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Marzo 2019

 

19/03/2019

Iniziative. L'Associazione "La Biddina" presenta "Transumanze", progetto video/pittorico; dal 26 marzo

 

Transumanze
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Alberto Ruce
Ruce all'opera

Giniusa
Giniusa

Prende il titolo di "Transumanze" l'iniziativa artistica che verrà proposta a Grotte dall'Associazione culturale "La Biddina".
Da martedi 26 a domenica 31 marzo, nel quartiere "San Nicola", sarà messo in atto il progetto video/pittorico "Transumanze", che mira a raccontare il rapporto uomo/natura indagando la micro-migrazione e i suoi effetti, l’abbandono dei luoghi e delle usanze popolari. Nelle "note a margine" del progetto, così scrivono Alberto Ruce e "Giniusa", i due artisti che ne sono ideatori e realizzatori: "Come il bestiame transumato lascia le zone collinari per trovare il cibo, così le persone migrano, da un posto all’altro, da luoghi dove le opportunità scarseggiano a posti in cui trovare nuove risorse. Mondi interi che stanno svanendo insieme al ricordo di piccoli gesti e al loro significato simbolico".
Alberto Ruce, classe 1988, è un "UrbanArtist" che realizza le sue opere sui muri utilizzando sempre una tecnica spray. Oltre che in Italia è conosciuto ed apprezzato anche in Francia, dove ha creato diverse sue opere.
"Giniusa", all'anagrafe Carla Costanza, ventottenne artista che si è formata all'Istituto Statale d'Arte di Catania e si è laureata col massimo dei voti all'Istituto Italiano Design di Perugia, è una Graphic Designer con approfondita competenza di Motion Design e Video Editing.
Il progetto
video/pittorico "Transumanze" ha visto ieri il suo avvio, da Palermo, e seguirà sette tappe in giro per la Sicilia:
- a Palermo dal 18 marzo (a cura del Museo sociale Dannisini);
- a Poggioreale (TP) dal 22 marzo (a cura dell'Associazione Poggioreale Antica);
- a Grotte (AG) dal 26 al 31 marzo (a cura dell'Associazione La Biddina);
- a Delia (CL) dal 2 aprile (a cura del Comune di Delia);
- a Caltagirone (CT) dal 5 aprile (a cura di Mansourcing);
- a Catania dall'8 aprile (a cura del Collettivo Res Publica Temporanea);
- a San Marco D’Alunzio (ME) dall'11 aprile (a cura del TRE60lab San Marco D'Alunzio).
  
Carmelo Arnone
19 marzo 2019
© Riproduzione riservata.
  

Associazione Culturale "La Biddina"
La Biddina

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19/03/2019

Volontariato. Riunione per la costituzione dell'AVIS Comunale di Grotte; domenica 24 marzo

 

AVIS
AVIS

Domenica prossima, 24 marzo, alle ore 10.30 presso la sede di Via Francesco Ingrao n° 92/94 (dove vengono effettuate le donazioni di sangue), si terrà la prima riunione di tutti i donatori grottesi - e di quanti vorranno diventare futuri donatori - per procedere alla costituzione dell'AVIS Comunale di Grotte. Saranno presenti i componenti del Comitato dei Promotori e tutti gli aspiranti soci. All'incontro prenderà parte il Presidente Provinciale AVIS di Agrigento, Salvatore Ciaccio, ed il Presidente Comunale AVIS di Campobello di Licata, Amedeo Avanzato.
Parteciperà ai lavori e darà il suo saluto il sindaco di Grotte Alfonso Provvidenza.
A differenza di altre preesistenti associazioni di donatori, la costituenda
AVIS Comunale di Grotte (come previsto dallo Statuto e dal Regolamento dell'AVIS nazionale) avrà piena autonomia organizzativa, amministrativa e gestionale.
AVIS (Associazione Volontari Italiani del Sangue) è la più grande organizzazione di volontariato del sangue italiana che, grazie ai suoi associati, riesce a garantire circa l’80% del fabbisogno nazionale di sangue. AVIS può contare su oltre 1.300.000 soci, che ogni anno contribuiscono alla raccolta di oltre 2.000.000 di unità di sangue e suoi derivati.
È un’associazione di volontariato, apartitica, aconfessionale, che non ammette discriminazioni di genere, etnia, lingua, nazionalità, religione, ideologia politica, che persegue, senza scopo di lucro, finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.
AVIS è presente su tutto il territorio nazionale con oltre 3400 sedi (numero che comprende anche 19 sedi fondate in Svizzera da emigranti italiani negli anni Sessanta).
Fonda la sua attività sui principi della democrazia, della libera partecipazione sociale e sul volontariato, quale elemento centrale e insostituibile di solidarietà umana. Vi aderiscono tutti coloro che hanno intenzione di donare volontariamente, anonimamente, periodicamente e gratuitamente il proprio sangue, ma anche chi, non potendo compiere questo gesto perché non idoneo, desideri collaborare gratuitamente a tutte le attività di promozione e organizzazione. Molto impegno è riservato alla promozione della solidarietà, della cittadinanza attiva e degli stili di vita sani e corretti. A queste attività si aggiunge anche il sostegno alla ricerca scientifica e la partecipazione a progetti di cooperazione internazionale. Nel conseguimento di tutti questi obiettivi, AVIS può contare sulla collaborazione delle più importanti e prestigiose istituzioni nazionali e di soggetti privati con cui ha stipulato accordi di collaborazione e protocolli d’intesa.
La costituzione all'AVIS Comunale di Grotte rappresenterà per tutti i donatori di sangue grottesi un notevole momento di crescita, sia attraverso l'adesione ad una consolidata e prestigiosa realtà di volontariato a carattere nazionale, sia tramite una più consapevole e responsabile autonomia organizzativa.
  
Carmelo Arnone
19 marzo 2019
© Riproduzione riservata.
  

 

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19/03/2019

Ambiente. Manutenzione e pulizia dell'impianto di depurazione (comparto di disinfezione) di Grotte

 

Depuratore di Grotte
D
epuratore di Grotte

Saranno eseguiti oggi, martedi 19 marzo, a cura del personale di Girgenti Acque S.p.A., i lavori di manutenzione finalizzati alla pulizia del comparto di disinfezione presso l'impianto di depurazione di Grotte (vedi foto a lato).
A darne notizia, in una nota ufficiale inviata al Comune di Grotte, è l'ing. Barrovecchio, Direttore tecnico "Fognature e Depurazione" presso la Società agrigentina - attualmente in gestione commissariale - che gestisce il Sistema Idrico Integrato dell'Ambito Territoriale Idrico AG9.
L'intervento viene effettuato attraverso un by-pass temporaneo del comparto interessato ai lavori, mantenendo attive tutte le altre sezioni di trattamento e garantendo la clorazione del refluo in uscita. I lavori dovrebbero essere completati nell'arco della giornata.
Nel diffondere la notizia, l'Azienda precisa che:
- l'intervento verrà eseguito ripristinando la piena funzionalità dell'impianto nel più breve tempo possibile, continuando a garantire il trattamento dell'intera portata dei reflui in arrivo;
- saranno mantenute attive tutte le altre sezioni dell'impianto;
- sarà mantenuto in funzione e in efficienza il sistema di disinfezione;
- saranno mantenuti costantemente in esercizio i misuratori di portata.
  
Carmelo Arnone
19 marzo 2019
© Riproduzione riservata.
  

 

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19/03/2019

Politica. UDC: in programma un incontro sul tema "100 Giovani X la Sicilia"

 

Cesa e Terrana
Cesa e Terrana

Durante l'anno nel quale ricorre l'anniversario dell'appello ai "Liberi e Forti" di Don Luigi Sturzo, l'Udc promuoverà il prossimo mese un incontro che vedrà la partecipazione di 100 giovani provenienti da tutte le province dell'Isola.
La manifestazione sarà l'occasione per riflettere su alcune importanti tematiche sociali ma anche per rilanciare l' impegno del partito tra le nuove generazioni con i suoi principi ispiratori.
L'iniziativa sarà promossa dal Coordinatore politico regionale e Responsabile Enti Locali del partito Decio Terrana (nella foto con il Segretario nazionale Cesa).
"L'Udc - ha dichiarato Decio Terrana - proporrà un incontro con 100 ‪ragazzi e ‪ragazze di tutta la Sicilia, con lo scopo di elaborare delle ‪‎proposte concrete che nascono dal basso e in modo particolare dai giovani per promuovere il ‎protagonismo ‪sociale, l’impegno civico e la ‎solidarietà  ma anche per contribuire a costruire una Sicilia più accogliente e solidale, con nuove opportunità. Insieme a loro - continua Terrana - sarà l' occasione, grazie alla partecipazione di autorevoli esponenti delle istituzioni, per riflettere su dieci punti nevralgici per lo sviluppo della nostra terra. L'incontro sarà un momento di confronto ma anche di condivisione con lo stile dei moderati fedeli al messaggio sturziano".
Ecco le 10 proposte di riflessione:
1) una libera Università che di concerto con le altre sia strumento di crescita civile e di sviluppo economico;
2) una sanità di eccellenza che possa veramente salvaguardare la salute e la vita dei siciliani per evitare di guarirsi negli ospedali del nord guidati spesso da medici siciliani;
3) evitare lo spopolamento dei centri minori con adeguate politiche di valorizzazione; 
4) trovare meccanismi adeguati per evitare la fuga dei cervelli siciliani e investire sulle nuove tecnologie;
5) creare una fiscalità di vantaggio per evitare la fuga delle aziende tartassate da un sistema fiscale oppressivo;
6) creare una rete ferroviaria che sia adeguata al terzo millennio e che possa competere con la TAV del nord;
7) valorizzare e creare un supporto alla nostra agricoltura biologica e di ottima qualità;
8) creare condizioni ottimali per sviluppare il turismo in una terra piena di storia, di beni culturali di altissimo livello e di cibi di qualità eccezionale;
9) valorizzare tutte le fondazioni intitolate ai grandi letterati siciliani e promuovere valide politiche giovanili;
10) formare una classe dirigente colta, garbata e ispirata ai valori della dottrina sociale della Chiesa.
     

Redazione
19 marzo 2019.
  

 

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18/03/2019

Iniziative. Convegno sul comparto agroalimentare; intervento del dott. Angelo Carlisi

 

Convegno sul comparto agro-alimentare
Convegno

Convegno sul comparto agro-alimentare
Convegno

Convegno sul comparto agro-alimentare
Convegno

Lo scorso sabato 16 marzo 2019, nell'Aula consiliare del Comune di Grotte, si è svolto un convegno (sulla formazione ed il marketing rivolto alle piccole e medie imprese del settore agro-alimentare) organizzato dallo Studio Commercialista Cimino.
Hanno portato un saluto: Alfonso Provvidenza, Angelo Carlisi, Paola Giacalone e Maria Giovanna Mangione. Il tema è stato trattato da: Giovanni Cimino, Nicolò Castello, Calogero Alaimo Di Loro e Calogero Romano.
Pubblichiamo a lato alcune immagini del convegno; di seguito, l'intervento del dott. Angelo Carlisi, Presidente del Consiglio comunale di Grotte.

*****

"Buonasera a tutti,
innanzitutto voglio esprimere il mio personale saluto e quello di tutto il Consiglio comunale che ho l'onore di rappresentare. Voglio altresì dare il benvenuto in quest'Aula consiliare, per questo momento di formazione e confronto rivolto principalmente agli operatori economici del settore agricolo ed a tutte le piccole medie imprese del comparto agro-alimentare.
Desidero rivolgere il mio ringraziamento al rag. Giovanni Cimino per l'organizzazione di questa iniziativa di formazione, ai qualificati relatori che interverranno, ed ai Presidenti degli Ordini Professionali che attraverso la loro presenza danno particolare rilievo all'incontro di oggi: mi riferisco alla dott.ssa Maria Giovanna Mangione Presidente dell'Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Agrigento ed alla Presidente dell'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili della Provincia di Agrigento Paola Giacalone a cui, permettetemi, sono legato da rapporti di amicizia personale e familiare.
Parlare di agricoltura e filiera agroalimentare significa avere attenzione ai temi dello sviluppo economico e alla valorizzazione e salvaguardia del nostro territorio, a tal fine, per comprendere l'importanza strategica dei temi che di seguito saranno affrontati dai relatori, è opportuno richiamare alcuni dati ISMEA, riferiti all'anno 2018 appena trascorso, sul comparto agroalimentare allargato.
Un comparto che, sommando l’agricoltura, l’industria di trasformazione, la distribuzione, il commercio e la ristorazione vale quasi 220 miliardi di euro, pari al 13.5% del PIL nazionale. Soltanto il settore agricolo vede coinvolte più di 750.000 aziende. Sono numeri che danno il senso dell’importanza per l’economia nazionale di questo comparto.

Il sistema agroalimentare rappresenta quindi uno dei pilastri dell’economia italiana, aspetto importante anche dell’immagine del nostro Paese nel mondo, tanto da costituire un modello seguito e imitato a livello internazionale.
Un patrimonio di grande valore che esprime nei numeri, nella conservazione dei paesaggi rurali, nell’innovazione, nelle esportazioni il potenziale di un paese come l’Italia da sempre vocato ad una produzione enogastronomica di qualità riconosciuta.
Un sistema, dunque, complesso, articolato, che mette insieme filiere che nel complesso danno vita a milioni di posti di lavoro. Una realtà che prosegue sul solco di una tradizione millenaria, che ha saputo evolversi nel tempo, ma che da sempre costituisce un fattore determinante nell’unità del Paese e che trova nell’agricoltura un irrinunciabile valore distintivo. È proprio il settore primario, infatti, a dimostrare una diffusione territoriale, uno sviluppo capillare in tutti i territori delle Regioni italiane, in grado di produrre, ognuna con le proprie specificità, prodotti dallo standard qualitativo elevato.
L’Italia, più di tanti altri Paesi, ha dimostrato che si può mantenere la propria distintività agricola e farne un punto di forza. Non è un caso se siamo il Paese europeo con più prodotti di qualità certificata a indicazione geografica.
Dopo aver esaminato l'importanza del sistema agricolo per l'economia italiana, è opportuno specificare parimenti alcuni aspetti di criticità dell’agricoltura in generale, da ricondurre principalmente alla considerazione di come l'asse portante del sistema produttivo agricolo risulti costituito da una dimensione d'impresa di piccola e media grandezza, se non addirittura di microimprese, connotazione aziendale tipica nella nostra Regione, queste ultime caratteristiche hanno come effetto principale la mancanza di competitività nello scenario di mercato determinando uno squilibrio strutturale della filiera agroalimentare, dove la componente produttiva risulta fortemente penalizzata, con margini bassi in favore della logistica e della grande distribuzione compromettendo in tal modo la copertura dei costi di produzione e determinando quindi il potenziale squilibrio economico-finanziario delle piccole e medie imprese del comparto.

Il problema delle frammentazione dell'offerta agricola diventa quindi abnorme nella seconda fase del processo economico che sta nel passaggio della produzione agricola dal produttore alla GDO (Grande Distribuzione Organizzata). Avere una produzione limitata e non organizzata sbilancia il rapporto di forze tra i due soggetti economici nei confronti della GDO che si trova su di un piano di superiorità, poiché può imporre il proprio prezzo ed in caso di rifiuto può andare da un altro produttore con un prezzo solitamente anche inferiore.
In un sistema dove la GDO assume un potere spropositato, l’unico modello applicabile è incentivare la cooperazione, si deve
puntare sempre di più su organizzazione e aggregazione dell'offerta produttiva, solo così si possono affrontare meglio i mercati.  C'è bisogno di regole e accordi per mercati giusti che tutelino anche e soprattutto i piccoli produttori.
Un'attenzione significativa dal punto di vista legislativo, all'aggregazione tra imprese è definita nello strumento del contratto di rete, regolato dalla Legge n. 122/2010, tramite il quale due o più imprese si impegnano ad esercitare in comune una o più attività, per migliorare le rispettive capacità innovative e di competitività. Nonostante vi sia la consapevolezza che i processi di integrazione più estesi possano contribuire ad ottenere economie di scala e a superare le difficoltà nella dotazione patrimoniale o nella struttura dimensionale, emergono specialmente nel nostro contesto locale, problemi di tipo fiduciario, che inducono le imprese a ricercare pochi ed episodici rapporti di collaborazione, se non addirittura ad assumere atteggiamenti difensivi, nel timore di perdere la propria indipendenza. Il superamento di tali atteggiamenti non può che giovare alle imprese che vogliono competere in un mercato sempre più concorrenziale e globalizzato.
Serve quindi una rivoluzione culturale del modo di concepire l'attività agricola, i cui capisaldi sono da ricercare nella cooperazione e nella creazione di  reti di impresa: creando le condizioni affinché piccole e micro imprese si uniscono per creare innovazione di processo, di marketing e di organizzazione, in modo da poter rovesciare i rapporti di forza nei mercati riuscendo ad ottenere quindi la capacità di competere.
Altra grande criticità riscontrata nel comparto agricolo specialmente regionale, riguarda l’accesso al credito che rappresenta un grave problema per le piccole e micro imprese agricole, in considerazione del fatto che a priori la  dimensione aziendale influisce negativamente sul merito creditizio e quindi in ultima analisi sulla concessione di finanziamenti. A tale proposito, si sottolinea come le modalità di valutazione del merito creditizio dovrebbero essere basate non solo su informazioni quantitative standardizzate, ma anche sulla componente relazionale/qualitativa particolarmente importante nel caso di imprese di dimensioni ridotte che si occupano di agricoltura. Dal momento che una ridotta dimensione si coniuga spesso con una maggiore asimmetria informativa nel rapporto banca e impresa, è verosimile che siano sempre i piccoli operatori a soffrire di un maggior contingentamento del credito. In un contesto del genere, determinante è il ruolo dei Confidi, quali facilitatori nell'accesso al credito grazie alla fornitura di garanzie accessorie.
Sempre nell'ambito delle opportunità finalizzate al rafforzamento del sistema agricolo è da tenere ben presente il ruolo istituzionale di ISMEA ente economico pubblico specializzato nell'offerta di servizi informativi, assicurativi e finanziari nonché nell'erogazione di  forme di garanzia creditizia e finanziaria per le imprese agricole e le loro forme associate, per completare il quadro di riferimento delle opportunità di sviluppo del comparto agroalimentare è d'obbligo fare riferimento al Programma di Sviluppo Rurale (PSR 2014-2020) che rappresenta uno strumento di primaria  importanza per sostenere la redditività delle aziende agricole e la competitività dell’agricoltura in tutte le sue forme compresa la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli.
Mi piace concludere  queste mie considerazioni introduttive richiamando una riflessione sull'agricoltura nella sua accezione più ampia fatta da Carlo Petrini fondatore dell'Associazione "Slow Food" Italia: "Negli ultimi 30 anni è successa una cosa gravissima. Abbiamo trattato la terra come una serva e non come una madre, come la chiamava Francesco d’Assisi. Abbiamo il dovere di riconciliarci con la terra, e questa è la vera politica. È importante che la governance internazionale abbia a cuore i contadini: i piccoli produttori sono i più deboli, non hanno la forza dei potentati dell’industria e delle multinazionali. Non considerate l’agricoltura una questione economica. Non è la siderurgia. Nell’agricoltura c'è la nostra storia, la nostra memoria, la nostra identità, le nostre tradizioni, l'incantevole meraviglia del creato".
Grazie".

Grotte (AG), 16 marzo 2019

Aula Consiliare "Prof . Antonio Lauricella
".

 

   

Angelo Carlisi
Presidente del Consiglio comunale
 

 

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18/03/2019

Chiesa. Avvisi ed appuntamenti della settimana.

 

Chiese di Grotte

Pubblichiamo gli avvisi diffusi al termine delle sante Messe domenicali e gli appuntamenti ecclesiali più rilevanti.
Per agevolarne la consultazione, gli avvisi settimanali sono pubblicati anche nella pagina Chiesa.

Lunedi 18
marzo
- ore 06.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, celebrazione delle Lodi animata dalle Comunità Neocatecumenali;
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 17.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, santo Rosario e santa Messa (Triduo di san Giuseppe);
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa.

Martedi 19 marzo - Festa di san Giuseppe
- ore 06.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, celebrazione delle Lodi animata dalle Comunità Neocatecumenali;
- ore 09.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa (nella Festa di san Giuseppe);
- ore 11.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa (nella Festa di san Giuseppe);
- ore 17.30, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa (nella Festa di san Giuseppe).

Mercoledi 20
marzo
- ore 06.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, celebrazione delle Lodi animata dalle Comunità Neocatecumenali;
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa.

Giovedi 21
marzo
- ore 06.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, celebrazione delle Lodi animata dalle Comunità Neocatecumenali;
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa (al termine, Adorazione eucaristica).

Venerdi 22
marzo - oggi la Chiesa raccomanda l'astinenza dalle carni
- ore 06.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, celebrazione delle Lodi animata dalle Comunità Neocatecumenali;
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa e Via Crucis;
- ore 16.30, in chiesa Madre, Via Crucis;
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa;
- ore 17.30, nella chiesa san Rocco, Via Crucis e santa Messa.

Sabato 23
marzo
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 18.30, in chiesa Madre, santa Messa prefestiva.

Domenica 24
marzo
- ore 08.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 10.00, nella chiesa san Rocco, santa Messa;
- ore 11.00, in chiesa Madre, santa Messa;
- ore 11.30, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 17.30, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa (con il cammino di fede per i fidanzati);
- ore 18.45, in chiesa Madre, santa Messa.

AVVISI

- Domenica prossima, 24 marzo 2019, nelle parrocchie di Grotte si celebrerà la "Giornata pro Seminario".

- Ogni giorno (esclusi prefestivi e festivi) alle ore 06.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, celebrazione delle Lodi animata dalle Comunità Neocatecumenali; la partecipazione è aperta a tutti i fedeli.

Orari delle Sante Messe in vigore dal 28/10/2018:

   Feriali:
   ore 08.45, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 17.30, chiesa Madre

   Prefestivi:
   ore 18.30, chiesa Madre
   ore 20.15, chiesa San Francesco (animata dalle comunità neocatecumenali)

   Festivi:
   ore 08.00, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 10.00, chiesa San Rocco
   ore 11.00, chiesa Madre
   ore 11.30, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 17.30, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 18.45, chiesa Madre
 

 

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17/03/2019

Salute. "La cultura della prevenzione come metodo di vita"; di Miriam Cipolla

 

Alfonso Provvidenza e Miriam Cipolla
Provvidenza e Cipolla

Con lo staff dell'Associazione "Padre Vinti"
All'accoglienza

Dichiarazione dell'Assessore alla Sanità del Comune di Grotte, Miriam Cipolla (nella foto a lato, con il sindaco Alfonso Provvidenza), nel giorno dell'inizio della campagna di screening per la diagnosi precoce dei tumori. L'iniziativa è realizzata in collaborazione con la Lega Italiana per la Lotta Contro i Tumori (LILT), con l’Associazione di Volontariato “Padre Vinti”, e con i medici: dott. Pasquale Borsellino, dott.ssa Carmela Di Caro e dott. Gianluca Sciortino.

*****

"La prevenzione è un messaggio per tutti noi... e noi facciamo prevenzione. Poche regole aiuteranno a vivere più a lungo e meglio.
Come Amministrazione comunale grottese puntiamo molto ad una corretta informazione e promozione delle sane abitudini di vita.
Oggi 16 marzo 2019 (NdR: ieri) siamo impegnati ad attivare il percorso della prevenzione inviando un messaggio di speranza, con lo scopo di diffondere la cultura della prevenzione come metodo di vita.
Prevenire è vivere.
In questo contesto corre l'obbligo ringraziare la LILT, da sempre impegnata a diffondere la corretta informazione, e l'Associazione “Padre Vinti”; grazie alla loro attiva partecipazione, alla disponibilità estrema e soprattutto all'accoglienza dimostrata, ci hanno permesso di realizzare questa campagna di sensibilizzazione e di operare in tal senso con il loro impegno e la nostra responsabilità. Perché la salute è il nostro bene più prezioso!
Grazie a tutti".
  

A Grotte, visite senologiche e dermatologiche gratuite per la diagnosi precoce dei tumori
Manifesto

   

Miriam Cipolla
 

 

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17/03/2019

Fotografia. "Sulla corda che oscilla tra il dubbio e la verità"; di Franco Carlisi

 

Gente di Fotografia
Sito ufficiale

Dovendo realizzare un’intervista scritta per la rubrica Close Up, cercavo domande ingenue per stimolare in cambio risposte interessanti.
Tiravo fuori, nonostante lo spirito di abnegazione, concetti dall’aria ordinaria e dimessa. Idee usurate che mi tornavano in mente solo per contraddirle. E domande che non esigevano alcuna risposta.
Forse perché l’argomento da trattare - la fotografia - quando pensi di averlo afferrato, si disfa tra le mani. Ma ancor più perché, con gli anni, il dubbio si è insinuato nella compattezza delle mie idee, mi ha reso sempre meno impermeabile alle incertezze, più fragile nelle mie convinzioni e mi ha costretto a ridefinirmi.
Ho finito così per indossare sempre meno gli stivali del categorico preferendo alle affermazioni stentoree, alle battute efficaci l’inferenza di un ragionamento, di un discorso documentato.
Riconosco in questa debolezza una delle più deleterie inclinazioni del mio carattere. Infatti, guadagnerei sicuramente nella considerazione altrui se anziché sospendere il giudizio per intervenuti ragionevoli dubbi, mi abbandonassi secondo la consuetudine del momento alla sicumera più esclamativa.
Oppure, se potessi trattare le passioni, le fisime, le
increspature salutari del pensiero con parole addomesticate e con esse avere certezze da spendere.
È la grande questione del rapporto tra le parole e la vita. Lo so. Me ne faccio una colpa. Ma, in questo caso, ho delle attenuanti: scrivo in uno stato di letargica sospensione con soprassalti di disobbedienza isterica quando, mio malgrado, mi ritrovo a pensare secondo la spiccia disinvoltura del “pensiero comune” avendo come unici interlocutori una tastiera impaziente e lo schermo del computer.
Voglio comunque tranquillizzare il lettore: alla fine, l’intervista risulta molto interessante grazie alla qualità dell’intervistato.
Tuttavia, tornando alla mia esperienza vorrei contraddire una vulgata giornalistica:
pare che realizzare un’intervista metta un fremito di eccitazione voyeuristica.
Sarà.
Nel mio caso me ne viene un tedio da serrarmi gli occhi in segno di resa incondizionata alle narcotiche e ondulatorie perplessità del pensiero. Mi vedo così, per un tempo indefinito, sonnambulo funambolo in precario equilibrio sulla corda che oscilla tra il dubbio e la verità, prima di riaprire gli occhi sulla mia immagine specchiata dallo schermo in pausa. Incredulo, non mi riconosco.
Com’è possibile che la mia immagine mentale che è sempre ferma, nella realtà si sia così radicalmente trasformata?
E queste parentesi qui? Quando, precisamente, sono comparse?
Che mi sia consumato per l’insistenza in un lavoro così ingrato?
C’è qualcosa che è rimasto immobile. Gli occhi, dicono. Pare che i bulbi oculari rimangano tal quali. Solo più profondi, più intensi.
Il tempo ci usura e spesso ci migliora in un processo di invecchiamento ed evoluzione.
Siamo in divenire.
Persino la lingua si evolve. Lo asseriva già Dante Alighieri. Ed è vero. Tutto evolve. Il cambiamento è in noi. Nel tempo che siamo.
Anche la bellezza muta, condizionata, come sosteneva Umberto Eco, dai canoni sempre nuovi dell’epoca in cui viviamo. Se non fosse così non potremmo più parlarne e finiremmo per negarla o assolutizzarla con affermazioni che «si fondano sulla presunzione della oggettività e immutabilità del valore estetico» (U. Eco, Opera aperta, 1962, Bompiani, Milano 2009, p. 88).

Tutto scorre
, lo sappiamo dal tempo della scuola.
Ci muoviamo insieme a tutto ciò che ci circonda. E se la fotografia è il risultato del rapporto del fotografo col mondo, ovviamente questa relazione non può essere mai statica, neutrale.
Un mio amico fotoreporter da oltre venti anni sostiene di muoversi all’interno delle coordinate bressoniane; condanna la democratizzazione degli istanti che rende retorica tanta fotografia e ribadisce l’importanza del momento decisivo.
Come dargli torto.
Tuttavia quando qualcuno definisce belle le sue fotografie, si difende. Convinto com’è che la fotografia debba essere buona e basta. Chissà se Henri Cartier Bresson approverebbe.
Anche adesso che dalle sue foto sono quasi sparite le forme e il mosso ha invaso la scena, il mio amico si ostina ad assolutizzare il buono come unica categoria estetica ascrivibile alla fotografia.
Insomma, alla sua fotografia è accaduto quel che è successo a me davanti allo specchio. È cambiata dando rappresentazione ai mutamenti del suo aspetto, della sua psiche, della sua visione del mondo, in maniera silente e impercettibile mentre lui continua a scomodare Bresson.
Si evolve la fotografia come la bellezza.
E si adatta a un cambiamento della società senza precedenti che non è solo evoluzione tecnologica ma riguarda anche i comportamenti, le pratiche relazionali, le forme di percezione e di conoscenza.
Rafforza la sua presenza nella nostra vita - la fotografia - moltiplicando i suoi significati, i suoi usi, i suoi obiettivi. E se pure la vediamo sempre più attestata nella rappresentazione della finzione, del verosimile, continuiamo a riconoscerle un rapporto privilegiato con il reale.
Solo che la percezione di quello che noi chiamiamo “reale” oggi è cambiata.
L’evoluzione della tecnica ha permesso di allargare i confini del reale che ora straripa nel virtuale.
C’è qualcuno qui disposto ad affermare che il virtuale non sia reale? E se si obietta che il reale è il concreto, beh, bisognerebbe allora rispondere che l’amore è astratto eppure è quanto di più reale esista.
Viviamo un presente che si è fatto molteplice e frantumato nei mutevoli presenti ai quali si può ricondurre la nostra esperienza concreta e nello stesso tempo virtuale.
Viviamo un qui e che sono sullo stesso piano, sono lo stesso spazio in cui abitiamo.
Confidiamo nel flusso infinito di immagini cui siamo sottoposti per poterci avvicinare di più al mondo mentre in realtà ce ne allontana confinandoci in un’astrazione dal concreto che ci disorienta e nel contempo ci affascina e ci rapisce.
La fotografia si è fatta contagiare da questo desiderio diffuso di superare il perimetro del concreto.
Non è più copia del reale e forse non lo è stata neanche quando ha preteso di esserlo. È essa stessa una forma nuova del reale, consustanziale alla nostra esperienza di vita, concreta e virtuale insieme.
E questa rivista?
Anche
Gente di Fotografia si evolve e si avvia verso un nuovo corso con una veste grafica rinnovata e con una più ricca proposta di contenuti; determinata a stare dentro il presente in maniera problematica e analitica, senza fantasie di fuga.
Se la fotografia è un universo mutevole dai confini fluidi e labili che chiede di essere esplorato e abitato, in questo universo ci muoveremo senza mete precise o mappe tracciate.
Conosceremo percorsi provvisori, rotte inesplorate, giri a vuoto e approdi utopici, nell’isola che non c’è
.

Franco Carlisi
(Editoriale al n° 72 di Gente di Fotografia)
17 marzo 2019
© Riproduzione riservata.
 

Franco Carlisi
Franco Carlisi

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17/03/2019

Lingua. "Origini del vernacolo siciliano e della lingua italiana" (15); di Rodolfo Costanza

 

Origini del vernacolo siciliano e della lingua italiana
Brano di
Jacopo da Lentini



Prof. Rodolfo Costanza
Prof. Rodolfo Costanza


Origini del vernacolo siciliano
e
della lingua italiana
  
(Puntata n° 15)

15. Il Novecento

15.1 Il linguaggio letterario nella prima metà del secolo

    
Tra l’inizio del Novecento e l’avvento del fascismo sorgono alcuni movimenti letterari, i più indicativi sono il decadentismo e il futurismo.
     Conseguente al materialismo della belle epoque sorge il decadentismo, una corrente artistico-letteraria che si sviluppa nei primi anni del Novecento. Durante questo periodo i poeti e gli scrittori si sentono estranei da un mondo che considerano materialista. Sentono che solo l’intuizione e la sensibilità, il sentimento, possano farli penetrare nei misteri della vita e farli distaccare dal materialismo. Per questo la loro poesia è libera, leggera, carica di significato e simbologie. I principali autori italiani di questo periodo sono Giovanni Pascoli, Italo Svevo e Luigi Pirandello. Il principale interprete del decadentismo è Gabriele D’Annunzio, molto coinvolto nella vita politica del tempo, noto per le sue poesie e la sua prosa molto ridondante, retorica ed elaborata.

     In letteratura predominano i temi dell’Io che nell’intimismo di Pascoli e nell’estetismo di D’annunzio segnarono un irreversibile cambiamento rispetto alla poesia di fine Ottocento di Carducci.
    
Per gli scrittori si pose il dilemma di quale registro linguistico usare, il problema non si pose per i poeti come il Pascoli e D’annunzio. Quest’ultimo, infatti, non rinunciò mai a nobilitare le sue opere attraverso la selezione lessicale. D’altra parte, la poesia di D’Annunzio si presenta come innovativa, per la capacità di sperimentare una miriade di forme diverse (anche metriche, fino a preludere ormai al verso libero) e per il gusto di citare e utilizzare lingua, esempi e stilemi antichi. Egli è un consumatore onnivoro di parole e di lessici specialistici e a lui si devono, fra l’altro, alcuni neologismi. Di seguito presentiamo una poco nota poesia del poeta.

Nella Belletta (Dannunzio)

Nella belletta i giunchi hanno l’odore

delle persiche mezze e delle rose
passe, del miele guasto e della morte.
Or tutta la palude è come un fiore
lutulento che il sol d’agosto cuoce,
con non so che dolcigna afa di morte.
Ammutisce la rana, se m’appresso.
Le bolle d’aria salgono in silenzio.

    
Le punte più innovative della prosa dannunziana si trovano nel Notturno e nel tardo Libro segreto. La prosa del Notturno si caratterizza per il periodo breve e per la sintassi convenzionale, per i frequenti “a capo”, per la presenza di elementi fonici e ritmici nelle frasi di andamento lirico. D’Annunzio, col suo gusto per lo sperimentalismo, è una sorta di Giano bifronte: si pone a chiusura di un ciclo storico e al tempo stesso inaugura nuove tendenze. In realtà gli elementi innovativi della poesia del Novecento si avranno con gli “ermetici” Ungaretti e Montale.
    
Un interessante riflesso del parlato si ha nella prosa di Svevo e soprattutto di Pirandello che ha nelle opere teatrali la presenza di una serie d’interiezioni frequentissime come “ah sì!”, “eh via!”, e connettivi come “è vero”, si sa”. Questo nuovo modo di periodare e le commedie contribuirono in modo rilevante alla diffusione dell’italiano.
     Uno dei punti di riferimento per gli scrittori rimane pur sempre la libertà di usare il dialetto e di utilizzare i forestierismi e parole di derivazione greco-latina. Bisogna però distinguere fra l’utilizzazione diretta del dialetto e le varie miscele che sono possibili combinando dialetto e lingua. Già con Isaia Ascoli, alla fine dell’Ottocento, c‘era stata una certa libertà nel travalicare le norme linguistiche.
     All’inizio del secolo esplodono a livello europeo le cosiddette avanguardie, movimenti artistici che intendono rompere del tutto i ponti con le forme più tradizionali della letteratura. In Italia
“l’avanguardia” s’identifica sostanzialmente col Futurismo. Nei primi anni del Novecento opposte a quelle dei crepuscolari e dei decadentisti, furono le convinzioni dei futuristi. Mentre i primi si ripiegavano su se stessi e con linguaggio prosastico e dimesso, invocavano un ritorno ai buoni sentimenti del passato. I futuristi invece reagivano alla caduta degli ideali della loro epoca proponendo una fiducia fermissima nel futuro.
     Fondatore del movimento futurista è Filippo Tommaso Marinetti che a Parigi, nel febbraio del 1909, pubblica il primo Manifesto futurista. In esso si proclama la fede nel futuro e nella civiltà delle macchine, si affermano gli ideali della forza, del movimento, della vitalità, del dinamismo e dello slancio. Si spronano inoltre i letterati a comporre opere nuove, ispirate all’ottimismo e a una gioia di vivere aggressiva e prepotente.
     I futuristi auspicano inoltre la nascita di una letteratura rivoluzionaria liberata da tutte le regole, anche quelle della grammatica, dell’ortografia e della punteggiatura. Essi sperimentano nuove forme di scrittura per creare una poesia tutta movimento e libertà. Negano la sintassi tradizionale, modificano le parole, le dispongono sulla pagina in modo da suggerire l’immagine che descrivono. F
ra le loro innovazioni più appariscenti ed effimere ricordiamo l’uso di parole miste a immagini, il “volume fonico” delle parole, e il largo uso di onomatopee.
     La loro necessità di liberarsi del passato e il loro desiderio di incendiare musei e biblioteche sono proclamate con enfasi e violenza: dall’esaltazione del movimento si passa all’entusiasmo euforico della guerra vista come espressione ammirabile di uomini forti e virili. I futuristi sostengono la necessità dell’intervento nella prima guerra mondiale e in seguito aderiscono all’impresa di Fiume e ai primi sviluppi del fascismo. Fra i poeti che partecipano all’esperienza futurista, oltre a Marinetti, si ricordano: Aldo Palazzeschi, Francesco Cangiulo, Luciano Folgore, Ardengo Soffici e altri.

     Ritornando alla divulgazione della lingua italiana si assiste a una sua maggiore diffusione nella scuola e gli analfabeti, nel primo quindicennio del Novecento, cominciano a diminuire. Inoltre avvengono consistenti immigrazioni dalla campagna alle città industriali del nord. La prima grande guerra favorisce l’incontro tra soldati provenienti da regioni diverse. Tutto ciò provoca una certa attenuazione dell’uso del dialetto a vantaggio della lingua nazionale
.

15.2 La politica linguistica del fascismo, nasce la poesia ermetica

    
Tutte le libertà reclamate dalle avanguardie e dai futuristi, subito dopo la Grande guerra e con l’avvento del fascismo, vengono meno poiché il regime ha intenzione di mettere in atto una precisa politica linguistica, scevra di rivoluzionari cambiamenti, per favorire il consenso.
     Una delle prime riforme fu quella della scuola per opera di Giovanni Gentile che doveva preparare le nuove generazioni e la classe dirigente in linea con le direttive del partito a supporto del nazionalismo linguistico che consisteva nel preferire l’italiano a discapito dei dialetti e dei forestierismi diversamente di quanto aveva proposto l’Ascoli negli ultimi decenni del secolo precedente.
     Il fascismo aveva compreso che per mantenere l’appoggio delle masse doveva usare in modo martellante e propagandistico la radio e il cinema attraverso una capillare politica di diffusione della lingua italiana a discapito dei dialetti e dei forestierismi, in nome della autarchia culturale. La limitazione dei forestierismi, la repressione delle minoranze etniche e la polemica antidialettale erano lo scopo della politica linguistica del fascismo.
     Nel 1930 si vietò nei film l’uso di parole in lingua straniera. Nel 1940 l’Accademia d’Italia fu incaricata di esercitare una sorveglianza sulle parole forestiere e di indicare termini alternativi, anche perché una legge dello stesso anno vietò l’uso di parole straniere in tutte le varie forme possibili, definita “neopurismo”. Va ricordato che furono pubblicati vari elenchi di parole proscritte, con indicazione dei relativi sostituti. Fu imposto, senza molto successo, l’allocutivo voi al posto del lei di antica origine spagnola.
     L’oratoria si rifà ai discorsi rivolti alle masse da Mussolini. Gran parte del loro fascino stava nel rapporto diretto con la folla. Se dovessimo indicare un modello che, meglio di quello mussoliniano, rappresenta le tendenze di un’oratoria letteraria, magniloquente e tronfia, dovremmo riferirci a D’Annunzio.
     Ovviamente nel discorso mussoliniano ha largo posto lo slogan, l’esagerazione e il luogo comune con frase stereotipate: massa compatta, compiti poderosi, pagine di sangue e di gloria, fermissima incrollabile decisione, ecc.
     Quando nel 1923 divenne ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile, filosofo vicino al regime fascista, fu tolto all’Accademia della Crusca il compito di aggiornare il vocabolario. Il ventennio fascista s’inaugurava, dal punto di vista lessicografico, con la soppressione dell’antico vocabolario dell’Accademia fiorentina; tuttavia non ebbe maggior fortuna neanche il nuovo vocabolario voluto dal fascismo, prodotto dall’Accademia d’Italia.
     Il vocabolario dell’Accademia d’Italia procedette, rispetto al Tommaseo, all’eliminazione di molte voci antiche. Gli autori avevano espresso la necessità di poter accettare vocaboli nuovi per elaborare idee e cose innovative, ma ci si rese conto che i vocaboli non s’impongono per autorità di Accademie, né per mezzo di decreti.
     La letteratura italiana nel Novecento è molto influenzata, più ancora che in altri secoli, da fattori storico-politici e socio-culturali. Non si può sottovalutare che, durante il ventennio fascista, (1922-1943), la libera circolazione delle idee è stata impedita o fortemente limitata, e che perciò il dibattito letterario è stato fortemente condizionato.

     Tuttavia in quel periodo nasce la poesia ermetica, fu così chiamata nel 1936 dal critico Francesco Flora. I poeti ermetici con i loro versi non raccontano, non descrivono, non spiegano ma fissano sulla pagina dei frammenti di verità cui sono pervenuti attraverso la rivelazione poetica e non con l’aiuto del ragionamento.
     I loro testi sono molto concentrati e racchiudono molti significati in poche parole le quali hanno un’intensa carica allusiva, analogica, simbolica. La poesia degli ermetici vuole liberarsi dalle espressioni retoriche, dalla ricchezza lessicale fine a se stessa, dai momenti troppo autobiografici o descrittivi e dal sentimentalismo. Gli ermetici vogliono creare della “poesia pura” che possa essere espressa con termini essenziali. Concorre a questa essenzialità anche la sintassi semplificata che spesso è privata dei nessi logici, con spazi bianchi e lunghe e frequenti pause che rappresentano momenti di silenzio, di concentrazione, di attesa.

     I poeti ermetici si sentono lontani dalla realtà sociale e politica del loro tempo. L’esperienza della prima guerra mondiale, e quella del ventennio fascista, li isola confinandoli in una ricerca riservata a pochi. I poeti sicuramente più rappresentativi della corrente sono Giuseppe Ungaretti e Salvatore Quasimodo e poi Alfonso Gatto, Vittorio Sereni i quali continueranno la loro opera di poeti anche dopo la seconda metà del Novecento
.

15.3 Il neo italiano di Pasolini e l’unificazione linguistica

    
Finita la guerra e caduto il fascismo, il problema della lingua si presentò sotto un aspetto diverso. Con l’avvento della Repubblica fu abrogata la legge linguistica esterofoba. In campo linguistico si crea una certa vitalità, dopo che fu approvata una legge molto radicale sulla protezione delle minoranze, nella quale si riconosce tuttavia che l’italiano è la lingua ufficiale della Repubblica.
     Il problema della lingua fu posto negli anni Cinquanta da Gramsci, ormai morto in pieno fascismo. I suoi Quaderni del carcere contenevano alcune considerazioni molto innovative sulla lingua. Gramsci metteva in relazione la questione della lingua e i rapporti che si stabiliscono tra ceto dirigente e masse e analizzava i “focolai d’irradiazione delle innovazioni linguistiche” che erano la scuola, i giornali, gli scrittori, il teatro, il cinema, la radio, le pubbliche riunioni, i rapporti di conversazione tra vari strati sociali e i dialetti. Al tempo stesso, egli vedeva quanto fosse importante per le masse il possesso della lingua nazionale, che poteva essere favorito da una politica di educazione popolare, ma si rendeva conto che non si poteva decidere dall’alto quale lingua diffondere. Tutte queste considerazioni saranno la base delle discussioni degli esperti negli anni Sessanta.
     Nel frattempo un certo contributo a rinnovare la lingua, rendendola più disinvolta, fu dato dalla prosa neorealista di Pavese, Levi, Vittorini, Fenoglio, Pratolini, che si saldò con il cinema neorealista di Visconti, Rossellini, De Sica.
     A Pasolini si deve un eccezionale discorso sul “problema della lingua Italiana”. Questo discorso fu infine divulgato sulla rivista del PCI, “Rinascita”, del dicembre 1964 con la denominazione “Nuove questioni linguistiche”. Partendo da presupposti gramsciani e marxisti, egli affermava che era apparso un nuovo italiano, i cui punti di diffusione erano le grandi fabbriche del Nord, da dove ha avuto origine e si è diffusa la moderna cultura industriale. Egli diceva che lì si era sviluppato “l’italiano come lingua nazionale”. Ciò favorito, per la prima volta, da una borghesia guida che aveva imposto in maniera compatta i suoi modelli di lingua al ceto subalterno.
     Il nuovo italiano poteva contare sulla:
- semplificazione sintattica;
- caduta di forme idiomatiche e metaforiche;
- drastica diminuzione dei latinismi;
- prevalenza dell’influenza tecnica su quella della letteratura.
     Numerose furono le proteste da parte d’industriali, politici e intellettuali a queste sottili e perspicaci intuizioni di Pasolini. Egli, diversi anni dopo, intervenne per rivendicare una funzione rivoluzionaria dei vernacoli locali e per dolersi del decadimento del gergo dei giovani. Pasolini utilizzava come sistema di riferimento il rapporto con la “lingua media” e preferiva viceversa i tentativi di plurilinguismo, alla maniera di Gadda, piuttosto che l’appiattimento linguistico. Adesso presentiamo una delle più amate poesie di Pasolini.

Mi alzo con le palpebre infuocate
(Pasolini)

Mi alzo con le palpebre infuocate.
La fanciullezza smorta nella barba
cresciuta nel sonno, nella carne
smagrita, si fissa con la luce
fusa nei miei occhi riarsi.
Finisco così nel buio incendio
di una giovinezza frastornata
dall’eternità; così mi brucio, è inutile
pensando – essere altrimenti, imporre
limiti al disordine: mi trascina
sempre più frusto, con un viso secco
nella sua infanzia, verso un quieto e folle
ordine, il peso del mio giorno perso
in mute ore di gaiezza, in muti
istanti di terrore…

    
Vittorio Coletti, parlando di narratori come Calvino, Tomasi di Lampedusa, Natalia Ginzburg ecc., invece preferiva la lingua media e comune dopo la decadenza avvenuta nel linguaggio e l’introduzione di termini spuri da parte degli espressionisti e dell’avanguardia. Essi, infatti, preferivano scegliere una lingua più ricca e più complessa di quella usata nei romanzi dell’immediato dopoguerra.
     Tuttavia nei poeti come Saba, Ungaretti e Montale, si tenta una grande varietà di soluzioni stilistiche, dall’apertura al linguaggio comune e quotidiano, fino a esiti arditi.

Mattina (Ungaretti)


M’illumino
d’immenso.

Soldati (Ungaretti)

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.

    
Montale, dopo aver sapientemente selezionato, quanto gli offriva la tradizione primo-novecentesca, è arrivato, in Satura (1971) a una lingua spesso ironica, distaccata, prosastica, intrisa di citazioni quotidiane, tuttavia calcolata con straordinaria eleganza.

Spesso il male di vivere ho incontrato (Montale)

Spesso il male di vivere ho incontrato
era il rivo strozzato che gorgoglia
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

    
Alla fine ci si era accorti che gli scrittori della normalità stilistica erano, alla tirata le somme, gli autori più letti dal grande pubblico; ciò era merito del fatto che lo scrittore gode oggi di una rilevante libertà.
     Ci fu indubbiamente nella seconda metà del Novecento una contrazione dei dialetti e della parlata gergale. Era nata un’Italia diversa da quella povera, contadina e patriarcale della prima metà del secolo. Prima di tutto c’era stato un cambiamento al livello della scolarizzazione di massa. L’analfabetismo, dal 75% del 1861 passò al 5,2% nel 1971. I sondaggi dicevano anche che era progressivamente diminuito il numero di persone che parlavano in dialetto. Si aggiunga che i dialetti hanno subito un processo di uniformazione alla lingua italiana comune o media e che quindi oggi si sono più “italianizzati”. Negli anni Sessanta e Settanta, anche la fabbrica, i sindacati e i partiti avevano svolto una funzione pedagogica, promuovendo e integrando nella realtà cittadina e industriale, masse di origine contadine come aveva affermato Pasolini.
     La radio e la televisione avevano svolto un compito importante e decisivo per l’unificazione linguistica. Il giornale invece era stato il “tramite fondamentale fra l’uso colto e letterario dell’italiano e la lingua parlata” (Beccaria), e il giornale fu assunto come indice della lingua media. In esso si trovava inoltre una pluralità di sottocodici (politico, finanziario, sportivo, pubblicitario etc.) e di registri (aulico, brillante, aggressivo, ecc.)
.

15.4 L’italiano dall’uso medio e la lingua selvaggia

    
L’italiano medio è comunemente parlato a livello non formale. La differenza rispetto all’italiano che si usa chiamare standard sta nel fatto che l’italiano medio accoglie modi di dire del parlato, tenuti a freno dalla norma grammaticale dell’italiano standard che ha sempre tentato di respingerli ed emarginarli. Lo standard rappresenta dunque un italiano ufficiale e astratto, mentre l’italiano dell’uso medio rappresenta una realtà diffusa i cui tratti caratteristici sono:
1. Lui, lei, loro usati come soggetto;
2. Gli generalizzato anche con il valore di le e loro;
3. Diffusione delle forme ‘sto e sta’;
4. Ridondanze del me mi;
5. Costrutti preposizionali con il partitivo, alla maniera francese (con degli amici);
6. Ci attualizzante con il verbo avere e altri verbi (che c’hai);
7. Anacoluti nel parlato (Giorgio, non gli ho detto nulla);
8. Che polivalente;
9. Cosa interrogativo al posto di che cosa;
10. Imperfetto al posto del congiuntivo e condizionale nel periodo ipotetico dell’irrealtà.
     Tappa rilevante sul cammino di un’omologazione linguistica di tutti gli italiani fu, nel 1954, la televisione, e, nel 1962, l’introduzione della scuola media unica, uguale per tutti, con obbligo scolastico fino ai 14 anni.
     Per la sua forte incidenza sociale, la scuola è diventata dagli anni Settanta l’obiettivo privilegiato degli interventi di chi vedeva nelle forme tradizionali d’insegnamento della lingua uno strumento di repressione. A riguardo Don Milani evidenzia le condizioni di vera indigenza linguistica in cui si trovavano i ragazzi delle classi povere. Egli mette anche in discussione qualunque norma linguistica e forma alta di comunicazione, identificandovi una ‘norma’ repressiva dei ricchi a danno dei poveri.
     Gli insegnanti, messi sotto accusa per aver tramandato un italiano “puristico-scolastico”, in cui non si diceva arrabbiarsi ma adirarsi, in cui fare era ritenuto generico e improprio (svolgere i compiti), si erano buttati sulla sponda opposta, limitandosi a prendere atto del modo di esprimersi e personale che ogni alunno si era formato negli ambienti familiare ed extrascolastici, senza arricchirli culturalmente nella lingua italiana.
     Oggi si riscontrano carenze linguistiche di base non soltanto negli studenti della scuola dell’obbligo, ma anche in allievi assai avanzati nel corso dei loro studi (leggi università). Da quanto abbiamo detto, si può affermare che l’italiano unitario-medio è principalmente parlato e poco corretto. Francesco Bruni a questo proposito ha parlato di un italiano selvaggio.


15.5 Dove si parla italiano e classificazione dei dialetti

    
L’italiano si parla, in parte, ancora nel Nizzardo e nel Principato di Monaco, nei territori delle ex colonie italiane, nell’ex protettorato di Rodi, in Istria, in alcune località della Dalmazia e a Malta. Alla televisione si deve anche la recente influenza dell’italiano in Albania e Tunisia. L’italiano è parlato quindi da circa sessanta milioni di persone e da oltre trecentomila Svizzeri.
     - Gli alloglotti. Entro i confini politici della Repubblica Italiana sono presenti alcuni gruppi alloglotti (dal greco allos, altro e glotta, lingua), di varia origine. Usiamo, quindi, il concetto di isole linguistiche per indicare comunità di alloglotti che sono molto piccole e isolate (greci e albanesi).
     Oggi la legge 482 del 1999 tutela le minoranze albanesi, catalane, greche ecc. In Piemonte occidentale abbiamo anche ramificazioni provenzali, in Valle d’Aosta si parla il franco-provenzale.
     - Aree dialettali e classificazione dei dialetti. Già nel De vulgari eloquentia di Dante si era posto il problema della classificazione delle aree dialettali. In Italia vi sono tre aree diverse, la Settentrionale, la Centrale e la Meridionale, separate da due grandi linee, La Spezia-Rimini e la Roma-Ancona.
     La linea La Spezia-Rimini fu la frontiera etnica fra i popoli gallici e l’elemento etrusco. Nelle parlate dialettali, a nord di questa linea, si ha:
1) l’indebolimento (sonorizzazione o caduta) delle occlusive sorde in posizione intravocalica (fradel invece che fratello, formiga o furmia invece di formica);
2) il dimezzamento delle consonanti geminate (spala per spalla, gata per gatta, bela per bella);
3) la caduta delle vocali finali (an per anno, sal per sale) eccetto la a che resiste;
4) la contrazione delle sillabe atone (slar per sellaio, tlar per telaio).
     Nella linea Roma-Ancona invece si ha:
1) la sonorizzazione delle consonanti sorde in posizione post-nasale (mondone per montone, angora per ancora);
2) la metafonesi delle vocali toniche e ed o per influsso di i e u finali (acitu per aceto, e il dittongo metafonetico dienti per denti);
3) l’uso di tenere al posto di avere;
4) l’uso del possessivo in posizione proclitica (figliomo per figlio mio).
     Una relativa uniformità dialettale invece si riscontra nelle regioni meridionali con poche varianti tra regioni e poche difformità tra le province della stessa regione.
     La classificazione delle aree dialettali non è in realtà una cosa semplice. Non sempre i confini sono chiari e univoci. Molto forte è la variabilità dei dialetti, che mutano da luogo a luogo, anche all’interno di una regione o di una provincia. L’italiano è una lingua che per tradizione è ricca di termini ufficiali, elevati, letterari ma quando si passa a un ambito locale le differenze regionali si fanno sentire. Si possono ricordare a questo proposito le denominazioni della tazza senza manico, che al Nord è scodella, in Toscana è ciotola, ma è tazza, soprattutto al Sud.
   Tuttavia bisogna dire che di dialetti veri e propri ormai ne sono rimasti in tutto quattro: il veneto, il napoletano, il pugliese di Bari e provincia, il siculo-calabro; mentre il sardo può essere considerato una vera lingua.
     Il “dialetto” toscano, come si sa, invece è la parlata regionale che oggi più si avvicina alla lingua letteraria, poiché la lingua letteraria deriva per gran parte dal toscano trecentesco.
     Termina pertanto qui questa lunga cavalcata nella storia della letteratura italiana.
     Facciamo presente al lettore di non aver trattato gli ultimi decenni del Novecento poiché gli avvenimenti letterari e la storia della nostra lingua sono troppo recenti perché possano essere trattati con serietà e darne un giudizio storico-letterario disinteressato, imparziale e oggettivo. In sintesi occorre un minimo di distacco per fornire una valutazione seria.
     Per quanto riguarda la bibliografia, in un’opera di questo genere, non è possibile indicare le fonti di ogni dato, informazione e interpretazione. I professori di lettere riconosceranno subito i miei debiti verso i grandi maestri e i grandi storici della letteratura italiana, viventi o passati a miglior vita, ai quali sono riconoscente creditore poiché mi hanno permesso di elaborare questa modesta opera.
     Termina quindi con la fine degli anni sessanta la nostra breve storia della letteratura italiana
.

Rodolfo Costanza

Pubblicato dalla testata giornalistica
Grotte.info Quotidiano

su www.grotte.info il 17 marzo 2019.
Per gentile concessione dell'Autore.
© Riproduzione riservata.
  

 

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16/03/2019

Ambiente. Lunedi 18 e mercoledi 20 marzo, disagi nella raccolta differenziata dei rifiuti "porta a porta"

 

raccolta differenziata porta a porta


Convocazione assemblea sindacale
Assemblea

Nei giorni di lunedi 18 e mercoledi 20 marzo potrebbero verificarsi disagi nella raccolta "porta a porta" dei rifiuti domestici differenziati, a causa di due assemblee sindacali indette dagli operatori ecologici che svolgono servizio a Grotte.
Il responsabile per Grotte della ditta ISEDA ha fatto sapere che "Nella giornata di lunedi (che è prevista la raccolta di organico e 'carta e cartone'), a causa del sit-in degli operatori - che si fermeranno nelle ultime due ore del servizio - sarà raccolta soltanto la frazione dell'organico. Per quanto riguarda la 'carta e cartone', sarà recuperata giovedi".
Le due assemblee sindacali sono state convocate per lamentare il mancato pagamento degli stipendi nelle scadenze previste (leggi la comunicazione), e sono effettuate nelle ultime due ore dei giorni di lunedi e mercoledi perché in questi giorni vi è una raccolta maggiore (lunedi si ritira l'organico e "carta e cartone"; mercoledi, plastica insieme ad alluminio ed il vetro) in modo da rendere consapevole l'opinione pubblica dei disagi della categoria.
L'Amministrazione comunale di Grotte ha diffuso un avviso - che pubblichiamo di seguito - per tutti i cittadini invitandoli a provvedere, nei giorni di lunedi e mercoledi, a ritirare il rifiuto eventualmente non raccolto ed a conferirlo nel turno successivo.

*****

COMUNE DI GROTTE
Servizio di raccolta differenziata dei rifiuti

Si avvisa che, a causa di svolgimento di assemblee sindacali da parte degli operatori, nelle giornate di lunedi 18 e mercoledi 20 marzo 2019, potrebbe verificarsi la mancata raccolta in alcune zone del paese.
Si invitano i cittadini, pertanto, qualora ciò si verificasse, a ritirare presso la propria abitazione il rifiuto non raccolto e conferirlo al prossimo turno di raccolta.

Grotte, 16/03/2019.

 

    L’Amministrazione Comunale
 
 

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16/03/2019

Spettacolo. "Il Cinema di Gian Paolo Cugno"; ciclo di film a cura dell'Associazione "Nino Martoglio"

 

Il cinema di Gian Paolo Cugno
Manifesto

Prenderà il via venerdi 22 marzo, alle ore 20.00 presso l'Auditorium "San Nicola" in Grotte, un ciclo di film dal titolo "Il Cinema di Gian Paolo Cugno", organizzato dall'Associazione culturale "Nino Martoglio". L'iniziativa, ideata e diretta da Aristotele Cuffaro, prevede la proiezione di tre film del regista siciliano.
Gian Paolo Cugno, regista, sceneggiatore e scrittore, nasce nel 1968 a Pachino in provincia di Siracusa. Prima di passare al lavoro dietro alla macchina da presa, pubblica due romanzi durante gli anni Novanta, intitolati "Passi nel buio" e "La donna di nessuno". Dopo alcune esperienze da assistente alla regia e la realizzazione di alcuni documentari sulle città d'arte italiane, nel 2002 viene nominato membro della Commissione di Censura e Revisione Cinematografica presso il Dipartimento dello Spettacolo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. L'anno seguente dirige il suo primo cortometraggio, dal titolo "Il volto di mia madre", presentato per la prima volta a Parigi. Da allora lavora principalmente come regista e sceneggiatore per il grande schermo. Tra le sue opere di maggior rilievo: "Salvatore - Questa è la vita" (2006), "La bella società" (2009) e "I Cantastorie" (2016).
Sono proprio questi i film che verranno proposti nella rassegna "Il Cinema di Gian Paolo Cugno"; manifestazione realizzata con il patrocinio del Comune di Grotte - Assessorato alla Cultura, della FIDAPA sezione di Racalmuto, dell'Istituto Comprensivo "Angelo Roncalli" e della Proloco "Herbessus".
Questo è programma delle proiezioni presso l'Auditorium San Nicola:
- venerdi 22 marzo, alle ore 20.00: "Salvatore - Questa è la vita";
- venerdi 29 marzo, alle ore 20.00: "La bella società";
- venerdi 5 aprile, alle ore 20.00: "I Cantastorie".
I film verranno proiettati anche in orario antimeridiano al plesso "V. E. Orlando" (scuola media) per gli alunni dell'Istituto Comprensivo "Angelo Roncalli".
Nella serata di venerdi 5 aprile sarà presente il regista Gian Paolo Cugno col quale, ed al termine della proiezione, sarà intavolato un dibattito sui temi trattati nei suoi film.
  
Carmelo Arnone
16 marzo 2019
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16/03/2019

Letture Sponsali. "Maestro, è bello per noi stare qui"

 

Amore Sponsale
Nozze di Giuseppe e Maria

Le "Letture Sponsali" sono uno strumento sperimentale che offre gratuitamente una prospettiva sponsale alle letture della liturgia domenicale. Sono curate dal gruppo "Amore è..." (vedi il sito ufficiale), attivo dal 2006 nella diocesi di Palermo, per favorire un momento di riflessione all'interno delle coppie e nelle comunità ecclesiali. Le letture (scarica il foglietto della domenica) sono commentate da fidanzati e sposi (tra cui i grottesi Vera e Francesco).

*****

Nel Vangelo di questa II Domenica di Quaresima troviamo un’affermazione di Pietro molto importante, che ci aiuta a delineare meglio il percorso verso la Pasqua appena iniziato.
Sul monte della Trasfigurazione Pietro afferma: “Maestro, è bello per noi stare qui”.
Il deserto come luogo di discernimento e di combattimento spirituale, che abbiamo visto nella I Domenica di Quaresima, e in cui Gesù stesso viene pesantemente tentato, non è fine a se stesso bensì rappresenta la premessa per arrivare al Tabor, alla gioia piena, alla bellezza.
Nell’espressione di Pietro, questo anelito è molto forte, ricordandoci che tutti cerchiamo la bellezza e che Dio è la realtà più bella che possiamo sperimentare nella nostra vita!
Nel cammino di preparazione alla Pasqua, abbiamo la possibilità di entrare con Gesù nel deserto, non per rimanervi perennemente ma per superare le tentazioni e per imparare a gioire in Lui, e a ritrovare la Luce che solo da Lui promana e quella bellezza senza la quale il nostro mondo interiore si spegne.
L’evangelista Luca sottolinea un particolare molto significativo della Trasfigurazione: essa avviene durante la preghiera, che permette agli occhi dei discepoli di cambiare, e di trasformarsi, riconoscendo Gesù come Egli è davvero. La bellezza è nel nostro sguardo e questo sguardo può cambiare se entriamo in relazione con Lui, ossia in preghiera, trasfigurando il nostro rapporto con Dio e trasfigurando anche noi stessi.
La nostra interiorità cresce solo se ci mettiamo in ascolto e viviamo la preghiera come atteggiamento costante di fiducia.
Chiara e Fabio

Punto chiave.
Ricollegandoci alla scorsa domenica - la prima del periodo quaresimale - abbiamo visto Gesù tentato nel deserto; affamato, assetato e sottoposto alle tentazioni di Satana.
Il Vangelo di oggi vede Cristo in compagnia di tre discepoli e due figure appartenenti al vecchio testamento.
Gesù è nella Gloria di Dio con Mosè che rappresenta la Legge, ed Elia cioè i Profeti. Gesù è la ricapitolazione del Vecchio Testamento, è tutto ciò che le scritture avevano preannunciato.
Ma qual è l'atteggiamento degli apostoli?
Essi sono oppressi dal sonno, ma vengono risvegliati dalla Grazia.
È un momento straordinario tanto che vorrebbero fermarlo per sempre (“facciamo tre capanne”).
Ma non si può arrivare alla Gloria della Risurrezione se non attraverso la croce.
Questo ci dice il Vangelo odierno: come i discepoli videro nel Dio-uomo Gesù la divinità di Cristo (ciò che è invisibile), così anche noi siamo chiamati a vedere l'invisibile nel volto di ogni persona umana, e così vedere Dio stesso.
Gloria e Luciano
  
Redazione
9 marzo 2019.
  

 

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15/03/2019

Editoria. Il nuovo numero di "Gente di Fotografia" al "MIA Photo Fair 2019" di Milano

 

Gente di Fotografia
Sito ufficiale


Franco Carlisi
Franco Carlisi

È di prossima uscita il nuovo numero di "Gente di Fotografia", il n° 72, con una edizione rinnovata: nuovo il logo, la grafica ed il formato delle 148 pagine ricche di immagini e contenuti. Anche il sito della rivista, aggiornato, ha una nuova veste.
La presentazione ufficiale del n° 72 si terrà sabato 23 marzo, alle 14.30, all'interno della Galleria di "Gente di Fotografia" (21 A), al "MIA Photo Fair 2019" di Milano. Anche questo numero avrà un editoriale di Franco Carlisi.
Gente di Fotografia - che si propone come “rivista trimestrale di cultura fotografica e immagini” - è un periodico specializzato che da venticinque anni pone al centro del dibattito culturale contemporaneo la fotografia in tutte le sue declinazioni. Una rivista attenta anche ad altre forme di arte visuale, che si avvale della collaborazione di intellettuali; è espressione del mondo della cultura delle varie regioni italiane ed europee. Una vetrina per i giovani fotografi di talento italiani e stranieri, veicolo di interscambio per fotografi affermati. Affronta l’arte dell’immagine a più livelli, all’interno di una veste editoriale di grande eleganza, e le varie manifestazioni che si susseguono sul territorio nazionale e internazionale, trovano uno spazio privilegiato per arrivare ad appassionati ed esperti del settore.
"Gente di Fotografia è nata nel 1994 a Palermo - racconta Franco Carlisi - per colmare una lacuna culturale e intellettuale all'interno dell'editoria italiana del settore. Per rispondere alla esigenza di tanti che non accettavano e non accettano di considerare una rivista culturale dedicata alla loro passione, alla stregua di un catalogo commerciale. Di certo, in tempi così superficiali, non è stato facile portare avanti una pubblicazione principalmente rivolta al mondo della cultura. Tuttavia devo dire che fin dall'inizio la rivista ha incontrato il favore di molti appassionati, professionisti, collezionisti e ha goduto della collaborazione di tanti autorevoli intellettuali. Senza tradire gli ideali del primo numero in questi anni Gente di Fotografia si è progressivamente arricchita nei contenuti e ha migliorato notevolmente la sua veste editoriale, adesso di grande qualità".
La rivista - per scelta di autori, individuazione di nuovi talenti, interventi critici e testi di approfondimento sul mezzo fotografico, ottima qualità di stampa - è riuscita a diventare un punto di riferimento riconosciuto nell'ambito della cultura, non solo fotografica.
Dal 23 marzo sarà possibile ammirare "Gente di Fotografia" nella sezione "Editoria" del "MIA Photo Fair 2019" di Milano, fiera internazionale dedicata alla fotografia d’arte in Italia. Ospitata nuovamente da The Mall, nel quartiere di Porta Nuova (
Piazza Lina Bo Bardi) a Milano, dal 22 al 25 marzo 2019, "MIA Photo Fair" garantirà ad appassionati e collezionisti un accesso privilegiato al mondo della fotografia, con la possibilità di approfondire la conoscenza del medium che meglio di ogni altro riesce a interpretare la realtà contemporanea.  85 le gallerie, per quasi un terzo (27) provenienti dall’estero, ovvero da 12 paesi europei (Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Montenegro, Olanda, Romania, Spagna, Svizzera, Ungheria) e da 4 nazioni extraeuropee (Cina, Giappone, Israele, USA); il resto (58) giunge dall’Italia. A queste si aggiungono 50 espositori suddivisi tra progetti speciali, editoria e progetti a 4 mani portando il numero totale degli espositori a 135.
     

Redazione
15 marzo 2019.
  

 

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15/03/2019

Attualità. "Ratione servitutis? Non, non si può più""; di Raniero La Valle

 

Raniero La Valle
Raniero La Valle

Raniero La Valle, giornalista e intellettuale, è stato direttore de «L’Avvenire d’Italia» e più volte parlamentare. È autore di numerose pubblicazioni. É direttore di "Vasti - Scuola di Critica delle Antropologie"; presidente del Comitato per la Democrazia Internazionale; promotore del "Manifesto per la sinistra cristiana" nel quale propone il rilancio della partecipazione politica e dei valori del patto costituzionale del '48 e la critica della democrazia maggioritaria; presidente dei Comitati Dossetti per la Costituzione.

*****

"Non a tutte le donne è piaciuta l’apologia della donna fatta da papa Francesco nel corso dell’Incontro “sulla protezione dei minori nella Chiesa” quando, intervenendo di sorpresa, ha detto che ascoltando parlare una donna - la Sottosegretaria del Dicastero dei Laici e della Famiglia - aveva sentito la Chiesa parlare di se stessa, delle sue ferite, perché la donna è l’immagine della Chiesa, che è donna, è sposa, è madre, e la Chiesa stessa va pensata con le categorie della donna; infatti senza la donna, senza il genio femminile, essa sarebbe forse un sindacato, non un popolo.
Il disappunto è che sia tornata anche in queste parole l’idealizzazione “della” donna, che le donne hanno molto sofferto, essendo poi misconosciute come persone.
Ha scritto la teologa Marinella Perroni: “Il discorso che Papa Francesco ha fatto a braccio dopo la relazione di Linda Ghisoni ha messo in luce, al di là delle sue migliori intenzioni, quanto anche lui resti totalmente prigioniero di luoghi comuni che, sia pure con retoriche diverse, da secoli impediscono alla chiesa di includere le donne. L’esaltazione è sempre stata l’altra faccia dell’esclusione. Era un discorso impregnato di paternalismo patriarcale e, quindi, totalmente in linea con quel clericalismo che dice di voler sconfiggere. Finché non si ascolterà il pensiero che le donne hanno elaborato negli ultimi due secoli, la cultura delle donne, le istanze delle donne e si continuerà a parlare “sulla” donna, non sarà possibile liberare la chiesa dal clericalismo, che è una delle più tristi manifestazioni del sessismo. Un giorno, forse, gli uomini di chiesa, chierici o laici poco importa, accetteranno non di parlarne ma di ascoltare e, forse, capiranno che aveva ragione Carlo Maria Martini quando diceva che sono rimasti duecento anni indietro”.
Così scrive la nostra teologa (“nostra” per affetto e per stima). Ma anche sui social si è accesa una discussione, a prova di quanto la questione sia patita.
Ha scritto per esempio Franca Morigi: “Posso mostrarmi perplessa e un po’ perturbata dalla donna madre-moglie figura o specchio della Chiesa? Molto più significative le espressioni ‘principio femminile, pensare con le categorie di una donna’ e ‘diritto di Antigone, del più umile, vincolato ai nutrimenti terrestri, alla pietà’. Pietà contro Maestà”.
È stata anche citata una poesia di Anonima:
Io sono quella che cantano i poeti,
io sono parlata ma non parlo,
sono scritta ma non scrivo,
io sono dipinta, ritratta, scolpita,
il pennello e lo scalpello mi sono estranei.
Nessuno ascolta le mie grida silenziose.
Io sono quella che non ha linguaggio,
non ha volto, non esiste… la donna
”.
Quanto al blog del “Regno delle donne” edito “in collaborazione con il Coordinamento delle teologhe italiane”, esso si chiede se si può ancora pensare “al soggetto ecclesiale secondo una linea di distinzione tra maschile e femminile”.
No, non si può, non si può più. Un’esclusione delle donne dai ministeri nella Chiesa basata sulla sola differenza di genere non è più concepibile a questo punto della cultura, dell’antropologia e della storia.
Lo è stato per secoli, fino ad ora, fino alla Lettera apostolica di Giovanni Paolo II “sull’ordinazione sacerdotale da riservarsi soltanto agli uomini” che dava per decisa “in modo definitivo” la questione (ma senza alcun crisma di autorità infallibile) con l’argomento che così avrebbe stabilito Cristo stesso “chiamando solo uomini come suoi apostoli”, e agendo “in un modo del tutto libero e sovrano”, che era come dire senza che umanamente se ne possa rendere ragione, cosa di per sé incompatibile con tutta la pedagogia di Gesù.
In realtà i teologi, per fare stare in piedi la dottrina, hanno cercato di darne ragione, ognuno con la cultura del suo tempo (sempre, peraltro, sfavorevole alle donne), fino all’argomento novecentesco che Gesù era maschio, il sacerdote è lui, e così devono esserlo tutti gli altri.
Ma prima di questo, essi hanno insegnato per secoli - come ci ha ricordato Giovanni Cereti, l’animatore della “Fraternità degli anawim” - che le donne non potevano essere ordinate preti “ratione servitutis”, a causa della condizione di servitù. Ossia, non erano libere; e tre erano le categorie escluse dal sacerdozio per questo motivo: gli schiavi, gli Indios e le donne. La ragione era che non avevano il “dominium sui”, la proprietà cioè di sé e delle proprie azioni, in cui propriamente, secondo gli scolastici, consisteva la libertà.
Oggi nessuno più dice che gli schiavi non possono diventare preti, perché la schiavitù è felicemente (almeno in punto di diritto) abolita; di preti e vescovi indigeni ce n’è quanti se ne vuole; ma solo per le donne, e solo “perché donne” la discriminazione è rimasta; e se non sono padrone di sé, vuol dire che sono di qualche altro padrone.
Né se ne può uscire con l’espediente del ripristino delle donne diacone, in funzione del prete, o a compensare la mancanza di clero; la discussione sul diaconato femminile non è che una strategia della distrazione che non può durare; il vero problema sono i ministeri nella Chiesa, ivi compreso il sacerdozio alle donne, e non come imitazione del maschio, ma come capacità originaria divinamente fondata.
Però ci sono due buone ragioni a difesa dell’esternazione del Papa, che fanno anche di quel suo breve intervento all’Incontro romano una gemma.
La prima è che, anche a voler introdurre questa novità nella Chiesa, la sua scelta è di cambiare la Chiesa non per decreto, ma con la Parola; e la parola nella Chiesa è performativa, opera ciò che dice, se non resta isolata ed è seminata nel fecondo terreno della collegialità.
La seconda è che il Papa è un uomo, e le donne devono rassegnarsi ad essere pensate non solo come esse pensano se stesse, ma come sono pensate dagli uomini.
Non, naturalmente, da quelli che le uccidono e vogliono fargli da padroni, ma da quelli che le amano, ciò che non è un fatto di sentimento, ma un’antropologia.
E, almeno finora, nell’immaginario maschile “la donna”, anche quella più vincolata alla terra, “ai nutrimenti terrestri”, ha una sua potenza, un suo fascino ideale, come il divino, che è molto raccontato ma anche apofatico, che non si può dire.
Come ha detto papa Francesco parlando un giorno della Genesi, Adamo, prima di vedere la donna, “l’ha sognata”, diversa da tutto il resto.
Ciò non dovrebbe essere peraltro solo a riguardo della donna, ma di tutti gli esseri umani, perché in tutti gli esseri umani bisognerebbe saper vedere il divino, riconoscere l’arcano che è in loro, capire cosa significa per tutti essere “figlio e figlia di Dio”.
Ma forse ciò riesce meglio agli uomini nel pensare le donne, come dicono i miti e le culture che nella donna hanno intravisto il divino, da Venere alla donna biblica destinata a schiacciare la testa del serpente, dalla bella Sulammita del Cantico dei Cantici, il cui amore è “fiamma di Jahvé”, alla “Celeste Aida, forma divina” che cantiamo spensieratamente nei nostri teatri.
Altro che “ratione servitutis”!
O è solo poesia?
C’è una potenza delle donne che forse nemmeno il femminismo è riuscito finora del tutto a pensare.
Ma certo qui è la storia che si deve dipanare".

    

Raniero La Valle
15 marzo 2019
  

 

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14/03/2019

Sport. Partita di calcio a 5 tra Grotte e Naro, valida per il campionato regionale di serie D

 

Partita di calcio a 5 tra Grotte e Naro
Locandina

Si terrà il prossimo sabato, 16 marzo 2019 a partire dalle ore 15.00, presso il campo sportivo polivalente coperto "Francesca Morvillo" di Grotte, la partita di calcio a 5 tra la squadra di casa "Football - New Star - Grotte" e la squadra ospite "Fulgentissima - Naro". L'incontro è valevole per il campionato regionale di calcio a 5 serie D.
La classifica, al termine della 10^ giornata, vede la "Fulgentissima" al vertice in zona promozione, con 22 punti, e la "New Star" in penultima posizione, zona playout, con 9 punti.
     

Redazione
14 marzo 2019.
  
 

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14/03/2019

Iniziative. Convegno sul marketing del comparto agro-alimentare; sabato 16 marzo in Aula consiliare

 

Convegno sul marketing del comparto agro-alimentare
Manifesto

Sabato 16 marzo 2019, a partire dalle ore 18.00 presso l'Aula consiliare del Comune di Grotte, si terrà un convegno sulla formazione ed il marketing rivolto alle piccole e medie imprese del settore agro-alimentare.
L'iniziativa è organizzata dallo Studio Commercialista Cimino, con il patrocinio del Comune di Grotte, dell'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili della provincia di Agrigento, dell'Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della provincia di Agrigento, del Consorzio Isola Bio Sicilia e della "MPHIM+ Academy".
Porteranno i saluti istituzionali:
- Alfonso Provvidenza (Sindaco di Grotte);
- Angelo Carlisi (Presidente del Consiglio comunale di Grotte);
- Paola Giacalone (Presidente dell'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili della provincia di Agrigento);
- Maria Giovanna Mangione (Presidente dell'Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della provincia di Agrigento).
Interverranno:
- Giovanni Cimino (Commercialista) sul tema "Fiscalità agevolata nel settore agricolo";
- Nicolò Castello (Autore della metodologia di marketing 3ds+ su cui è basato il software MPHIM+) sul tema "Strumenti e soluzioni per la crescita delle piccole e medie imprese del comparto agro-alimentare";
- Calogero Alaimo Di Loro (Presidente del Consorzio Isola Bio Sicilia Agricoltura) sul tema "Il comparto biologico in Sicilia";
- Calogero Romano (Consigliere Ordine Dottori Agronomi e Dottori Forestali della provincia di Agrigento) sul tema "Fondi europei: le opportunità per il comparto agro-alimentare".
Al termine degli interventi seguirà un dibattito.
     

Redazione
14 marzo 2019.
  
 

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14/03/2019

Lettere. "Avremmo continuato a pagare somme non dovute..."; di Pietro Zucchetto

 

Pietro Zucchetto
Pietro Zucchetto

Considerazione di Pietro Zucchetto sull'articolo riguardante il risparmio di circa 150mila euro sul nuovo contratto del servizio di igiene ambientale.

*****

"Carissimo Direttore,
permettimi una piccola riflessione, per favore.
Dopo la pubblicazione della nota con cui il Sindaco è riuscito a dimostrare l’infondatezza della richiesta della SSR Agrigento Provincia Est e dell’ATI ISEDA Srl, che richiedevano per il prossimo quinquennio delle somme non spettanti, viste le leggi richiamate dallo stesso, è evidente che se in questa tornata elettorale non fosse stato eletto un Sindaco “allitterato”, appassionato e conoscitore di norme, di sicuro, sic stantibus rebus, avremmo probabilmente continuato a pagare somme non dovute chissà per quanto tempo ancora.
Ora io mi chiedo: era forse compito del signor Sindaco rispolverare vecchie norme del 1988 e farle applicare o forse era obbligo di chi ha predisposto la bozza essere aggiornato e, a priori, fare in modo che nella redazione della stipula del contratto queste leggi e leggine venissero citate in premessa, in modo da non dovere comparire nel dispositivo?".
 

 

   

Pietro Zucchetto
 

 

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13/03/2019

Comune. Risparmiati circa 150.000 euro sul nuovo contratto del servizio di igiene ambientale

 

Alfonso Provvidenza
Alfonso Provvidenza

È stata netta la posizione decisa del Sindaco di Grotte, Alfonso Provvidenza: le somme da pagare a titolo di rimborso del personale distaccato non saranno soggette ad IVA. Lo schema di contratto di servizio di igiene ambientale, proposto dalla SRR Agrigento Provincia Est, prevedeva per il personale distaccato un costo annuo di euro 298.043,54 sul quale andava calcolata l'IVA al 10%, per un importo di euro 29.804,35; tale importo moltiplicato per l'intero periodo del contratto di 5 anni ammontava a quasi 150.000,00 euro (esattamente 149.021,75).
Con una nota indirizzata alla SRR Agrigento Provincia Est ed all'ATI ISEDA Srl (leggi la nota), il sindaco Provvidenza ha contestato tale importo, argomentando che "i prestiti o i distacchi di personale ricadono nell'esclusione dal computo della base imponibile I.V.A., ai sensi dell'art. 15, comma 1, n. 3 del DPR 633/72", e chiarendo inoltre che "il legislatore, in ogni modo, è già intervenuto a dirimere la questione, con l'art. 8, comma 35 della Legge 11/03/1988, n. 67, pubblicata sulla GURI n. 61 del 14/03/1988, affermando che il rimborso del solo costo del prestito o distacco di personale dipendente non rileva ai fini dell'imposta sul valore aggiunto".
La contestazione del Primo Cittadino di Grotte è stata accolta dalla SRR che, con una nota della scorso 16 gennaio, accoglieva la proposta di modifica del contratto di servizio (nella quale il costo del personale distaccato non è soggetto ad IVA).
Pertanto la Giunta comunale, con la deliberazione n. 18 del 6 marzo 2019, ha approvato il nuovo schema di contratto di servizio di igiene ambientale, ed il responsabile di P.O. competente è stato autorizzato alla sottoscrizione del nuovo contratto. Le somme da pagare a titolo di rimborso del personale distaccato - grazie anche alla posizione decisa del Sindaco di Grotte - non saranno soggette ad IVA, per un risparmio quinquennale - a favore dei cittadini di Grotte - di circa 150.000,00 euro
.
  
Carmelo Arnone
13 marzo 2019
© Riproduzione riservata.
  

 

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12/03/2019

Politica. On. Rosalba Cimino (M5S): "Il presidente Conte sulla SS 640; ricostruiremo sulle macerie"

 

Giuseppe Conte e Rosalba Cimino
Conte e Cimino

Dichiarazione dell'on. Rosalba Cimino, deputata del Movimento 5 Stelle alla Camera, sulla visita del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e del ministro Toninelli sulla strada statale 640 per un sopralluogo sul cantiere.

*****

"Oggi, come annunciato, il presidente Conte insieme al ministro Toninelli sarà in Sicilia sulla SS 640 Caltanissetta-Agrigento per un sopralluogo su un cantiere.
Questa visita è un importantissimo segnale dell’attenzione del Governo alla Sicilia e alle condizioni delle sue infrastrutture viarie.
La determinazione a mettere in campo tutte le azioni e soluzioni per lo sblocco dei cantieri fermi o addirittura chiusi, è evidente, e ciò mi rende orgogliosa e fiduciosa circa le prospettive future che riguardano in particolare la nostra terra.
Ripristinare una viabilità degna di un paese civile è senza dubbio una priorità.
E da qui ripartiremo, un passo dopo l’altro, ricostruendo sulle macerie
".
  

  

   

Rosalba Cimino
Camera dei Deputati
 

 

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11/03/2019

Attività. Rosario Vizzini relatore alla Pontificia Facoltà Teologica "Marianum"

 

Rosario Vizzini
Rosario Vizzini

"La figura di Maria nelle opere di Mario Masini"; sarà questo il tema della relazione che verrà proposta dal prof. Rosario Vizzini all'inaugurazione della giornata di studio, organizzata dalla Pontificia Facoltà Teologica "Marianum" di Roma, per ricordare padre Mario M. Masini O.S.M (Ordine dei Servi di Maria), nel decimo anniversario della morte.
La manifestazione si terrà presso la sede romana dell'Ateneo (Via Trenta Aprile, 6) giovedi 14 marzo a partire dalle ore 16.00
Già professore di Scienze Bibliche alla Pontificia Facoltà Teologica "Marianum" dal 1992 al 2005, il compianto padre Masini è venuto a mancare nel 2008.
Il prof. Rosario Vizzini ha conseguito il "Dottorato in Teologia con specializzazione in Mariologia" (titolo accademico equiparato alla Laurea Specialistica) presentando una tesi riguardante il lavoro del prof. Masini, dal titolo: "Il contributo di Mario Masini (1927-2008) alla Mariologia contemporanea. Sintesi del suo pensiero biblico-teologico".
  
Carmelo Arnone
11 marzo 2019
© Riproduzione riservata.
  

 

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11/03/2019

Chiesa. Avvisi ed appuntamenti della settimana.

 

Chiese di Grotte

Pubblichiamo gli avvisi diffusi al termine delle sante Messe domenicali e gli appuntamenti ecclesiali più rilevanti.
Per agevolarne la consultazione, gli avvisi settimanali sono pubblicati anche nella pagina Chiesa.

Lunedi 11
marzo
- ore 06.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, celebrazione delle Lodi animata dalle Comunità Neocatecumenali;
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa.

Martedi 12 marzo
- ore 06.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, celebrazione delle Lodi animata dalle Comunità Neocatecumenali;
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa.

Mercoledi 13
marzo
- ore 06.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, celebrazione delle Lodi animata dalle Comunità Neocatecumenali;
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa;
- ore 18.00, in chiesa Madre, Incontro di Spiritualità con don Marcel su "La conversione".

Giovedi 14
marzo
- ore 06.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, celebrazione delle Lodi animata dalle Comunità Neocatecumenali;
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa (al termine, Adorazione eucaristica).

Venerdi 15
marzo - oggi la Chiesa raccomanda l'astinenza dalle carni
- ore 06.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, celebrazione delle Lodi animata dalle Comunità Neocatecumenali;
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa e Via Crucis;
- ore 16.30, in chiesa Madre, Via Crucis;
- ore 17.30, in chiesa Madre, santa Messa;
- ore 17.30, nella chiesa san Rocco, Via Crucis e santa Messa.

Sabato 16
marzo
- ore 08.45, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 18.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, santo Rosario e santa Messa prefestiva (Triduo di san Giuseppe).

Domenica 17
marzo
- ore 08.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 10.00, nella chiesa san Rocco, santa Messa;
- ore 11.00, in chiesa Madre, santa Messa;
- ore 11.30, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa;
- ore 17.30, nella chiesa Madonna del Carmelo, santa Messa (con il cammino di fede per i fidanzati);
- ore 18.45, in chiesa Madre, santa Messa.

AVVISI

- Ogni venerdi, alle ore 16.30 in chiesa Madre, Via Crucis.

- Ogni giorno (esclusi prefestivi e festivi) alle ore 06.00, nella chiesa Madonna del Carmelo, celebrazione delle Lodi animata dalle Comunità Neocatecumenali; la partecipazione è aperta a tutti i fedeli.

Orari delle Sante Messe in vigore dal 28/10/2018:

   Feriali:
   ore 08.45, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 17.30, chiesa Madre

   Prefestivi:
   ore 18.30, chiesa Madre
   ore 20.15, chiesa San Francesco (animata dalle comunità neocatecumenali)

   Festivi:
   ore 08.00, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 10.00, chiesa San Rocco
   ore 11.00, chiesa Madre
   ore 11.30, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 17.30, chiesa Madonna del Carmelo
   ore 18.45, chiesa Madre
 

 

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11/03/2019

Cordoglio. Decio Terrana: "Prematura e tragica scomparsa dell'assessore regionale Tusa"

 

Sebastiano Tusa
Sebastiano Tusa

Dichiarazione dell'on. Decio Terrana, coordinatore politico regionale e responsabile nazionale Enti locali UDC, per la scomparsa dell'assessore regionale Sebastiano Tusa.

*****

"Esprimo a nome di tutto il partito regionale dell'Udc, del Gruppo parlamentare, degli Assessori regionali e Amministratori locali, un sentito cordoglio alla famiglia per la prematura e tragica scomparsa dell' Assessore Regionale Sebastiano Tusa.
Uomo di straordinaria sensibilità umana, notevole valenza culturale e attivamente impegnato per lo sviluppo culturale della nostra terra.
La sua scomparsa priva la Sicilia di uno studioso di fama internazionale che ha dato all'archeologia un notevole contributo, priva la nostra terra del cuore di un uomo che ha manifestato tanta generosità, grande senso di responsabilità e impegno per la collettività.
Alla famiglia Tusa e a tutte le famiglie di coloro che sono deceduti tragicamente a causa dell' incidente aereo rivolgo le più sentite condoglianze
".
 

 

   

Decio Terrana
 

 

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10/03/2019

Dialoghi. "Sì TAV. No TAV. Nì TAV"; di Giuseppe Castronovo

 

"Dialogo" del dott. Giuseppe Castronovo, studioso ed autore di testi di Diritto.

Al Circolo della Concordia abbiamo affrontato il tema TAV. Ci siamo chiesti se sia comprensibile dall'opinione pubblica tanta confusione tra i componenti del Governo dinnanzi a contratti già sottoscritti con altre nazioni non da ieri ma da anni. Ne va di mezzo la credibilità del nostro Paese nel contesto internazionale.
Giuseppe Castronovo

"Sì TAV. Non TAV. Nì TAV"
(Dai dibattiti svolti al “Circolo della Concordia” )

Saro: Amici, mi sembra che la confusione intorno al tema TAV regni sovrana più che mai.

Nenè: È proprio così: all’interno dello stesso Governo c’è chi dice “Sì TAV” e c’è chi dice “No TAV”.

Enzo: Caro Nenè diciamola tutta: c’è anche chi non sapendo con chi schierarsi dice “Nì TAV”.

Franco: Un modo di procedere che sta seriamente minando, anche in sede internazionale, la credibilità del nostro Paese.

Ignazio: L’aspetto preoccupante, per noi contribuenti, è rappresentato dal fatto che al punto in cui si trovano i lavori ci costa di più non farla che farla!

Salvo: Se le cose stanno così non possiamo non chiederci quale investitore estero sia così sprovveduto da venire ad investire in Italia.

Enzo: Prof. Vezio, la sua opinione.

Vezio: Come opportunamente ci ricordava l’amico Saro “In questa vicenda è la confusione che regna sovrana”. Non trova giustificazione alcuna essere ancora a  questo punto dopo anni e anni di discussione e di accordi internazionali sottoscritti e già in vigore! Mi dispiace dover dire che costoro - parlo del Governo - purtroppo per loro e per noi, non hanno letto o forse ritengono non dover tener conto dell’insegnamento del nostro poeta Dante il quale così ci ammonisce:
Sempre la confusion de le persone
principio fu del mal della cittade
”.
(Paradiso, XVI, 67-68).
     

 

   

Giuseppe Castronovo
(gcastronovo.blogspot.it)
  

 

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10/03/2019

Lingua. "Origini del vernacolo siciliano e della lingua italiana" (14); di Rodolfo Costanza

 

Origini del vernacolo siciliano e della lingua italiana
Brano di
Jacopo da Lentini



Prof. Rodolfo Costanza
Prof. Rodolfo Costanza


Origini del vernacolo siciliano
e
della lingua italiana
  
(Puntata n° 14)

14. L’Ottocento: innovatori e tradizionalisti

     Premessa

    
Le discussioni sulla lingua diventarono insolitamente aspre fra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento. Lo spunto fu dovuto alla nascita dell’Istituto Nazionale di Scienze, Lettere e Arti, fondato da Napoleone a Milano, come corrispettivo italiano dell’Accademia di Francia, che si proponeva fra gli altri compiti, anche quello di mettere ordine nella lingua italiana.
     I letterati si divisero: da una parte i cosiddetti puristi, fedeli alla Crusca, e capitanati dall’abate veronese Cesari, secondo il quale la lingua italiana era quella degli scrittori del Trecento, e tutto ciò che era avvenuto dopo era da buttar via, dall’altra, gl’innovatori capitanati dai romantici.
     Queste risse dimostrano quanto lontani fossero i letterati italiani da ogni concezione d’impegno civile: invece di affrettarla, ritardavano la nascita di una lingua che tutti gli italiani potessero scrivere come si parlava e parlare come si scriveva.


14.1 Tradizionalisti  e innovatori

    
Gli innovatori erano i romantici propugnatori della nuova maniera di poetare che si era diffuso in Europa e sostenevano che la lingua si evolve nel tempo. Essi affermavano che c’è una certa relazione tra la lingua e il territorio dove è usata, questo deve far si che siano introdotte parole dialettali per arricchire il lessico.
     Tra i più risoluti avversari dei puristi c’erano i romantici milanesi. Essi condannavano i tradizionalisti e la particolare situazione linguistica del nostro paese, caratterizzata dall’artificiosità della lingua letteraria e lodavano la vitalità dei dialetti che il romantico poeta milanese Porta assimilava alle lingue. I romantici erano anche sostenitori del modo nuovo di far poesia che doveva tener conto del fatto che la lingua era una realtà in continua evoluzione come aveva affermato il secolo prima il filosofo della lingua Cesarotti.
     Il poeta Vincenzo Monti invece ebbe il vigore e l’affidabilità per porre un freno agli eccessi del Purismo e di favorire l’introduzione di parole nuove soprattutto per la scienza e la tecnica. Qui sotto riportiamo la sua famosa e tanto amata traduzione dal greco del Proemio dell’Iliade di Omero
.

Cantami, o diva, del Pelìde Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli achei, molte anzi tempo all’orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l’alto consiglio s’adempia), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de’ prodi Atride e il divo Achille.

    
I pareri discordi sulla letteratura classica trecentesca costrinsero Monti a produrre una serie di considerazioni denominate Proposte di alcune correzioni e aggiunte al Vocabolario della Crusca, pubblicate tra il 1817 e il 1824. Tali Proposte contenevano gli errori commessi dai compilatori del vocabolario, dovuti alla loro scarsa preparazione filologica.
     Gli scrittori operanti a cavallo della fine del Settecento e dell’inizio dell’Ottocento come Parini, Alfieri e Foscolo rivendicano invece il diritto di arricchire la lingua poetica attraverso un rinnovato confronto con gli antichi autori greci e latini. A riguardo riportiamo un sonetto del Foscolo.

A Zacinto (Foscolo)

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che ti specchi nell'onde
del greco mar da cui vergine nacque
Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l'inclito verso di colui che l'acque
cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.
Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.


     Leopardi, il maggior poeta dell’Ottocento italiano e una delle più importanti figure della letteratura europea,
fece notare che ci sarebbe stata sempre una rilevante differenza tra lingua poetica rispetto alla prosa e alla lingua parlata. Affermò anche che gli arcaismi pur tuttavia si adattano e sono necessari alla poesia; infatti, il suo linguaggio poetico si lega, in parte, alla consuetudine di poetare del Petrarca e del Tasso. Di seguito riportiamo la sua più nota poesia.

L’infinito (Leopardi)


Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

     Il linguaggio poetico dell’Ottocento ha difficoltà ad accettare grandi mutamenti espliciti. Lo stesso Manzoni, che aderiva al romanticismo milanese, si legò, di fatto, alla forma usuale di elaborare le sue poesie. Infatti, i romantici quando vollero mettere in poesia argomenti realisti e innovativi, andarono a sbattere proprio contro queste difficoltà di fare poesia.
     Per quanto riguarda la prosa molta letteratura italiana cerca di conciliare il concetto di “identità” nazionale e indipendentismo con le idee del romanticismo europeo. Autori romantici molto noti per i loro libri sono: Giuseppe Mazzini, Massimo d’Azeglio, Vincenzo Gioberti, luigi Settembrini, Silvio Pellico, Ippolito Nievo e altri
.    

14.2 Manzoni e la questione della lingua

    
Tra gli intellettuali romantici milanesi di fine Settecento e inizio Ottocento si dibatte in modo risoluto attorno al problema del poco rassicurante futuro della lingua italiana.
     Nell’ambito del romanticismo, fu il Manzoni ad affrontare la “questione della lingua” per le sue personali esigenze di romanziere. Iniziò a occuparsi del problema della lingua italiana fin dal 1821, con la stesura di Fermo e Lucia, redazione iniziale dei Promessi Sposi. In questa prima fase eclettica Manzoni cercava di raggiungere uno stile duttile e moderno utilizzando il linguaggio letterario, ma senza vincolarsi ai puristi, anzi accettando francesismi, milanesismi e applicando la regola dell’analogia.
     Il Manzoni con Fermo e Lucia accetta l’ampliamento dell’orizzonte civile proposto dal Porta, facendo protagonisti del suo romanzo un lavoratore e una contadina, e muovendo intorno a essi tutta una società stratificata; poi perché quest’ampliamento corrisponde a un’interiore rivendicazione della libertà e della dignità di ogni essere umana.
     Nel romanzo Manzoni riprende, in parte, le idee linguistiche sui dialetti del secolo precedente del Cesarotti, sebbene alla fine tali meditazioni lo portino a una conclusione diversa dal tentativo di usare il dialetto milanese.
     La ricerca di una lingua che come si parla si scrive e come si scrive si parla ha accompagnato il Manzoni per tutta la sua vita. Dove trovarla, confidava il Manzoni al Fauriel, in una lettera, una lingua italiana semplice, piana, discorsiva, che tutti potessero capire? La sua prima idea fu di scrivere il suo romanzo in francese e fu lo stesso Fauriel a sconsigliarlo. Finita la prima stesura, gli parve piena di tali e tanti modi gergali lombardi, che fu preso dalla tentazione di disfare tutto. Ancora una volta fu il Fauriel a sconsigliarlo. Ma il problema restava: dove trovare quella benedetta lingua, che fosse insieme tanto corretta e popolare da poter stare nei dialoghi, tanto sulla bocca del Cardinale Borromeo che su quella del contadino Renzo?
     Nel frattempo in lui maturarono nuove idee vitali e innovative da utilizzare per il suo romanzo. Fu allora che il Manzoni pensò di “sciacquare i panni in Arno”, cioè di andarsi a cercare quella lingua in Toscana. Manzoni era del parere che l’unica lingua per una prosa moderna fosse il fiorentino parlato dalle persone colte. Egli sapeva bene che la lingua della letteratura era stata il toscano, il solo vernacolo che aveva unito gli Italiani lungo i secoli.
     Al cuore delle riflessioni del Manzoni ci stava l’idea che la lingua è definita dall’uso e che essa sia la base dell’identità nazionale. Tale idea fu perfezionata in seguito con la riscrittura dei Promessi Sposi (1840-42) con il vernacolo colto in uso a Firenze. Vernacolo che rinnovava e rendeva la nostra lingua più viva e meno letteraria, purificata da latinismi, dialettismi, francesismi e da espressioni letterarie di sapore arcaico. Ciò avvenne dopo un suo lungo soggiorno a Firenze, dove il contatto diretto con la lingua fiorentina colta suscitò in lui una positiva reazione. Ciò che Firenze offrì al Manzoni fu il modello di una lingua che aveva ridotto il divario fra il vocabolario delle persone colte e quello del popolo.

Di seguito riportiamo un brano dei Promessi sposi.

Peste manzoniana

L'undici giugno, ch'era il giorno stabilito,
la processione uscì, sull'alba, dal duomo.
Andava dinanzi una lunga schiera di popolo,
donne la più parte, coperte il volto d'ampi
zendali, molte scalze, e vestite di sacco.
Nel mezzo, tra il chiarore di più fitti lumi,
sotto un ricco baldacchino, s'avanzava la cassa,
portata da quattro canonici, parati in gran pompa.
Dai cristalli traspariva il venerato cadavere,
vestito di splendidi abiti pontificali,
e mitrato il teschio; e nelle forme mutilate
e scomposte, si poteva ancora distinguere
qualche vestigio dell'antico sembiante,
quale lo rappresentano l'immagini...

    
Manzoni espresse la propria posizione definitiva, auspicando che la lingua di uso colto di Firenze completasse quell’opera di unificazione nazionale che già, in parte, si era realizzata proprio sulla base di quanto vi era di vivo nella lingua letteraria toscana e che era l’unico elemento di identità e coesione nazionale.
     Gli Italiani finalmente avevano un romanzo in cui trovavano un punto di coesione, fin allora mai raggiunto, fra la lingua parlata e quella scritta. Il libro aveva anche un altro grande merito: quello di essersi dato come protagonista non più l’Eroe, il personaggio di eccezione, ma il popolo. Per la prima volta il comune lettore, che la letteratura aulica e cortigiana aveva con sdegno escluso, riconosceva se stesso e i propri simili negli attori di una vicenda, di cui in tal modo si sentiva partecipe. Ecco perché i Promessi Sposi furono il più grande evento non solo letterario di quel momento storico.
     Per la lingua Manzoni combatté molte battaglie non prive d’amarezza. Il Ministro della Pubblica Istruzione aveva nominato una Commissione divisa in due sezioni con l’incarico preciso di ricercare e di proporre tutti i provvedimenti coi quali si potesse rendere comune agli italiani la conoscenza della buona lingua e della buona pronuncia. Manzoni accettò di parteciparvi e di esserne il presidente.
     La relazione del Manzoni intitolata “Dell’unità della lingua e dei mezzi per diffonderla”, pubblicata sulla Nuova Antologia di Firenze, riassumeva così il suo pensiero: “In Firenze si trovano tutte le cognizioni e le idee che ci siano in Italia per raggiungere l’unità della lingua. D’altronde non esiste, di fatto, in Italia una lingua comune, ma solo una quantità indefinita di locuzioni comuni. Non si tratta tanto di una questione teorica, quanto di un problema politico, poiché, dopo l’unità di governo, d’armi e di leggi, l’unità della lingua è quella che serve di più a rendere stretta e salda una nazione e un popolo”.
     Secondo Manzoni, bisognava dividere le due funzioni della lingua che si erano confuse nei precedenti dizionari italiani: la funzione primaria doveva essere quella di indicare l’uso vivo della lingua di Firenze. La seconda funzione era di realizzare una serie di vocabolari dialettali che dovevano illustrare l’esatto equivalente delle parole fiorentine.
     Tommaseo e Lambruschini, facente parte della seconda commissione, presero le distanze dai suggerimenti proposti dal Manzoni rivendicando la funzione degli scrittori nella regolazione della lingua e sollevando dubbi di varia natura sul primato assoluto dell’uso vivo del vernacolo di Firenze. I due partivano da presupposti diversi del Manzoni: la lingua italiana era quella usata da poeti e letterati, si trattava quindi di formare il dizionario su quell’uso e non sull’uso del gergo colto di Firenze.
     La borghesia italiana, nella pluralità dialettale della nazione appena unificata, aveva bisogno di chiarezza linguistica e quindi apprezzò lo sforzo fatto dal Manzoni e dai suoi seguaci. Infatti, il governo pensò che il modo di imporre una lingua unitaria per tutta la nazione, vitale per unire culturalmente gli italiani secondo una prospettiva romantica e centralistica alla francese, fosse di promuovere alcune proposte suggerite dal Manzoni. Purtroppo il progetto manzoniano si dimostrò di difficile applicazione
.

14.3 Graziadio Isaia Ascoli, il fondatore della linguistica e della dialettologia italiana

    
Il Manzoni aveva trovato nella lingua viva parlata dalle persone colte di Firenze una norma valida per gli scrittori e per i parlanti italiani. Egli aveva finalmente raggiunto quanto da qualche tempo aveva sperato: lingua viva, lingua letteraria, stile dello scrittore. Una terna efficiente e compiuta per lui scrittore, ma non altrettanto funzionale per gli italiani, come poi la storia dimostrò.
     Negli anni che precedettero e seguirono la morte del Manzoni si riaccese forte la polemica sulla lingua. Tra i contestatori delle idee e delle proposte di Manzoni vi fu Isaia Ascoli, il fondatore della linguistica e della dialettologia italiana. Ascoli affermava che ormai la questione linguistica andava affrontata sulla base della moderna indagine storico-scientifica e comparativistica.
     Fu proprio Isaia Ascoli che nel 1873 si fece promotore di questa esigenza attraverso il Proemio del primo numero della rivista specialistica dell’“Archivio glottologico italiano” da lui redatto. Ascoli affermava in modo esplicito che per elaborare una soddisfacente lingua italiana bisognava studiare e analizzare la correlazione tra la lingua e la società, tener conto dalla natura secolare dei vernacoli regionali. Pertanto la soluzione di Manzoni era inadatta, inutilizzabile, inadeguata oltre che impraticabile. Lo stato unitario inoltre non aveva bisogno del provinciale gergo fiorentino, ma di una lingua duttile e agile, adatta anche a trattare argomenti di tipo culturale. Il popolo italiano aveva necessità non di una lingua semplice e mediocre, che rischiava di essere grottesca come il vernacolo fiorentino che in passato, sostenuto dai suoi seguaci, aveva poco convinto, ma di una lingua flessibile, pronta e vivace, utile a dibattere anche argomenti eruditi. La diffusione e l’apprendimento di questa lingua non potevano avvenire in breve tempo ed essere imposte con direttive ministeriale, ma tramite una scolarizzazione diffusa, l’ammodernamento degli organismi culturali e lo sviluppo di tutte le scienze umanistiche.
     La polemica scoppiò per la pubblicazione del Novo vocabolario della lingua italiana secondo l’uso di Firenze di Giorgini-Broglio, titolo in cui era stato usato l’aggettivo nòvo alla maniera fiorentina moderna, con il monottongamento in ò di uo, contro l’aggettivo nuovo, ormai largamente accolto nella lingua letteraria comune.
     In sostanza Ascoli non era d’accordo che si potesse spontaneamente riconoscere l’italiano nel fiorentino vivente, e quindi affermava che era inutile quanto velleitario agognare a una totale unità della lingua. L’unificazione linguistica italiana poteva essere una conquista reale che si sarebbe realizzata solo quando si fossero amalgamate le varie culture dialettali espresse dal popolo italiano. Ascoli, inoltre, contestava che si potesse applicare in Italia il modello centralistico francese cui si era ispirato Manzoni. L’Italia andava considerata insomma un paese multicentrico, in cui Ascoli individuava la mancanza di quadri intermedi che si ponessero a mezza strada tra i pochissimi dotti e l’ignoranza delle masse. Affermava inoltre che bisognava tener conto della realtà e partire dalle scuole elementari, dai dialetti e dall’uso dell’italiano sovraregionale, in parte esistente in molti ambienti sociali.
     In quel periodo, abbastanza rilevante furono le voci dialettali provenienti da varie regioni. Di seguito ne riportiamo alcune come i piemontesi cicchetto,arrangiarsi, grana, bocciare; il lombardo panettone e risotto; i veneti ciao, vestaglia; i napoletani cafone, camorra, omertà; i siciliani mafia e picciotto.
    
Ascoli fu il primo a dare una descrizione accurata e completa della distribuzione dei dialetti italiani e delle loro caratteristiche, in uno studio, rimasto famoso, intitolato L’Italia dialettale. Rielaborò la teoria del sostrato, in base alla quale veniva stabilita l’importanza dell’azione svolta dalle lingue dei vinti su quella dei vincitori. Egli affermava che un popolo conquistato perde, in certe condizioni, la propria lingua, ma assoggetta quella del vincitore alle abitudini del proprio organo vocale. Infatti, attribuiva all’influenza del sostrato celtico pre-latino la presenza in alcuni dialetti italiani della vocale turbata u (la u alla francese).
     Molti si chiedevano quale sarebbe stata la lingua italiana del domani. Non era possibile immaginarla se non ripetendo quelle parole con cui Gino Capponi terminava la Nuova Antologia (1869): “La lingua italiana sarà ciò che sapranno essere gli Italiani”.
     Nei successivi decenni dopo l’unità d’Italia, le opere letterarie e le idee del Manzoni sulla lingua tuttavia si affermarono poiché influirono positivamente su alcuni scrittori. Uno di questi fu De Amicis grazie alla sua opera, L’idioma gentile, nella quale utilizza un vernacolo toscano scorrevole e amabile. Vernacolo che fu apprezzato molto dai maestri di scuola elementare poiché facilitava l’insegnamento della lingua italiana ai propri scolari, e permetteva di esporre delle letture in buona lingua toscana. Anche Collodi ebbe una grande influenza sul pubblico dei ragazzi con il celeberrimo Le avventure di Pinocchio
.

14.4 Una stagione d’oro della lessicografia

    
L’Ottocento è stato una stagione splendida dei dizionari per ricchezza di produzione e per qualità. In ciò si cimentarono principalmente alcuni puristi. La “Crusca veronese”, fondata all’inizio dell’Ottocento dal purista Antonio Cesari di Verona, aveva riproposto il Vocabolario della Crusca con una serie di aggiunte.
     Tra il 1833 e il 1842 fu pubblicato anche il Vocabolario della lingua italiana del purista Giuseppe Manuzzi. Gli esperimenti lessicografici più notevoli e innovativi della prima metà dell’Ottocento si rifacevano comunque al vecchio dizionario della Crusca, anche se poi ne prendevano le distanze in modo critico.
     Tra il 1829 e il 1840 la società tipografica napoletana Tramater elaborò il Vocabolario universale italiano che comunque si rifaceva a quello della Crusca. L’opera aveva, però, un taglio tendenzialmente enciclopedico e dedicava particolare attenzione alle voci tecniche, di scienze, lettere, arti e mestieri. Questo dizionario ebbe il merito e si segnalò per aver dato un grande contributo nel superamento delle definizioni tradizionali.
     Nella seconda metà nell’Ottocento esce anche l’eccelso Dizionario Tommaseo-Bellini. Uno dei punti di forza di questo dizionario era, oltre alla grande mole, l’abbondanza dei termini e la strutturazione delle voci più consona alla realtà del momento storico.
     L’Ottocento fu connotato pure dalla nascita di numerosi vocaboli che derivavano da scienze come la fisica, la chimica, la biologia, la medicina, la filosofia, ecc. In questo secolo si espande la Rivoluzione industriale e nasce il capitalismo. Nascono con la Rivoluzione francese lo Stato di diritto e la Rivoluzione tecnico-scientifica. Questi enormi cambiamenti avevano consentito grandi mutamenti sociali, economici e lavorativi. Tutto ciò aveva comportato anche l’arricchimento del lessico italiano di nuovi termini scientifici e tecnici, politici, economici, burocratici, sociali, industriali ma anche di parole riguardanti la cucina, l’abbigliamento, lo sport, la medicina e il mondo extra-europeo.
      Il più rilevante apporto di nuove voci, come del resto era avvenuto nei due secoli precedenti, si deve principalmente alla Francia e, in parte, all’Inghilterra, le nazioni più avanzate dal punto di vista economico, scientifico, culturale e commerciale. Di seguito riportiamo alcune voci che entrano a far parte della lessicografia della lingua italiana: menu, élite, chic, eclatante, habitué, reclame, attualità, massaggio, sigaro, griglia, manovra, ambulanza, cravatta, bretella, liberale, leader, copyright, eccentrico, whisky, gin, tasso, vigile, treno, flanella, boicottare, ostruzionismo, sciopero, serrata, sabotare, burocrazia, carrozza, calcio, profilattico, antisemita, obiettivo, giungla, veranda, nirvana, ecc. C’è da dire che parecchi termini francesi e inglesi sono di origine latina che con un circolo imperfetto venivano reintrodotti nella lingua italiana come plebiscito, bocciare, intransigente, ostruzionismo, libertario.
     Risparmiamo al lettore l’elencazione dei tantissimi nuovi vocaboli creati nella fisica e nella chimica, ecc., e poi la creazione di vocaboli di origine greca costruiti ingegnosamente nell’ambito delle varie scienze e in special modo in biologia e in medicina.
     Segnaliamo invece la creazione di nuovi termini attraverso alcuni suffissi: logia (es: cardiologia); oide (alcaloide); izzare (centralizzare); ismo, ista (socialismo, socialista) e poi l’uso profuso di alcuni prefissoidi greci: auto (automobile, autogoverno); foto (fotografia, fotosintesi); elettro (elettricista, elettromagnetismo); tele (telegrafia, telegramma).
     Un rilevante contributo lessicale proviene anche dai dialetti delle varie regioni italiane, l’Ottocento, infatti, fu anche il secolo d’oro della lessicografia dialettale. L’interesse romantico per il popolo e la cultura popolare, condusse alcuni studiosi a interessarsi di linguistica dialettale. I dialetti quindi non furono più considerati italiano corrotto, ma delle parlate con la loro dignità, i loro documenti e la loro storia parallela a quella della lingua italiana. Lo studio dei dialetti si accompagnò inoltre a una profonda curiosità per le tradizioni popolari, usi, costumi e anche per le forme letterarie della loro cultura orale, canti e racconti.


14.5 Situazione linguistica nella seconda metà dell’Ottocento

    
Nella prima metà dell’Ottocento tra l’élite culturale delle varie regioni italiane c’era in comune soltanto un modello d’italiano letterario, invece mancava quasi del tutto,tra il popolo, una lingua comune della conversazione poiché ogni regione aveva la sua.
     Il numero di chi era in grado di parlare in italiano era allora incredibilmente basso. Alcuni studiosi hanno calcolato che al momento della fondazione del Regno d’Italia 80% degli italiani era analfabeta totale. E, non tutto, il restante 20% sapeva parlare bene l’italiano.
     Il De Mauro ha supposto che allora per raggiungere una padronanza accettabile della lingua occorresse almeno la frequenza della scuola superiore postelementare, la quale nel 1862-63 toccava solamente meno dell’1% della popolazione tra gli 11 e i 18 anni. In totale sarebbero stati circa 600.000 gli italiani capaci di parlare la nostra lingua su una popolazione totale di 25 milioni.
     Con la formazione dell’Italia unita, per la prima volta la scuola elementare teoricamente divenne ovunque gratuita e obbligatoria grazie all’estensione della legge Casati del 1859 in tutto il territorio della penisola. La legge Coppino del 1877 rese inoltre effettivo l’obbligo della frequenza ai ragazzi, almeno per il primo biennio, punendo i renitenti. Nel 1861, più della metà della popolazione infantile evadeva l’obbligo scolastico. Nel 1906, evadeva l’obbligo più del 40% dei ragazzi. Tra l’altro certi maestri non erano del tutto in grado di usare l’italiano e utilizzavano per tenere lezione il dialetto che, del resto, era l’unica lingua viva conosciuta sia dagli scolari sia dai maestri.
     Le cause che hanno portato all’unificazione linguistica italiana dopo la formazione dello stato unitario, individuate dal linguista Tullio De Mauro, possono essere così riassunte:
     1) Azione unificante della burocrazia e dell’esercito;
     2) Azione di stimolo della stampa periodica e quotidiana;
     3) Effetti su fenomeni demografici quali l’emigrazione, che porta fuori dall’Italia molti analfabeti;
     4) L’immigrazione e aggregazione verso i poli urbani e industriali di masse di gente che lentamente furono costretti ad abbandonare i dialetti rurali delle zone di provenienza.
     Delle quattro motivazioni di sicuro il linguaggio giornalistico assunse una grande rilevanza di omologazione linguistica del ceto medio. Sorsero, infatti, diversi giornali che elaborarono un linguaggio borghese e conquistarono il pubblico della media borghesia, una classe sociale già disponibile ad assumere il rinnovato linguaggio tosco-manzoniano.
     Nella seconda metà del secolo, i giornali divennero un fatto di massa. Ancora in questo periodo, nei giornali si alternavano voci colte a parole popolari, anche se erano evitati i dialettismi più conclamati. Nonostante tutto, alcune parole dialettali furono diffuse attraverso questo mezzo. Per farsi comprendere i giornalisti usavano uno stile e un lessico adatto a comunicare e che aveva il pregio di svecchiare la prosa attraverso un periodare breve e convenzionale e creando nuovi neologismi. Anche l’opera lirica, per chi non era in grado di leggere i libri e i giornali, diede il suo contributo nel diffondere la lingua italiana.


14.6 La prosa letteraria, la poesia e i dialetti

    
Nell’Ottocento nasce in Italia, come si sa, la moderna letteratura narrativa per opera principalmente del Manzoni, il quale ebbe il merito di rinnovare il linguaggio non solo del romanzo, ma anche della saggistica, avvicinando notevolmente lo scritto al parlato indirizzando il pubblico verso la lingua media comune. Sotto quest’aspetto Collodi ebbe una grande influenza sul pubblico dei ragazzi con il celeberrimo Le avventure di Pinocchio (1883). Lo stile del libro fu in sintonia con il manzonismo e contribuì a diffondere il palare toscano in tutta Italia.
     Ben altra importanza ebbe la svolta inaugurata dai veristi. Il Verismo (o Realismo) fu un movimento letterario che si diffuse in Italia nell’ultimo trentennio dell’Ottocento. Il carattere fondamentale fu il ritorno alla natura che si espresse attraverso la composizione di opere letterarie che avevano come argomento la realtà umana e sociale della gente del Mezzogiorno d’Italia.

     I maggiori rappresentanti del Verismo italiano sono stati: Giovanni Verga, Federico de Roberto, Luigi Capuana, Matilde Serao, Salvatore Di Giacomo, Grazia Deledda.
    
I veristi elaborarono un italiano poco venato di termini dialettali. Verga, nei suoi romanzi non abusò del dialetto siciliano. Egli utilizzo la lingua italiana come accettabile strumento di comunicazione per i suoi personaggi isolani appartenenti al ceto popolare, senza per questo usare in modo integrale ed eccessivo il dialetto siciliano. Lo scrittore adottò solo alcune parole siciliane, e poi ricorse a modi di dire e soprannomi tipici dell’isola. Egli usò il che polivalente, la ridondanza pronominale, il ci attualizzante (es: averci), gli per loro. Questi tratti popolari servivano a simulare una parlata viva.

Dai Malavoglia (Incipit)

Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n'erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare, proprio all'opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev'essere. Veramente nel libro della parrocchia, si chiamavano Toscano, ma questo non voleva dir nulla, poiché da che il mondo era mondo, all'Ognina, a Trezza e ad Aci Castello, li avevano sempre conosciuti per Malavoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull'acqua, e delle tegole al sole.

    
Nuova fu la sintassi usata da Verga, in particolare per il discorso indiretto libero (o “discorso rivissuto”).
     L’ultimo grande poeta dell’Ottocento fu Giosuè Carducci che incarnò il ruolo tradizionale del vate che, come si sa, si oppose al diffondersi della teoria manzoniana sull’omologazione dell’italiano al fiorentino colto nel mondo della scuola. Egli fu irriducibile avversario del “dialetto popolare” toscano, pronto a sferzarlo con la sua satira. Attaccò il modello di Manzoni definendolo “manzonismo degli stenterelli” in nome della poesia che invece ostentava stili e lessico classicheggianti. Di seguito presentiamo una delle poesie più note del poeta.

San Martino (Carducci)

La nebbia agli irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.
Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

    
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, una prima rottura col linguaggio poetico tradizionale si ha con Pascoli e i crepuscolari. Quantunque Pascoli utilizzi parole colte e latinismi, sa maneggiare perfettamente la forma antica. Con lui “cade” la distinzione fra parole poetiche e non poetiche, fino a includere termini dialettali.

Sotto riportiamo una poco nota poesia del poeta.

La gatta

Era una gatta, assai trita, e non era
d’alcuno, e, vecchia, aveva un suo gattino.
Ora, una notte, (su per il camino
s’ingolfava e rombava la bufera)
trassemi all’uscio il suon d’una preghiera,
e lei vidi e il suo figlio a lei vicino.
Mi spinse ella, in un dolce atto, il meschino
tra’ piedi; e sparve nella notte nera.
Che notte nera, piena di dolore!
Pianti e singulti e risa pazze e tetri
urli portava dai deserti il vento.
E la pioggia cadea, vasto fragore,
sferzando i muri e scoppiettando ai vetri.
Facea le fusa il piccolo, contento.


     Con la sua ricerca linguistica audacemente sperimentale, Pascoli aprì la strada alla rivoluzione poetica del Novecento. Con la raccolta 
Myricae la poesia italiana sembra scrollarsi di dosso le incrostazioni della tradizione per far riemergere le cose, la natura, fino ai più umili animali e alle più piccole piante, come se fossero stati appena scoperti dall’occhio umano. La metrica, la musica stessa del verso appare più libera, piena di echi e di rinvii che si prolungano nell’animo del lettore.

Rodolfo Costanza

Pubblicato dalla testata giornalistica
Grotte.info Quotidiano

su www.grotte.info il 10 marzo 2019.
Per gentile concessione dell'Autore.
© Riproduzione riservata.
  

 

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09/03/2019

Sport. Partita di calcio a 5 tra Grotte e Cerami, valida per il campionato interprovinciale di serie D

 

Partita di calcio a 5 tra Grotte e Cerami
Locandina

Si terrà oggi pomeriggio, sabato 9 marzo 2019 a partire dalle ore 17.00, presso il campo sportivo polivalente coperto "Francesca Morvillo" di Grotte, la partita di calcio a 5 tra la squadra di casa "Football - New Star - Grotte" e la squadra ospite "Viola Futsal - Cerami". L'incontro è valevole per il campionato interprovinciale di calcio a 5 serie D.
La classifica vede le due squadre in zona playout: la "New Star" in penultima posizione con 6 punti e la "Viola Futsal" terzultima con 12 punti.
     

Redazione
9 marzo 2019.
  
 

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09/03/2019

Servizi. Pubblicate le graduatorie provvisorie dei lavoratori forestali per l'anno 2019

 

Centro per l'impiego
Centro per l'impiego

Con una nota ufficiale, il Centro per l'Impiego di Canicatti ha comunicato che l'8 marzo  sono state pubblicate le graduatorie provvisorie uniche dei lavoratori forestali.

*****

"Oggetto: Pubblicazione Graduatorie Forestali Provvisorie Uniche Distrettuali - art. 12 L.R. n. 5 del 2014 - per l'anno 2019 - D.R.S. n. 496/2019 Serv. X - C.P.I. di Agrigento del 07/03/2019.

Si comunica che a decorrere dal 08/03/2019 per un periodo di gg. 10 consecutivi, è in pubblicazione la graduatoria provvisoria unica distrettuale anno 2019.
I lavoratori interessati potranno prenderne visione presso il C.P.I. di Canicatti e i Recapiti di Grotte e Ravanusa.
Gli interessati potranno ricorrere avverso le graduatorie uniche distrettuali presentando eventuali osservazioni scritte presso il C.P.I. di Canicatti e/o presso il Serv. X - C.P.I. di Agrigento entro e non oltre il 18/03/2019".
  

 
 

Funzionario Direttivo
Dott. Tommaso Vergopia
 

D'ordine del Dirigente ad interim
(Angelo Di Franco)
Il Funzionario Direttivo
Vaccaro Rosa
 

 

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09/03/2019

Letture Sponsali. "Tentazioni nella quotidianità"

 

Amore Sponsale
Nozze di Giuseppe e Maria

Le "Letture Sponsali" sono uno strumento sperimentale che offre gratuitamente una prospettiva sponsale alle letture della liturgia domenicale. Sono curate dal gruppo "Amore è..." (vedi il sito ufficiale), attivo dal 2006 nella diocesi di Palermo, per favorire un momento di riflessione all'interno delle coppie e nelle comunità ecclesiali. Le letture (scarica il foglietto della domenica) sono commentate da fidanzati e sposi (tra cui i grottesi Vera e Francesco).

*****

Tentazioni nella quotidianità.
Viviamo ogni giorno correndo, incastrando tutti gli orari e gli impegni, arriviamo a casa stanchi, spesso delusi e afflitti da una brutta giornata di lavoro ed ecco che il diavolo si intrufola a casa nostra.
Sì, non immaginiamo che il diavolo si presenta in carne ed ossa, è la nostra stanchezza che gli apre le porte, si presenta nel momento in cui siamo più deboli.
Ed ecco che tendiamo a non dialogare, a rispondere male ai nostri cari, il silenzio ci allontana, si insinuano dubbi e incertezze, non diamo la giusta attenzione all'altro.
Questo fa il diavolo, divide, separa, raffredda i cuori, ci lusinga con strade facili e poco impegnative, ci dice che è più facile mollare tutto ed essere "liberi".
Quando noi ci chiudiamo, ci isoliamo, pensiamo di farcela con le sole nostre forze, senza Dio, creiamo terra bruciata attorno a noi, ci troviamo da soli con le nostre fragilità.
Cosa possiamo fare per vincere questa battaglia quotidiana?
Facciamo mente locale e ricordiamo che Dio ci ha fatto dono del sacramento del matrimonio per sostenerci nel cammino, per la santificazione vicendevole.
Mettiamoci cuore a cuore, guardiamoci negli occhi, raccontiamoci tutto, in due saremo più forti, anzi in tre... apriamo il nostro cuore a Dio, non lasciamolo fuori dalla nostra vita.
Chiediamo al Signore la grazia di rispondere alle insidie del quotidiano con la sua parola, come fece Gesù nel deserto.
Vera e Francesco

Punto chiave. Parola e cuore.
Nelle letture di questa prima domenica di quaresima, due sono le parole-chiave che saltano agli occhi: "La Parola" e "il cuore".
Nel Deuteronomio Mosè spiega come il popolo offrirà le primizie al Signore, ricordando come dalla schiavitù dell'Egitto furono liberati anche attraverso segni e prodigi; è la prima Pasqua, il Passaggio. La Pasqua di liberazione dalla schiavitù del peccato alla libertà dei figli è, dice San Paolo nella lettera ai Romani, per “tutti”, Giudei o Greci.
Essa si proclama con la bocca ma è nel cuore che si crede fermamente che Dio ha risuscitato i morti.
Infine le tentazioni di Gesù da parte di Satana; proprio come Satana tentò Adamo.
La seduzione antica, ma sempre nuova, cui tutti uomini e donne di oggi siamo sottoposti, di possedere, dominare le cose intorno a noi, senza riconoscersi come creature ma come creatori. Gesù, come vero uomo e vero Dio, non ha evitato le tentazioni, non gli sono state risparmiate ma le ha vissute, sconfiggendo Satana con la parola di Dio.
Gloria e Luciano

  
Redazione
9 marzo 2019.
  

 

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08/03/2019

Chiesa. 5° incontro di formazione per i catechisti; domenica alle ore 16.15 presso l'oratorio parrocchiale

 

Incontro di formazione per i catechisti
Programma

Si terrà la prossima domenica 10 marzo 2019, alle ore 16.15 presso l'oratorio parrocchiale di Via del Gesù (ex Istituto delle Ancelle Riparatrici), il quinto incontro di formazione dell'anno pastorale 2018-2019 dedicato a tutti i catechisti parrocchiali di Grotte.
L'incontro, organizzato dal Servizio per la Catechesi dell'Unità Pastorale cittadina, verterà sul tema "Accompagnare, cuore della generatività", e vedrà come relatore don Marcél Ndzana Ndzana, dottore in Teologia Morale ed Etica Sociale, vicario parrocchiale dell'Unità Pastorale di Grotte.
     

Redazione
8 marzo 2019.
  
 

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08/03/2019

Attualità. "Il grido. Chiesa di tutti, Chiesa dei poveri"; di Raniero La Valle

 

Raniero La Valle
Raniero La Valle

Raniero La Valle, giornalista e intellettuale, è stato direttore de «L’Avvenire d’Italia» e più volte parlamentare. È autore di numerose pubblicazioni. É direttore di "Vasti - Scuola di Critica delle Antropologie"; presidente del Comitato per la Democrazia Internazionale; promotore del "Manifesto per la sinistra cristiana" nel quale propone il rilancio della partecipazione politica e dei valori del patto costituzionale del '48 e la critica della democrazia maggioritaria; presidente dei Comitati Dossetti per la Costituzione.

*****

"Col ritorno alla grande del Sindacato in piazza il 9 febbraio a Roma, con la manifestazione di Milano del 2 marzo, con la critica all’“Europa dei populismi” argomentata con rigore nel congresso romano di Magistratura Democratica, con i cattivi umori elettorali rivelatisi in Abruzzo e Sardegna e da ultimo con l'oltre un milione di voti dato dai cittadini a Zingaretti per riscattare dal lungo sequestro il partito democratico, sembra segnata la fine, almeno in Italia, del populismo arrogante messo al potere dal populismo incosciente.
Il populismo arrogante è quello che ha imposto politiche di sicurezza e di paura, ansiogene e autodistruttive, criminogene e ben presto apparse fallite; il populismo incosciente, che non sa ciò che fa, è quello di chi gli ha aperto la strada, è quello di chi dice che i 250.000 di Milano hanno manifestato senza ragione perché il razzismo non esiste, di chi rivendica all’intero Governo, lasciandone impunito il Ministro dell’Interno, le politiche del meglio morti che sbarcati.
Ma basta che il populismo si faccia consapevole, che riprenda la figura del popolo sovrano incardinato nelle forme e nei limiti della Costituzione, perché il populismo arrogante, privato del suo sgabello e orfano di forza propria, sia sconfitto.
Questo, almeno, ci pare quello che si annuncia.
Questa fase dunque si chiude - o vogliamo che si chiuda - ma non per tornare agli errori passati che l’hanno causata.
Non si tratta di rifare l’art. 18, ha detto Landini ai magistrati democratici, perché si tratta invece di farne un altro per cui tutto il lavoro sia tutelato e restaurato, anche del precario che deve recapitare un pacco ogni tre minuti o dell’infermiera incinta licenziata a cui come badante vengono offerti tre euro all’ora, anche del lavoratore fisso, che è merce anche lui e che il libero gioco privato e la resa del pubblico hanno fatto diventare povero, pur lavorando.
E nemmeno si tratta di perfezionare le tecnologie per le previsioni del tempo, ma di vegliare sul tempo, di prendere decisioni politiche sul clima, di mettere nei modi di produzione industriale e nei modelli di sviluppo i parametri imprescindibili della temperatura della terra, del livello delle acque e del respiro delle foreste, non per il pianeta, ma perché la storia continui.
Né si tratta di continuare a dividerci in cittadini e stranieri, perché non ci sono, non devono esserci più stranieri: se viene negata l’esistenza politica anche l’esistenza in vita è perduta.
Ciò vuol dire che per passare all’epoca nuova in questo inizio di millennio, apparso alla nascita così malcreato e ferito, occorre fare le grandi scelte che corrispondono ad altrettanti gridi che chiamano al cambiamento.
È questo lo scandaglio che getteremo sul futuro nella prossima assemblea di “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri” che si terrà tra un mese, sabato 6 aprile, al Centro Congressi Frentani, in via Frentani 4 a Roma, alle 09.30 per l’accoglienza e alle 10.00 per cominciare i lavori.
Ci sarà un’introduzione di Raniero La Valle che renderà ragione dell’evento; la giovane segretaria generale di Magistratura Democratica Mariarosaria Guglielmi istruirà la domanda: “Che cosa ci sta succedendo?”; il teologo Giuseppe Ruggieri aprirà una traccia “Per una lettura messianica della crisi”, alludendo il messianismo ai grandi beni promessi e perduti.
E poi ci sarà uno spazio, certo insufficiente, per ciascuno dei gridi che interpellano il futuro:
1) Il grido dei popoli: no, non siamo stranieri, va costruita l’unità e l’eguaglianza della famiglia umana;
2) Il grido dei poveri: occorre deporre il denaro dal trono e insediare al suo posto il lavoro e la sua sovrana dignità, con i suoi ministri che sono la politica e il diritto. Ne discuteremo con studenti di diverse “nazioni” dell’università La Sapienza di Roma, col sociologo Francesco Carchedi, con la giudice per la protezione dei richiedenti asilo, Cecilia Pratesi, col filosofo del diritto Luigi Ferrajoli che al capo opposto del capitalismo selvaggio porrà l'obiettivo di giungere all’adempimento del diritto umano fondamentale di migrare;
3) Il grido della terra: ecco tua madre, una madre di cui prendere cura, da onorare, custodire, mantenere feconda, non dominare e sfruttare estenuandola fino alla fine. Ne discuteremo con Mario Agostinelli, Vittorio Bellavite e il gruppo di lavoro “Laudato Sì” di Milano;
4) Il grido del volto, “Dove sei?”, l’immagine che si sfigura per correre dietro a un’altra immagine, quella dell’uomo artificiale, potenziato, “enhanced”, come dicono gli inglesi, intelligenza e non cuore, inaffettivo e asessuato; ci vuole di contro il “ritorno dei volti”, il “principio femminile”, due in una sola carne, la statura umana che evolve e cresce nella sua natura. Ne parleremo con Daniela Turato, dottore di ricerca in bioetica e con Gabriella Serra, presidente della FUCI, la Federazione degli universitari cattolici italiani;
5) Infine c’è il grido della pace, il bene desiderato e negato per eccellenza, ma questo non ha bisogno di aggiunte, perché se le altre porte si apriranno, la pace vi sarà passata per prima.
Aprire queste porte sarà il duro lavoro della storia.
Ma non è utopia; le porte già si aprono al grido della voce, con la parola che le scuote; è la parola che crea le cose e fa le cose nuove.
Noi, intanto, ci mettiamo le nostre parole.
Tutti sono invitati a questa assemblea; anzi, gli adulti che ricevono questa lettera, ne passino l’invito ai giovani, perché loro sono il “target”, ma anche il grembo di quanto nascerà".

    

Raniero La Valle
8 marzo 2019
  

 

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08/03/2019

Lettere. "Il Gruppo AIDO di Grotte ringrazia l'Amministrazione"; di Pietro Zucchetto

 

Pietro Zucchetto
Pietro Zucchetto

Ringraziamento del Gruppo AIDO di Grotte al Sindaco ed all'Amministrazione, per aver attivato il progetto "Carta d'Identità-Donazione Organi".

*****

"In qualità di Referente del Gruppo comunale A.I.D.O. (Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule) di Grotte, ringrazio il Sindaco del Comune di Grotte, prof. Alfonso Provvidenza, e l’Amministrazione Comunale tutta, per avere accolto con immediatezza la proposta di attivare, al momento del rinnovo o del rilascio della Carta di Identità da parte dell’Ufficio Anagrafe del nostro Comune, il servizio di raccolta e registrazione delle dichiarazioni di volontà relative alla donazione degli organi, dichiarazioni che, seduta stante, vengono trasmesse al Sistema Informativo Trapianti (SIT).

Grotte, 07/03/2019"

AIDO
Logo AIDO

   

Pietro Zucchetto
 

 

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07/03/2019

Politica. Rita Monella (Lega): "La festa tradizionale del Mandorlo in Fiore rappresenta la nostra unicità"

 

Rita Monella (Lega)
Rita Monella

Dichiarazione della consigliera comunale al Comune di Agrigento Rita Monella (Responsabile della "Lega Salvini Premier" per la Città di Agrigento e le Aree Agrigentine), sulle proposte di modifiche alla festa del Mandorlo in Fiore.

*****

"Le tradizioni rappresentano il senso profondo e culturale di una popolazione, differenziandola, nel bene o nel male, dalle altre; garantendone l’unicità e la singolarità.
Ritengo, pertanto, di fondamentale importanza che il mantenimento delle tradizioni sia un obbligo da parte di noi istituzioni cittadine. Un obbligo dovuto ai nostri anziani, ai nostri festosi ricordi passati e ai confronti dei nostri figli.
La festa tradizionale del Mandorlo in Fiore rappresenta la nostra unicità. Rappresenta già da un settantennio Agrigento e gli agrigentini, la nostra cultura, la nostra passione ed il nostro amore per questa terra. Questa tradizione rappresenta tutti gli agrigentini, sia quelli che vivono in periferia quanto quelli che risiedono nel centro urbano.
Le uniche modifiche accettabili possono essere quelle accrescitive, quelle che diano la possibilità alla popolazione sita nei quartieri periferici di godere anch’essi in prima fila della nostra Sagra, ma mai e poi mai si può accettare la riduzione o l’eliminazione di percorsi, di giorni o di altro; questo perché abbiamo un dovere morale e culturale nel rispetto dei nostri nonni, oramai scomparsi, che per mano ci accompagnavano a vedere la sagra al fine di trasmetterci il valore e l’importanza della ‘nostra’ festa.
Per questa motivazione, a mio modo di vedere, non possiamo e non dobbiamo in alcun modo accettare modifiche sostanziali che rischino di rendere meno grande questa nostra tradizione agrigentina
".
  

  

   

Rita Monella
 

 

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07/03/2019

Teatro. "Fior de... teatro2. Sebben che siamo umani" di Giovanni Volpe; domenica 10 marzo a Grotte

 

Fior de... teatro2. Sebben che siamo umani
Manifesto
 

Domenica 10 marzo, a partire dalle ore 19.30 presso l'Atrio del Palazzo Municipale di Grotte, l'Associazione Culturale "ArTesia" metterà in scena lo spettacolo teatrale "Fior de... teatro2. Sebben che siamo umani", per la drammaturgia e regia di Giovanni Volpe.
La manifestazione è realizzata con il patrocinio del Comune di Grotte - Assessorato alla Cultura, nell'ambito delle iniziative della "Giornata Internazionale della Donna 2019".
"Obiettivo dell'Amministrazione - si legge nel documento di concessione del patrocinio - è la promozione e la valorizzazione dell'immagine di Grotte, anche attraverso la realizzazione e il sostegno di attività sociali, culturali, artistiche, sportive ed economiche".
"Fior de... teatro2 - Sebben che siamo umani" è il secondo capitolo di una ricerca che ArTesia conduce da anni tra gli autori della drammaturgia contemporanea. Una drammaturgia in equilibrio tra forme della cultura commerciale di massa e i canoni classici della rappresentazione, per uno spettacolo ricco di parole, sentimenti, atmosfere, rabbia e musica. Tantissima musica declinata attraverso una temperie di generi e autori che vanno da Nicola Piovani agli Inti-Illimani, da Lucio Dalla a Bob Marley, passando per Pino Daniele, Francesco De Gregori, Guy Farley, Enrico Pieranunzi e Remo Anzovino.
In scena quattro attrici e un attore: Carmela Butera, Rosi Mandrocchia, Rosa Maria Montalbano, Gabriele Ciraolo e Marianna Rotolo. Ognuno di loro si è confrontato con personaggi diversi per restituire tratti e caratteri netti, riconoscibili, veri pur nelle loro iperbolicità o essenzialità.
Una forma di Teatro oggi assai poco praticata, il Teatro Politico. Teatro che entra nelle cose, le urla e le aggredisce, le smonta e picassianamente le rimonta. Teatro che emoziona, che rallegra, che indigna e che non le manda a dire.
Autori amabili e adorabili per i paradossi, la poesia, il coraggio, la capacità di leggere il reale, l'universo femminile e, per suo tramite, il mondo che ci circonda, con una grazia e una spietatezza tali da rifuggire ogni forma di luogo comune.
Autori amari, ilari, profondamente poetici, contro tutte le possibili forme di violenza e di sopraffazione, con la grazia, l'amarezza, la leggerezza, la perfidia, di donne che raccontano donne e di uomini che si contraddicono alla ricerca di una identità andata in crisi come il modello sociale nel quale si barcamenano.
Collaborano alla realizzazione dello spettacolo: Marianna Rotolo (assistente alla regia), Patrizia Visconti (trucco e costumi), Luca Lo Cascio (scenografia), Giovanni Volpe (progetto luci e adattamento musicale) e Tonino Spitali (responsabile tecnico d'allestimento)
.
  
Redazione
7 marzo 2019.
  

 

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07/03/2019

Sanità. Grotte aderisce al progetto "Carta d'Identità-Donazione Organi"

 

Carta d'Identità-Donazione organi

Carta d'Identità Elettronica
Carta d'Identità Elettronica

Il Comune di Grotte ha aderito al Progetto “Carta d’identità-Donazione Organi”.
La decisione è stata presa all'unanimità dalla Giunta comunale con una deliberazione dello scorso 18 febbraio (leggi la deliberazione).
La raccolta e l’inserimento delle dichiarazioni di volontà alla donazione degli organi e tessuti al momento del rilascio o rinnovo del documento di identità (vedi la Carta d'Identità Elettronica) rappresenta un’opportunità per aumentare il numero delle dichiarazioni e, pertanto, incrementare in modo graduale il bacino dei soggetti potenzialmente donatori, a tale scopo è stato messo a punto un modello procedurale con il Progetto CCM (Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie) “La donazione organi come tratto identitario” a cura del Centro Nazionale Trapianti, già attivo in altri Comuni italiani.
Il progetto prevede un piano formativo e di comunicazione da utilizzarsi nei Comuni. In questo modo si intende riconoscere l’altissimo valore sociale dell’iniziativa ed i benefici pratici di immediatezza operativa che ne potranno derivare dallo stretto collegamento tra la banca dati comunale delle volontà manifestate positivamente alla donazione degli organi e dei tessuti in secondo le seguenti direttive:
- la formazione del personale anagrafe deve essere svolta dagli operatori del Centro Regionale per i Trapianti Sicilia;
- il piano di comunicazione ed informazione che verrà svolto dal Comune dovrà tenere conto delle linee di indirizzo elaborate dal Centro Nazionale Trapianti;
- l’attivazione delle modifiche da apportare al software a cura del sistema informatico del Comune dovrà tenere conto delle linee di indirizzo elaborate dal SIT (Sistema Informativo Trapianti).
Per dare concreta attuazione al progetto, è stato individuato un "Gruppo di lavoro" composto dai dipendenti comunali: Domenica Catanese, Francesca Ferri, Daniele Fantauzzo e Giuseppe Figliola.
  
Redazione
7 marzo 2019.
  

 

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07/03/2019

Scuola. Borsa di studio: presentazione domanda per scuola elementare e media, entro il 5 aprile

 

Borsa di studio


Scarica il modello per la borsa di studio Visita l'argomento

Anche per l'anno scolastico 2018/19 è possibile presentare domanda, per la borsa di studio a sostegno delle spese sostenute per l'istruzione dei propri figli, da parte delle famiglie a basso reddito, con attestazione ISEE pari o inferiore a euro 10.632,94 (ISEE rilasciato dopo il 15 gennaio 2019), con figli che frequentano scuole primarie (scuola elementare) e secondarie di primo (scuola media), statali e paritarie. Le procedure per l'erogazione degli stanziamenti sono state attivate da parte dell'Assessorato Regionale dell'Istruzione e della Formazione Professionale (leggi la Circolare ed il Bando).
La richiesta di contributo, che deve essere formulata utilizzando lo schema di domanda allegato, dovrà essere corredata dai seguenti documenti:
1) Fotocopia del documento di riconoscimento del soggetto richiedente il beneficio (padre, madre o tutore) in corso di validità;
2) Fotocopia del Codice Fiscale del richiedente.
La domanda di partecipazione dovrà essere presentata, a pena di esclusione, entro e non oltre venerdi 5 aprile 2019 esclusivamente presso l'Istituto scolastico frequentato, che provvederà successivamente a trasmetterla al Comune di residenza. I Comuni invieranno le istanza in unica copia cartacea, entro il 2 agosto 2019, al Dipartimento Regionale Istruzione e Formazione Professionale il quale, sulla base del numero degli alunni, accrediterà le somme a favore dei Comuni che a loro volta provvederanno ad erogare il contributo.
  
Redazione
7 marzo 2019
  

 

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05/03/2019

Ambiente. Manutenzione e pulizia straordinaria della fontana di Piazza Renzo Collura

 

Manutenzione e pulizia straordinaria della fontana di Piazza Renzo Collura
Fontana

Manutenzione e pulizia straordinaria della fontana di Piazza Renzo Collura
Fontana

Nei giorni scorsi è stato effettuato un intervento di pulizia straordinaria della Fontana di Piazza Renzo Collura (già Piazza Fonte).
La storica fontana - tra le più antiche sorgenti naturali alle quali attingevano acqua gli abitanti di Grotte, ed attorno a cui sorse il primo  nucleo del centro abitato - è stata oggetto di un intervento straordinario di pulizia a cura dei tecnici comunali, su indicazioni dell'Amministrazione municipale.
Contemporaneamente sull'antico manufatto è stato eseguita una manutenzione tesa a canalizzare in maniera più efficace l'acqua dalla piccola vasca circolare verso l'abbeveratoio.
"Ci auguriamo che i cittadini possano contribuire concretamente a conservare le bellezze del proprio paese - ha dichiarato il sindaco Alfonso Provvidenza - e, insieme a tutta l'Amministrazione, facciamo un appello affinché tutti si prodighino per mantenere pulita la nostra cittadina".
Nelle foto a lato e sotto, la fontana e l'intervento di manutenzione
.
  
Redazione
5 marzo 2019.
  

Manutenzione e pulizia straordinaria della fontana di Piazza Renzo Collura
Pulizie

Manutenzione e pulizia straordinaria della fontana di Piazza Renzo Collura
Manutenzione
Manutenzione e pulizia straordinaria della fontana di Piazza Renzo Collura
Manutenzione
Manutenzione e pulizia straordinaria della fontana di Piazza Renzo Collura
Manutenzione
Manutenzione e pulizia straordinaria della fontana di Piazza Renzo Collura
Fontana
Manutenzione e pulizia straordinaria della fontana di Piazza Renzo Collura
Fontana
 

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05/03/2019

Riconoscimenti. Targhe dal Comune per i fratelli Rino e Fausto Palumbo

 

Targhe per i fratelli Rino e Fausto Palumbo
In Municipio

Targa a Rino Palumbo
A Rino Palumbo

Ieri pomeriggio, lunedi 4 marzo, i fratelli Rino e Fausto Giuseppe Palumbo sono stati ricevuti al Palazzo Municipale di Grotte per una cerimonia raccolta ma significativa: la consegna di due riconoscimenti da parte dell'Amministrazione comunale per i risultati del loro impegno professionale, in qualità di barbieri e parrucchieri per uomo, attraverso i quali hanno saputo rappresentare in Italia ed all'estero l'immagine del paese di Grotte.
Rino Palumbo, titolare insieme alla moglie Donatella del salone grottese "Hair Style Creation", già coach in numerosi stage di aggiornamento professionale per barbieri e parrucchieri, nell'ultima "
OMC Hairworld 2018 World Cup" (Campionato Mondiale Barber) di Parigi, dall'8 al 10 settembre 2018, ha conquistato il 13° posto della classifica mondiale nella categoria "Barber fade cut".
Fausto Giuseppe Palumbo, formatosi nell'arte della barberia seguendo gli studi professionali uniti alla tradizione "di bottega", nel suo curriculum una lunga serie di corsi di perfezionamento e la partecipazione a vari stage nei quali ha avuto modo di mettere in mostra il suo personale stile, scelto come professionista a supporto dell'attività degli artisti sul palco per la recente 69^ edizione del Festival di Sanremo;
docente di "Tecniche professionali - taglio maschile" per l'anno scolastico 2018/2019 presso la sede dell'Istituto Euroform di Agrigento.
A consegnare le targhe ai due fratelli, il sindaco Alfonso Provvidenza, l'assessore Antonino Caltagirone ed il consigliere comunale Salvatore Pecoraro che ha dichiarato: "Rino e Giuseppe rappresentano la capacità della nostra terra di esportare talento e creatività ben oltre i confini del nostro paese. Li ringrazio per aver portato in alto il nome del nostro Comune"
.
  

Carmelo Arnon
e
5 marzo 2019
© Riproduzione riservata.
  

 

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05/03/2019

Lettere. "Cari Amministratori...buon proseguimento del vostro operato"; di Gianni Russello

 

Gianni Russello
Gianni Russello

Nelle frasi ironiche di Gianni Russello, la sua critica personale all'Amministrazione.

*****

"Caro Direttore,
volevo dare un abbraccio personale, da grottese, alla nuova Amministrazione comunale (da quando si è insediata, si vedono i risultati) e scusarmi per aver dubitato della loro capacità amministrativa.
Dopo anni di mala amministrazione, finalmente abbiamo amministratori preparati con tanto di titoli scolastici.
I grottesi aspettavano da tempo; non sarà troppo?
Cari Amministratori, s'è capito che siete preparati; voi siete sprecati in questo piccolo paese di provincia. Noi grottesi non vi meritiamo, non eravamo preparati a tutto questo benessere economico e strutturale: troppi cantieri aperti!
Altri 4 anni così e Grotte sarà invidiata da tutta la provincia. A chi verrà dopo di voi ad amministrare, non rimarrà più nulla da fare; quindi vi ringraziamo per tutto il vostro impegno creativo e veloce nell'affrontare i problemi e i disagi del paese.
Prendetevi una pausa, rilassatevi, avete tempo... abbiate pietà per quelli che non vi hanno votato: non avevano capito quanto era importante votarvi.
Un vero peccato che ci voglia ancora del tempo per nuove elezioni comunali (un vero peccato!).
Qualcuno dice che quando la maggior parte della popolazione era formata da contadini senza istruzione, “mangiavano tutti”.
Oggi che la maggioranza della popolazione è composta da studenti e laureati, “mancu di pani ni putiemu saziari”.
Un saluto e un buon proseguimento del vostro operato, sempre per il bene del paese"
.
  

 

    Gianni Russello
 
 

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04/03/2019

Teatro. Aristotele Cuffaro al Teatro della Posta Vecchia di Agrigento con "Chi vuole fiabe"

 

Chi vuole fiabe
Locandina

Tre giorni di spettacoli al Teatro della Posta Vecchia di Agrigento.
Dall’8 al 10 marzo, sul palcoscenico dell’antico teatro agrigentino sarà messo in scena lo spettacoloChi vuole fiabe”, tratto dalle fiabe di Capuana e Pitrè.
Ad interpretare i personaggi saranno attori di grande esperienza: Aristotele Cuffaro, Giovanni Moscato, Giusi Urso, Luigi Corbino, Donatella Giannettino, Dario Mantese, Susy Indelicato e Annamaria Cucchiara. Regia e testo di Camillo Mascolino. Musiche di Dario Mantese, costumi di Donatella Giannettino, audio e luci a cura di Tony Bruccoleri, organizzazione di Fausto Bruccoleri.
Gli spettacoli avranno inizio: venerdi 8 e sabato 9 marzo alle ore 21.00, domenica 10 marzo alle ore 18.00. Costo del biglietto: 7,00 euro. Per informazioni e prenotazioni è disponibile il numero 0922.26737
.
  
Redazione
4 marzo 2019.
  

Aristotele Cuffaro
Aristotele Cuffaro

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04/03/2019

Politica. Elezioni primarie del Partito Democratico: Zingaretti vince anche a Grotte

 

Partito Democratico

Nicola Zingaretti è il nuovo Segretario nazionale del Partito Democratico. Lo hanno deciso, con le elezioni primarie del partito, gli iscritti ed i simpatizzanti che si sono recati ieri presso i seggi allestiti in tutte le città d'Italia. Anche la maggior parte dei votanti grottesi ha scelto di dare fiducia al nuovo Segretario.
Nel seggio di Grotte i votanti sono stati 200:
- Zingaretti, voti 129 (64,5%);
- Martina, voti 64 (32,0%);
- Giachetti, voti 7 (3,5%).
Se i voti dicono poco, molto di più esprimono le percentuali riguardo l'orientamento complessivo degli elettori grottesi.
C'è da registrare un incremento della partecipazione rispetto alle scorse consultazioni (in controtendenza alla graduale ma significativa e costante diminuzione della partecipazione alle consultazioni dal 2007 al 2017); a fronte dei 200 votanti di ieri, vi erano stati:
- 132 elettori, nelle primarie del 30/04/2017;
- 151 elettori, nelle primarie del 25/11/2012;
- 190 elettori, nelle primarie del 25/10/2009;
- 223 elettori, nelle primarie del 14/10/2007.
Nel corso del decennio 2007-2017 il numero di votanti per le primarie, passando da 223 a 132, avevano subìto complessivamente un calo del 41%.
Con le primarie di ieri la tendenza si è invertita, registrando un incremento rispetto al 2017 del 34%.
  

Carmelo Arnon
e
4 marzo 2019
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03/03/2019

Pittura. Progetto dell'artista Andrea Vizzini per la Chiesa San Rocco

 

Progetto dell'artista Andrea Vizzini per la chiesa San Rocco
Panoramica

Progetto dell'artista Andrea Vizzini per la chiesa San Rocco
Particolare

Andrea Vizzini
Andrea Vizzini

La chiesa parrocchiale dedicata a san Rocco, in Grotte, potrebbe vantare l'installazione di una nuova opera d'arte.
Questo è il progetto proposto dal pittore e scultore Andrea Vizzini, annoverato tra i più rinomati artisti contemporanei italiani.
Nato a Grotte nel 1949 (originario del quartiere San Rocco), vive e lavora a Jesolo dal 1978. Il suo esordio è caratterizzato da diverse partecipazioni alle mostre collettive dell'Opera Bevilacqua La Masa a Venezia.
Ha collaborato con diversi artisti e scrittori: Al Di Meola, nel 1998 e 2000; Karl Jenkins nel 1999 a Londra; Leonardo Sciascia nel 1991.
Dal 1972 al 2017 partecipa a numerose mostre in tutto il mondo: Rotterdam, New York, Roma, Francoforte, Venezia, Parigi, Ginevra, Monaco, Anversa, Amburgo, Los Angeles, Bonn, Tokyo, Zurigo, Pechino...
Nel 2008 espone alla Biennale di Pechino (una sua opera viene acquisita dalla Galleria Nazionale delle Belle Arti). Ancora nel 2008 espone all'Italian Cultural Institute di Londra. Nel 2011 allestisce a Napoli una sua personale dal titolo "Codice Perpetuo". Nel 2017, durante la 57^ Biennale di Venezia, realizza alla Galleria Ravagnan la mostra dal titolo "La Fine dell’Arte".
Da una sua mostra personale a Grotte, realizzata in passato, è nata l'idea di
addobbare l'altare maggiore della chiesa di San Rocco. Il progetto originario prevedeva la realizzazione di un quadro da porre alle spalle dell'altare; in seguito, su sollecitazioni degli amici Dino Castronovo e Gaspare Agnello, Andrea Vizzini rimodulò il progetto dell'opera quale è proposta adesso (vedi riproduzioni a lato), che non sottrae bensì aggiunge elementi artistici al maestoso Crocifisso centrale. La richiesta di nulla osta alla Curia diocesana di Agrigento (per la realizzazione dell'opera, regalo dell'Artista) è in corso di definizione.
  
Carmelo Arnone
3 marzo 2019
© Riproduzione riservata.
  

 

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03/03/2019

Letture Sponsali. "La bocca parla dell'abbondanza del cuore"

 

Amore Sponsale
Nozze di Giuseppe e Maria

Le "Letture Sponsali" sono uno strumento sperimentale che offre gratuitamente una prospettiva sponsale alle letture della liturgia domenicale. Sono curate dal gruppo "Amore è..." (vedi il sito ufficiale), attivo dal 2006 nella diocesi di Palermo, per favorire un momento di riflessione all'interno delle coppie e nelle comunità ecclesiali. Le letture (scarica il foglietto della domenica) sono commentate da fidanzati e sposi (tra cui i grottesi Vera e Francesco).

*****

La bocca parla dell’abbondanza del cuore. Quanto è vera questa parola!
Quello che coltiviamo nel nostro cuore arriverà sulle nostre labbra prima o poi.
Cosa abbiamo deciso di coltivare sul terreno del nostro cuore? Che frutti portiamo?
Se abbiamo piantato il seme buono della Sua parola lo riconosceremo dal frutto e, come dice San Paolo, “il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé”. Se malauguratamente abbiamo piantato la parola del nemico il nostro frutto sarà guasto e come primo effetto creerà la separazione da Dio e dal fratello e la più pericolosa delle cecità: quella che ci fa credere onnipotenti, ricchi e non bisognosi di misericordia e correzione divina.
È questa la condizione peggiore, “la trave” che non vediamo. Come è scritto nell’Apocalisse, questa condizione dell’uomo è terribile, “Tu non sai, invece, che sei infelice fra tutti, miserabile, povero, cieco e nudo”, e il frutto di questo albero cattivo ferisce, alza muri e separa e ci rende incapaci di vedere l’altro con gli occhi di Dio.
Dobbiamo dunque essere vigilanti perché il nostro cuore sia sempre come dice il salmo “albero piantato lungo corsi d’acqua, che darà frutto a suo tempo”.
Rosalinda e Francesco

Punto chiave.
In questa VIII domenica del tempo ordinario, Gesù chiede un atteggiamento creativo che ci renda capaci di andare all’incontro dell’altro senza giudicarlo, senza preconcetti e razionalizzazioni, accogliendolo da fratello.
Questa apertura totale verso l’altro considerato fratello/sorella nascerà in noi solo quando saremo capaci di rapportarci con Dio con la fiducia totale di figli.
Ecco che la vera lezione da impartire agli altri consiste nell'umiltà e nella lealtà con cui si dà agli altri l'esempio di ciò che si sta insegnando, occorre che apprendiamo e assimiliamo noi per primi ciò che insegniamo agli altri e che per primi siamo propensi a metterlo in atto.
Non servono neppure manovre esibizionistiche di attrattiva per invogliare altri a seguirci nei nostri discorsi; non occorre ostentare particolari virtù o competenze per creare discepoli attorno a noi e non servono carismi o doni speciali.
È necessaria semplicemente la coerenza e la testimonianza di vita e l'umiltà di considerare che non siamo migliori degli altri e che anche da parte nostra va mostrata seria e rinnovata volontà di apprendere prima di dar lezioni.
Paola e Salvo

  
Redazione
3 marzo 2019.
  

 

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03/03/2019

Lingua. "Origini del vernacolo siciliano e della lingua italiana" (13); di Rodolfo Costanza

 

Origini del vernacolo siciliano e della lingua italiana
Brano di
Jacopo da Lentini



Prof. Rodolfo Costanza
Prof. Rodolfo Costanza


Origini del vernacolo siciliano
e
della lingua italiana
  
(Puntata n° 13)

13. Il Settecento e la filosofia del linguaggio

13.1 L’italiano e il francese nel quadro europeo

    
A prescindere il giudizio sul cattivo gusto del Barocco, nel Seicento il gesuita e grammatico francese, padre Dominique Bouhours espresse un parere negativo condannando la letteratura del nostro paese imputato di sdolcinatezza poetica. A vantaggio del francese, secondo Bouhours, giocava la vicinanza della prosa, indice di “razionalità”.
     Le lingue di cultura che potevano ambire a un primato internazionale, all’inizio del Settecento, erano poche. Lo spagnolo era in fase calante, mentre tedesco e inglese avevano una posizione non rilevante, però era in auge il francese. Voltaire, nel 1750, scrive da una città tedesca dicendo di aver l’impressione di essere in Francia, e osserva che lì si parla francese ovunque.
     L’italiano tuttavia aveva una posizione di prestigio come lingua di conversazione elegante di corte, soprattutto a Vienna e anche a Parigi dove era abbastanza nota, come lingua da salotto.
     Era insomma evidente che la lingua francese aveva assunto una posizione rilevante in tutta l’Europa. Scrivere e parlare in francese significavano non solo essere alla moda, ma anche essere intesi dappertutto. Rivarol si vantava di attribuire il successo internazionale del francese non solo a cause storiche contingenti, ma a una ragione più assoluta e profonda, cioè a una virtù strutturale connaturata al francese, lingua della chiarezza, della logica, della comunicazione razionale.
     L’ordine naturale degli elementi della frase era identificato nella sequenza “soggetto-verbo-complemento”, caratteristica appunto della lineare sintassi francese. L’italiano, per contro, era ed è caratterizzato da una grande libertà nella posizione degli elementi del periodo: questo era reputato da alcuni un difetto strutturale
.

13.2 Cesarotti filosofo del linguaggio

    
Tra il 1729-1738 esce la quarta pubblicazione del vocabolario della Crusca rivista e più sviluppata delle precedenti, ma sempre fondata sul criterio selettivo toscano. A essa si manifestarono opposizioni molto battagliere, di matrice illuministica, nei riguardi dell’antico rigore con cui era stata elaborata la pubblicazione a discapito del reale progresso che la lingua aveva nel frattempo acquisito.
     Melchiorre Cesarotti fu uno dei maggiori rappresentanti dell’Illuminismo italiano in campo linguistico. Nacque e studiò a Padova, dove divenne insegnante di retorica, greco ed ebraico. Grande conoscitore di lingue antiche e moderne, si distinse per l’intensa attività di traduttore sia di classici greci sia di autori francesi e inglesi a lui contemporanei.
     Alla fine del secolo Cesarotti scrive un Saggio sulla filosofia delle lingue applicato alla lingua italiana. Egli ha il pregio di attingere i concetti base dal pensiero scientifico europeo più avanzato. Il saggio è sviluppato con molta chiarezza, e illustra una sequenza di affermazioni teoriche e operative così riassumibili.
     1) Tutte le lingue sono barbare, ma il concetto di barbarie non ha senso se lo si vuole utilizzare nel raffronto tra le lingue, perché tutte servono ugualmente bene all’uso della nazione che le parla.
     2) Nessuna lingua è pura: tutte nascono dalla composizione di elementi vari.
     3) Le lingue nascono da una combinazione casuale, non da un progetto razionale.
     4) Nessuna lingua nasce da un ordine prestabilito o dal progetto di un’autorità.
     5) Nessuna lingua è perfetta ma tutte possono migliorare.
     6) Nessuna lingua è tanto ricca da non aver bisogno di nuove ricchezze.
     7) Nessuna lingua è inalterabile.
     8) Nessuna lingua è parlata in maniera uniforme nella nazione.
     Stabiliti tali principi, Cesarotti afferma che la lingua, una realtà sociale composta di parlanti, muta nel corso del tempo e quindi gli scrittori sono liberi dal controllo pedante dei grammatici. Egli affronta anche il problema della distinzione tra lingua orale e lingua scritta: quest’ultima ha una superiore dignità in quanto momento di riflessione e strumento con il quale operano i dotti. La lingua scritta non dipende dal popolo, ma nemmeno dagli scrittori e non dipende dal “tribunale dei grammatici”.
     Cesarotti indica la strada per una normativa illuminata, da contrapporre a quella troppo rigida della Crusca. “Il consenso generale viene dato dall’autore e dal legislator delle lingue”. Quando c’è discordanza nell’uso, allora non resta che seguire la “miglior ragion sufficiente”, la quale non coincide con la maggioranza degli esempi attestati, né con le auctoritates antiche.
     Gli scrittori sono invece liberi di introdurre termini nuovi o di ampliare il senso dei vecchi. I vocaboli nuovi possono essere introdotti per analogia con le parole già esistenti, per derivazione o per composizione. Un’altra possibile fonte di parole possono essere i dialetti italiani.
     Cesarotti ammette che possano essere adottate anche parole straniere, ma questa scelta è presentata come una sorta di male necessario. Secondo Cesarotti i forestierismi e i neologismi, una volta entrati nell’italiano, possono legittimamente produrre nuovi traslati e derivazioni.
     La novità del progetto finale del saggio, che stava alla base del pensiero di Cesarotti, è la proposta di una magistratura della lingua, attraverso una riforma che con equilibrio e moderazione esprimesse il “consenso pubblico” che mancava. Poiché la lingua è della nazione, egli proponeva di istituire un Consiglio nazionale della lingua, al posto della Crusca. La sede di questa nuova importante istituzione linguistica doveva essere ancora Firenze. La nuova istituzione avrebbe dovuto rinnovare i criteri lessicografici, dedicando attenzione al lessico tecnico delle arti, dei mestieri e delle scienze.
     Una schedatura del genere permetteva di arrivare fino alle parole di uso regionale; a questo punto si sarebbe proceduto a una scelta, e questa scelta era compito del Consiglio nazionale della lingua italiana.
     Compito finale e supremo del Consiglio era la compilazione di un vocabolario che doveva essere realizzato in due forme: una edizione ampia per i letterati e una ridotta di uso comune, divulgativa e pratica.
     Il Saggio di Cesarotti si chiude dunque con un appello all’attività intellettuale, chiamando Firenze a farsi rinnovata guida culturale nazionale con il consenso delle altre regioni. L’appello, però, rimase inascoltato
.

13.3 Le riforme scolastiche, gli ideali divulgativi e la lingua comune

    
Gli illuministi cominciarono a pensare che anche la conoscenza della lingua italiana dovesse entrare nel bagaglio di cui ogni uomo doveva essere provvisto per assumere un ruolo nella società produttiva.
     È questo il secolo in cui l’italiano entra per davvero nella scuola, in forma ufficiale. Anche prima potevano esistere scuole in cui si insegnava a leggere e scrivere in volgare, ad esempio presso le scuole parrocchiali o presso alcuni ordini religiosi. Però, sono le istituzioni dello stato a promuoverlo, sotto la spinta di letterati sensibili e intelligenti. Tuttavia la situazione delle riforme scolastiche in Italia è in realtà diseguale e diversa da stato a stato.
     Nel Settecento alcune voci si levarono contro l’abuso del latino nell’educazione dei ragazzi. S’insisteva sul fatto che ai giovani delle classi medie e popolari era proficuo un insegnamento legato di più alle necessità dei commerci e delle attività produttive.
     Dalla riforma, che in seguito sarà varata dagli austriaci, derivò anche il bisogno di una scuola comunale con il preminente compito di insegnare a leggere e scrivere. Scuola che fu istituita all’inizio dell’Ottocento, negli stati dell’Italia settentrionale.
     Il dibattito sulla necessità di fare giungere ovunque i lumi della cultura diventa assai comune nella seconda metà del Settecento.
     A Modena nel 1772 si prescriveva per i primi anni di corso l’uso di libri esclusivamente italiani e non latini. A Parma la costituzione degli studi emanata nel 1768 prevedeva per le classi infime l’insegnamento del solo italiano. A Napoli fu elaborato un progetto avanzato, il piano Genovesi del 1767, che già nel 1754 aveva deciso di tenere le sue lezioni accademiche in volgare.
     Tra il 1786 e il 1788 il padre Soave, un comasco nato a Lugano, pubblicò una serie di manuali per l’insegnamento dell’italiano che ebbero grande fortuna.
     Nel Settecento la sollecitudine espressa dai progressisti per l’insegnamento scolastico dell’italiano non diede, ovviamente, esiti subitanei nella popolazione meno abbiente. L’uso della lingua italiana rimase, anche in questo secolo, un fatto di cerchia ristretta e parecchi letterati e scienziati preferivano scrivere ancora in latino.
     La comunicazione nei ceti bassi era di fatto espressa dai dialetti e, a volte nel ceto medio basso da una parlata che toscaneggiava il dialetto. Tuttavia il dialetto acquisì nuova considerazione grazie alle teorie illuministe sul relativismo e sul naturalismo linguistico. Infatti, Giuseppe Parini difende il milanese, Carlo Goldoni scrive in veneziano e Giuseppe Meli in siciliano.
     Del Meli riportiamo la poesia “Dimmi, dimmi, apuzza nica”.

Dimmi, dimmi, apuzza nica,
unni vai cussì matinu?
Nun c'è cima chi arrussica
di lu munti a nui vicinu:
trema ancora, ancora luci
la ruggiada 'ntra li prati,
dun'accura nun ti arruci
l'ali d'oru dilicati!
Li ciuriddi durmigghiusi
'ntra li virdi soi buttuni
stannu ancora stritti e chiusi
cu li testi a pinnuluni.
Ma l'aluzza s'affatica!
Ma tu voli e fai caminu!
Dimmi, dimmi, apuzza nica,
unni vai cussì matinu?
Cerchi meli? E s'iddu è chissu
chiudi l'ali e 'un ti straccari,
ti lu 'nsignu un locu fissu
unn'hai sempri chi sucari.
Lu canusci lu miu amuri,
Nici mia di l'occhi beddi?
'Ntra ddi labbra c'è un sapuri,
'na ducizza chi mai speddi.
'Ntra lu labbru culuritu
di lu caru amatu beni
c'è lu meli chiù squisitu...
Suca, sucalu, ca veni.
Ddà ci misi lu Piaciri
lu sò nidu 'ncilippatu
pri adiscari, pri rapiri
ogni cori dilicatu.
A lu munnu 'un si pò dari
una sorti chiù felici,
chi vasari, chi sucari
li labbruzzi a la mia Nici.

    
Manzoni, da parte sua, all’inizio dell’Ottocento descrive i caratteri del cosiddetto “parlar finito”, che era appunto nell’usare le parole che si supponevano italiane, o che aggiungevano finali italiane alle parole dialettali terminanti per consonante. La lingua italiana era scritta ma poco parlata e si prestava poco alla conversazione “naturale”.

13.4 Il linguaggio teatrale, quello poetico e la prosa letteraria

    
Benché si ritrovino nell’opera di Goldoni alcuni accenni al problema della lingua, non si può certo dire che egli ne fosse assillato. Goldoni scrisse opere in dialetto veneziano, in italiano e, infine, scrisse anche in francese. Alcune caratteristiche dell’italiano di Goldoni sono di accogliere in abbondanza venetismi, regionalismi lombardi e francesismi. L’italiano teatrale di Goldoni è estraneo ad apprensioni di purezza, esso è lingua viva e innovativa che va contro le tendenze tradizionali della prosa accademica italiana.
     Nel 1690 a Roma viene fondata l’Arcadia, la quale ebbe come mezzo culturale una lingua di fatto ancora conservatrice, improntata al modello di Petrarca, e intesa a liberarsi degli eccessi della poesia barocca. Vi è nel linguaggio della poesia del Settecento una sostanziale adesione al passato, con relativo largo uso di latinismi e arcaismi. Tra due termini, si tende dunque a scegliere quello più raro e letterario, ancorché banale. Nonostante tutto non si evita l’attualità dei temi moderni. Molti letterati nel Settecento invocano il confronto salutare con la tradizione francese e inglese includendo con la prosa letteraria la prosa saggistica.
     Alessandro Verri dichiara la propria ammirazione per l’ordine della scrittura francese e per la brevità della scrittura inglese. Lamenta, viceversa, la “penosa trasposizione” dello stile italiano, la vanità dei vocaboli selezionati secondo criteri retorico-formali. Verri non andò immune da scrupoli grammaticali, nelle Notti romane tuttavia non presenta alcun cedimento al fiorentinismo cruscante. In questo secolo l’apporto lessicale più grande arriva dal francese, lingua culturalmente egemone in tutta l’Europa con il contributo dell’Illuminismo.
     Verso fine Settecento il predominio letterario del francese è favorito dal trionfo della Rivoluzione francese e la conquista di mezza Europa da parte di Napoleone. Ciò non mancò di suscitare in Italia delle reazioni vivaci contro l’imposizione espansionista del francese. Dall’inizio del Seicento e per tutto il Settecento si assiste sempre più massicciamente all’ingresso nella nostra lingua di tutta una serie di francesismi che toccano numerosi ambiti di attività.
Riportiamo qui le voci più note: fanatismo, filantropo, fermentazione, mitraglia, ambulanza, picchetto, raffinazione, cravatta, ingaggio, griglia, analisi, dettaglio, cerniera, flanella, taffetà, satin, toilette, comò, bignè, cabarè, menù, ecc. Sono introdotti anche molti grecismi, dialettismi e parole composte che arricchirono ulteriormente il lessico letterario della nostra lingua.

Rodolfo Costanza

Pubblicato dalla testata giornalistica
Grotte.info Quotidiano

su www.grotte.info il 3 marzo 2019.
Per gentile concessione dell'Autore.
© Riproduzione riservata.
  

 

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02/03/2019

Politica. Banchetto informatico del Movimento 5 Stelle, domenica 3 marzo a Grotte

 

Banchetto informativo del Movimento 5 Stelle
Locandina

Domani, domenica 3 marzo 2019, dalle ore 09.00 alle 13.30 in Piazza Marconi a Grotte, sarà allestito un banchetto informativo a cura del Movimento 5 Stelle. Scopo dell'iniziativa è quello di comunicare ai cittadini le recenti iniziative del Governo, ed in particolare le misure economiche riguardanti:
- il Reddito di Cittadinanza;
- Quota 100;
- le Pensioni di Cittadinanza.
Saranno presenti gli attivisti del meetup di Grotte ed i Consiglieri comunali del Gruppo M5S al Comune di Grotte.
L'iniziativa, in programma la scorsa domenica 24 febbraio, viene riproposta.
  
Redazione
2 marzo 2019.
  

 

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02/03/2019

Folklore. Per il 18° anno consecutivo al festival "I Bambini del Mondo"; di Fabio Bellomo

 

Gruppo folk Herbessus
Gruppo "Herbessus"

Il presidente del Gruppo folk "Herbessus" Fabio Bellomo esprime la sua gioia nel comunicare la partecipazione, per il 18° anno consecutivo, al Festival "I Bambini del Mondo", manifestazione collaterale alla tradizionale "Sagra del Mandorlo in Fiore" di Agrigento.

*****

"Caro Direttore,
sono felice di annunciare, con orgoglio e per il 18° anno consecutivo, che il Gruppo Folk “Herbessus” partecipa al 19° Festival Internazionale “I bambini del mondo”.
Ormai in questo Festival siamo uno dei gruppi storici, abbiamo fatto la storia del nostro paese sia nella nostra provincia che nel mondo. Per questo risultato vorrei ringraziare tutti coloro che in questi 18 anni hanno fatto parte di questa grande famiglia, e parlo di più di 400 ragazzi che con onore hanno fatto parte di questo meraviglioso gruppo. È una grande soddisfazione per noi, riconoscere che i ragazzi del primo gruppo, nell’anno 2001, si sono quasi tutti laureati, e per noi è un grande successo.
Alla 19^ edizione del Festival Internazionale “I Bambini del Mondo”, che anche quest’anno ha inaugurato il “Mandorlo in Fiore” di Agrigento, assieme agli otto gruppi internazionali provenienti da Indonesia, Albania, Bulgaria, Germania, Lituania, Repubblica Ceca, Serbia e due dall'Ucraina, partecipano anche i gruppi folkloristici agrigentini: Gergent, I Piccoli del Val d’Akragas, Oratorio Don Guanella, Fiori del Mandorlo, “Fabaria Folk” di Favara e “Herbessus” di Grotte.
Venerdi 1 marzo, alle 16.30 si è svolta la cerimonia di apertura del Festival, con la presenza di una nostra delegazione. Tutti insieme, con l’aggiunta di decine di gruppi di scolaresche provenienti da diversi Istituti scolastici della provincia di Agrigento e di diverse città della Sicilia, abbiamo dato vita stamattina, sabato 3 marzo ore 10.30, alla “Passeggiata della Pace e della Fratellanza” lungo la via Sacra nella Valle dei Templi di Agrigento, che sancisce l’inizio ufficiale del “73° Mandorlo in Fiore”, che vede protagonisti i gruppi folkloristici dei piccoli.
Alle ore 12.00 presso il Tempio di Giunone i gruppi internazionali partecipanti al 19°  Festival Internazionale “I Bambini del Mondo” daranno il primo saggio della loro bravura con la prima esibizione. Sempre stasera alle 20.00 il nostro gruppo si esibirà al Palacongressi del Villaggio Mosè.
Tutti gli otto gruppi folkloristici internazionali nel loro repertorio presentano anche musiche, canti e balli dichiarati patrimonio immateriale dall’Unesco.
Lunedi 4 marzo, alle 17.00, il gruppo parteciperà ad uno scambio culturale con tutti i gruppi al Palacongressi.
Martedi 5 marzo, alle ore 17.00, il gruppo si esibirà - con tutti i gruppi stranieri - al Centro Commerciale di Villaseta.
Nel concludere vorrei precisare che i balli del gruppo folk herbessus e le coreografie effettuate sono mie creazioni originale, non copiati da altri gruppi, e sono stati registrati alla SIAE per non subire nessun plagio (quanti avessero intenzione di copiare le mie creazioni andranno incontro a pesanti sanzioni)".
  

 

   

Il Presidente del Gruppo folk "Herbessus"
Fabio Bellomo

 

 

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02/03/2019

Politica. Primarie del PD per l'elezione del Segretario nazionale; domani dalle 08.00 alle 20.00

 

Partito Democratico

Si svolgeranno domani, domenica 3 marzo 2019, in tutt'Italia, le primarie del Partito Democratico per l'elezione del Segretario nazionale. Sono 3 i candidati alla Segreteria del PD: Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti.
Anche a Grotte è stato allestito un seggio, presso la locale sede della CGIL in Corso Garibaldi n° 123, dove si potrà votare dalle ore 08.00 alle ore 20.00. Potranno votare sia gli iscritti che i simpatizzanti e - riporta la nota diffusa ieri dal Circolo PD di Grotte, che pubblichiamo di seguito - "coloro che si ritrovano in questa sensibilità".

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"Primarie del Partito Democratico - 3 marzo 2019.
Siamo coscienti di non aver fatto il meglio per il nostro Paese, di esserci smarriti nelle farraginose  maglie di un mondo che necessita di risposte strutturate e durature.
Ma siamo altresì consapevoli dei rischi che oggi corre la Democrazia in Italia, erosa nei suoi principi e diritti e in quelle che sembravano essere certezze acquisite.
Tutta la società (e non solo quella che si professa apertamente di sinistra) spesso delusa nel suo credo alle istituzioni democratiche ma che comunque anela ad un cambio di rotta, ha il diritto/dovere di trovare un argine all’ingombrante ondata populista, che ha fatto dell’incompetenza e dell’opportunismo il proprio vessillo.
La politica ondivaga che l’attuale Governo porta avanti da mesi sta sortendo esiti negativi su vari fronti, non solo economico ma anche, e forse soprattutto.
Per uscire da questa parentesi oltremodo confusa e difficile invitiamo tutti a prestare un orecchio ai cambiamenti che si stanno muovendo all’interno del Partito Democratico, impegnato il prossimo 3 marzo alle elezioni del nuovo Segretario nazionale.
Perché non solo gli iscritti del PD ma soprattutto coloro che si ritrovano in questa sensibilità, e  sono in attesa di risposte, possano iniziare a dare un contributo responsabile.
Al di là delle scelte personali siamo convinti che oggi più che mai il PD debba essere forte e coeso per contrastare la miopia di questo Governo e rilanciare una Sinistra in grado di dare una visione comune positiva del futuro.

Vi invitiamo a partecipare alle primarie che si terranno domenica 3 marzo in Corso Garibaldi 123, presso la sede CGIL, dove il seggio sarà aperto dalle ore 08.00 alle 20.00
".
  

 

   

Per il Circolo PD di Grotte
Il Segretario
Lillo Picone

 
         

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