Chiesa.
Lettore nella chiesa di Agrigento; il cammino di Giuseppe La Mendola
verso il sacerdozio
Dopo la cerimonia
La Mendola e Provvidenza
Giuseppe La Mendola
Locandina
Nella giornata di ieri, domenica 25
gennaio 2026, la comunità del Seminario Arcivescovile di Agrigento ha
vissuto un momento importante: tre giovani seminaristi - Giuseppe La
Mendola, Salvatore Mortillaro ed Emanuele Salemi - hanno ricevuto
ufficialmente il ministero del Lettorato.
(Dopo la cerimonia)
La cerimonia si è tenuta alle ore 18.00
presso la chiesa di San Gregorio, in località Cannatello, alla
presenza dell’Arcivescovo di Agrigento, Mons. Alessandro Damiano. I
tre giovani provengono da diverse realtà del territorio: Giuseppe è di
Grotte, Salvatore di Lucca Sicula ed Emanuele di Bivona.
Per chi si prepara a diventare sacerdote, diventare "lettore" è il primo
passo. Non si tratta solo di leggere i testi sacri durante la messa, ma
di assumere l’incarico di proclamare la Parola di Dio e di aiutare le altre
persone a comprenderla meglio. Come spiegato dallo stesso Giuseppe La
Mendola, seminarista grottese, è un compito che la Chiesa affida per
diffondere il messaggio delle Scritture.
La scelta di svolgere la cerimonia il 25 gennaio è legata al calendario
liturgico. In questo giorno, infatti, la Chiesa celebra la Domenica della
Parola di Dio e ricorda la Conversione di San Paolo. È un giorno dedicato
interamente alla valorizzazione del testo sacro, proprio quello che i tre
giovani dovranno d’ora in avanti annunciare ufficialmente.
(Giuseppe La Mendola e Alfonso Provvidenza)
Già lo scorso giovedì 22 gennaio la
comunità parrocchiale, alla presenza del parroco don Sergio Sanfilippo,
si era stretta attorno a Giuseppe La Mendola per un momento di adorazione
nella sua chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo in Grotte.
"Carissimo Giuseppe, che il Signore ti protegga sempre" è l’augurio
che il sindaco Alfonso Provvidenza - presente alla cerimonia insieme
a una folta rappresentanza della comunità cittadina - ha rivolto al giovane
seminarista.
Comune. Rubrica della Memoria
(5): "I
'NO' che fecero la storia. Gli internati militari"
Locandina
Guarda il video
Il
percorso curato dai giovani del Servizio Civile di Grotte prosegue
con un approfondimento dedicato ai soldati italiani che, dopo l'8
settembre 1943, scelsero la prigionia piuttosto che la collaborazione
con il regime nazista
(guarda il video).
Volontariato.
Avis Grotte:
2^ giornata
di donazione del 2026
Avis Grotte
Ieri, domenica 25 gennaio 2026, è stata la seconda giornata di
donazione dell'anno per il Punto di Raccolta AVIS Comunale di Grotte
OdV (vedi
il sito ufficiale).
Anche se la giornata si è presentata abbastanza frizzantina, piovigginosa e
con il cielo coperto, i nostri soci donatori, all'apertura della sede, come
sempre, erano dietro il portoncino ad aspettare l'apertura.
A fine mattinata abbiamo registrato i seguenti numeri:
- 1 controllo annuale;
- 20 donazioni;
- 2 prime donazioni;
- 2 idoneità/pre-donazione.
Noi tutti ci auguriamo che le prossime giornate di donazione possano portare
sempre più donatori al nostro Punto di Raccolta AVIS e Piccolo Presidio
Sanitario di Grotte, per potere dare un significativo contributo di sacche
di sangue al Centro Trasfusionale di Agrigento.
A metà mattina abbiamo avuto il piacere di ricevere la gradita visita del
sindaco dott. Alfonso Provvidenza e dell'assessora al Volontariato e
all'Associazionismo ins. Giusy Minneci.
Per le prossime giornate di donazione del 2026 saranno sempre: tutte
le seconde e quarte domeniche di ogni mese.
Vi aspettiamo sempre più numerosi.
Comune. Rubrica della Memoria
(4): "L'infanzia negata. I bambini della Shoah"
Locandina
Guarda il video
Il nuovo
contenuto pubblicato dai giovani del Servizio Civile di Grotte
affronta un tema particolarmente difficile: quello del milione e mezzo di
bambini e adolescenti che furono vittime del sistema nazista. Il
video invita a riflettere sul fatto che si trattava di giovanissimi con
sogni e giochi preferiti, proprio come i figli o i nipoti di ognuno di noi
(guarda il video).
Comune.
Rubrica della Memoria
(3): "Gino Bartali. Il campione silenzioso"
Locandina
Guarda il video
Il
racconto dei giovani del Servizio Civile di Grotte continua con un
nuovo filmato dedicato a un uomo conosciuto da tutti per le sue imprese
sportive, ma che ha saputo nascondere per anni un segreto fondamentale:
Gino Bartali
(guarda il video).
Chiesa.
Incontri di catechesi del Cammino Neocatecumenale nella parrocchia
Madonna del Carmelo
Locandina
Udienza
La parrocchia B.M.V. del Monte Carmelo di Grotte apre a un'equipe dei
catechisti che inizierà le catechesi del Cammino Neocatecumenale.
Il tema scelto per questo ciclo di incontri, "Dio ti ama e ti vuole
incontrare", punta a offrire un momento di dialogo e approfondimento
spirituale per chiunque sia interessato.
(Locandina)
Le attività avranno inizio il prossimo martedì 27 gennaio, due volte
a settimana direttamente nei locali della parrocchia: ogni martedì
e venerdì dalle ore 20.00. Per venire incontro alle esigenze dei
genitori che desiderano partecipare, la parrocchia ha organizzato un
servizio gratuito di baby sitter. L’iniziativa è aperta a tutti i
cittadini, giovani e adulti, che vogliano accostarsi a questo tipo di
esperienza o semplicemente ascoltare le tematiche proposte dal Cammino
Neocatecumenale.
Lo scorso lunedì 19 gennaio, nell’Aula della Benedizione, papa Leone XIV
ha ricevuto in udienza circa un migliaio di responsabili del Cammino
Neocatecumenale. Ecco il discorso del Papa.
(Responsabili ricevuti in udienza)
"Nel nome del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo.
La pace sia con voi!
Queridos hermanos y hermanas,
cari fratelli e sorelle,
buongiorno e benvenuti!
Sono lieto di incontrarvi così numerosi. Saluto i membri dell’Équipe
internazionale del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, María Ascensión
Romero e don Mario Pezzi, come pure i Vescovi e i sacerdoti che vi
accompagnano.
Un pensiero speciale va alle famiglie qui presenti, espressione del vostro
anelito missionario e di quel desiderio che deve sempre animare tutta la
Chiesa: annunciare il Vangelo al mondo intero, perché tutti possano
conoscere Cristo.
Proprio questo desiderio ha sempre animato e continua ad alimentare la vita
del Cammino Neocatecumenale, il suo carisma e le opere di
evangelizzazione e catechesi che rappresentano un prezioso contributo
per la vita della Chiesa. A tutti, specialmente a quanti si sono
allontanati o a coloro la cui fede si è affievolita, voi offrite la
possibilità di un itinerario spirituale attraverso il quale riscoprire il
significato del Battesimo, perché possano riconoscere il dono di grazia
ricevuto e, perciò, la chiamata ad essere discepoli del Signore e suoi
testimoni nel mondo.
Animati da questo spirito, avete acceso il fuoco del Vangelo laddove
sembrava spegnersi e avete accompagnato molte persone e comunità cristiane,
risvegliandole alla gioia della fede, aiutandole a riscoprire la bellezza di
conoscere Gesù e favorendo la loro crescita spirituale e il loro impegno di
testimonianza.
In particolare, oltre che ai formatori e ai catechisti, vorrei esprimere la
mia gratitudine alle famiglie, che, accogliendo l’impulso interiore dello
Spirito, lasciano le sicurezze della vita ordinaria e partono in missione,
anche in territori lontani e difficili, con l’unico desiderio di
annunciare il Vangelo ed essere testimoni dell’amore di Dio. In questo
modo, le équipe itineranti composte da famiglie, catechisti e sacerdoti,
partecipano alla missione evangelizzatrice di tutta la Chiesa e, come
affermava Papa Francesco, contribuiscono a “svegliare” la fede dei «non
cristiani che non hanno mai sentito parlare di Gesù Cristo», ma anche di
tanti battezzati che, pur essendo cristiani, «hanno dimenticato […] chi è
Gesù Cristo» (Discorso agli aderenti al Cammino Neocatecumenale, 6 marzo
2015).
Vivere l’esperienza del Cammino Neocatecumenale e portare avanti la missione
esige anche, da parte vostra, una vigilanza interiore e una sapiente
capacità critica, per discernere alcuni rischi che sono sempre in
agguato nella vita spirituale ed ecclesiale.
Voi proponete a tutti un percorso di riscoperta del Battesimo, e questo
Sacramento, come sappiamo, unendoci a Cristo, ci fa diventare membra vive
del suo corpo, unico suo popolo, unica sua famiglia. Dobbiamo sempre
ricordarci che siamo Chiesa e che, se lo Spirito concede a ciascuno una
manifestazione particolare, essa è data — come ci ricorda l’Apostolo Paolo —
«per il bene comune» (1 Cor 12, 7) e quindi per la missione stessa della
Chiesa. I carismi devono essere sempre posti al servizio del regno di Dio
e dell’unica Chiesa di Cristo, nella quale nessun dono di Dio è più
importante di altri — se non la carità, che tutti li perfeziona e
li armonizza — e nessun ministero deve diventare motivo per sentirsi
migliori dei fratelli ed escludere chi la pensa diversamente.
Perciò invito anche voi, che avete incontrato il Signore e vivete la sua
sequela nel Cammino Neocatecumenale, ad essere testimoni di questa unità.
La vostra missione è particolare, ma non esclusiva; il
vostro carisma è specifico, ma porta frutto nella comunione
con gli altri doni presenti nella vita della Chiesa; il bene che fate è
tanto, ma il suo fine è permettere alle persone di conoscere Cristo, sempre
rispettando il percorso di vita e la coscienza di ciascuno.
Come custodi di questa unità nello Spirito, vi esorto a vivere la vostra
spiritualità senza mai separarvi dal resto del corpo ecclesiale, come
parte viva della pastorale ordinaria delle parrocchie e delle sue
diverse realtà, in piena comunione con i fratelli e in particolare
con i presbiteri e i Vescovi. Andate avanti nella gioia e con umiltà,
senza chiusure, come costruttori e testimoni di comunione. La Chiesa vi accompagna, vi sostiene, vi è grata per ciò che fate.
Allo stesso tempo, essa ricorda a tutti che «dove c’è lo Spirito del
Signore, c’è libertà» (2 Cor 3, 17). Perciò l’annuncio del Vangelo, la
catechesi e le varie forme dell’agire pastorale devono essere sempre
liberi da forme di costrizione, rigidità e moralismi, perché non accada
che essi possano suscitare sensi di colpa e timori invece che liberazione
interiore.
Carissimi, vi ringrazio per il vostro impegno, per la vostra gioiosa
testimonianza, per il servizio che svolgete nella Chiesa e nel mondo. Vi
incoraggio a proseguire con entusiasmo e vi benedico, mentre invoco su
di voi l’intercessione della Vergine Maria perché vi accompagni e vi
custodisca. Grazie!".
Comune.
Rubrica della Memoria (2): "Calogero Marrone, il Giusto tra le Nazioni"
Locandina
Guarda il video
Il
percorso digitale curato dai ragazzi del Servizio Civile di Grotte, chiamato
“Rubrica della Memoria”, prosegue con un nuovo filmato pubblicato sui
canali social del Comune. Questa volta l'attenzione si sposta su una figura
legata al territorio siciliano: Calogero Marrone
(guarda il video).
Comune.
"Rubrica della Memoria": il ricordo della Shoah con i giovani del
Servizio Civile Universale
Locandina
Guarda il video
A
Grotte il ricordo della Shoah prende forma attraverso un programma di
attività che coinvolge i giovani, la biblioteca e i canali digitali della
comunità. Dal 24 al 27 gennaio 2026, il Comune propone una serie di
iniziative per riflettere su quanto accaduto durante lo sterminio del
popolo ebraico.
(Locandina)
I
giovani del Servizio Civile Universale hanno realizzato la “Rubrica
della Memoria”: una serie di filmati che vengono pubblicati
quotidianamente sulle pagine social ufficiali e sui siti istituzionali del
Comune. Il primo contenuto si concentra sul significato del 27 gennaio 1945,
giorno in cui furono aperti i cancelli di Auschwitz
(guarda il video).
Politica. L'on. Decio Terrana: "Crescita
costante dell'Unione di Centro in Sicilia"
UDC Sicilia
Nuovi ingressi nell'Unione di Centro in Sicilia: il già Assessore
all'agricoltura del Comune di Godrano, Ciro Pomara, ed il già consigliere
Comunale di Bagheria, Arturo Chiello, seguono la scelta di Maurizio Lo Galbo,
da giorni nominato dal partito responsabile per la formazione delle liste
elettorali in Sicilia e responsabile degli enti locali in provincia di
Palermo per l'UDC.
“Costituisce per noi motivo di profonda gioia ed orgoglio, continuare a
seguire, anche in questo progetto politico, il caro amico Maurizio Lo Galbo,
al quale riponiamo fiducia e stima, consapevoli che insieme a tanti altri
amministratori possiamo davvero costruire una nuova stagione politica per il
bene comune della collettività siciliana”; sono queste le prime
dichiarazioni dei rappresentanti di Godrano e Bagheria.
“Continuiamo con nuove adesioni sulla scia dei nostri valori: legalità,
solidarietà, democrazia, famiglia, onestà, coerenza e responsabilità -
commenta il coordinatore provinciale Paolo Franzella -. Ringrazio di
cuore Maurizio per il grande impegno ed il grande lavoro che sta facendo”.
Anche l’on. Decio Terrana, coordinatore politico dell'Unione di
Centro in Sicilia, commenta i nuovi ingressi: “Il passaggio di due
autorevoli rappresentanti del territorio così importanti è un segnale
politico chiaro e significativo della crescita costante dell’Unione di
Centro in Sicilia. Queste adesioni confermano la credibilità del nostro
progetto politico, fondato sui valori del popolarismo, della responsabilità
istituzionale e della centralità dei territori. L’UDC continua ad attrarre
amministratori e personalità che scelgono un percorso serio, coerente e
orientato al bene comune, lontano da improvvisazioni e logiche di mera
propaganda. Il nostro obiettivo resta quello di rafforzare una presenza
politica solida e radicata, capace di offrire risposte concrete ai bisogni
dei cittadini siciliani”.
Ricorrenze.
"Ricordare la Shoah"; di Salvatore Ciccotto
Shoah 2026
Fra
qualche giorno ricorre la Giornata della Shoah. Un giorno importante
in cui si ricorda l’apertura dei cancelli dei campi di sterminio di
Auschwitz e Birkenau da parte dei soldati dell’armata rossa e la
liberazione di migliaia di uomini, donne e bambini.
Era il 27 gennaio del 1945.
(Shoah 2026: la memoria vive)
Una data importante da ricordare, una data che segnò la fine
dell’oppressione nazifascista.
In quei campi, oltre agli ebrei, venivano rinchiusi tutti coloro che la
pensavano diversamente. Alla fine del secondo conflitto mondiale, vincitori
e vinti si sedettero attorno a un tavolo per fissare regole e principi per
una serena convivenza.
Era il 24 ottobre del 1945 quando fu fondata l’ONU. L’obiettivo fondamentale
di questo organismo internazionale è stato quello di mantenere la pace fra
le nazioni. Durante tutti questi anni, grazie alla diplomazia, e alla
cooperazione, molti conflitti sono evitati.
Mai come quest’anno la giornata della Shoah è stata al centro di discussioni
e polemiche alimentate da coloro che ritengono che l’invasione e il
massacro di civili inermi nella striscia di Gaza da parte dell’esercito di
Israele costituisce un grave atto di violazione del diritto
internazionale.
Tutto questo è avvenuto con il beneplacito dello sceriffo di Washington
Donald Trump che proprio nei giorni scorsi a Davos ha firmato, insieme a
22 capi di Stato come Milei, Orban, Nethanyahu, un accordo per la
trasformazione di Gaza in una specie di resort per facoltosi miliardari.
Viviamo tempi difficili in cui anziché rafforzare gli equilibri
internazionali, si tende a sgretolare e a mortificare le relazioni fra i
popoli necessarie per vivere in pace.
Troppo spesso sentiamo parlare di guerra. È come se ci fossimo assuefatti a
questa brutta parola. Putin minaccia di utilizzare armi tattiche
nucleari, Trump "conquista" il Venezuela e minaccia di
prendere la Groenlandia.
Per non parlare di quello che succede negli Stati Uniti D’America in cui
l’ICE, questa agenzia federale statunitense del Dipartimento per la
Sicurezza Interna, alle dipendenze di Trump deporta e uccide tutti
coloro che per un motivo o per un altro la pensano diversamente.
In fondo non vedo grande differenza fra quello che fanno questi
uomini dell’ICE rispetto a quello che faceva la Gestapo ai
tempi del Terzo Reich. Uomini entrambi che hanno il compito di
rastrellare e anche uccidere chi per un motivo o per un altro va contro
il pensiero unico dominante.
E allora alla luce di tutto questo, è giusto ricordare la Shoah ma è ancora
più giusto fare in modo che queste cose non accadano più nel rispetto
di tutte le persone e del diritto internazionale.
Attività.
Oggi "Il Piacere di Leggere Insieme" con Camilleri e "Il birraio di
Preston"; alle 18.00 in biblioteca
Locandina
Il
gruppo di lettura "Il Piacere di leggere insieme" si riunirà oggi
pomeriggio, venerdì 23 gennaio alle ore 18.00. Il punto di ritrovo
rimane la biblioteca comunale "M.L. King" di Grotte. Non cambiano le
modalità: l'iniziativa è aperta a chiunque abbia voglia di leggere e
scambiare quattro chiacchiere con altri lettori.
(Locandina)
Il testo scelto per questo momento di condivisione è "Il Birraio di
Preston", uno dei romanzi più noti dello scrittore Andrea Camilleri.
I partecipanti avranno il modo di confrontare i propri pensieri e le proprie
riflessioni sulle pagine del libro.
Per partecipare non sono richiesti requisiti particolari, se non il piacere
di stare in compagnia e condividere la passione per i libri.
Per chi avesse bisogno di ulteriori dettagli o volesse ricevere informazioni
aggiuntive, è possibile chiamare i seguenti numeri: Pina 3395990162, Nella
3282703153, Giusy 3454428430.
Sport.
Lo United Sciacca Calcio, con Garufo e Brucculeri, vince la Coppa Italia
di Eccellenza
Sciacca Calcio
Si è
conclusa con la vittoria dell'Unitas Sciacca Calcio la finale
siciliana della Coppa Italia Eccellenza 2025/2026. La partita si è
disputata ieri, giovedì 22 gennaio, nello stadio Luigi Gurrera di Sciacca,
dove la squadra di casa ha affrontato il Modica Calcio.
(Unitas Sciacca Calcio)
È stata una gara molto combattuta e rimasta in equilibrio fino alla fine.
I tempi regolamentari si sono infatti chiusi sul punteggio di 2 a 2. Per
decidere chi dovesse sollevare il trofeo è stato quindi necessario ricorrere
ai calci di rigore: la sfida dal dischetto ha premiato lo Sciacca,
che si è imposto per 8 a 7.
Tra i protagonisti della squadra vincitrice, guidata in panchina
dall'allenatore Totò Brucculeri, non poteva mancare Derio Garufo;
la sua presenza nella formazione titolare ha rappresentato un valore
aggiunto per lo Sciacca, confermando le qualità del calciatore grottese.
Il successo sportivo ha superato i confini di Sciacca, arrivando fino a
Grotte, paese sia di Garufo che del tecnico Brucculeri. I rappresentanti
delle istituzioni locali hanno voluto manifestare pubblicamente la propria
soddisfazione.
Il sindaco Alfonso Provvidenza e il presidente del Consiglio comunale
Angelo Carlisi hanno firmato una nota ufficiale per congratularsi con
i vincitori:
"A nome dell'Amministrazione comunale e di tutta la cittadinanza,
esprimiamo i più sentiti auguri all'Unitas Sciacca Calcio per la vittoria
della Coppa Italia di Eccellenza. Siamo orgogliosi dei nostri concittadini
Totò Brucculeri e Desiderio Garufo, splendidi protagonisti di questa
meritata e radiosa affermazione sportiva".
Il trofeo arricchisce così il palmarès dello Sciacca e porta gratificazione
anche alla comunità di Grotte, che vede due suoi cittadini ai vertici del
calcio regionale.
Iniziative.
Il film "Occhi novi" di Gero Miceli proiettato a Seraing (Belgio);
sabato 24 gennaio
Locandina
Sabato 24 gennaio alle ore 16.00, a Seraing (Belgio), presso il
Centro “Leonardo Da Vinci”, verrà proiettato il film “Occhi novi”,
del poeta e regista grottese Gero Miceli. Si tratta di un film
interamente scritto e recitato in lingua siciliana, realizzato con il
patrocinio gratuito dell’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità
Siciliana della Regione Sicilia.
(Locandina)
La proiezione è rivolta in modo particolare alla comunità siciliana che vive
in Belgio, ma è aperta a tutto il pubblico interessato. L’iniziativa è
curata da diverse realtà locali: l’USEF Saint Nicolas, il Com.It.Es. di
Liegi, l’Associazione Culturale Italo Belga “Leonardo da Vinci” e
l’Associazione “Alfonso Castronovo”.
Lo stesso regista Gero Miceli - che interverrà in video -, ha spiegato il
senso della tappa a Seraing: “Sono contento di poter mostrare questo
lavoro ai tanti nostri concittadini emigrati. Per molti di loro, ‘Occhi
novi’ rappresenta un legame con la terra d’origine, un modo per ritrovare i
suoni e i volti autentici della propria isola”.
Il film non segue i canoni classici della narrativa commerciale, ma si
presenta come un racconto poetico. Attraverso quindici testi inediti scritti
da Miceli, la pellicola narra la Natività e immagina alcuni momenti
dell’infanzia di Gesù. Il racconto si sviluppa tra dialoghi essenziali e
immagini cariche di simbolismo, con l'obiettivo di usare la lingua siciliana
non per folklore, ma come strumento moderno e profondo, capace di unire il
tema del sacro alla realtà umana.
Sport.
La nuova divisa della Pan Sagittarius, con gli storici colori del
"Grotte"
Pan Sagittarius
Durante
il mese di dicembre 2025 l'Asd Pan Sagittarius ha consegnato a tutti
i tesserati la nuova divisa, che richiama i colori storici del
Grotte: giallonera. Ogni tesserato ha scelto un numero di maglia che è stato
apposto alla sua maglia insieme al proprio cognome.
(Asd Pan Sagittarius)
Tutto ciò è stato possibile grazie alla preziosa collaborazione di diverse
realtà locali, oltre che alla preziosa collaborazione dei genitori, sempre
disponibili per ogni tipo di iniziativa; tutti hanno calorosamente
supportato l'impegno dei dirigenti Antonio Pillitteri e Salvatore
Baldo, e degli allenatori Peppe Castiglione e Luca Cirino.
Durante il torneo di Natale, a cui la scuola calcio ha partecipato con tutte
le categorie, confrontandosi con diverse scuole calcio della provincia di
Agrigento, sono stati consegnati i calendari a tutti i bambini e alle
famiglie.
L'Asd Pan Sagittarius rinnova a tutti gli auguri di un buon 2026.
Attualità.
"Errata corrige: non suicidio ma omicidio"; di
Armando Caltagirone
Armando Caltagirone
Errata corrige
Nell’articolo pubblicato il 07/01/2026 dal titolo “Diritto
e giustizia”, parlando della clamorosa svolta sul caso David Rossi,
per un refuso è stato scritto: “Oggi, con altrettanta certezza, si parla
di suicidio” mentre correttamente il termine doveva essere “OMICIDIO”
e non suicidio.
(Errata corrige)
L’errore
in parola svilisce le stesse dichiarazioni del Presidente della Commissione
d’inchiesta che ha confermato, tra l’altro, l’audizione della vigilessa di
Siena di riconoscimento del soggetto che appare nel filmato.
In ordine a tale ultimo aspetto ci si domanda: possibile che tale
riconoscimento, in una piccola cittadina come Siena dove tutti si conoscono,
avvenga dopo tanto tempo?
Non sarà per caso che i fatti di cronaca di una certa gravità che investono
alte sfere, vivono, come per i mafiosi, di segreta popolarità?
In buona sostanza tutti sanno e nessuno parla.
Provate a immaginare un mafioso che vive nell’anonimato. Sarebbe uno come
tanti a cui non risulterebbe dovuto quel famoso rispetto.
Che mafioso sarebbe?
Certo non deve essere stato incoraggiante per poter parlare, ritornando al
caso Rossi, sapere che tutte le richieste di riapertura del caso, avanzate
dalla famiglia, sono state puntualmente archiviate e che gli unici indagati,
ancor oggi, sono i giornalisti delle “Iene”.
Tanto si doveva per amore di verità e per il giusto senso dello scritto.
Spettacolo.
Per il Carnevale 2026 "Il Circo" arriva a Grotte
Locandina
Domenica 15 febbraio 2026, il paese di Grotte si colora con i
festeggiamenti del Carnevale Grottese. L'iniziativa, curata
dall'associazione Muoviti Grotte con il patrocinio del Comune di
Grotte e dell’ARS, è interamente dedicata al tema del circo.
(Locandina)
Le attività inizieranno alle ore 18.00. Il punto di ritrovo è la zona
di Portobello, da dove partirà la sfilata del carro allegorico. Il
corteo percorrerà tutto il Viale della Vittoria per poi giungere in Piazza
Municipio. Una volta arrivato a destinazione, il carro resterà nella piazza
per tutta la serata, trasformandola in un'area dedicata alla musica e al
ballo.
Ad accompagnare i presenti ci sarà un DJ set che vedrà protagonisti Dario
Giammusso, Ausilio Polifemo e Salvatore Morreale. È
inoltre prevista la collaborazione con Animazione Cartoonmania (di
Filippo La Mendola e Monica Bellavia), che contribuirà a
intrattenere i partecipanti con diverse sorprese durante la serata.
Gli organizzatori invitano i cittadini a partecipare attivamente creando dei
gruppi mascherati ispirati al mondo del circo. Ci si potrà vestire da clown,
domatori, acrobati, giocolieri o qualsiasi altro personaggio legato a questo
tema. Per rendere la sfilata più coinvolgente, è previsto un premio speciale
per il gruppo giudicato più simpatico, tenendo conto dell'originalità e
dell'energia mostrata durante la parata.
Per permettere la riuscita di questa festa dedicata a tutta la comunità,
l'organizzazione invita le attività commerciali locali che lo desiderano a
sostenere l'iniziativa attraverso un contributo economico.
L'invito finale è rivolto a tutti gli abitanti e ai visitatori: preparate i
costumi e la fantasia per partecipare a questa domenica di festa a Grotte.
Attualità. "Qualcuno ci aiuti a sistemare questo
paese"; di Gianni Russello
Guarda il video
In redazione è stato recapitato un
video di Gianni Russello, nel quale mostra - lamentandosene - le
condizioni di alcune zone del paese.
“Buongiorno Direttore - esordisce Russello -, ti mando alcuni
spezzoni di video che abbiamo girato nel paese, con la speranza che qualcuno
al Nord veda questi disastri (…) e qualcuno - Bruxelles, Nord, qualche
Premio Nobel - ci aiuti a sistemare questo paese”.
(Guarda il video)
Si va dalle condizioni di un’area verde attrezzata, ai marciapiedi del Viale
della Vittoria, ai limitatori di velocità (dossi artificiali), per poi
proseguire lungo il corso principale con i prospetti di numerosi edifici
lasciati all’abbandono.
“Carmelo Arnone, se mi dai qualche risposta…”, chiede Russello.
I problemi sollevati sono chiaramente diversi, ciascuno dei quali richiede
un'articolata disamina delle effettive condizioni dei luoghi,
dell'opportunità e delle possibili modalità di intervento, dei costi
relativi ai lavori da effettuare, della perizia sull'eventuale pericolosità
degli edifici, dell'iter per l'accertamento dei titolari del diritto di
proprietà.
Intanto pubblichiamo il
video, in attesa di poterne discutere con chi di competenza.
Il
video
si conclude con le arcaiche note di una nenia espresse dalla potente e
cristallina voce dell’ambulante Salvatore Zaffuto (uno degli ultimi
fruttivendoli-cantori rimasti in Sicilia).
Confronti. "Fede e dolore"; dialogo tra Gaspare
Agnello e Salvatore Filippo Vitello
Fede e dolore
Sulla
recensione del dott. Salvatore Filippo Vitello sul film "La Grazia"
di Sorrentino,
pubblicata lo scorso lunedì 19 gennaio, è intervenuto Gaspare Agnello.
Di seguito il suo intervento e la risposta del dott. Vitello.
Caro
Filippo,
rispondere a te è molto difficile perché tu sei un pozzo di scienza e un
uomo che ha trovato la verità nella fede.
Io ti dico che chi sostiene l'eutanasia vuole sopprimere la non vita, ma tu
mi rispondi che il dolore è una roba che redime e santifica.
Come vedi non ci possiamo incontrare... se non a tavola.
Gaspare Agnello
Caro Gaspare,
voglio chiarirti alcuni concetti che riguardano il significato del mio
vivere.
La fede non elimina il dubbio, che, per quanto mi riguarda, affronto
quotidianamente con grande difficoltà.
Nel cristianesimo la fede non è una certezza matematica né una rinuncia al
pensiero critico. Al contrario, nasce spesso dentro le domande. E di domande
io ne ho tantissime, forse molto di più di chi si non si riconosce in essa.
Il dubbio non è l’opposto della fede; lo è piuttosto l’indifferenza.
Chi dubita, infatti, prende sul serio la verità e la cerca con onestà. La
fede cristiana non chiede di spegnere la ragione, ma di metterla in dialogo
con l’esperienza e la coscienza. Credere significa fidarsi senza possedere
tutto, camminare senza vedere ogni passo, non smettere di interrogarsi.
Anche Gesù, sulla croce, grida: «Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Questo mostra che il dubbio e l’angoscia non escludono la relazione con Dio:
ne fanno parte.
Io non sacralizzo il dolore. Mi piace la vita e voglio viverla pienamente.
Pensare che il cristiano debba accettare il dolore come se fosse voluto da
Dio o necessario per guadagnarsi l’eternità, non è la mia idea.
Il cristianesimo non insegna che la sofferenza sia un bene in sé. Gesù non
glorifica il dolore: lo combatte, guarisce i malati, consola, piange davanti
alla morte di Lazzaro. Il Regno di Dio annunciato da Gesù è liberazione, non
rassegnazione.
La croce non significa che il dolore salva; significa che Dio entra nel
dolore umano per non lasciare l’uomo solo dentro di esso. La sofferenza non
è cercata, ma quando è inevitabile può essere attraversata con senso,
trasformata dall’amore, non subita passivamente.
Essere cristiani non significa vivere in funzione della morte o dell’aldilà
disprezzando la vita presente. Al contrario, l’eternità cristiana inizia già
ora, nella qualità dell’amore, della giustizia, della libertà che si vive
nel presente.
E su questo Gaspare sei tu il vero maestro, per come ti ho sempre
conosciuto, fin da ragazzino.
La fede cristiana afferma che la vita è un dono da custodire, difendere,
rendere piena. Non chiede di accettare il male, ma di resistergli, di
trasformare la realtà con responsabilità e compassione.
Caro Gaspare, come vedi abbiamo più punti in comune di quanto appaia.
La fede (intesa come atto di fiducia) non cancella il dubbio: lo assume come
parte del cammino verso la verità.
Il cristianesimo non esalta la sofferenza: la prende sul serio e la
affronta, senza giustificarla.
Ti confesso che non sempre ci riesco e questo spesso mi causa frustrazione e
un grande malessere.
Mi piace l'idea di stare insieme a tavola, ma senza parlare di queste cose.
Ti abbraccio con affetto.
Salvatore Filippo Vitello.
Politica. L'on. Rosellina Marchetta:
"Ciclone Harry: verso il riconoscimento dello stato di calamità
naturale"
On. Rosellina Marchetta
“Desidero esprimere la mia più sentita vicinanza a tutte le comunità
siciliane duramente colpite dal ciclone Harry e a quanti, in queste ore,
stanno facendo i conti con gravi danni economici, alle abitazioni, alle
attività produttive e alle infrastrutture”; così dichiara l’on.
Rosellina Marchetta, deputato segretario dell’Assemblea Regionale
Siciliana, commentando l’ondata di maltempo che ha interessato vaste aree
dell’Isola.
“La Sicilia sta affrontando ancora una volta gli effetti devastanti di
eventi climatici estremi che mettono a dura prova il nostro territorio e la
tenuta del tessuto economico e sociale - prosegue Marchetta -. È
necessario garantire risposte rapide e concrete ai cittadini, agli
imprenditori e agli agricoltori che hanno subito perdite ingenti. Per questo
mi attiverò nelle sedi istituzionali competenti affinché venga
riconosciuto lo stato di calamità naturale, condizione indispensabile
per consentire l’attivazione degli strumenti di sostegno e ristoro a favore
delle popolazioni colpite e per avviare un percorso di messa in sicurezza e
prevenzione del territorio”.
Comune.
Maltempo: anche per domani, mercoledì 21 gennaio, scuole chiuse e misure di sicurezza per l'allerta meteo
Allerta meteo
Secondo
le previsioni meteorologiche avverse, la giornata di domani,
mercoledì 21 gennaio, sarà caratterizzata da condizioni critiche nel
territorio di Grotte. Già dalla serata di oggi sono attesi venti molto
forti provenienti da est, con raffiche intense e mareggiate lungo le coste.
Il bollettino indica inoltre piogge diffuse, temporali, frequenti fulmini e
possibili grandinate, specialmente nei settori nord-orientali.
(Allerta meteo)
Per garantire l’incolumità dei cittadini e permettere le verifiche di
sicurezza negli edifici, il sindaco Alfonso Provvidenza ha firmato
un’ordinanza che stabilisce diverse restrizioni.
La decisione principale riguarda la sospensione delle lezioni: domani tutte
le scuole di ogni ordine e grado rimarranno chiuse. Allo stesso modo,
non saranno accessibili al pubblico l’asilo nido e la biblioteca
comunale.
Per prevenire rischi legati al vento e alle piogge, è vietato l'accesso a
giardini pubblici, impianti sportivi all'aperto e aree giochi
esterne.
Anche il cimitero comunale resterà chiuso per l'intera giornata. Sono
inoltre sospese tutte le attività commerciali su strada, i mercati e
le manifestazioni previste all'aperto.
L'ordinanza vieta l'uso di locali interrati o seminterrati, che potrebbero
allagarsi in caso di forti piogge.
Per quanto riguarda la viabilità, si raccomanda ai cittadini di non
attraversare - né a piedi né in auto - i sottopassi e le zone che in passato
hanno subito allagamenti. In caso di estrema necessità, è bene utilizzare
percorsi alternativi per evitare le aree più pericolose.
Con la stessa ordinanza è stata disposta la prosecuzione dell’apertura del
Centro Operativo Comunale (COC), incaricando il Responsabile del
Servizio Protezione Civile di assicurarsi della reperibilità dei componenti.
Il Comune invita la popolazione alla massima prudenza durante tutta la
durata dell'allerta meteo.
Servizi.
Guasti elettrici agli impianti: possibili disagi nell'erogazione
dell'acqua
L’AICA (Azienda Idrica Comuni Agrigentini) ha comunicato che, tra la
giornata di ieri e quella di oggi, martedì 20 gennaio 2026, si sono
verificati alcuni problemi tecnici che stanno influenzando la
normale distribuzione dell'acqua in buona parte della provincia.
(AICA)
A causa di alcune micro-interruzioni nell’erogazione dell’energia
elettrica da parte di E-Distribuzione, si sono verificati dei
malfunzionamenti presso il potabilizzatore di Santo Stefano Quisquina e
l’impianto di sollevamento “Castello” di Bivona.
Per evitare che questi sbalzi di corrente potessero danneggiare i macchinari
e le apparecchiature elettriche, i tecnici hanno deciso di spegnere
temporaneamente gli impianti come misura precauzionale.
Questa scelta ha comportato una riduzione della quantità d’acqua che
scorre negli acquedotti Voltano e Tre Sorgenti, portando di conseguenza
a una minore disponibilità idrica per molti centri abitati.
I ridotti flussi d'acqua riguardano i seguenti Comuni e zone: Agrigento
(limitatamente alle frazioni di Montaperto e Giardina Gallotti), Comitini,
Aragona, Raffadali, Joppolo Giancaxio, Santa Elisabetta e Favara, Porto
Empedocle, Grotte, Naro, Racalmuto, Castrofilippo, Canicattì,
Campobello di Licata e Ravanusa.
In queste località, la distribuzione dell’acqua potrà subire limitazioni,
ritardi o altri tipi di disservizi per gli utenti.
L’azienda ha rassicurato che i tecnici sono pronti a riattivare
completamente il potabilizzatore e la stazione di sollevamento non appena la
fornitura elettrica tornerà a essere stabile e regolare. Tuttavia viene
specificato che, anche dopo il riavvio delle macchine, sarà necessario
attendere i normali tempi tecnici affinché la pressione e il servizio di
distribuzione tornino alla piena normalità.
Comune.
Maltempo: scuole chiuse e misure di sicurezza per l'allerta meteo di
martedì 20 gennaio
Allerta meteo
Il Comune di Grotte ha disposto una serie di precauzioni per la
giornata di martedì 20 gennaio 2026. Il sindaco Alfonso
Provvidenza ha firmato un'ordinanza in risposta all'avviso della
Protezione Civile regionale, che ha classificato la situazione con un codice
di allerta arancione per rischio meteo-idrogeologico e idraulico. Le
previsioni indicano che una perturbazione interesserà la Sicilia portando
piogge diffuse e persistenti, con un peggioramento delle condizioni proprio
martedì 20 gennaio.
(Allerta meteo)
Per
garantire l'incolumità pubblica, il provvedimento stabilisce quanto segue:
- scuole e uffici: rimarranno chiuse le scuole di ogni ordine e
grado, l'asilo nido e la biblioteca comunale;
-aree
pubbliche: è vietato l'accesso a giardini pubblici, impianti
sportivi all'aperto, aree giochi esterne e sottopassi; -
altre strutture: resterà chiuso il cimitero comunale;
- attività: sono sospese le manifestazioni all'aperto e tutte le
attività commerciali su strada o in aree pubbliche;
- locali privati: viene vietato l'uso temporaneo di locali interrati,
seminterrati e piani bassi.
L'ordinanza contiene un elenco di norme da seguire per limitare i
pericoli:
- evitare di circolare a piedi o in auto nelle zone già note per allagamenti
o esondazioni, non attraversare mai sottopassi o passaggi a guado durante la
pioggia;
- non sostare su ponti, argini o vicino a fiumi e zone soggette ad
allagamenti;
- se l'acqua dovesse entrare negli edifici, non bisogna tentare di arginarla
ma è necessario spostarsi ai piani superiori;
- allontanarsi se si sentono rumori sospetti provenienti dall'edificio
(scricchiolii o tonfi) o se si notano crepe nel terreno;
- se si deve lasciare la propria abitazione, occorre chiudere gas ed
elettricità, ricordandosi di portare con sé eventuali animali domestici;
- stare lontani da pendici rocciose, coste, spiagge e moli, non andare a
curiosare nelle aree colpite da frane o alluvioni per non intralciare i
soccorsi;
- è importante avvisare il Comune e le autorità di ogni rischio di cui si
viene a conoscenza.
Per gestire al meglio la situazione, è stato aperto il
Centro Operativo Comunale (COC). La Polizia Locale e le Forze
dell'Ordine hanno la facoltà di chiudere strade o ponti e, se necessario,
procedere allo sgombero di edifici in caso di gravi criticità meteorologiche.
Comune.
Attivato il COC (Centro Operativo Comunale), per l'allerta meteo
COC
A seguito delle previsioni meteorologiche comunicate dalla Protezione Civile
Regionale, il Comune di Grotte ha attivato ufficialmente la propria
struttura di emergenza. Il sindaco Alfonso Provvidenza ha firmato
il decreto che dispone l'apertura del Centro Operativo Comunale (COC)
per gestire le possibili criticità legate al maltempo.
La decisione è stata presa dopo la segnalazione di una forte perturbazione
di origine extratropicale che sta interessando la Sicilia, portando piogge e
condizioni meteorologiche avverse diffuse. Per questo motivo, il COC è
operativo dalle ore 00.00 del 19 gennaio 2026 e rimarrà attivo fino a
quando la situazione non tornerà alla normalità, con una particolare
attenzione inizialmente prevista per le giornate del 19 e del 20 gennaio.
Il Centro Operativo Comunale ha sede presso gli uffici della Polizia
Municipale in Piazza Umberto I.
Il coordinamento generale è affidato all'ing. Gioacchino Settecasi,
responsabile comunale della Protezione Civile.
La struttura è organizzata in diversi settori, ognuno con compiti specifici
per assistere la popolazione:
- l’ing. Settecasi si occupa di analizzare i rischi sul territorio e di
verificare eventuali danni a persone o edifici dopo le piogge;
- la dott.ssa Giovanna Provenzano è la responsabile per l'assistenza
sociale, mentre per gli aspetti sanitari e veterinari il Comune collabora
con i servizi dell'ASP di Canicattì:
- la gestione dei mezzi, dei materiali e il coordinamento dei volontari sono
seguiti direttamente dall'Area Tecnica;
- il comandante Paolo Alaimo coordina gli interventi sulla rete dei
servizi essenziali e monitora la situazione degli edifici scolastici;
- il personale della Polizia Locale, con gli ispettori Paola Tirone e
Filippo Morgante, si occupa di gestire il traffico e di inibire
l'accesso alle zone eventualmente pericolose;
- un gruppo di operai comunali, coordinati da Giovanni Miceli, è
pronto a intervenire fisicamente sul territorio per le emergenze.
Il COC ha il compito di monitorare costantemente la situazione e raccordare
tra loro i vari uffici.
Tra le attività principali rientrano la verifica dei dati provenienti dalle
reti di monitoraggio, l'organizzazione dei soccorsi in caso di necessità e
la gestione delle comunicazioni con la Prefettura e gli altri organi
regionali.
Cinema.
"La Grazia: di chi sono i giorni della vita?"; di
Salvatore Filippo Vitello
Salvatore Filippo Vitello
La Grazia
Nel
film "La Grazia" di Paolo Sorrentino, che consiglio vivamente di
vedere, sono molto studiati e significativi i dialoghi, che costituiscono
l'ossatura del film.
Il film racconta la storia di un Presidente della Repubblica (Toni
Servillo), alla fine del suo mandato. Nel semestre bianco si trova sul
tavolo tre provvedimenti che aspettano la sua firma: la legge sull’eutanasia
e due domande di grazia.
(Una scena del film)
Nel finale de "La Grazia", Paolo Sorrentino concentra il senso dell’intero
film in una domanda, che la figlia, fine giurista, rivolge al padre
Presidente cattolico e maestro del diritto penale. Una domanda
apparentemente semplice, ma filosoficamente vertiginosa: "Di chi sono i
giorni della vita?".
È una domanda che non cerca una risposta giuridica o politica, bensì
ontologica e spirituale. In essa si incrociano due orizzonti che il film
tiene costantemente in tensione: quello esistenzialista e quello religioso. L’orizzonte esistenzialista: la vita come responsabilità radicale.
Dal punto di vista esistenzialista, la conclusione del film sembra
avvicinarsi a una posizione chiara: i giorni appartengono a chi li vive.
Questa affermazione richiama direttamente il cuore dell’esistenzialismo
novecentesco, da Sartre a Camus, secondo cui l’essere umano non è definito
da un’essenza data, ma dalle proprie scelte. Vivere significa decidere,
e decidere significa assumersi la responsabilità del proprio tempo,
del proprio corpo, della propria fine.
Il Presidente interpretato da Toni Servillo incarna il dramma dell’uomo che,
pur detenendo il più importante potere istituzionale, scopre il limite
radicale dell’autorità. Può firmare leggi, concedere grazie, ma non può
sottrarsi alla domanda sul senso ultimo della vita e della morte. La figlia
Dorotea, con la sua posizione netta a favore dell’eutanasia, rappresenta una
visione esistenzialista coerente: se la vita è mia, allora anche la mia
morte deve poterlo essere.
In questo senso, la frase "i giorni sono di chi li vive" appare come
un’evidenza innegabile. Non è una provocazione ideologica, ma il
riconoscimento di un dato fondamentale dell’esperienza umana: nessuno può
vivere al posto di un altro, né soffrire, né morire. L’esistenzialismo del
film non è gridato, ma sofferto, silenzioso, incarnato nei dubbi, nelle
pause, nei dialoghi scarni ma densissimi. La dimensione religiosa: la vita come dono e mistero.
Tuttavia, "La Grazia" non si chiude in una prospettiva puramente laica o
individualista. Il titolo stesso introduce una categoria decisiva: la
grazia. Grazia è un termine profondamente religioso, che rimanda a qualcosa
che non si possiede, ma si riceve. Nella tradizione cristiana, la vita
non è una proprietà, bensì un dono; e ciò che è dono non può essere
amministrato come un bene qualsiasi.
Qui emerge la frattura interiore del Presidente. Se da un lato riconosce la
forza dell’argomento esistenzialista, dall’altro avverte il peso di una
visione in cui i giorni della vita non sono "nostri", ma affidati. Non a
caso, il film non offre una risposta definitiva e pacificata: la fede non è
mai certezza, ma inquietudine, attesa, talvolta muta resistenza al
riduzionismo.
In questa prospettiva, la domanda "di chi sono i giorni della vita?" può
ricevere una risposta alternativa: i giorni non sono di nessuno, o
meglio, non sono interamente nostri. Appartengono a un ordine più grande, a
un mistero che precede e supera l’individuo.
Quel mistero nel film evocato nel dialogo tra un Papa rappresentato in modo
eccentrico (capelli rasta ed orecchino) ed un Presidente incerto e a tratti
timoroso, sta a dimostrare il dramma del contrasto tra le due visioni.
La sofferenza, allora, non è solo un problema da risolvere, ma anche un
luogo tragico di senso, per quanto insopportabile. La grazia come sospensione del giudizio.
Il film non risolve il conflitto tra queste due visioni, e proprio in questo
sta la sua profondità. La "grazia" non è la vittoria di una tesi sull’altra,
ma la sospensione del giudizio assoluto. È il riconoscimento che nessuna
legge, nessuna convinzione, nessuna fede può esaurire la complessità
dell’esperienza umana davanti alla morte.
Il Presidente, alla fine del suo mandato, comprende forse che il vero atto
di grazia non è decidere al posto degli altri, ma prendere sul serio la loro
domanda, senza ridurla a ideologia. L’esistenzialismo del film afferma la
libertà; la religione ricorda il limite. Tra queste due polarità si colloca
l’uomo, fragile, pensante, responsabile.
La Grazia non dice semplicemente che i giorni della vita appartengono a chi
li vive. Dice qualcosa di più inquietante e più vero: che questa domanda non
può essere elusa, e che ogni risposta, anche la più evidente, porta con sé
un peso morale e spirituale enorme.
Sorrentino ci lascia in quello spazio di tensione in cui l’uomo è insieme
libero e finito, sovrano di sé e debitore di un mistero più grande.
È lì, in quel vuoto carico di senso, che il film trova la sua conclusione
più autenticamente esistenzialista e, al tempo stesso, profondamente
religiosa.
Il sindaco di Grotte, Alfonso Provvidenza, ha disposto per la
giornata di domani, lunedì 19 gennaio 2026, una serie di misure
precauzionali per far fronte alle previsioni meteo che indicano
raffiche di vento molto intense, con picchi fino a 54 nodi, previste
soprattutto durante l'orario di uscita degli studenti.
(Allerta meteo)
Per garantire la sicurezza dei cittadini e prevenire situazioni di pericolo,
il Comune ha stabilito quanto segue:
- rimarranno chiuse tutte le scuole di ogni ordine e grado presenti
nel territorio comunale, compreso l'asilo nido;
- è vietato l'accesso ai giardini pubblici, agli impianti sportivi
all'aperto, alle aree giochi esterne e ai sottopassi, considerati luoghi a
rischio;
- il cimitero comunale resterà chiuso al pubblico per l’intera
giornata;
- disposto il divieto di utilizzo temporaneo di locali interrati,
seminterrati e piani terra particolarmente bassi;
- sono sospese tutte le attività commerciali su strada o in aree pubbliche,
così come ogni tipo di manifestazione programmata all'aperto.
L'Amministrazione raccomanda inoltre di evitare il transito a piedi o in
auto nelle zone che in passato hanno subito allagamenti o esondazioni,
specialmente se dovessero verificarsi piogge intense. In caso di necessità
urgenti di spostamento, si invita a utilizzare percorsi alternativi più
sicuri.
Pittura.
Antonio Pilato a Roma con l'opera "Slancio Vitale", per il Premio
Leonardo
Antonio Pilato
Slancio vitale
L’artista Antonio Pilato, pittore e già docente di Filosofia e
Pedagogia, ha preso parte al
Premio d’Arte Visiva "Leonardo", una rassegna dal titolo "Roma,
Contemporanei a Confronto" che ha portato nella Capitale diverse
testimonianze della pittura attuale.
("Slancio vitale" di Antonio Pilato)
Il Pittore grottese ha presentato un’opera intitolata "Slancio Vitale",
un dipinto realizzato con tecnica acrilica delle dimensioni di 100x80
centimetri. Il quadro si caratterizza per un uso dinamico del colore e per
pennellate rapide e oblique che danno un senso di movimento costante alla
superficie della tela.
Secondo quanto riportato nella nota critica, il lavoro dell'artista non
cerca di rappresentare una scena precisa, ma punta a trasmettere una
sensazione immediata. Nonostante l'apparente spontaneità dei gesti, il
dipinto mostra una precisa attenzione alla disposizione dei colori, cercando
un equilibrio tra l'istinto del momento e la composizione finale.
L’iniziativa si è sviluppata in diverse fasi e luoghi della città di Roma
durante il 2025. Una prima parte della mostra si è tenuta dal 29 novembre
al 4 dicembre presso gli spazi di Palazzo Velli. Successivamente,
il 12 dicembre, l'iniziativa si è spostata presso il Centro
Congressi Fontana di Trevi.
L'organizzazione è stata curata da Sandro Serradifalco, responsabile di Art
Now e direttore artistico della Fondazione Effetto Arte ETS. Al progetto
hanno collaborato diverse realtà, tra cui Expo Palazzo Velli e Roma Eventi.
Iniziative.
A Grotte "Letture d'inverno" per i bambini, in Biblioteca; lunedì 26
gennaio
Locandina
La
biblioteca comunale "M.L. King" di Grotte apre le porte ai più piccoli
per un’iniziativa dedicata ai libri e alla narrazione: il prossimo 26
gennaio, lunedì, i locali del Viale della Vittoria ospiteranno le "Letture
d’inverno", un’attività pensata specificamente per i bambini di età
compresa tra i 6 e i 10 anni.
(Locandina)
Il progetto, nato dalla collaborazione tra il nuovo gruppo di lettura "Il
Piacere di Leggere Insieme" e il Comune di Grotte, si propone di
accogliere in biblioteca i giovanissimi, per stare insieme e scoprire nuove
storie. L’incontro inizierà alle ore 18.00 e si concluderà verso le
19.30.
Per permettere un corretto svolgimento delle attività e garantire a tutti lo
spazio necessario, i gruppi di lettura saranno formati da un massimo di
20 bambini. La partecipazione non prevede costi, ma la prenotazione è
obbligatoria per poter gestire l'affluenza entro i limiti previsti.
I genitori interessati a iscrivere i propri figli possono farlo inviando un
messaggio tramite WhatsApp all'Assessore
alle
Politiche giovanili e della Famiglia, dott.ssa
Giusy Minneci, al numero 345.4428430. Per completare
correttamente la richiesta è necessario specificare nel messaggio i seguenti
dati: nome e cognome del genitore, nome e cognome del bambino o della
bambina, l’età del partecipante e un recapito telefonico.
Cronaca. Calogero Conti lascia il carcere e
passa ai domiciliari
Tribunale di Agrigento
Il
Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, dott.
Giuseppe Miceli, ha disposto la sostituzione della misura cautelare per
Calogero Conti, 38 anni, di Grotte. Conti, che si trovava in custodia
cautelare in carcere dallo
scorso settembre per reati legati al traffico di sostanze stupefacenti,
potrà ora tornare presso la propria abitazione.
La scelta di concedere gli arresti domiciliari nasce da una richiesta
presentata dalla difesa dell'indagato, rappresentata dagli avvocati
Giuseppe Zucchetto e Giuseppe Barba. Il giudice ha valutato
positivamente alcuni elementi recenti, tra cui la volontà espressa da Conti
di definire il procedimento attraverso un patteggiamento, segno di
una "rivisitazione critica" del proprio passato.
Nonostante la gravità dei fatti contestati rimanga invariata, il tribunale
ha ritenuto che il periodo già trascorso in cella e il contesto familiare in
cui l'uomo andrà a vivere siano sufficienti a garantire le esigenze di
sicurezza, riducendo il rischio che possano essere commessi nuovi reati.
Il passaggio dal carcere alla detenzione domestica non è però privo di
vincoli stringenti; il provvedimento stabilisce che: Conti dovrà indossare
il dispositivo di controllo a distanza (braccialetto elettronico), e qualora
l'imputato dovesse rifiutarlo o se dovessero sorgere problemi tecnici
insormontabili per la sua installazione, l'uomo tornerebbe immediatamente in
carcere; all'indagato è vietato incontrare o comunicare con persone diverse
dai familiari conviventi, dal proprio medico e dai legali (divieto di
comunicazione), un divieto che si estende a ogni mezzo: telefono, social
network, computer o applicazioni di messaggistica; l'uomo non potrà lasciare
la propria abitazione di Grotte per nessun motivo (obbligo di permanenza)
senza la preventiva autorizzazione del giudice. Il pubblico ministero aveva già espresso parere favorevole alla richiesta
dei legali Giuseppe Zucchetto e Giuseppe Barba. Il giudice ha quindi
delegato i Carabinieri della Stazione di Grotte per i controlli necessari e
per l'attivazione del sistema elettronico di sorveglianza nel più breve
tempo possibile.
L'ordinanza specifica infine che Conti ha ricevuto l'autorizzazione a
recarsi presso il proprio domicilio senza scorta, seguendo il percorso più
breve e comunicando preventivamente alle autorità l'orario di partenza e
quello di arrivo. Ogni violazione di queste prescrizioni comporterebbe
l'immediato ripristino della custodia in carcere.
Iniziative.
Premio letterario "Antonio Veneziano" V edizione 2026; partecipazione
entro il 31 marzo
Regolamento
Il blog
TonyPoet ha dato il via alla quinta edizione del Premio letterario
"Antonio Veneziano" 2026
(vedi
Regolamento e modulo di partecipazione).
L'iniziativa conta sulla collaborazione del Comune di Palermo, del
Laboratorio Culturale L’Albero d’oro, dell’Accademia di Sicilia, dell’Hotel
Jolì, di Spazio Cultura edizioni e di Arte e Cultura Tv. Il Presidente del
concorso e della giuria è il dott. Antonino Causi.
Gli interessati possono partecipare scegliendo tra cinque diverse categorie:
- sezione A (poesia in lingua italiana): si possono inviare al
massimo due poesie a tema libero, lunghe non più di 40 versi. Le opere non
devono essere mai state premiate tra i primi tre posti in altri concorsi:
- sezione B (poesia in vernacolo): valgono le stesse regole della
sezione A, ma è obbligatorio allegare la traduzione in italiano;
- sezione C (libro edito di poesia): riguarda volumi pubblicati tra
il 2020 e il dicembre 2025, provvisti di codice ISBN;
- sezione D (libro edito di narrativa): per romanzi o raccolte di
racconti pubblicati tra il 2020 e il dicembre 2025 con codice ISBN;
- sezione E (romanzo inedito di narrativa): dedicata a opere mai
pubblicate prima.
Il concorso è aperto a tutte le persone maggiorenni, sia italiane che
straniere.
Per le sezioni di poesia (A e B), i testi vanno inviati solo via e-mail
all'indirizzo
premioveneziano22@gmail.com in formato Word.
È necessario inviare due copie: una con i dati dell'autore e una anonima.
Per i libri e i romanzi inediti (C, D, E), bisogna spedire il file PDF via
e-mail e due copie cartacee tramite posta (raccomandata piego libri) a:
Dott. Antonino CAUSI, Fondo Trapani n. 21, 90146 Palermo. Sul pacco va
scritta la dicitura: "5° Premio Letterario Antonio Veneziano 2026".
Tutti i partecipanti devono allegare la scheda di partecipazione compilata,
una dichiarazione di autorialità firmata e la ricevuta del pagamento della
quota. Il termine ultimo per l'invio è martedì 31 marzo 2026.
È richiesto un contributo per le spese organizzative:
- 20 € per una sezione;
- 35 € per due sezioni;
- 45 € per tre sezioni;
- 50 € per quattro o cinque sezioni.
Il versamento può essere effettuato tramite Postepay (n. 4023601045790193) o
bonifico bancario (IBAN: IT63S0100504604000000006806) intestati ad Antonino
Causi.
I primi classificati di ogni sezione riceveranno una targa e
un buono libro. Per chi vince la Sezione E (inediti), è previsto
un contratto editoriale gratuito con la casa editrice Spazio Cultura,
che si occuperà anche dell'editing. Se i vincitori del primo premio
risiedono fuori dalla Sicilia, l'organizzazione offre il pernottamento per
una persona per un giorno.
Sono previste targhe anche per i secondi e terzi classificati delle
sezioni A, B, C e D. La giuria potrà assegnare ulteriori premi speciali,
come il Premio alla Carriera o Menzioni d'onore. I risultati verranno resi noti a luglio 2026, mentre la cerimonia
finale si terrà a Palermo nel mese di ottobre 2026. I
libri inviati per il concorso non saranno restituiti, ma verranno donati a
diverse biblioteche.
Per ulteriori chiarimenti è possibile scrivere a
premioveneziano22@gmail.com.
Attualità.
"Sinistra o Sinistro?"; di Armando Caltagirone
Armando Caltagirone
Destro-Sinistro
Oggi si
parla di sinistra sol perché avanza la destra.
I progressi elettorali della destra liberale non sono dovuti a meriti
guadagnati sul campo, quanto a demeriti di una opposizione che di sinistra
non ha nulla, mentre di “sinistro”, cioè disgrazia, ha tanto.
Per dirla con il comico Tino Scotti: “Con un destro ho fatto un sinistro”.
(Con un destro ho fatto un sinistro)
Quale
sarebbe il partito che incarna i valori del socialismo dal volto umano?
Forse il Partito Democratico? Sicuramente no, neppure dal punto di vista
teorico in quanto non si conosce la sua teorica ideologia.
Non è certo di sinistra condividere, con il silenzio, il finanziamento
pubblico a privati che gestiscono, in concorrenza, (concorrenti finanziati
dallo Stato) settori strategici garantiti dalla Costituzione come
l’istruzione, la sanità e perfino le telecomunicazioni; per non parlare dei
sistemi di tassazione che favoriscono solo i ricchi.
Non è certo di sinistra realizzare ciò che la destra teorizza (art. 18
statuto lavoratori, Part time, lavoro interinale etc.).
Il Partito Democratico si può solo definire un ritrovo di ex democristiani
che non sono riusciti a riciclarsi altrove e di ex comunisti che non sono
mai stati comunisti.
Esagerato? No!
Basta fare alcuni nomi: D’Alema, Minniti ottimi consulenti dei governi di
tutti i colori (i soldi non hanno colore), pagati a peso d’oro, che
arrotondano la misera pensione di parlamentari; Casini che aspira a
diventare Presidente della Repubblica e che con il PD spartisce solo la sua
elezione; Prodi, Gentiloni, Veltroni, De Luca, Schlein etc, etc.
Infine il capolavoro che racchiude un po’ tutti, l’ex senatore PD Tommaso
Cerno che da rappresentante teorico delle classi più deboli è diventato
direttore del “Il Giornale” quindi alle dipendenze dell’editorialista
Vittorio Feltri, trasformandosi nel più accanito nemico di Landini e delle
sue battaglie sindacali. Per quale stranezza l’omofobo Feltri accetta come
direttore del suo giornale l’omosessuale Cerno?
Tutti questi galantuomini etichettati di sinistra che ne sanno della
miseria, della sofferenza, dei diritti negati?
Una volta definirsi di sinistra faceva tendenza, qualcuno perfino si
autodefiniva maoista sol per quanto qualche volta aveva mangiato una ciotola
di riso su uno yacht di 36 metri.
Poi c’erano i rivoluzionari, interpreti delle teorie marxiste sulla
proprietà: “la proprietà, degli altri, è un furto”; Infine, ma
di questi non è il caso di perdere tempo, quelli che per vari motivi usciti
dai ranghi hanno incarnato perfettamente il detto siculo: “quannu lu
gattu ‘nu pò arrivari a la saimi dici ca è agra” (quando il gatto non
può arrivare alla sugna dice che acida).
Così, per ricordare, si dice, a me stesso, che nel lontano 1997 ero
consigliere comunale e capogruppo di minoranza. Ricordo un fatto sicuramente
unico nella storia del nostro comune: il mio solitario voto contrario,
preceduto da ampia motivazione tecnica e politica, al bilancio di
previsione.
Intelligenti pauca. Dico unico perché oggi il bilancio si vota
all’unanimità.
È la vecchiaia che mi porta a ricordare, soprattutto quando le battaglie
politiche erano all’insegna, almeno in periferia, dell’ideologia.
Con l’uragano “mani pulite” sembrava che tutto dovesse rinascere in maniera
diversa, invece sono stati cancellati i partiti e con essi le relative
ideologie, mentre il marcio non solo è rimasto ma è cresciuto più rigoglioso
di prima.
Eppure si avverte la necessità di un partito di vera sinistra democratica,
prova ne sia la stragrande maggioranza di elettori che in attesa del messia
politico ha deciso di aderire al partito degli astensionisti.
Se così non fosse non si spiegherebbe il successo elettorale di Renzi,
arrivato a sfiorare il 40%, che con i suoi proclami di rottamazione sembrava
voler fare piazza pulita del miscuglio di ex.
Una grande delusione; nel breve periodo si è rivelato politicamente figlio
legittimo di Berlusconi.
Anche in questo periodo buio per la democrazia a livello mondiale con il
ritorno al colonialismo, dove i potenti cercano di dividersi il globo,
qualcuno che parla in maniera diversa c’è.
Non sono tutti come lo sceriffo americano che vorrebbe far credere
all’operazione militare speciale di cattura del Presidente venezuelano,
quando probabilmente il concorso dei così detti cospiratori è stato
determinante; forse hanno perfino indicato, con segnali luminosi, alle forze
speciali americane, il luogo dove catturare la vittima predestinata.
Un po' come avrebbe voluto fare Putin, solo che ha incontrato Zelensky.
Anche noi italiani potremmo approfittare del momento e riprenderci la
Cirenaica, la Tripolitania, l’Abissinia e cantare: faccetta nera.
Governatori delle nuove colonie italiane Cochis, Geronimo e Apache.
Un po’ di ironia non guasta anche perché nella drammaticità, la comicità.
Ritornando alle cose serie.
Basta saper parlare alla gente e proporre soluzioni realistiche come ha
fatto il sindaco di New Yorck Zohran Momdani che con il suo linguaggio
semplice ha sfidato e vinto lo strapotere di Trump; così dicasi per il
premier spagnolo Sanchez.
In Italia? Buio! In lontananza forse una fioca luce, il Sindaco di Genova
Salis.
Speriamo non sia un altro “sinistro” Renzi.
Politica.
Congresso provinciale di "Unità Socialista"; domenica 18 gennaio a San
Leone
Locandina
Domenica 18 gennaio
2026, ad Agrigento, avrà luogo una giornata di confronto politico promossa
da Unità Socialista. L’incontro, che si terrà presso il Lab 80 in
Via Pergusa a San Leone, rappresenta sia il congresso provinciale
sia una convention regionale per i partecipanti.
(Locandina)
Il nome scelto per questo progetto, "Unità
Socialista", ha un’origine che risale al 4 ottobre 1990. In quella data,
Bettino Craxi propose di cambiare la dicitura nel simbolo del garofano,
preferendo "Unità" alla parola "Partito". L'intenzione era quella di
superare la forma tradizionale del partito politico, che già allora appariva
superata, per abbracciare una prospettiva più ampia. L’obiettivo era
ricollegarsi alla tradizione riformista nata prima del 1917, quella che
aveva dato vita alle prime cooperative, ai sindacati e a una classe di
amministratori locali attenti ai diritti dei lavoratori.
La giornata di domenica punta a riunire persone provenienti da diverse
esperienze: non solo i vari esponenti della galassia socialista, ma anche
chi si riconosce nella dottrina sociale della Chiesa o nel laicismo
repubblicano. Al centro del dibattito ci sarà anche un tema d’attualità: il
prossimo referendum istituzionale, giudicato un passaggio fondamentale per
il futuro del Paese.
La scelta della data e del luogo non è casuale: il 18 gennaio cade a 26 anni
dalla scomparsa di Bettino Craxi. Si è scelto di ricordarlo proprio in
Sicilia, una terra a cui era molto legato. Agrigento, in particolare, è un
luogo simbolico: qui, il 20 giugno 1986, Craxi tenne un importante discorso
sulla giustizia. Lo fece da Presidente del Consiglio mentre si trovava alla
"Noce", la casa del suo amico scrittore Leonardo Sciascia, che si trova a
pochi chilometri dal luogo in cui si svolgerà l'incontro di questa domenica.
Racconti.
"Nonno Ciccio. Storia di un uomo di terra e di guerra"; di Carmelo
Rotolo
Carmelo Rotolo
Nonno Ciccio
Ripercorre la vita di Francesco Rotolo, un uomo che ha vissuto in
prima persona i passaggi più difficili del secolo scorso, questo racconto
di Carmelo Rotolo intitolato "Nonno Ciccio. Storia di un uomo di
terra e di guerra". La narrazione inizia con Cicciu, giovane di
Grotte, che viene mandato al fronte tra il 1915 e il 1918. Il testo mostra
la realtà delle trincee sul Carso e sull'Isonzo, fatta di fango, freddo,
tifo e fame. Al termine del conflitto, il ritorno a casa con un lungo
viaggio in treno. Ad aspettarlo a Grotte, nel quartiere "Beddramatri
Catina", ci sono la moglie Carmela e la cognata Fofa. Per
mantenere la famiglia, Cicciu fa il minatore nella miniera di zolfo
di Stretto Covello; un lavoro faticoso e rischioso, svolto in condizioni di
oscurità e calore. A causa dell'esplosione anticipata di una mina Francesco
perde l'udito, ma nonostante la sordità continua a lavorare e a crescere i
suoi cinque figli: Lullu, Turiddu, Angelo, Filippo
e Lilla.
Alla fine degli anni Sessanta Francesco Rotolo riceve un riconoscimento
formale dal Comune di Grotte, che gli consegna la Croce di Ferro e il titolo
di Cavaliere di Vittorio Veneto.
L'Autore, suo nipote, ha voluto di mettere per iscritto queste memorie per
evitare che il tempo ne cancelli le tracce. Il libro si chiude con una
riflessione sul valore della gratitudine verso le proprie radici e riporta
una poesia, "Le mani della Terra", dedicata alla fatica e alla
dignità di chi ha lavorato la terra e vissuto la miniera.
Carmelo Arnone
"Nonno Ciccio. Storia di un uomo di terra e di guerra"
di Carmelo Rotolo
Così si fanno memoria,
ombre che attraversano i giorni,
tracce di ciò che fu,
che ancora ci trattengono.
(Dalla poesia “Ciò che fu, ciò che sarà”)
Ogni
famiglia custodisce un nome che pesa come una pietra buona.
Il nostro è quello di Ciccio, mio nonno: soldato nella Grande Guerra,
minatore nelle viscere di Sicilia, Cavaliere per merito e per destino.
La sua vita è fatta di terra, sudore, fame, risate di bambini e silenzi che
parlano più delle parole.
Questo è il suo cammino, raccolto come si raccoglie un’eredità: con
rispetto, con amore, con la paura di dimenticare.
Mio nonno si chiamava Cicciu e abitava in un quartiere di Grotte chiamato “La
Beddramatri Catina”.
Aveva partecipato alla Grande Guerra, mio nonno.
Era partito come tanti giovani siciliani tra il 1915 e il 1918, quando
l’Italia mandò al fronte più di quattro milioni di uomini, molti dei quali
provenivano dal Sud e non avevano mai lasciato il proprio paese.
E nelle trincee aveva conosciuto ciò che nessun cristiano dovrebbe vedere:
il fango fino alle ginocchia, il freddo che tagliava la pelle, la fame che
stringeva lo stomaco come una mano chiusa.
Le trincee del Carso e dell’Isonzo erano profonde ferite nella terra,
scavate nella roccia viva, dove i soldati vivevano per settimane senza
potersi lavare, dormendo seduti, con i pidocchi addosso e l’odore acre della
polvere da sparo che non andava più via.
Le malattie erano compagne quotidiane dei soldati: la dissenteria, il tifo,
la scabbia, la febbre da trincea. Bastava un sorso d’acqua sporca o una
ferita non curata per rischiare la vita.
I pidocchi erano ovunque, annidati nelle cuciture delle divise, e
provocavano febbri altissime.
Molti soldati, come mio nonno, ricordavano più il tormento del ventre e il
bruciore della pelle che non il nemico dall’altra parte del filo spinato.
La vita quotidiana nelle trincee era fatta di attese interminabili, di turni
di guardia nel fango, di notti passate seduti perché non c’era spazio per
sdraiarsi.
Si mangiava quando arrivavano le razioni, spesso fredde, spesso scarse.
Il pane diventava duro come pietra, la carne in scatola aveva un odore
metallico, e l’acqua sapeva di ruggine.
Eppure, in mezzo a tutto questo, i soldati trovavano il modo di scherzare,
di cantare, di raccontarsi storie per non impazzire.
La paura era una presenza costante, silenziosa. Non era solo la paura della
morte, ma quella - più sottile - di non sapere quando sarebbe arrivato il
prossimo bombardamento, o se la notte sarebbe stata abbastanza lunga da far
perdere la ragione.
Il rumore dei cannoni era un tuono continuo, e ogni colpo faceva tremare la
terra come se volesse inghiottire tutto.
Molti soldati dormivano con gli scarponi ai piedi, pronti a scappare, pronti
a morire.
E poi c’era la posta dal fronte, l’unico filo che li teneva legati alla vita
di prima.
Le lettere arrivavano sporche, stropicciate, a volte bagnate dalla pioggia.
Bastavano poche righe della madre, della moglie, di un fratello, per far
piangere anche i più duri.
Conservavano ogni lettera come un tesoro, piegata e ripiegata mille volte,
letta alla luce tremolante della candela. E quando riuscivano a scrivere, lo
facevano con mani gelate, raccontando poco, quasi nulla, per non far
preoccupare chi li aspettava a casa.
La posta era speranza, era respiro, era vita.
Lì, nelle trincee, aveva mangiato il pane spalmato con il lucido di scarpe
fatto di grasso animale; aveva avuto la dissenteria ed era stato male, molto
male. Poi era guarito.
Quando la guerra finì, il ritorno non fu immediato.
I treni dei reduci erano lenti, sovraccarichi, pieni di uomini che non
avevano più la stessa età con cui erano partiti.
Mio nonno Cicciu salì su uno di quei convogli che attraversavano l’Italia
come ferite aperte: vagoni di legno, panche dure, finestre rotte da cui
entrava il vento gelido.
Il viaggio durò giorni interi, tra soste improvvise, binari interrotti,
ponti crollati e stazioni dove non arrivava più nemmeno il pane.
Molti soldati scendevano lungo il percorso, ognuno verso il proprio paese, e
ogni discesa era un misto di gioia e paura: gioia per la fine dell’incubo,
paura per ciò che avrebbero trovato a casa.
Mio nonno raccontava che, durante il viaggio, nessuno parlava molto. Si
guardavano le mani, le scarpe consumate. Qualcuno piangeva in silenzio.
Qualcuno stringeva una lettera ormai ingiallita. Qualcuno teneva in tasca un
sasso raccolto al fronte, come se fosse un talismano.
Quando finalmente il treno arrivò in Sicilia, l’aria cambiò. L’odore del
mare, della terra scura, del vento caldo che veniva dalle campagne.
Ma il viaggio non era finito: da Palermo a Grotte c’erano ancora strade
dissestate, carretti da prendere, chilometri da fare a piedi.
Cicciu camminò con la sua sacca sulle spalle, con le gambe che tremavano non
per la fatica, ma per l’emozione.
L’arrivo a Grotte fu un miscuglio di voci, di abbracci, di mani tese.
I paesani lo riconobbero subito: "Tornò Cicciu! Tornò Cicciu di la
Beddramatri Catina!".
Le donne uscivano dalle case con il grembiule ancora sporco di farina, gli
uomini lasciavano il lavoro nei campi, i bambini correvano scalzi per la
strada.
Era come se tutto il paese avesse trattenuto il fiato per anni, aspettando
quel momento.
Ma l’incontro più importante fu quello con lei, con nonna Carmela.
Nonna era magra, alta, con quegli occhi scuri che sembravano sempre guardare
un po’ più in là, come se vedessero cose che gli altri non vedevano.
Era una donna taciturna, non perché non avesse nulla da dire, ma perché le
parole, per lei, erano preziose: le usava solo quando servivano davvero.
Viveva insieme alla sorella Alfonzina, che tutti chiamavano Za Fofa: più
bassa, più rotonda, più chiacchierona, sempre con un fazzoletto in testa e
le mani che sapevano di farina e basilico.
Le due sorelle erano diverse, come il giorno e la notte.
La nonna sposata, la Zia Fofa signorina, ma insieme formavano una casa, un
rifugio, un mondo.
Quando nonna Carmela vide nonno Cicciu arrivare da lontano, con la giubba
lisa e il passo incerto, non corse verso di lui. Rimase ferma davanti alla
porta, alta e immobile come un cipresso.
Era il suo modo di proteggersi: temeva che fosse un miraggio, un’ombra della
guerra, un sogno destinato a svanire.
Fu lui ad avvicinarsi piano, come si fa con le cose preziose.
E quando le fu davanti, nonna Carmela gli toccò il viso con le dita sottili,
quasi trasparenti, come se volesse leggere sulla sua pelle tutto ciò che lui
non avrebbe mai raccontato.
Non parlò subito. Non serviva. Il silenzio era il suo linguaggio, e in quel
silenzio c’erano anni di attesa, di paura, di preghiere sussurrate la notte.
Dietro di lei, Zia Fofa sbucò sulla soglia, asciugandosi le mani nel
grembiule: "Carmè… è iddu! È Cicciu! Tornò Cicciu!".
E fu la prima a piangere, lei che piangeva per tutto, anche per le cipolle.
Nonna Carmela invece no. Nonna non pianse. Gli prese la mano e disse
soltanto: "Veni, Cicciu… a casa".
E in quelle poche parole c’era tutto: il perdono, la gioia, la paura, la
promessa di una vita nuova.
Era ritornato a Grotte, in via Ugo Bassi, proprio alla “Beddramatri Catina”.
Era giovane allora, mio nonno Cicciu, e la guerra era solamente un ricordo
relativamente digerito; a mantenerlo ancora vivo erano la fame niura e lu
friddu, quel freddo che nelle trincee gelava le mani e le ossa, e che ancora
non era riuscito a levarselo da dentro.
E sì, povero nonno Cicciu: se voleva mangiare, e se voleva riscaldare le
quattro ossa che la Grande Guerra gli aveva lasciato addosso, doveva andare
a lavorare alla miniera di zolfo di Stretto Covello.
Si diceva, nei paesi attorno a Grotte, che la miniera avesse un respiro suo.
Un respiro lento, profondo, che si sentiva solo quando si scendeva giù, dove
la luce non arrivava.
I vecchi raccontavano che, se stavi in silenzio, potevi sentire la terra
parlare: un mugghio basso, come di bestia addormentata.
"La miniera è viva", dicevano i minatori più anziani, "e bisogna
rispettarla, comu si rispetta ‘na cristiana".
Ogni mattina, prima di entrare, qualcuno si faceva il segno della croce,
qualcuno baciava un santino, qualcuno toccava la pietra della galleria come
fosse una porta di casa.
E c’era sempre uno che mormorava: "Signuri, fammi risalire".
I carusi, piccoli e magri, correvano avanti e indietro con le balate sulle
spalle, e ridevano pure, perché a quell’età la fatica non fa paura.
Ma i grandi no. I grandi conoscevano il buio, il caldo, il fiato corto, il
rumore delle mine che tremava nelle ossa.
E quando la giornata finiva, e risalivano alla luce, qualcuno diceva sempre
la stessa frase, come una preghiera antica: "La terra ci ha lasciati vivi
puru oggi".
Era così, nelle miniere di tutta Sicilia, di Stretto Covello, di tutto il
mondo.
La vita e la morte stavano vicine, come due sorelle che non si lasciano mai.
È come se la terra stessa volesse parlare, e allora…
Le mani della Terra Sento il pianto della terra,
trafitta dalla vanga fredda.
Sento l’odore acre del sudore
scorrere sulle tempie annerite.
Sento il duro delle mani crepate
dal sole arroventato.
Sento il vento piegare la stoppia,
e un bimbo moccoloso che ride.
Sento una madre, curva, che spigola,
mentre un cane rinsecchito
abbaia alla fame del suo stomaco.
E lì, volente o nolente, per il bene suo e della famiglia, andò. E lì
lavorò, e lì perse l’udito, e da lì ne uscì sano e salvo.
E lì, nella miniera di zolfo di Stretto Covello, accadde l’incidente che gli
cambiò per sempre la vita.
Era una giornata come tante, soffocante, con l’aria pesante di fumo e
polvere.
I pirriatura avevano appena finito di scavare la vena, e toccava a
loro piazzare le cariche.
Le mine, allora, erano capricciose: bastava un filo d’umidità, un granello
fuori posto, un attimo di distrazione.
Mio nonno Cicciu era poco distante, intento a controllare lo stirraturi
e a dare una mano ai carusi che caricavano le balate.
Sentì il fischio, quel suono sottile e maledetto che precede l’esplosione.
Ebbe appena il tempo di voltarsi.
La mina scoppiò troppo presto. Un lampo bianco, un boato che sembrò spaccare
la terra.
La galleria tremò come un animale ferito. La polvere si sollevò in una
nuvola densa, nera, acre, che bruciava gli occhi e la gola.
I carusi urlarono, qualcuno cadde a terra, altri scapparono verso l’uscita.
Lui no. Lui rimase lì, travolto dall’onda d’urto.
Quando si rialzò, barcollando, non sentiva più nulla. Il mondo era diventato
muto.
Le labbra degli altri si muovevano, ma non arrivava nessun suono. Solo un
ronzio lontano, come un vento che non esiste.
Cercò di parlare, ma la sua voce gli sembrò quella di un altro. Cercò di
capire se fosse vivo, se avesse ancora le braccia, le gambe. Le aveva.
Ma l’udito no. Quello era rimasto lì, sotto la polvere, sotto la pietra,
sotto il boato.
Lo portarono fuori sorreggendolo, mentre lui guardava il cielo come se lo
vedesse per la prima volta.
Il sole gli sembrò troppo forte, troppo vivo. E in quel silenzio assoluto,
che gli sarebbe rimasto addosso per tutta la vita, capì che la miniera gli
aveva preso qualcosa che nessuno gli avrebbe mai restituito.
Da quel giorno diventò sordo. Sordo, non muto, non cieco. Semplicemente
sordo.
Eppure continuò a lavorare, a vivere, a raccontare.
Perché la vita, per lui, era sempre stata più forte del dolore.
Poi si sposò e mise su famiglia, ebbe dei figli: Lullu mio padre, Turiddu,
Angelo, Filippo, e Lilla i quali si sposarono ed ebbero dei figli, e lui
tanti nipoti…
E a questi nipoti raccontò dello zolfo, dei pirriatura, degli
spisarola, degli acquarola, degli scarcaratura.
Raccontò di li balata, dei carusi, di lu stirraturi. Raccontò
loro della cofana, della citalena e del fumo nero e acre che
la lumera produceva quando il moccolo di cotone, alimentato dall’olio
di oliva, bruciava.
Raccontò dell’ogliu, cioè dello zolfo liquefatto che, bollente,
usciva dai calcheroni per essere raccolto nelle gàviti e poi
successivamente stipato in balate.
Ah, povero nonno Cicciu… Lui sì che sapeva raccontare le storie: mai una
lacrima, mai un turbamento di voce, mai un’ummira niura ad oscurare
quel viso incartapecorito dal sole e dalla dura vita.
Poi quella maledetta mina che gli fece perdere l’udito e diventò sordo.
Sordo, non muto, non cieco: semplicemente sordo e con le orecchie a
sventola.
Grandi orecchie a sventola, come se con la loro concavità volessero captare
ogni rumore del mondo esterno, convogliandoli direttamente all’interno del
cervello.
Sul finire degli anni Sessanta, quando i capelli di mio nonno erano ormai
bianchi come la polvere delle balate e la sua schiena portava il peso di una
vita intera, arrivò un giorno che nessuno in famiglia ha mai dimenticato.
Il Comune di Grotte organizzò una cerimonia per consegnare ai reduci la
Croce di Ferro e la Medaglia d’Oro di Cavaliere di Vittorio Veneto.
Era un riconoscimento tardivo, forse, ma sincero. Un modo per dire grazie a
chi aveva dato tutto senza mai chiedere nulla.
Nonno Cicciu si vestì con la sua giacca migliore, quella che nonna teneva
piegata nell’armadio "pi li jorna importanti". Lei lo aiutò a
sistemare il colletto, lisciandogli la stoffa con quelle sue mani sottili e
silenziose.
Zia Fofa, invece, girava per casa come una trottola, emozionata più di
tutti, ripetendo: "Oggi Cicciu è ‘na cosa seria… è ‘n cavaliere!".
Quando arrivarono davanti al Municipio, la piazza era piena.
C’erano vecchi compagni di miniera, paesani, bambini curiosi, e noi nipoti,
nonché un gruppo di reduci che si riconoscevano tra loro senza bisogno di
parole.
Bastava uno sguardo. Bastava una cicatrice. Bastava il modo in cui tenevano
le mani, come se ancora stringessero un fucile o una pala.
Il sindaco prof. Diliberto, con la fascia tricolore, chiamò mio nonno per
nome: "Francesco Rotolo… Cavaliere di Vittorio Veneto".
Nonno avanzò piano, con il passo un po’ incerto ma con la dignità di chi ha
attraversato il fuoco e ne è uscito vivo.
Non sentì il discorso del sindaco - la sordità era ormai parte di lui - ma
vide le labbra muoversi, vide gli occhi della gente brillare, vide nonna
Carmela che lo guardava con un orgoglio muto, profondo, che valeva più di
mille parole.
Quando gli appuntarono la medaglia sul petto, lui si irrigidì un istante,
come se quel gesto gli riportasse alla mente tutto: il Carso, il fango, la
fame, la mina in miniera, il ritorno a casa, la vita ricostruita pezzo dopo
pezzo.
Poi sorrise. Un sorriso piccolo, appena accennato, ma vero.
Zia Fofa, naturalmente, pianse. Nonna no. Lo guardò soltanto, alta e ferma,
con quegli occhi che parlavano per lei, ma era emozionata.
Quel giorno, per la prima volta, mio nonno non era solo un minatore, un
reduce, un uomo segnato dalla vita. Era un Cavaliere. E tutto il paese lo
vide.
Ma per noi nipoti nonno Cicciu era l’eroe della Grande Guerra, il Cavaliere
di Vittorio Veneto, l’eroe a cavallo che scendeva nella miniera e ne
risaliva sporco di fuliggine, vivo e vitale più che mai, pronto a raccontare
le sue battaglie per la vita, sicuro che un giorno i suoi ricordi e le sue
storie sarebbero state raccontate ai nipoti dei nipoti dei nipoti…
A noi carusi lasciò le sue storie, perché nulla andasse perduto.
E noi lo ascoltavamo, mentre lui ricordava il canto dei minatori durante la
discesa nei pozzi: "Dieci li vaju a pigliari cu furtuna, e ottu mi nni
restanu di pena".
Epilogo
A volte
mi chiedo perché continuare a tornare a queste storie, come si torna a una
casa che non c’è più.
Forse perché, nel raccontare la vita di nonno Ciccio, cerco di capire anche
la mia e quella della mia famiglia.
Forse perché ogni suo passo nella terra scura, ogni suo silenzio, ogni sua
ferita, è diventata una parte di ciò che siamo.
Raccontarlo è stato come scendere anch’io in una miniera: ho sentito il peso
della memoria sulle spalle, il buio delle cose non dette, il calore delle
mani che hanno lavorato per noi.
E risalendo, ho capito che non si racconta per nostalgia, ma per
gratitudine.
Ora so che la sua vita non è solo un ricordo di famiglia: è una radice. Una
radice che tiene, che nutre, che non si spezza.
E mentre chiudo queste pagine, sento che non sto salutando il passato, ma lo
sto consegnando al futuro, perché chi verrà dopo di me possa dire, un
giorno: "Questo eravamo. Questo siamo ancora".
Nota dell’autore
Questo
racconto nasce da un bisogno profondo: quello di restituire. Restituire a
mio nonno Ciccio la voce che la miniera gli ha tolto, restituire alla mia
famiglia la memoria che il tempo rischia di sfilacciare, restituire a me
stesso il senso di appartenenza a una storia più grande.
Nonno Ciccio non era un uomo di parole. Era un uomo di terra, di guerra, di
silenzio. Ma nei suoi gesti, nei suoi occhi, nei suoi racconti asciutti,
c’era tutto: il Carso, la fame, la miniera, la paura, la dignità.
Raccontarlo è stato come scendere anch’io in una galleria: ho sentito il
peso della memoria sulle spalle, il buio delle cose non dette, il calore
delle mani che hanno lavorato per noi.
E lì, nel cuore del racconto, è nata questa poesia.
Non l’ho scritta: l’ho ascoltata.
È la voce della terra, delle madri, dei figli, dei cani, dei carusi.
È la voce che mio nonno non poteva più sentire, ma che ha lasciato dentro di
me.
Le
mani della Terra Sento il pianto della terra,
trafitta dalla vanga fredda.
Sento l’odore acre del sudore
scorrere sulle tempie annerite.
Sento il duro delle mani crepate
dal sole arroventato.
Sento il vento piegare la stoppia,
e un bimbo moccoloso che ride.
Sento una madre, curva, che spigola,
mentre un cane rinsecchito
abbaia alla fame del suo stomaco.
Questa storia è per lui.
Per chi ha vissuto senza chiedere, per chi ha resistito senza rumore, per
chi ha lasciato tracce nella polvere e nel cuore.
Grazie nonno Ciccio.
Carmelo Rotolo
Riscontri bibliografici:
- Giuseppe Pitrè: "Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo
siciliano" Vol V;
- Rotolo Carmelo: "Le mani della Terra". Inedito del 29/07/2025;
- Rotolo Carmelo: "Ciò che fu, ciò che sarà". Inedito del 06/12/2025.
Racconto intimo, personale e veritiero in tutte le sue parti. Nulla ho
taciuto sui miei sentimenti, e di questo voglio ringraziare tutti i
protagonisti del racconto ancora potentemente impressi nella mia memoria e
del mio cuore.
Editoria.
Presentazione del libro "Rosario va in pensione", di Gianni Caria;
giovedì 22 gennaio
Locandina
Presso
il Tribunale di Agrigento, giovedì 22 gennaio, alle ore
16.30, si terrà un momento di riflessione sulla figura di Rosario
Livatino: nell’aula che porta il nome del magistrato ucciso dalla mafia
verrà presentato il libro "Rosario va in pensione", scritto da
Gianni Caria.
(Locandina)
Il dott. Gianni Caria, autore del volume, ha prestato servizio come
magistrato presso la Procura della Repubblica di Sassari, ma il suo legame
con la terra siciliana è profondo. Tra il marzo del 1990 e il marzo del 1992
Caria ha lavorato come Sostituto Procuratore ad Agrigento. In quegli anni ha
avuto modo di conoscere e frequentare Rosario Livatino per motivi di lavoro.
Caria fu testimone diretto dei tragici fatti del 21 settembre 1990: si recò
in contrada Gasena subito dopo l'omicidio, vide il corpo del collega sul
luogo del delitto e poi all'obitorio. Durante i funerali, partecipò al
picchetto d'onore in toga e portò a spalla la bara del giudice.
Il libro nasce da un'idea narrativa particolare. Gianni Caria sceglie di non
ripercorrere solo la cronaca che già conosciamo, ma preferisce immaginare un
destino differente per il "giudice ragazzino". Nel testo si ipotizza che
Rosario Livatino sia riuscito a scampare all'attentato mafioso e che abbia
potuto proseguire la sua carriera e la sua vita, arrivando serenamente al
traguardo della pensione.
L’incontro sarà aperto dai saluti del dott. Giuseppe Melisenda
Giambertoni, Presidente del Tribunale di Agrigento. Il coordinamento del
dibattito sarà affidato al dott. Salvatore Cardinale, già Presidente
di Sezione della Corte d’Appello di Caltanissetta.
Sarà presente l’autore per dialogare con i partecipanti e condividere i
propri ricordi e le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere questa
storia.
La partecipazione è libera e aperta a tutti i cittadini, nel ricordo del
motto che ha guidato Livatino: "Sub Tutela Dei".
Musica.
Antonio Cipolla e la sua canzone sulla Storia che non insegna
Antonio Cipolla
Ascolta il brano
Antonio Cipolla, appassionato cantautore amatoriale di Grotte, ha
scritto qualche mese fa - esattamente ad ottobre 2025 - fa un brano
intitolato "La Storia insegna"
(vedi
e ascolta);
una riflessione in musica che, col passare del tempo, sembra diventare
sempre più attuale.
(Ascolta il brano)
Nel testo della canzone l'Autore scrive che "la parola guerra non fa più
paura". Questa frase richiama da vicino quanto detto recentemente da
Papa Leone XIV. Il 9 gennaio 2026, durante il suo primo discorso ai
diplomatici, il Pontefice ha infatti usato parole molto simili, lamentando
che la guerra è tornata "di moda". Il Papa, parlando in lingua inglese - una
scelta interpretata come un modo per farsi capire chiaramente
dall'amministrazione Trump - ha espresso il timore che la voglia di
combattere si stia diffondendo e che la collaborazione tra le nazioni sia
sempre più debole.
Il punto centrale del brano di Cipolla si trova nel ritornello: "La
Storia insegna ma non ha scolari; la democrazia è un dono da non gettar via".
In queste righe l'Autore riprende una famosa frase di Antonio Gramsci per
descrivere la tendenza degli esseri umani a ripetere gli errori del passato
senza imparare dai propri sbagli.
Cipolla, nel suo brano, parla anche del mondo attuale, descrivendolo come
capovolto: cita la crescita dei partiti di estrema destra e il rischio che
il populismo porti a situazioni difficili da gestire; descrive inoltre
l'autocrazia come una possibile scusa per far tornare forme di tirannia.
In un momento in cui i valori del passato sembrano messi in discussione, la
canzone di questo autore di Grotte vuole essere un richiamo semplice ma
diretto. Il suo messaggio principale è un invito a dare valore alla
democrazia e a non dimenticare quello che è già successo in precedenza,
cercando di essere, finalmente, dei buoni scolari della Storia.
Questo è il testo del brano.
"Non ce la faccio più, il mondo s'è capovolto.
Quello in cui si credeva oramai è stravolto.
I buoni di allora diventano i cattivi.
La parola guerra non fa più intimorire.
La storia insegna ma non ha scolari.
La democrazia è un dono da non gettar via.
Crescono i partiti di estrema destra.
Il vento populista seminerà tempesta.
Ora è di moda l'autocrazia che non è altro che pretesto per la tirannia.
La storia insegna ma non ha scolari.
La democrazia è un dono da non gettar via.
Non ce la faccio più, il mondo s'è capovolto.
Quello in cui si credeva oramai è stravolto.
I buoni di allora diventano i cattivi.
La parola guerra non fa più intimorire.
La storia insegna ma non ha scolari.
La democrazia è un dono da non gettar via".
Il brano di Antonio Cipolla è su Youtube (vedi
e ascolta).
Volontariato.
Avis Grotte:
1^ giornata
di donazione del 2026
Avis Grotte
Oggi, domenica 11 gennaio 2026, è stata la prima giornata di donazione
dell'anno per il Punto di Raccolta AVIS Comunale di Grotte OdV (vedi
il sito ufficiale) e, onestamente, abbiamo tanto risentito dei mali di
stagione, infatti ben 10 nostri abituali donatori hanno dovuto dare forfait.
(1^ giornata di donazione)
Pur tuttavia abbiamo iniziato ad accumulare con gratitudine quei mattoncini
utili a raggiungeŕe quell'eccellente traguardo dell'anno appena passato con
le sue 554 sacche di sangue finali.
A fine mattinata abbiamo registrato i seguenti numeri: 2 controlli annuali,
13 donazioni, 1 prima donazione, 2 idoneità/pre-donazioni.
Augurandoci sempre che le prossime giornate di donazione possano portare
sempre più donatori al nostro Punto di Raccolta AVIS e Piccolo Presidio
Sanitario di Grotte, per potere sempre più dare un significativo contributo
di sacche di sangue al Centro Trasfusionale di Agrigento.
Nota bene: le prossime giornate di donazione del 2026 saranno sempre
tutte le seconde e quarte domeniche di ogni mese.
Vi aspettiamo sempre più numerosi.
Politica.
On. Decio Terrana (UDC): "Tutela delle pensioni degli ex precari"
Cesa e Terrana
Il Coordinatore politico
regionale dell’UDC, on. Decio Terrana, esprime soddisfazione per
l’avvio dell’iter normativo promosso dal oresidente oazionale del oartito,
on. Lorenzo Cesa, volto alla salvaguardia delle pensioni degli ex lavoratori
precari del pubblico impiego.
La proposta di legge n. 2749, presentata il 19 dicembre 2025, è una proposta
di legge ordinaria di iniziativa parlamentare e si trova attualmente in fase
di assegnazione alle Commissioni competenti. Il testo prevede il riscatto e
la valorizzazione, ai fini della determinazione dei trattamenti
pensionistici, dei periodi di lavoro svolti con contratti atipici, LSU, LPU
e altre forme analoghe, tra cui i lavoratori ex art. 23 della legge 67/1988,
precedenti all’immissione nei ruoli.
"Ringrazio pubblicamente il presidente Cesa - sottolinea Terrana -
per aver portato all’attenzione del Parlamento una problematica che riguarda
migliaia di lavoratori, in particolare nel Mezzogiorno, penalizzati da
assegni pensionistici non proporzionati agli anni di servizio effettivamente
prestati. Avevamo sollevato questa questione all’interno del nostro gruppo
dirigente e sono particolarmente soddisfatto che un’esigenza sentita anche
dalla Sicilia sia oggi approdata a Roma per essere discussa ed esaminata
nelle sedi istituzionali competenti".
L’UDC Sicilia auspica che l’iter parlamentare possa procedere in tempi
brevi, così da giungere all’approvazione di una norma "capace di
restituire equità e dignità a tanti ex lavoratori precari che rischiano oggi
di vedere compromessa la propria sicurezza economica in una fase delicata
della vita".
Iniziative.
A Grotte festeggiati i 90 anni di Francesco Daina; una vita tra lavoro e
sport
Foto di famiglia
Con ex dipendenti
Targa
Oggi,
sabato 10 gennaio 2026, una calorosa comitiva raccolta attorno al signor
Francesco Daina si è riunita per festeggiarne il novantesimo
compleanno. Sebbene il traguardo anagrafico sia stato raggiunto
ufficialmente giovedì 8 gennaio, si è scelto questo fine settimana per
permettere ai familiari e ai tanti ex dipendenti di trovarsi insieme.
(Il sig. Francesco Daina con i familiari)
Il signor Daina, che i suoi lavoratori hanno sempre chiamato affettuosamente
"Don Ciccio", è una figura molto conosciuta per la sua attività
imprenditoriale. È stato alla guida della "C.P.T. - Centro Presagomatura
Tondo - per c.a. DAINA S.p.A.", un’azienda che negli anni '70 contava
38 operai. La ditta si occupava della lavorazione e della sagomatura del
ferro, oltre che del commercio all'ingrosso di attrezzature e profilati per
l'edilizia. Grazie a questa attività, molte famiglie del territorio hanno
potuto contare su un impiego stabile per lungo tempo.
(Il sig. Francesco Daina con gli ex dipendenti)
Oltre al suo impegno nel lavoro Francesco Daina è ricordato anche per il suo
contributo allo sport locale. Tra il 1986 e il 1988 è stato presidente
del "Grotte Calcio". Sotto la sua direzione, nel 1988, la squadra riuscì
a ottenere la promozione dalla seconda alla prima categoria, un
risultato che ancora oggi viene ricordato con piacere dagli sportivi. I
pronipoti, da Brescia, hanno voluto rendergli omaggio regalandogli una magia
giallonera con lo stemma di Grotte.
Durante i festeggiamenti di oggi, il signor Daina si è mostrato in ottima
salute e molto sereno, circondato dall'affetto della moglie, del fratello,
dei figli e dei numerosi nipoti. Particolarmente toccante è stata la
partecipazione dei suoi ex dipendenti; gli uomini e le donne che hanno
lavorato con lui hanno voluto ringraziarlo per gli anni passati insieme
consegnandogli una
targa ricordo. Sulla targa gli ex collaboratori hanno inciso parole di
stima e gratitudine, riconoscendo a "Don Ciccio" la tenacia e la capacità di
aver saputo unire le proprie ambizioni alle competenze di chi, con il
proprio lavoro quotidiano, lo ha aiutato a far crescere l'azienda.
Dinanzi ai presenti, con la voce carica di emozione, la figlia Olga ha
pronunciato questo discorso: "Mio padre è nato nel 1936 a Grotte e la sua
vita attraversa la storia. Ha conosciuto la guerra, la fame, le rinunce. La
sua è stata un'infanzia dura, fatta di privazioni e responsabilità troppo
grandi per un bambino, quando portare il pane a tavola era una conquista e
il lavoro iniziava presto, senza giochi e carezze. Eppure non si è mai
arreso. Con forza, dignità e sacrificio ha costruito il suo futuro,
garantendo ai suoi cari serenità e sicurezza, al prezzo di una vita
interamente dedicata al lavoro. Non ha avuto la possibilità di studiare, ma
ha trasformato questo limite in un dono per i suoi figli, permettendo loro
di realizzare ciò che a lui era stato negato. Ha conosciuto la mancanza, e
proprio per questo ha saputo donarci il benessere. Ha lavorato senza sosta,
insegnandoci che il denaro va rispettato, guadagnato e mai sprecato. Non ha
ricevuto carezze da bambino, ma ci ha regalato un'infanzia serena, piena di
valori autentici".
Editoria.
Presentazione del libro "Medici della terra agrigentina", di Paolo
Cilona; il 28 gennaio al Palacongressi
Invito
Paolo Cilona
Mercoledì 28 gennaio 2026, alle ore 17.00, la Sala Zeus del
Palacongressi di Agrigento ospiterà la presentazione dell'ultimo lavoro
editoriale di Paolo Cilona intitolato "Medici della Terra
Agrigentina". Il volume si propone di ripercorrere le figure e le storie
dei professionisti della medicina che hanno operato nel territorio di
Agrigento, offrendo uno spaccato storico e sociale della professione medica
locale.
(Invito)
La serata sarà introdotta dai saluti istituzionali dell'on. Rosellina
Marchetta, deputata segretario dell’ARS, e dell'arch. Roberto Sciarratta,
direttore del Parco Archeologico della Valle dei Templi.
Seguiranno gli interventi tecnici e di approfondimento curati dal dott.
Santo Pitruzzella, presidente dell’Ordine dei Medici di Agrigento, e dal
dott. Michele Bajo.
Per rendere la narrazione più viva, sono previste delle letture affidate a
Liliana Arrigo, Tania Cutugno e Giuseppina Mira. Il coordinamento
dell'intera presentazione sarà gestito da Margherita Trupiano.
Sarà presente in sala l’autore, Paolo Cilona, disponibile a dialogare con i
presenti sui contenuti della sua ricerca. L’iniziativa gode del supporto del
Centro Programmazione Azione Sociale (CEPASA), dell'Assemblea Regionale
Siciliana, del Parco Valle dei Templi e dell'Ordine dei Medici Chirurghi e
degli Odontoiatri di Agrigento.
Paolo Cilona è una figura centrale della vita culturale di Agrigento.
Giornalista e scrittore, è insignito del titolo di Grande Ufficiale
dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, un riconoscimento che
premia il suo lungo impegno sociale e civile. È conosciuto soprattutto come
fondatore e presidente del CEPASA e ideatore del Premio Internazionale
Telamone, che dal 1977 valorizza le eccellenze siciliane. Autore di numerose
pubblicazioni, ha scritto libri dedicati a grandi figure come Luigi
Pirandello, Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri, oltre a volumi dedicati
alla storia locale e alla sicurezza dei cittadini. Le sue opere spaziano
dalla saggistica storica alla biografia, con un'attenzione particolare ai
temi della legalità, della medicina e dell'identità siciliana. Con questo
nuovo libro, aggiunge un altro tassello alla memoria storica della sua
città, documentando il contributo umano e scientifico dei medici locali.
Professioni.
Cinzia Volpe entra nel "Les Clefs d'Or"; un riconoscimento nel segno del
Villa Athena
Staff Villa Athena
Roberto Principato, Direttore Generale dell’hotel agrigentino Villa Athena
Resort, ha recentemente disposto l’ingresso di tutto il personale addetto
alla reception all’interno della storica associazione "Les Clefs d’Or"
(Le Chiavi d’Oro).
L’Associazione rappresenta a livello internazionale un punto di riferimento
per chi lavora nel front office degli alberghi. Farne parte significa
condividere standard di lavoro basati sulla professionalità, sull'etica e
sulla capacità di rispondere con efficacia alle necessità di chi viaggia.
(Cinzia Volpe e lo staff della reception del Villa Athena)
L'obiettivo dichiarato dalla Direzione è quello di valorizzare il gruppo di
lavoro, considerato il vero "cuore" del soggiorno, poiché i collaboratori
della reception sono le prime persone con cui il cliente interagisce al suo
arrivo. Grazie a questa iscrizione, il personale potrà partecipare a
percorsi formativi specifici e confrontarsi con una rete di colleghi di alto
livello, acquisendo strumenti utili per rendere il servizio sempre più
preciso e attento ai dettagli.
In questo percorso di crescita professionale è stata compresa la figura
della dottoressa Cinzia Volpe. Grottese, la dottoressa Volpe è da
diversi anni un volto familiare e una guida sicura per chi sceglie di
soggiornare presso la struttura. La sua entrata ufficiale tra i membri de
"Les Clefs d’Or" conferma una carriera costruita sulla competenza
tecnica e su una naturale predisposizione all’accoglienza. Chi
l'ha incontrata ne sottolinea costantemente l’estremo garbo e la
capacità di assistere l'ospite in ogni fase della permanenza. Non si
tratta solo di fornire informazioni, ma di saper consigliare e guidare chi
arriva in hotel con una padronanza e una professionalità che rendono il
soggiorno più fluido e piacevole.
La scelta del Villa Athena Resort punta su un’accoglienza che sia il più
possibile su misura e attenta alle esigenze e necessità del viaggiatore.
Politica.
"I nazionalismi e i sovranismi di casa nostra sono patetici"; di
Enzo Napoli
Enzo Napoli
Giudichiamo ciò che sta
accadendo nel mondo come se negli ultimi trent'anni non fosse invece
cambiato tutto.
La democrazia, i diritti civili, la libertà, l'uguaglianza sono principi
fondamentali che il cosiddetto "occidente" ha ritenuto fondamentali e
replicabili in tutto il mondo.
Per grande parte del resto del globo così non è stato e così non è ancora di
più oggi. La concentrazione della ricchezza in pochissime mani ha
aumentato le diseguaglianze, anziché ridurle.
L'unico principio che si è affermato è un capitalismo senza confini e
senza regole che comincia a considerare la democrazia come un
orpello, una vuota pantomima di cui può fare a meno e la guerra come uno
strumento necessario.
La sconfitta storica della sinistra è irreversibile perché il socialismo o è
globale o semplicemente non è. L'Europa, l'Italia e il sud Italia in modo particolare sono destinati a
diventare progressivamente periferie e colonie anche se ancora non ci
rassegniamo all'idea e crediamo di essere il centro del mondo.
Per questo la nostra indignazione, le nostre proteste, il nostro sconcerto
servono praticamente a nulla e non spostano di una virgola gli equilibri
planetari per come si stanno ridefinendo. I nazionalismi e i sovranismi di casa nostra sono patetici e la colpa
più grande delle classi dirigenti è non usare il linguaggio della sincerità
perché raccontare la realtà significherebbe riconoscere la loro quasi totale
inutilità e la loro impotenza. È altrettanto patetica una sinistra che s'illude di cambiare le cose
restando prigioniera di personaggi, schemi e linguaggio in colpevole
ritardo sull'attualità perché assolutamente omologati nel sistema dei
privilegi che dicono di voler smontare.
Attualità.
"Stragi del '92: ci sono supposizioni e fatti";
dichiarazione di Roberto Scarpinato
Roberto Scarpinato
La pista nera
Riportiamo
una dichiarazione del senatore Roberto Scarpinato, ex magistrato, a
seguito del servizio "La banalità del nero" trasmesso all'interno
della puntata di Report andata in onda il 4 gennaio 2026 ,
nella quale si è
parlato della pista nera (guarda
qui) legata alla strage di Via d’Amelio.
(La pista nera)
"Sforzandomi di non essere prevenuto nei confronti di "elementi" come
Gasparri & friends non riesco a capire quale sarebbe il loro problema nella
vicenda.
Ci sono supposizioni e fatti.
Uno può supporre come non casuale, anzi con nesso casuale, che alle stragi
del 92, con indagini e indizi portate nella tomba, sia scaturito l'ascesa al
potere della classe politica che ci governa oggi.
E queste sono supposizioni, poi ci sono i fatti.
Un fatto è che un carabiniere dà la valigia di Borsellino, con dentro
l'agenda, ad una persona non precisata e non in divisa su input del
magistrato Ayala (testimonianza del carabiniere) e dopo 33 anni non è dato
da sapersi che fine abbia fatto l'agenda rossa di Borsellino.
Un altro fatto è che nell'immediatezza della strage di Capaci due persone
identificate confermavano la presenza di un estremista di destra (Delle
Chiaie) nei mesi precedenti sul posto della strage, di questa testimonianza
soltanto adesso ne siamo al corrente e siamo pure al corrente che a questa
testimonianza non è stato dato seguito.
Un altro fatto è che il partito di Gasparri e tutti i suoi componenti hanno
preso ufficialmente le distanze da forze, movimenti, di estrema destra (e
meno male).
Allora quale sarebbe il problema se una testata giornalistica appura e
documenta questi fatti nuovi che inducono a ritenere che dietro le stragi di
Capaci e via D'Amelio ci siano omissioni, prove taciute, depistaggi da parte
di esponenti dello Stato, dei Servizi Segreti e indizi non approfonditi a
carico di attivisti di estrema destra?".
Comune.
Convocata per l'insediamento la Consulta "De.co. Terre di Alta Collina
di Grotte"
Denominazione comunale
Il Comune di Grotte si avvia a compiere un nuovo passo verso la tutela delle
proprie tradizioni agro-alimentari. Il sindaco Alfonso Provvidenza ha
convocato ufficialmente i componenti della Consulta comunale della "De.co.
Terre di Alta Collina di Grotte" per dare inizio ai lavori
dell’organismo.
(Logo della De.co. Terre di Alta Collina di Grotte)
L'incontro si terrà martedì 13 gennaio alle ore 16.00, presso
l’ufficio del Sindaco. Durante la seduta si procederà con l’insediamento
ufficiale della Consulta e si discuterà di vari argomenti legati alle
attività future. La creazione di questo organismo segue un percorso
amministrativo iniziato nel 2024, volto a istituire la Denominazione
Comunale di Origine (De.co.) per i prodotti del territorio, su richiesta del
gruppo consiliare di minoranza "X Grotte". Le tappe principali sono
state: il 20 maggio 2024, con l'approvazione del Regolamento (leggi
il Regolamento) per la tutela e la valorizzazione delle attività
agro-alimentari tradizionali locali; il 30 luglio 2024, con la nomina dei
quattro componenti della Consulta; il 30 settembre 2024, con l'approvazione
del logo ufficiale della "De.co.".
Quali membri di questo organismo tecnico sono stati nominati, con apposita
delibera del Consiglio comunale, i signori Angelo Puglisi,
Vincenzo Ciranni, Salvatore Baldo e Antonio Provvidenza.
Della convocazione sono stati informati anche il presidente del Consiglio
comunale Angelo Carlisi, i Consiglieri e la Giunta comunale.
La "De.co." è un marchio di qualità comunale che identifica prodotti tipici
del territorio, al fine di valorizzarne le tradizioni; il logo è l'elemento
grafico distintivo di questo marchio, e la sua approvazione è un atto
formale del Comune che ne decreta l'ufficialità.
Comune.
Il Tricolore compie 229 anni; stasera il Palazzo municipale di Grotte
s'illumina
Giusy Minneci
Oggi, mercoledì 7 gennaio 2026, la nostra bandiera nazionale raggiunge il
traguardo dei 229 anni. La storia del Tricolore è iniziata a Reggio Emilia
nel 1797 e, da quel momento, quei tre colori sono diventati il simbolo che
unisce tutti gli italiani.
Non si tratta solo di un pezzo di stoffa ma di un racconto visivo della
nostra terra e dei nostri valori.
Per tradizione, i colori hanno un significato preciso: il verde richiama i
prati e il sentimento della speranza; il bianco rappresenta le nevi delle
Alpi e l’idea di purezza; il rosso ricorda il sangue versato da chi ha
lottato per ottenere l’indipendenza e la libertà del Paese.
Per ricordare questa ricorrenza e il senso di appartenenza a una storia
comune, stasera il Palazzo municipale di Grotte cambierà
aspetto: la facciata sarà infatti illuminata con il verde, il bianco e il
rosso.
L’assessore Giusy Minneci ha espresso il piacere di condividere con
tutta la cittadinanza questo modo di rendere omaggio alla bandiera,
trasformando il municipio in un segno luminoso che parla della nostra
identità nazionale.
Attualità.
"Diritto e giustizia"; di Armando Caltagirone
Armando Caltagirone
La pista nera
Nella
puntata di Report andata in onda il 4 gennaio 2026 si è
parlato di processi e di giustizia, in particolare del caso Eternit
(guarda
qui) e della presunta pista nera (guarda
qui) legata alla strage di Via d’Amelio.
In entrambi i casi sembra che la giustizia abbia incontrato dei limiti
dettati dal diritto. Infatti, il primo caso, Eternit, nonostante le
migliaia di morti si è definitivamente concluso con una sentenza che
dichiara l’intervenuta prescrizione, mentre nel secondo caso sembra che il
diritto abbia calpestato la giustizia.
(La pista nera)
Entrando
nel dettaglio dei singoli casi vengono alla luce alcune anomalie che con il
diritto hanno ben poco da spartire.
Su Eternit/Schmidheiny l’interessamento, per non dire l’ingerenza, dei
servizi segreti israeliani con la figura chiave di Barak ex primo ministro
israeliano.
A supporto dell’interessamento o ingerenza lo scambio di e-mail tra la
consorteria Schmidheiny per il successo raggiunto con la sentenza che
dichiara l’intervenuta prescrizione.
Relatore di questa sentenza il ben noto sostituto procuratore generale
Iacoviello, ritenuto un filosofo del diritto e conosciuto, soprattutto al
grande pubblico, per altra sentenza riguardante il processo Andreotti dove
anche lì fu dichiarata la prescrizione.
Ai cronisti che chiedevano al giudice filosofo della mancata giustizia per i
familiari delle migliaia di vittime dell’amianto rispose che il diritto deve
sempre prevalere sulla giustizia (concetto la cui primogenitura si
appartiene ad Aristotele).
Visto che sulla morte innocente di migliaia di vittime si sta a
filosofeggiare è lecito chiedersi che cosa sia il diritto e cosa sia la
giustizia.
In termini molto semplici, lasciando le dotte complicazioni di certi
contorsionismi mentali, il diritto sono le regole che rispondono
al sentire comune della collettività in cui le stesse andranno ad
applicarsi, mentre la giustizia, in termini molto volgari ma
realistici è vendetta che tenta di colmare il vuoto creato dal dolore.
Un esempio per tutti sul mutare del diritto cioè delle regole: fino al 1981
esisteva il così detto delitto d’onore prevedendo una pena da tre a
sette anni di reclusione. Tale regola è stata abrogata perché è cambiata la
morale, il sentire comune.
In ogni caso se la vendetta è operata in nome e per conto della collettività
si chiama giustizia, se operata dal singolo diventa delitto.
Singola o collettiva che sia si tratta pur sempre di un rimedio umano mal
riuscito; la vera soluzione sarebbe il perdono, ma quella è un’altra storia.
Ben diversa l’opinione degli americani, negli Stati ove esiste la pena di
morte, dove il concetto di vendetta ben si concilia con il diritto. Infatti,
i familiari della vittima possono assistere all’esecuzione capitale del reo.
Per farla breve, il diritto, cioè le regole devono prevalere sulla giustizia
se esse stesse “regole” vengono rispettate. Il mancato rispetto si traduce
in sopraffazione e mortificazione della giustizia.
La prescrizione non è un incidente di percorso ma una regola a tutela
dell’imputato il cui mancato rispetto, in senso positivo o negativo (per
l’imputato o per le vittime), si traduce sempre in insulto alla giustizia.
Restando sempre sul caso Eternit (guarda
qui) a giugno di quest’anno si prescrive il reato per cui in
appello il sig. Schmidheiny è stato nuovamente condannato a nove anni di
reclusione e sui pende ricorso in cassazione. Non sarebbe buona regola,
cioè diritto, arrivare a sentenza prima che scada il termine di
prescrizione? Vedremo se questa volta i familiari delle migliaia di
vittime di amianto avranno vendetta!
Certo, giudicando dall’esterno, l’opinione viene influenzata dalle notizie
che vengono presentate. Prendiamo ad esempio l’ultima clamorosa svolta sul
caso David Rossi. In un primo momento si è parlato, con assoluta certezza
scientifica, solo di suicidio, seppur il quadro probatorio molto lacunoso e
talvolta contraddittorio. Tutte le richieste avanzate dalla famiglia di
riapertura del caso, puntualmente archiviate. Gli unici indagati i
giornalisti delle “Iene”.
Oggi, con altrettanta certezza, si parla di suicidio e la famiglia spera
solo che il caso non venga riaperto a Siena.
Il Presidente della prima commissione d’inchiesta si sente tradito da
istituzioni come i ROS che si sono prestati a una ricostruzione
dell’accaduto priva di scientificità.
Dove sta la verità? Dove sta il diritto e la giustizia?
Passando a l’altro caso trattato da Report, cioè la pista nera (guarda
qui) collegata alla strage di via d’Amelio emerge in tutta
evidenza l’ostilità della procura nissena alle richieste del GIP
Luparello che per ben due volte ha respinto la richiesta di
archiviazione.
Sul collegamento tra mafia ed eversione di estrema destra il generale Mori,
nominato casualmente da Berlusconi capo dei servizi segreti nel 2001, ha
sempre negato ogni tipo di esistenza.
Oggi interviene pure Gasparri, che taccia di terrorismo di sinistra la
trasmissione Report.
Vuoi vedere che alla fine gli unici indagati saranno i giornalisti di
Report?
Il procuratore De Luca ha sostenuto con forza in audizione presso la
commissione parlamentare antimafia, che gli elementi su cui indagare,
indicati nell’ordinanza del GIP, ai fini investigativi hanno valore zero
tagliato.
Il termine utilizzato “zero tagliato” sicuramente antigiuridico è di tipo
agreste.
Nella seconda ordinanza con cui viene respinta anche la seconda richiesta di
archiviazione si parla di elementi a sorpresa; vanificati dal ricorso per
cassazione proposto dalla procura contro l’ordinanza del GIP.
In questo caso si può parlare di prevalenza del diritto sulla giustizia?
Qualunque sarà la decisione della Corte l’elemento sorpresa è già stato
neutralizzato. Lo scenario non è certo edificante.
Non resta che chiedersi: ma sarà così importante il referendum sulla
separazione delle carriere dei magistrati? Il timore prospettato dal fronte del “NO” è l’assoggettamento
all’esecutivo del PM.
I pochi esempi sopra rappresentati, su una gamma di difficile elencazione,
lasciano supporre che di fatto l’assoggettamento esisterebbe, si tratterebbe
semplicemente di legalizzarlo.
La tentazione è forte, ma vogliamo ancora credere che la legge è uguale
per tutti.
Racconti.
"Epifania: oggi come allora"; di Salvatore Ciccotto
Salvatore Ciccotto
Epifania
"Epifania: oggi come allora"
di Salvatore Ciccotto
Da qualche tempo sullo schermo del suo
smartphone tra le notifiche compariva uno strano link.
Inizialmente Tamar non lo aveva considerato ma poi, vista la frequenza con
cui questo si presentava, in una sera ventosa, incuriosito, lo aprì.
Era uno strano messaggio: invitava tutti alla scoperta di un tesoro nascosto
in una parte ignota del pianeta.
Tamar Sagfani era un ingegnere informatico, e sicuramente non gli mancavano
le competenze per comprendere se dietro a quel messaggio potesse nascondersi
qualcosa di losco.
Aveva 30 anni, era alto con una folta barba e dei capelli lunghi neri che
per comodità teneva sempre raccolti dietro la nuca. Viveva a Tel Aviv dove
lavorava come programmatore per conto in una grossa multinazionale.
Il giorno dopo aver cliccato su quel link, ne comparve un altro dal
contenuto ancor più strano: lo invitava di andare in un posto remoto della
Palestina.
Passarono parecchi giorni e di tutta quella storia Sagfani non si ricordava
quasi più. Dopo capodanno però gli arrivò un terzo messaggio. L’invito,
questa volta, era quello di recarsi il 6 gennaio a Emmebetle, un villaggio
sulla costa orientale del Mediterraneo.
Tamar non aveva mai sentito parlare di quel posto.
Era molto combattuto, temeva fosse una bufala ma al tempo stesso era
fortemente incuriosito.
Voleva andare fino in fondo, capire cosa e chi si nascondeva dietro tutto
questo.
Faceva molto freddo, la temperatura era scesa di parecchio e tanta pioggia
era venuta giù.
La mattina del 6 gennaio, Tamar uscì di casa molto presto, salì in macchina
e percorse a velocità moderata tutta l’autostrada che costeggiava il mare.
C’era forte vento, il mare era agitato e le onde si infrangevano sui grossi
scogli che costeggiavano la spiaggia.
Aveva percorso una cinquantina di kilometri quando improvvisamente sul suo
smartphone comparve una mappa con tutte le indicazioni per arrivare a
Emmebetle.
A guardare quella cartina il giovane si convinse che quel posto era molto
distante dal centro abitato; con la macchina sarebbe potuto arrivare fino ad
un certo punto, poi avrebbe dovuto continuare a piedi.
Lasciò la vettura in un ampio parcheggio all’uscita dall’autostrada, prese
uno zaino e si incamminò lungo una strada secondaria. Alla fine della strada
trovò davanti a sé una ripida salita. La percorse tutta e arrivò in un punto
da cui era possibile scorgere tutta la città. Guardando a settentrione si
accorse che la città non esisteva.
Eppure nel percorso indicato da Google Maps proprio lì sorgeva la città, con
tutte le sue abitazioni, scuole,ospedali. Lui però non vedeva nulla se non
un grande ammasso di calcinacci. Era la città di Gaza.
Tamar era sbigottito, non credeva ai suoi occhi. Camminando in mezzo alle
macerie gli capitò di incespicare su oggetti che una volta erano stati di
persone che abitavano lì. Si sentì come colui che, senza volerlo, si ritrova
a profanare un mondo che non gli appartiene.
Quando era a Tel Aviv, aveva sentito i continui boati di bombe e missili ma
gli organi di stampa dicevano che nelle operazioni militari in corso
venivano colpiti soltantogli edifici dell’associazione terroristica di
Hamas.
"Propaganda… tutta propaganda filogovernativa" - pensò Tamar mentre
percorreva a fatica quella strada piena di fango.
La realtà era un'altra e lui ora la vedeva.
Camminò fino a spingersi oltre quell’ammasso di detriti.
Il sole era quasi del tutto andato via quando una leggera pioggia cominciò a
scendere. Tamar tirò fuori dal suo zaino un ombrello, lo aprì e si riparò,
mentre a piccoli passi si dirigeva verso il luogo indicato da GoogleMaps.
Andò avanti ancora per una buona mezz’ora quando si accorse che di fronte a
lui c’era un immenso accampamento di tende.
Fu allora che dal cellulare si senti: "Destinazione raggiunta".
Non era possibile!
Aveva sbagliato tutto. Avrebbe dovuto capire sin dal principio che si
trattava di un imbroglio. C’era cascato come un salame.
La ricerca di un tesoro! Ma quale tesoro poteva esserci in una realtà povera
come quella?
Stava quasi per tornare indietro quando si accorse che davanti a lui c’era
una marea di gente che si dirigeva tutta nella stessa direzione.
C’erano uomini, donne, bambini e ciascuno di loro portava con se qualcosa:
bottiglie d’acqua, latte, pezzi di pane, coperte.
Dall’interno delle tende giungevano voci di bambini, rumori di cucina, donne
parlare.
Dopo un po' Tamar capì dove si dirigeva tutta quella fiumana di gente: verso
una tenda che si trovava all’estremità opposta del villaggio, lì dove il
terreno cominciava a inerpicarsi. Era una tenda un po' più grande rispetto
alle altre, con una lampada che brillava all’altezza della porta di
ingresso. Tutti entravano, lasciavano il loro dono e uscivano.
Quando arrivò il suo turno, entrò anche lui.
C’era una donna vestita di bianco e accanto a lei un giaciglio su cui era
adagiato un bambino appena nato. Lo sguardo di quel bambino era pieno di
luce. Tamar tirò fuori dal suo zaino un vasetto di miele e lo pose davanti
alla culla. Stava quasi per andarsene quando si accorse che qualcuno lo
stava osservando.
Erano due uomini. Uno dei due, dai tratti orientali si avvicinò alla culla e
posò un cofanetto con erbe mediche, mentre l’altro uomo poggiò uno scrigno
pieno di gioielli.
I due uomini venivano da lontano e avevano risposto come Tamar a quel
messaggio. Tao Ming veniva dalla Cina, era ricercatore e lavorava nel
settore dell’intelligenza artificiale mentre Jimmy Taupin era americano e
lavorava come progettista presso un’azienda di satelliti.
I tre stavano per uscire dalla tenda quando un uomo di mezza età si avvicinò
loro e a bassa voce li prego di seguirlo. "Mi chiamo Andrea Bergamini" - disse quell’uomo. "Sono un
medico di un’associazione non governativa e sono qui a Gaza da due anni".
Poi aggiunse: "Voi avete risposto alla ricerca di un tesoro.
Ma quale tesoro più grande di quello di una vita che nasce in mezzo a tutta
questa distruzione? La vita è il tesoro più grande!".
Fu in quel preciso istante che Tamar si rese conto di quanta verità ci fosse
nelle parole di quell’uomo. "Quante volte nella vita inseguiamo mete lontane ed effimere e non diamo
il giusto valore alle cose che contano", pensò Tamar.
Poi il medico aggiunse con tono pacato: "Quando andate via non parlate
con nessuno di quello che avete visto qua".
Poi guardandosi intorno, suggerì loro di percorrere altre strade per fare
ritorno poiché i soldati del tiranno BiBi controllavano ogni parte del
paese.
Mentre stava andando via Tamar alzò lo sguardo e vide che il cielo era pieno
di stelle ma sopra quella tenda, dove giaceva il bambino, una
stella brillava più di tutte. La guardò, mentre in cuor suo pensava che
anche in quella sera tutto si era manifestato come allora.
Nel buio della sera riprese il cammino per ritornare a casa mentre una gioia
grande gli esplodeva dentro.
Spiritualità.
"La clessidra e la luce: dialogo cristiano sulla fine del tempo"; di
Salvatore Filippo Vitello
Salvatore Filippo Vitello
Clessidra e luce
Gaspare Agnello, che con grande lucidità ha oltrepassato la soglia dei
90 anni, ha postato sulla sua pagina di Facebook un pensiero di Vittorio
Sgarbi - che di seguito riporto - affermando di condividerlo. Conosco
Gaspare sin da bambino e mi permetto di dire che dubito della sua
condivisione del testo di Sgarbi, perché al di là del suo proclamarsi
agnostico, ho sempre avvertito in Gaspare un forte sentimento religioso
legato alle tradizioni delle nostre comunità ed alle sue battaglie per una
giustizia sociale improntata alla difesa della dignità umana.
(Clessidra e luce)
Gaspare e Antonio Carlisi detto Ardicasi, a Grotte,
sono stati i paladini delle lotte sociali a favore delle classi sociali più
deboli. Proprio per queste ragioni mi sembra ragionevole partire dal
pensiero di Sgarbi non per confutare (chi sono io per non considerare il
dolore di una persona così sensibile), ma per collocarlo in una diversa
prospettiva.
Il pensiero che Sgarbi ha reso pubblico è il seguente.
"C’è un momento in cui la vita smette di essere un accumulo e diventa,
inevitabilmente, una sottrazione. A 71 anni, il calcolo è matematicamente
spietato: ho già consumato la parte più grande della mia clessidra. Oggi non
abito più nel tempo dei progetti, ma nel tempo della perdita. Ogni giorno
che arriva non è un regalo, è un altro pezzo di strada che si accorcia verso
quel muro d’ombra. Mi dicono: 'Goditi il presente'. Ma come si fa a godere
del panorama quando sai che il treno corre verso un binario morto? Mi sento
in un tunnel dove la luce alle spalle si affievolisce e quella davanti non
esiste. E la solitudine più grande non è l'assenza di persone, ma
l'impossibilità di essere compresi. Chi mi sta intorno sorride, minimizza,
sposta lo sguardo. Non capiscono che il mio non è pessimismo: è la lucida
visione di chi vede il traguardo e non ha nessuna voglia di tagliarlo.
Guardo avanti e vedo l'inverno. E questa consapevolezza, nuda e ferina, è un
peso che porto da solo".
Vittorio Sgarbi
Il testo di Sgarbi è attraversato da una lucidità dolorosa: non c’è
compiacimento, ma uno sguardo nudo sul tempo che passa e sul restringersi
dell’orizzonte. Proprio per questo può essere letto, in chiave
cristiano-filosofica, non come negazione della speranza, ma come luogo
estremo in cui la speranza può cambiare forma.
1. La sottrazione non è l’ultima parola.
Il cristianesimo non nega che la vita biologica sia "sottrazione". Anzi, lo
assume fino in fondo. Sant’Agostino descrive il tempo come una
distensio animi, una tensione che ci consuma: "Il tempo è una
distensione dell’anima" (Confessioni XI). Ma proprio perché il tempo
consuma, esso non può essere il senso ultimo. La clessidra che si svuota non
è la verità definitiva dell’uomo: è solo la verità della sua condizione
terrena.
2. Il “binario morto” non è la fine del viaggio.
L’immagine del treno che corre verso un binario morto è potentissima. La
fede cristiana non la corregge con ottimismo facile, ma la rovescia: ciò che
appare come fine è soglia. San Paolo lo dice con disarmante
semplicità: "Se la nostra speranza fosse limitata a questa vita soltanto,
saremmo i più miserabili di tutti" (1Cor 15,19). Il problema, da questa
prospettiva, non è vedere il traguardo, ma scambiarlo per un muro. La
filosofia cristiana insiste: la morte non è il contrario della vita, ma il
contrario della nascita; la vita, invece, non finisce. La vita non
"finisce", si trasforma. Mancuso insiste molto su un’idea chiave: la
vita è trasformazione, non conservazione. Nulla di vivo resta identico a sé;
tutto cambia forma.
3. Morte come atto di restituzione.
Nel pensiero di Mancuso la morte può essere pensata come una restituzione al
tutto. L’individuo non viene "tolto", ma riconsegnato. Qui la filosofia
cristiana incontra una visione cosmica: la vita non è proprietà privata, ma
partecipazione. Da questo punto di vista, la morte non è una punizione né un
assurdo, ma il momento in cui la vita cessa di essere concentrata in un io.
4. Una speranza non ingenua.
Mancuso rifiuta sia il nichilismo ("tutto finisce") sia una fede ingenua
nell’aldilà come semplice prosecuzione dell’esistenza terrena. La sua
posizione è più scomoda: la vita non finisce, ma non sappiamo in che modo
continui. Ed è proprio questa ignoranza a rendere la speranza non evasione,
ma atto di fiducia razionale: fiducia che il fondamento della vita non sia
il nulla, ma un principio di senso.
5. Il ribaltamento decisivo del pessimismo di Sgarbi.
La nascita introduce nel tempo, la morte sottrae dal tempo la vita; però,
non coincide con il tempo. Per Mancuso la vita non è una parentesi tra due
nulla, ma un movimento che attraversa le forme. In questo senso, la morte
non nega la vita: ne rivela il carattere non possedibile, non trattenibile,
non finito.
6. La solitudine dell’incompreso.
Qui il testo tocca un punto profondamente evangelico. L’incomprensione non è
segno di errore, ma spesso di verità vissuta fino in fondo. Anche Cristo è
"minimizzato", frainteso, consolato male. Blaise Pascal scrive: "Gesù
sarà in agonia fino alla fine del mondo: non bisogna dormire durante questo
tempo". C’è una agonia dell’anima lucida, che vede ciò che altri
rimuovono. Non è pessimismo: è veglia.
7. L’inverno come stagione spirituale.
"Guardo avanti e vedo l’inverno". Nella simbologia cristiana, l’inverno non
è sterile: è tempo di attesa nascosta. Romano Guardini (con parole
sobrie) osserva che la vecchiaia non è il tempo del fare, ma del consegnare.
Non si accumula più senso: lo si lascia andare, perché non ci appartiene.
8. La speranza contro ogni evidenza. Søren Kierkegaard, forse il più radicale dei pensatori cristiani
moderni, scrive: "La fede è credere contro l’intelletto". Non contro
la ragione, ma contro l’evidenza immediata. La fede non dice che il tunnel è
illuminato; dice che la luce non dipende dal tunnel.
Da una prospettiva cristiana, la nota di Sgarbi, condivisa da Gaspare
Agnello, non è una resa, ma una confessione di frontiera. Dice la verità sul
tempo, sulla perdita, sulla solitudine. E proprio per questo si colloca nel
punto esatto in cui il cristianesimo inizia a parlare: non per negare
l’inverno, ma per affermare che l’inverno non ha l’ultima parola.
Iniziative.
Corteo dei Magi, nel giorno dell'Epifania; a cura del "Gruppo dei
Giudei"
Locandina
Le
festività natalizie e di fine anno si concluderanno a Grotte con una
manifestazione intitolata "Epifania - Un viaggio lungo una promessa",
in programma per domani, martedì 6 gennaio 2026. L’attività, che
prevede una sfilata dei Re Magi, è curata dall'Associazione
Culturale Gruppo dei Giudei "A. Infantino" e gode del patrocinio del
Comune di Grotte e dell'Assemblea Regionale Siciliana
grazie all'impegno dell'on. Rosellina Marchetta.
(Locandina)
La partenza del corteo è fissata alle ore 17.30 da Piazza Umberto
I (piazza Municipio). Da qui, i figuranti si muoveranno lungo le vie
cittadine per raggiungere la Chiesa Madre. Il sindaco Alfonso Provvidenza
e il presidente dell'associazione organizzatrice, Antonio Aquilina,
hanno rivolto un invito a tutti i cittadini affinché partecipino a questo
momento di condivisione.
Sul piano amministrativo, l'ente comunale ha stanziato un contributo
economico di 1.500 euro per sostenere l'associazione, che ha la propria sede
in via E. di Montenegro n. 34.
Secondo quanto riportato nella determinazione dirigenziale del Comune, il
supporto a questa iniziativa rientra nelle linee strategiche per la crescita
culturale e sociale della comunità. L'Amministrazione comunale ha
sottolineato come tali attività siano utili per mantenere vive le tradizioni
locali, favorire l'aggregazione tra le persone e creare un risvolto positivo
per il turismo e il commercio del territorio.
Chiesa.
Invito al conferimento del Lettorato al seminarista Giuseppe La Mendola;
domenica 25 gennaio
Giuseppe La Mendola
Locandina
La
comunità ecclesiale di Grotte e quella del Seminario Arcivescovile di
Agrigento sono in preghiera e vigile attesa per un passaggio
significativo nel percorso di formazione di tre giovani. Domenica 25
gennaio 2026 Giuseppe La Mendola, Salvatore Mortillaro ed
Emanuele Salemi riceveranno ufficialmente il ministero del Lettorato.
(Locandina)
La celebrazione si terrà alle ore 18.00 presso la chiesa di San
Gregorio, ad Agrigento (località Cannatello). Sarà l’Arcivescovo, mons.
Alessandro Damiano, a conferire questo incarico ai tre seminaristi,
che provengono rispettivamente dalle comunità ecclesiali di Grotte,
Lucca Sicula e Bivona.
Il lettorato rappresenta una tappa fondamentale per chi si prepara al
sacerdozio: si tratta del compito specifico di proclamare la Parola di Dio
durante le celebrazioni liturgiche e di guidare i fedeli nella comprensione
delle Scritture.
Giuseppe La Mendola ha voluto condividere il senso di questo passo spiegando
che si tratta de "il ministero che la Chiesa affida per l’annuncio della
Parola di Dio". Per Giuseppe, questo rito è un modo per rendere
partecipi le persone che hanno seguito la sua crescita: "Con tanta gioia
desidero condividere con te una notizia importante del mio cammino", ha
scritto nel suo invito.
La scelta del 25 gennaio non è casuale; in quel giorno la Chiesa celebra la
memoria della Conversione di San Paolo e la "Domenica della Parola", una
ricorrenza che mette al centro il testo sacro che i tre giovani saranno
chiamati a diffondere.
Giuseppe, esprimendo il desiderio di sentire la vicinanza della sua
comunità, ha aggiunto: "Sarebbe davvero bello averti presente, per
condividere insieme questo momento di grazia e di festa". Ha poi
concluso chiedendo un sostegno spirituale per sé e per i suoi compagni: "Vi
chiedo, se potete, di accompagnarmi con la vostra preghiera in questa tappa
del mio cammino".
La comunità diocesana è dunque invitata a partecipare a questa solenne
celebrazione religiosa per sostenere Giuseppe, Salvatore ed Emanuele in una
delle fasi più importanti della loro scelta di vita.
Volontariato.
Avis
Comunale di Grotte OdV: i numeri della raccolta
di sangue nel 2025
Avis Grotte
L’attività dell’Avis Comunale di Grotte ha fatto registrare una
crescita costante durante tutto il 2025. Il presidente dell'associazione,
Pietro Zucchetto, ha diffuso il riepilogo annuale che descrive il
lavoro fatto sul territorio e i risultati raggiunti grazie alla
partecipazione dei donatori.
(AVIS Comunale di Grotte)
Nel corso dell'anno appena trascorso 2025 sono state organizzate in totale
34 giornate di raccolta presso il punto di prelievo di Grotte. Queste
attività hanno permesso di raccogliere 489 sacche di sangue in sede,
a cui si aggiungono altre 25 donazioni effettuate direttamente presso
l’ospedale di Agrigento. Il totale complessivo di sangue consegnato al
Centro Trasfusionale di Agrigento è stato quindi di 554 sacche.
Un dato significativo riguarda i nuovi volontari: sono state infatti 40
le persone che hanno donato per la prima volta. Oltre alla raccolta vera
e propria, l'associazione si è occupata della prevenzione e della salute dei
cittadini attraverso: 84 visite per l'idoneità alla donazione (predonazioni)
e 70 controlli medici, tra analisi annuali e verifiche estemporanee.
Il report mette in luce un aumento progressivo dell'attività negli ultimi
quattro anni. Se si guarda al recente passato, la crescita è evidente sia
per quanto riguarda il numero di giornate dedicate alla donazione, sia per
il quantitativo di sangue raccolto.
I numeri confermano un impegno che si è intensificato nel tempo: nel giro di
tre anni, le sacche raccolte sono più che raddoppiate, passando dalle 210
del 2022 alle attuali 554. Questo incremento è stato reso possibile grazie a
un calendario più fitto di aperture del centro e alla risposta dei donatori
di Grotte e dei paesi limitrofi.
Laprossima giornata di donazione del sangue, nella sede di
Via Francesco Ingrao n° 92/94, è programmata per domenica 11
gennaio (è
possibile prenotare contattando il 320.4434713 oppure il 377.0974739); per
l'anno 2026 le giornate di donazione sono
sempre tutte le seconde e quarte domeniche di ogni mese.
Servizi. Tassa Rifiuti (TARI): nel 2026 sconto
del 25% per le famiglie con redditi bassi
Bonus TARI
Nel 2026 la tassa per i
rifiuti diventerà un po’ meno pesante per circa quattro milioni di nuclei
familiari italiani. L’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA)
ha approvato una nuova misura che prevede una riduzione della TARI,
la tassa sui rifiuti, destinata a chi si trova in una situazione di
difficoltà economica.
Il beneficio sarà pari a un taglio del 25% sulla somma totale dovuta
per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti; un aiuto che si
aggiunge ai bonus già attivi per le bollette di luce, gas e acqua, con
l’obiettivo di alleggerire le spese per i servizi essenziali delle famiglie
più bisognose.
Per ottenere l’agevolazione non servirà presentare alcuna domanda
specifica. Lo sconto verrà applicato automaticamente a chi possiede
determinati requisiti economici.
Nello specifico, potranno beneficiarne:
- le famiglie con un ISEE non superiore a 9.530 euro;
- le famiglie numerose (con almeno 4 figli a carico) con un ISEE entro i
20.000 euro.
Basta presentare all’INPS la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per
ottenere l'attestazione ISEE, come già accade per molti altri servizi.
Una volta verificato il possesso dei requisiti, lo sconto sarà calcolato
senza che il cittadino debba fare altro. Per quanto riguarda i tempi, i dati
verranno elaborati con un anno di scarto: per avere lo sconto sulle
bollette del 2026, si terrà conto dell'ISEE presentato nel corso del 2025.
L'attuazione di questa misura, stabilita con la delibera 355/2025/R/rif, è
il risultato di una collaborazione tra diversi enti, tra cui INPS,
Acquirente Unico e i comuni (tramite ANCI). Questo coordinamento serve a
garantire che lo scambio dei dati tra le varie amministrazioni avvenga nel
pieno rispetto della privacy, garantendo allo stesso tempo che il bonus
arrivi correttamente a chi ne ha diritto.
Politica.
On. Decio Terrana (UDC):
"Doppio incarico per Maurizio Lo Galbo"
Lo Galbo e Terrana
Il Coordinatore politico
regionale dell’UDC, on. Decio Terrana, sentito il parere favorevole
del segretario nazionale sen. Antonio De Poli e del presidente del partito
on. Lorenzo Cesa, ha conferito a Maurizio Lo Galbo il doppio incarico di
Responsabile regionale per la formazione e la verifica delle liste
elettorali dell’UDC Sicilia e di Responsabile agli Enti Locali per la
provincia di Palermo.
(Lo Galbo e Terrana)
La nomina si inserisce nel percorso di
consolidamento del partito nei territori e riconosce l’esperienza politica e
amministrativa maturata da Lo Galbo, in passato già coordinatore cittadino e
provinciale dei Giovani UDC, ruolo nel quale si è distinto per impegno e
capacità organizzativa.
Soddisfazione viene espressa dal coordinatore provinciale dell’UDC di
Palermo, Paolo Franzella, che sottolinea come “Maurizio rappresenti una
risorsa importante per il partito: conosce il territorio, la struttura
dell’UDC e incarna una generazione cresciuta nel segno della serietà, del
dialogo e del rispetto delle istituzioni”.
Il dott. Maurizio Lo Galbo ha ringraziato la dirigenza nazionale e regionale
per la fiducia accordatagli: “Per me è un onore tornare a un impegno
attivo nel partito che mi ha formato politicamente. Metterò a disposizione
tutta la mia esperienza ed energia, convinto che solo attraverso un lavoro
serio e condiviso si possa costruire un progetto politico credibile e vicino
ai cittadini”.
Il coordinatore regionale Decio Terrana evidenzia inoltre il valore
strategico della nomina, ricordando il profilo istituzionale di Lo Galbo:
più volte consigliere comunale, vicepresidente del Consiglio e assessore del
Comune di Bagheria con deleghe alla Pubblica Istruzione, Legalità, Sport,
Spettacolo e Beni culturali. Nel suo percorso anche incarichi di rilievo a
livello nazionale e nell’area metropolitana di Palermo, tra cui presidente
Anci Under 36, componente della Commissione nazionale Anci Sicurezza e
Legalità, capo della segreteria dell’Assessorato regionale Territorio e
Ambiente, capo di Gabinetto della Città Metropolitana di Palermo e capo
della segreteria del Sindaco metropolitano.
“Con questa scelta - conclude l’on. Terrana - rafforziamo la
squadra e la nostra presenza amministrativa, puntando su competenze,
radicamento sul territorio ed una classe dirigente preparata. Con la nomina
di Maurizio, l’Unione di Centro in Sicilia conferma la propria linea
politica orientata al rafforzamento nei territori e alla costruzione di una
presenza moderata, responsabile e concreta nel panorama politico regionale”.
Iniziative.
Proiezione a Licata del film "Occhi novi" di Gero Miceli; domenica 4
gennaio
Locandina
Domenica 4 gennaio, alle ore 18.00, la "Casa di Rosa" a
Licata ospita la presentazione e la visione del film "Occhi novi",
un'opera scritta e diretta da Gero Miceli. L'iniziativa ha il
patrocinio gratuito deall'Assessorato regionale dei Beni Culturali e
dell'Identità Siciliana, ed è realizzata in collaborazione con il Centro
Studi Cultura Siciliana e Mediterranea e la "Putia du Cuntastorie".
(Locandina)
La serata comincerà con il saluto del dott. Nicolò La Perna, presidente del
Centro Studi, a cui seguirà l’introduzione di Mel Vizzi, "cuntastorie". Sarà
presente anche l'autore, Gero Miceli, per spiegare al pubblico come è nato
il suo lavoro cinematografico.
Il film vede la partecipazione di diversi interpreti, tra cui Giuseppe
Grizzanti, Loyde Puma e Isabella Villani. Alla realizzazione tecnica hanno
contribuito, tra i vari professionisti, Daniel Carlisi per le riprese e
Michele Morreale come aiuto regia.
Dopo la proiezione del film, la serata continuerà con un momento dedicato
alle tradizioni popolari. Mel Vizzi e il Gruppo Putia metteranno in scena "U
cuntu ca spacca la storia", una narrazione siciliana eseguita con la tecnica
del "cunto a bacchetta" davanti a un cartellone illustrato. Lo spettacolo
ripercorrerà, tra racconti e canti della tradizione, la storia della nascita
di Gesù Bambino.
L'ingresso in sala è gratuito sino all'esaurimento dei posti disponibili.
Musica.
2^ rassegna "Natale in Coro" a Sant'Angelo Muxaro, con la Corale "Jobel"
Locandina
S’intitola “Natale in Coro” la 2^ rassegna in programma, presso la
Parrocchia Sant’Angelo Martire di Sant’Angelo Muxaro, per
domenica 4 gennaio 2026, alle ore 19.30. L'iniziativa, promossa
dal Coro Sant’Angelo Martire e sostenuta dal parroco don Giovanni
Fregapane, vedrà la partecipazione di diverse realtà musicali del
territorio, impegnate nel condividere i brani della tradizione religiosa e
natalizia.
(Locandina)
Quattro gruppi corali che si esibiranno nel corso della serata:
- il Coro Parrocchiale SS. Trinità di Cianciana, diretto dal M° Salvatore
Restivo;
- la Corale liturgico-musicale "Jobel" di Grotte, sotto la direzione
della M^ Valentina Morgante;
- il Coro San Gregorio Agrigentino di Cannatello, guidato dal Maestro
Alfonso Lupo;
- il Coro Sant’Angelo Martire di Sant’Angelo Muxaro, diretto dai Maestri
Antonino Moribondo e Mimmo Zambuto.
La Corale "Jobel" di Grotte vanta un percorso consolidato nell'animazione
delle celebrazioni e nella diffusione della musica sacra. Nata con l'intento
di unire l'aspetto spirituale a quello artistico, la Corale "Jobel" si è
distinta negli anni per la cura dell'armonia vocale, portando avanti un
repertorio che spazia dai canti liturgici classici a composizioni più
moderne, sempre con l'obiettivo di coinvolgere la comunità attraverso il
canto.
A guidare il pubblico durante lo svolgimento della manifestazione sarà il
prof. Vincenzo Caci, che presenterà i vari gruppi e i brani scelti per
questa seconda edizione della rassegna.
Musica. Concerto del Coro "Terzo Millennio" a
Grotte in Chiesa Madre; domenica 4 gennaio
Locandina
Domenica 4 gennaio 2026, nella Chiesa Madre di Grotte, si terrà
il Concerto di Capodanno a cura del Coro Terzo Millennio di
Racalmuto, con il patrocinio del Comune di Grotte. L’inizio
dell'esibizione è fissato per le ore 19.00.
(Locandina)
Il
programma prevede la partecipazione di diversi artisti che si alterneranno
durante la serata. I solisti del coro che prenderanno parte all'iniziativa
sono: Antonio Cipolla, Tiziana Messina, Giacomo Orlando ed Enza Giangreco.
Insieme a loro, si esibiranno il soprano Julia Parshina e il
mezzosoprano Melania Marchese.
L'accompagnamento musicale sarà affidato a una piccola formazione
strumentale composta da Elena Mattina al violino e Aurora Pilato
al flauto. A coordinare l'intero gruppo, nella doppia veste di pianista e
direttore, sarà il M° Domenico Mannella. La conduzione e la
presentazione dei brani saranno curate dalle professoresse Tiziana
Messina e Adele Troisi.
Lo stesso concerto sarà eseguito il giorno successivo, lunedì 5 gennaio
alle ore 19.30, presso il Teatro Regina Margherita di Racalmuto.
Prevenzione.
Sicurezza idrogeologica a Grotte; 275.000 euro per la manutenzione del vallone Ipsas
Via delle Rose
L'inizio
del 2026 segna un nuovo passo in avanti per la
protezione del territorio di Grotte, con la firma della convenzione tra
l’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia e il Comune di
Grotte per il finanziamento di nuovi lavori di manutenzione idraulica.
L’Amministrazione comunale aveva segnalato diverse criticità lungo il
vallone Ipsas. Un sopralluogo tecnico effettuato nei mesi scorsi ha
confermato la presenza di una fitta vegetazione, composta principalmente da
canne e ramaglie, che ostacola il normale deflusso dell’acqua nel tratto
tra Via delle Rose e la confluenza con il torrente Ipsas.
(Via delle Rose)
Oltre
all'ostruzione causata dai detriti, è stata riscontrata l'erosione di alcune
sponde: in diversi punti l’acqua ha iniziato a intaccare i terreni privati
confinanti, rendendo urgente un’operazione di consolidamento.
Il finanziamento, pari a 275.000 euro, permetterà di estendere il
piano di sistemazione idraulica già previsto dal Comune; nello specifico, i
fondi saranno utilizzati per:
- il taglio della vegetazione che blocca il corso d’acqua;
- la rimozione dei detriti nel tratto compreso tra Via delle Rose e la
strada provinciale SP51;
- l’allungamento dei lavori sino alla confluenza del vallone Racalmare con
il vallone Ipsas.
Questi interventi si aggiungono a quelli già programmati e finanziati dal
Ministero dell'Interno, che riguardano un altro settore del vallone.
Secondo l'accordo siglato dal Segretario Generale dell’AdB, l'ingegnere
Leonardo Santoro, e dal Sindaco di Grotte, Alfonso Provvidenza,
l’Autorità di Bacino si occuperà di trasferire le somme necessarie, che
copriranno sia i costi dei lavori e della manodopera, sia gli oneri per la
sicurezza. Il Comune di Grotte ha collaborato alla fase di accertamento
tecnico e continuerà a seguire l’evolversi dei lavori per garantire la
tenuta del suolo e la tranquillità dei residenti nelle zone limitrofe.
Racconti.
"Tre mandarini e un mondo intero"; di Carmelo Rotolo
Carmelo Rotolo
Tre mandarini
"Tre mandarini e un mondo intero"
di Carmelo Rotolo
Introduzione
Ci sono ricordi che non hanno bisogno di grandi eventi per restare impressi:
bastano un gesto semplice, un profumo, una tradizione che si ripete ogni
anno. Le feste di una volta erano fatte così: povere di cose, ma ricche di
significato. In un tempo in cui le lire erano poche e i desideri tanti, un
mandarino poteva valere più di una moneta, perché portava con sé il calore
di una mano che lo offriva e l’affetto di chi, pur avendo poco, trovava
sempre qualcosa da donare.
Questo racconto nasce da quella ricchezza nascosta nelle piccole cose, da
quel mondo intero racchiuso in tre mandarini.
Ora accadde che tanti anni fa - ma tanti, tanti anni fa - vi era l’usanza,
nei giorni di festa, da parte di noi bambini, di fare visita ai parenti per
scambiare gli auguri di rito: auguri di buon Natale, zio; auguri di buon
Anno, zia; auguri di buona Pasqua, nonna.
In verità, per noi bambini lo scambio di auguri era un pretesto per
arrotondare quella che era già una misera paghetta; termine alquanto
moderno, considerando che negli anni Sessanta la “paghetta”, almeno a casa
mia, non era un termine usuale, anzi oserei dire sconosciuto.
Quella era la vera festa, e uno dei modi per onorarla era il giro dei
parenti: un vero e proprio rito che iniziava subito dopo la fine della Santa
Messa.
Finita la Santa Messa, quando ancora nelle orecchie risuonavano le ultime
note dell’organo e nel cuore restava il calore della benedizione, si
avvertiva quel senso di festa che nasce prima di tutto dallo spirito: la
consapevolezza che il giorno santo non è solo un appuntamento sul
calendario, ma un dono, un tempo diverso, in cui ci si sente più uniti a Dio
e agli altri.
Il giro si protraeva sino a mezzogiorno inoltrato.
Si sa che nei giorni di festa il cuore è predisposto ad aprirsi, perché la
memoria dei gesti antichi, delle tradizioni e degli affetti lo rende più
permeabile alla tenerezza e alla generosità, così come il borsellino è
pronto a schiudere le valve e liberare quelle poche lire messe lì di
proposito per tali occasioni.
Almeno questo era il nostro sospetto, così come fondato era il sospetto che
avevano i parenti nei nostri confronti.
Era un gioco antico, una piccola consuetudine di famiglia, fatto più di
affetto che di furbizia: una danza di abitudini e sorrisi, che ogni anno si
ripeteva uguale, con noi bambini pronti a bussare e i parenti già preparati
ad accoglierci, come se quel gesto semplice fosse il modo più naturale per
volersi bene.
Successe che quel 1° gennaio della fine degli anni Sessanta, io e tutti i
miei fratelli, finita la Santa Messa, ci trovammo d’accordo di andare a
salutare la numerosa schiera di parenti, da quelli più vicini sino ai
parenti di grado non ben definito. Decidemmo però di non andare tutti
insieme, come si faceva di solito, ma di andarci separatamente. Ci dividemmo
i parenti e stabilimmo la rotazione delle visite.
Alla fine del giro ci saremmo ritrovati davanti alla lunga inferriata verde
che delimita la strada davanti a casa nostra, ognuno con il proprio
ricavato, democraticamente. Li rividi solo a casa.
Ora, non sto a raccontarvi cosa capitò agli altri fratelli, ma sicuramente
la loro avventura alla ricerca di qualche spicciolo fu diversa dalla mia.
Suonato il campanello, la zia Ippolita si affacciò alla piccola finestrella
che dava sul portone d’ingresso e, con la mano, mi fece segno di salire.
Salii a fatica le strette scale che portavano al piano superiore,
arrampicandomi al lungo corrimano di ferro. Entrai nel soggiorno semibuio e
mi sedetti sulla sedia sfondata posta accanto al letto.
Un odore di chiuso, misto al tanfo del braciere posto al centro della sala,
ammorbava tutta l’aria.
La zia Ippolita si avvicinò, mi diede un bacio e, prendendo la borsa dal
comodino, la aprì. Prese il borsellino e, con il pollice e l’indice della
mano destra, girò le due testine dell’apertura facendole schioccare con un
suono metallico che faceva prevedere un ricco dono. Lo aprì, me lo avvicinò
davanti agli occhi e candidamente mi disse: "Mi sono finiti tutti gli
spiccioli, vedi…? Però ti posso dare tre mandarini".
Fatti gli auguri, accettai i mandarini e salutai.
E così fu con il secondo parente, poi con il terzo, con il quarto, sino agli
ultimi parenti di grado indefinito.
Quella mattina, nella mia tasca, nemmeno una lira risuonò nella desolazione
di un pantalone tirato a lucido per il 1° dell’anno; ma in compenso un paio
di chili di mandarini allietarono la tavola di casa mia.
E fu proprio allora che compresi - o forse l’ho capito solo molti anni dopo
- che il valore di un dono non sta mai nella sua utilità o nel suo prezzo.
Una moneta si spende e scompare, un mandarino invece rimane: nel profumo che
riempie la stanza, nel gesto semplice di chi te lo porge, nel ricordo che si
lega per sempre a quel momento.
Il denaro passa, un mandarino resta. Resta come resta un affetto: piccolo,
umile, ma capace di scaldare il cuore più di qualunque ricchezza.
I miei fratelli? Beh… lasciamo stare.
Naturalmente è una storia inventata di sana pianta, nella quale però
rimangono i ricordi più belli della mia Grotte, dei miei familiari più cari
- sino agli ultimi gradi non ben definiti - degli amici che ci sono ancora e
di quelli che non ci sono più, e di tutte le persone che mi sono vicine e
che mi vogliono bene.
A tutti voi voglio fare i miei più cari auguri di Buon Anno.
Musica. Giovanni Massimo Puglisi sul palco del
Teatro Massimo di Palermo per il Concerto di Capodanno
Giovanni M. Puglisi
Kids Orchestra
Al
Teatro Massimo di Palermo si inizia il nuovo anno con un programma
musicale che mette al centro le nuove generazioni. Oggi, 1° gennaio 2026,
alle ore 11.00, la Sala Grande ospiterà il concerto "The sound of
tomorrow - New Year’s Celebration"; suoneranno insieme professionisti
affermati e giovani promesse. Sul podio salirà il M° Michele De Luca, che
guiderà un gruppo numeroso formato dalla Kids Orchestra e dalla Youth
Orchestra.
(Kids Orchestra)
Insieme a loro si esibiranno le soliste della Cantoria e il Coro di voci
bianche, preparati dai maestri Salvatore Punturo e Giuseppe Ricotta, con
l’assistenza di Vincenzo Alioto. Arricchiranno la mattinata anche i solisti
dell’Accademia lirica diretti da Pietro Ballo.
La scaletta musicale è pensata per unire diverse tradizioni: dai classici
valzer e ritmi viennesi, ai capolavori del teatro d’opera italiano e
francese, come la Carmen di Bizet e La bohème di Puccini. L’obiettivo è
proporre brani molto amati che fanno parte della nostra storia, presentati
con l'energia dei musicisti più giovani.
Tra le file dell’orchestra, alla tromba, ci sarà un giovane che rappresenta
la comunità di Grotte: Giovanni Massimo Puglisi. La sua presenza nel
principale teatro lirico di Palermo è un fatto significativo per il suo
paese: non capita spesso di vedere un cittadino grottese far parte di
organici orchestrali così prestigiosi.
Nonostante la giovane età Giovanni Massimo Puglisi ha già ottenuto
riconoscimenti importanti nell'ambito della musica. È un figlio d'arte,
avendo avuto dimestichezza con la musica sin da piccolo grazie ai genitori:
il padre è il M° Salvatore Puglisi (trombettista) e la madre è la M^
Julia Di Stefano (flautista).
Nel maggio del 2024 si è distinto alla 6^ edizione del Concorso musicale
nazionale "José Cardinale" di Mussomeli. In quella gara, dedicata alle
scuole medie, ha ottenuto il punteggio di 100/100, classificandosi come
Primo Assoluto nella categoria tromba. Nel luglio del 2025, il Comune di
Grotte gli ha conferito il "Premio Talenti in Comune", un
riconoscimento dedicato ai cittadini che si distinguono per particolari
meriti artistici e capacità. La sua partecipazione al concerto di Capodanno
del Teatro Massimo conferma il percorso di crescita di questo giovane
trombettista, che porterà un pezzo di Grotte nel cuore della celebrazione
musicale palermitana.
Politica. Messaggio di fine
anno del Presidente della Repubblica, on. Sergio Mattarella
On. Mattarella
Pubblichiamo il testo del messaggio di fine anno
del Presidente della Repubblica, on. Sergio Mattarella, pronunciato ieri sera,
mercoledì 31 dicembre 2025, a
reti unificate.
Palazzo del Quirinale, 31/12/2025
"Care concittadine e cari concittadini,
si chiude un anno non facile. Tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e,
come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore.
La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace.
Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città
ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare
bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei
territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo
muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre
più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente
più forte.
La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli
altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i
propri interessi, il proprio dominio.
Il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana. Riguardano
qualunque ambito: quello internazionale, quello interno ai singoli Stati, a
ogni comunità, piccola o grande. Per ogni popolo inizia dalla sua dimensione
nazionale.
Leone XIV - cui rivolgo gli auguri più affettuosi del popolo italiano - nei
giorni di Natale, in prossimità della conclusione del Giubileo della
Speranza, ha esortato a “respingere l’odio, la violenza, la
contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione”.
Ha richiamato alla necessità di disarmare le parole.
Raccogliamo questo invito. Se ogni circostanza diviene pretesto per violenti
scontri verbali, per accuse reciproche, di cui non conta il fondamento ma
soltanto la forza polemica, non si esprime una mentalità di pace, non se ne
costruiscono le basi.
Di fronte all’interrogativo: “cosa posso fare io?” dobbiamo rimuovere il
senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno.
L’affermazione della libertà, la costruzione della pace sono nell’atto
fondativo della nostra Repubblica, che esprime la volontà di realizzare il
futuro insieme, attraverso il dialogo. Raffigura la responsabilità di essere
cittadini.
Nell’anno che si presenta ricorderemo gli ottant’anni della Repubblica.
Ottant’anni sono pochi se guardati con gli occhi della grande storia ma sono
stati decenni di alto significato.
Sfogliamo velocemente un album immaginario della storia della Repubblica,
come talvolta si fa quando ci si ritrova in famiglia.
Il primo fotogramma del nostro viaggio è rappresentato dalle donne. Il segno
dell’unità di popolo, infatti, fu simbolicamente impresso dal voto delle
donne, per la prima volta chiamate finalmente alle urne.
Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile,
avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità.
L’Assemblea costituente, eletta contestualmente al referendum che sancì la
scelta repubblicana, fu capace di trovare una sintesi di alto valore mentre
la dialettica politica si sviluppava tra convergenze e contrasti, anche
molto forti.
Di mattina i costituenti discutevano - e si contrapponevano - sulle misure
concrete di governo, nel pomeriggio, insieme, componevano i tasselli della
nostra Carta costituzionale. La Costituzione italiana, che ha ispirato e
guidato il Paese per tutti questi decenni.
La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia.
Non uno Stato che sovrasta i cittadini ma uno Stato che riconosce i diritti
inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie della comunità.
La democrazia italiana che muove i suoi primi passi nel dopoguerra è
giovane, dinamica, mette radici, dialoga nel mondo.
Le immagini della firma dei Trattati di Roma, nel 1957, consegnano un
successo e un altro momento decisivo, con l’Italia in prima linea nella
costruzione della nuova Europa.
Proprio l’Europa e le relazioni transatlantiche, con il piano Marshall, sono
i due pilastri della ricostruzione. L’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica
hanno coerentemente rappresentato - e costituiscono - le coordinate della
nostra azione internazionale.
Una grande stagione di riforme cambia il profilo dell’Italia. La riforma
agraria, il Piano casa, il cui ricordo richiama le difficoltà delle giovani
coppie a trovare casa oggi nelle nostre città.
Gli anni del miracolo economico ci presentano in primo piano i volti degli
operai delle fabbriche e di quelli impegnati a realizzare le grandi
infrastrutture che modernizzano il Paese.
Il lavoro come leva fondamentale dello sviluppo. Lo statuto dei lavoratori è
stato lo strumento che riconosce e sancisce diritti, dignità e libertà
sindacale. Valori che richiamano al pieno rispetto della irrinunziabile
sicurezza sul lavoro e all’equità delle retribuzioni.
Così come l’istituzione del servizio sanitario nazionale, che garantisce
universalità e gratuità delle cure, rappresentando un’altra decisiva
conquista dello stato sociale, che pone al centro la dignità della persona e
l’idea di una piena uguaglianza. Accanto ad esso il sistema previdenziale
esteso a tutti. Condizioni da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni
tempo.
Fondamentale alla crescita della identità nazionale è stato - e rimane -il
contributo della cultura, dell’arte, del cinema, della letteratura, della
musica. Il ruolo del servizio pubblico affidato alla Rai, a garanzia del
pluralismo, presupposto essenziale di un largo coinvolgimento popolare
attorno alle istituzioni della Repubblica.
Altre immagini, questa volta drammatiche. Le stragi. Il terrorismo.
Ricordiamo i volti e i nomi delle vittime. Magistrati, giornalisti, uomini
delle istituzioni, esponenti delle forze dell’ordine. E poi tanti, troppi
giovani che cadono per mano di ideologie che fanno della violenza il loro
unico strumento. Verrà definita la notte della Repubblica.
Ma l’Italia prevale. Le istituzioni si dimostrano più forti del terrore. E
lo sono grazie all’unità delle forze politiche e sociali, capaci di
difendere i principi fondativi della Repubblica.
Anche lo sport ha un posto di grande rilievo nel nostro album. Storie e
atleti indimenticabili. I protagonisti delle Olimpiadi di Roma del ‘60,
nelle quali l’Italia, per prima, introduce la partecipazione paralimpica. Lo
sport, dunque, ha contribuito alla crescita del Paese, a regalarci momenti
di gioia, di orgoglio, di appartenenza. Così come accade sempre ascoltando
risuonare l’inno italiano in una premiazione. Tutto questo si rinnoverà
ancora una volta con i giochi di Milano - Cortina.
La diffusione dello sport, oltre al messaggio di pace, amicizia, inclusione
che esprime, è un potente antidoto alla violenza giovanile e alle droghe.
Il film della memoria scorre. Due volti che non possiamo dimenticare: quelli
di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli della legalità e della lunga
lotta contro la mafia. Protagonisti anche dopo il loro assassinio: il loro
esempio continua a ispirare - non soltanto in Italia - le nuove generazioni
e tutti coloro che non si rassegnano alla prepotenza della criminalità.
Anni di tensioni, di grandi mutamenti che ci hanno accompagnato nel
passaggio al nuovo secolo. Al nuovo millennio. I cambiamenti sono profondi:
dal linguaggio, agli stili di vita, alla moneta.
Questi ottanta anni sono come un grande mosaico, il cui significato compiuto
riusciamo a cogliere soltanto allontanandoci dalle singole tessere che lo
compongono.
Non vanno ignorate, ovviamente, lacune e contraddizioni ma eravamo una
società con un basso livello di istruzione, con alti tassi di emigrazione.
Siamo diventati uno dei Paesi più forti nella manifattura e
nell’esportazione, capace di esaltare il genio della creatività in
tantissimi settori. Siamo apprezzati in tutto il mondo per i nostri stili di
vita, per la bellezza dei nostri territori, per i tesori artistici che
custodiamo. Per la cultura del cibo e del vino, che diventa patrimonio
internazionale.
L’Italia è un attore di grande rilievo sulla scena internazionale, anche
grazie al contributo che i nostri militari hanno dato e danno alla
costruzione della sicurezza e della pace. Anche qui un cammino con alti
prezzi, a partire dal sacrificio dei nostri aviatori in missione umanitaria
a Kindu, in Congo, nel 1961.
L’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo. Possiamo e
dobbiamo esserne orgogliosi.
Possiamo perché questa storia è frutto del sacrificio, dell’impegno, della
partecipazione di tante generazioni di italiane e italiani. Ognuno ha messo
la sua tessera in quel mosaico. In ogni casa, in ogni famiglia c’è una
storia da raccontare.
Spesso diciamo che i principi e i valori che le madri e i padri costituenti
ottanta anni fa incisero nella Costituzione vanno vissuti, testimoniati ogni
giorno: è questo che li ha fatti diventare realtà nelle scelte quotidiane di
ognuno di noi.
La nostra vera forza, la coesione sociale nella libertà e democrazia, ci ha
consentito di fare dell’Italia il grande Paese che è oggi. Le legittime
dialettiche tra le varie posizioni hanno contribuito a concrete
realizzazioni che hanno cambiato in meglio la vita delle persone. Diritti e
doveri sono diventati progressivamente fatti e non sono rimasti astratte
affermazioni.
Riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per poter
guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune. La
consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con
serenità le sfide e le insidie del nostro tempo.
Vecchie e nuove povertà - che ci sono e vanno contrastate con urgenza -
diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo
come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali: crepe che rischiano di
compromettere proprio quella coesione sociale che consideriamo un bene
prezioso di cui disponiamo.
Un bene che, tuttavia, non è mai acquisito definitivamente. Un bene per cui
siamo chiamati a impegnarci, ognuno secondo il suo livello di
responsabilità, senza che nessuno possa sentirsi esentato. Perché la
Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi.
Abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi, accresciuti dall’incertezza del
contesto internazionale che attraversiamo. Entriamo, inoltre, oggi, in un
tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente, dall’economia,
all’ambiente, al clima, alle rivoluzioni tecnologiche che investono le
nostre vite, ai rischi delle pandemie, alle reti del terrorismo
integralista.
Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia.
Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarmente, ai più
giovani.
Qualcuno - che vi giudica senza conoscervi davvero - vi descrive come
diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi.
Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro.
Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì
l’Italia moderna.
Auguri!
Buon 2026!".
Il Presidente della Repubblica
On. Sergio Mattarella