza e alla generosità, così come il borsellino è pronto a schiudere le valve e liberare quelle poche lire messe lì di proposito per tali occasioni.
Almeno questo era il nostro sospetto, così come fondato era il sospetto che avevano i parenti nei nostri confronti.
Era un gioco antico, una piccola consuetudine di famiglia, fatto più di affetto che di furbizia: una danza di abitudini e sorrisi, che ogni anno si ripeteva uguale, con noi bambini pronti a bussare e i parenti già preparati ad accoglierci, come se quel gesto semplice fosse il modo più naturale per volersi bene.
Successe che quel 1° gennaio della fine degli anni Sessanta, io e tutti i miei fratelli, finita la Santa Messa, ci trovammo d’accordo di andare a salutare la numerosa schiera di parenti, da quelli più vicini sino ai parenti di grado non ben definito. Decidemmo però di non andare tutti insieme, come si faceva di solito, ma di andarci separatamente. Ci dividemmo i parenti e stabilimmo la rotazione delle visite.
Alla fine del giro ci saremmo ritrovati davanti alla lunga inferriata verde che delimita la strada davanti a casa nostra, ognuno con il proprio ricavato, democraticamente. Li rividi solo a casa.
Ora, non sto a raccontarvi cosa capitò agli altri fratelli, ma sicuramente la loro avventura alla ricerca di qualche spicciolo fu diversa dalla mia.
Suonato il campanello, la zia Ippolita si affacciò alla piccola finestrella che dava sul portone d’ingresso e, con la mano, mi fece segno di salire. Salii a fatica le strette scale che portavano al piano superiore, arrampicandomi al lungo corrimano di ferro. Entrai nel soggiorno semibuio e mi sedetti sulla sedia sfondata posta accanto al letto.
Un odore di chiuso, misto al tanfo del braciere posto al centro della sala, ammorbava tutta l’aria.
La zia Ippolita si avvicinò, mi diede un bacio e, prendendo la borsa dal comodino, la aprì. Prese il borsellino e, con il pollice e l’indice della mano destra, girò le due testine dell’apertura facendole schioccare con un suono metallico che faceva prevedere un ricco dono. Lo aprì, me lo avvicinò davanti agli occhi e candidamente mi disse: "Mi sono finiti tutti gli spiccioli, vedi…? Però ti posso dare tre mandarini".
Fatti gli auguri, accettai i mandarini e salutai.
E così fu con il secondo parente, poi con il terzo, con il quarto, sino agli ultimi parenti di grado indefinito.
Quella mattina, nella mia tasca, nemmeno una lira risuonò nella desolazione di un pantalone tirato a lucido per il 1° dell’anno; ma in compenso un paio di chili di mandarini allietarono la tavola di casa mia.
E fu proprio allora che compresi - o forse l’ho capito solo molti anni dopo - che il valore di un dono non sta mai nella sua utilità o nel suo prezzo. Una moneta si spende e scompare, un mandarino invece rimane: nel profumo che riempie la stanza, nel gesto semplice di chi te lo porge, nel ricordo che si lega per sempre a quel momento.
Il denaro passa, un mandarino resta. Resta come resta un affetto: piccolo, umile, ma capace di scaldare il cuore più di qualunque ricchezza.
I miei fratelli? Beh… lasciamo stare.

Naturalmente è una storia inventata di sana pianta, nella quale però rimangono i ricordi più belli della mia Grotte, dei miei familiari più cari - sino agli ultimi gradi non ben definiti - degli amici che ci sono ancora e di quelli che non ci sono più, e di tutte le persone che mi sono vicine e che mi vogliono bene.
A tutti voi voglio fare i miei più cari auguri di Buon Anno.

Carmelo Rotolo

Pubblicato dalla Testata Giornalistica
Grotte.info Quotidiano
su www.grotte.info il 1° gennaio 2026.
Per gentile concessione dell'Autore.

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01/01/2026

Musica. Giovanni Massimo Puglisi sul palco del Teatro Massimo di Palermo per il Concerto di Capodanno

 

Giovanni Massimo Puglisi
Giovanni M. Puglisi

Kids Orchestra
Kids Orchestra

Al Teatro Massimo di Palermo si inizia il nuovo anno con un programma musicale che mette al centro le nuove generazioni. Oggi, 1° gennaio 2026, alle ore 11.00, la Sala Grande ospiterà il concerto "The sound of tomorrow - New Year’s Celebration"; suoneranno insieme professionisti affermati e giovani promesse. Sul podio salirà il M° Michele De Luca, che guiderà un gruppo numeroso formato dalla Kids Orchestra e dalla Youth Orchestra.

Kids Orchestra
(Kids Orchestra)

Insieme a loro si esibiranno le soliste della Cantoria e il Coro di voci bianche, preparati dai maestri Salvatore Punturo e Giuseppe Ricotta, con l’assistenza di Vincenzo Alioto. Arricchiranno la mattinata anche i solisti dell’Accademia lirica diretti da Pietro Ballo.
La scaletta musicale è pensata per unire diverse tradizioni: dai classici valzer e ritmi viennesi, ai capolavori del teatro d’opera italiano e francese, come la Carmen di Bizet e La bohème di Puccini. L’obiettivo è proporre brani molto amati che fanno parte della nostra storia, presentati con l'energia dei musicisti più giovani.
Tra le file dell’orchestra, alla tromba, ci sarà un giovane che rappresenta la comunità di Grotte: Giovanni Massimo Puglisi. La sua presenza nel principale teatro lirico di Palermo è un fatto significativo per il suo paese: non capita spesso di vedere un cittadino grottese far parte di organici orchestrali così prestigiosi.
Nonostante la giovane età Giovanni Massimo Puglisi ha già ottenuto riconoscimenti importanti nell'ambito della musica. È un figlio d'arte, avendo avuto dimestichezza con la musica sin da piccolo grazie ai genitori: il padre è il M° Salvatore Puglisi (trombettista) e la madre è la M^ Julia Di Stefano (flautista).
Nel maggio del 2024 si è distinto alla 6^ edizione del Concorso musicale nazionale "José Cardinale" di Mussomeli. In quella gara, dedicata alle scuole medie, ha ottenuto il punteggio di 100/100, classificandosi come Primo Assoluto nella categoria tromba. Nel luglio del 2025, il Comune di Grotte gli ha conferito il "Premio Talenti in Comune", un riconoscimento dedicato ai cittadini che si distinguono per particolari meriti artistici e capacità. La sua partecipazione al concerto di Capodanno del Teatro Massimo conferma il percorso di crescita di questo giovane trombettista, che porterà un pezzo di Grotte nel cuore della celebrazione musicale palermitana
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Carmelo Arnone

1 gennaio 2026 
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01/01/2026

Politica. Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica, on. Sergio Mattarella

 

Il Presidente della Repubblica on. Sergio Mattarella
On. Mattarella

Pubblichiamo il testo del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica, on. Sergio Mattarella, pronunciato ieri sera, mercoledì 31 dicembre 2025, a reti unificate.

Palazzo del Quirinale, 31/12/2025

"Care concittadine e cari concittadini,
si chiude un anno non facile. Tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore.
La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace.
Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte.
La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio.
Il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana. Riguardano qualunque ambito: quello internazionale, quello interno ai singoli Stati, a ogni comunità, piccola o grande. Per ogni popolo inizia dalla sua dimensione nazionale.
Leone XIV - cui rivolgo gli auguri più affettuosi del popolo italiano - nei giorni di Natale, in prossimità della conclusione del Giubileo della Speranza, ha esortato a “respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione”. Ha richiamato alla necessità di disarmare le parole.
Raccogliamo questo invito. Se ogni circostanza diviene pretesto per violenti scontri verbali, per accuse reciproche, di cui non conta il fondamento ma soltanto la forza polemica, non si esprime una mentalità di pace, non se ne costruiscono le basi.
Di fronte all’interrogativo: “cosa posso fare io?” dobbiamo rimuovere il senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno.
L’affermazione della libertà, la costruzione della pace sono nell’atto fondativo della nostra Repubblica, che esprime la volontà di realizzare il futuro insieme, attraverso il dialogo. Raffigura la responsabilità di essere cittadini.
Nell’anno che si presenta ricorderemo gli ottant’anni della Repubblica.
Ottant’anni sono pochi se guardati con gli occhi della grande storia ma sono stati decenni di alto significato.
Sfogliamo velocemente un album immaginario della storia della Repubblica, come talvolta si fa quando ci si ritrova in famiglia.
Il primo fotogramma del nostro viaggio è rappresentato dalle donne. Il segno dell’unità di popolo, infatti, fu simbolicamente impresso dal voto delle donne, per la prima volta chiamate finalmente alle urne.
Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità.
L’Assemblea costituente, eletta contestualmente al referendum che sancì la scelta repubblicana, fu capace di trovare una sintesi di alto valore mentre la dialettica politica si sviluppava tra convergenze e contrasti, anche molto forti.
Di mattina i costituenti discutevano - e si contrapponevano - sulle misure concrete di governo, nel pomeriggio, insieme, componevano i tasselli della nostra Carta costituzionale. La Costituzione italiana, che ha ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni.
La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia.
Non uno Stato che sovrasta i cittadini ma uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie della comunità.
La democrazia italiana che muove i suoi primi passi nel dopoguerra è giovane, dinamica, mette radici, dialoga nel mondo.
Le immagini della firma dei Trattati di Roma, nel 1957, consegnano un successo e un altro momento decisivo, con l’Italia in prima linea nella costruzione della nuova Europa.
Proprio l’Europa e le relazioni transatlantiche, con il piano Marshall, sono i due pilastri della ricostruzione. L’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica hanno coerentemente rappresentato - e costituiscono - le coordinate della nostra azione internazionale.
Una grande stagione di riforme cambia il profilo dell’Italia. La riforma agraria, il Piano casa, il cui ricordo richiama le difficoltà delle giovani coppie a trovare casa oggi nelle nostre città.
Gli anni del miracolo economico ci presentano in primo piano i volti degli operai delle fabbriche e di quelli impegnati a realizzare le grandi infrastrutture che modernizzano il Paese.
Il lavoro come leva fondamentale dello sviluppo. Lo statuto dei lavoratori è stato lo strumento che riconosce e sancisce diritti, dignità e libertà sindacale. Valori che richiamano al pieno rispetto della irrinunziabile sicurezza sul lavoro e all’equità delle retribuzioni.
Così come l’istituzione del servizio sanitario nazionale, che garantisce universalità e gratuità delle cure, rappresentando un’altra decisiva conquista dello stato sociale, che pone al centro la dignità della persona e l’idea di una piena uguaglianza. Accanto ad esso il sistema previdenziale esteso a tutti. Condizioni da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo.
Fondamentale alla crescita della identità nazionale è stato - e rimane -il contributo della cultura, dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica. Il ruolo del servizio pubblico affidato alla Rai, a garanzia del pluralismo, presupposto essenziale di un largo coinvolgimento popolare attorno alle istituzioni della Repubblica.
Altre immagini, questa volta drammatiche. Le stragi. Il terrorismo. Ricordiamo i volti e i nomi delle vittime. Magistrati, giornalisti, uomini delle istituzioni, esponenti delle forze dell’ordine. E poi tanti, troppi giovani che cadono per mano di ideologie che fanno della violenza il loro unico strumento. Verrà definita la notte della Repubblica.
Ma l’Italia prevale. Le istituzioni si dimostrano più forti del terrore. E lo sono grazie all’unità delle forze politiche e sociali, capaci di difendere i principi fondativi della Repubblica.
Anche lo sport ha un posto di grande rilievo nel nostro album. Storie e atleti indimenticabili. I protagonisti delle Olimpiadi di Roma del ‘60, nelle quali l’Italia, per prima, introduce la partecipazione paralimpica. Lo sport, dunque, ha contribuito alla crescita del Paese, a regalarci momenti di gioia, di orgoglio, di appartenenza. Così come accade sempre ascoltando risuonare l’inno italiano in una premiazione. Tutto questo si rinnoverà ancora una volta con i giochi di Milano - Cortina.
La diffusione dello sport, oltre al messaggio di pace, amicizia, inclusione che esprime, è un potente antidoto alla violenza giovanile e alle droghe.
Il film della memoria scorre. Due volti che non possiamo dimenticare: quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli della legalità e della lunga lotta contro la mafia. Protagonisti anche dopo il loro assassinio: il loro esempio continua a ispirare - non soltanto in Italia - le nuove generazioni e tutti coloro che non si rassegnano alla prepotenza della criminalità.
Anni di tensioni, di grandi mutamenti che ci hanno accompagnato nel passaggio al nuovo secolo. Al nuovo millennio. I cambiamenti sono profondi: dal linguaggio, agli stili di vita, alla moneta.
Questi ottanta anni sono come un grande mosaico, il cui significato compiuto riusciamo a cogliere soltanto allontanandoci dalle singole tessere che lo compongono.
Non vanno ignorate, ovviamente, lacune e contraddizioni ma eravamo una società con un basso livello di istruzione, con alti tassi di emigrazione. Siamo diventati uno dei Paesi più forti nella manifattura e nell’esportazione, capace di esaltare il genio della creatività in tantissimi settori. Siamo apprezzati in tutto il mondo per i nostri stili di vita, per la bellezza dei nostri territori, per i tesori artistici che custodiamo. Per la cultura del cibo e del vino, che diventa patrimonio internazionale.
L’Italia è un attore di grande rilievo sulla scena internazionale, anche grazie al contributo che i nostri militari hanno dato e danno alla costruzione della sicurezza e della pace. Anche qui un cammino con alti prezzi, a partire dal sacrificio dei nostri aviatori in missione umanitaria a Kindu, in Congo, nel 1961.
L’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo. Possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi.
Possiamo perché questa storia è frutto del sacrificio, dell’impegno, della partecipazione di tante generazioni di italiane e italiani. Ognuno ha messo la sua tessera in quel mosaico. In ogni casa, in ogni famiglia c’è una storia da raccontare.
Spesso diciamo che i principi e i valori che le madri e i padri costituenti ottanta anni fa incisero nella Costituzione vanno vissuti, testimoniati ogni giorno: è questo che li ha fatti diventare realtà nelle scelte quotidiane di ognuno di noi.
La nostra vera forza, la coesione sociale nella libertà e democrazia, ci ha consentito di fare dell’Italia il grande Paese che è oggi. Le legittime dialettiche tra le varie posizioni hanno contribuito a concrete realizzazioni che hanno cambiato in meglio la vita delle persone. Diritti e doveri sono diventati progressivamente fatti e non sono rimasti astratte affermazioni.
Riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per poter guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune. La consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo.
Vecchie e nuove povertà - che ci sono e vanno contrastate con urgenza - diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali: crepe che rischiano di compromettere proprio quella coesione sociale che consideriamo un bene prezioso di cui disponiamo.
Un bene che, tuttavia, non è mai acquisito definitivamente. Un bene per cui siamo chiamati a impegnarci, ognuno secondo il suo livello di responsabilità, senza che nessuno possa sentirsi esentato. Perché la Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi.
Abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi, accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale che attraversiamo. Entriamo, inoltre, oggi, in un tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente, dall’economia, all’ambiente, al clima, alle rivoluzioni tecnologiche che investono le nostre vite, ai rischi delle pandemie, alle reti del terrorismo integralista.
Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia.
Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarmente, ai più giovani.
Qualcuno - che vi giudica senza conoscervi davvero - vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi.
Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro.
Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna.
Auguri!
Buon 2026!".

 

   

Il Presidente della Repubblica
On. Sergio Mattarella
 

 

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