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Febbraio 2019

 

18/02/2019

Chiesa. Avvisi ed appuntamenti della settimana.

 

Chiese di Grotte

Pubblichiamo gli avvisi diffusi al termine delle sante Messe domenicali e gli appuntamenti ecclesiali più rilevanti.
Per agevolarne la consultazione, gli avvisi settimanali sono pubblicati anche nella pagina Chiesa.

Lunedi 18
febbraio
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 09.30, a san Rocco, santa Messa (Quarantore);
- ore 16.00, a san Rocco, Ora santa (Quarantore);
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa.

Martedi 19 febbraio
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 09.30, a san Rocco, santa Messa (Quarantore);
- ore 16.00, a san Rocco, Ora santa (Quarantore);
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa.

Mercoledi 20
febbraio
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 09.30, nella chiesa del Purgatorio, santa Messa (Quarantore);
- ore 16.00, nella chiesa del Purgatorio, Ora santa (Quarantore);
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa;
- ore 18.15, in chiesa Madre, Incontro di Spiritualità con don Marcel su "La risposta alla chiamata di Dio".

Giovedi 21
febbraio
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 09.30, nella chiesa del Purgatorio, santa Messa (Quarantore);
- ore 16.00, nella chiesa del Purgatorio, Ora santa (Quarantore);
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa.

Venerdi 22
febbraio
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 09.30, nella chiesa del Purgatorio, santa Messa (Quarantore);
- ore 16.00, nella chiesa del Purgatorio, Ora santa (Quarantore);
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa.

Sabato 23
febbraio
- ore 09.30, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa (Quarantore);
- ore 16.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, Ora santa (Quarantore);
- ore 18.30, santa Messa prefestiva.

Domenica 24
febbraio
- ore 08.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 10.00, nella chiesa san Rocco, santa Messa;
- ore 11.00, in chiesa Madre, santa Messa;
- ore 11.30, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 16.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, Ora santa (Quarantore);
- ore 17.30, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa (con il cammino di fede per i fidanzati);
- ore 18.45, in chiesa Madre, santa Messa.

AVVISI

Da mercoledi 13 febbraio sono iniziate le sante Quarantore (santa Messa alle ore 09.30, Ora santa alle 16.00 ); per informazioni rivolgersi in parrocchia.

Orari delle Sante Messe in vigore dal 28/10/2018:

   Feriali:
   ore 08.45, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 17.30, chiesa Madre

   Prefestivi:
   ore 18.30, chiesa Madre
   ore 20.15, chiesa San Francesco (animata dalle comunità neocatecumenali)

   Festivi:
   ore 08.00, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 10.00, chiesa San Rocco
   ore 11.00, chiesa Madre
   ore 11.30, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 17.30, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 18.45, chiesa Madre
 

 

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18/02/2019

Servizi. Ancora mastelli per carta e cartone da ritirare; informazioni per il corretto utilizzo

 

Mastello per carta e cartone
Mastello

Risultano esserci ancora utenti che, pur avendo diritto a ricevere, in distribuzione gratuita, i mastelli da 50 litri in plastica rigida per la raccolta differenziata di carta e cartone, non hanno provveduto a ritirarli.
Ne hanno diritto tutti coloro che sono obbligati al pagamento della TARI e quindi sono intestatari dei relativi bollettini (compresi i residenti nelle zone periferiche del paese non servite dalla raccolta porta a porta, ed i residenti all'estero - sino a disponibilità scorte -).
Il ritiro può essere effettuato, presso l'ex isola ecologica di Via Ingrao, dal lunedi al venerdi dalle ore 11.30 alle 12.45. Gli utenti impossibilitati possono incaricare un delegato per il ritiro oppure richiedere la consegna a domicilio contattando l’Ufficio Ambiente al numero 0922.947521.
Gli uffici comunali, sul corretto utilizzo dei mastelli, comunicano che:
- i mastelli distribuiti vanno utilizzati esclusivamente per il conferimento di carta e cartone;
- i mastelli non vanno utilizzati per altro materiale (organico, vetro, plastica...);
- i mastelli vanno utilizzati solo il lunedi, giorno della raccolta di carta e cartone;
- la carta ed il cartone vanno inseriti direttamente nei mastelli (senza utilizzo di sacchetti di plastica che costituiscono materiale non idoneo ad una corretta raccolta differenziata); ogni indicazione diversa - fornita da chiunque - è da ritenersi scorretta e sanzionabile perché la presenza di plastica tra il quantitativo di carta e cartone fa abbassare la qualità del materiale conferito presso il centro di raccolta (la presenza di "sovvalli" costituisce un aggravio di costi, inoltre il Comieco - che ha finanziato l'acquisto dei mastelli - qualora dovessimo raggiungere un obiettivo minore di quello prestabilito, effettuerà una riduzione proporzionale del finanziamento erogato);
- sull'uso dei mastelli verranno effettuati dei controlli a campione (a cura per personale tecnico e del Corpo di Polizia Municipale di Grotte) e qualora se ne dovesse riscontrare un uso improprio saranno adottati i provvedimenti amministrativi previsti.
  
Redazione
18 febbraio 2019
© Riproduzione riservata.
  

 

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18/02/2019

Sport. Corso di minitennis della Polisportiva "Athena"; aperte le iscrizioni

 

Corso di minitennis
Locandina

La Polisportiva “Athena” di Grotte organizza un corso totalmente gratuito di minitennis.
L’iniziativa è rivolta a bambini e ragazzi dai 5 agli 11 anni.
I corsi inizieranno mercoledi 20 febbraio, presso il campetto di tennis comunale, e si svolgeranno presumibilmente nei giorni di mercoledi e sabato dei mesi di febbraio e marzo 2019.
I giovani aspiranti tennisti non dovranno acquistare l'attrezzatura, servirà solo presentarsi con idoneo abbigliamento sportivo.
Per ulteriori informazioni ed iscrizioni è possibile contattare Antonio Villardita al numero 380.4747908
.
  
Redazione
18 febbraio 2019
© Riproduzione riservata.
  

  

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17/02/2019

Lingua. "Origini del vernacolo siciliano e della lingua italiana" (11); di Rodolfo Costanza

 

Origini del vernacolo siciliano e della lingua italiana
Brano di
Jacopo da Lentini



Prof. Rodolfo Costanza
Prof. Rodolfo Costanza


Origini del vernacolo siciliano
e
della lingua italiana
  
(Puntata n° 11)

11. Il Cinquecento: Bembo e la stabilizzazione della lingua

11.1 Il volgare italiano e il latino nel Rinascimento

    
Nel Cinquecento si ebbero le prime grammatiche e i primi vocabolari, nei quali si riflettono le proposte teoriche di riforma del Volgare, in particolare quella di Bembo. Già nel terzo libro delle Prose vi è una vera e propria grammatica, seppure esposta in forma dialogica. Bembo era stato preceduto da Fortunio nel 1516, che ad Ancona pubblicò le prime Regole grammaticali della volgar lingua. Queste grammatiche non si proponevano ambiziosi obiettivi teorici, ma avevano in letteratura uno scopo eminentemente pratico. Ciò fu indotto dal fatto che era diventata preminente la questione della lingua. Il dibattito vide entrare nello scontro numerosi letterati.
     Il latino nel Rinascimento era ormai usato nell’out cultura e quindi le difficoltà subite dal volgare a causa dell’emergere nuovamente del latino durante l’umanesimo erano già state superate. Le persone colte ormai avevano acquisito affidamento e familiarità nel volgare derivante dai nuovi ordinamenti grammaticali e dalla messa in circolazione di qualche dizionario.
     Già dall’inizio del Cinquecento, il volgare aveva conseguito completa maturazione, ottenendo nello stesso tempo concorde accettazione e riconoscimento dalla maggioranza degli intellettuali di allora.
     Tutto questo fermento costrinse alcuni letterati a schierarsi affinché si usasse una lingua comune per tutta l’Italia ormai in balia delle potenze straniere poiché sembrava essere l’unico punto di riferimento per un’identità nazionale. Ciò indusse alcuni a una riflessione teorica necessaria per dare una definitiva sistemazione al volgare per mezzo di grammatiche e lessici.
     Alcuni storici della letteratura italiana avrebbero visto, dal Cinque al Settecento, proprio una fase di forte rivalità con il latino al quale venne man mano sottratto spazio da parte del volgare. Tuttavia la lingua di Cicerone mantenne un posto autorevole in molti ambiti dell’istituzioni pubbliche, dell’università, della giustizia e delle scienze, mentre il volgare trova sempre più ambiti di applicazione in molti settori delle attività private.
     Nell’editoria si pubblicano solo in latino, libri riguardanti la filosofia, la medicina, la matematica, giurisprudenza e quelli della Chiesa. Quanto ai libri inerenti l’ambito poetico-letterario il volgare non ha rivali e si afferma anche nella storiografia con Machiavelli e Guicciardini per merito degli stampatori di Venezia e Firenze. Verso la fine del Rinascimento s’intravede il conclusivo declino di una  lingua volgare comune (koinè) auspicata dai regionalisti.
     Nel fiorire di grammatiche, pubblicate soprattutto dall’editoria veneta, si segnala l’assenza di opere prodotte dall’editoria di Firenze che esprimeva il malumore toscano per l’ingerenza di grammatici e teorici forestieri, in quella che veniva pur sempre reputata una lingua prima di tutto patrimonio locale, e non proprietà comune. Tutto ciò non seppe tradursi in un’adeguata risposta sul piano normativo.
     Cosimo de’ Medici aveva chiesto all’Accademia fiorentina di stabilire le regole della lingua in maniera ufficiale e per contro l’Accademia stessa non arrivò a un accordo. I vocabolari del Cinquecento contenevano un numero relativamente limitato di parole, ricavate da spogli condotti sugli scritti di Dante, Petrarca e Boccaccio in primo luogo. Il più noto vocabolario della prima metà del Cinquecento, strutturato in forma di dizionario, è  la  Fabbrica  del mondo (1548) di Francesco Alunno di Ferrara.
     La personalità di maggior spicco che si schierò a favore del volgare toscano, derivante dal Petrarca e dal Boccaccio, come lingua comune per l’Italia, fu il filologo veneziano Pietro Bembo
.

11.2 Pietro Bembo e la questione della lingua

    
Nel Cinquecento Pietro Bembo stese i tratti del primo italiano standard adottando un atteggiamento conservatore. Egli preferì non ispirarsi al fiorentino rinascimentale della sua epoca, ma a quello di due secoli prima (di Petrarca e Boccaccio). In questo modo venne sancito, anche per il volgare, il principio dell’imitazione dei modelli scritti dal Petrarca e dal Boccaccio. Il Bembo escludeva Dante, ritenuto nella sua mirabile ricchezza di stile, troppo realistico, irruento e poco limpido.
     Bembo mise in atto un atteggiamento ben più intransigente degli stessi intellettuali fiorentini, ma che prevalse non solo per il prestigio del personaggio ma per la sua influenza intellettuale sull’attività del grande editore, Aldo Manuzio, veneziano al pari del Bembo. Non solo, ma modellò stilisticamente la prosa non su modelli italiani, ma direttamente sullo stile Ciceroniano. Bembo riteneva che se una lingua fosse perfetta non aveva bisogno di cambiare col tempo, e tale doveva essere l’italiano volgare se intendeva, essere degno di quel nome.
     Questo tipo di atteggiamento conservatore e puristico della lingua italiana da parte di Bembo fu assunto per tutto il Seicento dall’accademia della Crusca di Salviati nel formulare i due vocabolari del 1612 e del 1623. Nonostante la loro fortuna letteraria, essi provocarono la resistenza all’introduzione di termini non letterari e finì per creare ostacoli a chi utilizzava e apprendeva l’italiano per scopi tecnico-scientifici.
     Alla corrente arcaicizzante del Bembo, si ribellano quelli della corrente eclettica, ispirata alla coinè delle corti (A. Colocci, G.G. Trissino, ecc) e quella dei sostenitori del fiorentino parlato (Machiavelli, Giovambattista Celli, Pier Francesco Giambullari, ecc.).
     Il purismo della letteratura italiana di Bembo provocò, inoltre, controversie e polemiche che, dopo avere infuocato il Seicento e il Settecento, si ripercossero sulla cultura letteraria del Risorgimento e si sarebbero trascinate fino ai giorni nostri.
     Nonostante la rigidità della teoria di Bembo, essa offriva la soluzione più sensata per il bisogno di unità della cultura italiana inerente il volgare. Egli, infatti, determinò un punto di riferimento per tutti gli scrittori rifacendosi alla letteratura del Petrarca e del Boccaccio considerandola loro lirica il livello più alto della lingua italiana. Così s’impediva una dispersione municipalistica e regionale della lingua italiana letteraria.
     Nel 1501 Bembo, nelle innovazioni sulla forma linguistica del volgare, introdotta nella nuova edizione delle opere in volgare del Petrarca, di fatto riconfermava le tradizionali grafie ereditate dal latino comune in uso in tutto il Quattrocento. Grafie poi riproposte nelle sue teorie e sulla grammatica illustrate nelle Prose della Volgar lingua. Vi compariva inoltre il segno dell’apostrofo, ispirato alla grafia greca. Tra le correzioni si ricordano la sostituzione dell’articolo maschile el con il, le desinenze del presente indicativo prima persona plurale regolarizzate in iamo e la prima persona singolare dell’imperfetto in a alla maniera dei trecentisti.
     Il tipografo Manuzio, nella premessa a questa edizione del opere in volgare del Petrarca, difendeva il testo dalle rimostranze di coloro che vi avrebbero eventualmente potuto riconoscere un allontanamento dalle tradizionali grafie latineggianti, eredità della coinè quattro-cinquecentesca. Tale allontanamento dalla consuetudine era visibile fin da titolo del libro, che era Le cose volgari di Messer Francesco Petrarca, e non Le cose vulgari.
    
Nel Cinquecento le discussioni dottrinali e concettuali sul volgare ebbero una grande rilevanza, anche perché il risultato di queste dispute furono il rafforzamento metodologico delle regole per l’adozione stabile del volgare italiano nelle opere letterarie. La sostanza di queste dispute furono le innovazioni normative grammaticali previste nelle Prose della volgar lingua, pubblicate a Venezia nel 1525 i cui dialoghi sono idealmente collocati nell’anno 1502 ad essi prendono parte quattro personaggi, ognuno dei quali é portavoce di una tesi diversa.
     Le innovazioni introdotte da Bembo erano anche di maggiore portata: sulla forma linguistica del testo del Petrarca si sarebbero fondate in seguito le teorie esposte nelle Prose della volgar lingua. In nessun altro secolo il dibattito teorico sulla lingua ebbe tanta importanza come nel Cinquecento, anche perché l’esito di queste discussioni fu la stabilizzazione normativa dell’italiano.
     Nell’opera del Bembo ripartita in tre libri, ha al suo interno una vera e propria anche se poco ordinata grammatica del volgare; inoltre il testo contiene anche un ricco esame storico-linguistico secondo cui l’italiano ebbe origini dalla corruzione del latino per opera dei barbari invasori. La redenzione del volgare corrotto dalle sue barbare origini era stata ammissibile grazie alla letteratura degli scrittori del Trecento.
     L’italiano era andato progressivamente migliorando, osservava Bembo, mentre un’altra lingua moderna, il provenzale, che pure aveva preceduto l’italiano nel successo letterario, era andata lentamente perdendo terreno. Il discorso si spostava dunque sulla letteratura, le cui sorti erano giudicate inscindibili da quelle della lingua.
     Quando Bembo parla di lingua volgare, intende senz’altro il toscano: ma non il toscano che si parlava in quel momento a Firenze bensì il toscano letterario trecentesco dei grandi autori, Petrarca e Boccaccio.
     Questo è un punto fondamentale della tesi bembiana: egli non nega che i toscani siano avvantaggiati sugli altri italiani nella conversazione; ma questo non è oggetto del trattato, che non si occupa del comune parlato, ma della nobile lingua della letteratura. Il punto di vista delle Prose è squisitamente umanistico e si fonda sul primato della letteratura. La lingua non si acquisisce dunque dal popolo, secondo Bembo, ma dalla frequentazione di modelli scritti dai grandi trecentisti.
     La teoria di Bembo voleva coniugare la modernità della scelta del volgare con un totale distacco dall’effimero, secondo un’ideale rigorosamente classico, la cui natura è squisitamente letteraria. Requisito necessario per la nobilitazione del volgare era dunque un totale rifiuto della lingua del popolo. Ecco perché Bembo non accettava integralmente il modello della Commedia di Dante, di cui non apprezzava le discese verso lo stile basso e realistico.
     Da questo punto di vista, il modello del Canzoniere di Petrarca non presentava difetti, per la sua forte selezione linguistico-lessicale. Qualche problema invece poteva venire per il Decameron, in cui emergeva più vivace il parlato.
     È vero che Bembo era convinto che la storia linguistica italiana avesse raggiunto una vetta qualitativa insuperata nel Trecento, con le Tre Corone. È altrettanto vero però che egli non escludeva che il volgare, così giovane in confronto al latino, potesse ancora raggiungere risultati eccezionali, proprio attraverso le nuove regole presentate nelle Prose.
     La soluzione di Bembo fu quella che si affermò. Essa formalizzava in maniera rigorosa e teoricamente fondata quanto era avvenuto nella prassi: il volgare si era diffuso in tutta Italia come lingua della letteratura attraverso una, più o meno, cosciente imitazione dei grandi trecentisti. Ora la grammatica di Bembo permetteva di portare a compimento quel processo spontaneo, depurando il volgare stesso dagli elementi eterogenei della coinè primo-cinquecentesca.
     La grammatica di Bembo influenzò l’esito di un grande capolavoro, l’Orlando furioso, che Ariosto corresse la terza e definitiva edizione seguendo proprio le indicazioni delle Prose.
     Di seguito riportiamo le prime  due strofe del capolavoro dell’Ariosto.

L’Orlando furioso

[1]
  Le donne i cavallier’: l’arme gli amori
       Le cortesie: l’audaci imprese io canto
       Che furo al tempo che passaro i Mori
       D’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto
       Seguendo l’ire, e i giovenil furori
       D’Agramante lor Re, che si die vanto
       Di vendicar la morte di Troiano
       Sopra re Carlo imperator romano.

[2]  Diro d’Orlando in un medesmo tratto
       Cosa non detta in prosa mai ne in rima
       Che per amor venne in furore e matto
       D’huom che si saggio era stimato pria
       Se da colei che tal quasi m’ha fatto
       Che ’l poco ingegno adhor adhor mi lima
       Me ne ſara pehro tanto concesso
       Che mi basti a finir quanto ho promesso

    
La proposta di Bembo fu quella che alla fine si affermò. Essa aveva formulato in modo preciso le regole della lingua e prendeva atto di quanto era accaduto nella realtà. Cioè, la lingua italiana si stava affermando estesamente in tutta la penisola come lingua della letteratura attraverso una consapevole imitazione dei grandi poeti e letterati del Trecento. Ora la grammatica di Bembo permetteva sicuramente di arrivare a questo obiettivo, ripulendo il volgare stesso di quelle parti estranei alla lingua italiana ormai patrimonio comune in quasi tutta la penisola.

11.3 Altre teorie

    
Secondo il Calmeta, il volgare migliore è quello usato nelle corti italiane, e specialmente nella corte di Roma. Egli fa riferimento alla fondamentale fiorentinità della lingua, la quale si doveva apprendere sui testi di Dante e Petrarca e doveva essere poi affinata attraverso l’uso della corte di Roma.
     Per Mario Equicola, la lingua migliore era quella in grado di accogliere vocaboli di tutte le regioni d’Italia, mai plebea, ma con una coloritura latineggiante il cui modello stava nella lingua della corte di Roma, da cui doveva nascere una lingua “comune”.
     Bembo era del parere che il volgare che si parlava nelle corti italiane era un vernacolo arduo da determinare e precisare in modo corretto e chiaro difficile da riportare a conformità. In realtà, proprio questi inconvenienti hanno fatto sì che la “dottrina” del Calmeta e di Equicola non riuscisse a imporsi nella disputa tra letterati del Cinquecento. L’idea trecentesca di Bembo invece offriva notevoli benefici consistenti in precisi paradigmi letterari.
     La teoria del Trissino invece negava che la lingua letteraria fosse il fiorentino. Dante, infatti, aveva condannato questo vernacolo, contestandone ogni pretesa di primato letterario. Nello stesso periodo il Trissino pubblicò il Castellano, un dialogo in cui sosteneva che la lingua poetica di Petrarca era composta di vocaboli provenienti da ogni parte d’Italia, e non era quindi definibile come fiorentina, bensì come italiana.
     Alcuni letterati fiorentini rivendicavano la supremazia della loro città contro l’aspirazione accampata dai settentrionali e da coloro che sostenevano la lingua parlata nelle corti. Tuttavia i letterati fiorentini, negli anni cinquanta del Cinquecento, non seppero opporsi efficacemente alla teoria di Bembo che proponeva il volgare dei poeti del Trecento che loro cercavano di contrastare con poca convinzione.
     La più interessante tra le reazioni fiorentine di fronte alle idee di Trissino è il Discorso o Dialogo intorno alla nostra lingua attribuito a Machiavelli. Dante dialoga con Machiavelli, facendo ammenda degli errori commessi nel De vulgari eloquentia, ed è costretto ad ammettere di aver scritto in fiorentino, non in lingua curiale (cioè in una lingua comune o cortigiana).
     Nella disputa scese in campo lo studioso senese, Claudio Tolomei, il quale chiedeva (nel Polito e nel Cesano) che il volgare vivo e d’uso fosse adottato secondo un modello toscano e non più fiorentino.
     L’intellettuale Benedetto Varchi mise in atto l’azione meritoria di introdurre le idee di Bembo a Firenze nonostante l’opposizione dell’intellighenzia della città. Per Varchi la pluralità di linguaggi non va spiegata con la maledizione babelica di Dio e non deve essere intesa come una cosa esecrabile, ma come una naturale ricchezza e tendenza alla varietà propria della natura umana.
     Varchi rendeva inutile la severità delle regole previste nelle Prose della volgar linguae stabiliva invece l’idea secondo cui esisteva un’autorità popolare da affiancare a quella dei grandi scrittori. Questi principi permisero a Firenze di esercitare di nuovo un controllo sulla lingua volgare.
     Nonostante i contrasti tra letterati, l’italiano proposto dal Bembo comincia ad affermarsi in modo definitivo con l’aiuto della stampa che favoriva una certa omogeneità linguistica. Nonostante queste dispute, tra metà del Quattrocento e la fine del Cinquecento, la nostra lingua è arricchita da numerosi vocaboli di varia origine come: profumo, pomata, bilancio, sentinella, casamatta, bastione, terrapieno, maccheroni, mortadella, bussola, calamita, pilota, madrigale, fuga, cateto, canoro, assioma, obeso, peripezia, catastrofe, protestante, luterano, calvinista, gesuita, seminario, canoro, dialetto, ghetto, galleria, finanze, fanfarone, vigliacco, puntiglio, flemma, ruinare, divano sofà, azienda, quintale, sorbetto, caffè, caimano, condor, patata, pomodoro, cacao, tabacco, uragano e tanti altri vocaboli.
     Questa ricchezza lessicale, di fatto, contrastava fortemente con la purezza linguistica voluta dal Bembo e andava a vantaggio di chi sosteneva di arricchire il dizionario del volgare con vocaboli presi a prestito dai dialetti regionali e da altre lingue come lo spagnolo, l’arabo, il francese e il greco in quanto lingue più evolute della nostra
.

Rodolfo Costanza

Pubblicato dalla Testata Giornalistica
Grotte.info Quotidiano

su www.grotte.info il 17 febbraio 2019.
Per gentile concessione dell'Autore.
© Riproduzione riservata.
  

 

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16/02/2019

Comune. Elezione dei membri del Parlamento europeo da parte di cittadini UE residenti in Italia

 

Elezioni Europee 2019
Elezioni Europee

Elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia da parte dei cittadini dell’Unione Europea residenti in Italia.
In occasione della prossima elezione del Parlamento europeo, fissata tra il 23 e il 26 maggio 2019, anche i cittadini degli altri Paesi dell’Unione Europea potranno votare in Italia per i membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia, inoltrando apposita domanda al sindaco del comune di residenza.
La domanda, il cui modello è disponibile sia presso il Comune che
sul sito internet del Ministero dell’Interno dovrà essere presentata agli uffici comunali o spedita mediante raccomandata entro il 25 febbraio 2019.
Nel primo caso, la sottoscrizione della domanda, in presenza del dipendente addetto, non sarà soggetta ad autenticazione; in caso di recapito a mezzo posta, invece, la domanda dovrà essere corredata da copia fotostatica non autenticata di un documento di identità del sottoscrittore (art. 38, comma 3, del DPR 28/12/2000, n. 445).
Nella domanda - oltre all’indicazione del cognome, nome, luogo e data di nascita - dovranno essere espressamente dichiarati:
- la volontà di esercitare esclusivamente in Italia il diritto di voto;
- la cittadinanza;
- l’indirizzo nel Comune di residenza e nello Stato di origine;
- il possesso della capacità elettorale nello Stato di origine;
- l’assenza di un provvedimento giudiziario a carico, che comporti per lo Stato di origine la perdita dell’elettorato attivo.
Gli Uffici comunali comunicheranno tempestivamente l’esito della domanda; in caso di accoglimento, gli interessati riceveranno la tessera elettorale con l’indicazione del seggio ove potranno recarsi a votare
.
Ai cittadini appartenenti ad altri Paesi della Comunità Europea ma residenti a Grotte è stata inviata una comunicazione scritta, che pubblichiamo di seguito, contenenti le informazioni sul loro diritto di voto.
  
Redazione
16 febbraio 2019

*****

COMUNE DI GROTTE

Caro elettore / Cara elettrice,
in occasione delle prossime elezioni europee (23-26 maggio 2019), Lei, in qualità di cittadino/a dell’Unione europea qui residente, può, se vuole, esercitare in questo comune il diritto di voto per i membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia, presentando apposita domanda.

Tale domanda, di cui si allega il modello da compilare (disponibile anche sul
sito internet del Ministero dell’Interno), dovrà essere presentata personalmente o spedita mediante raccomandata entro il 25 febbraio 2019 al seguente indirizzo:
COMUNE DI GROTTE P.zza Umberto I.

L'esito positivo della richiesta comporterà l'iscrizione del Suo nominativo in un'apposita lista aggiunta; conseguentemente, Le verrà consegnata una tessera elettorale personale, che Le consentirà di votare presso il seggio indicato nella tessera stessa.

Con l'iscrizione nella suddetta lista aggiunta, Lei potrà esercitare il voto esclusivamente per i membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia e non anche per i membri del Parlamento europeo spettanti al Suo Paese di origine: vi è, infatti, il divieto del doppio voto.

Gli uffici comunali sono, in ogni caso, a Sua disposizione per eventuali, ulteriori informazioni.

Grotte, 11/02/2019

 

   

Il Sindaco
Alfonso Provvidenza
 

 

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16/02/2019

Politica. Discorso del dott. Angelo Carlisi in occasione della manifestazione contro la violenza sulle donne

 

Dott. Angelo Carlisi, Presidente del Consiglio comunale di Grotte
Angelo Carlisi

Pubblichiamo, di seguito, il discorso pronunciato dal dott. Angelo Carlisi, Presidente del Consiglio comunale di Grotte, lo scorso giovedi 14 febbraio in occasione dell'inaugurazione della "Panchina Rossa", manifestazione organizzata da Angelo Palermo (nell'ambito delle iniziative "Donna con te", con la collaborazione del Centro Antiviolenza e Antistalking "Telefono Aiuto" di Agrigento) contro la violenza sulle donne e la violenza di genere.

*****

"Ad inizio di questo mio intervento voglio ringraziare, da amico e da Presidente del Consiglio comunale, Angelo Palermo il quale da diversi anni con grande senso civico ha preso a cuore la problematica inerente la violenza di genere perpetrata nei confronti delle donne, organizzando a tal fine, in collaborazione con il centro antiviolenza ed antistalking "Telefono Aiuto" di Agrigento, diverse iniziative di sensibilizzazione in tutta la nostra provincia.
Grazie Angelo per quanto fai.
Sono anche orgoglioso di poter ospitare all'interno di quest'Aula Consiliare, sede della più importante istituzione di rappresentanza cittadina, questa iniziativa in quanto momento a forte valenza pedagogica e culturale.
Per comprendere la gravità e l'impatto della violenza di genere, è fondamentale partire da alcuni dati Istat dello scorso novembre 2018 i quali certificano che in Italia, con riferimento all'anno 2017, sono state 49.152 le donne vittima di atti di molestie e di violenza che si sono rivolte ad un centro antiviolenza: tali dati statistici ci portano a concludere che nel nostro Paese il fenomeno inerente la violenza sulle donne è ancora tragicamente alto.
Purtroppo anche in Italia, nazione evoluta e all’avanguardia, anche dal punto di vista legislativo, continuano a verificarsi fatti di cronaca raccapriccianti di violenza e discriminazione, da quelle considerate meno gravi, fino allo stupro e alle aggressioni mortali che hanno come vittime le donne.
Ci sono donne che subiscono quotidianamente maltrattamenti, violenze fisiche e psicologiche, minacce e molestie sul posto di lavoro, donne che trovandosi in condizioni di dipendenza economica, non riescono ad allontanarsi da un contesto relazionale di rischio, donne che, trovata la forza di uscire da situazioni di questo tipo, non incontrano il sostegno sociale e istituzionale necessario per ricostruire la propria vita.
Il progresso di una società si manifesta con il rispetto per la dignità umana: è da ciò che si misura il grado di avanzamento materiale e spirituale di una società.
Proprio il fatto che nella nostra società, che non è una entità astratta ma è costituita da tutti coloro i quali vivono nelle nostre città, nei nostri borghi, nelle nostri quartieri, ancora persista l’angoscioso problema della violenza contro le donne è un fatto drammatico che deve scuotere le coscienze di tutti e di ciascuno.
Così, all'avanzare sempre più rapido, in ambito sociale e culturale, della percezione della gravità dei crimini nei confronti delle donne, è corrisposto anche l'adeguamento del contesto normativo sovranazionale e di riflesso nazionale.
Come non ricordare, ad esempio, l'istituzione della "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne", istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e che si celebra ogni anno il 25 novembre; altra conquista legislativa la Legge n. 38 del 23 aprile del 2009, che ha introdotto il reato di "Atti persecutori", il cosiddetto "stalking"; un passaggio cruciale di questo nuovo percorso giuridico è stata invece la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, firmata a Istanbul nel 2011.
Con quel trattato, ratificato dal Parlamento Italiano nel 2013, la comunità sovranazionale ha riconosciuto, anche sul piano giuridico, la violenza contro le donne come una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione, sia in ambito pubblico che privato, comprendente tutti gli atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica, fondati sul genere, configurandola altresì come una violazione dello stesso principio di uguaglianza.
Se nell'ultimo decennio, anche il nostro Paese, si è contraddistinto per l'affermarsi di un interesse costante della società e delle istituzioni rispetto alla violenza di genere, contrastare il fenomeno a partire dalle sue radici non si è rivelato e non si sta rivelando un processo facile: si può benissimo comprendere infatti come la violenza perpetrata contro la donna è un fenomeno ampio, multiforme e difficilmente misurabile, in quanto molteplici sono i soggetti coinvolti, dalle vittime agli autori  per arrivare talvolta anche ai minori che, negli atti violenti commessi entro le mura domestiche, non di rado sono costretti ad assistervi.
Non è più accettabile che a monte di queste tragedie vi sia una sottovalutazione del rischio o un deficit di conoscenza dei centri a cui rivolgersi da parte della vittima o, ancora, un mancato intervento da parte delle strutture o delle istituzioni competenti.
Fondamentale appare quindi anche la sinergia tra istituzioni pubbliche e soggetti del Terzo settore attivi nella protezione della vittima e nel recupero degli autori di reato: penso ai centri antiviolenza, alle comunità di recupero per donne vittima di violenza, ai centri di ascolto gestiti dalla Caritas, alle associazioni di volontariato e di settore.
A conferma del ruolo significativo svolto dalle Associazioni di Volontariato, dal Terzo settore e dal No profit vorrei richiamare l'intervento del nostro presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell'ultimo discorso di fine anno alla Nazione: "Il nostro è un paese ricco di solidarietà. Spesso la società civile è arrivata con più efficacia e con più calore umano, in luoghi remoti non raggiunti dalle pubbliche istituzioni".
Il percorso intrapreso per la tutela reale ed efficace delle donne e di ogni vittima di violenza domestica è dunque articolato e complesso.
La sua ulteriore e necessaria implementazione richiede la forza e l'energia di un vero e proprio cambiamento culturale.
Il cambiamento culturale deve però essere favorito, accompagnato e sostenuto.
In tale contesto è fondamentale l’aspetto educativo da portare avanti nell’intera società coinvolgendo le famiglie e le cosiddette agenzie educative: qui si colloca il ruolo cruciale del sistema scolastico soprattutto come istituzione chiamata a promuovere lo sviluppo nei ragazzi e nelle  ragazze di competenze relazionali fondate sul rispetto delle differenze, sulla cultura della parità di genere e sulla mediazione non violenta dei conflitti.
Dopo questo momento di riflessione a breve ci sposteremo nella vicina Villetta Comunale Cimino, tutti insieme andremo ad inaugurare l'installazione di una panchina rossa dal forte valore simbolico: il colore rosso a volere significare il sangue di tutte le donne private della vita a seguito di aggressioni mortali e di efferati atti di violenza.
La potenza evocativa e il forte simbolismo di quest'opera possano costituire uno spunto di riflessione personale per tutti coloro che poseranno lo sguardo su di essa, al fine di creare uno spirito di coscienza collettivo sul fatto che "l'amore vero non ferisce".
Concludo ringraziando vivamente i promotori, per questa giornata di riflessione che saprà certamente offrire un contributo importante affinché maturi una sensibilità diffusa e profonda sul tema della violenza di genere di cui spesso le donne sono state vittima.

Grotte (AG), 14 febbraio 2019

Aula Consiliare "Prof . Antonio Lauricella
".

 

   

Angelo Carlisi
Presidente del Consiglio comunale
 

 

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16/02/2019

Iniziative. Il Complesso bandistico "Vincenzo Bellini" ha aderito alla Federazione Bande Siciliane

 

Complesso bandistico "Vincenzo Bellini"
Banda "Bellini"

Il Complesso bandistico “Vincenzo Bellini” di Grotte ha aderito alla Fe.Ba.Si. (Federazione Bande Siciliane), una federazione di formazioni musicali che operano nelle bande e nei gruppi strumentali della Sicilia. Nell'arco degli anni la Fe.Ba.Si. ha svolto numerose attività: ha organizzato corsi di direzione per maestri di banda e orchestre di fiati, raduni bandistici, ha stipulato convenzioni con diversi enti (hotel, case editrici, ditte musicali, S.I.A.E., compagnie di assicurazioni ed aziende), ha promosso corsi di informatica, corsi per strumentisti, corsi annuali di Strumentazione per Banda e di Propedeutica Musicale. Ma tra le attività più importanti va ricordato il C.E.M. (Corso Estivo Musicale) giunto alla ottava edizione.
Quest'ultima iniziativa, rivolta a tutti i giovani musicisti al di sotto dei diciotto anni, ha consentito di realizzare un'orchestra di fiati, denominata ‘Junior Band Fe.Ba.Si.’ - dichiara il presidente della Banda ‘Bellini’ Calogero Todaro -, con la quale abbiamo avuto il piacere di partecipare a diversi raduni bandistici regionali e rappresentare la Sicilia al Festival Interna­zionale di Alatri (FR). 
Un vantaggio per i numerosi componenti del Complesso Bandistico, in quanto sono già tutti tesserati e assicurati. Ricordo - conclude Todaro - che le iscrizioni per i nuovi allievi sono sempre aperte e che le lezioni sono gratuite.
  
Redazione
16 febbraio 2019
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15/02/2019

Politica. Lillo Picone eletto nuovo Segretario del Circolo del Partito Democratico di Grotte

 

Lillo Picone
Lillo Picone

L'Assemblea del Circolo del Partito Democratico di Grotte, riunitasi lo scorso lunedi 11 febbraio, dopo un'approfondita discussione ha proposto ed eletto il nuovo Segretario del Circolo. Al Segretario uscente Vincenzo (Enzo) Agnello - che riveste attualmente la carica di Assessore al Comune di Grotte - è subentrato, eletto all'unanimità, Calogero (Lillo) Picone.
Titolare dell'Agenzia UnipolSai Assicurazioni di Grotte, Lillo Picone ha alle spalle una solida formazione culturale e politica. Agli studi giuridici ha affiancato approfondimenti in campo economico e sociale. La passione giovanile per la difesa dei diritti umani e dell'ambiente, sempre coltivata, non ha mai ostacolato il suo amore per la letteratura e la saggistica. Ama leggere i grandi classici e gli autori moderni e contemporanei, ma anche saggi economici, storici e filosofici.
Attento e critico osservatore delle realtà socio-politiche, Lillo Picone è antitesi della figura di "yes-man" partitico.
Nei prossimi giorni vi saranno altri incontri nei quali verrà definito l'assetto della Segreteria e del Coordinamento del Circolo PD di Grotte.
  
Carmelo Arnone
15 febbraio 2019
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15/02/2019

Politica. L'on. Rosalba Cimino ad Agrigento per la presentazione del Reddito di Cittadinanza

 

On. Rosalba Cimino
On. Rosalba Cimino

Domani, sabato 16 febbraio, a partire dalle ore 16.30, l'on. Rosalba Cimino (deputata alla Camera per il Movimento 5 Stelle e componente della XIII Commissione Agricoltura) sarà ad Agrigento presso lo Spazio Temenos (Via Pirandello 1) per presentare due recenti provvedimenti del Governo: il Reddito di Cittadinanza e Quota 100.
Insieme alla Deputata grottese interverranno i parlamentari del Movimento 5 Stelle di Agrigento: Michele Sodano, Filippo Perconti e Rino Marinello.
  
Redazione
15 febbraio 2019
© Riproduzione riservata.
  

  

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15/02/2019

Cronaca. Il M5S ha presentato denuncia contro ignoti per presunto uso di erbicida con glifosato

 

Uso di diserbante
Vedi le foto

"Al fine di scongiurare trattamenti con erbicida in violazione della legge, abbiamo sporto denuncia contro ignoti, per presunto utilizzo di erbicida a base di Glifosato, presso la Stazione dei Carabinieri di Grotte-"Tutela Ambiente e Agroalimentare", la Procura della Repubblica di Agrigento e chiesto un sopralluogo congiunto all'ASP e ARPA di Agrigento"; questo è il contenuto di una nota diffusa dal Gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle di Grotte.
La dichiarazione segue una richiesta in merito, presentata nel corso dell'ultima seduta del Consiglio comunale, all'assessore all'Ambiente Vincenzo Agnello. In quell'occasione i Consiglieri pentastellati avevano chiesto di conoscere i nomi degli operatori che hanno impiegato il "seccatutto", se tale impiego fosse consentito dalle norme vigenti,  e se i prodotti usati erano certificati "a norma".
  
Redazione
15 febbraio 2019
© Riproduzione riservata.
  

 

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15/02/2019

Volontariato. Domenica 17 febbraio, donazione di sangue presso la sede Adas di Grotte

 

ADAS (Associazione Donatori Autonoma Sangue)

Verrà effettuata domenica 17 febbraio, dalle ore 08.00 alle ore 12.00 a Grotte, presso la sede Adas di Via Francesco Ingrao n° 92-94, la raccolta di sangue che, con cadenza mensile, coinvolge i donatori grottesi. L'autoemoteca sosterà nel piazzale interno della struttura. I donatori dovranno essere a digiuno e dovranno portare il tesserino Adas, un documento di riconoscimento e le ultime analisi; ciò consentirà al personale medico, nel massimo rispetto della privacy, di valutarne lo stato di salute e consentire di effettuare la donazione con più tranquillità. Donare il sangue è un atto di generosità, gratuito e disinteressato; un gesto d'amore che gratifica chi lo compie e salva la vita a chi lo riceve.

Donazione di sangue
Grotte - Via Francesco Ingrao n° 92-94
Domenica 17 febbraio - ore 08.00/12.00
 

 

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15/02/2019

Attualità. "Suggerimenti ed idee per i nostri Amministratori"; di Calogero Agnello

 

Calogero Agnello
Calogero Agnello

Proposte e suggerimenti del prof. Calogero Agnello su "piccoli" problemi di interesse pubblico.

*****

"Suggerimenti ed idee per i nostri Amministratori.

Sono un cittadino qualunque cui stanno a cuore le sorti del Paese in cui è vissuto e vive.
Per questo mi sono fatto coraggio e mi permetto di sottoporre all’attenzione del Sindaco e dei suoi più stretti collaboratori alcuni piccoli problemi di facile soluzione e soprattutto dai costi minimi.
Il tutto per contribuire a rendere il nostro centro più accogliente e più curato.
Al primo posto voglio mettere il problema biblioteca.

1) Acquistare qualche libro per renderla più fruibile.

2) Far riparare le sedie e soprattutto i braccioli di diverse di esse (non parlo di acquisto per rendere possibile l’intervento).

3) Eliminare quello che resta di un vecchio salotto donatoci qualche tempo fa.

4) Mi fa piacere sapere che il Premio Racalmare sta riprendendo fiato. Mi duole sottolineare, però, che diversi dei testi che in qualche modo hanno ruotato, negli anni, attorno al Premio come protagonisti, non sono mai arrivati in Biblioteca. I Responsabili del Premio devono provvedere anche a questo. La nota dolente è che a tutti i promotori e partecipanti a vario titolo spesso interessa più lo spettacolo e la visibilità che non la finalità ultima del testo premiato. Una biblioteca madre di “cotanto” Premio non custodisce i suoi figli.

5)
È auspicabile (a costo zero) che il Cimitero, dopo la disorganica espansione lungo le varie direzioni e livelli, sia dotato di un sistema di indicazioni che evidenzino la zona (non parlo di una mappa computerizzata che consenta di individuare una certa tomba in un determinato posto. Può sembrare un eccesso, ma poter trovare il posto dove riposa un parente o amico dopo averlo individuato tramite computer sembra esigenza da settentrionali. Noi dobbiamo comportarci da meridionali e basta, e mi duole constatarlo spesso).

6) Il Largo Pagano andrebbe dotato di una segnaletica orizzontale: anche questo intervento non costerebbe niente.

7) Voglio dire anche la mia a proposito dell’ascensore da installare. È senz’altro un’idea nobile anche perché Piero Castronovo chiede spiegazioni sulla somma messa da parte per il suo acquisto: mi domando, però, quanti sono i possibili fruitori? Anche l’edificio della scuola elementare, per ben altre motivazioni, è stato dotato di ascensore ma mi pare che non venga usato. Ed allora l’attuale Amministrazione rifaccia una nuova proposta, ne renda partecipi quanti hanno messo, a disposizione del vecchio progetto, la somma e si proceda tutti lieti e contenti senza rischi di “intestazioni gratuite”.

Ho evidenziato alcuni piccoli problemi perché arrivino all’attenzione di chi di dovere e, poi, ad maiora… la speranza è ultima a morire, specie se si propongono soluzioni a piccoli problemi.

Distinti saluti a tutti".
    

Calogero Agnello
15 febbraio 2019
  

 

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15/02/2019

Attualità. "I miei ringraziamenti a tutti, e a Dio, regista di ogni mia attività"; di Fausto Palumbo

 

Fausto Palumbo
Fausto Palumbo

Dietro le quinte della 69^ edizione del Festival di Sanremo, tra i numerosi professionisti a supporto dell'attività degli artisti sul palco, vi è stato anche il grottese Fausto Palumbo, uno dei più validi collaboratori del salone grottese "Hair Style Creation" di Rino e Donatella Palumbo. Di seguito, i suoi ringraziamenti pubblici a quanti gli sono stati vicini in questa esperienza.

*****

"Caro Direttore,
volevo esprimere con grande piacere, e grande soddisfazione, i miei ringraziamenti a tutta la cittadinanza grottese e non solo, per il caloroso affetto dimostratomi in occasione della mia partecipazione al 69° Festival di Sanremo.
Sono state davvero, ma davvero, tante le chiamate e i messaggi che mi hanno reso orgoglioso del mio operato.
Volevo ringraziare pubblicamente…
Dio, regista di ogni mia attività, in quanto nulla è scontato per ciò che abbiamo.
La mia famiglia, fonte di sostegno e risorsa instancabile di amore.
Mio fratello Rino Palumbo per avermi trasmesso questo “mestiere”, e per il ruolo importante all'interno della sua attività.
Per ultimo - non per ordine di importanza - la mia ragazza, futura moglie, che con la sua infinita pazienza mi sopporta e mi supporta in ogni modo e in ogni istante.
Questa esperienza la dedico interamente a mio Papà: ne sarebbe stato molto fiero.
Grazie a tutti per le numerosissime dimostrazioni di vicinanza che mi avete fatto privatamente, mostrandomi il vostro affetto.
Grazie
".

 

   

Fausto Palumbo
 

 

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11/02/2019

Volontariato. Pietro Zucchetto con una delegazione AIDO in udienza privata da Papa Francesco

 

Pietro Zucchetto
Pietro Zucchetto

AIDO
Logo AIDO

Sabato 13 aprile 2019, alle ore 12.00 presso la Sala Clementina, Pietro Zucchetto, insieme ad una folta delegazione AIDO, sarà ricevuto in udienza privata da Sua Santità Papa Francesco.
La delegazione dell'Associazione Italiana per la Donazione di Organi tessuti e cellule sarà composta da circa 500 persone provenienti da tutte le Regioni d'Italia, tra cui 20 provenienti dalla Sicilia.
In particolare, in rappresentanza della provincia di Agrigento, saranno presenti:
- Pietro Zucchetto (referente del Gruppo comunale AIDO "Elisa Zucchetto" di Grotte);
- Antonio Lauricella (presidente della Sezione provinciale AIDO di Agrigento);
- Salvatore Urso (vicepresidente vicario della Sezione provinciale AIDO di Agrigento e referente del Gruppo Comunale AIDO "Nunzio Papa" di Favara);
- Vincenzo Lauricella (amministratore della Sezione provinciale AIDO di Agrigento);
- Gaspare Bancheri (presidente del Gruppo comunale AIDO "Elide Cangialosi" di Canicatti);
- Luigi Petix (presidente del Gruppo comunale AIDO di Serradifalco).
La conferma dell'udienza privata concessa dal Santo Padre è stata comunicata a tutti i Presidenti e Commissari regionali AIDO dalla Presidente nazionale Dott.ssa Flavia Petrin.
  
Carmelo Arnone
11 febbraio 2019
© Riproduzione riservata.
  

 

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11/02/2019

Attività. Bonifiche ambientali e lavori per favorire il deflusso delle acque

 


Foto 1


Foto 2

Nei giorni scorsi, a cura del personale tecnico del Comune di Grotte e del personale della ditta incaricata del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, sono stati effettuati dei lavori di bonifica di alcuni punti "sensibili" della periferia del paese.
Ancora una volta sono stati rimossi rifiuti abbandonati nei pressi del vecchio ponte della "Rocca 'a Petra" sulla via per Aragona (foto 1 e 2). Nonostante i ripetuti controlli e le sanzioni elevate nei confronti dei trasgressori, purtroppo il fenomeno dell'abbandono indiscriminato di spazzatura non differenziata lungo le vie di accesso al paese non risulta essere cessato.
Ma non sono cessati nemmeno i controlli da parte delle Forze dell'ordine per reprimere il fenomeno.
Altri rifiuti abbandonati sono stati rimossi in Via Basilicata (che si trova all'interno del paese, anche se in una zona poco frequentata; foto 3 e 4). Ancora sacchetti di rifiuti sono stati prelevati in Via delle Rose, altra zona particolarmente colpita dal fenomeno.
Sempre in Via delle Rose (a valle del paese) sono stati effettuati dei lavori di scavo per favorire il deflusso delle acque che, durante le piogge, vi confluiscono venendo a costituire una situazione di pericolo e rendendo impraticabile la circolazione stradale.
  
Carmelo Arnone
11 febbraio 2019
© Riproduzione riservata.
  


Foto 3


Foto 4

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11/02/2019

Chiesa. Programma delle Quarantore, da mercoledi 13 febbraio a martedi 5 marzo

 

Programma delle Quarantore

Da mercoledi 13 febbraio a martedi 5 marzo la comunità ecclesiale di Grotte celebra le sante Quarantore secondo il seguente programma.

Tutti i giorni: ore 09.30 Santa Messa; ore 16.00 Ora Santa.

Mercoledi 13 febbraio: chiesa San Francesco
Giovedi 14  febbraio: chiesa San Francesco
Venerdi 15 febbraio: chiesa San Francesco

Sabato 16 febbraio: chiesa San Rocco
Domenica 17 febbraio: chiesa San Rocco
Lunedi 18 febbraio: chiesa San Rocco
Martedi 19 febbraio: chiesa San Rocco

Mercoledi 20 febbraio: chiesa del Purgatorio
Giovedi 21 febbraio: chiesa del Purgatorio
Venerdi 22 febbraio: chiesa del Purgatorio

Sabato 23 febbraio: chiesa Madonna del Carmelo
Domenica 24 febbraio: chiesa Madonna del Carmelo
Lunedi 25 febbraio: chiesa Madonna del Carmelo
Martedi 26 febbraio: chiesa Madonna del Carmelo

Mercoledi 27 febbraio: chiesa Madonna delle Grazie
Giovedi 28 febbraio: chiesa Madonna delle Grazie
Venerdi 1 marzo: chiesa Madonna delle Grazie

Sabato 2 marzo: chiesa Madre
Domenica 3 marzo: chiesa Madre
Lunedi 4 marzo: chiesa Madre
Martedi 5 marzo: chiesa Madre
 

 

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11/02/2019

Chiesa. Avvisi ed appuntamenti della settimana.

 

Chiese di Grotte

Pubblichiamo gli avvisi diffusi al termine delle sante Messe domenicali e gli appuntamenti ecclesiali più rilevanti.
Per agevolarne la consultazione, gli avvisi settimanali sono pubblicati anche nella pagina Chiesa.

Lunedi 11
febbraio
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa.

Martedi 12 febbraio
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa.

Mercoledi 13
febbraio
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 09.30, nella chiesa di san Francesco, santa Messa (Quarantore);
- ore 16.00, nella chiesa di san Francesco, Ora santa (Quarantore);
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa.

Giovedi 14
febbraio
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 09.30, nella chiesa di san Francesco, santa Messa (Quarantore);
- ore 16.00, nella chiesa di san Francesco, Ora santa (Quarantore);
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa.

Venerdi 15
febbraio
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 09.30, nella chiesa di san Francesco, santa Messa (Quarantore);
- ore 16.00, nella chiesa di san Francesco, Ora santa (Quarantore);
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa;
- ore 20.00, a San Francesco, riunione delle giovani coppie di sposi, dei genitori dei bambini battezzati e da battezzare.

Sabato 16
febbraio
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 09.30, a san Rocco, santa Messa (Quarantore);
- ore 16.00, a san Rocco, Ora santa (Quarantore);
- ore 18.30, in chiesa Madre, santa Messa prefestiva.

Domenica 17
febbraio
- ore 08.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 09.30, nella chiesa san Rocco, santa Messa (Quarantore);
- ore 11.00, in chiesa Madre, santa Messa;
- ore 11.30, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 16.00, a san Rocco, Ora santa (Quarantore);
- ore 17.30, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa (con il cammino di fede per i fidanzati);
- ore 18.45, in chiesa Madre, santa Messa.

AVVISI

Mercoledi 13 febbraio, nella chiesa di San Francesco, iniziano le sante Quarantore (santa Messa alle ore 09.30, Ora santa alle 16.00 ); per informazioni rivolgersi in parrocchia.

Orari delle Sante Messe in vigore dal 28/10/2018:

   Feriali:
   ore 08.45, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 17.30, chiesa Madre

   Prefestivi:
   ore 18.30, chiesa Madre
   ore 20.15, chiesa San Francesco (animata dalle comunità neocatecumenali)

   Festivi:
   ore 08.00, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 10.00, chiesa San Rocco
   ore 11.00, chiesa Madre
   ore 11.30, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 17.30, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 18.45, chiesa Madre
 

 

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10/02/2019

Comune. Approvato il Piano triennale per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza

 

Piano triennale per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza

Alfonso Provvidenza
Alfonso Provvidenza

La Giunta comunale ha approvato il Piano triennale per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza del Comune di Grotte 2019/2021, ai sensi dell'art. 1, comma 8 e 9 della legge 190/2012.
Il Piano individua, nell’ambito dell’intera attività amministrativa, le aree a rischio di corruzione, nonché gli strumenti, le azioni e le conseguenti misure da applicare ed implementare all’interno di ciascuna area, in relazione al livello di pericolosità del rischio medesimo, al fine di prevenire il fenomeno corruttivo.
Con l’approvazione del Piano, inoltre e conformemente alle finalità del Piano nazionale anticorruzione, l’Amministrazione intende perseguire le seguenti finalità: ridurre le opportunità che favoriscano casi di corruzione; aumentare la capacità di scoprire casi di corruzione; stabilire interventi organizzativi volti a prevenire il rischio corruzione, creando un contesto sfavorevole alla stessa.
Il Piano si inquadra nella nuova strategia di lotta ai fenomeni di legalità e di tutela dell’integrità della pubblica amministrazione, con l’obiettivo di introdurre misure e strumenti in grado di intercettare fenomeni di abuso del potere pubblico a fini privati e di stabilire comportamenti organizzativi finalizzati a combattere la corruzione come stabile obiettivo nell’ambito della performance organizzativa ed individuale del Comune e dei suoi dipendenti.
"L'approvazione del piano rappresenta per l'Amministrazione un ulteriore traguardo - ha dichiarato il sindaco Alfonso Provvidenza -; non si tratta di un mero atto adempimentale, ma la volontà di concretizzare comportamenti reali finalizzati a combattere la corruzione. Ricordo che negli scorsi mesi è stato pubblicato il codice disciplinare e, inoltre, con deliberazione di Giunta è stato approvato il Regolamento per l'individuazione degli incarichi extraistituzionali vietati e dei criteri per il conferimento e l'autorizzazione degli incarichi extraistituzionali al personale dipendente. Passi importanti per la trasparenza - conclude il Primo cittadino - che sta caratterizzando la nostra Amministrazione"
.
    

Redazione
10 febbraio 2019
  

 

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10/02/2019

Politica. Assemblea del Circolo del Partito Democratico di Grotte; lunedi 11 febbraio alle ore 18.00

 

Partito Democratico

In una nota diffusa dalla Segreteria del Circolo del Partito Democratico di Grotte viene comunicata la convocazione dell'Assemblea di Circolo, per lunedi 11 febbraio 2019 alle ore 18.00 presso la sede di Via Alfieri n° 2.
All'ordine del giorno dell'Assemblea vi sono i seguenti argomenti:
- linee programmatiche del Partito;
- elezione del Segretario del Circolo;
- avvio della campagna di tesseramento 2019.
All'Assemblea sono invitati tutti gli iscritti, i simpatizzanti e gli elettori.
    

Redazione
10 febbraio 2019
  

 

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10/02/2019

Lingua. "Origini del vernacolo siciliano e della lingua italiana" (10); di Rodolfo Costanza

 

Origini del vernacolo siciliano e della lingua italiana
Brano di
Jacopo da Lentini



Prof. Rodolfo Costanza
Prof. Rodolfo Costanza


Origini del vernacolo siciliano
e
della lingua italiana
  
(Puntata n° 10)

10. Grammatiche e dizionari, i Medici e il Rinascimento

10.1 Leon Battista Alberti

    
Tra la fine del Trecento e la metà del Quattrocento, la crescita di prestigio del volgare, come prima accennato, subisce una temporanea battuta d’arresto.
     Nella seconda metà del Trecento, alle due lingue di comune impiego nella prosa, cioè il latino e il francese, non si contrappone ancora un tipo unico di volgare. Non esiste una prosa-modello che in questo secolo s’imponga su quella delle altre regioni. Di fatto, però, il ruolo rilevante della Toscana nella strutturazione del volgare stava mettendosi in evidenza.
     Mancava dunque un autore che manifestasse piena fiducia nel volgare. Alla metà del Quattrocento avvenne un’inversione di tendenza. Questo compito fu assolto egregiamente dall’innovativa posizione del poliedrico Leon Battista Alberti, grande architetto e scienziato. Egli iniziò il movimento definibile come “umanesimo volgare”, elaborando un vero programma di promozione della nuova lingua.
     Alberti era convinto che il volgare, anche se originato dalla corruzione del latino, potesse essere una grande lingua letteraria, proprio grazie all’uso che ne avevano fatto Dante Petrarca e Boccaccio e altri scrittori minori.
     L’Alberti era del parere che bisognasse imitare i latini in quanto avevano scritto in una lingua universalmente compresa e di uso generale. Anche il volgare aveva il merito di essere lingua di tutti, ma occorreva mirare a una sua promozione a livello alto, da affidare ai dotti.
     All’Alberti è attribuita anche un’altra eccezionale impresa: la realizzazione della prima grammatica della lingua italiana, prima grammatica di una lingua volgare moderna. Una breve premessa anteposta al testo chiarisce il collegamento con le dispute umanistiche, polemizzando contro coloro i quali ritenevano che la lingua latina fosse propria solamente dei dotti. La Grammatica di Alberti dimostra che anche il volgare avesse una sua struttura grammaticale ordinata, come ce l’aveva il latino. Essa tuttavia non ebbe influenza, perché non circolò e non fu data alle stampe. Caratteristica della grammatica dell’Alberti fu l’attenzione prestata all’uso del toscano del tempo, verificabile fra l’altro in alcune indicazioni relative la morfologia ed esortava all’uso vivo della lingua.
     La promozione della lingua toscana da parte dell’Alberti culminò in una curiosa iniziativa, il Certame coronario del 1441. Egli organizzò una gara poetica in cui i concorrenti si affrontarono con componimenti in volgare. La giuria, composta da umanisti, non assegnò tuttavia il premio, facendo in pratica fallire il Certame, che pur aveva avuto una certa risonanza.
     La prima grammatica a stampa risale all’inizio del secolo successivo: si tratta delle Regole grammaticali della volgar lingua di Giovanni Francesco Fortunio. Pochi anni dopo, nel 1525, uscirono le Prose della volgar lingua di Pietro Bembo: nella terza e ultima parte si trova una vera e propria grammatica dell’italiano.
     Le norme fissate dai grammatici del Cinquecento erano ricavate dagli scrittori che avevano reso grande la lingua: Dante, Petrarca e Boccaccio. Lo sforzo di razionalizzazione grammaticale ebbe come effetto una maggiore omogeneità nell’uso da parte degli scriventi. Dal Settecento, la grammatica, in forma di ordinato manuale, divenne uno strumento fondamentale della pedagogia scolastica.
     Proprio in questo periodo c’era una presa di posizione a favore del volgare da parte dei Medici poiché esso portava prestigio alla città di Firenze e affermava la supremazia politica e culturale della città in Toscana e in gran parte d’Italia.
     Accanto alle grammatiche, l’altro grande mezzo della norma linguistica fu rappresentato dai dizionari. La concezione moderna di un vocabolario aperto alle innovazioni è molto diversa da quella che fu propria della più antica produzione lessicografica italiana, la quale, invece, ebbe come obiettivo la definizione di un corpus chiuso di parole. I più antichi vocabolari a stampa furono realizzati a Venezia, infatti, la Crusca pubblicò nel 1612 un vocabolario molto più ampio di tutti quelli realizzati fino allora e lo presentò con un’autorevolezza tale da farlo diventare il termine di confronto obbligatorio in qualunque discussione sulla lingua.
     Nel Quattrocento Venezia divenne la capitale della stampa. L’innovazione della stampa influenzò direttamente l’evoluzione della lingua e produsse una normazione sempre maggiore della scrittura. Gli editori e la tipografia italiana, infatti, favorirono nel Cinquecento la diffusione di norme omogene nella scrittura e nella stampa, realizzando una maggiore uniformità linguistica dei testi, sottraendoli alle oscillazioni tipiche della coinè quattrocentesca.
     Nel corso del Cinquecento l’editoria raggiunse una rilevante conformità linguistica. Attraverso la stampa si arrivò così a una progressiva sistemazione della grafia e dell’uso della punteggiatura. Si pensi che l’apostrofo sarebbe stato introdotto da Bembo.
     Di converso la cultura umanistica produsse alcuni tipi di scrittura letteraria in cui latino e volgare entrarono in simbiosi: nel secolo dell’umanesimo gli esperimenti di multilinguismo furono frequenti, ed esso aveva tracce di una contaminazione volontaria e studiata, non casuale. Esistono due tipi di contaminazione colta tra volgare e latino: il macaronico e il polifilesco.
     In quel periodo si riscontrava nella lingua una forte influenza del latino nella predominanza di grafie di tipo etimologico, nella frequenza dei costrutti con l’infinito e nella forte presenza del congiuntivo e l’affermazione dei pronomi lui e lei come soggetti. Il lessico attingeva da diverse fonti come il latino e dai dialetti. Nella seconda metà del quattrocento fuori dalla Toscana gli scrittori si sforzavano di adeguarsi a una lingua letteraria sovraregionale, anche se permanevano elementi dialettali. Questo fenomeno apparve evidente ad esempio nel Novellino di Masuccio Salernitano (1476), nelle Porrettane del bolognese Sabbatino degli Arienti (1483), nell’Orlando Innamorato dell’emiliano Matteo Boiardo e nell’Arcadia di Iacopo Sannazzaro.
     Comunque alla fine del quattrocento si può definire completato il sistema fonologico fiorentino che sarà quello dell’italiano con l’arricchimento con nuovi termini, con il mutamento semantico e morfologico di numerosi vocaboli e l’eliminazione delle consonanti finali. La lingua si arricchisce di tutta una serie di termini filosofici e di medicina mutuati dalle università, anche dalla chimica, matematica e botanica di provenienza araba, francesismi mutuati dal normanno e dal francese. Alla fine del XV secolo quasi il 90% del vocabolario di base dell’italiano era completato
.

10.2 I Medici e il Rinascimento

    
È naturale, quindi, che in Toscana il potere politico fosse disponibile alla promozione della lingua volgare. Si ebbe un’efficace promozione del toscano alla corte medicea nel Quattrocento sotto Cosimo I. A Firenze, nell’età di Lorenzo il Magnifico, si ebbe finalmente “un forte rilancio dell’iniziativa in favore del toscano, politicamente voluto e sostenuto al più alto livello”. I protagonisti di questa svolta, anticipata da Alberti, furono oltre a Lorenzo De’ Medici, l’umanista Cristoforo Landino e il Poliziano.
     Landino fu cultore della poesia di Dante e di Petrarca, fino al punto di introdurre la lettura di questi autori persino nella cittadella universitaria. Landino nega la naturale inferiorità del volgare rispetto al latino e invita i concittadini di Firenze a darsi da fare perché la città ottenga il “principato” della lingua.
     Lorenzo il Magnifico, nel proemio al Commento per alcuni dei propri sonetti (1482-84), prospettava un mirabile sviluppo futuro del fiorentino, una crescita della sua maturità. Egli parlava, analogamente, di un “augumento al fiorentino imperio”. Lo sviluppo della lingua si legava dunque allora a una concezione patriottica, intesa come patrimonio e potenzialità dello stato mediceo.
     Landino sosteneva la necessità che il fiorentino si arricchisse con un forte apporto delle lingue latina e greca: la traduzione, dunque, aveva una funzione importante enel tradurre, diede spazio a voci toscane popolari.
     Nel 1476, Federico erede al trono di Napoli, aveva incontrato Lorenzo a Pisa, e in tale occasione i due avevano discusso di letteratura volgare a proposito degli autori che avevano poetato in lingua toscana. L’anno successivo Lorenzo inviava a Federico la raccolta selezionata di un’antologia della lirica toscana dall’origine ai contemporanei (Raccolta aragonese, 1477), unendovi l’elogio di quella lingua e di quella letteratura, in primo luogo di Dante e Petrarca (“lingua non povera e rozza ma abundante e pulitissima…”).
     Con Lorenzo il Magnifico e con la sua esaltazione del fiorentino, che egli stesso e Landino riconoscevano comune a tutta l’Italia, per la prima volta la promozione del volgare e la rivendicazione delle sue possibilità si collegavano a un preciso intervento culturale e letterario, non disgiunto da un disegno politico in senso lato.
     La vitalità dell’umanesimo volgare fiorentino esigeva, dunque, che si prestasse particolare interesse alle realizzazioni poetiche di Lorenzo e del suo entourage. Il volgare fu assunto in questo caso a soggetto di un esercizio letterario colto, in un ambiente d’elite.
     Qui di seguito riportiamo un componimento poetico di Lorenzo il Magnifico.

Canzona di Bacco

     Quant’è bella giovinezza
     che si fugge tuttavia!
     Chi vuole esser lieto, sia,
     di doman non c’è certezza.
5  
Quest’è Bacco e Arianna,
     belli, e l’un dell’altro ardenti;
     perché ’l tempo fugge e inganna,
     sempre insieme stan contenti.
     Queste ninfe e altre genti
10
sono allegri tuttavia.
     Chi vuole esser lieto, sia,
     di doman non c’è certezza.
     Questi lieti satiretti,
     delle ninfe innamorati,
15
per caverne e per boschetti
     han lor posto cento agguati;
     or da Bacco riscaldati,
     ballon, salton tuttavia.
     Chi vuole esser lieto, sia:
20
di doman non c’è certezza.
     Queste ninfe anche hanno caro
     da lor essere ingannate:
     non può fare a Amor riparo,
     se non gente rozze e ingrate;
25 ora insieme mescolate
     suonon, canton tuttavia.
     Chi vuole esser lieto, sia:
     di doman non c’è certezza.
     Questa soma, che vien drieto
30
sopra l’asino, è Sileno:
     così vecchio è ebbro e lieto,
     già di carne e d’anni pieno;
     se non può star ritto, almeno
     ride e gode tuttavia.
35 Chi vuole esser lieto, sia:
     di doman non c’è certezza.
     Mida vien dietro a costoro:
     ciò che tocca, oro diventa.
     E che giova aver tesoro,
40
s’altri poi non si contenta?
     Che dolcezza vuoi che senta
     chi ha sete tuttavia?
     Chi vuole esser lieto, sia:
     di doman non c’è certezza.
45
Ciascun apra ben gli orecchi,
     di doman nessun si paschi,
     oggi sìan, giovani e vecchi,
     lieti ognun, femmine e maschi.
     Ogni tristo pensier caschi:
50
facciam festa tuttavia.
     Chi vuol esser lieto, sia:
     di doman non c’è certezza.
     Ciascun suoni, balli e canti,
     arda di dolcezza il core:
55
non fatica, non dolore!
     Ciò che ha esser, convien sia.
     Chi vuole esser lieto, sia:
     di doman non c’è certezza.

    
Nell’ambiente mediceo si assistette con Poliziano, letterato al servizio di Lorenzo, raffinato poeta in italiano ma sommo filologo e straordinario conoscitore delle lingue classiche, alla trasposizione su di un piano colto della lingua italiana. Nello stesso tempo non si ostacolava il genere popolare che godette grande fortuna, qual era il cantare cavalleresco in volgare italiano. Si trattava di una forma poetica in ottave che era portata sulle piazze da canterini, cantastorie professionisti per l’intrattenimento di un pubblico medio-basso.
     Il Morgante
di Luigi Pulci (1432-1484) s’inserisce, infatti, in una generale tendenza al ricupero colto di forme popolari, che caratterizza in larga misura buona parte della letteratura del rinascimento mediceo. Pulci scrisse al giovane Lorenzo una lettera in furbesco (si tratta del primo caso di uso del gergo nella nostra letteratura) e compilò una raccolta lessicale a uso privato, la quale può essere considerata una sorta di antecedente di un vocabolario italiano.

10.3 La prosa, la lingua comune, le cancellerie italiche e la    fortuna del toscano letterario

    
La poesia volgare ebbe fin dall’inizio una maggiore uniformità rispetto alla prosa, tanto da formare molto presto una sorta di sistema omogeneo. La prosa invece risentì maggiormente di oscillazioni.
     Si può parlare a questo proposito di una varietà di lingue scritte attestate dai documenti del Quattrocento in tutto il territorio nazionale, collocate in precisi spazi sociali e geografici. In questo periodo, esse mostrano una tendenza all’eliminazione dei tratti più vistosamente locali. Gli scritti dunque si evolvono verso forme di coinè, una lingua comune, super-dialettale. La coinè del Quattrocento consiste appunto in una lingua scritta che mira all’eliminazione di una parte almeno dei tratti locali e tentare di raggiungere questo risultato accogliendo largamente latinismi e grecismi appoggiandosi anche al toscano.
     Il crescente prestigio dell’Umanesimo non significò affatto mortificazione del volgare, ma anzi aumento la sua espansione e ramificazione. Proprio dalla seconda metà del Quattrocento le manifestazioni scritte del volgare mostrano una differenza che può essere attribuita allo spessore sociolinguistico. Una forte spinta in direzione della coinè la diede l’uso del volgare nelle cancellerie principesche, a opera di funzionari, in genere notai.
     Lo scarto tra scrittura pratica e letteraria rimaneva tuttavia ben marcato. È noto il caso di Boiardo, le cui lettere private sono a un livello di formalizzazione e di toscanizzazione molto minore rispetto alle sue opere poetiche, in particolare rispetto alle liriche d’amore. Nell’incertezza di un uso ancora non codificato da grammatiche e vocabolari, il latino era ancora un punto d’appoggio sicuro e insostituibile.
     Il volgare toscano acquistò, di fatto, un prestigio crescente fin dalla seconda metà del Trecento e dalla presenza fuori della Toscana di scritti, di autori come Dante e Petrarca, le cui opere si diffusero variamente nell’area settentrionale d’Italia. A Milano l’apertura verso la letteratura toscana era stata sensibile, legata a una precisa scelta. Filippo Maria Visconti, che leggeva Petrarca e Boccaccio, fece compilare intorno al 1440 un commento all’inferno dantesco, e fece commentare al Petrarca il Filelfo. Diverse testimonianze dimostrano la simpatia con cui Ludovico il Moro guardava alla lingua fiorentina.
     Assieme a Firenze e a Milano, la città all’avanguardia nella stampa dei libri in volgare era Venezia. Fin dal 1470 dai torchi veneziani era uscito il Canzoniere di Petrarca, nel 1471 il Decamerone. La letteratura e la lingua volgare trovavano invece spazio anche nelle corti minori dell’Italia padana. A Mantova il mecenatismo dei Gonzaga si era esercitato nei confronti di autori come Leon Battista Alberti e Poliziano, che proprio qui compose nel 1480, per una festa di corte, l’Orfeo.
     Nell’ambiente emiliano, tra Reggio e Ferrara, ad esempio operava Boiardo (1441-1494). Matteo Maria Boiardo arrivò alla poesia in volgare dopo un’esperienza di poeta in lingua latina. Egli operò in una dimensione definibile dal punto di vista linguistico come “acronica”, nel senso che, volontariamente sradicato dal proprio terreno linguistico dialettale, assimilò librescamente il toscano. Il suo punto di riferimento è il Trecento, in particolare la poesia di Petrarca, ma anche il volgare poetico precedente e il latino. Interessante è il confronto tra la poesia lirica di Boiardo e il suo poema incompiuto, l’Orlando innamorato. Le due stampe presentano un colorito più dialettale, mentre il manoscritto è maggiormente toscanizzato.
     Nell’Italia meridionale, durante il periodo in cui s’instaurò a Napoli la corte della dinastia aragonese (1442-1502), fiorì una poesia cortigiana di cui sono esponenti autori come Francesco Galeota, Joan Francesco Caracciolo, Pietro Jacopo de Jennaro. Alcuni tratti linguistici di questi poeti li fanno distinguere rispetto al toscano. La generazione successiva dei poeti meridionali, che ha come rappresentanti Cariteo e Sannazaro, invece, si distacca maggiormente dai tratti linguistici locali. Quanto al Sannazaro, di particolare importanza è la sua Arcadia.
     A prescindere quello che accadeva nelle altre regioni italiane, con la politica linguistica messa in atto dai Medici il volgare non troverà ormai grossi ostacoli ad affermarsi in tutto il territorio italiano.
     Nel Cinquecento lo stesso Pietro Bembo stese i tratti del primo italiano standard adottando un atteggiamento conservatore. Egli preferì non ispirarsi al fiorentino rinascimentale della sua epoca, ma a quello di due secoli prima (di Petrarca e di Boccaccio). Mise in atto un atteggiamento ben più intransigente degli stessi intellettuali fiorentini, ma che prevalse non solo per il prestigio del personaggio ma per la sua influenza sull’attività del grande editore, Aldo Manuzio, veneziano al pari del Bembo. Non solo, ma modellò stilisticamente la prosa non su modelli italiani, ma direttamente sullo stile Ciceroniano. Bembo riteneva che se una lingua fosse perfetta non aveva bisogno di cambiare col tempo, e tale doveva essere l’italiano se intendeva essere degno di quel nome.
     Questo tipo di atteggiamento conservatore e puristico della lingua italiana fu assunto per tutto il Seicento dall’accademia della Crusca di Salviati nel formulare i due vocabolari del 1612 e del 1623. Nonostante la loro fortuna letteraria, essi provocarono la resistenza all’introduzione di termini non letterari e finì per creare ostacoli a chi utilizzava e apprendeva l’italiano per scopi tecnico-scientifici. Il purismo della letteratura italiana di Bembo provocò, inoltre, controversie che, dopo avere infuocato il Seicento e il Settecento, si ripercossero nella cultura letteraria del Risorgimento e si sarebbero trascinate fino ai giorni nostri
.

Rodolfo Costanza

Pubblicato dalla Testata Giornalistica
Grotte.info Quotidiano

su www.grotte.info il 10 febbraio 2019.
Per gentile concessione dell'Autore.
© Riproduzione riservata.
  

 

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09/02/2019

Cultura. Nominata la Giuria Tecnica e approvate le "Linee guida" del Premio "Racalmare - Leonardo Sciascia"

 

Premio Letterario "Racalmare - Leonardo Sciascia - Città di Grotte"
Premio Racalmare

La macchina organizzativa della XXX edizione del Premio Letterario “Racalmare - Leonardo Sciascia - Città di Grotte” è già partita. La Giunta municipale, con la deliberazione n° 5 del 5 febbraio scorso, ha nominato la Giuria Tecnica ed ha approvato le "Linee guida" del Premio.
Alla Presidenza onoraria è stato confermato Salvatore Ferlita.
La Giuria Tecnica, che lo scorso anno era formata da 3 componenti, quest'anno si avvale della collaborazione di 11 membri:
riconfermati Accursia Vitello, Mimmo Butera e Giovanni Taglialavoro; nominati Linda Criminisi (autrice di due libri sulla storia del Premio), Alessandra Marsala, Daniela Spalanca, Giovanna Zaffuto, Diega Cutaia, Annamaria Apa, Giuseppe Airò e Francesco Pillitteri.
Con la stessa deliberazione viene nominato il Segretario nella persona di Mariangela Terrana.
L'approvazione delle "Linee guida" costituisce una novità nella storia della manifestazione letteraria grottese; laddove in precedenza si erano approvati "Regolamenti" (più o meno vincolanti), in questa edizione le inedite "Linee guida" tracciano una strada che dovrebbe consentire al Premio una evoluzione, pur mantenendo inalterati i valori della tradizione.
Per la prima volta il Premio assume la definizione di Premio Letterario Internazionale Racalmare - Leonardo Sciascia - Città di Grotte; che fosse di fatto "internazionale" non vi erano dubbi (ricordiamo Manuel Vasquez Montalban e Cecilia Kin).
Al Presidente onorario viene affidato l'incarico di gestire l'organizzazione del Premio, mantenere la cura scientifica e culturale, gestire i contatti e le relazioni (in concreto assume anche le funzioni di "direttore artistico").
L'aspetto contabile - amministrativo, non essendo altrimenti specificato, dovrebbe essere curato dagli uffici comunali (ricordiamo che tutti gli incarichi inerenti gli Organi del Premio sono svolti a titolo gratuito).
Viene riconfermato il ruolo della Giuria Popolare (l'avviso per farne parte dovrebbe essere pubblicato entro il mese di aprile) che, insieme alla Giuria Tecnica e al Presidente onorario, nella serata finale voterà il libro vincitore tra la terna dei finalisti.
Il sindaco Alfonso Provvidenza, il vicesindaco Annamaria Todaro insieme a tutta la Giunta municipale assicurano il massimo impegno nel far crescere il Premio e nel coinvolgimento dei cittadini attraverso la formula della Giuria Popolare. Con la Giuria Tecnica nominata a febbraio e la Giuria Popolare formata entro aprile, la lettura della terna dei libri finalisti - da parte dei cittadini - potrebbe avvenire già entro il mese di maggio, quindi per la fine di agosto si potrebbe realizzare la cerimonia di conferimento del Premio.
"Esprimo la massima soddisfazione per la scelta dei componenti della Giuria Tecnica - dichiara il sindaco Provvidenza -. Auguro al prof. Ferlita, a cui rinnovo piena ed incondizionata stima e fiducia, ed a tutti i componenti della Giuria Tecnica un buon lavoro".
(Leggi la deliberazione di Giunta, con l'atto di nomina e le "Linee guida")
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Carmelo Arnone
9 febbraio 2019
© Riproduzione riservata.
  

 

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08/02/2019

Politica. Raccolta firme della Lega a sostegno del ministro Salvini; domenica 10 febbraio in Piazza Marconi

 

Raccolta firme
Manifesto

Pubblichiamo, di seguito, un comunicato del Circolo "Lega - Salvini Premier" di Grotte, sull'iniziativa di raccolta firme a sostegno del proprio leader nazionale on. Matteo Salvini.

*****

"Il circolo della Lega "Salvini Premier" di Grotte aderisce all'iniziativa promossa in tutte le piazze d'Italia per esprimere la propria solidarietà e il proprio sostegno alle politiche del ministro dell'Interno Matteo Salvini, che rischia da 3 a 15 anni di carcere per aver fatto il proprio dovere difendendo i confini Italiani.
Firma anche tu.
Grotte, Piazza Marconi.
Domenica 10 febbraio dalle 09.30 alle 13.30".

 

   

Circolo Lega "Salvini Premier" di Grotte
Il Presidente
Joel Butera

 

 

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08/02/2019

Attualità. Dietro le quinte del Festival di Sanremo: Fausto Palumbo

 

Fausto Palumbo
Fausto Palumbo

Hair Style Creation
"Hair Style Creation"

Nelle prime tre serate ha fatto registrare un notevole successo in termini di telespettatori, e non poteva essere altrimenti perché stiamo parlando del Festival di Sanremo, la più celebre manifestazione canora italiana (che varca i confini nazionali attraverso l'eurovisione) giunta alla 69^ edizione. Come lo scorso anno, a vestirne i panni di direttore artistico è Claudio Baglioni, sul palco anche come presentatore affiancato da Virginia Raffaele e Claudio Bisio. Questa è la "prima linea" del Festival, insieme ai cantanti che si esibiscono sul palco del teatro Ariston. Poi, sullo sfondo, sempre presente, si intravede l'orchestra insieme al coro. Ogni tanto fa qualche comparsa un tecnico, per portare un microfono (quando sentiamo "portatemi un gelato" è chiaro che non si tratta di un desiderio dolciario), sistemare un'asta...
Oltre il sipario alle spalle dell'orchestra vi è un mondo, nascosto agli occhi degli spettatori, brulicante di operatori continuamente in attività al fine di consentire allo spettacolo uno svolgimento senza (quasi) smagliature.
Tra questi professionisti vi troviamo un rappresentante di Grotte: Fausto Palumbo.
Per noi, suoi concittadini, è una figura ben nota (oltre che un amico); un giovane parrucchiere ed acconciatore che si è formato nell'arte della barberia seguendo gli studi professionali uniti alla tradizione "di bottega". Nel suo curriculum, una lunga serie di corsi di perfezionamento, e la partecipazione a vari stage nei quali ha avuto modo di mettere in mostra il suo personale stile. Al Festival di Sanremo si occupa dei cantanti che, di volta in volta, gli vengono affidati prima di fare il loro ingresso sul palco. Secondo le indicazioni degli artisti, Fausto ne cura le barbe e le chiome affinché possano apparire nel loro massimo splendore. Trovarsi al Festival non è stato facile: la selezione anche per gli "acconciatori" è molto rigida, ma il nostro concittadino è riuscito a dimostrare il suo valore e ad assicurarsi il pass per l'Area Stile.
Da diversi anni è uno dei più validi collaboratori del salone grottese "Hair Style Creation" di Rino e Donatella Palumbo i quali, insieme a tutto lo staff (vedi foto a lato), gli augurano di vivere con entusiasmo questa nuova emozionante esperienza
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Carmelo Arnone
8 febbraio 2019
© Riproduzione riservata.
    

 

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06/02/2019

Iniziative. "Panchina Rossa" a Grotte, contro la violenza sulle donne; inaugurazione giovedi 14 febbraio

 

Panchina Rossa
Manifesto

Prima “Panchina Rossa” a Grotte, contro la violenza di genere.
Continua l'impegno di "Donna con Te" (format ideato, organizzato e diretto da Angelo Palermo), da 5 anni contro la violenza sulle donne.
Giovedì 14 febbraio, annuale ricorrenza di San Valentino, verrà inaugurata la prima Panchina Rossa a Grotte, in collaborazione con l'Amministrazione comunale e il Centro Antiviolenza e Antistalking Telefono Aiuto di Agrigento.
Importante simbolo contro la violenza sulle donne e contro ogni forma di violenza, in ricordo di tutte le vittime di femminicidio. La panchina rossa vuole anche ricordare che denunciare è importante e che l'amore vero non ferisce.
Dopo un breve saluto in Aula Consiliare, si inaugurerà la prima Panchina Rossa presso la Villetta “Antonio Cimino”, a pochi passi dal Palazzo Municipale. La manifestazione, aperta al pubblico, avrà inizio alle ore 10.30 in Aula Consiliare
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Redazione
6 febbraio 2019
  

Donna con te
Donna con te

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06/02/2019

Viabilità. "Racalmare - San Benedetto"; da via di fuga a circuito da corsa

 

Racalmare - San Benedetto
Via di fuga

Un altro problema che riguarda la strada extraurbana "Racalmare - San Benedetto" viene evidenziato da Calogero Arnone, imprenditore agricolo che ne sottolinea la pericolosità.

*****

"Caro Direttore,
ho letto l’articolo sulle buche della “Racalmare - San Benedetto” da via di fuga a campo minato, come hai titolato; se posso suggerti un altro titolo: “da via di fuga a circuito per auto da corsa”.
Da quando è stata sistemata la strada in Contrada Racalmare, divenuta ormai arteria principale di collegamento tra Favara, Aragona e Grotte, si è trasformata in una pista automobilistica con pericolo di incidenti gravissimi (ancora per fortuna, fino ad ora, solo danni ai mezzi); se ogni tanto guardi, vedi frenate, guardrail sfondati, spigoli di muro a terra, ecc..
La cosa grave è che per me e le persone come me, che vanno tutti giorni a lavorare nei propri appezzamenti di terreno dove ci sono moltissimi accessi, e in gran parte anche in curva, questi accessi sono diventati pericolosissimi.
Quotidianamente le autovetture sfrecciano a velocità sostenuta.
In tutta la strada non esiste segnaletica orizzontale e verticale, né limiti di velocità e neppure strisce e/o bande rumorose, per cui chiunque si sente autorizzato a circolare anche a velocità da competizione.
Non ti nascondo la mia paura ogni giorno quando entro ed esco dalle traverse che hanno accesso al terreno, specialmente con il trattore, circostanza che mi crea uno stato d’ansia per la paura di attraversare la strada.
Spero sempre che non succeda mai niente, ma da automobilista mi preoccuperei più della velocità che raggiungono le macchine piuttosto che delle buche.
Chiedo alle Autorità competenti  (Forze dell’Ordine, Vigili urbani, e a chi di dovere) di adottare dei provvedimenti idonei a garantire la sicurezza e il rispetto delle regole del Codice della Strada, sia per gli automobilisti, sia per gli operatori del settore agricolo.

Saluti"
.

 

   

Calogero Arnone
 

 

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05/02/2019

Attualità. "Migranti: il vero nocciolo del problema"; di Calogero Agnello

 

Calogero Agnello
Calogero Agnello

Intervento del prof. Calogero Agnello sul dibattito in corso in merito alla questione dei migranti.

*****

"Carissimi amici lettori,
sfogliando le pagine di questo nostro notiziario ho notato che il problema degli emigrati è il tema prevalente, in vario modo, negli articoli (per intenderci) di Raniero La Valle, A. Pilato e di Castronovo del Circolo della Concordia.
Indubbiamente il loro contributo alla questione migranti è segno di una partecipazione attenta ad un tema che implica una presa di posizione etica e politica; non diciamo morale perché non si vuole entrare nello strettamente  personale.
Quello che colpisce è l’approccio al problema: al Circolo della Concordia si evidenzia la figuraccia che ha mostrato di fare con la processione di politici; il Pilato ci dice di “non disturbare il manovratore” e se la prende con quanti “renziani” vogliono fare cadere il Governo sfruttando un certo sentimento diffuso, e scivola, dopo, sul problema del meridione che per la verità non sembra sia stato preso a cuore da Salvini e C.. Anche a Roma ognuno cerca di perseguire i risultati programmati dalla propria parrocchia.
Più impegnato è l’intervento di Raniero La Valle che pone l’accento sulla spietatezza con cui si gestisce il problema dell’immigrazione.
Questo purtroppo è il vero nocciolo del problema.
Secondo me è una ragion di Stato che fa da paralume ad un razzismo spesso dichiarato, anche se oggi nessuno dei protagonisti principali è disposto ad ammetterlo: considerarsi diverso da un essere che in qualche modo appartiene ad un mondo culturale altro da te, è razzismo.
Salvini, che appartiene ad un gruppo politico che nel passato considerava il “Meridione” altro dall’Italia Alta, non poteva non fare la politica che sta facendo.
Il Di Maio grillino sta impegnando tutto se stesso per il Reddito di cittadinanza, non guarda fuori.
E invece il vero problema è quello di non guardare fuori.
La soluzione dei problemi interni non deve essere disgiunto alla attenzione attiva a quello che ci circonda ed… alla nostra storia.
Negli interventi sopra menzionati non si fa cenno o non si tiene in considerazione che il problema è molto più ampio di quanto si voglia far credere.
Cominciamo con il dire che i popoli africani sono destinati ad aumentare di numero e che si riverseranno ancora sul mare Mediterraneo.
Il Meridione e la Sicilia in particolare sono sempre stati terre di conquista, ora in forme politico-militare ora in forme pacifiche come quelle che stiamo vivendo e quindi sono fermamente convinto che le “grida” di Salvini avranno breve efficacia.
Il diverso approccio al problema di Governi precedenti tendenti a risolvere il problema in terreno africano ha avuto un sensibile effetto, che non può avere effetto di lunga durata perché non è stato risolto il problema ma solo circoscritto, senza contare dei pesanti maltrattamenti subiti dagli emigranti.
I Paesi europei che tanto stanno facendo per boicottare le richieste italiane non devono meravigliarci perché l’Europa dei popoli non è ancora nata. La storia contemporanea è troppo vicina a noi perché si possa pretendere di dimenticare tutto ciò che c’è stato tra le varie e molte realtà culturali che si sono venute cristallizzando, dopo lo scontro, nella nostra Europa.
L’Europa è sempre più assente e tale probabilmente resterà se al suo Governo andranno i populisti e compagnia che comunque sono appartenenti alla stessa progenie degli attuali (la storia delle culture non fa salti).
I Governanti italiani si devono spendere per aiutare i popoli africani a fare forza magari con i nostri contributi economici. Bisognerebbe coinvolgere anche gli Stati Uniti e la Russia.
È da questa impostazione che si potrà avere una speranza di soluzione. Andare dietro le ONG non è sufficiente come non lo è la chiusura dei porti. Prima o poi questo flusso di umanità arriverà da noi. Non ci sono molte sottigliezze da fare tra i richiedenti asilo. Lo sfogo naturale ci sarà sempre, come c’è sempre stato nei millenni (l’Italia e ancor più il Meridione è sempre stato un miscuglio di popoli di razza/cultura diversa).
Chiudo queste mie considerazioni invitando ad una visione più onnicomprensiva, che ci aiuti ad interpretare meglio il fenomeno e non trasformarlo in una guerra politica su problemi di razze, di colore di pelle o, per maggiore chiarezza, di culture diverse, perché di questo si tratta.
Se continuiamo a beccarci saremo visti come i polli di Renzo ed i nostri vicini di condominio ci conoscono già per i giri di valzer e (confessiamolo) per l’incapacità di esprimere e formare classi politiche capaci di aumentare il nostro prestigio che… ahimè pare sia legato alla pizza o agli spaghetti non disgiunti alle nostre bellezze naturali e finalmente, aggiungiamo noi, alle tante eccellenze di cui siamo capaci di privarci e che vanno ad arricchire il panorama internazionale in tutti i settori".

    

Calogero Agnello
5 febbraio 2019
  

 

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05/02/2019

Viabilità. Buche sulla "Racalmare - San Benedetto"; da via di fuga a campo minato

 

Racalmare - San Benedetto
Via di fuga?

Strada "Racalmare"
Strada "Racalmare"

 

La "Racalmare - San Benedetto", strada che congiunge l'abitato di Grotte con lo svincolo per la "Agrigento - Palermo" e la "Agrigento - Caltanissetta", nelle ultime settimane in particolare è stata oggetto di numerose lamentele da parte degli automobilisti che si sono trovati a percorrerla. In diverse parti del manto stradale si sono venute a creare profonde buche che mettono alla prova l'abilità dei conducenti - costretti a zigzagare -, la resistenza strutturale dei veicoli e la sicurezza della circolazione stradale. Tra le tante buche, tre sono particolarmente profonde (in direzione Agrigento) e causano a ritmo quotidiano lo scoppio di pneumatici degli automobilisti che non riescono ad evitarle.
Perché non vengono riparate?
Spontanea la domanda, complicata la risposta.
"È con grande e piena soddisfazione che comunico alla cittadinanza di Grotte il finanziamento del progetto di manutenzione straordinaria della strada extraurbana Racalmare che collega Grotte con Contrada San Benedetto per un importo di  €. 1.270.000,00. L’opera è stata finanziata dalla Protezione Civile, come via di fuga del centro abitato del Comune di Grotte"; così dichiarava il 7 febbraio 2011 l'allora sindaco di Grotte Paolo Pilato.
Al 31 dicembre 2014 - secondo quanto affermato dal sindaco pro tempore Paolino Fantauzzo - i lavori di manutenzione erano iniziati da qualche mese.
I lavori saranno stati completati nel 2015; com'è possibile - ci si chiede - che in soli 3 anni la strada sia divenuta quasi impercorribile?
Il problema è a monte, infatti i lavori riguardavano il progetto di "manutenzione straordinaria" e non di "rifacimento": non è stato rifatto il manto stradale nella sua interezza ma solo quelle parti che, secondo i progettisti, necessitavano di manutenzione.
Ad opera completata e consegnata abbiamo potuto ammirare, percorrendola, una magnifica strada "zebrata": a qualche centinaio di metri di carreggiata nuova di zecca faceva seguito un lungo tratto vecchio e polveroso (e tutti abbiamo pensato: "stai a vedere che tra poco saremo punto e a capo").
Non era necessario avere doti divinatorie per immaginare l'inevitabile.
Si dirà: i soldi erano pochi e quello che si è potuto fare si è fatto; ma perché non si ripara?
Qui sorge il problema "burocratico". I lavori di manutenzione sono a carico del proprietario.
A chi appartiene la "Racalmare - San Benedetto"?
Un primo tratto (partendo da Grotte, sino al bivio - dopo l'abbeveratoio - che porta in contrada Calcare, circa) è del Comune di Grotte; poi le proprietà dovrebbero essere, per brevi tratti, dei Comuni di Comitini, Favara ed Aragona.
La parte della strada più danneggiata (dove si trovano le 3 buche profonde e la maggior parte delle buche) è proprio quella finale, oltre il bivio che segna - orientativamente - il confine del territorio comunale di Grotte.
È vero che sono i cittadini grottesi a percorrere quotidianamente quella via, ma è pur vero che il Comune di Grotte non può eseguire lavori al di fuori del proprio territorio (e questo non è in discussione: non può riparare buche sulle strade che appartengono ad altri Comuni).
Dovrebbe essere il Comune proprietario del tratto stradale a provvedere. Dovrebbe, perché a questo punto sorgono diverse questioni.
Da un lato vi è la questione dei confini: non vi sono indicazioni precise - lungo la strada - che ne individuano l'Ente proprietario (come quando, ad esempio, si cambia provincia o regione).
Dall'altro vi è la questione di opportunità: il Comune di Comitini (o Favara o Aragona) che interesse potrebbe avere a riparare le buche su un tratto molto breve e molto distante al proprio abitato e - soprattutto - poco frequentato dai propri cittadini?
Infine vi è la questione economica: i Comuni di Comitini, Favara o Aragona hanno le risorse da destinare a questo tipo di manutenzione (che, dal loro punto di vista, potrebbe essere a fondo perduto)?
All'inizio della strada fa bella mostra di sé il cartello che riporta gli Enti che vantano il merito della realizzazione dell'opera: dall'Unione Europea al Comune di Grotte.
"Investiamo nel vostro futuro", dice. E continua specificando "Strada extraurbana 'Racalmare' via di fuga del centro abitato di Grotte (AG)".
Peccato che, nel malaugurato caso in cui davvero dovesse servire una "via di fuga", la "Racalmare - San Benedetto" (nelle condizioni da campo minato in cui si trova oggi) si troverebbe presto bloccata: auto che fuggono, pneumatici scoppiati, traffico in tilt.
"Ho già rappresentato il problema ai soggetti competenti - mi dice il sindaco Alfonso Provvidenza -, non mi sanno dire esattamente di quali tratti sono proprietari"; è una situazione incredibile.
Alle diverse proposte (anche di una raccolta fondi o di un intervento "di emergenza") ribadisce che non si tratta di una questione economica ma di altro; se qualcuno - operaio pubblico o privato - incaricato dal Sindaco di eseguire un intervento del genere si fa male o viene sorpreso sul fatto, immediata e inevitabile scatta la denuncia. La situazione è davvero paradossale.
In attesa delle risposte dei Sindaci dei Comuni di Comitini, Aragona e Favara, il consiglio è di percorrere la
"Racalmare - San Benedetto" con estrema prudenza.
  
Carmelo Arnone
5 febbraio 2019
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04/02/2019

Chiesa. Avvisi ed appuntamenti della settimana.

 

Chiese di Grotte

Pubblichiamo gli avvisi diffusi al termine delle sante Messe domenicali e gli appuntamenti ecclesiali più rilevanti.
Per agevolarne la consultazione, gli avvisi settimanali sono pubblicati anche nella pagina Chiesa.

Lunedi 4
febbraio
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa.

Martedi 5 febbraio
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa;
- ore 18,00, a Racalmuto presso la casa di riposo, incontro degli operatori pastorali.

Mercoledi 6
febbraio
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa;
- ore 18.00, in chiesa Madre, "La gratuità della salvezza", catechesi di don Marcél per tutti i fedeli.

Giovedi 7
febbraio
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa (al termine, Adorazione eucaristica).

Venerdi 8
febbraio
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa
- ore 20.00, a San Francesco, riunione delle giovani coppie di sposi, dei genitori dei bambini battezzati e da battezzare.

Sabato 9
febbraio
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 18.30, in chiesa Madre, santa Messa prefestiva.

Domenica 10
febbraio
- ore 08.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 10.00, nella chiesa san Rocco, santa Messa;
- ore 11.00, in chiesa Madre, santa Messa;
- ore 11.30, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 17.30, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa (con il cammino di fede per i fidanzati);
- ore 18.45, in chiesa Madre, santa Messa.

AVVISI

Mercoledi 13 febbraio, nella chiesa di San Francesco, iniziano le sante Quarantore (santa Messa alle ore 09.30, Ora santa alle 16.00 ); per informazioni rivolgersi in parrocchia.

Orari delle Sante Messe in vigore dal 28/10/2018:

   Feriali:
   ore 08.45, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 17.30, chiesa Madre

   Prefestivi:
   ore 18.30, chiesa Madre
   ore 20.15, chiesa San Francesco (animata dalle comunità neocatecumenali)

   Festivi:
   ore 08.00, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 10.00, chiesa San Rocco
   ore 11.00, chiesa Madre
   ore 11.30, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 17.30, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 18.45, chiesa Madre
 

 

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03/02/2019

Lingua. "Origini del vernacolo siciliano e della lingua italiana" (9); di Rodolfo Costanza

 

Origini del vernacolo siciliano e della lingua italiana
Brano di
Jacopo da Lentini



Prof. Rodolfo Costanza
Prof. Rodolfo Costanza


Origini del vernacolo siciliano
e
della lingua italiana
  
(Puntata n° 9)

9. L’umanesimo

9.1 Poeti della seconda meta del Trecento e della prima metà del Quattrocento

    
Il valore poetico della lirica prodotta nella seconda metà del Trecento, senza tenere in considerazione il Petrarca, è assai scarso e, se pur si avverte lo sforzo di conservare lo stile del Dolce stil novo, si avverte che essa è svuotata della sua sostanza più intima.
     Alla morte del Petrarca e del Boccaccio e dopo una tanto ricca fioritura trecentesca si assiste nella fine del Trecento a uno strano fenomeno che, a parere di molti critici, pare interrompere il corso iniziato nei primi decenni del duecento e che appare uno dei più poveri della nostra storia letteraria per non parlare, come dice il Migliorini, addirittura di “crisi a cavallo dei due secoli
.
     I letterati di questo periodo rinnegarono, disprezzandolo, tutto il lavoro fatto durante i due secoli precedenti per rendere la lingua volgare degna di essere chiamata lingua letteraria e composero non più in volgare ma in latino, arrivando a considerare l’opera di Dante, di Boccaccio e di Petrarca, come scrive Leonardo Bruni nel primo dialogo all’amico Pietro Istriano della sua opera scritta in latino intitolata Ad Petrum Paulum Histrium, solamente “poesia per calzolai e panettieri”.
     A distinguersi tra i numerosi rimatori aulici di questo periodo sono, a inizio secolo, il pisano Fazio degli Uberti per le canzoni politiche e soprattutto per le rime d’amore nelle quali si mescola l’influsso della poesia stilnovistica, provenzale, petrarchesca e di quella delle rime pietrose di Dante. Poi seguono il padovano Matteo Correggiaio e, sul finire del secolo, il fiorentino Cino Rinuccini, la cui poesia risente dell’influsso di Dante, oltre che del modello petrarchesco. Tra i vari rimatori di questo periodo molti sono i rimatori di corte, soprattutto nell’Italia settentrionale, che possiedono scarsa ispirazione e poca cultura, che errano da una corte all’altra mettendo al loro servizio la poesia non tanto corredata da sentimenti profondi ma da propositi di adulazione.
     Tra questi rimatori si distingue Antonio Beccari di Ferrara, del quale ci sono giunte alcune rime di carattere amoroso e politico, tre frottole di stile giullaresco e alcune liriche di stile confessionale. Poi Francesco di Vannozzo di Padova che visse nella seconda metà del secolo presso alcune corti, come quella dei Carraresi, degli Scaligeri e dei Visconti e che ci ha lasciato tra le sue rime politiche otto sonetti sotto il nome di Cantilena pro comite Virtutum, alcune rime autobiografiche a carattere di confessione, quattro frottole e alcuni sonetti d’amore che, pur riprendendo lo stile petrarchesco in modo grossolano, non mancano di freschezza di sentimenti.
     Durante tutto il Trecento fiorì anche un’abbondante letteratura di carattere religioso che si esprime sotto forma di prediche, trattati, lettere devote, laude, sacre rappresentazioni e opere di carattere agiografico. Tra gli scrittori religiosi del Trecento si ricordano nell’ambito della tradizione domenicana il frate Jacopo Passavanti che raccolse in un trattato dal titolo “Specchio di vera penitenza”. Domenico Cavalca autore delle
Vite dei Santi Padri” e di numerosi testi latini, oltre che di sonetti, laude e serventesi. In ambito francescano si trovano I Fioretti di San Francesco” composti da un autore toscano anonimo risalente alla fine del secolo XIII dal titolo Actus beati francisci et sociorum eius.
     Sempre nel Trecento un posto significativo occupa Caterina Benincasa detta Caterina da Siena della quale ci sono pervenute 381
Lettere” e il “Dialogo della Divina Provvidenza” che furono scritte dai suoi discepoli sotto dettatura con una scrittura che “coniuga i modi dello stile biblico e della letteratura sacra con l’immediatezza e l’impressionismo di un linguaggio popolare”. Nell’ambito della produzione laudistica trecentesca, si distingue anche Bianco da Siena, autore di numerose laude.
     Anche nella seconda metà del secolo XIV Firenze rimane un centro di viva cultura dove fiorisce una letteratura in prosa e in versi più che altro di genere confessionale, fatto di riflessioni, di aneddoti e di ammonimenti che ha tra gli autori degni di essere menzionati il campano
Antonio Pucci che ci ha lasciato, in una metrica popolare e dal lessico brioso, una vasta e varia opera che comprende sonetti, serventesi quaternari, capitoli e cantari che possiedono “una vena ingenua e fresca di poesia e una certa attitudine a risentire e riprodurre i semplici affetti del popolo in mezzo al quale e per il quale scriveva”. Nel Pucci si ravvisa l’influenza di Dante il cui culto è ormai molto vivo in Toscana e non solo, come dimostrano i numerosi commentari alla Commedia che fioriscono in questo periodo.
     Fiorisce anche in questo periodo e sempre a Firenze un nuovo genere di poesia per musica che si esprime nella forma della ballata, del madrigale e della caccia alla quale si accosta l’opera di Ser Giovanni Fiorentino che è stato identificato da Pasquale Stoppelli in un giullare, Giovanni di Firenze, con il nome di “Malizia Barattone” con la sua raccolta di ballate che all’interno della sua opera intitolata “Il Pecorone”, una raccolta di novelle di ispirazione boccaccesca che rappresentano la parte più riuscita.
     Tra gli scrittori che si avvicinano in questi anni a questi due nuovi generi letterari, il più significativo è il fiorentino Franco Sacchetti tra le cui opere risaltano
Il libro delle rime” e Il Trecentonovelle. In queste novelle l’autore svela doti sicure di scrittore: abilità nello schizzare, se non personaggi a tutto tondo, almeno macchiette vivaci; sicurezza nel descrivere scene di folla, di confusione, di tumulto; scioltezza di una sintassi popolareggiante; compiacimento per una lingua quanto mai viva e sapida, colta felicemente da tutti gli strati linguistici”.
     La storiografia in volgare rispecchia i caratteri principali della civiltà del Trecento con le sue storie o cronache. I più noti cronisti in volgare di questo periodo sono i due scrittori fiorentini Dino Compagni e Giovanni Villani rispettivamente autori, il primo, della Cronica delle cose occorrenti ne’ tempi suoi, dove racconta le vicende a partire dal 1280 fino al 1312 e il secondo di una Nova Cronica divisa in dodici libri di cui i primi sei vanno dalla torre di Babele alla discesa in Italia di Carlo d’Angiò e gli altri sei dal 1265 al 1348
.

9.2 L’Umanesimo italiano

    
Il movimento dell’Umanesimo si diffuse con grande rapidità in tutta Italia e, pur assumendo caratteri diversi a seconda dei centri di diffusione, mantenne comuni caratteristiche dovute sia alla formazione e alle caratteristiche egualitarie ma soprattutto al comune uso della lingua latina.
     Il latino degli umanisti, come già quello di Petrarca, è il latino classico, quello che alcuni studiosi avevano riscoperto attraverso i testi antichi di Cicerone, di Ennio, di Virgilio, di Orazio, di Catullo e di Ovidio e che, con un attento studio filologico, riportano alla luce. Il più importante centro umanistico sorse a Firenze e l’iniziatore dell’umanesimo fiorentino fu Coluccio Salutati, allievo di Petrarca e scopritore delle Epistulae ad familiares di Cicerone, che con i suoi trattati e il ricco epistolario fu grande diffusore dei nuovi studi letterari.
     L’Umanesimo ebbe seguito a Firenze con altri autorevoli studiosi come Niccolò Niccoli, che trascrisse numerose opere greche e latine e compose una guida per ritrovare i manoscritti in Germania, Leonardo Bruni d’Arezzo, che oltre a tradurre dal greco numerose opere, fu l’autore di una Historia fiorentina scritta in chiave classicheggiante su imitazione di Livio e di Cicerone e infine Poggio Bracciolini che, durante i suoi numerosi viaggi in Francia e in Germania, scoprì antiche opere portando così a conoscere le Institutiones oratoriae di Quintiliano, le Silvae di Stazio, le Puniche di Silio Italico e il De rerum natura di Lucrezio. Nel 1429 venne ritrovato a Lodi, dal vescovo Gerardo Landriani, il Brutus di Cicerone e nello stesso anno il cardinale Giordano Orsini acquista un codice che conservava le dodici commedie di Plauto che fino a quel momento erano sconosciute.
     Nel campo della storiografia umanistica, che ebbe come modello l’opera di Livio, si ricorda il romano Lorenzo Valla che seppe affrontare numerosi problemi filosofici, storici, culturali recando una spregiudicatezza critica che prelude alla grande fioritura del pensiero rinascimentale. Accanto al Valla è degna di essere ricordata la figura dell’umanista forlivese Flavio Biondo che instaurò il metodo scientifico negli studi storici dando l’avvio, con la sua opera Roma instaurata, alla scienza dell’archeologia, quella dell’aretino Leonardo Bruni e dell’anconetano Ciriaco d’Ancona.
     Gli umanisti, molti dei quali erano al servizio delle Signorie italiane come segretari o cancellieri, furono anche ferventi scrittori di lettere più che altro di argomento politico, ma anche privato. In questo secondo settore notevole è l’epistolario lasciato da Poggio Bracciolini che, in base al modello ciceroniano, scrisse lettere ricche di umanità e di sentimento.
     Merito degli umanisti fu quello di aver ripulito la dottrina aristotelica da tutte quelle alterazioni fatte ad opera degli arabi e degli scolastici e soprattutto di aver scoperto nella sua totalità l’opera di Platone al quale andò la loro preferenza. Dedicato a Platone fu il movimento sorto a Firenze con a capo Marsilio Ficino che, sotto la protezione dei Medici, raccoglieva nella villa di Careggi numerosi personaggi dotti, quella che in seguito venne chiamata Accademia neoplatonica. Si ricordano inoltre Giannozzo Manetti, Giovanni Pico della Mirandola e Cristoforo Landino che seppero concepire una diversa dignità dell’uomo facendo intravedere quella che sarà la filosofia moderna che avrà i suoi inizi nel Rinascimento italiano.
    
Tra la fine del Trecento e la metà del Quattrocento, la crescita di prestigio del volgare, come prima accennato, subisce una temporanea battuta d’arresto. Ma questo periodo, cosiddetto dell’Umanesimo, che sotto molti aspetti può apparire di stagnazione, è in realtà solamente un momento di pausa e di riflessione; un’età di appassionati studi critici e filologici; una specie di affannoso ed inconsapevole ritorno alle origini della nostra civiltà, attraverso il quale tutta la concezione della vita e degli ideali umani si rinnova, e al tempo stesso si opera una trasformazione della cultura e del gusto letterario, che si rivelerà appieno alla fine del secolo negli spiriti e nelle forme della nuova poesia.
     L’umanesimo, che si propone di fondare la cultura su basi laiche, prende a suo modello il mondo classico greco-romano per quanto riguarda la lingua, mostrando un crescente disinteresse per il volgare e tutto quello che lo separa dall’antichità. La parola d’ordine diventa tornare al latino nelle forme in cui l’avevano usato i grandi scrittori antichi (Cicerone, Virgilio, Seneca) ed evitare il volgare, che non è altro, si dice, che la degenerazione della lingua latina causata dal contatto con gli idiomi dei popoli barbari nell’alto Medioevo.

9.3 Il volgare impoverito

    
Il latino, nella seconda metà del Trecento e nella prima metà del Quattrocento, detiene ancora il primato assoluto nel campo della prosa, come strumento di comunicazione scritta e di cultura. A volte si tratta di un latino che assume forme domestiche, in cui affiorano tracce di un parlato in lingua volgare.
     Credere nel volgare era insomma come scommette su di un futuro incerto, laddove il latino rappresentava una certezza apparentemente indiscutibile. Tuttavia, a diffondere maggiormente in questo periodo il nuovo volgare fiorentino sono i mercanti, i giudici, i soldati di ventura, gli artisti, i maestri.
     Addirittura la maggior parte degli scrittori italiani usava il francese per scrivere le loro opere, riconoscendogli il pregio di essere la più piacevole delle lingue, niente di strano che il francese influenzasse anche i volgarizzatori. Nonostante il latino era preferito in quanto lingua più nobile, capace di garantire l’immortalità letteraria. L’uso del volgare, secondo l’opinione di molti dotti, risultava accettabile solo nelle scritture pratiche e d’affari.
     Nella prima metà del secolo accanto alla letteratura umanistica in latino nacque anche una letteratura in volgare sia di carattere devozionale e di mediocre valore, sia di carattere artistico e di alto tono. Tra gli autori della letteratura devozionale vanno menzionati il fiorentino Feo Belcari, San Bernardino da Siena.
     Tra i prosatori minori si ricordano anche i memorialisti, come lo scultore Lorenzo Ghiberti, il mercante Giovanni Morelli e il pittore Cennino Cennini che scrisse il Libro dell’arte, uno tra i primi trattati tecnici sulla pittura. Non mancarono i novellieri che continuavano la tradizione trecentesca come Giovanni Gherardi autore di un romanzo dal titolo Il Paradiso degli Alberti, Giovanni Sabadino degli Arienti che scrisse una raccolta di novelle intitolate Porretane e il più valido Giovanni Sercambi, autore di un Novelliere a imitazione del Decamerone.
     Tra i poeti più noti a carattere burlesco si ricorda Domenico di Giovanni, soprannominato il Burchiello, che compose numerosi sonetti caudati dove riprendeva lo stile della poesia giocosa e delle frottole del Trecento. Tra i poeti giocosi che vissero presso le corti quattrocentesche si ricordano Antonio Cammelli, detto il Pistoia che ebbe molta fama presso le corti settentrionali e che visse presso le corti dei Da Correggio, degli Estensi e di Ludovico il Moro. Egli compose sonetti di carattere satirico, dove è rappresentata la società del suo tempo. A continuazione della tradizione trecentesca continuarono ad essere recitati i cantari, a esserne composti dei nuovi e si diffuse la produzione di versi di argomento politico e di tipo comico-realistico.
     Sempre presso le varie corti nacque anche una poesia più aristocratica che si rifaceva alla tradizione petrarchesca e alla lirica cortigiana della seconda metà del Trecento. Tra i poeti di questo periodo furono noti Giusto de’ Conti di Valmontone, autore del canzoniere intitolato La bella mano, Benedetto Gareth, detto il Chariteo autore di un canzoniere intitolato l’Endymione e Serafino de’ Cimminelli conosciuto con lo pseudonimo di Serafino Aquilano che fu anche un musicista.

Rodolfo Costanza

Pubblicato dalla Testata Giornalistica
Grotte.info Quotidiano

su www.grotte.info il 3 febbraio 2019.
Per gentile concessione dell'Autore.
© Riproduzione riservata.
  

 

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02/02/2019

Dialoghi. "Sea Watch 3 metafora del Paese Italia?"; di Giuseppe Castronovo

 

"Dialogo" del dott. Giuseppe Castronovo, studioso ed autore di testi di Diritto.

In questi giorni il dibattito al Circolo della Concordia ha avuto come oggetto il tema dell'immigrazione. L'occasione ci è stata fornita dalla nave battente bandiera olandese Sea Watch 3 e della sua odissea nel Mare mediterraneo con 47 migranti recuperati nelle acque del mare libico; una circostanza, questa, che ha fatto dubitare non pochi tra i Soci sullo spirito che realmente sta alla base delle loro missioni.
Giuseppe Castronovo

"E se la ONG Sea Watch 3 fosse la metafora del Paese Italia?"
(Dai dibattiti svolti al “Circolo della Concordia” )

Nenè: Amici, ora che l’odissea dei 47 migranti che la nave Sea Watch 3 è andata a prendere nel mare libico sembra avviarsi ad una soluzione, con lo sbarco nel porto di Catania, non possiamo non riflettere su questa vicenda che da più di 15 giorni tiene impegnati Governo, Autorità giudiziaria, Forze dell’ordine, opinione pubblica e non solo in un dibattito sovente sterile e non sempre utile per l’interesse del nostro Paese.

Franco: Una vicenda che ha acquisito anche una indiscutibile rilevanza mediatica quando alcuni esponenti dei Radicali Italiani hanno iniziato lo sciopero della fame fino - come dicevano loro - alla “liberazione” dei 47 migranti.

Giacomo: Amici miei, è un caso che ci sta rivelando quella che è l’Italia: il fallimento della politica in tema di immigrazione; di tutta la politica europea e conseguentemente, a causa della sua posizione geografica, della politica italiana. La Sea Watch mi sembra sia diventata un palcoscenico dove in alcuni momenti è stata raggiunta la perfezione dell’arte teatrale. La nave è diventata un serio campanello di allarme capace di  dirci quanto la politica italiana abbia perso in autorevolezza a tal punto da  diventare - così come lo è diventata questa volta - una teatralità di elevata e pura perfezione. Una perfezione che è stata raggiunta quando con la processione dei politici in visita alla nave tutti noi siamo stati indotti a credere che la politica e la stessa presenza dei 47 migranti non fosse altro che una pura scena teatrale.

Enzo: Dopo il dotto intervento dell’amico Giacomo vorrei sentire l’opinione del prof. Vezio.

Vezio: È una vicenda che qualcuno vorrebbe archiviare e dimenticare quanto prima. Io dico invece che trattasi di una vicenda sulla quale dovremmo riflettere ancora a lungo per evitare che simili vicende, così come efficacemente ci sono state riferite dall’amico Giacomo, tornino a ripetersi con troppa frequenza. Vedete…

Ermanno: Che cosa?

Vezio: Tutta questa processione di politici sulla Nave Sea Watch è stato un messaggio sbagliato che abbiamo trasmesso all’estero: un invito a tanti altri diseredati a mettersi in moto verso l’Italia senza nessuna programmazione e senza nessuna certezza di un futuro migliore. La nave Sea Watch 3 oramai è diventata una metafora del Paese Italia. Un caso, forse meglio dire un caos che mi ricorda il nostro poeta Dante che già parecchi secoli addietro così si esprimeva, nel VI canto del Purgatorio, a proposito della nostra beneamata Italia:
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave senza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province ma bordello
”.
     

 

   

Giuseppe Castronovo
(gcastronovo.blogspot.it)
  

 

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02/02/2019

Attualità. "Il tirante che non tiene"; di Raniero La Valle

 

Raniero La Valle
Raniero La Valle

Raniero La Valle, giornalista e intellettuale, è stato direttore de «L’Avvenire d’Italia» e più volte parlamentare. È autore di numerose pubblicazioni. É direttore di "Vasti - Scuola di Critica delle Antropologie"; presidente del Comitato per la Democrazia Internazionale; promotore del "Manifesto per la sinistra cristiana" nel quale propone il rilancio della partecipazione politica e dei valori del patto costituzionale del '48 e la critica della democrazia maggioritaria; presidente dei Comitati Dossetti per la Costituzione.

*****

"Ci sarà pure un giudice a Berlino!", gridava il mugnaio di Potsdam contro il giudice locale che non gli aveva reso giustizia nei confronti del barone che gli aveva deviato le acque dal suo mulino, fonte della sua vita.
"C'è una giustizia e io la troverò", urlava la vedova di "Delitto e castigo" cacciata sulla strada, con gli orfani, il giorno del funerale di suo marito: "Possibile che non ci sia giustizia? Chi devi difendere se non noi derelitti? Ma ora vedremo! Ci sono al mondo dei tribunali, c'è una giustizia, e io la troverò", giura la poveretta.
"Ma che gente è la tua?", dicono alla regina di Cartagine i marinai naufraghi dell’"Eneide": "Che barbaro costume ci impedisce di scendere a terra e di fermarci sulla spiaggia? Lasciaci trarre a riva la flotta sconquassata dai venti, aggiustarla con travi tagliate dalle selve, fabbricarvi dei remi, per poi salpare lieti verso l'Italia e il Lazio"; e fu perché Didone aprì quel porto ai profughi che nacque poi l'Europa.
Ma oggi non c'è un giudice a Strasburgo. O meglio c'è una Corte europea dei Diritti Umani che non ha accolto la richiesta dei naufraghi della Sea Watch di essere sbarcati, uomini, donne e 15 minori, ma ha chiesto al nostro governo di dar loro cibo, acqua e cure mediche, insomma "i generi di prima necessità", come se avere un tetto sulla testa e una terra sotto i piedi non fosse una prima necessità per ogni essere umano.
Che mangino pure, ma in coperta, sotto i venti e le tempeste.
Questo ha detto il giudice europeo, che in ciò fa corpo con i governi e con tutta l'Europa che i naufraghi, i profughi, i richiedenti asilo non li vogliono nemmeno vedere, e se li vedono gli negano perfino il nome all'anagrafe; e si sono dovuti mettere in 7 per spartirsi 47 migranti, uno ogni 15 milioni di europei, perché la nave potesse alfine prendere terra a Catania.
"Un giorno vergognoso per l'Europa", ha detto il presidente della ONG Sea Watch: "i diritti umani non dovrebbero essere negoziati, e gli esseri umani non dovrebbero essere contrattati".
È questa la linea della fermezza con variante umanitaria: l'ha spiegata in TV nella mezz'ora di Lucia Annunziata il presidente del Parlamento europeo Tajani, leader in pectore di Forza Italia; ma la linea della fermezza in salsa umanitaria è quella che ha decretato il delitto di Stato dell'uccisione di Moro e travolto la "prima Repubblica".
Eppure che un tetto, una terra e un lavoro sia il minimo che serve a fare la dignità di un essere umano lo ha proclamato, ogni volta che ha incontrato i Movimenti Popolari, il papa Francesco, l'unico ormai che riscatta la coscienza dell'Europa e degli Stati dal precipizio di spietatezza in cui sono caduti.
Ma la spietatezza è anche il punto debole su cui è destinato a franare l'attuale sistema di potere dell'Europa e degli Stati europei.
Politiche anche severe sull'economia e sull'immigrazione possono essere accettate e perfino produrre consenso, ma la spietatezza no, la spietatezza non paga, la spietatezza non ha guadagnato ancora la maggioranza dei consensi.
Sulla spietatezza i governi possono essere combattuti, possono essere sconfitti, possono cadere.
Si tratta di trovare gli strumenti per chiamare in giudizio la spietatezza, che è anche un'empietà; l'ordinamento li offre, se non sarà un giudice sarà un Parlamento, una parte della stessa maggioranza, sarà un elettorato, sarà un popolo, ma alla fine la spietatezza sarà sconfitta.
È quello il tirante che non tiene, che innesca la rovina di tutta la costruzione di governo e di potere, come il tirante strappato del ponte Morandi a Genova.
    

Raniero La Valle
1 febbraio 2019
  

 

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01/02/2019

Politica. "Che fine ha fatto l'ascensore del Palazzo municipale?"; di Piero Castronovo

 

Piero Castronovo
Piero Castronovo

Un commento dell'ex vice sindaco e assessore all'Ambiente Piero Castronovo in merito alla realizzazione di un ascensore all'interno del Palazzo municipale di Grotte, al fine di consentire alle persone diversamente abili e con difficoltà motoria di poter accedere al piano superiore. A tale scopo avrebbero dovuto essere destinati i risparmi derivanti dalla riduzione delle indennità degli Assessori e dei Consiglieri comunali della scorsa consiliatura.

*****

"Che fine ha fatto l’ascensore del Palazzo municipale finanziato con le riduzioni dei costi della politica del precedente Consiglio comunale?
Qualcuno ha insinuato che l’impedimento a tale realizzazione fosse da attribuire all’ex sindaco Paolino Fantauzzo.
Adesso qual è l’impedimento?
Perché a distanza di sei mesi dell’amministrazione Provvidenza l’ascensore non è stato realizzato avendone i soldi nel cassetto?
Ricordo che la realizzazione dell’ascensore all’interno del Palazzo municipale non è altro che una necessità a favore dei diversamente abili, degli anziani, delle donne in gravidanza ecc..
Nella
nota pubblicata qualche giorno addietro dall’onorevole Cimino su Grotte.info Quotidiano apprendiamo che il Comune di Santo Stefano di Quisquina con i risparmi dei costi della politica ha acquistato una cucina per la mensa.
Ripeto, qual è l’impedimento?
Questa opera si poteva realizzare nel giro di due mesi?
".
  

 

   

Piero Castronovo
 

 

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01/02/2019

Riflessioni. "Immigrazione strumento ricattatorio per far cadere questo Governo"; di Antonio Pilato

 

Antonio Pilato
Antonio Pilato

Riflessione del prof. Antonio Pilato, docente di Filosofia e Scienze dell'Educazione, e Pittore.

*****

"La Sicilia sempre come soggetto di tutti i predicati possibili.
Nel caso specifico, viene da chiedersi, da quale pulpito viene la predica?
La Sicilia, per la sua posizione geografica nel Mediterraneo, che fa da ponte con l’Europa e con l’Africa, è stata da sempre, fin dall’età della pietra, oggetto di colonizzazione, da parte di molteplici invasori stranieri, attratti dalla sua fertilità, dalle sue prosperità agricole-produttive, e di ondate migratorie in cerca di migliori condizioni di vita: sicani, siculi, greci, cartaginesi, ebrei, vandali, saraceni, normanni, spagnoli, ed altri ancora.
Questi avvenimenti, per farla breve, hanno determinato il mutamento continuo del  suo aspetto politico, economico, sociale, culturale, religioso, divisioni fra città, tirannie, schiavitù, sommosse, baronati, miseria di molti, e quant’altro a danno della gente, di cui si avvertono ancora oggi profonde ferite.
Il protagonismo o l’interesse di certe istituzioni, che a mio avviso è un elemento negativo, non è cambiato affatto.
Adesso, il problema dell’immigrazione biblica, a ragione o a torto, che si può considerare invasione e conquista alla rovescia, diviene per l’opposizione strumento ricattatorio per far cadere questo Governo, come se tutti i problemi degli italiani, e della Sicilia soprattutto, fossero stati già tutti risolti: disoccupazione diffusa e sempre crescente dei giovani alla ricerca del primo impiego, povertà delle famiglie, mala sanità, mezzi pubblici che non vanno puntuali, soprattutto a Palermo, interruzioni di autostrade, linee ferroviarie di lunga percorrenza obsolete, mal funzionamento della   scuola, città sporche, come Catania e Palermo, coi cassettoni stracolmi di munnizza e rifiuti indifferenziati che traboccano fino ad invadere il passaggio delle persone, famiglie che non riescono più a pagare l’affitto, ecc. ecc.
Allora, osanniamo agli immigrati, con tutte le loro problematiche comprensibili, e clandestini, che almeno di positivo consentono a questi avversari politici di soffocare e far cadere questo Governo per tornare a sperare nella loro buona politica e nei loro valori etici, che fino a pochi mesi fa, e prima di questo Governo hanno completamente ignorato.
A futura memoria
".

 

   

Antonio Pilato
 

 

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01/02/2019

Politica. Dott. Angelo Carlisi: "Non avrò mai un nemico personale, ma un'idea da difendere"

 

Dott. Angelo Carlisi, Presidente del Consiglio comunale di Grotte
Angelo Carlisi

Pubblichiamo, di seguito, la risposta del dott. Angelo Carlisi, Presidente del Consiglio comunale di Grotte, alla lettera dell'on. Rosalba Cimino (deputata alla Camera nel Movimento 5 Stelle) dello scorso 25 gennaio.

*****

"Chiamato in causa dalla parlamentare on. Rosalba Cimino, sul quotidiano Grotte.info, preme, per amore del confronto politico democratico e del corretto rispondere, rassegnare le seguenti mie considerazioni.
Al fine di sgomberare il campo dalla semplice polemica politica, giova premettere che il gruppo locale del Movimento Cinque Stelle, da qualche mese, ha ritenuto di eleggere i rappresentanti Istituzionali del Comune di Grotte a bersaglio di attacchi ed invettive, sul tema delle indennità di funzione.
Veda On. Cimino, provoca amarezza leggere un "post" pubblicato sulla pagina Facebook del Meetup del Movimento Cinque Stelle di Grotte, in data 2 gennaio 2019, dal seguente testuale contenuto: "Il Sindaco, il Vice Sindaco, gli Assessori, il Presidente del Consiglio Comunale augurano a tutti ricchezza e prosperità", indicando nel medesimo "post" l'importo lordo delle indennità attribuite per Legge, come a volere significare che da quelle somme discendono per gli amministratori locali "ricchezza e prosperità". Capisce bene che si tratta di una notizia finalizzata, non tanto ad informare, quanto a trasmettere un messaggio artatamente allusivo.
La Legge Regionale 11/2015 regolamenta i parametri normativi delle indennità di funzione richiamando il Decreto del Ministero dell’Interno 119/2000.
Poiché ognuno di noi, cittadino, parlamentare o rappresentante del popolo a qualsiasi livello è soggetto alla Legge, il distorto che si percepisce è il "leitmotiv" di far passare una prerogativa di Legge, la percezione dell’indennità, come un fatto immorale e censurabile.
Non può pertanto passare il concetto, ed il tentativo di farlo non è affatto leale, che percepire una indennità di funzione stabilita per Legge è una questione di immoralità, di ricchezza e di prosperità, e che ciò, in ogni caso, lo sia soltanto per i rappresentanti istituzionali del nostro Comune.
Le considerazioni da me espresse nel corso dell'ultima seduta del Consiglio comunale, per rispondere ad attacchi personali fuori luogo, avevano il senso oggi ulteriormente ribadito, di veicolare la legittimità delle indennità spettanti a coloro i quali normativamente ne sono destinatari. Tra questi vi sono anche, quali destinatari per Legge, tutti i Parlamentari ai vari livelli di rappresentanza (regionale, nazionale ed europeo), inclusa quindi l’on. Cimino che è stata da me citata soltanto ed  esclusivamente come esempio di rappresentante del popolo che percepisce una indennità per la funzione di carica.
Ritenere questo mio richiamo, nei termini su esposti, indice di poca attenzione ai parametri di correttezza del confronto politico, equivale a distorcere il senso del mio pensiero, poiché seppur è noto che il Movimento Cinque Stelle restituisce una quota parte dell’indennità di base percepita, non risulta che nessuno vi rinunci abrogando la normativa che regolamenta la materia.
Se quanto da me espresso è stato recepito in maniera differente, voglio ribadire anche in questa sede che il mio argomentare non aveva altra finalità che quella prima descritta, e ciò non mi consente di immaginare risposte di scuse in quanto per formazione ed educazione personale e familiare non ho mai inteso eleggere a bersaglio di insulti offensivi l'avversario politico.
Chiarita la posizione, in primis di fronte l’intera comunità Grottese, il senso della democrazia e dell’umiltà personale non mi fa parimenti sfuggire il dato umano di poter porgere le scuse a chi le richiede, se solo ha percepito attacchi alla persona, in luogo che ad affermazioni di principio a vantaggio della Legge.
Fin quando sarò animato da passione per la democrazia, non avrò alcuna remora ad affermare, con coraggio e lealtà, le mie idee, rimarcando sempre la verità che, nella fattispecie, è quella manifestata in Consiglio Comunale e ribadita in questa sede.
Non avrò mai un nemico personale, ma un’idea da difendere.
Non avrò mai una persona da accusare, ma una dialettica politica da contrastare con metodi democratici ed umanamente corretti".
 

 

   

Angelo Carlisi
 

 
         

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